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2024-08-23
Una docuserie Netflix racconta la storia vera di Laci Peterson
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«American Murder: il caso Laci Peterson» (Netflix)
I protagonisti, loro malgrado, sono gli stessi, da una parte e dall’altra dell’Oceano. Una donna incinta, l’uomo che avrebbe dovuto amarla «nella buona e nella cattiva sorte», un’amante. Ma, nella scomparsa di Laci Peterson e nel documentario che la ripercorre, c’è qualcosa di diverso dal caso Impagnatiello, il tentativo di invitare chi guardi a una riflessione.
Laci Peterson è scomparsa a Modesto, in California, la Vigilia di Natale del 2002. Il marito, Scott, ne ha denunciato l’assenza. Con comodo, senza approcciare con panico e angoscia il vuoto lasciato. Il 24 dicembre 2002, è tornato a casa verso sera, dopo una battuta di pesca avrebbe raccontato. Laci, incinta all’ottavo mese, non c’era. Eppure, Scott non si è preoccupato. Ha fatto una doccia, cenato da solo e, più tardi, chiamato i suoceri per spiegare loro che la figlia non si trovava. I media, come testimoniano alcuni giornalisti, prestatisi al documentario Netflix, su quella storia si sono buttati a capofitto. Erano giorni vuoti quelli, c’era penuria di storie. Così, il viso di Laci ha cominciato a campeggiare sulle prime pagine dei quotidiani, rimbalzando presto dai notiziari locali a quelli nazionali. Sono seguiti appelli, ricerche disperate. Non per Scott, però. Lui se n’è stato in disparte fino a quando il telefono della polizia non ha squillato. Una donna chiamava. Amber Frey, amante di Scott.
La donna ha spiegato alle autorità di non aver mai saputo, nei mesi della loro relazione, che Scott fosse sposato. Si diceva single, lui, poco interessato al matrimonio o alla paternità. Versione sostenuta fino a quando Amber, da sè, non ha scoperto la verità. Allora, Scott ha pianto. Ha chiesto scusa. Ha detto ad Amber che quello del 2002 sarebbe stato il primo Natale senza la moglie. Poi, ha comprato una barca. La stessa con cui, la Vigilia, è andato a pescare.
Il corpo di Laci, insieme a quello del bambino che aveva in grembo, è stato trovato sepolto sulla riva del lago, indicato da Scott come luogo di pesca. Negli Usa, l’uomo è stato condannato per gli omicidi mentre la folla, accalcata fuori dal tribunale, gridava «assassino». Ma Scott non ha mai confessato, né la sua famiglia si è mai arresa all’idea di una sua colpevolezza. Ed è qui la differenza, nel tentativo di mettere in guardia dal pericolo che i giudizi morali portano con sé. American Murder: il caso Laci Peterson dà spazio alla famiglia di Laci, devastata da un dolore insuperabile, e a quella di Scott, distrutta lei pure. Nel mezzo, però, lascia parlino (anche) i tecnici della giustizia, lascia che venga spiegato come il ruolo dei media abbia giocato un ruolo decisivo in questo caso, come la sovrapposizione tra marito tremendo e assassino abbia condannato Scott ancor prima del processo penale.
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American Murder: il caso Laci Peterson sembra riflettere uno dei più tremendi casi di nera che hanno scosso l’Italia. E, perciò, pare l’algoritmo di Netflix ce lo propini: per i giornali compulsati nervosamente, per i tg seguiti con ansia, per le ore spese a sperare non fosse così come le indagini cominciavano a chiarire.I protagonisti, loro malgrado, sono gli stessi, da una parte e dall’altra dell’Oceano. Una donna incinta, l’uomo che avrebbe dovuto amarla «nella buona e nella cattiva sorte», un’amante. Ma, nella scomparsa di Laci Peterson e nel documentario che la ripercorre, c’è qualcosa di diverso dal caso Impagnatiello, il tentativo di invitare chi guardi a una riflessione.Laci Peterson è scomparsa a Modesto, in California, la Vigilia di Natale del 2002. Il marito, Scott, ne ha denunciato l’assenza. Con comodo, senza approcciare con panico e angoscia il vuoto lasciato. Il 24 dicembre 2002, è tornato a casa verso sera, dopo una battuta di pesca avrebbe raccontato. Laci, incinta all’ottavo mese, non c’era. Eppure, Scott non si è preoccupato. Ha fatto una doccia, cenato da solo e, più tardi, chiamato i suoceri per spiegare loro che la figlia non si trovava. I media, come testimoniano alcuni giornalisti, prestatisi al documentario Netflix, su quella storia si sono buttati a capofitto. Erano giorni vuoti quelli, c’era penuria di storie. Così, il viso di Laci ha cominciato a campeggiare sulle prime pagine dei quotidiani, rimbalzando presto dai notiziari locali a quelli nazionali. Sono seguiti appelli, ricerche disperate. Non per Scott, però. Lui se n’è stato in disparte fino a quando il telefono della polizia non ha squillato. Una donna chiamava. Amber Frey, amante di Scott. La donna ha spiegato alle autorità di non aver mai saputo, nei mesi della loro relazione, che Scott fosse sposato. Si diceva single, lui, poco interessato al matrimonio o alla paternità. Versione sostenuta fino a quando Amber, da sè, non ha scoperto la verità. Allora, Scott ha pianto. Ha chiesto scusa. Ha detto ad Amber che quello del 2002 sarebbe stato il primo Natale senza la moglie. Poi, ha comprato una barca. La stessa con cui, la Vigilia, è andato a pescare.Il corpo di Laci, insieme a quello del bambino che aveva in grembo, è stato trovato sepolto sulla riva del lago, indicato da Scott come luogo di pesca. Negli Usa, l’uomo è stato condannato per gli omicidi mentre la folla, accalcata fuori dal tribunale, gridava «assassino». Ma Scott non ha mai confessato, né la sua famiglia si è mai arresa all’idea di una sua colpevolezza. Ed è qui la differenza, nel tentativo di mettere in guardia dal pericolo che i giudizi morali portano con sé. American Murder: il caso Laci Peterson dà spazio alla famiglia di Laci, devastata da un dolore insuperabile, e a quella di Scott, distrutta lei pure. Nel mezzo, però, lascia parlino (anche) i tecnici della giustizia, lascia che venga spiegato come il ruolo dei media abbia giocato un ruolo decisivo in questo caso, come la sovrapposizione tra marito tremendo e assassino abbia condannato Scott ancor prima del processo penale.
Giuseppe Valditara (Imagoeconomica)
Il ministro dell’Istruzione e del merito l’aveva già annunciato in altre occasioni: il recupero della tradizione e della memoria storica della civiltà occidentale è essenziale nella formazione delle generazioni future. Non si tratta di un ritorno al passato, di un orgoglio vagamente nostalgico, quanto della ripresa di un patrimonio essenziale oggi più che mai capace di affrontare le sfide del futuro. Riguardo alle quali torna utile anche l’apertura all’Intelligenza artificiale, adottata non certo in maniera selvaggia, bensì come strumento di lavoro da usare con spirito critico e finalizzato a funzioni all’interno di discipline precise. Quanto ai chiacchierati Promessi sposi, che fine fanno? Restano invariabilmente al secondo anno del percorso per l’importanza che questo libro ha nella «storia linguistica, culturale e civile» italiana. «Proprio in ragione di tale importanza», si legge nelle note del ministro, «è questo l’unico libro, oltre alla Commedia di Dante, la cui lettura sia (e debba restare) obbligatoria, in forma integrale o per ampi brani».
Le nuove Indicazioni nazionali per i licei, che modificano quelle del ministro Maria Stella Gelmini risalenti al 2010, sono state elaborate da una commissione ministeriale e sottoposte «a un lungo lavoro di ascolto, a decine di audizioni con il mondo associativo, scientifico e sindacale, comprese le associazioni delle famiglie» e sono giunte alla «stesura definitiva dopo un confronto con chi la scuola la vive ogni giorno». Per la prima volta hanno contribuito a questo lavoro anche le rappresentanze studentesche con un impegno costruttivo e proposte puntuali. La riforma Valditara si prefigge un rafforzamento dell’identità sul piano della formazione degli studenti e un’accelerazione nell’innovazione delle materie tecnico scientifiche, le cosiddette Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).
Al centro del nuovo impianto pedagogico e didattico c’è la persona. La formazione del giovane avviene attraverso quella che il ministro chiama «la rivoluzione del buon senso». Il liceo nelle sue diverse declinazioni è la scuola dell’adolescenza, ovvero «il tempo delle cose che accadono per la prima volta». Per la costruzione di una corretta soggettività giovanile, capace di relazioni emotive consapevoli e non discriminatorie, è necessario favorire rapporti con figure adulte autorevoli e coinvolgere in modo sistematico le famiglie degli studenti in una corresponsabilità che riguarda l’orientamento, la valutazione e il lavoro quotidiano in classe. L’obiettivo dei licei è valorizzare i talenti, promuovendo il merito in un corretto rapporto tra libertà e norma all’interno del quale lo spirito critico è la capacità di esprimere anche il dissenso, purché in modo argomentato.
Consistenti le novità didattiche definite e auspicate. Nel biennio di letteratura è consigliato l’approfondimento dei poemi classici della civiltà europea (Odissea ed Eneide) e, superando certe proteste pregiudiziali, «di alcune pagine della Bibbia, “grande codice” di ispirazione delle letterature». Detto del mantenimento dei Promessi sposi, la maggiore apertura agli autori contemporanei non sostituisce il canone, ma si aggiunge a esso. Nei primi due anni è raccomandata la lettura integrale di almeno sei autori contemporanei, italiani o stranieri. In filosofia si suggerisce un insegnamento comparato e, nell’ambito dell’educazione alla cittadinanza, l’approfondimento dei principi che hanno ispirato la Costituzione. Insieme alla letteratura e alla filosofia, anche la storia e la storia dell’arte si concentreranno sul recupero dell’identità occidentale. Ma lo studente, sottolinea il testo del ministro, «dovrà altresì essere in grado di riconoscere le caratteristiche delle civiltà più significative collocandone i percorsi storici entro un quadro comparativo di lungo periodo». La matematica, non più proposta come tecnica ma come percorso di crescita all’interno del quale anche l’errore sarà «un’opportunità di apprendimento e di confronto», è sottoposta a profonda revisione. In particolare, insegnando concetti e linguaggi che sono alla base dell’Intelligenza artificiale, al quinto anno se ne favorisce un uso consapevole per sviluppare una comprensione critica e responsabile del funzionamento di questi sistemi per imparare a «valutarne l’affidabilità e le implicazioni». Lo stesso uso vigile dell’IA è suggerito per gli ultimi anni di latino e greco, materie nelle quali la traduzione automatica, di cui si registra l’enorme espansione, non deve sostituire le strategie di problem solving.
La riforma del liceo punta a formare studenti che sappiano da dove vengono e dove vanno. Che siano, perciò più occidentali, usino l’intelligenza artificiale con giudizio e leggano con disinvoltura i testi della letteratura italiana ed europea. E i docenti? Non basta che si aggiornino, devono studiare anche loro, auspica Valditara. Giusto. Magari, sia detto sommessamente, facendo in modo che possano ritrovare l’orgoglio di una professione fondamentale ma, in realtà, fortemente mortificata.
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