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2020-09-12
Arrivano i banchi a rotelle Ma il sindaco del Padovano vuole rispedirli a Invitalia
Ansa
I primi banchi a rotelle sono stati consegnati e sarebbero una vergogna. Marco Schiesaro, sindaco di Cadoneghe, nel Padovano, due giorni fa ha pubblicato su Facebook un video sull'arrivo degli arredi scolastici tanto apprezzati dal ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina. «Mentre le scuole cadono a pezzi, guardate per cosa vengono spesi decine di milioni di euro dei cittadini», titolava il breve filmato, che mostra come sono i banchi ai quali siederanno i nostri ragazzi.
Schiesaro assicura che «li farà rispedire al mittente». Nel video si vedono piccoli banchi di plastica, con rotelline che sembrano incapaci di garantire stabilità e resistenza nel tempo, mentre vengono scaricati da due Tir davanti alla scuola media Don Milani di Cadoneghe. «Se non fosse stata la polizia municipale a segnalarmi l'arrivo dei camion “con le sedie dell'Azzolina", quei banchi sarebbero finiti all'interno dell'istituto senza che potessi vederli», racconta il sindaco, in disaccordo fin dal primo momento con la scelta del dirigente scolastico, Giovanni Petrina, «di far acquistare banchi a rotelle solo per compiacere il ministro». Dagli scatoloni, leggerissimi, Schiesaro ha visto uscire 165 oggetti di plastica componibili. «Seduta bassa, non regolabile e destinati a rompersi con grandissima facilità», annota il sindaco. Chiediamo al sindaco se non ci sia un errore, forse quei banchi erano per una materna o una primaria. «Macché, sono tutti per gli studenti della seconda media», esclama Schiesaro. «Mi chiedo come faranno dei ragazzini a restare seduti per ore su quelle seggiole rotanti. E se sono un po' robusti di costituzione che cosa accadrà? Le sedute si rompono e gli alunni si fanno del male?». Guardando le immagini caricate sui social e pervenute in redazione, balza all'occhio un altro difetto di questi banchi di «nuova generazione». Il tavolino incorporato è microscopico, inutile. Potrà servire per poggiarvi due penne e un quadernetto, nulla più. Ma alle medie i libri in classe sono necessari, a questo il ministro Azzolina non deve aver pensato. E se si è mancini? Nulla da fare, l'utilizzo del piano d'appoggio è previsto solo per i destrorsi, gli altri si arrangino.
Sotto la seduta c'è un vano presumibilmente portaoggetti, circolare e microforato. I banchi sembrano leggerissimi, eterei, anche se consentiranno facili e veloci spostamenti nelle aule come auspica la responsabile del Miur, in modo da mantenere le distanze gli uni dagli altri. «Da quando ho pubblicato il video i genitori mi tempestano di telefonate», assicura Marco Schiesaro. «Chiedono: “Sindaco, ma mia figlia dovrà sedersi là?" Quando rispondo che sarà così, per tutto l'anno scolastico, mi rispondono che allora terranno i ragazzi a casa». È un mistero quanto siano costati questi arredi, il primo cittadino di Cadoneghe afferma di ignorarlo dal momento che si tratta di una fornitura gratuita predisposta dal ministero. «Fossero stati pagati anche solo 120 euro l'uno, metà del prezzo stabilito nell'appalto nazionale, si tratta comunque di 20.000 euro buttati. Non servono e per di più sono pericolosi», osserva il sindaco leghista». Mistero anche sulla provenienza, «gli autisti non hanno potuto dirmi da dove proveniva il carico», racconta esterrefatto. «Non c'era una bolla di consegna, nemmeno una scheda tecnica dei prodotti. Nessuna marcatura di conformità». Il ministero dell'Istruzione permette che vengano effettuate forniture non certificate in una scuola? E se ci saranno contestazioni sui banchi, se qualche studente cadrà da quelle ridicole rotelle, chi ne risponderà?
Il sindaco racconta alla Verità di essere poi riuscito a scoprire da dove arriva la merce, ovvero dalla Estel group di Thiene, in provincia di Vicenza. Azienda fondata da Alfredo Stella nel 1937 e oggi diretta da Alberto Stella assieme ai figli Massimo e Matteo, sul sito dichiara di fornire soprattutto uffici, residence e hotel e di essere tra le realtà italiane più importanti del settore. «Non devono essere loro i produttori delle sedute a rotelle. Mi hanno detto che forse arrivano dall'outlet aziendale o da fallimenti», ipotizza il sindaco. Aggiunge: «Quindi grazie al bando di Arcuri ci sono aziende che forniscono banchi senza fabbricarli, trovando sul mercato i pezzi più convenienti che poi finiscono nelle nostre scuole. Per i nostri studenti».
Smentisce queste «illazioni» il responsabile commerciale della Estel, che dopo diverse telefonate ha finalmente risposto alla Verità. «Nessun mistero, quei banchi arrivano da pochi chilometri di distanza da Cadoneghe, dalla nostra azienda di Thiene che ha partecipato alla gara europea», precisa Massimo Stella. Il figlio del titolare garantisce la qualità degli arredi che stanno realizzando, «tutti italiani, stampati nel Nord Est, abbiamo destinato 10.000 metri quadrati solo per l'assemblaggio di questi banchi innovativi, ci stanno lavorando quasi duemila persone tra operai e indotto». Stella definisce «ottima» la performance dei 200.000 banchi a rotelle che si è impegnato a fornire e che ha «già distribuito per il 12% nelle scuole». Le bolle di consegna dichiara che sono intestate a Invitalia, i banchi «costano molto di più dei 120 euro ipotizzati dal sindaco» e sarebbero molto comodi: «Mio figlio che frequenta la seconda media a Thiene già li ha in classe e si trova benissimo». Il sindaco di Cadoneghe promette: «Lunedì chiederò di rispedire i banchi al mittente, perché certe scelte fatte per accontentare il governo vanno condivise con gli amministratori locali».
Oggi scatta l’obbligo di trasparenza Bisogna pubblicare tutti i contratti
Oggi dovrebbe essere il grande giorno. Se è vero, come aveva dichiarato il commissario Domenico Arcuri, che i contratti con le aziende fornitrici di banchi a rotelle sono stati sottoscritti entro il 12 agosto; e se è vero che, come da lui precisato in una missiva al Sole 24 Ore dello scorso 27 agosto, «non appena terminate» le procedure di affidamento, «i riferimenti contrattuali» sarebbero stati «pubblicati sul sito del commissario nei tempi previsti dalla legge, ovvero nei 30 giorni successivi alla loro sottoscrizione», allora da stamani bisognerebbe finalmente conoscere i dettagli sulle aziende che si sono aggiudicate la gara per la fornitura di arredi scolastici. Tipologie di prodotti, numero di pezzi, corrispettivi economici.
In attesa che inizi l'operazione trasparenza della struttura commissariale, la Lega non molla l'osso. E citando le inchieste della Verità sulla Nexus, l'azienda da 4.000 euro di capitale e un unico dipendente che doveva consegnare 180.000 banchi, presenta una nuova interrogazione parlamentare. Stavolta, Massimo Bitonci, Gianluca Cantalamessa, Laura Cavandoli, Giulio Centemero, Silvia Covolo, Francesca Gerardi, Alberto Gusmeroli, Alessandro Pagano, Leonardo Tarantino, Daniele Belotti, Sara De Angelis, Claudio Durigon, Barbara Saltamartini, Rossano Sasso e Francesco Zicchieri vogliono sapere «in quale data sia avvenuto il ritiro del contratto» con la Nexus; se «ci sia stata una verifica sul prototipo di banco» oggetto del contratto; come «si intenda agire per garantire la consegna dei 180.000 banchi entro i termini indicati, in specie i 20.000 previsti il 12 settembre», cioè oggi stesso; e «se il governo [...] non ritenga doveroso [...] rendere manifesti tutti gli operatori economici incaricati» delle forniture.
Inoltre, gli esponenti del Carroccio affermano di avere appreso che il contratto con la Nexus è stato sottoscritto il 26 agosto. Pure qui, qualcosa non torna: o, come assicurava Arcuri, tutte le procedure erano state espletate entro il 12 del mese scorso, data dalla quale hanno iniziato a decorrere i termini per i relativi obblighi di trasparenza; oppure, i lavori si sono protratti oltre la scadenza del bando, ma allora la struttura commissariale ha dovuto procedere tramite trattative private con le aziende.
I punti sollevati dalla Lega sono cruciali. Prima di tutto perché, nonostante le rassicurazioni del commissario Arcuri sull'annullamento del contratto con la Nexus, non è stato diffuso alcun documento che attesti la rescissione. La quale sarebbe avvenuta dopo che Invitalia ha esaminato un prototipo non conforme a quanto promesso dall'azienda laziale (un banco regolabile a due altezze). Dov'è questo prototipo? Quando è stato consegnato? Chi lo ha fabbricato materialmente? Quello che risulta essere l'unico impiegato presso la ditta, ovvero Fabio Aubry, che ne è anche il socio principale e che è entrato in cassa integrazione lo scorso marzo?
Sarebbe interessante anche capire quanto avanti è riuscita a spingersi la Nexus made Srl nella gara. All'inizio, alla chiamata di Arcuri avevano risposto in 14. Ad aggiudicarsi il bando, alla fine, erano state undici imprese. Quindi, la società degli Aubry aveva superato almeno la prima scrematura. Inoltre, se era stato già approntato e sottoscritto un contratto datato 26 agosto, vuol dire che gli uffici del commissario straordinario, il quale prometteva che tutte le procedure di affidamento si sarebbero concluse il 12 agosto, non erano riusciti a effettuare verifiche sull'impresa che, alla Verità, abbiamo svolto in un paio di pomeriggi.
Per questi motivi, il vicepresidente della commissione Finanze della Camera, nonché firmatario dell'interrogazione parlamentare sui banchi, il leghista Gusmeroli, vorrebbe che Arcuri fosse audito. Alla sua richiesta ha risposto il numero uno della commissione, Luigi Marattin di Italia viva, che la prossima settimana formalizzerà la proposta nell'ufficio di presidenza. Dunque, il commissario straordinario potrebbe presto essere chiamato a riferire direttamente ai membri dell'organismo parlamentare sul proprio operato.
Qualcuno, con questi banchi a rotelle, rischia davvero di andare a schiantarsi.
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In una media di Cadoneghe, consegnate (senza bolla e schede tecniche) sedute leggere con appoggi per i libri molto piccoli. L'azienda replica: «Ottimi prodotti, molto comodi»La Lega lancia un'altra interrogazione e chiede che Domenico Arcuri sia ascoltato in commissioneLo speciale contiene due articoliI primi banchi a rotelle sono stati consegnati e sarebbero una vergogna. Marco Schiesaro, sindaco di Cadoneghe, nel Padovano, due giorni fa ha pubblicato su Facebook un video sull'arrivo degli arredi scolastici tanto apprezzati dal ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina. «Mentre le scuole cadono a pezzi, guardate per cosa vengono spesi decine di milioni di euro dei cittadini», titolava il breve filmato, che mostra come sono i banchi ai quali siederanno i nostri ragazzi. Schiesaro assicura che «li farà rispedire al mittente». Nel video si vedono piccoli banchi di plastica, con rotelline che sembrano incapaci di garantire stabilità e resistenza nel tempo, mentre vengono scaricati da due Tir davanti alla scuola media Don Milani di Cadoneghe. «Se non fosse stata la polizia municipale a segnalarmi l'arrivo dei camion “con le sedie dell'Azzolina", quei banchi sarebbero finiti all'interno dell'istituto senza che potessi vederli», racconta il sindaco, in disaccordo fin dal primo momento con la scelta del dirigente scolastico, Giovanni Petrina, «di far acquistare banchi a rotelle solo per compiacere il ministro». Dagli scatoloni, leggerissimi, Schiesaro ha visto uscire 165 oggetti di plastica componibili. «Seduta bassa, non regolabile e destinati a rompersi con grandissima facilità», annota il sindaco. Chiediamo al sindaco se non ci sia un errore, forse quei banchi erano per una materna o una primaria. «Macché, sono tutti per gli studenti della seconda media», esclama Schiesaro. «Mi chiedo come faranno dei ragazzini a restare seduti per ore su quelle seggiole rotanti. E se sono un po' robusti di costituzione che cosa accadrà? Le sedute si rompono e gli alunni si fanno del male?». Guardando le immagini caricate sui social e pervenute in redazione, balza all'occhio un altro difetto di questi banchi di «nuova generazione». Il tavolino incorporato è microscopico, inutile. Potrà servire per poggiarvi due penne e un quadernetto, nulla più. Ma alle medie i libri in classe sono necessari, a questo il ministro Azzolina non deve aver pensato. E se si è mancini? Nulla da fare, l'utilizzo del piano d'appoggio è previsto solo per i destrorsi, gli altri si arrangino. Sotto la seduta c'è un vano presumibilmente portaoggetti, circolare e microforato. I banchi sembrano leggerissimi, eterei, anche se consentiranno facili e veloci spostamenti nelle aule come auspica la responsabile del Miur, in modo da mantenere le distanze gli uni dagli altri. «Da quando ho pubblicato il video i genitori mi tempestano di telefonate», assicura Marco Schiesaro. «Chiedono: “Sindaco, ma mia figlia dovrà sedersi là?" Quando rispondo che sarà così, per tutto l'anno scolastico, mi rispondono che allora terranno i ragazzi a casa». È un mistero quanto siano costati questi arredi, il primo cittadino di Cadoneghe afferma di ignorarlo dal momento che si tratta di una fornitura gratuita predisposta dal ministero. «Fossero stati pagati anche solo 120 euro l'uno, metà del prezzo stabilito nell'appalto nazionale, si tratta comunque di 20.000 euro buttati. Non servono e per di più sono pericolosi», osserva il sindaco leghista». Mistero anche sulla provenienza, «gli autisti non hanno potuto dirmi da dove proveniva il carico», racconta esterrefatto. «Non c'era una bolla di consegna, nemmeno una scheda tecnica dei prodotti. Nessuna marcatura di conformità». Il ministero dell'Istruzione permette che vengano effettuate forniture non certificate in una scuola? E se ci saranno contestazioni sui banchi, se qualche studente cadrà da quelle ridicole rotelle, chi ne risponderà? Il sindaco racconta alla Verità di essere poi riuscito a scoprire da dove arriva la merce, ovvero dalla Estel group di Thiene, in provincia di Vicenza. Azienda fondata da Alfredo Stella nel 1937 e oggi diretta da Alberto Stella assieme ai figli Massimo e Matteo, sul sito dichiara di fornire soprattutto uffici, residence e hotel e di essere tra le realtà italiane più importanti del settore. «Non devono essere loro i produttori delle sedute a rotelle. Mi hanno detto che forse arrivano dall'outlet aziendale o da fallimenti», ipotizza il sindaco. Aggiunge: «Quindi grazie al bando di Arcuri ci sono aziende che forniscono banchi senza fabbricarli, trovando sul mercato i pezzi più convenienti che poi finiscono nelle nostre scuole. Per i nostri studenti». Smentisce queste «illazioni» il responsabile commerciale della Estel, che dopo diverse telefonate ha finalmente risposto alla Verità. «Nessun mistero, quei banchi arrivano da pochi chilometri di distanza da Cadoneghe, dalla nostra azienda di Thiene che ha partecipato alla gara europea», precisa Massimo Stella. Il figlio del titolare garantisce la qualità degli arredi che stanno realizzando, «tutti italiani, stampati nel Nord Est, abbiamo destinato 10.000 metri quadrati solo per l'assemblaggio di questi banchi innovativi, ci stanno lavorando quasi duemila persone tra operai e indotto». Stella definisce «ottima» la performance dei 200.000 banchi a rotelle che si è impegnato a fornire e che ha «già distribuito per il 12% nelle scuole». Le bolle di consegna dichiara che sono intestate a Invitalia, i banchi «costano molto di più dei 120 euro ipotizzati dal sindaco» e sarebbero molto comodi: «Mio figlio che frequenta la seconda media a Thiene già li ha in classe e si trova benissimo». Il sindaco di Cadoneghe promette: «Lunedì chiederò di rispedire i banchi al mittente, perché certe scelte fatte per accontentare il governo vanno condivise con gli amministratori locali».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/arrivano-i-banchi-a-rotelle-ma-il-sindaco-del-padovano-vuole-rispedirli-a-invitalia-2647600234.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="oggi-scatta-lobbligo-di-trasparenza-bisogna-pubblicare-tutti-i-contratti" data-post-id="2647600234" data-published-at="1599871197" data-use-pagination="False"> Oggi scatta l’obbligo di trasparenza Bisogna pubblicare tutti i contratti Oggi dovrebbe essere il grande giorno. Se è vero, come aveva dichiarato il commissario Domenico Arcuri, che i contratti con le aziende fornitrici di banchi a rotelle sono stati sottoscritti entro il 12 agosto; e se è vero che, come da lui precisato in una missiva al Sole 24 Ore dello scorso 27 agosto, «non appena terminate» le procedure di affidamento, «i riferimenti contrattuali» sarebbero stati «pubblicati sul sito del commissario nei tempi previsti dalla legge, ovvero nei 30 giorni successivi alla loro sottoscrizione», allora da stamani bisognerebbe finalmente conoscere i dettagli sulle aziende che si sono aggiudicate la gara per la fornitura di arredi scolastici. Tipologie di prodotti, numero di pezzi, corrispettivi economici. In attesa che inizi l'operazione trasparenza della struttura commissariale, la Lega non molla l'osso. E citando le inchieste della Verità sulla Nexus, l'azienda da 4.000 euro di capitale e un unico dipendente che doveva consegnare 180.000 banchi, presenta una nuova interrogazione parlamentare. Stavolta, Massimo Bitonci, Gianluca Cantalamessa, Laura Cavandoli, Giulio Centemero, Silvia Covolo, Francesca Gerardi, Alberto Gusmeroli, Alessandro Pagano, Leonardo Tarantino, Daniele Belotti, Sara De Angelis, Claudio Durigon, Barbara Saltamartini, Rossano Sasso e Francesco Zicchieri vogliono sapere «in quale data sia avvenuto il ritiro del contratto» con la Nexus; se «ci sia stata una verifica sul prototipo di banco» oggetto del contratto; come «si intenda agire per garantire la consegna dei 180.000 banchi entro i termini indicati, in specie i 20.000 previsti il 12 settembre», cioè oggi stesso; e «se il governo [...] non ritenga doveroso [...] rendere manifesti tutti gli operatori economici incaricati» delle forniture. Inoltre, gli esponenti del Carroccio affermano di avere appreso che il contratto con la Nexus è stato sottoscritto il 26 agosto. Pure qui, qualcosa non torna: o, come assicurava Arcuri, tutte le procedure erano state espletate entro il 12 del mese scorso, data dalla quale hanno iniziato a decorrere i termini per i relativi obblighi di trasparenza; oppure, i lavori si sono protratti oltre la scadenza del bando, ma allora la struttura commissariale ha dovuto procedere tramite trattative private con le aziende. I punti sollevati dalla Lega sono cruciali. Prima di tutto perché, nonostante le rassicurazioni del commissario Arcuri sull'annullamento del contratto con la Nexus, non è stato diffuso alcun documento che attesti la rescissione. La quale sarebbe avvenuta dopo che Invitalia ha esaminato un prototipo non conforme a quanto promesso dall'azienda laziale (un banco regolabile a due altezze). Dov'è questo prototipo? Quando è stato consegnato? Chi lo ha fabbricato materialmente? Quello che risulta essere l'unico impiegato presso la ditta, ovvero Fabio Aubry, che ne è anche il socio principale e che è entrato in cassa integrazione lo scorso marzo? Sarebbe interessante anche capire quanto avanti è riuscita a spingersi la Nexus made Srl nella gara. All'inizio, alla chiamata di Arcuri avevano risposto in 14. Ad aggiudicarsi il bando, alla fine, erano state undici imprese. Quindi, la società degli Aubry aveva superato almeno la prima scrematura. Inoltre, se era stato già approntato e sottoscritto un contratto datato 26 agosto, vuol dire che gli uffici del commissario straordinario, il quale prometteva che tutte le procedure di affidamento si sarebbero concluse il 12 agosto, non erano riusciti a effettuare verifiche sull'impresa che, alla Verità, abbiamo svolto in un paio di pomeriggi. Per questi motivi, il vicepresidente della commissione Finanze della Camera, nonché firmatario dell'interrogazione parlamentare sui banchi, il leghista Gusmeroli, vorrebbe che Arcuri fosse audito. Alla sua richiesta ha risposto il numero uno della commissione, Luigi Marattin di Italia viva, che la prossima settimana formalizzerà la proposta nell'ufficio di presidenza. Dunque, il commissario straordinario potrebbe presto essere chiamato a riferire direttamente ai membri dell'organismo parlamentare sul proprio operato. Qualcuno, con questi banchi a rotelle, rischia davvero di andare a schiantarsi.
Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Per sei anni la Lancia, regina delle ammiraglie di lusso italiane, era rimasta senza un vero modello di punta. L’ultima delle berline di classe superiore era stata la «Flaminia», prodotta dal 1959 al 1970, mentre l’ultimo modello a tre volumi (ma meno lussuosa) era stata la 2.000, una semplice rivisitazione dell’altrettanto obsoleta Flavia. La casa di Chivasso, assorbita da Fiat dal 1969, decise di non rimpiazzarla temporaneamente. Poi venne la crisi petrolifera mondiale, ed ogni progetto di vetture di alta cilindrata assetate di benzina fu sospeso.
Lancia si riaffacciò al segmento solo dopo alcuni anni, quando la concorrenza di ammiraglie estere come Mercedes e Bmw aveva occupato una buona fetta del mercato europeo. Ci riprovò dopo la metà degli anni Settanta, con la nuova «Gamma», presentata a Ginevra nel marzo del 1976. La crisi del 1973 aveva lasciato il segno, e l’efficienza dei motori in termini di consumi era diventata una priorità. Il mercato italiano era poi condizionato dalla pesante tassazione dei propulsori di cilindrata superiore ai 2 litri, che spesso erano adottati dalle case estere in configurazione 6 cilindri. La Lancia progettò sulla base di queste esigenze un motore tutto nuovo, completamente diverso da quelli dei modelli precedenti. La «Gamma» sarà infatti spinta da un 4 cilindri boxer in alluminio, prodotto nelle due cilindrate di 1,9 e 2,5 litri da 116 e 140 Cv rispettivamente. Quello che colpì maggiormente il pubblico e gli affezionati del marchio fu certamente la linea, che segnava una rottura con la lunga tradizione delle tre volumi. Affidata al blasonato nome di Pininfarina, la nuova ammiraglia lancia era di fatto una 2 volumi e mezzo con coda spiovente e tronca e la trazione era anteriore.
Contemporaneamente alla berlina fu presentata la coupé, una due porte più aggressiva e sportiveggiante, che conservava tuttavia gli ampi spazi interni della 4 porte. I motori garantivano ottime prestazioni, comprese tra i 185 e i 195 km/h nel confort degli interni lussuosamente rifiniti nello stile caratteristico della casa di Chivasso. La «Gamma» fu ben accolta da pubblico e stampa nonostante la evidente rottura con la tradizione delle berline a tre volumi. La sua storia però, passata dal restyling del 1980 che regalò ai motori l’iniezione elettronica, non fu felice. La causa del mancato successo di una vettura coraggiosa e all’avanguardia per lo stile fu la scarsa affidabilità del motore e degli organi ad esso collegati. Per alcune ingenuità di progettazione di un boxer del tutto nuovo, la Gamma soffrì costantemente di problemi (anche gravi) alla distribuzione per la fragilità del sistema, ed al servosterzo che era direttamente collegato alla distribuzione e poteva, se messo sotto sforzo dalla massa non indifferente della vettura, creare gravi danni agli organi meccanici.
La bella ma sfortunata ammiraglia di Chivasso uscì di scena appena 8 anni dopo il suo lancio, nel 1984. Sarà sostituita da una berlina che, per il successo ottenuto nel decennio successivo, proietterà un cono d’ombra sull’immagine dell’antesignana «Gamma», la Lancia «Thema».
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Il ciclista sloveno Tadej Pogacar dell'Uae Team Emirates festeggia dopo aver vinto la 117ª edizione della classica ciclistica Milano-Sanremo (Ansa)
Lo sloveno cade a 30 chilometri dall’arrivo, rientra con una rincorsa impressionante e decide la Classicissima allo sprint contro Tom Pidcock. Un successo, arrivato al sesto tentativo, che completa il suo straordinario palmarès e arriva dopo una corsa vissuta sempre all’attacco.
C’è un’immagine che racconta più di tutte questa Milano-Sanremo: la maglia iridata strappata, il fianco sinistro sanguinante, e Tadej Pogacar che si rialza e riparte quando la sua corsa sembra finita. Da lì in avanti, la Classicissima cambia direzione e diventa il terreno della sua impresa.
Lo sloveno vince per la prima volta la Milano-Sanremo al sesto tentativo, chiudendo in 6h35’49’’ e battendo allo sprint Tom Pidcock, rimasto l’unico capace di reggergli il passo fino agli ultimi metri. Terzo Wout van Aert, quarto Mads Pedersen. Il primo degli italiani è Andrea Vendrame, sesto.
Fino a poco più di trenta chilometri dal traguardo, però, la storia sembra un’altra. Una caduta in gruppo, poco prima della Cipressa, coinvolge anche Pogacar. Finisce a terra, resta attardato, visibilmente ferito. Per qualche istante la sua Sanremo sembra chiusa lì. Quando risale in sella, il gruppo è già lontano e l’inseguimento appare complicato. È in quel momento che la corsa cambia volto. Pogacar rientra, metro dopo metro, aiutato anche dalla squadra, poi si riporta nelle prime posizioni proprio all’inizio della Cipressa. Non aspetta: accelera, forza il ritmo, seleziona il gruppo fino a portarsi via soltanto i nomi più attesi, tra cui Mathieu van der Poel e Pidcock. La selezione definitiva arriva sul Poggio. Lo sloveno attacca ancora, più volte, fino a staccare Van der Poel. Solo Pidcock resiste e si incolla alla sua ruota. In cima hanno pochi secondi sugli inseguitori, ma bastano. La discesa è veloce, il margine tiene, e la corsa si decide in via Roma. È uno sprint a due, situazione non abituale per Pogacar. Parte lungo, da davanti, costringendo Pidcock a inseguire. Il britannico prova a rimontare, ma negli ultimi metri lo sloveno riesce a mantenere mezza ruota di vantaggio, quanto basta per prendersi la vittoria che gli mancava. Dietro, il gruppo rientra troppo tardi. Van Aert conquista il terzo posto dopo l’inseguimento, in una giornata segnata anche per lui dalla caduta. Più indietro gli altri favoriti, mai davvero in grado di rientrare sui due battistrada nel finale. «Sono molto felice, un sacco di emozioni. Non vedevo l’ora di vincere questa gara», ha detto Pogacar all’arrivo. «Sapevo che con Pidcock sarebbe stata dura, ma sono riuscito a mettere la ruota davanti».
Per il fuoriclasse sloveno è molto più di una vittoria. La Sanremo era uno dei pochi tasselli mancanti in un palmarès già straordinario. Oggi arriva nel modo più difficile, passando attraverso un errore, una caduta e una rincorsa che avrebbe spento molti altri. E invece no. Dopo aver recuperato, attaccato e resistito, Pogacar completa l’opera allo sprint.
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