
E poi dicono che le preghiere non vengono esaudite. Soprattutto se vestono la porpora e vengono dal «capo» lassù qualcuno le ama. Giovannino Guareschi, creatore di Peppone e Don Camillo, nella famosa disfida del 1948 aveva inventato il manifesto pro Dc. «In cabina Dio ti vede, Stalin no». Anche stavolta più o meno è andata così.
Sua eminenza Matteo Zuppi, cardinale di Bologna - il che non è trascurabile - e presidente della Cei, Conferenza episcopale italiana, appena conosciuto l’esito elettorale di certo non si è contrito in un atto di dolore. Molti vescovi, tanti parroci hanno fatto una pressante campagna elettorale per il «no». Il vice di Zuppi, monsignor Francesco Savino che è dichiaratamente contrario a ogni politica del Centrodestra e che fa di questo un punto di forza sperando di succedere a Zuppi, è stato tra i principali animatori della campagna anti riforma. Non è un caso che in Puglia le diocesi - da Foggia a Lucera - siano state tra le più attive sul fronte della «separazione dei poteri» e Savino si è schierato in un dibattito con Silvia Albano, presidente dell’Anm, dall’esplicito titolo «Preferirei di no», come del resto sempre a Roma agli oratori la Cei hanno ospitato la relazione di Gherardo Colombo.
Così, ieri, a risultato acquisto, il cardinal Zuppi ha potuto vestire panni ecumenici. Al Consiglio permanente della Cei in corso fino a domani a Roma nella sua introduzione ha testualmente detto: «Tenendo sempre conto dell’equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che tutti devono preservare, ci auguriamo che sia scelta la via di un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche, nella ricerca dell’indispensabile consenso possibile attorno a soluzioni di bene».
Ed è solo l’inizio perché il presidente dei vescovi ci tiene a far sapere che sul risultato referendario «avremo modo di elaborare una riflessione più attenta» e tuttavia i porporati si rallegrano per la partecipazione al voto perché «questa sta al cuore della nostra Costituzione e, pur tra le differenze, permette a tutti e a ciascuno di esprimersi al meglio». E poi - da che pulpito viene la predica! - Zuppi stigmatizza l’eccesso di contrapposizione e suggerisce: «Il dibattito che ha preceduto il referendum e i dati di affluenza confermano l’importanza di ragionare sull’esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese, snodo importante per la custodia del bene comune e il perseguimento della giustizia, che soffre per molte difficoltà».
Quello in corso a Roma pare un congresso politico. Zuppi non nasconde la necessità della Chiesa di non lasciarsi andare al disimpegno perché «riconosce l’autorità politica come servizio al bene comune, ma conserva la libertà di parola e di giudizio quando sono in gioco i principi etici che promuovono la dignità della persona, quando si calpestano i poveri, quando la forza prende il posto del diritto». Insomma un bel «no» come atto di fede ci sta perché non c’è la tentazione di «sostituirsi impropriamente alla responsabilità dei laici, intervenendo direttamente là dove invece è decisiva la libertà della coscienza cristiana nella costruzione del bene comune» ma tuttavia la preghiera aiuta.






