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Allora non inginocchiarsi paga. Tria ha capito l’antifona gialloblù

Allora non inginocchiarsi paga. Tria ha capito l’antifona gialloblù
European Union
  • Il ministro dell'Economia ha tenuto il punto e per tre giorni ha negato una nuova manovra. Al contrario, dimostreremo ai falchi Ue che ridurre il deficit si può. Se ci bocceranno, sarà evidente il ricatto politico.
  • Bruxelles abbaia ancora ma alla fine aspetterà i numeri che gli forniremo. Per Pierre Moscovici e soci la procedura è «giustificata». Però i commissari cedono: «Ci affidiamo all'azione di Conte». Il dialogo ci regala una settimana in più.
  • L'industria italiana frena. Si salvano elettronica e alimentare. Fatturato in calo dell'1% ad aprile. In controtendenza l'export di cibi di qualità (+5,5%). Pure la Cina rallenta, come mai da 17 anni.

Lo speciale comprende tre articoli.

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Petrodollaro, così la crisi di Hormuz sfida il primato americano
Getty Images
La chiusura dello Stretto mette in difficoltà le monarchie del Golfo e riapre il dossier sul dominio del dollaro nel commercio energetico. Tra yuan, blockchain e nuovi accordi finanziari, gli alleati degli Usa diversificano senza rompere con Washington.
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Dimmi La Verità | Matteo Rancan (Lega): «Sinistra ipocrita sull'attentato di Modena»

Ecco #DimmiLaVerità del 20 maggio 2026. Il segretario della Lega Emilia, Matteo Rancan, svela l'ipocrisia della sinistra sull'attentato di Modena.

Affarone Pnrr: 150 miliardi di debiti per far crescere il Pil di appena 50
Giuseppe Conte (Ansa)
Grazie ai fondi del Recovery, il prodotto interno lordo pro capite è aumentato (tra il 2021 e il 2026) del 2,2%. Nel Centro Nord l’incremento è stato dell’1,5%, più marcato l’impatto su ricchezza e occupazione al Sud.

La montagna (di debiti) del Pnrr ha partorito il topolino. Sembra la sintesi più appropriata dopo aver letto ieri sul Sole 24 Ore le stime della crescita aggiuntiva cumulata del Pil pro capite tra il 2021-2026, generata dalla spesa del Pnrr.

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Libia, il dialogo tra Tripoli e Tobruch resta in salita
Il generale Khalifa Haftar (Ansa)

A Tunisi il secondo vertice «4+4» tra rappresentanti della Tripolitania e della Cirenaica sotto la regia dell’Onu. Sul tavolo elezioni e riunificazione, ma milizie, rivalità interne e il peso di Haftar frenano ogni svolta.

Il secondo incontro del cosiddetto vertice «4+4» dedicato alla Libia ha avuto come sede Tunisi, la città che in passato era stata scelta dal governo di Tripoli come sede provvisoria nei momenti più bui della storia libica. Quattro rappresentanti di Tobruch e quattro di Tripoli hanno affrontato alcuni dei temi più complessi della nazione affacciata sul mar Mediterraneo, che dal 2014 rimane divisa a metà con due governi che si accusano di illegittimità.

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