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2020-09-12
Arrivano i banchi a rotelle Ma il sindaco del Padovano vuole rispedirli a Invitalia
Ansa
I primi banchi a rotelle sono stati consegnati e sarebbero una vergogna. Marco Schiesaro, sindaco di Cadoneghe, nel Padovano, due giorni fa ha pubblicato su Facebook un video sull'arrivo degli arredi scolastici tanto apprezzati dal ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina. «Mentre le scuole cadono a pezzi, guardate per cosa vengono spesi decine di milioni di euro dei cittadini», titolava il breve filmato, che mostra come sono i banchi ai quali siederanno i nostri ragazzi.
Schiesaro assicura che «li farà rispedire al mittente». Nel video si vedono piccoli banchi di plastica, con rotelline che sembrano incapaci di garantire stabilità e resistenza nel tempo, mentre vengono scaricati da due Tir davanti alla scuola media Don Milani di Cadoneghe. «Se non fosse stata la polizia municipale a segnalarmi l'arrivo dei camion “con le sedie dell'Azzolina", quei banchi sarebbero finiti all'interno dell'istituto senza che potessi vederli», racconta il sindaco, in disaccordo fin dal primo momento con la scelta del dirigente scolastico, Giovanni Petrina, «di far acquistare banchi a rotelle solo per compiacere il ministro». Dagli scatoloni, leggerissimi, Schiesaro ha visto uscire 165 oggetti di plastica componibili. «Seduta bassa, non regolabile e destinati a rompersi con grandissima facilità», annota il sindaco. Chiediamo al sindaco se non ci sia un errore, forse quei banchi erano per una materna o una primaria. «Macché, sono tutti per gli studenti della seconda media», esclama Schiesaro. «Mi chiedo come faranno dei ragazzini a restare seduti per ore su quelle seggiole rotanti. E se sono un po' robusti di costituzione che cosa accadrà? Le sedute si rompono e gli alunni si fanno del male?». Guardando le immagini caricate sui social e pervenute in redazione, balza all'occhio un altro difetto di questi banchi di «nuova generazione». Il tavolino incorporato è microscopico, inutile. Potrà servire per poggiarvi due penne e un quadernetto, nulla più. Ma alle medie i libri in classe sono necessari, a questo il ministro Azzolina non deve aver pensato. E se si è mancini? Nulla da fare, l'utilizzo del piano d'appoggio è previsto solo per i destrorsi, gli altri si arrangino.
Sotto la seduta c'è un vano presumibilmente portaoggetti, circolare e microforato. I banchi sembrano leggerissimi, eterei, anche se consentiranno facili e veloci spostamenti nelle aule come auspica la responsabile del Miur, in modo da mantenere le distanze gli uni dagli altri. «Da quando ho pubblicato il video i genitori mi tempestano di telefonate», assicura Marco Schiesaro. «Chiedono: “Sindaco, ma mia figlia dovrà sedersi là?" Quando rispondo che sarà così, per tutto l'anno scolastico, mi rispondono che allora terranno i ragazzi a casa». È un mistero quanto siano costati questi arredi, il primo cittadino di Cadoneghe afferma di ignorarlo dal momento che si tratta di una fornitura gratuita predisposta dal ministero. «Fossero stati pagati anche solo 120 euro l'uno, metà del prezzo stabilito nell'appalto nazionale, si tratta comunque di 20.000 euro buttati. Non servono e per di più sono pericolosi», osserva il sindaco leghista». Mistero anche sulla provenienza, «gli autisti non hanno potuto dirmi da dove proveniva il carico», racconta esterrefatto. «Non c'era una bolla di consegna, nemmeno una scheda tecnica dei prodotti. Nessuna marcatura di conformità». Il ministero dell'Istruzione permette che vengano effettuate forniture non certificate in una scuola? E se ci saranno contestazioni sui banchi, se qualche studente cadrà da quelle ridicole rotelle, chi ne risponderà?
Il sindaco racconta alla Verità di essere poi riuscito a scoprire da dove arriva la merce, ovvero dalla Estel group di Thiene, in provincia di Vicenza. Azienda fondata da Alfredo Stella nel 1937 e oggi diretta da Alberto Stella assieme ai figli Massimo e Matteo, sul sito dichiara di fornire soprattutto uffici, residence e hotel e di essere tra le realtà italiane più importanti del settore. «Non devono essere loro i produttori delle sedute a rotelle. Mi hanno detto che forse arrivano dall'outlet aziendale o da fallimenti», ipotizza il sindaco. Aggiunge: «Quindi grazie al bando di Arcuri ci sono aziende che forniscono banchi senza fabbricarli, trovando sul mercato i pezzi più convenienti che poi finiscono nelle nostre scuole. Per i nostri studenti».
Smentisce queste «illazioni» il responsabile commerciale della Estel, che dopo diverse telefonate ha finalmente risposto alla Verità. «Nessun mistero, quei banchi arrivano da pochi chilometri di distanza da Cadoneghe, dalla nostra azienda di Thiene che ha partecipato alla gara europea», precisa Massimo Stella. Il figlio del titolare garantisce la qualità degli arredi che stanno realizzando, «tutti italiani, stampati nel Nord Est, abbiamo destinato 10.000 metri quadrati solo per l'assemblaggio di questi banchi innovativi, ci stanno lavorando quasi duemila persone tra operai e indotto». Stella definisce «ottima» la performance dei 200.000 banchi a rotelle che si è impegnato a fornire e che ha «già distribuito per il 12% nelle scuole». Le bolle di consegna dichiara che sono intestate a Invitalia, i banchi «costano molto di più dei 120 euro ipotizzati dal sindaco» e sarebbero molto comodi: «Mio figlio che frequenta la seconda media a Thiene già li ha in classe e si trova benissimo». Il sindaco di Cadoneghe promette: «Lunedì chiederò di rispedire i banchi al mittente, perché certe scelte fatte per accontentare il governo vanno condivise con gli amministratori locali».
Oggi scatta l’obbligo di trasparenza Bisogna pubblicare tutti i contratti
Oggi dovrebbe essere il grande giorno. Se è vero, come aveva dichiarato il commissario Domenico Arcuri, che i contratti con le aziende fornitrici di banchi a rotelle sono stati sottoscritti entro il 12 agosto; e se è vero che, come da lui precisato in una missiva al Sole 24 Ore dello scorso 27 agosto, «non appena terminate» le procedure di affidamento, «i riferimenti contrattuali» sarebbero stati «pubblicati sul sito del commissario nei tempi previsti dalla legge, ovvero nei 30 giorni successivi alla loro sottoscrizione», allora da stamani bisognerebbe finalmente conoscere i dettagli sulle aziende che si sono aggiudicate la gara per la fornitura di arredi scolastici. Tipologie di prodotti, numero di pezzi, corrispettivi economici.
In attesa che inizi l'operazione trasparenza della struttura commissariale, la Lega non molla l'osso. E citando le inchieste della Verità sulla Nexus, l'azienda da 4.000 euro di capitale e un unico dipendente che doveva consegnare 180.000 banchi, presenta una nuova interrogazione parlamentare. Stavolta, Massimo Bitonci, Gianluca Cantalamessa, Laura Cavandoli, Giulio Centemero, Silvia Covolo, Francesca Gerardi, Alberto Gusmeroli, Alessandro Pagano, Leonardo Tarantino, Daniele Belotti, Sara De Angelis, Claudio Durigon, Barbara Saltamartini, Rossano Sasso e Francesco Zicchieri vogliono sapere «in quale data sia avvenuto il ritiro del contratto» con la Nexus; se «ci sia stata una verifica sul prototipo di banco» oggetto del contratto; come «si intenda agire per garantire la consegna dei 180.000 banchi entro i termini indicati, in specie i 20.000 previsti il 12 settembre», cioè oggi stesso; e «se il governo [...] non ritenga doveroso [...] rendere manifesti tutti gli operatori economici incaricati» delle forniture.
Inoltre, gli esponenti del Carroccio affermano di avere appreso che il contratto con la Nexus è stato sottoscritto il 26 agosto. Pure qui, qualcosa non torna: o, come assicurava Arcuri, tutte le procedure erano state espletate entro il 12 del mese scorso, data dalla quale hanno iniziato a decorrere i termini per i relativi obblighi di trasparenza; oppure, i lavori si sono protratti oltre la scadenza del bando, ma allora la struttura commissariale ha dovuto procedere tramite trattative private con le aziende.
I punti sollevati dalla Lega sono cruciali. Prima di tutto perché, nonostante le rassicurazioni del commissario Arcuri sull'annullamento del contratto con la Nexus, non è stato diffuso alcun documento che attesti la rescissione. La quale sarebbe avvenuta dopo che Invitalia ha esaminato un prototipo non conforme a quanto promesso dall'azienda laziale (un banco regolabile a due altezze). Dov'è questo prototipo? Quando è stato consegnato? Chi lo ha fabbricato materialmente? Quello che risulta essere l'unico impiegato presso la ditta, ovvero Fabio Aubry, che ne è anche il socio principale e che è entrato in cassa integrazione lo scorso marzo?
Sarebbe interessante anche capire quanto avanti è riuscita a spingersi la Nexus made Srl nella gara. All'inizio, alla chiamata di Arcuri avevano risposto in 14. Ad aggiudicarsi il bando, alla fine, erano state undici imprese. Quindi, la società degli Aubry aveva superato almeno la prima scrematura. Inoltre, se era stato già approntato e sottoscritto un contratto datato 26 agosto, vuol dire che gli uffici del commissario straordinario, il quale prometteva che tutte le procedure di affidamento si sarebbero concluse il 12 agosto, non erano riusciti a effettuare verifiche sull'impresa che, alla Verità, abbiamo svolto in un paio di pomeriggi.
Per questi motivi, il vicepresidente della commissione Finanze della Camera, nonché firmatario dell'interrogazione parlamentare sui banchi, il leghista Gusmeroli, vorrebbe che Arcuri fosse audito. Alla sua richiesta ha risposto il numero uno della commissione, Luigi Marattin di Italia viva, che la prossima settimana formalizzerà la proposta nell'ufficio di presidenza. Dunque, il commissario straordinario potrebbe presto essere chiamato a riferire direttamente ai membri dell'organismo parlamentare sul proprio operato.
Qualcuno, con questi banchi a rotelle, rischia davvero di andare a schiantarsi.
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In una media di Cadoneghe, consegnate (senza bolla e schede tecniche) sedute leggere con appoggi per i libri molto piccoli. L'azienda replica: «Ottimi prodotti, molto comodi»La Lega lancia un'altra interrogazione e chiede che Domenico Arcuri sia ascoltato in commissioneLo speciale contiene due articoliI primi banchi a rotelle sono stati consegnati e sarebbero una vergogna. Marco Schiesaro, sindaco di Cadoneghe, nel Padovano, due giorni fa ha pubblicato su Facebook un video sull'arrivo degli arredi scolastici tanto apprezzati dal ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina. «Mentre le scuole cadono a pezzi, guardate per cosa vengono spesi decine di milioni di euro dei cittadini», titolava il breve filmato, che mostra come sono i banchi ai quali siederanno i nostri ragazzi. Schiesaro assicura che «li farà rispedire al mittente». Nel video si vedono piccoli banchi di plastica, con rotelline che sembrano incapaci di garantire stabilità e resistenza nel tempo, mentre vengono scaricati da due Tir davanti alla scuola media Don Milani di Cadoneghe. «Se non fosse stata la polizia municipale a segnalarmi l'arrivo dei camion “con le sedie dell'Azzolina", quei banchi sarebbero finiti all'interno dell'istituto senza che potessi vederli», racconta il sindaco, in disaccordo fin dal primo momento con la scelta del dirigente scolastico, Giovanni Petrina, «di far acquistare banchi a rotelle solo per compiacere il ministro». Dagli scatoloni, leggerissimi, Schiesaro ha visto uscire 165 oggetti di plastica componibili. «Seduta bassa, non regolabile e destinati a rompersi con grandissima facilità», annota il sindaco. Chiediamo al sindaco se non ci sia un errore, forse quei banchi erano per una materna o una primaria. «Macché, sono tutti per gli studenti della seconda media», esclama Schiesaro. «Mi chiedo come faranno dei ragazzini a restare seduti per ore su quelle seggiole rotanti. E se sono un po' robusti di costituzione che cosa accadrà? Le sedute si rompono e gli alunni si fanno del male?». Guardando le immagini caricate sui social e pervenute in redazione, balza all'occhio un altro difetto di questi banchi di «nuova generazione». Il tavolino incorporato è microscopico, inutile. Potrà servire per poggiarvi due penne e un quadernetto, nulla più. Ma alle medie i libri in classe sono necessari, a questo il ministro Azzolina non deve aver pensato. E se si è mancini? Nulla da fare, l'utilizzo del piano d'appoggio è previsto solo per i destrorsi, gli altri si arrangino. Sotto la seduta c'è un vano presumibilmente portaoggetti, circolare e microforato. I banchi sembrano leggerissimi, eterei, anche se consentiranno facili e veloci spostamenti nelle aule come auspica la responsabile del Miur, in modo da mantenere le distanze gli uni dagli altri. «Da quando ho pubblicato il video i genitori mi tempestano di telefonate», assicura Marco Schiesaro. «Chiedono: “Sindaco, ma mia figlia dovrà sedersi là?" Quando rispondo che sarà così, per tutto l'anno scolastico, mi rispondono che allora terranno i ragazzi a casa». È un mistero quanto siano costati questi arredi, il primo cittadino di Cadoneghe afferma di ignorarlo dal momento che si tratta di una fornitura gratuita predisposta dal ministero. «Fossero stati pagati anche solo 120 euro l'uno, metà del prezzo stabilito nell'appalto nazionale, si tratta comunque di 20.000 euro buttati. Non servono e per di più sono pericolosi», osserva il sindaco leghista». Mistero anche sulla provenienza, «gli autisti non hanno potuto dirmi da dove proveniva il carico», racconta esterrefatto. «Non c'era una bolla di consegna, nemmeno una scheda tecnica dei prodotti. Nessuna marcatura di conformità». Il ministero dell'Istruzione permette che vengano effettuate forniture non certificate in una scuola? E se ci saranno contestazioni sui banchi, se qualche studente cadrà da quelle ridicole rotelle, chi ne risponderà? Il sindaco racconta alla Verità di essere poi riuscito a scoprire da dove arriva la merce, ovvero dalla Estel group di Thiene, in provincia di Vicenza. Azienda fondata da Alfredo Stella nel 1937 e oggi diretta da Alberto Stella assieme ai figli Massimo e Matteo, sul sito dichiara di fornire soprattutto uffici, residence e hotel e di essere tra le realtà italiane più importanti del settore. «Non devono essere loro i produttori delle sedute a rotelle. Mi hanno detto che forse arrivano dall'outlet aziendale o da fallimenti», ipotizza il sindaco. Aggiunge: «Quindi grazie al bando di Arcuri ci sono aziende che forniscono banchi senza fabbricarli, trovando sul mercato i pezzi più convenienti che poi finiscono nelle nostre scuole. Per i nostri studenti». Smentisce queste «illazioni» il responsabile commerciale della Estel, che dopo diverse telefonate ha finalmente risposto alla Verità. «Nessun mistero, quei banchi arrivano da pochi chilometri di distanza da Cadoneghe, dalla nostra azienda di Thiene che ha partecipato alla gara europea», precisa Massimo Stella. Il figlio del titolare garantisce la qualità degli arredi che stanno realizzando, «tutti italiani, stampati nel Nord Est, abbiamo destinato 10.000 metri quadrati solo per l'assemblaggio di questi banchi innovativi, ci stanno lavorando quasi duemila persone tra operai e indotto». Stella definisce «ottima» la performance dei 200.000 banchi a rotelle che si è impegnato a fornire e che ha «già distribuito per il 12% nelle scuole». Le bolle di consegna dichiara che sono intestate a Invitalia, i banchi «costano molto di più dei 120 euro ipotizzati dal sindaco» e sarebbero molto comodi: «Mio figlio che frequenta la seconda media a Thiene già li ha in classe e si trova benissimo». Il sindaco di Cadoneghe promette: «Lunedì chiederò di rispedire i banchi al mittente, perché certe scelte fatte per accontentare il governo vanno condivise con gli amministratori locali».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/arrivano-i-banchi-a-rotelle-ma-il-sindaco-del-padovano-vuole-rispedirli-a-invitalia-2647600234.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="oggi-scatta-lobbligo-di-trasparenza-bisogna-pubblicare-tutti-i-contratti" data-post-id="2647600234" data-published-at="1599871197" data-use-pagination="False"> Oggi scatta l’obbligo di trasparenza Bisogna pubblicare tutti i contratti Oggi dovrebbe essere il grande giorno. Se è vero, come aveva dichiarato il commissario Domenico Arcuri, che i contratti con le aziende fornitrici di banchi a rotelle sono stati sottoscritti entro il 12 agosto; e se è vero che, come da lui precisato in una missiva al Sole 24 Ore dello scorso 27 agosto, «non appena terminate» le procedure di affidamento, «i riferimenti contrattuali» sarebbero stati «pubblicati sul sito del commissario nei tempi previsti dalla legge, ovvero nei 30 giorni successivi alla loro sottoscrizione», allora da stamani bisognerebbe finalmente conoscere i dettagli sulle aziende che si sono aggiudicate la gara per la fornitura di arredi scolastici. Tipologie di prodotti, numero di pezzi, corrispettivi economici. In attesa che inizi l'operazione trasparenza della struttura commissariale, la Lega non molla l'osso. E citando le inchieste della Verità sulla Nexus, l'azienda da 4.000 euro di capitale e un unico dipendente che doveva consegnare 180.000 banchi, presenta una nuova interrogazione parlamentare. Stavolta, Massimo Bitonci, Gianluca Cantalamessa, Laura Cavandoli, Giulio Centemero, Silvia Covolo, Francesca Gerardi, Alberto Gusmeroli, Alessandro Pagano, Leonardo Tarantino, Daniele Belotti, Sara De Angelis, Claudio Durigon, Barbara Saltamartini, Rossano Sasso e Francesco Zicchieri vogliono sapere «in quale data sia avvenuto il ritiro del contratto» con la Nexus; se «ci sia stata una verifica sul prototipo di banco» oggetto del contratto; come «si intenda agire per garantire la consegna dei 180.000 banchi entro i termini indicati, in specie i 20.000 previsti il 12 settembre», cioè oggi stesso; e «se il governo [...] non ritenga doveroso [...] rendere manifesti tutti gli operatori economici incaricati» delle forniture. Inoltre, gli esponenti del Carroccio affermano di avere appreso che il contratto con la Nexus è stato sottoscritto il 26 agosto. Pure qui, qualcosa non torna: o, come assicurava Arcuri, tutte le procedure erano state espletate entro il 12 del mese scorso, data dalla quale hanno iniziato a decorrere i termini per i relativi obblighi di trasparenza; oppure, i lavori si sono protratti oltre la scadenza del bando, ma allora la struttura commissariale ha dovuto procedere tramite trattative private con le aziende. I punti sollevati dalla Lega sono cruciali. Prima di tutto perché, nonostante le rassicurazioni del commissario Arcuri sull'annullamento del contratto con la Nexus, non è stato diffuso alcun documento che attesti la rescissione. La quale sarebbe avvenuta dopo che Invitalia ha esaminato un prototipo non conforme a quanto promesso dall'azienda laziale (un banco regolabile a due altezze). Dov'è questo prototipo? Quando è stato consegnato? Chi lo ha fabbricato materialmente? Quello che risulta essere l'unico impiegato presso la ditta, ovvero Fabio Aubry, che ne è anche il socio principale e che è entrato in cassa integrazione lo scorso marzo? Sarebbe interessante anche capire quanto avanti è riuscita a spingersi la Nexus made Srl nella gara. All'inizio, alla chiamata di Arcuri avevano risposto in 14. Ad aggiudicarsi il bando, alla fine, erano state undici imprese. Quindi, la società degli Aubry aveva superato almeno la prima scrematura. Inoltre, se era stato già approntato e sottoscritto un contratto datato 26 agosto, vuol dire che gli uffici del commissario straordinario, il quale prometteva che tutte le procedure di affidamento si sarebbero concluse il 12 agosto, non erano riusciti a effettuare verifiche sull'impresa che, alla Verità, abbiamo svolto in un paio di pomeriggi. Per questi motivi, il vicepresidente della commissione Finanze della Camera, nonché firmatario dell'interrogazione parlamentare sui banchi, il leghista Gusmeroli, vorrebbe che Arcuri fosse audito. Alla sua richiesta ha risposto il numero uno della commissione, Luigi Marattin di Italia viva, che la prossima settimana formalizzerà la proposta nell'ufficio di presidenza. Dunque, il commissario straordinario potrebbe presto essere chiamato a riferire direttamente ai membri dell'organismo parlamentare sul proprio operato. Qualcuno, con questi banchi a rotelle, rischia davvero di andare a schiantarsi.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (Ansa)
La raccolta firme per il no, promossa da un gruppo di 15 cittadini e appoggiata dalle opposizioni, ha quasi raggiunto le 200.000 sottoscrizioni in soli 12 giorni. Ne servono 500.000 per completarla. Il governo, per evitare polemiche, ha valutato di lasciare il tempo che la raccolta si concluda. La scadenza è fissata al 30 gennaio. Se le 500.000 firme dell’obiettivo non arriveranno, tutto come prima. Se saranno raggiunte, si vedrà cosa può cambiare.
Nelle scorse settimane si era ipotizzata un’accelerazione del governo Meloni sulle date. Nordio ha smentito che il governo volesse accorciare i tempi per ridurre la campagna referendaria: «Semmai è il contrario», ha commentato, dicendo che «più informiamo gli elettori su contenuto e importanza di questa riforma, più li porteremo alle urne, con risultati positivi». Il messaggio da far passare, dice Nordio, è che «la riforma non stravolge la Costituzione» né tanto meno «è punitiva». Al contrario, chi sostiene il no è convinto che proprio chiarendo ai cittadini i contenuti della riforma, li si possa spingere a votare per bocciarla.
L’appuntamento con il voto, che in ogni caso sarà su due giorni, includendo anche il lunedì, avrebbe potuto essere già fissato con il consiglio dei ministri che si è svolto a fine anno, ma una decisione definitiva non è arrivata. Il Cdm del 17 gennaio sarà quello decisivo.
Ed è muro contro muro. Il governo sceglie di procedere nell’interpretazione «stretta» della norma, secondo cui la data va fissata entro sessanta giorni dall’ordinanza con cui la Cassazione ha ammesso le richieste referendarie presentate dai parlamentari (il 18 novembre scorso). «Ci muoviamo nei limiti previsti dalla legge», sottolineano fonti di governo. Di tutt’altro avviso i 15 cittadini che hanno avviato la raccolta firme. «Qualsiasi decreto di fissazione del referendum che dovesse venire emesso prima che la Cassazione si sarà espressa sulla raccolta firme», spiega il portavoce del comitato, Carlo Guglielmi, «sarebbe un atto in violazione della Costituzione. E come tale lo impugneremo in ogni sede». Il «Comitato dei 15» è pronto a presentare ricorso al Tar e alla Consulta.
Si va allo scontro. La battaglia legale è pronta e si basa su una prassi costituzionalmente orientata secondo la quale, la data del referendum può essere fissata solo al termine dei 90 giorni dati ai cittadini per raccogliere le firme dopo la pubblicazione della legge costituzionale in Gazzetta ufficiale. In questo caso, il 30 gennaio.
A questo punto entra in gioco anche il Colle. Nessuna opposizione da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla firma del decreto di indizione, solo dubbi sulla tempistica e possibili impugnazioni. Dopo la decisione presa nell’ultimo consiglio dei ministri di non forzare sulla data del primo marzo, è lo stesso Nordio a tornare sulla scelta. «Il Quirinale», spiega il guardasigilli, «è sempre il nostro interlocutore più autorevole, soprattutto quando si tratta di argomenti così delicati. Ma in questo caso le nostre considerazioni sono state motivate dalla novità dell’iniziativa di raccolta delle firme». Iniziativa - sottolinea il ministro - «superflua», perché, «il quesito non si può cambiare: è un sì o un no alla riforma, senza possibilità di modifiche. E poiché era stato chiesto proprio da noi, e la Cassazione l’aveva dichiarato ammissibile, non se ne vedeva la ragione».
Ciò fa montare la protesta delle opposizioni. I partiti di Matteo Renzi e Carlo Calenda, Iv e Azione, spaccano lo schieramento e sono favorevoli alla separazione delle carriere, mentre il leader M5s, Giuseppe Conte, nel video di fine anno raccomanda di «dire assolutamente no a questo scempio» e rivolgendosi a Nordio aggiunge: «Nessuna iniziativa di partecipazione dal basso è “superflua” o inutile. Specie quando è su provvedimenti dannosi». Condanna per le parole di Nordio anche dalla responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani: «L’esercizio democratico della raccolta delle firme è per il ministro poco più che un fastidio e la fissazione della data del referendum sembra ormai un fatto più personale che politico e tale da giustificare anche il mancato rispetto delle regole». E come loro abitudine pensano già a una bella piazzata il 10 gennaio.
Il sì è talmente avvantaggiato, per i sondaggi, da consigliare al centrodestra di accorciare i tempi. Per l’opposizione, invece, più tempo vuol dire più possibilità di recupero, forse anche per far eleggere il Csm con il vecchio sistema correntizio che il sorteggio vorrebbe stroncare.
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Giorgia Meloni (Ansa)
A margine dell’incontro, il capo di Stato maggiore delle forze armate ucraine, Andriy Gnatov, ha reso noto che Kiev e Washington hanno raggiunto un accordo bilaterale sul futuro sostegno all’esercito ucraino. Nel documento vengono descritte «le modalità di supporto all’Ucraina, alle forze armate, al loro approvvigionamento, alla loro modernizzazione». Nel frattempo, il presidente americano, Donald Trump, ha espresso tutta la sua frustrazione nei confronti dello zar russo: «Non mi entusiasma Putin. Non sono contento. Sta uccidendo troppe persone».
In ogni caso, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, dopo la riunione a Kiev, ha scritto su X: «Il lavoro con i consiglieri continua. Stiamo preparando gli incontri in Europa la prossima settimana» e anche quelli «con gli Stati Uniti». Il prossimo appuntamento, a livello di leader, sarà infatti il 6 gennaio quando è previsto a Parigi il vertice della Coalizione dei Volenterosi. A prendere parte all’incontro sarà anche il presidente del consiglio, Giorgia Meloni.
E in vista del summit di Parigi, Zelensky si è anche sentito telefonicamente con il premier britannico, Keir Starmer, per «discutere i dettagli». Ma non solo: i due hanno anche parlato «della necessità di una giusta decisione riguardo ai proventi congelati derivanti dalla vendita del Chelsea». Si tratta di «2,5 miliardi di sterline che possono e devono contribuire in modo significativo a proteggere le vite umane e sostenere la ripresa dell’Ucraina dopo tutti gli attacchi russi» ha scritto Zelensky su X. Solamente un paio di settimane fa, Starmer ha minacciato l’ex proprietario della squadra di calcio, Roman Abramovich, di ricorrere ad azioni legali qualora l’oligarca russo si rifiuti di donare i proventi della vendita a Kiev. Tornando alla telefonata, una nota di Downing Street ha aggiunto che Zelensky «ha discusso del lavoro in corso per garantire il dispiegamento di una forza multinazionale in Ucraina nei giorni successivi al cessate il fuoco».
Oltre alle trattative di pace, il presidente ucraino prosegue con il rimpasto dopo lo scandalo sulla corruzione: ha proposto l’ex primo ministro Denys Shmyhal, che è stato alla guida del ministero della Difesa per meno di sei mesi, come nuovo ministro dell’Energia e primo viceministro. A prendere il posto di Shmyhal al dicastero della Difesa sarà l’ormai ex ministro alla Transizione digitale, Mykhailo Fedorov. Nel motivare quest’ultima decisione, il leader di Kiev ha dichiarato che Fedorov sarà «in grado di attuare cambiamenti nel settore della difesa» visto che è stato già «profondamente impegnato nel lavoro sui droni». Inoltre, Zelensky ha annunciato su X che cambierà i vertici in cinque regioni, ovvero a «Vinnytsia, Dnipro, Poltava, Ternopil e Chernivtsi».
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