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2025-05-18
Alcaraz è il nuovo re di Roma. Sinner crolla in due set e lo sfida: «Ti batto a Parigi»
Carlos Alcaraz e Jannik Sinner (Ansa)
Niente da fare. Contro un Carlos Alcaraz in formato deluxe, Jannik Sinner ci ha provato, ma al ritorno in campo dopo tre mesi di assenza per la vicenda Clostebol non è bastata la sua solidità né il calore del Foro Italico per arginare lo spagnolo, apparso nettamente più brillante dal punto di vista fisico e non solo. L’ex numero 3 del mondo, da oggi numero 2, ha conquistato per la prima volta gli Internazionali d’Italia e lo ha fatto da dominatore della terra rossa, mettendo in campo una varietà di colpi di alto livello e un’aggressività che ne ha fatto la differenza. Quanto basta per avere la meglio sul campione italiano, in quella che è la sua specialità preferita. Un 2-0 (7-6, 6-1) che non lascia spazio a interpretazioni. Del resto, lo aveva detto anche Lorenzo Musetti, battuto in semifinale dallo spagnolo venerdì, che «sulla terra rossa, il miglior Alcaraz è sempre il favorito. Anche al Roland Garros, anche contro Jannik».
Sul centrale di Roma c’è stata una partita soltanto per un’ora e undici minuti, la durata del primo set giocato game a game e arrivato fino al tie break tra i rimpianti dell’altoatesino, che nell’undicesimo gioco, sul 6-5, aveva avuto due set point senza riuscire però a concretizzare il vantaggio, complice qualche incertezza e il coraggio dello spagnolo nei momenti chiave. Lì è girato il match. Sinner si è progressivamente spento: il fisico ha mostrato i segni della lunga inattività, la testa ha smarrito lucidità e convinzione, e Alcaraz ha approfittato con ferocia di ogni minimo errore dell’azzurro, chiudendo i conti in un’ora e quattro minuti, con un secondo set senza storia. Un black out totale per l’altoatesino, che ha faticato a tenere lo scambio, ha perso campo e spinta, mentre lo spagnolo accelerava senza esitazioni, eccetto due match point sprecati, verso il traguardo. Il monologo del ventiduenne di Murcia nel secondo parziale è iniziato con un break immediato sfruttando un doppio fallo e una serie di errori non forzati di Jannik. Il parziale è poi volato via in poco più di mezz’ora, con Alcaraz in trance agonistica, perfetto nei momenti chiave, incisivo in risposta e chirurgico nelle variazioni dei colpi. Sinner ha salvato l’orgoglio con un lampo sul 5-0 che è servito soltanto a evitare il cappotto. Sul 5-1 lo spagnolo ha infine chiuso i conti al terzo match point con l’ennesima palla corta e quella freddezza che Sinner non è riuscito ad avere. Dopo il match, durante la premiazione, lo stesso Sinner ha ammesso la superiorità del suo avversario sul mattone tritato: «Voglio fare i complimenti a Carlos, bravo. Hai fatto un grandissimo lavoro e mi ha fatto piacere sfidarti. Sei sicuramente il giocatore più forte sulla terra battuta, ti auguro un in bocca al lupo per tutta la stagione». Il numero 1 del ranking Atp ha però lanciato il guanto di sfida in vista del Roland Garros, al via già oggi con i match di qualificazione: «Sei sicuramente l’uomo da battere a Parigi». Sinner ha poi fatto un bilancio dei suoi Internazionali: «Se prima del torneo mi avessero detto che sarei arrivato a giocarmi la finale con Alcaraz ci avrei messo la firma. Voglio ringraziare il mio team, abbiamo passato tre mesi tutt'altro che facili, ed essere qua è stato un grandissimo risultato. Ci siamo allenati tanto, ma ovviamente il torneo è un’altra cosa. Dobbiamo essere orgogliosi». Alcaraz, che aggiunge così al suo palmares l’unico titolo che gli mancava sulla terra battuta, ha mostrato tutta la sua soddisfazione e ringraziato il pubblico italiano per aver accolto con rispetto la sua vittoria, nonostante la delusione per la sconfitta del beniamino di casa: «Per me questo è un successo speciale. Devo ringraziare il mio team: sono arrivato qui a Roma dopo un infortunio, non sapevamo cosa sarebbe successo ma alla fine è andata bene». Lo spagnolo ha dedicato infine un pensiero al rivale: «Posso solo immaginare quello che hai passato nelle ultime settimane e con te tutte le persone che ti sono vicino». Quella che si è giocata ieri a Roma è stata la dodicesima sfida tra i due fuoriclasse del tennis mondiale. Tredicesima se contiamo l’esibizione in Arabia Saudita alla Six Kings Slam in cui vinse Sinner 2-1. Alcaraz allunga così il bilancio diretto sull’8-4, con un 3-1 complessivo sulla terra. Lo spagnolo e l’azzurro non si incontravano sulla terra rossa proprio dalla passata edizione dell’Open di Francia. Anche in quell’occasione ci fu il trionfo (seppur in rimonta) di Carlitos. Sinner si presenterà sulla terra francese ancora da numero uno del mondo, ma per sovvertire il pronostico e avere la rivincita promessa ad Alcaraz, servirà ritrovare quanto prima la condizione ideale e alzare ulteriormente il livello delle prestazioni.
Paolini da favola: con il doppio fa bis
La domenica agrodolce del tennis italiano era cominciata all’ora di pranzo con il trionfo nel doppio femminile della coppia formata da Sara Errani e Jasmine Paolini. Per le due azzurre, che hanno superato in finale Elise Mertens e Veronika Kudermetova per 6-4 7-5, si tratta del secondo successo di fila agli Internazionali di Roma. Tutto ciò a meno di 24 ore di distanza dalla straordinaria vittoria della Paolini nel singolare femminile contro l’americana Coco Gauff sotto gli occhi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Finalmente posso fare festa», ha detto Jasmine dopo aver vinto anche nel doppio, «sabato sera non era possibile, c’era questa finale da giocare. Ora sono solo felicissima. Senza Sara non saprei nemmeno cosa fosse il doppio e questo mi sta aiutando molto anche nel singolo. Certo non è facile giocare singolo e doppio insieme, ma non succede sempre di andare fino in finale. Quando non me la sentirò più, magari ragioneremo su una riduzione del numero dei tornei».
Parole di enorme gioia che fanno il paio con quelle della collega Sara che, a quasi 37 anni, ha mostrato ancora una volta di poter dire la sua in questa specialità: «Il tennis mi ha regalato tanti momenti incredibili, ma queste due settimane sono state davvero pazzesche. Giocare a Roma è sempre speciale. Imparo ogni giorno qualcosa da Jasmine. Sono contenta che faccia parte della mia vita».
Il match contro la tennista belga e quella russa è terminato, naturalmente, tra gli applausi degli oltre 5.000 spettatori presenti e con un tuffo liberatorio nella piscina del Foro Italico delle due azzurre. Il risultato dell’incontro dice 2-0 per le italiane che arrivavano a questa finale da favorite, ma lo sviluppo della partita è stato tutt’altro che semplice e lineare. In entrambi i set le avversarie sono scattate avanti 4-0, con un tennis aggressivo e a tratti anche dominante. Ma le italiane non si sono mai arrese. Hanno cambiato ritmo, hanno giocato di testa, hanno resistito. Per poi rimontare e avere la meglio. L’inizio, in effetti, era stato tutt’altro che promettente: Paolini ha perso il servizio già nel primo gioco, mentre Mertens e Kudermetova hanno imposto da subito un ritmo alto, piazzando risposte aggressive e chiusure incisive a rete. Sul 4-0, con una palla per il 5-0, sembrava già tutto compromesso. Invece Jasmine ha tenuto finalmente il servizio, Sara ha strappato quello alla russa e l’inerzia ha cominciato a invertirsi. Game dopo game, le azzurre hanno ritrovato fluidità e fiducia. Sul 5-4, Errani ha chiuso i conti con tre smash consecutivi, frutto anche di un’intesa a rete ormai rodata. Il secondo set ha seguito lo stesso copione: altra partenza falsa, altro 0-4, altra rimonta. Con una differenza, però: questa volta la risalita delle azzurre è stata più sofferta. Errani e Paolini hanno restituito i break uno alla volta, aggrappandosi alla prima di servizio e sfruttando qualche errore di troppo della belga, mentre Kudermetova ha cercato più volte di scuotere la coppia con la sua potenza. Ma contro l’eccellenza mostrata da Sara e Jasmine non è bastato. Sul 5-4, tutto il Foro Italico era già in piedi pronto a far festa. Mertens ha tenuto il servizio per il 5-5, ma nel gioco successivo ha ceduto ancora: break per il 6-5 e poi servizio Errani per la vittoria. Ora per la coppia d’oro del tennis femminile italiano è già tempo di archiviare Roma e pensare a Parigi. Errani è già partita ieri per la Capitale francese per affrontare le qualificazioni al Roland Garros, che verosimilmente sarà l’ultimo grande torneo in singolo della trentottenne bolognese.
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Lo specialista iberico della terra rossa oggi è troppo per Jannik, appena rientrato dopo l’incubo Clostebol. Sprecate due palle decisive e poi la resa. Finisce 7-6, 6-1.Dopo aver steso la Gauff davanti a Mattarella, la campionessa si ripete in coppia con la Errani. Superate in rimonta la russa Kudermetova e la belga Mertens.Lo speciale contiene due articoliNiente da fare. Contro un Carlos Alcaraz in formato deluxe, Jannik Sinner ci ha provato, ma al ritorno in campo dopo tre mesi di assenza per la vicenda Clostebol non è bastata la sua solidità né il calore del Foro Italico per arginare lo spagnolo, apparso nettamente più brillante dal punto di vista fisico e non solo. L’ex numero 3 del mondo, da oggi numero 2, ha conquistato per la prima volta gli Internazionali d’Italia e lo ha fatto da dominatore della terra rossa, mettendo in campo una varietà di colpi di alto livello e un’aggressività che ne ha fatto la differenza. Quanto basta per avere la meglio sul campione italiano, in quella che è la sua specialità preferita. Un 2-0 (7-6, 6-1) che non lascia spazio a interpretazioni. Del resto, lo aveva detto anche Lorenzo Musetti, battuto in semifinale dallo spagnolo venerdì, che «sulla terra rossa, il miglior Alcaraz è sempre il favorito. Anche al Roland Garros, anche contro Jannik».Sul centrale di Roma c’è stata una partita soltanto per un’ora e undici minuti, la durata del primo set giocato game a game e arrivato fino al tie break tra i rimpianti dell’altoatesino, che nell’undicesimo gioco, sul 6-5, aveva avuto due set point senza riuscire però a concretizzare il vantaggio, complice qualche incertezza e il coraggio dello spagnolo nei momenti chiave. Lì è girato il match. Sinner si è progressivamente spento: il fisico ha mostrato i segni della lunga inattività, la testa ha smarrito lucidità e convinzione, e Alcaraz ha approfittato con ferocia di ogni minimo errore dell’azzurro, chiudendo i conti in un’ora e quattro minuti, con un secondo set senza storia. Un black out totale per l’altoatesino, che ha faticato a tenere lo scambio, ha perso campo e spinta, mentre lo spagnolo accelerava senza esitazioni, eccetto due match point sprecati, verso il traguardo. Il monologo del ventiduenne di Murcia nel secondo parziale è iniziato con un break immediato sfruttando un doppio fallo e una serie di errori non forzati di Jannik. Il parziale è poi volato via in poco più di mezz’ora, con Alcaraz in trance agonistica, perfetto nei momenti chiave, incisivo in risposta e chirurgico nelle variazioni dei colpi. Sinner ha salvato l’orgoglio con un lampo sul 5-0 che è servito soltanto a evitare il cappotto. Sul 5-1 lo spagnolo ha infine chiuso i conti al terzo match point con l’ennesima palla corta e quella freddezza che Sinner non è riuscito ad avere. Dopo il match, durante la premiazione, lo stesso Sinner ha ammesso la superiorità del suo avversario sul mattone tritato: «Voglio fare i complimenti a Carlos, bravo. Hai fatto un grandissimo lavoro e mi ha fatto piacere sfidarti. Sei sicuramente il giocatore più forte sulla terra battuta, ti auguro un in bocca al lupo per tutta la stagione». Il numero 1 del ranking Atp ha però lanciato il guanto di sfida in vista del Roland Garros, al via già oggi con i match di qualificazione: «Sei sicuramente l’uomo da battere a Parigi». Sinner ha poi fatto un bilancio dei suoi Internazionali: «Se prima del torneo mi avessero detto che sarei arrivato a giocarmi la finale con Alcaraz ci avrei messo la firma. Voglio ringraziare il mio team, abbiamo passato tre mesi tutt'altro che facili, ed essere qua è stato un grandissimo risultato. Ci siamo allenati tanto, ma ovviamente il torneo è un’altra cosa. Dobbiamo essere orgogliosi». Alcaraz, che aggiunge così al suo palmares l’unico titolo che gli mancava sulla terra battuta, ha mostrato tutta la sua soddisfazione e ringraziato il pubblico italiano per aver accolto con rispetto la sua vittoria, nonostante la delusione per la sconfitta del beniamino di casa: «Per me questo è un successo speciale. Devo ringraziare il mio team: sono arrivato qui a Roma dopo un infortunio, non sapevamo cosa sarebbe successo ma alla fine è andata bene». Lo spagnolo ha dedicato infine un pensiero al rivale: «Posso solo immaginare quello che hai passato nelle ultime settimane e con te tutte le persone che ti sono vicino». Quella che si è giocata ieri a Roma è stata la dodicesima sfida tra i due fuoriclasse del tennis mondiale. Tredicesima se contiamo l’esibizione in Arabia Saudita alla Six Kings Slam in cui vinse Sinner 2-1. Alcaraz allunga così il bilancio diretto sull’8-4, con un 3-1 complessivo sulla terra. Lo spagnolo e l’azzurro non si incontravano sulla terra rossa proprio dalla passata edizione dell’Open di Francia. Anche in quell’occasione ci fu il trionfo (seppur in rimonta) di Carlitos. Sinner si presenterà sulla terra francese ancora da numero uno del mondo, ma per sovvertire il pronostico e avere la rivincita promessa ad Alcaraz, servirà ritrovare quanto prima la condizione ideale e alzare ulteriormente il livello delle prestazioni.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/alcaraz-e-il-nuovo-re-di-roma-sinner-crolla-in-due-set-e-lo-sfida-ti-batto-a-parigi-2672071545.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="paolini-da-favola-con-il-doppio-fa-bis" data-post-id="2672071545" data-published-at="1747596034" data-use-pagination="False"> Paolini da favola: con il doppio fa bis La domenica agrodolce del tennis italiano era cominciata all’ora di pranzo con il trionfo nel doppio femminile della coppia formata da Sara Errani e Jasmine Paolini. Per le due azzurre, che hanno superato in finale Elise Mertens e Veronika Kudermetova per 6-4 7-5, si tratta del secondo successo di fila agli Internazionali di Roma. Tutto ciò a meno di 24 ore di distanza dalla straordinaria vittoria della Paolini nel singolare femminile contro l’americana Coco Gauff sotto gli occhi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Finalmente posso fare festa», ha detto Jasmine dopo aver vinto anche nel doppio, «sabato sera non era possibile, c’era questa finale da giocare. Ora sono solo felicissima. Senza Sara non saprei nemmeno cosa fosse il doppio e questo mi sta aiutando molto anche nel singolo. Certo non è facile giocare singolo e doppio insieme, ma non succede sempre di andare fino in finale. Quando non me la sentirò più, magari ragioneremo su una riduzione del numero dei tornei». Parole di enorme gioia che fanno il paio con quelle della collega Sara che, a quasi 37 anni, ha mostrato ancora una volta di poter dire la sua in questa specialità: «Il tennis mi ha regalato tanti momenti incredibili, ma queste due settimane sono state davvero pazzesche. Giocare a Roma è sempre speciale. Imparo ogni giorno qualcosa da Jasmine. Sono contenta che faccia parte della mia vita». Il match contro la tennista belga e quella russa è terminato, naturalmente, tra gli applausi degli oltre 5.000 spettatori presenti e con un tuffo liberatorio nella piscina del Foro Italico delle due azzurre. Il risultato dell’incontro dice 2-0 per le italiane che arrivavano a questa finale da favorite, ma lo sviluppo della partita è stato tutt’altro che semplice e lineare. In entrambi i set le avversarie sono scattate avanti 4-0, con un tennis aggressivo e a tratti anche dominante. Ma le italiane non si sono mai arrese. Hanno cambiato ritmo, hanno giocato di testa, hanno resistito. Per poi rimontare e avere la meglio. L’inizio, in effetti, era stato tutt’altro che promettente: Paolini ha perso il servizio già nel primo gioco, mentre Mertens e Kudermetova hanno imposto da subito un ritmo alto, piazzando risposte aggressive e chiusure incisive a rete. Sul 4-0, con una palla per il 5-0, sembrava già tutto compromesso. Invece Jasmine ha tenuto finalmente il servizio, Sara ha strappato quello alla russa e l’inerzia ha cominciato a invertirsi. Game dopo game, le azzurre hanno ritrovato fluidità e fiducia. Sul 5-4, Errani ha chiuso i conti con tre smash consecutivi, frutto anche di un’intesa a rete ormai rodata. Il secondo set ha seguito lo stesso copione: altra partenza falsa, altro 0-4, altra rimonta. Con una differenza, però: questa volta la risalita delle azzurre è stata più sofferta. Errani e Paolini hanno restituito i break uno alla volta, aggrappandosi alla prima di servizio e sfruttando qualche errore di troppo della belga, mentre Kudermetova ha cercato più volte di scuotere la coppia con la sua potenza. Ma contro l’eccellenza mostrata da Sara e Jasmine non è bastato. Sul 5-4, tutto il Foro Italico era già in piedi pronto a far festa. Mertens ha tenuto il servizio per il 5-5, ma nel gioco successivo ha ceduto ancora: break per il 6-5 e poi servizio Errani per la vittoria. Ora per la coppia d’oro del tennis femminile italiano è già tempo di archiviare Roma e pensare a Parigi. Errani è già partita ieri per la Capitale francese per affrontare le qualificazioni al Roland Garros, che verosimilmente sarà l’ultimo grande torneo in singolo della trentottenne bolognese.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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