L’industria agro-alimentare italiana premia il governo e boccia l’Europa

Il mondo dell’agricoltura italiana promuove l’azione del governo e boccia quella dell’Europa. Questa la sintesi della ricerca condotta da Technè su un campione di 4.500 interviste, che ha coinvolto circa 500 aziende agricole e 1.000 lavoratori in Italia e altrettante in Francia e in Polonia.
Due i filoni della ricerca quindi: un sondaggio si è rivolto alle imprese e un altro ai lavoratori del settore. Per quanto riguarda le aziende le politiche del governo italiano sono percepite come efficaci dal 63,5% delle imprese, rispetto al 39,3% che valuta positivamente quelle europee. La concorrenza con produzioni agroalimentari extra-Ue impatta fortemente il settore (89,6%), e viene percepita come sleale a causa dell’assenza di standard produttivi comuni, che rende difficile competere con prodotti a basso costo. Il settore richiede quindi una regolamentazione che garantisca parità di condizioni e principi di reciprocità. Le imprese danno molta importanza alla sostenibilità e lo dimostrano con un’adesione del 92%. L’importanza di proteggere la tipicità italiana è evidenziata dal 96,3% degli intervistati, che ritiene fondamentale la tutela delle indicazioni geografiche (Igp, Dop, Doc). Inoltre, la protezione del marchio Made in Italy è prioritaria per il 97,5% delle imprese. Forte la preoccupazione per i cambiamenti climatici e coinvolge l’82% degli intervistati.
Anche per i lavoratori nel complesso c’è una visione positiva dell’operato del governo, il 55,1% dei lavoratori nota un miglioramento, una percentuale in crescita rispetto al passato anche se la preoccupazione maggiore resta quella dei salari bassi e dagli orari di lavoro estesi. Il 70% dei lavoratori del settore giudica negativamente la gestione europea. La concorrenza da parte di produttori esteri influisce sull’81,4% dei lavoratori, e solo il 51% trova soddisfacenti le condizioni di lavoro attuali. Nonostante ciò, l’alta qualità dei prodotti italiani e l’importanza delle certificazioni sono riconosciute rispettivamente dal 90% e dal 92,9% degli intervistati. La trasparenza e la tracciabilità lungo la filiera agroalimentare risultano soddisfacenti per il 68,4% dei lavoratori. Tuttavia, l’immigrazione e il suo impatto sulla disponibilità di manodopera generano opinioni contrastanti, con una percezione negativa per il 60,3%.
Il paragone con gli altri Paesi è significativo perché dall’analisi emerge che la percezione positiva sia superiore a quella di francesi e dei polacchi in molte aree chiave: supporto alle politiche agro-industriali; promozione del marchio nazionale e prodotti tipici; protezione contro la concorrenza estera; miglioramento percepito rispetto alle politiche passate. Secondo i lavoratori e le aziende italiane dunque l’Italia si pone in una posizione di leadership nel supporto e protezione del settore agro-industriale secondo la percezione sia dei lavoratori che delle aziende.
Nei tre Paesi analizzati (Italia, Francia, Polonia), l’immigrazione e il suo impatto sul settore agroindustriale hanno un peso significativo (Italia 73,2%, Francia 72,8%, Polonia 67,4%). Inoltre, le politiche Ue risultano insufficienti a proteggere i piccoli produttori dalle sfide internazionali.
«Lo studio sfata il mito che l’agricoltura sia una cosa che appartiene al passato. Oggi vengono premiate le imprese attente all’ambiente e a tutto ciò che è nuovo e moderno» spiega il presidente di Technè Carlo Buttaroni. «Il tessuto delle imprese è completamente cambiato rispetto a prima. Sono molto più professionalizzate di un tempo, spesso esiste anche una componente finanziaria. Sono sempre meno le aziende a conduzione familiare che coltivano il pezzetto di terreno, ma nonostante questo si punta sulla tipicità e sul made in Italy».






Meloni: «Contro Salvini un gesto grave»
Il premier ha commentato sui social quanto avvenuto alla Sapienza di Roma dove alcuni studenti di Cambiare Rotta hanno bruciato manifesti con il volto del leader della Lega e vicepremier. «Solidarietà a Matteo Salvini per il grave episodio avvenuto oggi alla Sapienza. Bruciare il volto di chi la pensa diversamente non è protesta: è odio ideologico. Un gesto intollerante, che nulla ha a che vedere con il confronto democratico. Noi continueremo a portare avanti il nostro lavoro con determinazione e senza sconti, nonostante il clima di odio che qualcuno cerca di alimentare»