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2020-09-12
Arrivano i banchi a rotelle Ma il sindaco del Padovano vuole rispedirli a Invitalia
Ansa
I primi banchi a rotelle sono stati consegnati e sarebbero una vergogna. Marco Schiesaro, sindaco di Cadoneghe, nel Padovano, due giorni fa ha pubblicato su Facebook un video sull'arrivo degli arredi scolastici tanto apprezzati dal ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina. «Mentre le scuole cadono a pezzi, guardate per cosa vengono spesi decine di milioni di euro dei cittadini», titolava il breve filmato, che mostra come sono i banchi ai quali siederanno i nostri ragazzi.
Schiesaro assicura che «li farà rispedire al mittente». Nel video si vedono piccoli banchi di plastica, con rotelline che sembrano incapaci di garantire stabilità e resistenza nel tempo, mentre vengono scaricati da due Tir davanti alla scuola media Don Milani di Cadoneghe. «Se non fosse stata la polizia municipale a segnalarmi l'arrivo dei camion “con le sedie dell'Azzolina", quei banchi sarebbero finiti all'interno dell'istituto senza che potessi vederli», racconta il sindaco, in disaccordo fin dal primo momento con la scelta del dirigente scolastico, Giovanni Petrina, «di far acquistare banchi a rotelle solo per compiacere il ministro». Dagli scatoloni, leggerissimi, Schiesaro ha visto uscire 165 oggetti di plastica componibili. «Seduta bassa, non regolabile e destinati a rompersi con grandissima facilità», annota il sindaco. Chiediamo al sindaco se non ci sia un errore, forse quei banchi erano per una materna o una primaria. «Macché, sono tutti per gli studenti della seconda media», esclama Schiesaro. «Mi chiedo come faranno dei ragazzini a restare seduti per ore su quelle seggiole rotanti. E se sono un po' robusti di costituzione che cosa accadrà? Le sedute si rompono e gli alunni si fanno del male?». Guardando le immagini caricate sui social e pervenute in redazione, balza all'occhio un altro difetto di questi banchi di «nuova generazione». Il tavolino incorporato è microscopico, inutile. Potrà servire per poggiarvi due penne e un quadernetto, nulla più. Ma alle medie i libri in classe sono necessari, a questo il ministro Azzolina non deve aver pensato. E se si è mancini? Nulla da fare, l'utilizzo del piano d'appoggio è previsto solo per i destrorsi, gli altri si arrangino.
Sotto la seduta c'è un vano presumibilmente portaoggetti, circolare e microforato. I banchi sembrano leggerissimi, eterei, anche se consentiranno facili e veloci spostamenti nelle aule come auspica la responsabile del Miur, in modo da mantenere le distanze gli uni dagli altri. «Da quando ho pubblicato il video i genitori mi tempestano di telefonate», assicura Marco Schiesaro. «Chiedono: “Sindaco, ma mia figlia dovrà sedersi là?" Quando rispondo che sarà così, per tutto l'anno scolastico, mi rispondono che allora terranno i ragazzi a casa». È un mistero quanto siano costati questi arredi, il primo cittadino di Cadoneghe afferma di ignorarlo dal momento che si tratta di una fornitura gratuita predisposta dal ministero. «Fossero stati pagati anche solo 120 euro l'uno, metà del prezzo stabilito nell'appalto nazionale, si tratta comunque di 20.000 euro buttati. Non servono e per di più sono pericolosi», osserva il sindaco leghista». Mistero anche sulla provenienza, «gli autisti non hanno potuto dirmi da dove proveniva il carico», racconta esterrefatto. «Non c'era una bolla di consegna, nemmeno una scheda tecnica dei prodotti. Nessuna marcatura di conformità». Il ministero dell'Istruzione permette che vengano effettuate forniture non certificate in una scuola? E se ci saranno contestazioni sui banchi, se qualche studente cadrà da quelle ridicole rotelle, chi ne risponderà?
Il sindaco racconta alla Verità di essere poi riuscito a scoprire da dove arriva la merce, ovvero dalla Estel group di Thiene, in provincia di Vicenza. Azienda fondata da Alfredo Stella nel 1937 e oggi diretta da Alberto Stella assieme ai figli Massimo e Matteo, sul sito dichiara di fornire soprattutto uffici, residence e hotel e di essere tra le realtà italiane più importanti del settore. «Non devono essere loro i produttori delle sedute a rotelle. Mi hanno detto che forse arrivano dall'outlet aziendale o da fallimenti», ipotizza il sindaco. Aggiunge: «Quindi grazie al bando di Arcuri ci sono aziende che forniscono banchi senza fabbricarli, trovando sul mercato i pezzi più convenienti che poi finiscono nelle nostre scuole. Per i nostri studenti».
Smentisce queste «illazioni» il responsabile commerciale della Estel, che dopo diverse telefonate ha finalmente risposto alla Verità. «Nessun mistero, quei banchi arrivano da pochi chilometri di distanza da Cadoneghe, dalla nostra azienda di Thiene che ha partecipato alla gara europea», precisa Massimo Stella. Il figlio del titolare garantisce la qualità degli arredi che stanno realizzando, «tutti italiani, stampati nel Nord Est, abbiamo destinato 10.000 metri quadrati solo per l'assemblaggio di questi banchi innovativi, ci stanno lavorando quasi duemila persone tra operai e indotto». Stella definisce «ottima» la performance dei 200.000 banchi a rotelle che si è impegnato a fornire e che ha «già distribuito per il 12% nelle scuole». Le bolle di consegna dichiara che sono intestate a Invitalia, i banchi «costano molto di più dei 120 euro ipotizzati dal sindaco» e sarebbero molto comodi: «Mio figlio che frequenta la seconda media a Thiene già li ha in classe e si trova benissimo». Il sindaco di Cadoneghe promette: «Lunedì chiederò di rispedire i banchi al mittente, perché certe scelte fatte per accontentare il governo vanno condivise con gli amministratori locali».
Oggi scatta l’obbligo di trasparenza Bisogna pubblicare tutti i contratti
Oggi dovrebbe essere il grande giorno. Se è vero, come aveva dichiarato il commissario Domenico Arcuri, che i contratti con le aziende fornitrici di banchi a rotelle sono stati sottoscritti entro il 12 agosto; e se è vero che, come da lui precisato in una missiva al Sole 24 Ore dello scorso 27 agosto, «non appena terminate» le procedure di affidamento, «i riferimenti contrattuali» sarebbero stati «pubblicati sul sito del commissario nei tempi previsti dalla legge, ovvero nei 30 giorni successivi alla loro sottoscrizione», allora da stamani bisognerebbe finalmente conoscere i dettagli sulle aziende che si sono aggiudicate la gara per la fornitura di arredi scolastici. Tipologie di prodotti, numero di pezzi, corrispettivi economici.
In attesa che inizi l'operazione trasparenza della struttura commissariale, la Lega non molla l'osso. E citando le inchieste della Verità sulla Nexus, l'azienda da 4.000 euro di capitale e un unico dipendente che doveva consegnare 180.000 banchi, presenta una nuova interrogazione parlamentare. Stavolta, Massimo Bitonci, Gianluca Cantalamessa, Laura Cavandoli, Giulio Centemero, Silvia Covolo, Francesca Gerardi, Alberto Gusmeroli, Alessandro Pagano, Leonardo Tarantino, Daniele Belotti, Sara De Angelis, Claudio Durigon, Barbara Saltamartini, Rossano Sasso e Francesco Zicchieri vogliono sapere «in quale data sia avvenuto il ritiro del contratto» con la Nexus; se «ci sia stata una verifica sul prototipo di banco» oggetto del contratto; come «si intenda agire per garantire la consegna dei 180.000 banchi entro i termini indicati, in specie i 20.000 previsti il 12 settembre», cioè oggi stesso; e «se il governo [...] non ritenga doveroso [...] rendere manifesti tutti gli operatori economici incaricati» delle forniture.
Inoltre, gli esponenti del Carroccio affermano di avere appreso che il contratto con la Nexus è stato sottoscritto il 26 agosto. Pure qui, qualcosa non torna: o, come assicurava Arcuri, tutte le procedure erano state espletate entro il 12 del mese scorso, data dalla quale hanno iniziato a decorrere i termini per i relativi obblighi di trasparenza; oppure, i lavori si sono protratti oltre la scadenza del bando, ma allora la struttura commissariale ha dovuto procedere tramite trattative private con le aziende.
I punti sollevati dalla Lega sono cruciali. Prima di tutto perché, nonostante le rassicurazioni del commissario Arcuri sull'annullamento del contratto con la Nexus, non è stato diffuso alcun documento che attesti la rescissione. La quale sarebbe avvenuta dopo che Invitalia ha esaminato un prototipo non conforme a quanto promesso dall'azienda laziale (un banco regolabile a due altezze). Dov'è questo prototipo? Quando è stato consegnato? Chi lo ha fabbricato materialmente? Quello che risulta essere l'unico impiegato presso la ditta, ovvero Fabio Aubry, che ne è anche il socio principale e che è entrato in cassa integrazione lo scorso marzo?
Sarebbe interessante anche capire quanto avanti è riuscita a spingersi la Nexus made Srl nella gara. All'inizio, alla chiamata di Arcuri avevano risposto in 14. Ad aggiudicarsi il bando, alla fine, erano state undici imprese. Quindi, la società degli Aubry aveva superato almeno la prima scrematura. Inoltre, se era stato già approntato e sottoscritto un contratto datato 26 agosto, vuol dire che gli uffici del commissario straordinario, il quale prometteva che tutte le procedure di affidamento si sarebbero concluse il 12 agosto, non erano riusciti a effettuare verifiche sull'impresa che, alla Verità, abbiamo svolto in un paio di pomeriggi.
Per questi motivi, il vicepresidente della commissione Finanze della Camera, nonché firmatario dell'interrogazione parlamentare sui banchi, il leghista Gusmeroli, vorrebbe che Arcuri fosse audito. Alla sua richiesta ha risposto il numero uno della commissione, Luigi Marattin di Italia viva, che la prossima settimana formalizzerà la proposta nell'ufficio di presidenza. Dunque, il commissario straordinario potrebbe presto essere chiamato a riferire direttamente ai membri dell'organismo parlamentare sul proprio operato.
Qualcuno, con questi banchi a rotelle, rischia davvero di andare a schiantarsi.
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In una media di Cadoneghe, consegnate (senza bolla e schede tecniche) sedute leggere con appoggi per i libri molto piccoli. L'azienda replica: «Ottimi prodotti, molto comodi»La Lega lancia un'altra interrogazione e chiede che Domenico Arcuri sia ascoltato in commissioneLo speciale contiene due articoliI primi banchi a rotelle sono stati consegnati e sarebbero una vergogna. Marco Schiesaro, sindaco di Cadoneghe, nel Padovano, due giorni fa ha pubblicato su Facebook un video sull'arrivo degli arredi scolastici tanto apprezzati dal ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina. «Mentre le scuole cadono a pezzi, guardate per cosa vengono spesi decine di milioni di euro dei cittadini», titolava il breve filmato, che mostra come sono i banchi ai quali siederanno i nostri ragazzi. Schiesaro assicura che «li farà rispedire al mittente». Nel video si vedono piccoli banchi di plastica, con rotelline che sembrano incapaci di garantire stabilità e resistenza nel tempo, mentre vengono scaricati da due Tir davanti alla scuola media Don Milani di Cadoneghe. «Se non fosse stata la polizia municipale a segnalarmi l'arrivo dei camion “con le sedie dell'Azzolina", quei banchi sarebbero finiti all'interno dell'istituto senza che potessi vederli», racconta il sindaco, in disaccordo fin dal primo momento con la scelta del dirigente scolastico, Giovanni Petrina, «di far acquistare banchi a rotelle solo per compiacere il ministro». Dagli scatoloni, leggerissimi, Schiesaro ha visto uscire 165 oggetti di plastica componibili. «Seduta bassa, non regolabile e destinati a rompersi con grandissima facilità», annota il sindaco. Chiediamo al sindaco se non ci sia un errore, forse quei banchi erano per una materna o una primaria. «Macché, sono tutti per gli studenti della seconda media», esclama Schiesaro. «Mi chiedo come faranno dei ragazzini a restare seduti per ore su quelle seggiole rotanti. E se sono un po' robusti di costituzione che cosa accadrà? Le sedute si rompono e gli alunni si fanno del male?». Guardando le immagini caricate sui social e pervenute in redazione, balza all'occhio un altro difetto di questi banchi di «nuova generazione». Il tavolino incorporato è microscopico, inutile. Potrà servire per poggiarvi due penne e un quadernetto, nulla più. Ma alle medie i libri in classe sono necessari, a questo il ministro Azzolina non deve aver pensato. E se si è mancini? Nulla da fare, l'utilizzo del piano d'appoggio è previsto solo per i destrorsi, gli altri si arrangino. Sotto la seduta c'è un vano presumibilmente portaoggetti, circolare e microforato. I banchi sembrano leggerissimi, eterei, anche se consentiranno facili e veloci spostamenti nelle aule come auspica la responsabile del Miur, in modo da mantenere le distanze gli uni dagli altri. «Da quando ho pubblicato il video i genitori mi tempestano di telefonate», assicura Marco Schiesaro. «Chiedono: “Sindaco, ma mia figlia dovrà sedersi là?" Quando rispondo che sarà così, per tutto l'anno scolastico, mi rispondono che allora terranno i ragazzi a casa». È un mistero quanto siano costati questi arredi, il primo cittadino di Cadoneghe afferma di ignorarlo dal momento che si tratta di una fornitura gratuita predisposta dal ministero. «Fossero stati pagati anche solo 120 euro l'uno, metà del prezzo stabilito nell'appalto nazionale, si tratta comunque di 20.000 euro buttati. Non servono e per di più sono pericolosi», osserva il sindaco leghista». Mistero anche sulla provenienza, «gli autisti non hanno potuto dirmi da dove proveniva il carico», racconta esterrefatto. «Non c'era una bolla di consegna, nemmeno una scheda tecnica dei prodotti. Nessuna marcatura di conformità». Il ministero dell'Istruzione permette che vengano effettuate forniture non certificate in una scuola? E se ci saranno contestazioni sui banchi, se qualche studente cadrà da quelle ridicole rotelle, chi ne risponderà? Il sindaco racconta alla Verità di essere poi riuscito a scoprire da dove arriva la merce, ovvero dalla Estel group di Thiene, in provincia di Vicenza. Azienda fondata da Alfredo Stella nel 1937 e oggi diretta da Alberto Stella assieme ai figli Massimo e Matteo, sul sito dichiara di fornire soprattutto uffici, residence e hotel e di essere tra le realtà italiane più importanti del settore. «Non devono essere loro i produttori delle sedute a rotelle. Mi hanno detto che forse arrivano dall'outlet aziendale o da fallimenti», ipotizza il sindaco. Aggiunge: «Quindi grazie al bando di Arcuri ci sono aziende che forniscono banchi senza fabbricarli, trovando sul mercato i pezzi più convenienti che poi finiscono nelle nostre scuole. Per i nostri studenti». Smentisce queste «illazioni» il responsabile commerciale della Estel, che dopo diverse telefonate ha finalmente risposto alla Verità. «Nessun mistero, quei banchi arrivano da pochi chilometri di distanza da Cadoneghe, dalla nostra azienda di Thiene che ha partecipato alla gara europea», precisa Massimo Stella. Il figlio del titolare garantisce la qualità degli arredi che stanno realizzando, «tutti italiani, stampati nel Nord Est, abbiamo destinato 10.000 metri quadrati solo per l'assemblaggio di questi banchi innovativi, ci stanno lavorando quasi duemila persone tra operai e indotto». Stella definisce «ottima» la performance dei 200.000 banchi a rotelle che si è impegnato a fornire e che ha «già distribuito per il 12% nelle scuole». Le bolle di consegna dichiara che sono intestate a Invitalia, i banchi «costano molto di più dei 120 euro ipotizzati dal sindaco» e sarebbero molto comodi: «Mio figlio che frequenta la seconda media a Thiene già li ha in classe e si trova benissimo». Il sindaco di Cadoneghe promette: «Lunedì chiederò di rispedire i banchi al mittente, perché certe scelte fatte per accontentare il governo vanno condivise con gli amministratori locali».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/arrivano-i-banchi-a-rotelle-ma-il-sindaco-del-padovano-vuole-rispedirli-a-invitalia-2647600234.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="oggi-scatta-lobbligo-di-trasparenza-bisogna-pubblicare-tutti-i-contratti" data-post-id="2647600234" data-published-at="1599871197" data-use-pagination="False"> Oggi scatta l’obbligo di trasparenza Bisogna pubblicare tutti i contratti Oggi dovrebbe essere il grande giorno. Se è vero, come aveva dichiarato il commissario Domenico Arcuri, che i contratti con le aziende fornitrici di banchi a rotelle sono stati sottoscritti entro il 12 agosto; e se è vero che, come da lui precisato in una missiva al Sole 24 Ore dello scorso 27 agosto, «non appena terminate» le procedure di affidamento, «i riferimenti contrattuali» sarebbero stati «pubblicati sul sito del commissario nei tempi previsti dalla legge, ovvero nei 30 giorni successivi alla loro sottoscrizione», allora da stamani bisognerebbe finalmente conoscere i dettagli sulle aziende che si sono aggiudicate la gara per la fornitura di arredi scolastici. Tipologie di prodotti, numero di pezzi, corrispettivi economici. In attesa che inizi l'operazione trasparenza della struttura commissariale, la Lega non molla l'osso. E citando le inchieste della Verità sulla Nexus, l'azienda da 4.000 euro di capitale e un unico dipendente che doveva consegnare 180.000 banchi, presenta una nuova interrogazione parlamentare. Stavolta, Massimo Bitonci, Gianluca Cantalamessa, Laura Cavandoli, Giulio Centemero, Silvia Covolo, Francesca Gerardi, Alberto Gusmeroli, Alessandro Pagano, Leonardo Tarantino, Daniele Belotti, Sara De Angelis, Claudio Durigon, Barbara Saltamartini, Rossano Sasso e Francesco Zicchieri vogliono sapere «in quale data sia avvenuto il ritiro del contratto» con la Nexus; se «ci sia stata una verifica sul prototipo di banco» oggetto del contratto; come «si intenda agire per garantire la consegna dei 180.000 banchi entro i termini indicati, in specie i 20.000 previsti il 12 settembre», cioè oggi stesso; e «se il governo [...] non ritenga doveroso [...] rendere manifesti tutti gli operatori economici incaricati» delle forniture. Inoltre, gli esponenti del Carroccio affermano di avere appreso che il contratto con la Nexus è stato sottoscritto il 26 agosto. Pure qui, qualcosa non torna: o, come assicurava Arcuri, tutte le procedure erano state espletate entro il 12 del mese scorso, data dalla quale hanno iniziato a decorrere i termini per i relativi obblighi di trasparenza; oppure, i lavori si sono protratti oltre la scadenza del bando, ma allora la struttura commissariale ha dovuto procedere tramite trattative private con le aziende. I punti sollevati dalla Lega sono cruciali. Prima di tutto perché, nonostante le rassicurazioni del commissario Arcuri sull'annullamento del contratto con la Nexus, non è stato diffuso alcun documento che attesti la rescissione. La quale sarebbe avvenuta dopo che Invitalia ha esaminato un prototipo non conforme a quanto promesso dall'azienda laziale (un banco regolabile a due altezze). Dov'è questo prototipo? Quando è stato consegnato? Chi lo ha fabbricato materialmente? Quello che risulta essere l'unico impiegato presso la ditta, ovvero Fabio Aubry, che ne è anche il socio principale e che è entrato in cassa integrazione lo scorso marzo? Sarebbe interessante anche capire quanto avanti è riuscita a spingersi la Nexus made Srl nella gara. All'inizio, alla chiamata di Arcuri avevano risposto in 14. Ad aggiudicarsi il bando, alla fine, erano state undici imprese. Quindi, la società degli Aubry aveva superato almeno la prima scrematura. Inoltre, se era stato già approntato e sottoscritto un contratto datato 26 agosto, vuol dire che gli uffici del commissario straordinario, il quale prometteva che tutte le procedure di affidamento si sarebbero concluse il 12 agosto, non erano riusciti a effettuare verifiche sull'impresa che, alla Verità, abbiamo svolto in un paio di pomeriggi. Per questi motivi, il vicepresidente della commissione Finanze della Camera, nonché firmatario dell'interrogazione parlamentare sui banchi, il leghista Gusmeroli, vorrebbe che Arcuri fosse audito. Alla sua richiesta ha risposto il numero uno della commissione, Luigi Marattin di Italia viva, che la prossima settimana formalizzerà la proposta nell'ufficio di presidenza. Dunque, il commissario straordinario potrebbe presto essere chiamato a riferire direttamente ai membri dell'organismo parlamentare sul proprio operato. Qualcuno, con questi banchi a rotelle, rischia davvero di andare a schiantarsi.
Ggli impianti nucleari indiani di Kalpakkam (Getty Images)
Il reattore autofertilizzante segna una svolta per Nuova Delhi: meno dipendenza dall’uranio, più autonomia energetica e tecnologica. Un modello costruito in decenni che rafforza il peso geopolitico indiano mentre l’Europa resta in bilico sul nucleare.
Per anni il programma nucleare indiano è stato descritto come ambizioso, autonomo e spesso lento. È una lettura superficiale. In realtà, Nuova Delhi ha seguito una traiettoria coerente, costruita attorno a vincoli strutturali, indipendenza tecnologica e autonomia strategica. Ciò che sta prendendo forma a Kalpakkam rappresenta il punto di arrivo di questa strategia.
Il progresso del reattore veloce autofertilizzante sviluppato presso l’Indira Gandhi Centre for Atomic Research non è un semplice incremento di capacità energetica. È il passaggio decisivo verso un modello nucleare concepito per superare i limiti strutturali dell’India.
L’India non dispone di grandi riserve di uranio. Possiede invece torio in abbondanza. Da qui nasce la logica del programma nucleare a tre fasi: prima i reattori ad acqua pesante, poi i reattori autofertilizzanti, infine un ciclo basato sul torio.
Kalpakkam si colloca esattamente in questo snodo.
Il reattore veloce consente di produrre più materiale fissile di quanto ne consumi. In altri termini, crea il presupposto per rendere sostenibile un sistema energetico nucleare nel lungo periodo. Non è un progresso incrementale, ma una trasformazione strutturale.
La tecnologia dei reattori veloci è complessa e costosa. Molti Paesi l’hanno abbandonata perché potevano contare su abbondanti risorse di uranio. L’India no.
Il fatto che Nuova Delhi sia arrivata a questo punto con capacità prevalentemente indigene segnala tre elementi. Una maturazione industriale. L’India è oggi tra i pochi Paesi in grado di gestire l’intero ciclo di tecnologie nucleari avanzate. Una ridefinizione della sicurezza energetica. I reattori autofertilizzanti estendono drasticamente la disponibilità di combustibile. Un’affermazione di sovranità tecnologica. Dopo decenni di restrizioni e regimi di controllo, il Paese dimostra di poter sviluppare autonomamente tecnologie critiche.
Il significato di Kalpakkam si comprende pienamente se inserito nel contesto del rapporto con gli Stati Uniti. L’accordo nucleare civile del 2008 ha posto fine all’isolamento tecnologico dell’India, aprendo l’accesso ai mercati internazionali. Eppure Nuova Delhi ha scelto di non abbandonare il proprio percorso.
Kalpakkam dimostra che l’India non è un semplice acquirente di tecnologia occidentale, ma un attore con una propria traiettoria. Questo rafforza la sua posizione negoziale. Nei confronti di Washington, l’India si presenta come partner, non come dipendente.
In Europa, e in particolare in Italia, il nucleare torna lentamente al centro del dibattito. Anni di dipendenza dal gas importato e shock energetici hanno cambiato il quadro. L’Italia ha rinunciato al nucleare, ma resta esposta ai flussi energetici esterni. Il tema non è più ideologico. È strategico.
Kalpakkam evidenzia un contrasto netto. Mentre l’Europa discute se rientrare nel nucleare, l’India è prossima a completare una fase avanzata del proprio programma. Non si tratta di replicare il modello indiano, ma di cogliere una lezione: la sicurezza energetica richiede visione di lungo periodo e continuità politica.
Lo Stretto di Hormuz resta uno dei punti più vulnerabili del sistema energetico globale. Qualsiasi tensione in quell’area si traduce immediatamente in volatilità dei prezzi e instabilità. Gli shock recenti lo hanno dimostrato.
In questo contesto il nucleare cambia natura. Non è solo una fonte a basse emissioni. È uno strumento di stabilità strategica.
Kalpakkam riduce l’esposizione dell’India a queste vulnerabilità. Estendendo il ciclo del combustibile e limitando la dipendenza da importazioni, rafforza la resilienza del sistema energetico.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il messaggio è chiaro. Un sistema energetico fondato su dipendenze esterne è intrinsecamente fragile. Diversificare non basta. Serve costruire capacità interne.
Kalpakkam non è un evento spettacolare. Non produce l’impatto simbolico di un accordo o di un lancio. È il risultato di una strategia coerente, perseguita per decenni. Pochi Paesi riescono a mantenere una tale continuità nelle politiche tecnologiche.
Restano sfide. I reattori veloci richiedono disciplina operativa e investimenti. Ma si tratta di problemi legati alla fase di consolidamento, non di incertezza.
Kalpakkam segna il passaggio da un programma nucleare promettente a una capacità strutturale. In un contesto globale segnato da rotte energetiche fragili, competizione geopolitica e shock ricorrenti, questa capacità assume un valore che va ben oltre la produzione di energia. È una leva strategica.
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Il cambio di passo politico è evidente. Con il governo Merz, Berlino ha avviato una revisione profonda del proprio paradigma, approvando un piano straordinario su difesa e infrastrutture che rompe con decenni di rigore fiscale. Tuttavia, la traiettoria macro resta fragile: crescita del Pil ridimensionata allo 0,5% e margini fiscali a rischio dispersione, come segnalato dalla Bundesbank. Anche sul fronte corporate, le aspettative si sono raffreddate: la crescita degli utili attesa per il 2026 è scesa dal 20% al 12%. Il mercato azionario riflette una frattura interna: l’indice Dax, trainato da multinazionali globali, ha sovraperformato nettamente l’Mdax, espressione dell’economia domestica. Secondo Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «il divario tra Dax e Mdax è la prova della crisi profonda. Mentre alcuni giganti si salvano grazie all’export extra-Ue, molte medie imprese sono schiacciate da burocrazia, tassi di interesse elevati e un euro troppo forte per un’economia in stagnazione».
Il nodo più critico resta l’automotive. Colossi come Volkswagen e Bmw stanno perdendo terreno rispetto ai competitor cinesi nell’elettrico, dove il vantaggio tecnologico e di scala è ormai evidente. In parallelo, settori legati alla nuova politica industriale mostrano dinamiche opposte: Rheinmetall e Hochtief hanno registrato performance straordinarie, così come Siemens Energy, spinta dal ciclo globale dell’elettrificazione. Sul piano strutturale, la riforma più sottovalutata riguarda il risparmio previdenziale. Il superamento del modello Riester introduce una svolta: maggiore esposizione ad asset rischiosi e apertura a Etf e azioni. La «Frühstart-Rente» segna un tentativo di finanziarizzazione diffusa del risparmio. «Perché gli analisti guardano con interesse a questa mossa? Perché si passa da un risparmio “morto”», spiega Gaziano, «a un afflusso di capitali potenzialmente fresco e ricorrente verso il mercato azionario. È un cambiamento anche culturale: lo Stato tedesco spinge i cittadini a diventare azionisti e, come accade in Francia o Gran Bretagna, consente di usare gli Etf per farsi la pensione. Roba che in Italia sembra fantascienza, visti gli interessi in campo di banche e reti e governi di tutti i colori che si preoccupano più di compiacere le lobby del settore piuttosto che favorire gli interessi dei risparmiatori».
Le implicazioni per l’asset management sono rilevanti. Player come Dws Group e Amundi, insieme a gruppi assicurativi come Allianz, sono posizionati per intercettare nuovi flussi. E così è anche Deutsche Borse, con un modello di business anti-fragile.
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Stalin (Ansa)
Secondo l’interpretazione dello storico Alain Besançon, il comunismo non può essere ridotto a semplice alleato contingente del nazismo, ma ne rappresenta piuttosto una sorta di «gemello eterozigote»: due sistemi diversi nelle forme e nelle giustificazioni ideologiche, ma accomunati da una radice totalitaria e da una simile concezione del potere assoluto. Come gli Horcrux custodiscono frammenti di un’anima corrotta, così alcune ideologie del Novecento hanno disseminato nel tempo e nello spazio elementi persistenti di violenza, repressione e negazione dell’individuo e antisemitismo camuffato da compassione selettiva. Anche quando una di queste forme storiche è crollata, i suoi presupposti o le sue conseguenze hanno continuato a riemergere in contesti diversi, trasformandosi e adattandosi.
L’analogia non va presa alla lettera, ma aiuta a visualizzare la capacità di certe strutture ideologiche di sopravvivere alla propria apparente sconfitta. In questa prospettiva, il rapporto tra nazismo e comunismo non è solo quello di due finti nemici storici, ma di due veri alleati: i due sistemi che si sono spartiti la Polonia come un panino, che hanno condannato a morte tutti gli ebrei che erano scappati in Unione Sovietica, che hanno permesso al Terzo Reich le guerre lampo grazie alle forniture di materie prime che arrivavano sottocosto da Stalin. Pur contrapponendosi, hanno condiviso tratti profondi: il controllo totale della società, la soppressione del dissenso, l’uso sistematico della paura. Definirli «gemelli» significa riconoscere che entrambi hanno incarnato, in modi diversi, una stessa deriva del pensiero politico moderno. Così, come nel mondo narrativo gli Horcrux rendono difficile la sconfitta definitiva del male, nella storia reale certe idee e pratiche continuano a lasciare tracce, richiedendo uno sforzo costante di comprensione critica e vigilanza per impedirne il ritorno sotto nuove forme.
Una delle forme di ritorno del nazifascismo è l’antifascismo. La liberazione celebrata il 25 aprile fu un’occupazione militare in conseguenza a una guerra persa. La guerra la fece, la cominciò, la dichiarò l’Italia che con poche eccezioni era entusiasticamente fascista. Il fascismo permetteva di dividere tra noi, buoni, e loro, cattivi. Permetteva di insultare, permetteva di disprezzare. Era pura e gratuita arroganza. Permetteva di uccidere impunemente, per esempio Matteotti. Il 25 aprile pomeriggio tutti furono antifascisti. L’antifascismo era semplicemente arroganza, divideva tra noi e loro, noi e buoni e loro cattivi, permetteva impunemente di uccidere, per esempio il filosofo Gentile. Il fascismo fu un fenomeno ripugnante. L’antifascismo ha ancora una dignità o è ormai un fenomeno ripugnante? I conti mai fatti con il sangue dei vinti, l’incapacità a condannare il comunismo, firmatario del patto Ribbentrop-Molotov, dittatura atroce e senza giustificazioni, le distanze mai prese dal terrorismo rosso, l’affetto mai rinnegato per il terrorismo palestinese rendono l’antifascismo uno dei contenitori grazie al quale l’anima frammentata del mostro traversa i decenni, speriamo non i secoli. Che i morti seppelliscano i morti. I sette fratelli Govoni massacrati nella seconda strage di Cento possono seppellire i sette fratelli Cervi?
La Costituzione nata con l’antifascismo non è anticomunista. Non ha evitato scempi come per esempio via Lenin, via Che Guevara, via Mao. La Costituzione nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità di protezione delle libertà elementari dell’individuo, come si è visto nella dittatura pandemica, durante la quale sono stati violati anche i trattati di Norimberga, Helsinki e Oviedo. La nostra Corte costituzionale ha evidenziato come la Costituzione non sia stata violata in queste imposizioni gravissime: la nostra Costituzione è deficitaria, non protegge nemmeno la libertà dell’individuo a non essere costretto ad ammalarsi per fare da cavia e da fornitore di denaro alle grandi case farmaceutiche. La Costituzione è nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità nella protezione del rispetto della fede religiosa dell’individuo, costringendo persone credenti o semplicemente etiche, a pagare con le loro tasse, l’aborto volontario, imposizione che queste persone, io per prima, trovano ripugnante. La nostra Costituzione permette che tre cittadini al giorno vengano incarcerati innocenti perché la loro innocenza sia forse riconosciuta dopo mesi, se non dopo anni, e che nessuno paghi per questi errori tragici. Questa è un’eredità diretta dal fascismo. Il momento è venuto di liberarci del fascismo e di tutti i suoi retaggi.
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