True
2024-07-15
Sinner è ancora il numero uno, ma Alcaraz può diventare il nuovo Michael Jordan di Nike
True
Carlos Alcaraz e Novak Djokovic (Ansa)
Mentre l’Italia consuma litri di inchiostro sui giornali per Jannik Sinner, in questo momento il numero uno del mondo, c’è un altro tennista che rischia di oscurare la stella del giocatore italiano. È Carlos Alcaraz Garfia che, fresco vincitore del suo quarto slam a Wimbledon, inizia a prendere le distanze da Sinner in termini di vittorie nei grandi tornei. Per di più dopo la vittoria di ieri si avvicina anche alla prima posizione della classifica Atp che potrebbe superare già ai prossimi Us Open. Vale poi la pena ricordare che il vincitore del torneo di Wimbledon 2024 riceverà ben 3.206.285 euro, mentre lo sconfitto Novak Djokovic ha dovuto accontentarsi di 1.662.518 euro. Sinner al momento ha vinto solo l’Australian Open nel 2024, mentre lo spagnolo ha già in tasca due slam sull’erba inglese (2023 e 2024), un Roland Garros (2024) e un Us Open (2022).
E’ già stato numero uno del mondo (il più giovane di tutti i tempi) e continuando di questo passo potrebbe presto di nuovo scalzare il nostro atleta altoatesino. Sta battendo qualsiasi tipo di record. Lo spagnolo è solo il sesto uomo nell'era Open a completare la doppietta Roland Garros- Wimbledon, come Rod Laver , Bjorn Borg , Rafa Nadal, Roger Federer e Djokovic. Ha già vinto quattro trofei Ssam all'età di 21 anni. Né Djokovic, né Federer, né Nadal avevano compiuto l'impresa alla stessa età. Il serbo, per esempio, non vinse il suo quarto slam fino agli US Open del 2011 , quando aveva 24 anni. Il maiorchino aveva 22 anni quando vinse il suo quarto slam al Roland Garros nel 2008 mentre lo svizzero ne aveva 23 quando raggiunse il traguardo dei quattro major agli Us Open del 2004 .
Del resto, Alcaraz, classe 2003 nato a El Palmar, nella regione di Murcia, sembra uno sportivo predestinato, tanto che in Spagna lo hanno già ribattezzato il nuovo Michael Jordan. Anche perché Alcaraz ha qualcosa in comune con l’ex cestista americano dei Chicago Bulls. La Nike, infatti, che sponsorizza il tennista spagnolo, sta già lavorando alla realizzazione di un logo personalizzato per lui, come fece a suo tempo con altri grandi tennisti come appunto Nadal e Federer. Nike nel 1984 scelse un giovane dei Chicago Bulls come terza opzione nel draft stagionale. Era Michael Jordan, come si può vedere anche nel film dello scorso anno "Air". L’investimento fu di 500.000 dollari, con un’attesa di ritorno di vendite di 3 milioni di dollari in quattro anni. Nel solo primo anno Nike arrivò a vendere 126 milioni di dollari scarpe da basket, grazie proprio alle prestazioni di Jordan.
Nel nuovo contratto firmato da Alcaraz (che ha già superato i 30 milioni di euro di incassi nella sua carriera senza contare gli sponsor) con la multinazionale americana, le cifre non sono ancora ufficiali ma si parla di una cifra che potrebbe essere superiore ai 200 milioni di euro in 10 anni (20 all’anno), è inserita anche la realizzazione del nuovo logo. Il team di Alcaraz vorrebbe superare il contratto che Uniqlo aveva siglato con Federer, di 30 milioni di euro all’anno. Come sarà il simbolo di Alcaraz? E’ la grande domanda che si fanno tutti gli appassionati di tennis. Nadal aveva le corna del toro maiorchino, mentre Federer le due famose lettere Rf. In pratica a 21 anni appena compiuti, Alcaraz diventerà solo al momento il secondo tennista del mondo più pagato (Djokovic a 37 è ancora in testa a guadagni). Anche Sinner è sponsorizzato da Nike. Anche lui ha firmato un contratto di sponsorizzazione da 150 milioni di euro per 10 anni, ma per il momento non ci sono loghi personalizzati all’orizzonte. Insomma, Alcaraz che è più giovane di Sinner rischia di avere più mercato al confronto del nostro tennista. Il giocatore murciano è già un oggetto del desiderio per un gran numero di aziende, come appunto Nike, Babolat, Rolex, Bmw, Isdin, Calvin Klein, ElPozo e persino la Comunità Autonoma a livello istituzionale. L'appeal commerciale è evidente e chi scommette su Alcaraz, che tra l'altro ha lanciato da poco una propria Fondazione benefica di cui è presidente.
Court, dai campi da tennis a una comunità cristiana. «I bambini transgender sono opera del diavolo»
Nonostante la sconfitta nella finale di Wimbledon Novak Djokovic resta ancora il tennista con il record di 24 titoli del grande slam, sopra a Rafa Nadal (22) e Roger Federer (20). Ma questo record è condiviso con una tennista australiana che da più di 51 anni non viene superata. Stiamo parlando di Margaret Court, una giocatrice fortissima negli anni ’60 e ’70 poi scomparsa dal circuito, anche perché diventata pastore della chiesa pentecostale in Australia.
A 81 anni Margaret Court detiene anche il record di titoli slam, ben 62, nel singolo, doppio e doppio misto, una cifra che è praticamente impossibile da battere. Serena Williams si era almeno avvicinata con 23 slam nel singolare, ma Court continua a mantenere il suo record anche se Djokovic potrebbe ancora batterlo nei prossimi anni, a cominciare da settembre negli Stati Uniti. Convertita alla fede pentecostale, è stata ordinata pastore nel 1991 e, all'età di 81 anni, guida ancora una congregazione a Perth con più di 2000 fedeli, sulla costa occidentale dell'Australia. In quanto tale, è intervenuta regolarmente nei dibattiti pubblici nel suo paese, suscitando polemiche con ogni uscita sui media.
Nel 2017, poco prima che il matrimonio tra persone dello stesso sesso fosse riconosciuto in Australia, aveva attaccato pesantemente anche la istituzioni tennistiche. «Ci sono molte lesbiche nel tennis. Ci sono molte giocatrici professioniste lesbiche. Quando giocavo ce n’erano già, ma ora sono ovunque. » In quella stessa intervista, arrivò a dire che i bambini transgender erano opera del “diavolo” . Il tennis gli ha voltato le spalle dopo quelle dichiarazioni, anche perché se la prese con una delle tenniste più iconiche degli anni ’90, Martina Navratilova, lesbica dichiarata. L'australiana attaccò la tennista cecoslovacca poi diventata americana Navratilova per il suo orientamento sessuale, definendola un cattivo esempio per i bambini. «È una grande giocatrice, ma vorrei vedere qualcuno al vertice a cui i giocatori più giovani possano guardare. È molto triste per i bambini essere esposti a questo. Martina è una brava persona. La sua vita è semplicemente andata fuori strada».
Nel 2020 proprio la Navratilova e John McEnroe avevano inscenata una protesta perché l’Australian Open aveva deciso di intitolare uno dei campi del torneo a Margaret Court. Le due star del tennis americano avevano chiesto che la "Margaret Court Arena", uno dei campi principali del Melbourne Park, venisse ribattezzata "Evonne Goolagong Arena", ovvero al connazionale Goolagong, 68 anni, il primo aborigeno ad aver vinto un grande slam. «Mi addolora dirlo, ma la Margaret Court Arena ha bisogno di un nome diverso», disse McEnroe l’ex numero uno del mondo. «Come degno sostituto, i miei voti vanno a Evonne Goolagong. Evonne è l'incarnazione di ciò che è veramente un modello o un eroe», continua. McEnroe aveva descritto Margaret Court come una “zia pazza».
Continua a leggereRiduci
Il vincitore di Wimbledon è pronto a firmare uno dei contratti più costosi di tutti i tempi con la multinazionale americana dove è inserito anche il lancio di un logo personalizzato, come Rafa Nadal e Roger Federer.Novak Djokovic perde ancora l'occasione di superare Margaret Court, l'ex tennista australiana poi diventata pastore della chiesa pentecostale che detiene ancora il record di slam nel singolare e nel doppio.Lo speciale contiene due articoliMentre l’Italia consuma litri di inchiostro sui giornali per Jannik Sinner, in questo momento il numero uno del mondo, c’è un altro tennista che rischia di oscurare la stella del giocatore italiano. È Carlos Alcaraz Garfia che, fresco vincitore del suo quarto slam a Wimbledon, inizia a prendere le distanze da Sinner in termini di vittorie nei grandi tornei. Per di più dopo la vittoria di ieri si avvicina anche alla prima posizione della classifica Atp che potrebbe superare già ai prossimi Us Open. Vale poi la pena ricordare che il vincitore del torneo di Wimbledon 2024 riceverà ben 3.206.285 euro, mentre lo sconfitto Novak Djokovic ha dovuto accontentarsi di 1.662.518 euro. Sinner al momento ha vinto solo l’Australian Open nel 2024, mentre lo spagnolo ha già in tasca due slam sull’erba inglese (2023 e 2024), un Roland Garros (2024) e un Us Open (2022). E’ già stato numero uno del mondo (il più giovane di tutti i tempi) e continuando di questo passo potrebbe presto di nuovo scalzare il nostro atleta altoatesino. Sta battendo qualsiasi tipo di record. Lo spagnolo è solo il sesto uomo nell'era Open a completare la doppietta Roland Garros- Wimbledon, come Rod Laver , Bjorn Borg , Rafa Nadal, Roger Federer e Djokovic. Ha già vinto quattro trofei Ssam all'età di 21 anni. Né Djokovic, né Federer, né Nadal avevano compiuto l'impresa alla stessa età. Il serbo, per esempio, non vinse il suo quarto slam fino agli US Open del 2011 , quando aveva 24 anni. Il maiorchino aveva 22 anni quando vinse il suo quarto slam al Roland Garros nel 2008 mentre lo svizzero ne aveva 23 quando raggiunse il traguardo dei quattro major agli Us Open del 2004 . Del resto, Alcaraz, classe 2003 nato a El Palmar, nella regione di Murcia, sembra uno sportivo predestinato, tanto che in Spagna lo hanno già ribattezzato il nuovo Michael Jordan. Anche perché Alcaraz ha qualcosa in comune con l’ex cestista americano dei Chicago Bulls. La Nike, infatti, che sponsorizza il tennista spagnolo, sta già lavorando alla realizzazione di un logo personalizzato per lui, come fece a suo tempo con altri grandi tennisti come appunto Nadal e Federer. Nike nel 1984 scelse un giovane dei Chicago Bulls come terza opzione nel draft stagionale. Era Michael Jordan, come si può vedere anche nel film dello scorso anno "Air". L’investimento fu di 500.000 dollari, con un’attesa di ritorno di vendite di 3 milioni di dollari in quattro anni. Nel solo primo anno Nike arrivò a vendere 126 milioni di dollari scarpe da basket, grazie proprio alle prestazioni di Jordan. Nel nuovo contratto firmato da Alcaraz (che ha già superato i 30 milioni di euro di incassi nella sua carriera senza contare gli sponsor) con la multinazionale americana, le cifre non sono ancora ufficiali ma si parla di una cifra che potrebbe essere superiore ai 200 milioni di euro in 10 anni (20 all’anno), è inserita anche la realizzazione del nuovo logo. Il team di Alcaraz vorrebbe superare il contratto che Uniqlo aveva siglato con Federer, di 30 milioni di euro all’anno. Come sarà il simbolo di Alcaraz? E’ la grande domanda che si fanno tutti gli appassionati di tennis. Nadal aveva le corna del toro maiorchino, mentre Federer le due famose lettere Rf. In pratica a 21 anni appena compiuti, Alcaraz diventerà solo al momento il secondo tennista del mondo più pagato (Djokovic a 37 è ancora in testa a guadagni). Anche Sinner è sponsorizzato da Nike. Anche lui ha firmato un contratto di sponsorizzazione da 150 milioni di euro per 10 anni, ma per il momento non ci sono loghi personalizzati all’orizzonte. Insomma, Alcaraz che è più giovane di Sinner rischia di avere più mercato al confronto del nostro tennista. Il giocatore murciano è già un oggetto del desiderio per un gran numero di aziende, come appunto Nike, Babolat, Rolex, Bmw, Isdin, Calvin Klein, ElPozo e persino la Comunità Autonoma a livello istituzionale. L'appeal commerciale è evidente e chi scommette su Alcaraz, che tra l'altro ha lanciato da poco una propria Fondazione benefica di cui è presidente. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/alcaraz-nuovo-michael-jordan-2668745057.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="court-dai-campi-da-tennis-a-una-comunita-cristiana-i-bambini-transgender-sono-opera-del-diavolo" data-post-id="2668745057" data-published-at="1720956387" data-use-pagination="False"> Court, dai campi da tennis a una comunità cristiana. «I bambini transgender sono opera del diavolo» Nonostante la sconfitta nella finale di Wimbledon Novak Djokovic resta ancora il tennista con il record di 24 titoli del grande slam, sopra a Rafa Nadal (22) e Roger Federer (20). Ma questo record è condiviso con una tennista australiana che da più di 51 anni non viene superata. Stiamo parlando di Margaret Court, una giocatrice fortissima negli anni ’60 e ’70 poi scomparsa dal circuito, anche perché diventata pastore della chiesa pentecostale in Australia. A 81 anni Margaret Court detiene anche il record di titoli slam, ben 62, nel singolo, doppio e doppio misto, una cifra che è praticamente impossibile da battere. Serena Williams si era almeno avvicinata con 23 slam nel singolare, ma Court continua a mantenere il suo record anche se Djokovic potrebbe ancora batterlo nei prossimi anni, a cominciare da settembre negli Stati Uniti. Convertita alla fede pentecostale, è stata ordinata pastore nel 1991 e, all'età di 81 anni, guida ancora una congregazione a Perth con più di 2000 fedeli, sulla costa occidentale dell'Australia. In quanto tale, è intervenuta regolarmente nei dibattiti pubblici nel suo paese, suscitando polemiche con ogni uscita sui media. Nel 2017, poco prima che il matrimonio tra persone dello stesso sesso fosse riconosciuto in Australia, aveva attaccato pesantemente anche la istituzioni tennistiche. «Ci sono molte lesbiche nel tennis. Ci sono molte giocatrici professioniste lesbiche. Quando giocavo ce n’erano già, ma ora sono ovunque. » In quella stessa intervista, arrivò a dire che i bambini transgender erano opera del “diavolo” . Il tennis gli ha voltato le spalle dopo quelle dichiarazioni, anche perché se la prese con una delle tenniste più iconiche degli anni ’90, Martina Navratilova, lesbica dichiarata. L'australiana attaccò la tennista cecoslovacca poi diventata americana Navratilova per il suo orientamento sessuale, definendola un cattivo esempio per i bambini. «È una grande giocatrice, ma vorrei vedere qualcuno al vertice a cui i giocatori più giovani possano guardare. È molto triste per i bambini essere esposti a questo. Martina è una brava persona. La sua vita è semplicemente andata fuori strada».Nel 2020 proprio la Navratilova e John McEnroe avevano inscenata una protesta perché l’Australian Open aveva deciso di intitolare uno dei campi del torneo a Margaret Court. Le due star del tennis americano avevano chiesto che la "Margaret Court Arena", uno dei campi principali del Melbourne Park, venisse ribattezzata "Evonne Goolagong Arena", ovvero al connazionale Goolagong, 68 anni, il primo aborigeno ad aver vinto un grande slam. «Mi addolora dirlo, ma la Margaret Court Arena ha bisogno di un nome diverso», disse McEnroe l’ex numero uno del mondo. «Come degno sostituto, i miei voti vanno a Evonne Goolagong. Evonne è l'incarnazione di ciò che è veramente un modello o un eroe», continua. McEnroe aveva descritto Margaret Court come una “zia pazza».
(Getty Images)
Il nodo ha un nome e un cognome: Sinochem. Primo azionista con il 37% del capitale, quota robusta, presenza ingombrante, nazionalità cinese. L’arrivo in Pirelli è datato 2015 quando ancora si chiamava ChemChina e l’Italia guardava a Pechino come al bancomat globale e non come al concorrente sistemico. Altri tempi. Oggi lo scenario è capovolto: l’alleato americano diffida, l’Unione europea prende appunti e Palazzo Chigi deve scegliere. In attesa, Pirelli continua a vendere negli Stati Uniti i suoi pneumatici «intelligenti», che servono a migliorare la precisione di guida con le informazioni che mandano a chi sta al volante. Ed è proprio qui che Washington ha messo il lucchetto: niente hardware e software riconducibili a interessi cinesi.
Pirelli senza cervello tecnologico non è più Pirelli.
Negli ultimi mesi, raccontano fonti ben informate, i funzionari americani hanno fatto sapere a Roma che il tempo delle ambiguità è finito. Il governo italiano valuta. Valuta un nuovo intervento, valuta una stretta, valuta soprattutto quanto sia sostenibile tenere insieme tutto. Perché la partita non è solo industriale, è politica. Sinochem non è un’azienda qualsiasi. È un gruppo controllato dallo Stato cinese, figlio della fusione con ChemChina avvenuta nel 2021. Ogni mossa ha inevitabilmente un riflesso diplomatico.
Ed è qui che il gioco si fa delicato. Roma non vuole uno scontro con Pechino, ma non può permettersi di perdere Washington. Un equilibrio delicato, quasi da funamboli, mentre sotto c’è il vuoto del mercato globale. Il management di Pirelli ha provato a chiudere la questione in modo ordinato. Ha presentato opzioni, ha suggerito vie d’uscita, ha lasciato intendere che una cessione sarebbe la soluzione più indolore. Dall’altra parte, però, nessuna fretta. Per mesi. Poi qualcosa si è mosso. Sinochem ha incaricato Bnp Paribas di esplorare possibili opzioni di vendita. Un segnale. Non una resa, ma nemmeno un muro. Un modo per dire: ascoltiamo.
Ma il calendario non è elegante. Marzo incombe. E se non arriva un compromesso, il governo ha già pronto il copione dell’ultimo atto: sospensione dei diritti di voto. Il Golden power nella sua versione più muscolare. Quella che non toglie le azioni, ma toglie la voce. Adolfo Urso prova a raccontarla come una storia di dialogo ritrovato. Dice che è positivo che le parti siano tornate a parlarsi. Ricorda che l’Italia farà la sua parte per evitare l’esclusione di Pirelli dal mercato Usa. È il linguaggio necessario quando si cammina sulle uova, ma sotto quelle uova c’è già il brontolare della crepa.
Perché le tensioni tra Pirelli e Sinochem non nascono oggi. Esplodono quando l’azionista cinese tenta di rafforzare il controllo dopo la fusione, quando la governance diventa un campo minato, quando Marco Tronchetti Provera vice presidente esecutivo, lancia l’allarme sui rischi della presenza cinese.
Da lì parte l’intervento del 2023: limiti all’accesso alle informazioni, protezione della tecnologia, maggioranze qualificate blindate nel consiglio di amministrazione. Nell’aprile 2025 arriva lo strappo vero: Sinochem perde il controllo della governance. Un colpo secco, che aumenta la tensione e costringe il governo a un lavoro diplomatico sotterraneo per evitare l’incidente internazionale. L’indagine archiviata a settembre sulla China National Rubber Company è il classico ramoscello d’ulivo: non risolve, ma calma.
Perché il rischio non è teorico. È scritto nero su bianco: senza una soluzione, Pirelli è tagliata fuori dal mercato Usa. E nessun comunicato stampa, nessuna formula di compromesso lessicale, potrà compensare un colpo del genere. Alla fine, la questione è semplice quanto brutale: chi comanda davvero. Se l’azionariato resta cinese, Washington chiude la porta. Se Roma interviene, Pechino prende nota. Se si tergiversa, il mercato decide. Per questo Palazzo Chgi ha messo sul tavolo l’aut aut: fuori dal controllo di Pirelli o tagliamo i diritti di voto utilizzando i poteri speciali del «golden power» . Non è una minaccia, è una constatazione. La geopolitica non fa sconti.
Continua a leggereRiduci
Berlino durante il blackout del 3 gennaio 2026 (Ansa)
Decine di migliaia di case sono rimaste improvvisamente senza riscaldamento, Internet e telefono, a temperature sotto lo zero e di notte anche sotto i 10 gradi. Ma l’incendio doloso appiccato nel distretto di Steglitz-Zehlendorf è stato già rivendicato dal gruppo di estrema sinistra «Vulkangruppe», la cui denominazione è ispirata all’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull che nel 2010 ha disturbato il traffico aereo in Europa per settimane. «Stanotte abbiamo sabotato con successo la centrale a gas di Berlino-Lichterfelde», si legge nel documento. Gli autori definiscono l’azione un «atto di autodifesa e di solidarietà internazionale verso tutti coloro che proteggono la terra e la vita» nonché «un’azione orientata al bene comune».
«È stato un errore aver guardato per così tanti anni, unilateralmente, all’estremismo politico di destra (che ha criminalizzato il primo partito tedesco Afd, guidato da Alice Weidel, ndr) trascurando l’islamismo e l’estremismo di sinistra», ha dichiarato a Die Welt il ricercatore Hendrik Hansen. In effetti, secondo l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, dal 2011 gli incendi dolosi alle linee elettriche e alle infrastrutture pubbliche si sono moltiplicati, soprattutto a Berlino e Brandeburgo. Nel 2024, le autorità hanno contato undici sabotaggi criminali da quando il gruppo si è manifestato nel 2011, bruciando un ponte alla stazione di Berlino Ostkreuz. Nel marzo 2018, il distaccamento del «Vulkangruppe» a Berlino-Charlottenburg ha rivendicato un incendio doloso alle linee elettriche ad alta tensione. Circa 6.500 appartamenti e 400 aziende sono rimasti senza elettricità per ore, con danni per milioni di euro. Nel 2021, il «Vulkangruppe» ha appiccato un incendio doloso all’alimentazione elettrica dello stabilimento Tesla di Elon Musk a Grünheide. Lo stesso anno, Tesla ha subito altri atti di sabotaggio. Nel marzo 2024, un gruppo appartenente alla rete del Vulcano ha dato fuoco, sempre a Grünheide, a un grande palo dell’elettricità necessario all’approvvigionamento di Tesla: la produzione è stata interrotta per giorni a causa del sabotaggio. La Procura federale ha avviato indagini per sospetto terrorismo e l'Ufficio federale di polizia criminale ha anche indagato per sabotaggio incostituzionale. A maggio 2025, il gruppo ha confessato inoltre un incendio doloso a un impianto di trasformazione e a un impianto di tralicci radio a Berlino-Dahlem. Il messaggio di rivendicazione dell’attacco recitava: «Paralizza i quartieri delle ville. (...) Non possiamo più permetterci questi ricchi». Altri attacchi incendiari, non ultimi quello di febbraio 2025 ai cavi della ferrovia vicino a Tesla e quello di settembre 2025 all’alimentazione elettrica del parco tecnologico berlinese Adlershof, che ha coinvolto decine di migliaia di famiglie, non sono stati ufficialmente attribuiti al gruppo, nonostante le lettere di rivendicazione siano molto simili e riportino sempre la stessa firma degli «anarchici».
Hansen non circoscrive gli attacchi a Berlino: «Ovviamente abbiamo un problema nella capitale, dove si rifugiano gli anarchici. Ma abbiamo sempre più attacchi gravi in tutta la Germania». Lo studioso ha citato il gruppo radicale di sinistra «Angry Birds Kommando», che l’anno scorso ha rivendicato un attacco alla linea ferroviaria tra Duisburg e Düsseldorf. Anche a Monaco di Baviera, nel 2025 sono stati accesi diversi incendi. Pur non escludendo «collegamenti con la Russia», anche il portavoce del sindacato di polizia (GdP) Benjamin Jendro ha osservato una banalizzazione dell’estremismo di sinistra: «Nel nostro Paese lo abbiamo minimizzato per decenni».
Attivi e noti alle forze di sicurezza tedesche da molto tempo, la polizia li inquadra nell’ambiente degli anarchici della scena estremista di sinistra, orientata alla violenza. Nelle lettere di rivendicazione, i gruppi usano nomi diversi ma tutti ispirati a vulcani islandesi come Grimsvötn, Katla o Ok. I target dei gruppi sono quasi sempre i cavi delle linee ferroviarie, le torri radio, le linee dati e i mezzi di trasporto pubblici; l’obiettivo è mostrare la vulnerabilità delle infrastrutture di mobilità e comunicazione, disturbare l’ordine pubblico e causare gravi danni materiali. La matrice climatica è ostentata: il gruppo denuncia la «sete di energia» che distrugge le risorse naturali attraverso il riscaldamento globale. «Intere regioni stanno diventando inabitabili a causa del riscaldamento», dicono gli attivisti, «l’entità di questa devastazione è ignorata».
Gli autori del documento criticano particolarmente lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, per il suo elevato fabbisogno energetico e i pericoli sociali che comporta, per poi chiosare: «Un giorno moriremo di sete e di fame seduti davanti agli schermi luminosi o ai dispositivi spenti».
Continua a leggereRiduci
Ursula von der Leyen (Ansa)
Il presidente del consiglio dà il via libera all’accordo con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay più altri sei Paesi latinoamericani «associati» lo ha annunciato commentando: «Esprimo soddisfazione per la decisione della Commissione europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale». La Von der Leyen è stata sicuramente indotta a mollare i cordoni della borsa dal blitz americano in Uruguay. Era desiderosa di riguadagnare almeno una finestra sul cortile di casa di Donald Trump per far vedere che l’Europa (forse) c’è e la firma dell’accordo col Mercosur è prevista per il 12 gennaio in Paraguay.
In una lettera inviata ieri alla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola (l’Europarlamento aveva bocciato i tagli alla Pac e l’abolizione, che comunque è confermata, del fondo per lo sviluppo rurale accorpato a quello di coesione) e al governo cipriota (ha la presidenza di turno dell’Europa) Ursula von der Leyen annuncia la disponibilità a utilizzare due terzi dei fondi accantonati per le spese non immediatamente disponibili nel bilancio 2028-2034 pari a circa 45 miliardi per aumentare gli stanziamenti per la Pac. In più vengono confermati altri 6,3 miliardi immediatamente attivabili.
Nulla però si dice sulla clausola di salvaguardia per i prodotti agricoli importati dal Sudamerica per quanto attiene pesticidi, salubrità e qualità paragonabili a quelli Ue. Su questo punto resta il no della Francia e la forte perplessità degli agricoltori italiani. Anche se il ministro per l’Agricoltura Francesco Lollobrigida in partenza per Bruxelles dove stamani si tiene - ospitata dalla Commissione - una sessione straordinaria di Agrifish, la riunione dei 27 ministri agricoli, proprio per sbloccare il sì al Mercosur, ha affermato: «La mossa della Von der Leyen è una bona notizia; non solo è stato annullato il taglio del 22% delle risorse destinate all’agricoltura per il periodo 2028-2034, ma la dotazione finanziaria è stata addirittura aumentata di 1 miliardo di euro». Forte perplessità su questi fondi aggiuntivi viene però dall’Istituto Jaques Delors che monitora i conti di Bruxelles.
A giudizio di Eulalia Rubio analista del centro studi «così si sta erodendo ancor prima di aver approvato il bilancio il fondo di riserva; utilizzare i soldi Ue per compensare i risultati degli accordi commerciali ha senso, ma se si vuole farlo bisogna creare uno strumento aggiuntivo, come è stato fatto dopo la Brexit, altrimenti i conti non tornano». La Francia comunque resta contraria al trattato. Gli agricoltori sono in marcia con i trattori verso Parigi. Fnsea e la Confederation Paysanne sono state ricevute ieri da Sébastien Lecornu, ma non sono soddisfatte. Il primo ministro e il ministro dell’Agricoltura Annie Genevard hanno promesso per oggi un decreto per impedire l’importazione in Francia di prodotti agricoli sudamericani trattati con sostanze chimiche vietate in Europa. È di fatto la clausola di salvaguardia che anche l’Italia chiedeva all’Ue e che Parigi ha deciso di farsi da sola anche perché gli agricoltori transalpini restano mobilitati sia per la crisi della zootecnia derivante dall’epidemia di dermatite bollosa che sta decimando le mandrie sia per la minaccia della concorrenza derivante dall’accordo Ue-Mercosur.
Continua a leggereRiduci
Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura nella conferenza stampa tenutasi a Bruxelles.