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2025-03-31
La motosega di Milei ha funzionato
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Da diverse settimane ogni mercoledì i pensionati argentini protestano davanti al parlamento di Buenos Aires per i tagli alle pensioni e allo stato sociale. Nell’ultima manifestazione insieme a loro si sono però presentati diversi gruppi ultrà delle principali squadre di calcio della capitale e numerosi elementi di estrema sinistra che hanno scatenato una guerriglia contro la polizia. Il governo del presidente Javier Milei ha subito accusato il partito peronista di tirare le file della protesta, definendo queste proteste un attacco al legittimo governo argentino. Questi scontri hanno portato all’arresto di 130 persone e al ferimento di 47 ed il ministro della Sicurezza Nazionale Patricia Bullrich ha ordinato misure straordinario per difendere il parlamento e la Casa Rosada, la residenza del presidente argentino, arrivando a minacciare i gruppi di tifoseria organizzata. La ministra argentina ha pubblicamente accusato gli ultrà (barras bravas) di essere mossi politicamente e di avere un interesse a fomentare la rivolta. Le curve di River Plate e Boca Juniors, le principali squadre di Buenos Aires, sono storicamente molto vicine al peronismo ed in passato sono state un importante bacino di voti per i partiti di sinistra. Nelle strade di Buenos Aires accanto ai gruppi di pensionati hanno sfilato anche gruppi extraparlamentari di estrema sinistra e la Confederación General del Trabajo (CGT), il più grande sindacato argentino. La situazione resta tesa e nemmeno gli interventi delle forze dell’ordine hanno fermato queste manifestazioni che attaccano l’operato di Javier Milei, soprattutto economicamente e politicamente. A poco più di un anno dal suo insediamento il presidente argentino ultraliberista ha però ottenuto indubbi risultati a livello macro-economico, anche se ha davvero utilizzato la motosega come aveva promesso durante l’accesa campagna elettorale. Milei aveva più volte parlato di sacrifici da compiere, accusando il precedente governo peronista di aver lasciato una situazione economica disastrosa. Ai suoi sostenitori l’uomo della Casa Rosada aveva promesso tagli drastici a ministeri ed enti pubblici, con licenziamenti di massa e blocco di aumenti di stipendio. Javier Milei ha mantenuto le promesse abbattendo di quasi il 30% la spesa pubblica e combattendo con forza l’inflazione, il vero incubo di ogni argentino. L’inflazione nel 2023 era arrivata al 260%, mentre dal suoi insediamento è scesa al 120%, indubbiamente una cifra alta, ma non da queste parti. Una notizia che ha ricevuto i complimenti da parte del Fondo Monetario Internazionale con il quale l’Argentina ha un debito enorme. Il problema è che i dipendenti pubblici hanno visto il blocco degli aumenti perdendo la loro capacità di spesa ed i tagli a sanità e sussidi hanno colpito anche i pensionati che sono subito scesi in piazza. Javier Milei non sembra però minimamente preoccupato delle proteste ed il suo zoccolo duro di sostenitori resta saldamente al suo fianco. Il presidente argentino è un fedelissimo di Donald Trump, con il quale vanta anche un solido rapporto personale, e vuole applicare al suo paese diverse misure simili come la possibile uscita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dagli accordi di Parigi sul clima. Il vulcanico uomo della Casa Rosada, oltre a riformare l’economia del suo paese, punta ad ottenere un ruolo geopolitico di primo piano in America Latina, ma i rapporti con diversi stati sono complicati. Il nemico numero uno di Milei resta indubbiamente il presidente venezuelano Nicolas Maduro, che è arrivato a chiudere l’ambasciata argentina di Caracas espellendo l’ambasciatore. Il presidente argentino non ha riconosciuto la discussa vittoria di Maduro e più volte si è appellato al popolo venezuelano per rovesciare il regime madurista. Pessimi i rapporti anche con i sodali del Venezuela come Bolivia, Cuba, Honduras e Nicaragua, tutti stati che Milei considera dittature socialista da abbattere. Più complicate le relazioni con il terzetto di governi di sinistra composto da Brasile, Messico e Colombia, ma con loro l’Argentina sta cercando una strada. La Colombia ha rapporti difficili con il Venezuela, che accusa di sostenere la guerriglia sul confine, mentre il Brasile ha accettato di ospitare i diplomatici argentini a Caracas quando l’ambasciata è stata posta sotto assedio dalle forze di sicurezza venezuelane. Lula non ha mai accettato il risultato elettorale di Maduro e sa quanto i rapporti con l’Argentina siano importanti per il Brasile, soprattutto a livello commerciale e turistico. Articolati anche i rapporti con Uruguay e Cile, con i quali l’Argentina condivide un lungo confine. A Montevideo il presidente Yamandu Orsi, che rappresenta una colazione di sinistra chiamata Frente Amplio, sta cercando un equilibrio con l’ingombrante vicino, ma punta ad agire da mediatore fra i governi di sinistra e l’Argentina. A Santiago del Cile lo scontro è invece già in atto ed il presidente cileno Gabriel Boric è stato accusato dal ministro dell’Economia di Buenos Aires di essere un comunista che vuole distruggere l’economia. Boric ha chiesto rispetto, ma ha definito l’Argentina un paese fratello dicendosi disposto a lavorare insieme. Indubbiamente migliori i rapporti con il Paraguay dove governa il conservatore Partido Colorado che ha eletto come presidente Santiago Pena con il quale ha già organizzato diversi incontri fra Asuncion e Buenos Aires per rafforzare i legami bilaterali, confermando la forte influenza argentina nel paese. L’amministrazione Trump sta monitorando con attenzione tutto quello che accade in America Latina , riproponendo una presenza statunitense a livello continentale e Javier Milei e l’Argentina sono indubbiamente il ponte naturale per il Sud America.
La motosega di Milei ha funzionato
Nel 2024 l'Argentina guidata da Javier Milei ha raggiunto il pareggio di bilancio, Il Pil è tornato a crescere e il tasso di disoccupazione è sceso. L’inflazione, dopo una prima fiammata, è calata rapidamente: negli ultimi mesi i prezzi sono cresciuti a un tasso annualizzato di poco superiore al 30% (il tasso di crescita nei 12 mesi era arrivato al 292% nell’aprile 2023).
Ecco un'analisi dettagliata di come queste misure stiano risanando l'Argentina:
1. Riduzione del deficit e pareggio di bilancio
Nel 2024, l'Argentina ha raggiunto il pareggio di bilancio dopo aver affrontato un deficit di oltre il 5%. La riduzione della spesa pubblica è stata fondamentale per questo obiettivo, Il taglio è stato del 28% in termini reali, superando le aspettative del Fondo Monetario Internazionale che si aspettava una riduzione del 18%. Questo è stato possibile grazie a una serie di tagli mirati e riforme, come il declassamento a segretariati di 9 ministeri e il licenziamento di dipendenti pubblici.
2. Tagli alla spesa pubblica e ai sussidi
Tagliati dipendenti pubblici, pensioni, investimenti e sussidi. Questo approccio drastico ha portato a una riduzione della spesa primaria.
3. Liberalizzazioni e deregolamentazione
Le liberalizzazioni hanno avuto un impatto profondo sull'economia. Tra le misure più significative, vi è l'eliminazione dei controlli sui prezzi degli affitti e la rimozione dei tetti ai prezzi di carburanti, farmaci e assicurazioni sanitarie.
4. Riforma fiscale e incentivi agli investimenti
Una delle misure più significative adottate dal governo di Milei è stata l'introduzione di un regime fiscale favorevole per le imprese, soprattutto per quelle che investono in settori strategici come l'energia, l'edilizia e la tecnologia. Con l'abbassamento dei dazi d'importazione e delle imposte sul reddito per gli investimenti superiori ai 200 milioni di dollari, il governo mira a incentivare gli investimenti a lungo termine. Queste misure contribuiscono non solo a stimolare la crescita economica, ma anche a diversificare l'economia argentina.
5. Contenimento dell'inflazione
L'inflazione, che ha raggiunto livelli record nel 2023, è stata un altro grande obiettivo per il governo di Milei. Nonostante una prima fiammata inflazionistica, l'inflazione è stata contenuta grazie a politiche monetarie e fiscali più rigide. A dicembre 2023, l'inflazione mensile aveva toccato il 25,5%, ma nel corso dei mesi successivi, il tasso è sceso drasticamente, attestandosi a un più gestibile 2,4%. Questo ha migliorato il potere d'acquisto dei cittadini e aumentato la fiducia nella stabilità economica.
6. Crescita del Pil e ripresa dell'attività economica
Il Pil ha mostrato segni di ripresa, con una crescita del 3,9% nel terzo trimestre del 2024, il tasso più alto degli ultimi quattro anni. Inoltre, la disoccupazione è scesa, segno che le riforme hanno avuto un impatto anche sul mercato del lavoro.
7. Riforma del settore pubblico e riduzione della burocrazia
Una delle principali riforme è stata la riduzione della burocrazia statale, con una significativa riduzione del numero di ministeri e la semplificazione delle strutture amministrative. Questo ha portato a una diminuzione dei costi operativi, pari al 22% in termini reali, e ha reso l'apparato statale più efficiente. Inoltre, la riforma fiscale ha reso il sistema più moderno abbattendo le barriere burocratiche agli investimenti e promuovendo la competitività.
8. Risoluzione dei problemi strutturali e recupero della fiducia internazionale
Non solo la stabilizzazione macroeconomica ha migliorato la situazione interna, ma anche la percezione internazionale dell'Argentina è cambiata. Il premio di rischio Paese, che nel 2020 aveva raggiunto i 4.362 punti base, è sceso a 677 punti a marzo, il livello più basso dal 2019. Questo riflette una crescente fiducia negli impegni economici del governo e nella sua capacità di gestire il debito pubblico. La riduzione del rischio Paese ha anche permesso una maggiore apertura alle esportazioni e agli investimenti esteri, contribuendo a migliorare la bilancia commerciale.9. Privatizzazioni e riforma del settore energetico e delle infrastrutture.
9. Privatizzazioni e riforma del settore energetico e delle infrastrutture
Il governo ha proseguito con le privatizzazioni, vendendo o parzialmente privatizzando otto grandi imprese pubbliche nei settori energetico, autostradale e ferroviario. Questo ha permesso di ridurre il peso dello Stato in settori chiave, migliorando l'efficienza e aumentando la competitività del mercato.
10. Prospettive future e cautela
Nonostante i risultati positivi, l'Argentina è ancora alle prese con sfide significative, come il debito pubblico e la necessità di una maggiore stabilità economica. Tuttavia, le politiche attuate finora hanno contribuito a stabilizzare l’economia, e la gradualità con cui Milei intende procedere nelle riforme, inclusa la riforma del lavoro e il possibile abbassamento delle tasse, offre speranza per una crescita sostenibile nel lungo termine.
Rocca e Di Tella: Storia di due grandi famiglie di imprenditori italiani in Argentina
Il 4 giugno 1946 alla presidenza dell’Argentina si insediò il generale Juan Domingo Peròn, dopo una netta vittoria nelle elezioni del febbraio precedente. Rimarrà in carica fino al 1955 negli anni noti come quelli del «peronismo» o «justicialismo», espressione della particolare visione politica, economica e sociale che il presidente capo del movimento dei «descamisados» mise in atto durante i 9 anni al potere. Dal punto di vista industriale, Peròn avviò un imponente processo di industrializzazione nazionale, basandosi sulle solide riserve auree che l’Argentina aveva accumulato grazie alla bilancia commerciale a proprio favore nell’export in particolare di materie prime e prodotti agricoli. L’intento era l’indipendenza economica dagli Stati Uniti, condizione necessaria per realizzare quella «terza via» tra socialismo e capitalismo che poneva al centro il benessere dei lavoratori organizzati in un forte sindacato di stampo corporativo, mutuato dall’esperienza di quello italiano del ventennio fascista. Proprio gli italo-argentini rappresentarono una costola importante per il processo di trasformazione industriale argentino. Nazione di prima immigrazione italiana sin dal secolo XIX, nel 1946 l’Argentina ospitava oltre 2 milioni e 800mila italiani. In molti parteciparono alla crescita industriale del Paese sudamericano, alcuni in posizione di primissimo piano, fondando e dirigendo imprese e gruppi ancora oggi dominanti nel panorama industriale internazionale. Sono i casi della famiglia Rocca, fondatrice dell’impero siderurgico Techint e della famiglia Di Tella, che fu protagonista nel settore della costruzione di macchinari, elettrodomestici, motocicli e automobili, dando alla politica argentina un proprio membro che fu due volte al governo come viceministro dell’Economia e poi ministro degli Esteri.
Da Dalmine all’Argentina (e ritorno). La grande impresa siderurgica della famiglia Rocca
Nel 1946 Agostino Rocca (Milano, 25 maggio 1895 – Buenos Aires 17 febbraio 1978) poteva considerarsi un capitano d’industria «sopravvissuto». Figlio di ingegnere ferroviario, nel 1908 mentre si trovava con la famiglia a Reggio Calabria fu colpito dal disastroso sisma nel quale perse entrambi i genitori. A Roma, presso gli zii, scelse la carriera militare. Nel 1915 partì volontario per il fronte sopravvivendo a tutte le grandi battaglie dell’Isonzo, a Caporetto e all’ultima offensiva, che affrontò con la divisa degli Arditi. Nel 1921 a Milano si laurea in ingegneria e sposa Maria Queirazza, erede di una dinastia finanziaria che apre le porte a Rocca nella sua ascesa professionale, che a partire dal 1933 lo porterà alla guida dei due maggiori gruppi siderurgici italiani: Ansaldo e Dalmine. Dal 1943 ebbe il merito di difendere gli stabilimenti dalla spoliazione tedesca (anche se la Dalmine il 6 luglio 1944 fu rasa al suolo da un bombardamento alleato), ma alla fine della guerra fu preso nelle maglie dell’epurazione dalla quale, ancora una volta, riuscirà a sopravvivere venendo scagionato dalle accuse di collaborazionismo. Agostino Rocca non volle tuttavia prendere parte alla ricostruzione in Italia, ma cercò l’avventura oltreoceano. Nel 1945 a Milano, assieme al figlio Roberto e ai più fidati collaboratori, fondava la Compagnia Tecnica Internazionale poi Techint, dalla sigla usata nelle comunicazioni telegrafiche. Nel febbraio del 1946, meno di un anno dopo la fine della guerra, Agostino Rocca è a Buenos Aires. Grazie agli influenti contatti coltivati durante la carriera in Italia, l’ingegnere milanese riusciva a preparare il terreno per la sua ascesa. Forte del know-how acquisito in Ansaldo e Dalmine, ebbe una prima grande commessa tramite un connazionale, l’Imprenditore Bruno Pagliai, che in Messico aveva fondato la TAMSA (Tubos de Acero de Mèxico) e grazie all’intercessione di Giovanni Malagodi, futuro segretario del partito Liberale, allora banchiere nella capitale argentina. La prima commessa di Techint fu nel 1947 e riguardò la costruzione di tubi per un grande gasdotto dalla Patagonia a Buenos Aires. Le forniture arrivarono dalla Dalmine, che prese una partecipazione in Techint dando origine a una holding che si svilupperà negli anni successivi, gli anni d’oro dell’argentina di Peròn, che favorì l’industrializzazione nazionale grazie alle riserve accumulate negli anni precedenti grazie al fortissimo flusso di cassa derivato dall’export agricolo. In pochi anni Rocca riusciva a creare una vera e propria economia di scala, con la fondazione di società controllate da Techint come la Siderca-Dalmine di Campana, la siderurgica Cometarsa, azienda di costruzioni metalliche tra cui locomotori e materiali ferroviari e la Elina per la realizzazione di grandi linee elettriche. Negli anni Cinquanta e Sessanta gli affari della holding italo-argentina si allargarono ben oltre i confini nazionali, con grandi commesse in Venezuela, Brasile, Cile, Bolivia e Perù. Nel 1968, quando Agostino Rocca decide di passare il comando al figlio Roberto, il gruppo Techint impiegava già 15.000 persone, un numero in costante crescita. Agostino Rocca si spegne nel 1978, ma l’attività di Techint non si arresta neppure di fronte ai gravi dissesti economici e politici che per lunghi anni colpiranno l’Argentina. La soluzione per sconfiggere la crisi nazionale è quella di diversificare l’attività all’estero. E il primo Paese interessato è proprio l’Italia, dove i nipoti del fondatore Gianfelice e Paolo Rocca completeranno una serie di operazioni finanziarie in grandi gruppi come Falck e Mondadori per poi finalizzare tramite la Techint l’acquisizione dell’azienda dove tutto era partito, la Dalmine. Dal 2002 le attività della famiglia Rocca sono raggruppate sotto il nome della Tenaris e comprendono anche la partecipazione in campo sanitario con la fondazione, avvenuta nel 1996, dell’Istituto Clinico Humanitas.
Il frigorifero e la Lambretta: la famiglia di Tella, dal Molise alla grande industria SIAM
Un’ordinanza igienico sanitaria emessa dal governo argentino nel 1910 fu all’origine del successo di Torcuato di Tella , (Capracotta, Molise 1892 – Buenos Aires 1948) all’anagrafe Torquato, nome modificato per un errore di trascrizione dall’immigrazione argentina. Il decreto vietava la pratica dell’impasto manuale del pane a causa delle frequenti epidemie batteriche, una restrizione che generò lo sciopero generale dei panettieri in tutto il Paese. Torcuato di Tella, giovane emigrante molisano, ebbe la geniale idea di progettare e brevettare una macchina impastatrice meccanica per risolvere il problema. Il successo fu immediato e nello stesso anno Di Tella fondò la SIAM (Sociedad Italiana de Amasadoras Mecanicas – Società Italiana impastatrici meccaniche). Nel 1915, come Agostino Rocca, combattè al fronte durante la Grande Guerra e come il conterraneo fondatore della Techint si laureò in ingegneria dopo il congedo militare. Il boom della SIAM partì dagli anni Venti, quando l’azienda iniziò a diversificare producendo pompe per l’estrazione petrolifera per conto della YPF, la compagnia nazionale argentina guidata da Enrique Mosconi, figlio di un famoso ingegnere pioniere delle ferrovie italiane. Il passo successivo fu quello dei grandi elettrodomestici, tra cui una diffusissima gelatiera professionale automatica, molto apprezzata dai gelatai argentini tra i più famosi del pianeta. Negli anni Quaranta, l’azienda italo-argentina si espanse ulteriormente nel settore elettrodomestici con la produzione di ventilatori, lavatrici, interruttori e materiale elettrico, pompe idrauliche. Alla salita di Juan Domingo Peròn nel 1946 l’azienda impiegava oltre 3.000 dipendenti. Il forte stimolo postbellico innescato dal governo populista interessò anche la SIAM, che nei due ultimi anni di vita del fondatore cercò l’ingresso nella grande siderurgia con l’avvio della Sociedad Industrial Argentina de Tubos de Acero (SIAT), che tuttavia non riuscirà ad eguagliare il successo dei Rocca nel settore della metallurgia. Saranno i figli di Torcuato a trovare una nuova strada verso il successo, nella prima metà degli anni Cinquanta, spianata dalla ricostruzione postbellica e dalla ricostruzione dell’industria italiana: quella della motorizzazione di massa. L’occasione venne da una delle industrie protagoniste del boom delle due ruote italiane, la Innocenti di Lambrate, con la quale la SIAM aveva rapporti già dal 1946 per la produzione dei famosi tubi senza saldature. Nel 1954 le due aziende siglarono un accordo per la produzione su licenza degli scooter Lambretta, ribattezzati Siambretta. Prodotti interamente in Argentina con alcuni componenti provenienti da Lambrate, le Siambretta divennero presto l’oggetto del desiderio accessibile anche alle fasce dei lavoratori, con un assalto vero e proprio che generò inizialmente lunghe liste d’attesa. Dal 1954 al 1966, ultimo anno di produzione, furono circa 260.000 le Siambretta che uscirono dagli stabilimenti SIAM nei pressi della capitale argentina prima dell’inizio della lunga fase di recessione economica del Paese, quando l’azienda italo-argentina era arrivata a superare i 15.000 addetti. L’azienda di Torcuato di Tella, guidata inizialmente dai figli del fondatore, provò anche l’avventura delle quattro ruote grazie ad un altro accordo internazionale, questa volta con la BMC britannica. Il risultato della joint venture vide la realizzazione di una berlina di generose dimensioni, la Siam-Di Tella 1500, costruita dal 1959 al 1966 in oltre 60.000 unità. Nel 1971 la crisi economica generò l’intervento dello Stato e la Di Tella fu nazionalizzata, continuando la produzione nei settori delle pompe per l’industria petrolifera e degli elettrodomestici. Il nome della famiglia rimase tuttavia nella successiva storia del Paese nella figura di Guido Di Tella, figlio di Torcuato, non come capitano d’impresa ma come politico di spicco. Peronista convinto, fu due volte al governo. La prima volta come viceministro dell’Economia nel governo di Isabel Peròn dal 1974 al colpo di stato del 1976. Dopo l’esilio a Oxford, fu chiamato nel 1989 dal neo-peronista Carlos Menèm come ministro degli Esteri. Durante il suo mandato fu fautore di un riavvicinamento con la Gran Bretagna dopo la frattura delle Falkland e con gli Stati Uniti di Bill Clinton. Guido DI Tella è stato il fondatore, nel 1958, dell’Istituto Torcuato di Tella e nel 1991 dell’Universidad Torcuato di Tella, ancora oggi un punto di riferimento per la formazione dei dirigenti d’impresa argentini.
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L'operato di Milei in campo economico ha dato indubbi risultati. Come Donald Trump, il presidente argentino vorrebbe l'uscita dall'Oms e l'isolamento di Maduro, puntando ad essere il principale attore geopolitico del Sudamerica. A Buenos Aires i pensionati protestano per i tagli insieme agli ultras del calcio, sobillati dall'opposizione peronista.L’Argentina ha raggiunto il pareggio di bilancio nel 2024. Il Pil è tornato a crescere e la disoccupazione è scesa.Gli italiani hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo economico dell'Argentina, in particolare nel dopoguerra, fondando veri e propri colossi industriali. I casi delle famiglie Rocca e Di Tella.Lo speciale contiene tre articoli.Da diverse settimane ogni mercoledì i pensionati argentini protestano davanti al parlamento di Buenos Aires per i tagli alle pensioni e allo stato sociale. Nell’ultima manifestazione insieme a loro si sono però presentati diversi gruppi ultrà delle principali squadre di calcio della capitale e numerosi elementi di estrema sinistra che hanno scatenato una guerriglia contro la polizia. Il governo del presidente Javier Milei ha subito accusato il partito peronista di tirare le file della protesta, definendo queste proteste un attacco al legittimo governo argentino. Questi scontri hanno portato all’arresto di 130 persone e al ferimento di 47 ed il ministro della Sicurezza Nazionale Patricia Bullrich ha ordinato misure straordinario per difendere il parlamento e la Casa Rosada, la residenza del presidente argentino, arrivando a minacciare i gruppi di tifoseria organizzata. La ministra argentina ha pubblicamente accusato gli ultrà (barras bravas) di essere mossi politicamente e di avere un interesse a fomentare la rivolta. Le curve di River Plate e Boca Juniors, le principali squadre di Buenos Aires, sono storicamente molto vicine al peronismo ed in passato sono state un importante bacino di voti per i partiti di sinistra. Nelle strade di Buenos Aires accanto ai gruppi di pensionati hanno sfilato anche gruppi extraparlamentari di estrema sinistra e la Confederación General del Trabajo (CGT), il più grande sindacato argentino. La situazione resta tesa e nemmeno gli interventi delle forze dell’ordine hanno fermato queste manifestazioni che attaccano l’operato di Javier Milei, soprattutto economicamente e politicamente. A poco più di un anno dal suo insediamento il presidente argentino ultraliberista ha però ottenuto indubbi risultati a livello macro-economico, anche se ha davvero utilizzato la motosega come aveva promesso durante l’accesa campagna elettorale. Milei aveva più volte parlato di sacrifici da compiere, accusando il precedente governo peronista di aver lasciato una situazione economica disastrosa. Ai suoi sostenitori l’uomo della Casa Rosada aveva promesso tagli drastici a ministeri ed enti pubblici, con licenziamenti di massa e blocco di aumenti di stipendio. Javier Milei ha mantenuto le promesse abbattendo di quasi il 30% la spesa pubblica e combattendo con forza l’inflazione, il vero incubo di ogni argentino. L’inflazione nel 2023 era arrivata al 260%, mentre dal suoi insediamento è scesa al 120%, indubbiamente una cifra alta, ma non da queste parti. Una notizia che ha ricevuto i complimenti da parte del Fondo Monetario Internazionale con il quale l’Argentina ha un debito enorme. Il problema è che i dipendenti pubblici hanno visto il blocco degli aumenti perdendo la loro capacità di spesa ed i tagli a sanità e sussidi hanno colpito anche i pensionati che sono subito scesi in piazza. Javier Milei non sembra però minimamente preoccupato delle proteste ed il suo zoccolo duro di sostenitori resta saldamente al suo fianco. Il presidente argentino è un fedelissimo di Donald Trump, con il quale vanta anche un solido rapporto personale, e vuole applicare al suo paese diverse misure simili come la possibile uscita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dagli accordi di Parigi sul clima. Il vulcanico uomo della Casa Rosada, oltre a riformare l’economia del suo paese, punta ad ottenere un ruolo geopolitico di primo piano in America Latina, ma i rapporti con diversi stati sono complicati. Il nemico numero uno di Milei resta indubbiamente il presidente venezuelano Nicolas Maduro, che è arrivato a chiudere l’ambasciata argentina di Caracas espellendo l’ambasciatore. Il presidente argentino non ha riconosciuto la discussa vittoria di Maduro e più volte si è appellato al popolo venezuelano per rovesciare il regime madurista. Pessimi i rapporti anche con i sodali del Venezuela come Bolivia, Cuba, Honduras e Nicaragua, tutti stati che Milei considera dittature socialista da abbattere. Più complicate le relazioni con il terzetto di governi di sinistra composto da Brasile, Messico e Colombia, ma con loro l’Argentina sta cercando una strada. La Colombia ha rapporti difficili con il Venezuela, che accusa di sostenere la guerriglia sul confine, mentre il Brasile ha accettato di ospitare i diplomatici argentini a Caracas quando l’ambasciata è stata posta sotto assedio dalle forze di sicurezza venezuelane. Lula non ha mai accettato il risultato elettorale di Maduro e sa quanto i rapporti con l’Argentina siano importanti per il Brasile, soprattutto a livello commerciale e turistico. Articolati anche i rapporti con Uruguay e Cile, con i quali l’Argentina condivide un lungo confine. A Montevideo il presidente Yamandu Orsi, che rappresenta una colazione di sinistra chiamata Frente Amplio, sta cercando un equilibrio con l’ingombrante vicino, ma punta ad agire da mediatore fra i governi di sinistra e l’Argentina. A Santiago del Cile lo scontro è invece già in atto ed il presidente cileno Gabriel Boric è stato accusato dal ministro dell’Economia di Buenos Aires di essere un comunista che vuole distruggere l’economia. Boric ha chiesto rispetto, ma ha definito l’Argentina un paese fratello dicendosi disposto a lavorare insieme. Indubbiamente migliori i rapporti con il Paraguay dove governa il conservatore Partido Colorado che ha eletto come presidente Santiago Pena con il quale ha già organizzato diversi incontri fra Asuncion e Buenos Aires per rafforzare i legami bilaterali, confermando la forte influenza argentina nel paese. L’amministrazione Trump sta monitorando con attenzione tutto quello che accade in America Latina , riproponendo una presenza statunitense a livello continentale e Javier Milei e l’Argentina sono indubbiamente il ponte naturale per il Sud America.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/argentina-milei-geopolitica-2671641396.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-motosega-di-milei-ha-funzionato" data-post-id="2671641396" data-published-at="1743433673" data-use-pagination="False"> La motosega di Milei ha funzionato Nel 2024 l'Argentina guidata da Javier Milei ha raggiunto il pareggio di bilancio, Il Pil è tornato a crescere e il tasso di disoccupazione è sceso. L’inflazione, dopo una prima fiammata, è calata rapidamente: negli ultimi mesi i prezzi sono cresciuti a un tasso annualizzato di poco superiore al 30% (il tasso di crescita nei 12 mesi era arrivato al 292% nell’aprile 2023). Ecco un'analisi dettagliata di come queste misure stiano risanando l'Argentina:1. Riduzione del deficit e pareggio di bilancio Nel 2024, l'Argentina ha raggiunto il pareggio di bilancio dopo aver affrontato un deficit di oltre il 5%. La riduzione della spesa pubblica è stata fondamentale per questo obiettivo, Il taglio è stato del 28% in termini reali, superando le aspettative del Fondo Monetario Internazionale che si aspettava una riduzione del 18%. Questo è stato possibile grazie a una serie di tagli mirati e riforme, come il declassamento a segretariati di 9 ministeri e il licenziamento di dipendenti pubblici.2. Tagli alla spesa pubblica e ai sussidiTagliati dipendenti pubblici, pensioni, investimenti e sussidi. Questo approccio drastico ha portato a una riduzione della spesa primaria.3. Liberalizzazioni e deregolamentazioneLe liberalizzazioni hanno avuto un impatto profondo sull'economia. Tra le misure più significative, vi è l'eliminazione dei controlli sui prezzi degli affitti e la rimozione dei tetti ai prezzi di carburanti, farmaci e assicurazioni sanitarie.4. Riforma fiscale e incentivi agli investimentiUna delle misure più significative adottate dal governo di Milei è stata l'introduzione di un regime fiscale favorevole per le imprese, soprattutto per quelle che investono in settori strategici come l'energia, l'edilizia e la tecnologia. Con l'abbassamento dei dazi d'importazione e delle imposte sul reddito per gli investimenti superiori ai 200 milioni di dollari, il governo mira a incentivare gli investimenti a lungo termine. Queste misure contribuiscono non solo a stimolare la crescita economica, ma anche a diversificare l'economia argentina.5. Contenimento dell'inflazioneL'inflazione, che ha raggiunto livelli record nel 2023, è stata un altro grande obiettivo per il governo di Milei. Nonostante una prima fiammata inflazionistica, l'inflazione è stata contenuta grazie a politiche monetarie e fiscali più rigide. A dicembre 2023, l'inflazione mensile aveva toccato il 25,5%, ma nel corso dei mesi successivi, il tasso è sceso drasticamente, attestandosi a un più gestibile 2,4%. Questo ha migliorato il potere d'acquisto dei cittadini e aumentato la fiducia nella stabilità economica.6. Crescita del Pil e ripresa dell'attività economicaIl Pil ha mostrato segni di ripresa, con una crescita del 3,9% nel terzo trimestre del 2024, il tasso più alto degli ultimi quattro anni. Inoltre, la disoccupazione è scesa, segno che le riforme hanno avuto un impatto anche sul mercato del lavoro.7. Riforma del settore pubblico e riduzione della burocraziaUna delle principali riforme è stata la riduzione della burocrazia statale, con una significativa riduzione del numero di ministeri e la semplificazione delle strutture amministrative. Questo ha portato a una diminuzione dei costi operativi, pari al 22% in termini reali, e ha reso l'apparato statale più efficiente. Inoltre, la riforma fiscale ha reso il sistema più moderno abbattendo le barriere burocratiche agli investimenti e promuovendo la competitività.8. Risoluzione dei problemi strutturali e recupero della fiducia internazionaleNon solo la stabilizzazione macroeconomica ha migliorato la situazione interna, ma anche la percezione internazionale dell'Argentina è cambiata. Il premio di rischio Paese, che nel 2020 aveva raggiunto i 4.362 punti base, è sceso a 677 punti a marzo, il livello più basso dal 2019. Questo riflette una crescente fiducia negli impegni economici del governo e nella sua capacità di gestire il debito pubblico. La riduzione del rischio Paese ha anche permesso una maggiore apertura alle esportazioni e agli investimenti esteri, contribuendo a migliorare la bilancia commerciale.9. Privatizzazioni e riforma del settore energetico e delle infrastrutture.9. Privatizzazioni e riforma del settore energetico e delle infrastruttureIl governo ha proseguito con le privatizzazioni, vendendo o parzialmente privatizzando otto grandi imprese pubbliche nei settori energetico, autostradale e ferroviario. Questo ha permesso di ridurre il peso dello Stato in settori chiave, migliorando l'efficienza e aumentando la competitività del mercato.10. Prospettive future e cautelaNonostante i risultati positivi, l'Argentina è ancora alle prese con sfide significative, come il debito pubblico e la necessità di una maggiore stabilità economica. Tuttavia, le politiche attuate finora hanno contribuito a stabilizzare l’economia, e la gradualità con cui Milei intende procedere nelle riforme, inclusa la riforma del lavoro e il possibile abbassamento delle tasse, offre speranza per una crescita sostenibile nel lungo termine. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/argentina-milei-geopolitica-2671641396.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="rocca-e-di-tella-storia-di-due-grandi-famiglie-di-imprenditori-italiani-in-argentina" data-post-id="2671641396" data-published-at="1743433673" data-use-pagination="False"> Rocca e Di Tella: Storia di due grandi famiglie di imprenditori italiani in Argentina Il 4 giugno 1946 alla presidenza dell’Argentina si insediò il generale Juan Domingo Peròn, dopo una netta vittoria nelle elezioni del febbraio precedente. Rimarrà in carica fino al 1955 negli anni noti come quelli del «peronismo» o «justicialismo», espressione della particolare visione politica, economica e sociale che il presidente capo del movimento dei «descamisados» mise in atto durante i 9 anni al potere. Dal punto di vista industriale, Peròn avviò un imponente processo di industrializzazione nazionale, basandosi sulle solide riserve auree che l’Argentina aveva accumulato grazie alla bilancia commerciale a proprio favore nell’export in particolare di materie prime e prodotti agricoli. L’intento era l’indipendenza economica dagli Stati Uniti, condizione necessaria per realizzare quella «terza via» tra socialismo e capitalismo che poneva al centro il benessere dei lavoratori organizzati in un forte sindacato di stampo corporativo, mutuato dall’esperienza di quello italiano del ventennio fascista. Proprio gli italo-argentini rappresentarono una costola importante per il processo di trasformazione industriale argentino. Nazione di prima immigrazione italiana sin dal secolo XIX, nel 1946 l’Argentina ospitava oltre 2 milioni e 800mila italiani. In molti parteciparono alla crescita industriale del Paese sudamericano, alcuni in posizione di primissimo piano, fondando e dirigendo imprese e gruppi ancora oggi dominanti nel panorama industriale internazionale. Sono i casi della famiglia Rocca, fondatrice dell’impero siderurgico Techint e della famiglia Di Tella, che fu protagonista nel settore della costruzione di macchinari, elettrodomestici, motocicli e automobili, dando alla politica argentina un proprio membro che fu due volte al governo come viceministro dell’Economia e poi ministro degli Esteri.Da Dalmine all’Argentina (e ritorno). La grande impresa siderurgica della famiglia RoccaNel 1946 Agostino Rocca (Milano, 25 maggio 1895 – Buenos Aires 17 febbraio 1978) poteva considerarsi un capitano d’industria «sopravvissuto». Figlio di ingegnere ferroviario, nel 1908 mentre si trovava con la famiglia a Reggio Calabria fu colpito dal disastroso sisma nel quale perse entrambi i genitori. A Roma, presso gli zii, scelse la carriera militare. Nel 1915 partì volontario per il fronte sopravvivendo a tutte le grandi battaglie dell’Isonzo, a Caporetto e all’ultima offensiva, che affrontò con la divisa degli Arditi. Nel 1921 a Milano si laurea in ingegneria e sposa Maria Queirazza, erede di una dinastia finanziaria che apre le porte a Rocca nella sua ascesa professionale, che a partire dal 1933 lo porterà alla guida dei due maggiori gruppi siderurgici italiani: Ansaldo e Dalmine. Dal 1943 ebbe il merito di difendere gli stabilimenti dalla spoliazione tedesca (anche se la Dalmine il 6 luglio 1944 fu rasa al suolo da un bombardamento alleato), ma alla fine della guerra fu preso nelle maglie dell’epurazione dalla quale, ancora una volta, riuscirà a sopravvivere venendo scagionato dalle accuse di collaborazionismo. Agostino Rocca non volle tuttavia prendere parte alla ricostruzione in Italia, ma cercò l’avventura oltreoceano. Nel 1945 a Milano, assieme al figlio Roberto e ai più fidati collaboratori, fondava la Compagnia Tecnica Internazionale poi Techint, dalla sigla usata nelle comunicazioni telegrafiche. Nel febbraio del 1946, meno di un anno dopo la fine della guerra, Agostino Rocca è a Buenos Aires. Grazie agli influenti contatti coltivati durante la carriera in Italia, l’ingegnere milanese riusciva a preparare il terreno per la sua ascesa. Forte del know-how acquisito in Ansaldo e Dalmine, ebbe una prima grande commessa tramite un connazionale, l’Imprenditore Bruno Pagliai, che in Messico aveva fondato la TAMSA (Tubos de Acero de Mèxico) e grazie all’intercessione di Giovanni Malagodi, futuro segretario del partito Liberale, allora banchiere nella capitale argentina. La prima commessa di Techint fu nel 1947 e riguardò la costruzione di tubi per un grande gasdotto dalla Patagonia a Buenos Aires. Le forniture arrivarono dalla Dalmine, che prese una partecipazione in Techint dando origine a una holding che si svilupperà negli anni successivi, gli anni d’oro dell’argentina di Peròn, che favorì l’industrializzazione nazionale grazie alle riserve accumulate negli anni precedenti grazie al fortissimo flusso di cassa derivato dall’export agricolo. In pochi anni Rocca riusciva a creare una vera e propria economia di scala, con la fondazione di società controllate da Techint come la Siderca-Dalmine di Campana, la siderurgica Cometarsa, azienda di costruzioni metalliche tra cui locomotori e materiali ferroviari e la Elina per la realizzazione di grandi linee elettriche. Negli anni Cinquanta e Sessanta gli affari della holding italo-argentina si allargarono ben oltre i confini nazionali, con grandi commesse in Venezuela, Brasile, Cile, Bolivia e Perù. Nel 1968, quando Agostino Rocca decide di passare il comando al figlio Roberto, il gruppo Techint impiegava già 15.000 persone, un numero in costante crescita. Agostino Rocca si spegne nel 1978, ma l’attività di Techint non si arresta neppure di fronte ai gravi dissesti economici e politici che per lunghi anni colpiranno l’Argentina. La soluzione per sconfiggere la crisi nazionale è quella di diversificare l’attività all’estero. E il primo Paese interessato è proprio l’Italia, dove i nipoti del fondatore Gianfelice e Paolo Rocca completeranno una serie di operazioni finanziarie in grandi gruppi come Falck e Mondadori per poi finalizzare tramite la Techint l’acquisizione dell’azienda dove tutto era partito, la Dalmine. Dal 2002 le attività della famiglia Rocca sono raggruppate sotto il nome della Tenaris e comprendono anche la partecipazione in campo sanitario con la fondazione, avvenuta nel 1996, dell’Istituto Clinico Humanitas.Il frigorifero e la Lambretta: la famiglia di Tella, dal Molise alla grande industria SIAMUn’ordinanza igienico sanitaria emessa dal governo argentino nel 1910 fu all’origine del successo di Torcuato di Tella , (Capracotta, Molise 1892 – Buenos Aires 1948) all’anagrafe Torquato, nome modificato per un errore di trascrizione dall’immigrazione argentina. Il decreto vietava la pratica dell’impasto manuale del pane a causa delle frequenti epidemie batteriche, una restrizione che generò lo sciopero generale dei panettieri in tutto il Paese. Torcuato di Tella, giovane emigrante molisano, ebbe la geniale idea di progettare e brevettare una macchina impastatrice meccanica per risolvere il problema. Il successo fu immediato e nello stesso anno Di Tella fondò la SIAM (Sociedad Italiana de Amasadoras Mecanicas – Società Italiana impastatrici meccaniche). Nel 1915, come Agostino Rocca, combattè al fronte durante la Grande Guerra e come il conterraneo fondatore della Techint si laureò in ingegneria dopo il congedo militare. Il boom della SIAM partì dagli anni Venti, quando l’azienda iniziò a diversificare producendo pompe per l’estrazione petrolifera per conto della YPF, la compagnia nazionale argentina guidata da Enrique Mosconi, figlio di un famoso ingegnere pioniere delle ferrovie italiane. Il passo successivo fu quello dei grandi elettrodomestici, tra cui una diffusissima gelatiera professionale automatica, molto apprezzata dai gelatai argentini tra i più famosi del pianeta. Negli anni Quaranta, l’azienda italo-argentina si espanse ulteriormente nel settore elettrodomestici con la produzione di ventilatori, lavatrici, interruttori e materiale elettrico, pompe idrauliche. Alla salita di Juan Domingo Peròn nel 1946 l’azienda impiegava oltre 3.000 dipendenti. Il forte stimolo postbellico innescato dal governo populista interessò anche la SIAM, che nei due ultimi anni di vita del fondatore cercò l’ingresso nella grande siderurgia con l’avvio della Sociedad Industrial Argentina de Tubos de Acero (SIAT), che tuttavia non riuscirà ad eguagliare il successo dei Rocca nel settore della metallurgia. Saranno i figli di Torcuato a trovare una nuova strada verso il successo, nella prima metà degli anni Cinquanta, spianata dalla ricostruzione postbellica e dalla ricostruzione dell’industria italiana: quella della motorizzazione di massa. L’occasione venne da una delle industrie protagoniste del boom delle due ruote italiane, la Innocenti di Lambrate, con la quale la SIAM aveva rapporti già dal 1946 per la produzione dei famosi tubi senza saldature. Nel 1954 le due aziende siglarono un accordo per la produzione su licenza degli scooter Lambretta, ribattezzati Siambretta. Prodotti interamente in Argentina con alcuni componenti provenienti da Lambrate, le Siambretta divennero presto l’oggetto del desiderio accessibile anche alle fasce dei lavoratori, con un assalto vero e proprio che generò inizialmente lunghe liste d’attesa. Dal 1954 al 1966, ultimo anno di produzione, furono circa 260.000 le Siambretta che uscirono dagli stabilimenti SIAM nei pressi della capitale argentina prima dell’inizio della lunga fase di recessione economica del Paese, quando l’azienda italo-argentina era arrivata a superare i 15.000 addetti. L’azienda di Torcuato di Tella, guidata inizialmente dai figli del fondatore, provò anche l’avventura delle quattro ruote grazie ad un altro accordo internazionale, questa volta con la BMC britannica. Il risultato della joint venture vide la realizzazione di una berlina di generose dimensioni, la Siam-Di Tella 1500, costruita dal 1959 al 1966 in oltre 60.000 unità. Nel 1971 la crisi economica generò l’intervento dello Stato e la Di Tella fu nazionalizzata, continuando la produzione nei settori delle pompe per l’industria petrolifera e degli elettrodomestici. Il nome della famiglia rimase tuttavia nella successiva storia del Paese nella figura di Guido Di Tella, figlio di Torcuato, non come capitano d’impresa ma come politico di spicco. Peronista convinto, fu due volte al governo. La prima volta come viceministro dell’Economia nel governo di Isabel Peròn dal 1974 al colpo di stato del 1976. Dopo l’esilio a Oxford, fu chiamato nel 1989 dal neo-peronista Carlos Menèm come ministro degli Esteri. Durante il suo mandato fu fautore di un riavvicinamento con la Gran Bretagna dopo la frattura delle Falkland e con gli Stati Uniti di Bill Clinton. Guido DI Tella è stato il fondatore, nel 1958, dell’Istituto Torcuato di Tella e nel 1991 dell’Universidad Torcuato di Tella, ancora oggi un punto di riferimento per la formazione dei dirigenti d’impresa argentini.
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa del 24 giugno con Carlo Cambi
Giancarlo Giorgetti (Michele Silvestro)
Prima la sorpresa. Poi la speranza. Infine la politica. In mezzo, come sempre, Giancarlo Giorgetti snocciola una montagna di numeri e lancia una manciata di frecciate.
Sul palco del Giorno della Verità, incalzato dalle domande di Maurizio Belpietro, il ministro dell’Economia si presenta con un messaggio che vale molto più di una semplice fotografia dei conti pubblici. Perché dietro le cifre, dietro il Superbonus, dietro il debito e perfino dietro le schermaglie nella Lega, emerge un’idea precisa: il governo intende arrivare alla fine naturale della legislatura. Il voto ad aprile si allontana. Prima delle elezioni bisogna completare il percorso dell’autonomia differenziata e il federalismo fiscale. Un’agenda che richiede tempo, passaggi parlamentari e soprattutto stabilità politica. Considerati i calendari l’ipotesi delle urne a primavera perde consistenza. Ma la vera novità arriva dai numeri.
Per anni l’Italia è stata raccontata come il sorvegliato speciale costretto a presentarsi agli esami comunitari con il cappello in mano. Giorgetti prova a ribaltare il racconto. «L’Italia è uno dei pochi Paesi che rispetta totalmente il Patto di stabilità europeo». Un messaggio indirizzato ai mercati, alla Commissione europea e agli elettori. Il ministro sostiene che Roma sta facendo i compiti meglio di molti partner continentali che per anni hanno impartito lezioni di rigore. «Potremmo scoprire a settembre di essere dentro il 3%, uscendo dalla procedura d’infrazione». Il ministro sceglie la prudenza. «Le probabilità non sono altissime» ammette «Ma la partita non è ancora finita, ci sono i tempi supplementari». La metafora calcistica non è casuale. Lui che tifa Southampton e che addirittura contribuì a fondare un fan club conosce bene la passione degli inglesi per le scommesse. Soprattutto quelle giocate all’ultimo minuto. La speranza è legata al gigantesco lavoro di pulizia contabile sui contributi all’edilizia. «I controlli sul Superbonus stanno producendo risultati e per questo ringrazio l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza». Stanno emergendo gigantesche irregolarità che valgono dieci miliardi. Da quando è arrivato all’Economia non ha mai nascosto il suo giudizio. Considera quella misura una delle più controverse mai realizzate dalla finanza pubblica italiana. «Tra bonus facciate e Superbonus sono stati spesi circa 195 miliardi». Una montagna di denaro. Diverse leggi finanziarie messe una sopra l’altra come mattoni.
Secondo il ministro, il problema non riguarda soltanto il costo. È sbagliato anche il modo in cui quei soldi sono stati distribuiti. A suo parere bisognava concentrarsi sulle prime case, sulle famiglie in difficoltà, sulle situazioni realmente meritevoli di sostegno. Invece ha finito per finanziare ristrutturazioni di ville, residenze di pregio e persino castelli. Insomma ha regalato cappotti termici anche all’aristocrazia immobiliare. «Ci sono ancora da liquidare circa 40 miliardi nel 2026 e altri 23 miliardi nel 2027» ricorda. In sostanza il conto continua a correre anche quando il banchetto è stato già smontato. Se il Superbonus rappresenta il capitolo delle zavorre, la finanza è quello delle soddisfazioni. Per anni il debito italiano è stato descritto come una montagna instabile, una minaccia permanente, una specie di Vesuvio finanziario pronto a risvegliarsi. Oggi Giorgetti racconta una storia diversa. «Adesso c’è la corsa a comprare Btp: anche banche centrali asiatiche sono venute a comprare debito pubblico italiano, cosa che non avevano mai fatto». I mercati internazionali stanno mostrando fiducia. «Anche gestire il debito pubblico è sovranismo». Una definizione che probabilmente farà discutere economisti e politologi ma che fotografa bene il ragionamento di Giorgetti: uno Stato è davvero sovrano quando riesce a finanziare il proprio debito a condizioni sostenibili. E finora, osserva, i risultati gli stanno dando ragione.
«Siamo riusciti a venderlo e anche a un buon prezzo». Naturalmente il ministro non nasconde il problema rappresentato dai tassi d'interesse.
Con quasi 3.000 miliardi di debito ogni movimento deciso dalla Banca centrale europea viene osservato con la stessa attenzione con cui un cardiologo segue il battito di un paziente delicato.
«Se mi chiedete se sono contento che aumentino i tassi di interesse, dico di no». Ogni rialzo costa miliardi. Ogni punto percentuale si trasforma in una fattura da pagare.
Sul fronte della difesa, invece, Giorgetti sceglie la via della diplomazia. Nessuna polemica con Guido Crosetto. Nessuna guerra di bilancio. «Tutti legittimamente chiedono stanziamenti. Chi deve fare il bilancio deve dosarli saggiamente». Tutti vogliono soldi, ma qualcuno deve fare i conti. Poi arriva la politica. Quella vera. Quella che agita i corridoi dei partiti molto più delle tabelle del deficit. La Lega attraversa settimane agitate. Giorgetti sceglie una definizione destinata probabilmente a entrare negli annali del lessico politico. «La Lega è un movimento politico effervescente». Ma non per questo fuori controllo. «Troveremo la via giusta». Molto meno diplomatico quando il discorso cade su Roberto Vannacci. «Il programma economico mi sembra leggermente irrealistico». Aggiunge una riflessione che sembra una lezione di realismo politico.
«Capisco che la politica a volte sconfini nell’utopia e che l’utopia può essere una bellissima cosa. Ma bisogna essere realisti». E forse è proprio questa la chiave di lettura dell’intervento del ministro.
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La sequenza è partita dai listini asiatici. In Corea del Sud il Kospi ha accusato un tonfo del 10%, in una seduta segnata da volatilità eccezionale. A Tokyo, il Nikkei ha perso il 3,5%, mentre Shanghai ha ceduto l’1,4% e Shenzhen oltre il 3%. In ribasso anche Hong Kong, a -1,82%. Il messaggio arrivato dall’Asia è stato chiaro: la correzione non riguarda un singolo mercato, ma un comparto globale dove i grandi gruppi tecnologici e la filiera dei chip hanno assunto un peso crescente negli indici.
A Wall Street la flessione ha colpito con forza Nasdaq e S&P 500, scesi ai livelli più bassi da oltre una settimana. Secondo gli esperti, gli investitori starebbero valutando una Federal Reserve più restrittiva e, soprattutto, i rischi legati ai programmi di investimento nell’intelligenza artificiale finanziati tramite debito dalle società cloud. La questione non è soltanto la domanda futura di IA, ma la capacità delle aziende di trasformare capex molto elevati in ricavi e margini sufficienti a giustificarne il costo finanziario.
I numeri fotografano la portata del movimento. Micron Technology e SanDisk, tra i migliori titoli dello S&P 500 dall’inizio dell’anno, hanno perso rispettivamente il 12% e il 13%. L’indice Philadelphia Semiconductor è crollato del 7,3%, mentre il settore tecnologico dello S&P 500 ha lasciato sul terreno il 3,2%. Se la discesa dovesse consolidarsi, il Nasdaq 100 rischierebbe di cedere più di 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, secondo le stime richiamate dagli operatori. Il punto critico è l’affollamento delle compravendite sull’IA. Quando una quota ampia del mercato possiede gli stessi titoli, una revisione delle aspettative può trasformarsi rapidamente in una corsa alle vendite.
L’Europa da tutto questo non è rimasta immune. Londra ha chiuso in lieve controtendenza, +0,17%, ma Francoforte ha perso lo 0,81% e Parigi lo 0,71%. A Milano il Ftse Mib ha segnato -1,46%, risultando il peggiore tra i principali listini europei. A pesare sono stati soprattutto i titoli esposti alla tecnologia e al ciclo industriale: STMicroelectronics ha ceduto l’8,44%, Stellantis il 6,74%, Prysmian il 4,10% e Avio il 3,47%. La seduta ha mostrato quanto la narrativa dell’IA sia ormai un fattore sistemico per i mercati.
La tecnologia continua, dunque, a rappresentare un motore di crescita, ma le quotazioni elevate e il ricorso al debito impongono una verifica severa dei fondamentali. Per gli investitori, il tema non è più soltanto individuare i vincitori della rivoluzione artificiale: è capire a quale prezzo, e con quali tempi, quella rivoluzione riuscirà a generare rendimenti sostenibili senza comprimere ulteriormente i multipli di Borsa.
Sul mercato valutario l’euro ha arretrato leggermente sul dollaro, scendendo a quota 1,138. Debole anche l’oro, che ieri ha perso l’1,34% arrivando a 4.135,6 dollari l’oncia. Vendite diffuse anche sul petrolio: il Light Sweet Crude ha proseguito la seduta a 73,13 dollari al barile. Sul fronte obbligazionario è aumentata leggermente la tensione: lo spread è salito di poco a 71 punti base, in rialzo di 7 punti rispetto alla chiusura precedente. Il rendimento del Btp decennale si è attestata al 3,63%.
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