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2022-04-25
L'antifascismo permanente finisce col dare ragione al superfascismo
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Il fallimento del sistema in vigore, la diffidenza popolare verso l'establishment e il mainstream, la lontananza sempre più marcata dal minuetto delle istituzioni e dal gergo dei mass media padronali sono ormai troppo vistosi agli occhi della popolazione; dunque non vi conviene tradurre il consenso al sistema come una professione di antifascismo e il dissenso verso il medesimo col nome di fascismo. Perché sotto sotto poi la gente penserà: allora l'unica alternativa a tutto questo si chiama fascismo. E allora magari rivaluta proprio partendo quel che per voi è oggetto di scandalo e di vituperio da troppi decenni.
Leggevo giorni fa un libro uscito di recente, Dei e potenza (ed. Altaforte) che raccoglie scritti sparsi di un pensatore francese in disparte, morto tre anni fa. Giullaume Faye la pensava esattamente come voi ma arrivava coerentemente a conclusioni opposte. Ritenendo il fascismo un fenomeno non concluso con l'esperienza storica mussoliniana, ma un movimento globale di portata immensa, Faye osservava che il fascismo si oppone “in ogni dominio umano, culturale, estetico, filosofico, spirituale e ovviamente sociale, economico, geopolitico e politico”. E concludeva che “il fascismo è la sola visione del mondo che si oppone diametralmente e da ogni punto di vista, nelle analisi come negli obiettivi e negli ideali, ad ogni altra ideologia”. Anzi, “il fascismo è il solo portatore di un progetto radicale”.
Capovolta di segno, è la stessa convinzione che alimenta la fabbrica di opinioni del Regime. La fonte di Faye è in uno scrittore e giornalista italiano che viveva in Francia, Giorgio Locchi, che scrisse quarant'anni fa un piccolo saggio su “L'essenza del fascismo” che precorreva, a rovescio, la tesi di Umberto Eco sul fascismo eterno o Ur-faschismus. Per Locchi il fascismo non era infatti un fenomeno circoscritto nel passato, ma una sorta di fuoco perenne acceso nella storia europea. Anzi l'essenza del fascismo supera le esperienze contingenti e caduche del fascismo storico: i fascismi passano ma il fascismo come essenza resta. E diventa anzi l'unico movimento veramente rivoluzionario, come aveva del resto intuito il filosofo francofortese Max Horkheimer, citato da Locchi e da Faye. E' una tesi suggestiva, perfino affascinante, che personalmente non condivido, soprattutto nella declinazione “sovrumanista” che ne danno i due autori.
Per Faye “il Sistema è perfettamente cosciente di tutto ciò” e perciò dagli anni trenta fino a oggi, “ci si è inventati un fronte antifascista” che è dunque diventato permanente. Anzi col passare degli anni, e con l'allontanarsi dell'esperienza storica del fascismo, e della sua caduta, l'antitesi fascismo-antifascismo si è acutizzata ed è diventata la chiave di lettura principale per capire il mondo d'oggi. Cosa sono del resto le denunce continue di un risorgente nazionalismo, populismo, razzismo, xenofobia, machismo, se non variazioni sulla stessa corda fascista? L'antifascismo, nota Faye, è ormai “una reazione religiosa e metafisica”, dunque non più storica o politica.
Secondo Faye l'esasperazione del dualismo fascismo-antifascismo sorge “a partire dal momento in cui il Sistema non ha più avuto il suo fratello nemico interno comunista, negli anni Novanta”; allora “il fascismo è stato di nuovo designato come pericolo assoluto”. Faye critica quanti da destra accusano l'ideologia dominante di dare la caccia ai “fantasmi”. Al contrario, “l'ideologia dominante è perspicace e ha perfettamente ragione di temere lo scenario di un ritorno di fiamma del fascismo”. Perché il fascismo “è sempre vivente, e più che mai”. Tutto questo allarme antifascista, nota Faye, è cresciuto con la crescita dei movimenti identitari. I governi, nota lo scrittore francese, tentano allora freneticamente di legittimarsi in negativo: o noi o il diluvio, ossia “l'Idra fascista, la Bestia immonda, la pornografia politica e morale, il saccheggio del Tempio dei diritti dell'uomo, in pratica la Tirannia aggravata dall'abominio razzista”.
Insomma, un bel testacoda: l'antifascismo permanente finisce col dare ragione al superfascismo semprevivo, e viceversa. E noi che non siamo credenti né del superfascismo eterno né dell'antifascismo perenne, restiamo sgomenti, e leggermente divertiti, da questo perverso intreccio di convergenze. Una ragione in più per ripetere: state attenti ad abusare del fascismo, perché prima o poi le streghe a lungo evocate, rischiano di arrivare. Magari da direzioni impreviste, da soggetti inattesi...
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Signori dell'Antifascismo permanente e del fascismo eterno, che vi apprestate per l'ennesima volta a celebrare con enfasi morale e politica il 25 aprile, vi rivolgo col cuore in mano un'appassionata o spassionata esortazione, nel vostro interesse e per il bene della stessa causa che intendete perorare. A via di ripetere che il nemico assoluto del Potere vigente è il fascismo, finirete con lo squalificare agli occhi della gente l'antifascismo e col rivalutare il fascismo. Riflettete per un momento: se la gente, come si può largamente notare, non sopporta più il Pensiero Unico, il Racconto Unico, il regime di sorveglianza, egemonia e dominazione in corso, e se voi identificate tutto questo con l'antifascismo, e tutto ciò che si oppone ad esso con il fascismo, spingerete quella stessa gente a disprezzare l'antifascismo e ad apprezzare ciò che è ai suoi antipodi, e che chiamate fascismo. E' una deduzione semplice, elementare, di buon senso.Il fallimento del sistema in vigore, la diffidenza popolare verso l'establishment e il mainstream, la lontananza sempre più marcata dal minuetto delle istituzioni e dal gergo dei mass media padronali sono ormai troppo vistosi agli occhi della popolazione; dunque non vi conviene tradurre il consenso al sistema come una professione di antifascismo e il dissenso verso il medesimo col nome di fascismo. Perché sotto sotto poi la gente penserà: allora l'unica alternativa a tutto questo si chiama fascismo. E allora magari rivaluta proprio partendo quel che per voi è oggetto di scandalo e di vituperio da troppi decenni.Leggevo giorni fa un libro uscito di recente, Dei e potenza (ed. Altaforte) che raccoglie scritti sparsi di un pensatore francese in disparte, morto tre anni fa. Giullaume Faye la pensava esattamente come voi ma arrivava coerentemente a conclusioni opposte. Ritenendo il fascismo un fenomeno non concluso con l'esperienza storica mussoliniana, ma un movimento globale di portata immensa, Faye osservava che il fascismo si oppone “in ogni dominio umano, culturale, estetico, filosofico, spirituale e ovviamente sociale, economico, geopolitico e politico”. E concludeva che “il fascismo è la sola visione del mondo che si oppone diametralmente e da ogni punto di vista, nelle analisi come negli obiettivi e negli ideali, ad ogni altra ideologia”. Anzi, “il fascismo è il solo portatore di un progetto radicale”. Capovolta di segno, è la stessa convinzione che alimenta la fabbrica di opinioni del Regime. La fonte di Faye è in uno scrittore e giornalista italiano che viveva in Francia, Giorgio Locchi, che scrisse quarant'anni fa un piccolo saggio su “L'essenza del fascismo” che precorreva, a rovescio, la tesi di Umberto Eco sul fascismo eterno o Ur-faschismus. Per Locchi il fascismo non era infatti un fenomeno circoscritto nel passato, ma una sorta di fuoco perenne acceso nella storia europea. Anzi l'essenza del fascismo supera le esperienze contingenti e caduche del fascismo storico: i fascismi passano ma il fascismo come essenza resta. E diventa anzi l'unico movimento veramente rivoluzionario, come aveva del resto intuito il filosofo francofortese Max Horkheimer, citato da Locchi e da Faye. E' una tesi suggestiva, perfino affascinante, che personalmente non condivido, soprattutto nella declinazione “sovrumanista” che ne danno i due autori.Per Faye “il Sistema è perfettamente cosciente di tutto ciò” e perciò dagli anni trenta fino a oggi, “ci si è inventati un fronte antifascista” che è dunque diventato permanente. Anzi col passare degli anni, e con l'allontanarsi dell'esperienza storica del fascismo, e della sua caduta, l'antitesi fascismo-antifascismo si è acutizzata ed è diventata la chiave di lettura principale per capire il mondo d'oggi. Cosa sono del resto le denunce continue di un risorgente nazionalismo, populismo, razzismo, xenofobia, machismo, se non variazioni sulla stessa corda fascista? L'antifascismo, nota Faye, è ormai “una reazione religiosa e metafisica”, dunque non più storica o politica.Secondo Faye l'esasperazione del dualismo fascismo-antifascismo sorge “a partire dal momento in cui il Sistema non ha più avuto il suo fratello nemico interno comunista, negli anni Novanta”; allora “il fascismo è stato di nuovo designato come pericolo assoluto”. Faye critica quanti da destra accusano l'ideologia dominante di dare la caccia ai “fantasmi”. Al contrario, “l'ideologia dominante è perspicace e ha perfettamente ragione di temere lo scenario di un ritorno di fiamma del fascismo”. Perché il fascismo “è sempre vivente, e più che mai”. Tutto questo allarme antifascista, nota Faye, è cresciuto con la crescita dei movimenti identitari. I governi, nota lo scrittore francese, tentano allora freneticamente di legittimarsi in negativo: o noi o il diluvio, ossia “l'Idra fascista, la Bestia immonda, la pornografia politica e morale, il saccheggio del Tempio dei diritti dell'uomo, in pratica la Tirannia aggravata dall'abominio razzista”. Insomma, un bel testacoda: l'antifascismo permanente finisce col dare ragione al superfascismo semprevivo, e viceversa. E noi che non siamo credenti né del superfascismo eterno né dell'antifascismo perenne, restiamo sgomenti, e leggermente divertiti, da questo perverso intreccio di convergenze. Una ragione in più per ripetere: state attenti ad abusare del fascismo, perché prima o poi le streghe a lungo evocate, rischiano di arrivare. Magari da direzioni impreviste, da soggetti inattesi...
Il presidente libanese Joseph Aoun (Getty Images)
È bastato poco, una semplice parola tradotta male, per scatenare l’ennesima strumentalizzazione. Questa volta ci ha pensato la stampa francese a mettere zizzania tra Giorgia Meloni e un altro leader internazionale. Un leader di partito: Marine Le Pen. Interrogata sulla sua vicenda giudiziaria, Meloni aveva risposto di non credere a tutto quello che legge. Frase tradotta così: «Non credo a tutto quello che dice». A chiarire tutto ci ha pensato Marion Maréchal Le Pen, la nipote e leader di Identité liberté, che in un post rilanciato poi da Meloni, ha scritto: «Quando la tv Bfm trasforma il “non credo a tutto quello che leggo (sulla stampa) su Marine Le Pen” di Giorgia Meloni in “non credo a tutto quello che dice Marine Le Pen”. Come si può sentire» allegando anche il video dell’intervista, «dopo aver ricordato che “aveva rispetto per Le Pen”, Meloni sottolineava che non bisognava fidarsi di quello che una certa stampa “autorevole” diffonde sul campo nazionale. E Bfm le ha immediatamente dimostrato che aveva ragione a diffidare». Anche Vincenzo Sofo, ex parlamentare europeo di FdI e marito di Maréchal, ha denunciato in un commento la «notizia falsa basata su una traduzione errata».
Unico neo di un vertice che ha oggettivamente riscosso molto successo nei due Paesi e oltre. Il primo a beneficiarne e a riconoscerlo è il leader libanese Joseph Aoun che ha accolto con favore gli sforzi di Francia e Italia per la creazione di una coalizione multinazionale che succeda alle forze Unifil, missione che terminerà il suo mandato a fine anno. L’iniziativa, annunciata nella conferenza stampa post vertice dal presidente francese Emmanuel Macron e dal presidente del Consiglio Meloni, è «una sincera espressione dell’impegno internazionale a sostegno della sovranità e della stabilità del Libano» ha commentato Anoun.
In Italia non mancano le polemiche. «Nel bilaterale Francia - Italia, è nuovamente stata sottolineata la necessità di un nuovo protagonismo europeo dentro la crisi internazionale che stiamo vivendo. Sono di due giorni fa le dichiarazioni del segretario generale della Nato Rutte. Parole che, se pur ufficialmente chiarite, non possono essere archiviate come “parole a caso”. Forse è utile che su quanto sta avvenendo ci possa essere un confronto di fronte al Paese», ha commentato Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd in Senato che ha aggiunto chiedendo nuovamente che Meloni riferisca in Parlamento: «Per questo torniamo a chiedere con forza che su tutta questa vicenda il governo, se possibile anche nella persona della stessa presidente del Consiglio, chiarisca la propria posizione: dai rapporti europei, alle parole di Rutte, alla guerra di Israele e Usa all’Iran. Crediamo che questo sia, ancor più che nel passato, il momento giusto perché Meloni scelga di stare dalla parte dell’Europa, senza più remore o retropensieri e senza più titubanze». E se Boccia ha letto in questo incontro titubanze da parte del premier, il presidente dei senatori della Lega Massimiliano Romeo legge il contrario: «Ho piena fiducia nella premier che ha dimostrato di saperci fare in politica estera». «È giusto che l’Europa si rafforzi» ha aggiunto convinto però che debba anche mantenersi il rapporto con gli Stati Uniti nonostante gli «incidenti» con Trump.
A proposito di Trump, il presidente americano ieri ha minacciato l’introduzione di nuovi dazi nei confronti di «qualsiasi Paese» intenda imporre la digital tax. «Sarà immediatamente soggetto a un dazio del 100% su tutte le merci spedite negli Stati Uniti d’America. Tale dazio prevarrà sugli accordi commerciali stipulati con il Paese in questione, indipendentemente dal fatto che siano stati attuati, firmati o meno. Inoltre, il dazio del 100% sarà immediatamente applicato qualora tali Paesi procedano con l’introduzione dell’imposta domanda». Bruxelles ha replicato, sostenendo che le sue minacce sono ingiustificate e quindi, se attuate, la Commissione Ue risponderà.
L’ennesima sparata del tycoon che arriva nelle stesse ore in cui a Washington sembrerebbe essere arrivata l’intesa tra Israele e Libano, rifiutata però da Hezbollah perché indebolirebbe la l’unità il Paese, per un cessate il fuoco dopo quattro giorni di trattativa. Roma però si è subito congratulato per il risultato: «Il Governo italiano accoglie con favore l’annuncio di un accordo quadro tra Libano e Israele, grazie alla mediazione Usa». Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha pubblicato un messaggio su X scritto in farsi in cui spiega che «il comandante della Forza Quds iraniana, Qaani, ha recentemente lanciato numerose minacce contro Israele. In ogni caso, se l’Iran attacca Israele, sarà il suo più grande errore. Né Hormuz né il fuoco sui civili lo aiuteranno. Nulla ci fermerà. Le nostre forze sono pronte a portare a termine la missione».
Su Hormuz non si riesce a risolvere l’impasse. I Guardiani della rivoluzione islamica ieri hanno smentito le dichiarazioni di alcuni funzionari statunitensi secondo cui sarebbe stato istituito un canale diretto tra Teheran e Washington sul tema dello Stretto di Hormuz. «Si tratta di una menzogna completa e lo smentiamo con forza. Non è mai accaduto e non accadrà. Lo Stretto di Hormuz è territorio iraniano e non ha nulla a che fare con gli Stati Uniti». Non proprio una bella notizia considerata la violazione del cessate il fuoco nello Stretto da parte degli iraniani condannata e denunciata così da Trump: «La Repubblica islamica dell’Iran ha lanciato almeno quattro droni d’attacco unidirezionali contro navi in transito nello Stretto di Hormuz. Uno dei droni ha colpito in pieno il ponte superiore di una grande e costosissima nave da carico. Sono stati riportati danni, ma la nave ha potuto proseguire la navigazione. Ovviamente, si tratta di una folle violazione del nostro accordo di cessate il fuoco».
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