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2025-03-31
La motosega di Milei ha funzionato
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Da diverse settimane ogni mercoledì i pensionati argentini protestano davanti al parlamento di Buenos Aires per i tagli alle pensioni e allo stato sociale. Nell’ultima manifestazione insieme a loro si sono però presentati diversi gruppi ultrà delle principali squadre di calcio della capitale e numerosi elementi di estrema sinistra che hanno scatenato una guerriglia contro la polizia. Il governo del presidente Javier Milei ha subito accusato il partito peronista di tirare le file della protesta, definendo queste proteste un attacco al legittimo governo argentino. Questi scontri hanno portato all’arresto di 130 persone e al ferimento di 47 ed il ministro della Sicurezza Nazionale Patricia Bullrich ha ordinato misure straordinario per difendere il parlamento e la Casa Rosada, la residenza del presidente argentino, arrivando a minacciare i gruppi di tifoseria organizzata. La ministra argentina ha pubblicamente accusato gli ultrà (barras bravas) di essere mossi politicamente e di avere un interesse a fomentare la rivolta. Le curve di River Plate e Boca Juniors, le principali squadre di Buenos Aires, sono storicamente molto vicine al peronismo ed in passato sono state un importante bacino di voti per i partiti di sinistra. Nelle strade di Buenos Aires accanto ai gruppi di pensionati hanno sfilato anche gruppi extraparlamentari di estrema sinistra e la Confederación General del Trabajo (CGT), il più grande sindacato argentino. La situazione resta tesa e nemmeno gli interventi delle forze dell’ordine hanno fermato queste manifestazioni che attaccano l’operato di Javier Milei, soprattutto economicamente e politicamente. A poco più di un anno dal suo insediamento il presidente argentino ultraliberista ha però ottenuto indubbi risultati a livello macro-economico, anche se ha davvero utilizzato la motosega come aveva promesso durante l’accesa campagna elettorale. Milei aveva più volte parlato di sacrifici da compiere, accusando il precedente governo peronista di aver lasciato una situazione economica disastrosa. Ai suoi sostenitori l’uomo della Casa Rosada aveva promesso tagli drastici a ministeri ed enti pubblici, con licenziamenti di massa e blocco di aumenti di stipendio. Javier Milei ha mantenuto le promesse abbattendo di quasi il 30% la spesa pubblica e combattendo con forza l’inflazione, il vero incubo di ogni argentino. L’inflazione nel 2023 era arrivata al 260%, mentre dal suoi insediamento è scesa al 120%, indubbiamente una cifra alta, ma non da queste parti. Una notizia che ha ricevuto i complimenti da parte del Fondo Monetario Internazionale con il quale l’Argentina ha un debito enorme. Il problema è che i dipendenti pubblici hanno visto il blocco degli aumenti perdendo la loro capacità di spesa ed i tagli a sanità e sussidi hanno colpito anche i pensionati che sono subito scesi in piazza. Javier Milei non sembra però minimamente preoccupato delle proteste ed il suo zoccolo duro di sostenitori resta saldamente al suo fianco. Il presidente argentino è un fedelissimo di Donald Trump, con il quale vanta anche un solido rapporto personale, e vuole applicare al suo paese diverse misure simili come la possibile uscita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dagli accordi di Parigi sul clima. Il vulcanico uomo della Casa Rosada, oltre a riformare l’economia del suo paese, punta ad ottenere un ruolo geopolitico di primo piano in America Latina, ma i rapporti con diversi stati sono complicati. Il nemico numero uno di Milei resta indubbiamente il presidente venezuelano Nicolas Maduro, che è arrivato a chiudere l’ambasciata argentina di Caracas espellendo l’ambasciatore. Il presidente argentino non ha riconosciuto la discussa vittoria di Maduro e più volte si è appellato al popolo venezuelano per rovesciare il regime madurista. Pessimi i rapporti anche con i sodali del Venezuela come Bolivia, Cuba, Honduras e Nicaragua, tutti stati che Milei considera dittature socialista da abbattere. Più complicate le relazioni con il terzetto di governi di sinistra composto da Brasile, Messico e Colombia, ma con loro l’Argentina sta cercando una strada. La Colombia ha rapporti difficili con il Venezuela, che accusa di sostenere la guerriglia sul confine, mentre il Brasile ha accettato di ospitare i diplomatici argentini a Caracas quando l’ambasciata è stata posta sotto assedio dalle forze di sicurezza venezuelane. Lula non ha mai accettato il risultato elettorale di Maduro e sa quanto i rapporti con l’Argentina siano importanti per il Brasile, soprattutto a livello commerciale e turistico. Articolati anche i rapporti con Uruguay e Cile, con i quali l’Argentina condivide un lungo confine. A Montevideo il presidente Yamandu Orsi, che rappresenta una colazione di sinistra chiamata Frente Amplio, sta cercando un equilibrio con l’ingombrante vicino, ma punta ad agire da mediatore fra i governi di sinistra e l’Argentina. A Santiago del Cile lo scontro è invece già in atto ed il presidente cileno Gabriel Boric è stato accusato dal ministro dell’Economia di Buenos Aires di essere un comunista che vuole distruggere l’economia. Boric ha chiesto rispetto, ma ha definito l’Argentina un paese fratello dicendosi disposto a lavorare insieme. Indubbiamente migliori i rapporti con il Paraguay dove governa il conservatore Partido Colorado che ha eletto come presidente Santiago Pena con il quale ha già organizzato diversi incontri fra Asuncion e Buenos Aires per rafforzare i legami bilaterali, confermando la forte influenza argentina nel paese. L’amministrazione Trump sta monitorando con attenzione tutto quello che accade in America Latina , riproponendo una presenza statunitense a livello continentale e Javier Milei e l’Argentina sono indubbiamente il ponte naturale per il Sud America.
La motosega di Milei ha funzionato
Nel 2024 l'Argentina guidata da Javier Milei ha raggiunto il pareggio di bilancio, Il Pil è tornato a crescere e il tasso di disoccupazione è sceso. L’inflazione, dopo una prima fiammata, è calata rapidamente: negli ultimi mesi i prezzi sono cresciuti a un tasso annualizzato di poco superiore al 30% (il tasso di crescita nei 12 mesi era arrivato al 292% nell’aprile 2023).
Ecco un'analisi dettagliata di come queste misure stiano risanando l'Argentina:
1. Riduzione del deficit e pareggio di bilancio
Nel 2024, l'Argentina ha raggiunto il pareggio di bilancio dopo aver affrontato un deficit di oltre il 5%. La riduzione della spesa pubblica è stata fondamentale per questo obiettivo, Il taglio è stato del 28% in termini reali, superando le aspettative del Fondo Monetario Internazionale che si aspettava una riduzione del 18%. Questo è stato possibile grazie a una serie di tagli mirati e riforme, come il declassamento a segretariati di 9 ministeri e il licenziamento di dipendenti pubblici.
2. Tagli alla spesa pubblica e ai sussidi
Tagliati dipendenti pubblici, pensioni, investimenti e sussidi. Questo approccio drastico ha portato a una riduzione della spesa primaria.
3. Liberalizzazioni e deregolamentazione
Le liberalizzazioni hanno avuto un impatto profondo sull'economia. Tra le misure più significative, vi è l'eliminazione dei controlli sui prezzi degli affitti e la rimozione dei tetti ai prezzi di carburanti, farmaci e assicurazioni sanitarie.
4. Riforma fiscale e incentivi agli investimenti
Una delle misure più significative adottate dal governo di Milei è stata l'introduzione di un regime fiscale favorevole per le imprese, soprattutto per quelle che investono in settori strategici come l'energia, l'edilizia e la tecnologia. Con l'abbassamento dei dazi d'importazione e delle imposte sul reddito per gli investimenti superiori ai 200 milioni di dollari, il governo mira a incentivare gli investimenti a lungo termine. Queste misure contribuiscono non solo a stimolare la crescita economica, ma anche a diversificare l'economia argentina.
5. Contenimento dell'inflazione
L'inflazione, che ha raggiunto livelli record nel 2023, è stata un altro grande obiettivo per il governo di Milei. Nonostante una prima fiammata inflazionistica, l'inflazione è stata contenuta grazie a politiche monetarie e fiscali più rigide. A dicembre 2023, l'inflazione mensile aveva toccato il 25,5%, ma nel corso dei mesi successivi, il tasso è sceso drasticamente, attestandosi a un più gestibile 2,4%. Questo ha migliorato il potere d'acquisto dei cittadini e aumentato la fiducia nella stabilità economica.
6. Crescita del Pil e ripresa dell'attività economica
Il Pil ha mostrato segni di ripresa, con una crescita del 3,9% nel terzo trimestre del 2024, il tasso più alto degli ultimi quattro anni. Inoltre, la disoccupazione è scesa, segno che le riforme hanno avuto un impatto anche sul mercato del lavoro.
7. Riforma del settore pubblico e riduzione della burocrazia
Una delle principali riforme è stata la riduzione della burocrazia statale, con una significativa riduzione del numero di ministeri e la semplificazione delle strutture amministrative. Questo ha portato a una diminuzione dei costi operativi, pari al 22% in termini reali, e ha reso l'apparato statale più efficiente. Inoltre, la riforma fiscale ha reso il sistema più moderno abbattendo le barriere burocratiche agli investimenti e promuovendo la competitività.
8. Risoluzione dei problemi strutturali e recupero della fiducia internazionale
Non solo la stabilizzazione macroeconomica ha migliorato la situazione interna, ma anche la percezione internazionale dell'Argentina è cambiata. Il premio di rischio Paese, che nel 2020 aveva raggiunto i 4.362 punti base, è sceso a 677 punti a marzo, il livello più basso dal 2019. Questo riflette una crescente fiducia negli impegni economici del governo e nella sua capacità di gestire il debito pubblico. La riduzione del rischio Paese ha anche permesso una maggiore apertura alle esportazioni e agli investimenti esteri, contribuendo a migliorare la bilancia commerciale.9. Privatizzazioni e riforma del settore energetico e delle infrastrutture.
9. Privatizzazioni e riforma del settore energetico e delle infrastrutture
Il governo ha proseguito con le privatizzazioni, vendendo o parzialmente privatizzando otto grandi imprese pubbliche nei settori energetico, autostradale e ferroviario. Questo ha permesso di ridurre il peso dello Stato in settori chiave, migliorando l'efficienza e aumentando la competitività del mercato.
10. Prospettive future e cautela
Nonostante i risultati positivi, l'Argentina è ancora alle prese con sfide significative, come il debito pubblico e la necessità di una maggiore stabilità economica. Tuttavia, le politiche attuate finora hanno contribuito a stabilizzare l’economia, e la gradualità con cui Milei intende procedere nelle riforme, inclusa la riforma del lavoro e il possibile abbassamento delle tasse, offre speranza per una crescita sostenibile nel lungo termine.
Rocca e Di Tella: Storia di due grandi famiglie di imprenditori italiani in Argentina
Il 4 giugno 1946 alla presidenza dell’Argentina si insediò il generale Juan Domingo Peròn, dopo una netta vittoria nelle elezioni del febbraio precedente. Rimarrà in carica fino al 1955 negli anni noti come quelli del «peronismo» o «justicialismo», espressione della particolare visione politica, economica e sociale che il presidente capo del movimento dei «descamisados» mise in atto durante i 9 anni al potere. Dal punto di vista industriale, Peròn avviò un imponente processo di industrializzazione nazionale, basandosi sulle solide riserve auree che l’Argentina aveva accumulato grazie alla bilancia commerciale a proprio favore nell’export in particolare di materie prime e prodotti agricoli. L’intento era l’indipendenza economica dagli Stati Uniti, condizione necessaria per realizzare quella «terza via» tra socialismo e capitalismo che poneva al centro il benessere dei lavoratori organizzati in un forte sindacato di stampo corporativo, mutuato dall’esperienza di quello italiano del ventennio fascista. Proprio gli italo-argentini rappresentarono una costola importante per il processo di trasformazione industriale argentino. Nazione di prima immigrazione italiana sin dal secolo XIX, nel 1946 l’Argentina ospitava oltre 2 milioni e 800mila italiani. In molti parteciparono alla crescita industriale del Paese sudamericano, alcuni in posizione di primissimo piano, fondando e dirigendo imprese e gruppi ancora oggi dominanti nel panorama industriale internazionale. Sono i casi della famiglia Rocca, fondatrice dell’impero siderurgico Techint e della famiglia Di Tella, che fu protagonista nel settore della costruzione di macchinari, elettrodomestici, motocicli e automobili, dando alla politica argentina un proprio membro che fu due volte al governo come viceministro dell’Economia e poi ministro degli Esteri.
Da Dalmine all’Argentina (e ritorno). La grande impresa siderurgica della famiglia Rocca
Nel 1946 Agostino Rocca (Milano, 25 maggio 1895 – Buenos Aires 17 febbraio 1978) poteva considerarsi un capitano d’industria «sopravvissuto». Figlio di ingegnere ferroviario, nel 1908 mentre si trovava con la famiglia a Reggio Calabria fu colpito dal disastroso sisma nel quale perse entrambi i genitori. A Roma, presso gli zii, scelse la carriera militare. Nel 1915 partì volontario per il fronte sopravvivendo a tutte le grandi battaglie dell’Isonzo, a Caporetto e all’ultima offensiva, che affrontò con la divisa degli Arditi. Nel 1921 a Milano si laurea in ingegneria e sposa Maria Queirazza, erede di una dinastia finanziaria che apre le porte a Rocca nella sua ascesa professionale, che a partire dal 1933 lo porterà alla guida dei due maggiori gruppi siderurgici italiani: Ansaldo e Dalmine. Dal 1943 ebbe il merito di difendere gli stabilimenti dalla spoliazione tedesca (anche se la Dalmine il 6 luglio 1944 fu rasa al suolo da un bombardamento alleato), ma alla fine della guerra fu preso nelle maglie dell’epurazione dalla quale, ancora una volta, riuscirà a sopravvivere venendo scagionato dalle accuse di collaborazionismo. Agostino Rocca non volle tuttavia prendere parte alla ricostruzione in Italia, ma cercò l’avventura oltreoceano. Nel 1945 a Milano, assieme al figlio Roberto e ai più fidati collaboratori, fondava la Compagnia Tecnica Internazionale poi Techint, dalla sigla usata nelle comunicazioni telegrafiche. Nel febbraio del 1946, meno di un anno dopo la fine della guerra, Agostino Rocca è a Buenos Aires. Grazie agli influenti contatti coltivati durante la carriera in Italia, l’ingegnere milanese riusciva a preparare il terreno per la sua ascesa. Forte del know-how acquisito in Ansaldo e Dalmine, ebbe una prima grande commessa tramite un connazionale, l’Imprenditore Bruno Pagliai, che in Messico aveva fondato la TAMSA (Tubos de Acero de Mèxico) e grazie all’intercessione di Giovanni Malagodi, futuro segretario del partito Liberale, allora banchiere nella capitale argentina. La prima commessa di Techint fu nel 1947 e riguardò la costruzione di tubi per un grande gasdotto dalla Patagonia a Buenos Aires. Le forniture arrivarono dalla Dalmine, che prese una partecipazione in Techint dando origine a una holding che si svilupperà negli anni successivi, gli anni d’oro dell’argentina di Peròn, che favorì l’industrializzazione nazionale grazie alle riserve accumulate negli anni precedenti grazie al fortissimo flusso di cassa derivato dall’export agricolo. In pochi anni Rocca riusciva a creare una vera e propria economia di scala, con la fondazione di società controllate da Techint come la Siderca-Dalmine di Campana, la siderurgica Cometarsa, azienda di costruzioni metalliche tra cui locomotori e materiali ferroviari e la Elina per la realizzazione di grandi linee elettriche. Negli anni Cinquanta e Sessanta gli affari della holding italo-argentina si allargarono ben oltre i confini nazionali, con grandi commesse in Venezuela, Brasile, Cile, Bolivia e Perù. Nel 1968, quando Agostino Rocca decide di passare il comando al figlio Roberto, il gruppo Techint impiegava già 15.000 persone, un numero in costante crescita. Agostino Rocca si spegne nel 1978, ma l’attività di Techint non si arresta neppure di fronte ai gravi dissesti economici e politici che per lunghi anni colpiranno l’Argentina. La soluzione per sconfiggere la crisi nazionale è quella di diversificare l’attività all’estero. E il primo Paese interessato è proprio l’Italia, dove i nipoti del fondatore Gianfelice e Paolo Rocca completeranno una serie di operazioni finanziarie in grandi gruppi come Falck e Mondadori per poi finalizzare tramite la Techint l’acquisizione dell’azienda dove tutto era partito, la Dalmine. Dal 2002 le attività della famiglia Rocca sono raggruppate sotto il nome della Tenaris e comprendono anche la partecipazione in campo sanitario con la fondazione, avvenuta nel 1996, dell’Istituto Clinico Humanitas.
Il frigorifero e la Lambretta: la famiglia di Tella, dal Molise alla grande industria SIAM
Un’ordinanza igienico sanitaria emessa dal governo argentino nel 1910 fu all’origine del successo di Torcuato di Tella , (Capracotta, Molise 1892 – Buenos Aires 1948) all’anagrafe Torquato, nome modificato per un errore di trascrizione dall’immigrazione argentina. Il decreto vietava la pratica dell’impasto manuale del pane a causa delle frequenti epidemie batteriche, una restrizione che generò lo sciopero generale dei panettieri in tutto il Paese. Torcuato di Tella, giovane emigrante molisano, ebbe la geniale idea di progettare e brevettare una macchina impastatrice meccanica per risolvere il problema. Il successo fu immediato e nello stesso anno Di Tella fondò la SIAM (Sociedad Italiana de Amasadoras Mecanicas – Società Italiana impastatrici meccaniche). Nel 1915, come Agostino Rocca, combattè al fronte durante la Grande Guerra e come il conterraneo fondatore della Techint si laureò in ingegneria dopo il congedo militare. Il boom della SIAM partì dagli anni Venti, quando l’azienda iniziò a diversificare producendo pompe per l’estrazione petrolifera per conto della YPF, la compagnia nazionale argentina guidata da Enrique Mosconi, figlio di un famoso ingegnere pioniere delle ferrovie italiane. Il passo successivo fu quello dei grandi elettrodomestici, tra cui una diffusissima gelatiera professionale automatica, molto apprezzata dai gelatai argentini tra i più famosi del pianeta. Negli anni Quaranta, l’azienda italo-argentina si espanse ulteriormente nel settore elettrodomestici con la produzione di ventilatori, lavatrici, interruttori e materiale elettrico, pompe idrauliche. Alla salita di Juan Domingo Peròn nel 1946 l’azienda impiegava oltre 3.000 dipendenti. Il forte stimolo postbellico innescato dal governo populista interessò anche la SIAM, che nei due ultimi anni di vita del fondatore cercò l’ingresso nella grande siderurgia con l’avvio della Sociedad Industrial Argentina de Tubos de Acero (SIAT), che tuttavia non riuscirà ad eguagliare il successo dei Rocca nel settore della metallurgia. Saranno i figli di Torcuato a trovare una nuova strada verso il successo, nella prima metà degli anni Cinquanta, spianata dalla ricostruzione postbellica e dalla ricostruzione dell’industria italiana: quella della motorizzazione di massa. L’occasione venne da una delle industrie protagoniste del boom delle due ruote italiane, la Innocenti di Lambrate, con la quale la SIAM aveva rapporti già dal 1946 per la produzione dei famosi tubi senza saldature. Nel 1954 le due aziende siglarono un accordo per la produzione su licenza degli scooter Lambretta, ribattezzati Siambretta. Prodotti interamente in Argentina con alcuni componenti provenienti da Lambrate, le Siambretta divennero presto l’oggetto del desiderio accessibile anche alle fasce dei lavoratori, con un assalto vero e proprio che generò inizialmente lunghe liste d’attesa. Dal 1954 al 1966, ultimo anno di produzione, furono circa 260.000 le Siambretta che uscirono dagli stabilimenti SIAM nei pressi della capitale argentina prima dell’inizio della lunga fase di recessione economica del Paese, quando l’azienda italo-argentina era arrivata a superare i 15.000 addetti. L’azienda di Torcuato di Tella, guidata inizialmente dai figli del fondatore, provò anche l’avventura delle quattro ruote grazie ad un altro accordo internazionale, questa volta con la BMC britannica. Il risultato della joint venture vide la realizzazione di una berlina di generose dimensioni, la Siam-Di Tella 1500, costruita dal 1959 al 1966 in oltre 60.000 unità. Nel 1971 la crisi economica generò l’intervento dello Stato e la Di Tella fu nazionalizzata, continuando la produzione nei settori delle pompe per l’industria petrolifera e degli elettrodomestici. Il nome della famiglia rimase tuttavia nella successiva storia del Paese nella figura di Guido Di Tella, figlio di Torcuato, non come capitano d’impresa ma come politico di spicco. Peronista convinto, fu due volte al governo. La prima volta come viceministro dell’Economia nel governo di Isabel Peròn dal 1974 al colpo di stato del 1976. Dopo l’esilio a Oxford, fu chiamato nel 1989 dal neo-peronista Carlos Menèm come ministro degli Esteri. Durante il suo mandato fu fautore di un riavvicinamento con la Gran Bretagna dopo la frattura delle Falkland e con gli Stati Uniti di Bill Clinton. Guido DI Tella è stato il fondatore, nel 1958, dell’Istituto Torcuato di Tella e nel 1991 dell’Universidad Torcuato di Tella, ancora oggi un punto di riferimento per la formazione dei dirigenti d’impresa argentini.
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L'operato di Milei in campo economico ha dato indubbi risultati. Come Donald Trump, il presidente argentino vorrebbe l'uscita dall'Oms e l'isolamento di Maduro, puntando ad essere il principale attore geopolitico del Sudamerica. A Buenos Aires i pensionati protestano per i tagli insieme agli ultras del calcio, sobillati dall'opposizione peronista.L’Argentina ha raggiunto il pareggio di bilancio nel 2024. Il Pil è tornato a crescere e la disoccupazione è scesa.Gli italiani hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo economico dell'Argentina, in particolare nel dopoguerra, fondando veri e propri colossi industriali. I casi delle famiglie Rocca e Di Tella.Lo speciale contiene tre articoli.Da diverse settimane ogni mercoledì i pensionati argentini protestano davanti al parlamento di Buenos Aires per i tagli alle pensioni e allo stato sociale. Nell’ultima manifestazione insieme a loro si sono però presentati diversi gruppi ultrà delle principali squadre di calcio della capitale e numerosi elementi di estrema sinistra che hanno scatenato una guerriglia contro la polizia. Il governo del presidente Javier Milei ha subito accusato il partito peronista di tirare le file della protesta, definendo queste proteste un attacco al legittimo governo argentino. Questi scontri hanno portato all’arresto di 130 persone e al ferimento di 47 ed il ministro della Sicurezza Nazionale Patricia Bullrich ha ordinato misure straordinario per difendere il parlamento e la Casa Rosada, la residenza del presidente argentino, arrivando a minacciare i gruppi di tifoseria organizzata. La ministra argentina ha pubblicamente accusato gli ultrà (barras bravas) di essere mossi politicamente e di avere un interesse a fomentare la rivolta. Le curve di River Plate e Boca Juniors, le principali squadre di Buenos Aires, sono storicamente molto vicine al peronismo ed in passato sono state un importante bacino di voti per i partiti di sinistra. Nelle strade di Buenos Aires accanto ai gruppi di pensionati hanno sfilato anche gruppi extraparlamentari di estrema sinistra e la Confederación General del Trabajo (CGT), il più grande sindacato argentino. La situazione resta tesa e nemmeno gli interventi delle forze dell’ordine hanno fermato queste manifestazioni che attaccano l’operato di Javier Milei, soprattutto economicamente e politicamente. A poco più di un anno dal suo insediamento il presidente argentino ultraliberista ha però ottenuto indubbi risultati a livello macro-economico, anche se ha davvero utilizzato la motosega come aveva promesso durante l’accesa campagna elettorale. Milei aveva più volte parlato di sacrifici da compiere, accusando il precedente governo peronista di aver lasciato una situazione economica disastrosa. Ai suoi sostenitori l’uomo della Casa Rosada aveva promesso tagli drastici a ministeri ed enti pubblici, con licenziamenti di massa e blocco di aumenti di stipendio. Javier Milei ha mantenuto le promesse abbattendo di quasi il 30% la spesa pubblica e combattendo con forza l’inflazione, il vero incubo di ogni argentino. L’inflazione nel 2023 era arrivata al 260%, mentre dal suoi insediamento è scesa al 120%, indubbiamente una cifra alta, ma non da queste parti. Una notizia che ha ricevuto i complimenti da parte del Fondo Monetario Internazionale con il quale l’Argentina ha un debito enorme. Il problema è che i dipendenti pubblici hanno visto il blocco degli aumenti perdendo la loro capacità di spesa ed i tagli a sanità e sussidi hanno colpito anche i pensionati che sono subito scesi in piazza. Javier Milei non sembra però minimamente preoccupato delle proteste ed il suo zoccolo duro di sostenitori resta saldamente al suo fianco. Il presidente argentino è un fedelissimo di Donald Trump, con il quale vanta anche un solido rapporto personale, e vuole applicare al suo paese diverse misure simili come la possibile uscita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dagli accordi di Parigi sul clima. Il vulcanico uomo della Casa Rosada, oltre a riformare l’economia del suo paese, punta ad ottenere un ruolo geopolitico di primo piano in America Latina, ma i rapporti con diversi stati sono complicati. Il nemico numero uno di Milei resta indubbiamente il presidente venezuelano Nicolas Maduro, che è arrivato a chiudere l’ambasciata argentina di Caracas espellendo l’ambasciatore. Il presidente argentino non ha riconosciuto la discussa vittoria di Maduro e più volte si è appellato al popolo venezuelano per rovesciare il regime madurista. Pessimi i rapporti anche con i sodali del Venezuela come Bolivia, Cuba, Honduras e Nicaragua, tutti stati che Milei considera dittature socialista da abbattere. Più complicate le relazioni con il terzetto di governi di sinistra composto da Brasile, Messico e Colombia, ma con loro l’Argentina sta cercando una strada. La Colombia ha rapporti difficili con il Venezuela, che accusa di sostenere la guerriglia sul confine, mentre il Brasile ha accettato di ospitare i diplomatici argentini a Caracas quando l’ambasciata è stata posta sotto assedio dalle forze di sicurezza venezuelane. Lula non ha mai accettato il risultato elettorale di Maduro e sa quanto i rapporti con l’Argentina siano importanti per il Brasile, soprattutto a livello commerciale e turistico. Articolati anche i rapporti con Uruguay e Cile, con i quali l’Argentina condivide un lungo confine. A Montevideo il presidente Yamandu Orsi, che rappresenta una colazione di sinistra chiamata Frente Amplio, sta cercando un equilibrio con l’ingombrante vicino, ma punta ad agire da mediatore fra i governi di sinistra e l’Argentina. A Santiago del Cile lo scontro è invece già in atto ed il presidente cileno Gabriel Boric è stato accusato dal ministro dell’Economia di Buenos Aires di essere un comunista che vuole distruggere l’economia. Boric ha chiesto rispetto, ma ha definito l’Argentina un paese fratello dicendosi disposto a lavorare insieme. Indubbiamente migliori i rapporti con il Paraguay dove governa il conservatore Partido Colorado che ha eletto come presidente Santiago Pena con il quale ha già organizzato diversi incontri fra Asuncion e Buenos Aires per rafforzare i legami bilaterali, confermando la forte influenza argentina nel paese. L’amministrazione Trump sta monitorando con attenzione tutto quello che accade in America Latina , riproponendo una presenza statunitense a livello continentale e Javier Milei e l’Argentina sono indubbiamente il ponte naturale per il Sud America.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/argentina-milei-geopolitica-2671641396.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-motosega-di-milei-ha-funzionato" data-post-id="2671641396" data-published-at="1743433673" data-use-pagination="False"> La motosega di Milei ha funzionato Nel 2024 l'Argentina guidata da Javier Milei ha raggiunto il pareggio di bilancio, Il Pil è tornato a crescere e il tasso di disoccupazione è sceso. L’inflazione, dopo una prima fiammata, è calata rapidamente: negli ultimi mesi i prezzi sono cresciuti a un tasso annualizzato di poco superiore al 30% (il tasso di crescita nei 12 mesi era arrivato al 292% nell’aprile 2023). Ecco un'analisi dettagliata di come queste misure stiano risanando l'Argentina:1. Riduzione del deficit e pareggio di bilancio Nel 2024, l'Argentina ha raggiunto il pareggio di bilancio dopo aver affrontato un deficit di oltre il 5%. La riduzione della spesa pubblica è stata fondamentale per questo obiettivo, Il taglio è stato del 28% in termini reali, superando le aspettative del Fondo Monetario Internazionale che si aspettava una riduzione del 18%. Questo è stato possibile grazie a una serie di tagli mirati e riforme, come il declassamento a segretariati di 9 ministeri e il licenziamento di dipendenti pubblici.2. Tagli alla spesa pubblica e ai sussidiTagliati dipendenti pubblici, pensioni, investimenti e sussidi. Questo approccio drastico ha portato a una riduzione della spesa primaria.3. Liberalizzazioni e deregolamentazioneLe liberalizzazioni hanno avuto un impatto profondo sull'economia. Tra le misure più significative, vi è l'eliminazione dei controlli sui prezzi degli affitti e la rimozione dei tetti ai prezzi di carburanti, farmaci e assicurazioni sanitarie.4. Riforma fiscale e incentivi agli investimentiUna delle misure più significative adottate dal governo di Milei è stata l'introduzione di un regime fiscale favorevole per le imprese, soprattutto per quelle che investono in settori strategici come l'energia, l'edilizia e la tecnologia. Con l'abbassamento dei dazi d'importazione e delle imposte sul reddito per gli investimenti superiori ai 200 milioni di dollari, il governo mira a incentivare gli investimenti a lungo termine. Queste misure contribuiscono non solo a stimolare la crescita economica, ma anche a diversificare l'economia argentina.5. Contenimento dell'inflazioneL'inflazione, che ha raggiunto livelli record nel 2023, è stata un altro grande obiettivo per il governo di Milei. Nonostante una prima fiammata inflazionistica, l'inflazione è stata contenuta grazie a politiche monetarie e fiscali più rigide. A dicembre 2023, l'inflazione mensile aveva toccato il 25,5%, ma nel corso dei mesi successivi, il tasso è sceso drasticamente, attestandosi a un più gestibile 2,4%. Questo ha migliorato il potere d'acquisto dei cittadini e aumentato la fiducia nella stabilità economica.6. Crescita del Pil e ripresa dell'attività economicaIl Pil ha mostrato segni di ripresa, con una crescita del 3,9% nel terzo trimestre del 2024, il tasso più alto degli ultimi quattro anni. Inoltre, la disoccupazione è scesa, segno che le riforme hanno avuto un impatto anche sul mercato del lavoro.7. Riforma del settore pubblico e riduzione della burocraziaUna delle principali riforme è stata la riduzione della burocrazia statale, con una significativa riduzione del numero di ministeri e la semplificazione delle strutture amministrative. Questo ha portato a una diminuzione dei costi operativi, pari al 22% in termini reali, e ha reso l'apparato statale più efficiente. Inoltre, la riforma fiscale ha reso il sistema più moderno abbattendo le barriere burocratiche agli investimenti e promuovendo la competitività.8. Risoluzione dei problemi strutturali e recupero della fiducia internazionaleNon solo la stabilizzazione macroeconomica ha migliorato la situazione interna, ma anche la percezione internazionale dell'Argentina è cambiata. Il premio di rischio Paese, che nel 2020 aveva raggiunto i 4.362 punti base, è sceso a 677 punti a marzo, il livello più basso dal 2019. Questo riflette una crescente fiducia negli impegni economici del governo e nella sua capacità di gestire il debito pubblico. La riduzione del rischio Paese ha anche permesso una maggiore apertura alle esportazioni e agli investimenti esteri, contribuendo a migliorare la bilancia commerciale.9. Privatizzazioni e riforma del settore energetico e delle infrastrutture.9. Privatizzazioni e riforma del settore energetico e delle infrastruttureIl governo ha proseguito con le privatizzazioni, vendendo o parzialmente privatizzando otto grandi imprese pubbliche nei settori energetico, autostradale e ferroviario. Questo ha permesso di ridurre il peso dello Stato in settori chiave, migliorando l'efficienza e aumentando la competitività del mercato.10. Prospettive future e cautelaNonostante i risultati positivi, l'Argentina è ancora alle prese con sfide significative, come il debito pubblico e la necessità di una maggiore stabilità economica. Tuttavia, le politiche attuate finora hanno contribuito a stabilizzare l’economia, e la gradualità con cui Milei intende procedere nelle riforme, inclusa la riforma del lavoro e il possibile abbassamento delle tasse, offre speranza per una crescita sostenibile nel lungo termine. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/argentina-milei-geopolitica-2671641396.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="rocca-e-di-tella-storia-di-due-grandi-famiglie-di-imprenditori-italiani-in-argentina" data-post-id="2671641396" data-published-at="1743433673" data-use-pagination="False"> Rocca e Di Tella: Storia di due grandi famiglie di imprenditori italiani in Argentina Il 4 giugno 1946 alla presidenza dell’Argentina si insediò il generale Juan Domingo Peròn, dopo una netta vittoria nelle elezioni del febbraio precedente. Rimarrà in carica fino al 1955 negli anni noti come quelli del «peronismo» o «justicialismo», espressione della particolare visione politica, economica e sociale che il presidente capo del movimento dei «descamisados» mise in atto durante i 9 anni al potere. Dal punto di vista industriale, Peròn avviò un imponente processo di industrializzazione nazionale, basandosi sulle solide riserve auree che l’Argentina aveva accumulato grazie alla bilancia commerciale a proprio favore nell’export in particolare di materie prime e prodotti agricoli. L’intento era l’indipendenza economica dagli Stati Uniti, condizione necessaria per realizzare quella «terza via» tra socialismo e capitalismo che poneva al centro il benessere dei lavoratori organizzati in un forte sindacato di stampo corporativo, mutuato dall’esperienza di quello italiano del ventennio fascista. Proprio gli italo-argentini rappresentarono una costola importante per il processo di trasformazione industriale argentino. Nazione di prima immigrazione italiana sin dal secolo XIX, nel 1946 l’Argentina ospitava oltre 2 milioni e 800mila italiani. In molti parteciparono alla crescita industriale del Paese sudamericano, alcuni in posizione di primissimo piano, fondando e dirigendo imprese e gruppi ancora oggi dominanti nel panorama industriale internazionale. Sono i casi della famiglia Rocca, fondatrice dell’impero siderurgico Techint e della famiglia Di Tella, che fu protagonista nel settore della costruzione di macchinari, elettrodomestici, motocicli e automobili, dando alla politica argentina un proprio membro che fu due volte al governo come viceministro dell’Economia e poi ministro degli Esteri.Da Dalmine all’Argentina (e ritorno). La grande impresa siderurgica della famiglia RoccaNel 1946 Agostino Rocca (Milano, 25 maggio 1895 – Buenos Aires 17 febbraio 1978) poteva considerarsi un capitano d’industria «sopravvissuto». Figlio di ingegnere ferroviario, nel 1908 mentre si trovava con la famiglia a Reggio Calabria fu colpito dal disastroso sisma nel quale perse entrambi i genitori. A Roma, presso gli zii, scelse la carriera militare. Nel 1915 partì volontario per il fronte sopravvivendo a tutte le grandi battaglie dell’Isonzo, a Caporetto e all’ultima offensiva, che affrontò con la divisa degli Arditi. Nel 1921 a Milano si laurea in ingegneria e sposa Maria Queirazza, erede di una dinastia finanziaria che apre le porte a Rocca nella sua ascesa professionale, che a partire dal 1933 lo porterà alla guida dei due maggiori gruppi siderurgici italiani: Ansaldo e Dalmine. Dal 1943 ebbe il merito di difendere gli stabilimenti dalla spoliazione tedesca (anche se la Dalmine il 6 luglio 1944 fu rasa al suolo da un bombardamento alleato), ma alla fine della guerra fu preso nelle maglie dell’epurazione dalla quale, ancora una volta, riuscirà a sopravvivere venendo scagionato dalle accuse di collaborazionismo. Agostino Rocca non volle tuttavia prendere parte alla ricostruzione in Italia, ma cercò l’avventura oltreoceano. Nel 1945 a Milano, assieme al figlio Roberto e ai più fidati collaboratori, fondava la Compagnia Tecnica Internazionale poi Techint, dalla sigla usata nelle comunicazioni telegrafiche. Nel febbraio del 1946, meno di un anno dopo la fine della guerra, Agostino Rocca è a Buenos Aires. Grazie agli influenti contatti coltivati durante la carriera in Italia, l’ingegnere milanese riusciva a preparare il terreno per la sua ascesa. Forte del know-how acquisito in Ansaldo e Dalmine, ebbe una prima grande commessa tramite un connazionale, l’Imprenditore Bruno Pagliai, che in Messico aveva fondato la TAMSA (Tubos de Acero de Mèxico) e grazie all’intercessione di Giovanni Malagodi, futuro segretario del partito Liberale, allora banchiere nella capitale argentina. La prima commessa di Techint fu nel 1947 e riguardò la costruzione di tubi per un grande gasdotto dalla Patagonia a Buenos Aires. Le forniture arrivarono dalla Dalmine, che prese una partecipazione in Techint dando origine a una holding che si svilupperà negli anni successivi, gli anni d’oro dell’argentina di Peròn, che favorì l’industrializzazione nazionale grazie alle riserve accumulate negli anni precedenti grazie al fortissimo flusso di cassa derivato dall’export agricolo. In pochi anni Rocca riusciva a creare una vera e propria economia di scala, con la fondazione di società controllate da Techint come la Siderca-Dalmine di Campana, la siderurgica Cometarsa, azienda di costruzioni metalliche tra cui locomotori e materiali ferroviari e la Elina per la realizzazione di grandi linee elettriche. Negli anni Cinquanta e Sessanta gli affari della holding italo-argentina si allargarono ben oltre i confini nazionali, con grandi commesse in Venezuela, Brasile, Cile, Bolivia e Perù. Nel 1968, quando Agostino Rocca decide di passare il comando al figlio Roberto, il gruppo Techint impiegava già 15.000 persone, un numero in costante crescita. Agostino Rocca si spegne nel 1978, ma l’attività di Techint non si arresta neppure di fronte ai gravi dissesti economici e politici che per lunghi anni colpiranno l’Argentina. La soluzione per sconfiggere la crisi nazionale è quella di diversificare l’attività all’estero. E il primo Paese interessato è proprio l’Italia, dove i nipoti del fondatore Gianfelice e Paolo Rocca completeranno una serie di operazioni finanziarie in grandi gruppi come Falck e Mondadori per poi finalizzare tramite la Techint l’acquisizione dell’azienda dove tutto era partito, la Dalmine. Dal 2002 le attività della famiglia Rocca sono raggruppate sotto il nome della Tenaris e comprendono anche la partecipazione in campo sanitario con la fondazione, avvenuta nel 1996, dell’Istituto Clinico Humanitas.Il frigorifero e la Lambretta: la famiglia di Tella, dal Molise alla grande industria SIAMUn’ordinanza igienico sanitaria emessa dal governo argentino nel 1910 fu all’origine del successo di Torcuato di Tella , (Capracotta, Molise 1892 – Buenos Aires 1948) all’anagrafe Torquato, nome modificato per un errore di trascrizione dall’immigrazione argentina. Il decreto vietava la pratica dell’impasto manuale del pane a causa delle frequenti epidemie batteriche, una restrizione che generò lo sciopero generale dei panettieri in tutto il Paese. Torcuato di Tella, giovane emigrante molisano, ebbe la geniale idea di progettare e brevettare una macchina impastatrice meccanica per risolvere il problema. Il successo fu immediato e nello stesso anno Di Tella fondò la SIAM (Sociedad Italiana de Amasadoras Mecanicas – Società Italiana impastatrici meccaniche). Nel 1915, come Agostino Rocca, combattè al fronte durante la Grande Guerra e come il conterraneo fondatore della Techint si laureò in ingegneria dopo il congedo militare. Il boom della SIAM partì dagli anni Venti, quando l’azienda iniziò a diversificare producendo pompe per l’estrazione petrolifera per conto della YPF, la compagnia nazionale argentina guidata da Enrique Mosconi, figlio di un famoso ingegnere pioniere delle ferrovie italiane. Il passo successivo fu quello dei grandi elettrodomestici, tra cui una diffusissima gelatiera professionale automatica, molto apprezzata dai gelatai argentini tra i più famosi del pianeta. Negli anni Quaranta, l’azienda italo-argentina si espanse ulteriormente nel settore elettrodomestici con la produzione di ventilatori, lavatrici, interruttori e materiale elettrico, pompe idrauliche. Alla salita di Juan Domingo Peròn nel 1946 l’azienda impiegava oltre 3.000 dipendenti. Il forte stimolo postbellico innescato dal governo populista interessò anche la SIAM, che nei due ultimi anni di vita del fondatore cercò l’ingresso nella grande siderurgia con l’avvio della Sociedad Industrial Argentina de Tubos de Acero (SIAT), che tuttavia non riuscirà ad eguagliare il successo dei Rocca nel settore della metallurgia. Saranno i figli di Torcuato a trovare una nuova strada verso il successo, nella prima metà degli anni Cinquanta, spianata dalla ricostruzione postbellica e dalla ricostruzione dell’industria italiana: quella della motorizzazione di massa. L’occasione venne da una delle industrie protagoniste del boom delle due ruote italiane, la Innocenti di Lambrate, con la quale la SIAM aveva rapporti già dal 1946 per la produzione dei famosi tubi senza saldature. Nel 1954 le due aziende siglarono un accordo per la produzione su licenza degli scooter Lambretta, ribattezzati Siambretta. Prodotti interamente in Argentina con alcuni componenti provenienti da Lambrate, le Siambretta divennero presto l’oggetto del desiderio accessibile anche alle fasce dei lavoratori, con un assalto vero e proprio che generò inizialmente lunghe liste d’attesa. Dal 1954 al 1966, ultimo anno di produzione, furono circa 260.000 le Siambretta che uscirono dagli stabilimenti SIAM nei pressi della capitale argentina prima dell’inizio della lunga fase di recessione economica del Paese, quando l’azienda italo-argentina era arrivata a superare i 15.000 addetti. L’azienda di Torcuato di Tella, guidata inizialmente dai figli del fondatore, provò anche l’avventura delle quattro ruote grazie ad un altro accordo internazionale, questa volta con la BMC britannica. Il risultato della joint venture vide la realizzazione di una berlina di generose dimensioni, la Siam-Di Tella 1500, costruita dal 1959 al 1966 in oltre 60.000 unità. Nel 1971 la crisi economica generò l’intervento dello Stato e la Di Tella fu nazionalizzata, continuando la produzione nei settori delle pompe per l’industria petrolifera e degli elettrodomestici. Il nome della famiglia rimase tuttavia nella successiva storia del Paese nella figura di Guido Di Tella, figlio di Torcuato, non come capitano d’impresa ma come politico di spicco. Peronista convinto, fu due volte al governo. La prima volta come viceministro dell’Economia nel governo di Isabel Peròn dal 1974 al colpo di stato del 1976. Dopo l’esilio a Oxford, fu chiamato nel 1989 dal neo-peronista Carlos Menèm come ministro degli Esteri. Durante il suo mandato fu fautore di un riavvicinamento con la Gran Bretagna dopo la frattura delle Falkland e con gli Stati Uniti di Bill Clinton. Guido DI Tella è stato il fondatore, nel 1958, dell’Istituto Torcuato di Tella e nel 1991 dell’Universidad Torcuato di Tella, ancora oggi un punto di riferimento per la formazione dei dirigenti d’impresa argentini.
Ansa
I nuovi Tramlink sono entrati in servizio a partire da febbraio 2025, inizialmente sulle linee 7 e 31, per poi essere progressivamente estesi ad altre tratte della rete. Ieri uno di quei convogli - linea 9 - in servizio da oltre un anno, è uscito dai binari in viale Vittorio Veneto e si è schiantato contro un edificio all’incrocio con via Lazzaretto, provocando due morti e decine di feriti. A Milano non deragliava un tram da quasi tre anni. L’ultimo episodio documentato risaliva all’estate 2023. Nella serata di ieri il conducente, ricoverato in ospedale, avrebbe riferito agli inquirenti: «Mi sono sentito male, ho avuto un malore». Un elemento che pesa nell’inchiesta e che potrebbe spiegare perché il mezzo abbia saltato la fermata precedente e imboccato lo scambio a sinistra senza rallentare. Il bilancio è drammatico: due morti e 39 feriti, quindi sono 41 in totale le persone coinvolte, secondo il dato definitivo diffuso da Areu. Il primo a perdere la vita è un uomo italiano nato nel 1966, residente a Rozzano, rimasto incastrato sotto il convoglio. Il secondo è un immigrato senegalese, morto poco dopo l’arrivo all’ospedale Niguarda: era a bordo del mezzo. Il sindaco Giuseppe Sala, arrivato sul posto, ha confermato: «Due morti, uno era un passante e l’altro un passeggero: un residente di Abbiategrasso, italiano del 1966, e un immigrato». Sono da poco passate le 16 quando l’incrocio viene invaso da ambulanze e vigili del fuoco. Il tram 9, partito da piazza della Repubblica e diretto verso Porta Genova, avrebbe dovuto proseguire diritto verso Porta Venezia. I video delle telecamere e quelli girati dai passanti mostrano invece il convoglio arrivare in velocità, saltare la fermata precedente, imboccare lo scambio orientato a sinistra verso via Lazzaretto, inclinarsi, uscire dai binari, attraversare l’incrocio e schiantarsi contro la vetrina a piano terra di un palazzo. «Non si è fermato alla fermata precedente. Questo ci fa pensare a un malore», avevano raccontato a caldo due tranvieri colleghi del conducente. «La lanterna segnava a sinistra. Lo scambio era aperto a sinistra, il 9 doveva andar dritto. Ha preso lo scambio a 20-40 all’ora ed è deragliato. C’è un video dove si vede che si inclina uscendo dai binari, taglia l’incrocio e si schianta». Il sindaco aveva subito escluso, in prima battuta, un guasto evidente al mezzo: «Non appare una questione tecnica del tram, è molto legata al conducente. È un mezzo nuovo, l’autista è molto esperto, in servizio da solo un’ora, quindi non in straordinario. La cosa un po’ particolare è che è stata saltata una fermata». La Procura di Milano ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e lesioni colpose. La pm Elisa Calanducci ha disposto l’autopsia sulle vittime e nominerà un consulente per gli accertamenti cinematici, per ricostruire l’esatta velocità del mezzo e verificare il corretto funzionamento dei deviatoi. Il tram è sotto sequestro. Verranno analizzate le telecamere dell’incrocio, quelle dei locali della zona e gli occhi elettronici a bordo. Diciotto feriti in codice verde, 20 in codice giallo, uno in codice rosso trasportato al Policlinico. I codici gialli sono stati distribuiti tra Fatebenefratelli, Niguarda, Policlinico, San Carlo e San Raffaele. I codici verdi tra Istituto clinico Città Studi, San Carlo, Sacco, Policlinico e Niguarda.
Due pulmini della Protezione civile hanno affiancato i mezzi del 118 per il trasporto dei feriti meno gravi. «In 70 anni, da milanesissimo, un incidente di questo tipo non l’ho mai visto», ha raccontato il marito di una donna ricoverata al Fatebenefratelli. «Mia moglie ha preso una botta al costato, nello schianto tre persone le sono cadute addosso. Il tram non andava neanche così veloce». Il comandante della Polizia locale, Gianluca Mirabelli, parla di «tutti gli accertamenti necessari con il coordinamento della autorità giudiziaria e vagliando tutte le ipotesi». Le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil chiedono un confronto urgente con l’azienda per approfondire le dinamiche dell’incidente. Alla notizia del deragliamento sono arrivati i messaggi delle istituzioni. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini si è detto «addolorato per quanto successo nella mia Milano», esprimendo una preghiera per le vittime e ringraziando i soccorritori «nella certezza che verrà fatta chiarezza». Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto che «si faccia quanto prima luce sulla dinamica». Dalla presidenza del Parlamento europeo Roberta Metsola ha rivolto un pensiero ai feriti e un ringraziamento alle forze dell’ordine. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha espresso «profonda e commossa vicinanza» ai familiari delle vittime.
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Ditonellapiaga e Tony Pitony si esibiscono sul palco del teatro Ariston (Ansa)
La serata delle cover, con i duetti tra concorrenti e ospiti, è la più attesa del Festival. A incuriosire sono gli abbinamenti e la scelta dei brani. L’Ariston risponde con entusiasmo: tra omaggi, energia e qualche azzardo, ecco le pagelle della serata.
Elettra Lamborghini con Las Ketchup 6,5 Aserejé, tormentone primi Duemila, è perfetta per tenere vivo il clima di festa creato dal medley di Laura Pausini. L’Ariston ha voglia di divertirsi. Fasciate in uno sgargiante abito lungo trasmettono spensieratezza. Frizzanti.
Alessandro Siani 6,5 Arriva da Napoli, come cinque dei cantanti in gara e chissà se c’entra la caccia all’audience. Il ping-pong con Carlo Conti sui motivi, istituzionali e giocosi, perché Sanremo è Sanremo è una bella idea, ma è appena abbozzata. Timido.
Bianca Balti 8 Un anno dopo, con i capelli, elegante e sorridente. «Sono qua per godermela, non solo per me, ma per tutte le persone che hanno sofferto come me». E «sono innamoratissima». Entusiasta.
Malika Ayane con Claudio Santamaria 4,5 Quando si sceglie Mi sei scoppiato dentro il cuore di Mina bisogna pensarci 10 volte. Inevitabile balzi all’orecchio ciò che manca. E lo scoppio floppa. Temerari.
Bambole di pezza con Cristina D’Avena 6 per l’impegno Sembrano copiare i Maneskin senza riuscirci e questo la dice tutta. Infatti, il meglio lo danno quando citano Whole lotta love dei Led Zeppelin. Ma perché non hanno proposto quella? Confuse.
Tommaso Paradiso con Stadio 7,5 Una sferzata di rock visionario e apocalittico atterra all’Ariston con L’ultima luna di Lucio Dalla. Gaetano Curreri non ha la voce giusta, Tommaso sì. Di culto.
Michele Bravi con Fiorella Mannoia 5 Per la scelta di Domani è un altro giorno di Ornella Vanoni vale quanto detto per il brano di Mina: si sente il vuoto. Non c’è il carisma, non c’è la drammaticità, non c’è la voce piena dell’interprete originale. Pazienza.
Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & The Band 8,5 Il figlio d’arte cresce e si muove meglio ogni sera. Figurarsi se spunta papà Gianni che Vita la cantava con Lucio Dalla. Chissenefregadeimoralisti.
Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas 8 la voce di Colombre si avvicina a quella di Jimmy Fontana di Il mondo e il confronto con una delle più belle canzoni della musica italiana non è penalizzante. Plausibili.
Fulminacci con Francesca Fagnani 6,5 Qui è più teatro che musica, ma citare Mina e Alberto Lupo di Parole parole dà i brividi. Si può accettare solo in un copione scanzonato e autoironico. Coraggiosi.
LDA e Aka 7even con Tullio De Piscopo 7,5 A 80 anni l’energia e il feeling di De Piscopo sono intatti. E fa tutta la differenza cantare la cover con il suo inventore. L’Ariston continua a fare festa. Andamento veloce.
J-Ax con Ligera County Fam 8 All star de Milan: Cochi Ponzoni (senza Renato Pozzetto) Paolo Rossi, Paolo Jannacci, Ale & Franz accompagnano il rapper. Felicemente sgangherati.
Ditonellapiaga con Tony Pitony 8,5 Parrucca rosa e maschera di plastica. Cabaret anni Quaranta, jazz americano, Broadway, Quartetto Cetra. Con The Lady is a tramp un’altra scarica di energia. E si balla.
Caterina Caselli 9 Emozionata. Ancora con la sua voce metallica e contundente. Non smette di ringraziare le persone dalle quali ha imparato. Interprete, scopritrice di talenti, produttrice discografica, artista completa. Magnetica.
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I veicoli dei talebani controllano la sicurezza a un posto di blocco vicino al confine tra Pakistan e Afghanistan a Nangarhar (Ansa)
L’aviazione pachistana la settimana scorsa aveva condotto una serie di attacchi aerei in Afghanistan, colpendo alcuni campi di addestramento per terroristi. Il bilancio era stato di 18 morti e 7 feriti secondo il governo talebano, che aveva convocato l'ambasciatore del Pakistan a Kabul. Era così iniziata quella che in gergo si definisce come una guerra a bassa intensità con continue «scaramucce» sul confine che avvevano comunque provocato morti e feriti. Il governo del primo ministro Shehbaz Sharif ha deciso per un attacco in grande stile con missili terra-aria su uffici, caserme e centri di addestramento del regime talebano che non ha una contraerea in grado di difendere il territorio. Gli studenti coranici avevano «ereditato» dagli americani, al loro abbandono dell’Afghanistan, una serie di aerei ed elicotteri, molti dei quali danneggiati e ormai inservibili. Sul confine si sono moltiplicate le battaglie fra le truppe di terra, ma le cifre di morti e feriti divergono sensibilmente. Islamabad ha dichiarato di aver colpito 22 obiettivi militari e che sono stati uccisi 274 funzionari e militanti talebani. Stando a quanto dichiarato dal portavoce delle forze armate pachistane sarebbero stati solamente 12 i militari caduti negli scontri. Il ministro della Difesa dei talebani ha detto che l’aeronautica militare del ministero della Difesa nazionale ha condotto attacchi aerei coordinati contro un accampamento militare vicino a Faizabad, a Islamabad, una base militare a Nowshera, posizioni militari a Jamrud, mentre Zabihullah Mujahid, portavoce del governo talebano, ha subito indetto una conferenza stampa per annunciare che 55 soldati pachistani erano stati uccisi e 19 postazioni conquistate, mentre 8 combattenti talebani erano caduti. Numeri ovviamente incontrollabili, ma appare difficile credere che la cadente aviazione dell’Afghanistan possa aver ottenuto questi risultati. Zabihullah Mujahid, ha aggiunto di voler subito ricorrere al dialogo per risolvere il conflitto con il vicino Pakistan, sottolineando la necessità di una soluzione pacifica e continuando a sperare che il problema venga risolto senza altra violenza. Il portavoce talebano ha respinto le accuse di Islamabad di essere coinvolti negli attacchi terroristici, rispondendo che sono invece loro che sostengono lo Stato islamico che combatte, sotto il nome di Isis K, per abbattere l’emirato dei talebani. Se proseguisse, lo scontro militare sembrerebbe avere un esito certo, perché le forze armate pachistane dispongono di oltre mezzo milione di uomini e di una forza aerea efficiente, oltre ad un arsenale atomico. L’Afghanistan dichiara di avere 150.000 combattenti, ma non si tratta di un vero e proprio esercito, bensì di milizie abituate soltanto alla guerriglia irregolare. Il fronte però è più ampio di quello che potrebbe sembrare perché il ministro della Difesa di Islamabad ha accusato l’India di avere influenza politica sui talebani. Nuova Delhi ha respinto le accuse, denunciando un piano pachistano per destabilizzare il subcontinente indiano. La Cina e la Russia, unica nazione che ha ufficialmente riconosciuto l’emirato dell’Afghanistan, sono al lavoro per una soluzione diplomatica di un conflitto che potrebbe destabilizzare l’intera Asia centrale.
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Matteo Del Fante (Ansa)
L’amministratore delegato sorride tra numeri e strategie, mentre la stima per il 2026 promette ulteriori crescite: «Abbiamo rafforzato la nostra politica dei dividendi», dice, e non è un dettaglio da poco: la cedola proposta sale del 16%, arrivando a 1,25 euro per azione, a testimonianza di un’azienda che non vuole solo correre, ma premiare chi le ha dato fiducia. A dare contenuto a questo risultati soprattutto la finanza e la logistica, con il primato nella consegna dei pacchi.
Il futuro, però, non sono solo conti e percentuali: è anche digitale, innovativo e strategico. Del Fante non si limita a parlare di numeri, ma racconta un percorso di trasformazione che intreccia Poste con Tim, «una partnership che non è mirata a un guadagno immediato ma alla creazione di valore durevole e sostenibile per entrambi i gruppi». Il filo conduttore? Sinergie, integrazione e visione a lungo termine. E per dare concretezza alle parole, la riorganizzazione di gruppo in corso prevede un hub finanziario integrato, dove PostePay e BancoPosta dialogheranno fianco a fianco attraverso la fusione delle rispettive attività. Business come energia e telecomunicazioni saranno distribuiti dalla rete degli sportelli Poste. E non si tratta di semplice fantasia digitale: la nuova super-app di Poste, fiore all’occhiello del 2025, è diventata un fenomeno nazionale, con oltre quattro milioni di utenti giornalieri, la più utilizzata tra gli algoritmi proposti da un’azienda italiana. L’Intelligenza artificiale non è un concetto fumoso: Del Fante la indica come «un acceleratore di crescita chiave» del piano strategico pluriennale che verrà presentato entro il 2026, pronto a inaugurare una nuova stagione dopo nove anni di evoluzioni continue.
I numeri del bilancio restano sotto i riflettori: i ricavi di gruppo hanno raggiunto 13,1 miliardi, in crescita del 4% rispetto al 2024. Il margine operativo tocca i 3,2 miliardi, con un balzo del 10%, e l’utile netto segna 2,2 miliardi, anche questo con un +10%, in anticipo sui target del piano 2024-28. Dalle parole di Del Fante emerge che Poste non solo cresce, ma lo fa stabilmente, costruendo le basi per guardare oltre, fino al 2026: i ricavi sono previsti a 13,5 miliardi, il margine operativo superiore a 3,3 miliardi e l’utile netto (esclusa la partecipazione in Tim) a 2,3 miliardi. Anche i dividendi resteranno generosi, con una percentuale di assegnazione ai soci superiore al 70% degli utili. Da aggiungere un piccolo extra legato all’arrivo del dividendo Tim stimato in cento milioni di euro a partire dal 2027.
Proprio dal gruppo telefonico arriva una novità nella governance. Adrian Calaza, ex direttore finanziario di Tim, è il nuovo presidente di Tim Brasil dove già ricopriva il ruolo di consigliere. Prende il posto di Nicandro Durante. In consiglio entra anche Camillo Greco, direttore finanziario di Poste Italiane. Nell’illustrazione dei conti da parte di Matteo Del Fante manca, naturalmente, il capitolo «grandi manovre»: tra le priorità c’è l’acquisizione del 20% del Polo strategico nazionale da Cdp, un investimento contenuto ma strategico per supportare Tim nella migrazione della pubblica amministrazione italiana verso il cloud. Insomma, tra numeri da record e strategie a lungo termine, Poste italiane si conferma un gigante in movimento: non solo un’azienda di servizi postali e finanziari, ma un ecosistema digitale in piena espansione, pronto a cavalcare la tecnologia, l’Intelligenza artificiale e le sinergie industriali. Matteo Del Fante lo annuncia a tutta la comunità finanziaria che l’ascolta durante la conference call: il 2025 è stato eccezionale, ma l’avventura è appena all’inizio.
Il riflesso dell’uso dell’Ia si vedrà anche sul fronte dei dipendenti: le assunzioni annuali nei centri aziendali nel 2026 si stimano in calo del 15% rispetto alla media degli ultimi quattro anni. Con Tim, di cui è primo socio, Poste ha aperto vari tavoli. I risparmi attesi si aggirano sui cento milioni.
A inizio del prossimo anno, Poste attende, inoltre, completare la riorganizzazione con la creazione di un hub finanziario e la fusione di BancoPosta con PostePay. «A seguito di questa fusione deterremo il business energia e tlc a livello di capogruppo», ha detto l’ad, spiegando il progetto di creazione dell’hub finanziario. L’Intelligenza artificiale sarà cruciale nello sviluppo previsto. Nel servizio clienti ha permesso la riduzione dei costi del 30%. Sono attesi altri 30 milioni entro i prossimi quattro anni. Inoltre, sono stimati fino a circa 100 milioni di euro di risparmio annuo sui costi It.
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