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2021-12-23
Voto sulla manovra la vigilia di Natale. Saltano i controlli sui bonus edilizi
Daniele Franco (Ansa)
Saltano i controlli anti frode per i piccoli lavori di ristrutturazione. Un emendamento alla manovra prevede infatti la riformulazione del decreto voluto dal governo per contrastare le frodi legate alla cessione del credito di bonus e Superbonus edilizi. Con la nuova versione chi deve fare lavori di ristrutturazione sotto i 10.000 euro (a eccezione di quelli che rientrano nel bonus facciate) non è più obbligato all’asseverazione sui prezzi e al visto di conformità delle spese. L’emendamento precisa inoltre anche che le spese extra richieste dal decreto anti frodi sono detraibili dai contribuenti. Sempre in tema di Superbonus 110% ieri il M5s è intervenuto per sottolineare che non sono da attribuire alla misura «le distorsioni e frodi di cui parla il presidente Mario Draghi per giustificare la stretta che, insieme al ministro Daniele Franco, aveva imposto alla proroga della nostra maxi agevolazione sulle unifamiliari, fortunatamente corretta in Senato con l’esame parlamentare della manovra».
Sempre sul fronte manovra c’è poi tutta la questione legata alle imprese italiane in difficoltà economica. Ieri, durante il question time, Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, ha sottolineato come all’interno della legge di bilancio ci siano diversi interventi per aiutare le imprese e i lavoratori in difficoltà: «È stato istituito, nello stato di previsione del ministero dello Sviluppo economico, un fondo destinato a favorire l’uscita anticipata dal lavoro, su base convenzionale, dei lavoratori dipendenti di piccole e medie imprese in crisi, sono stati previsti specifici esoneri contributivi per i datori di lavoro privati che assumono con contratto di lavoro a tempo indeterminato lavoratori subordinati da imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso la struttura per la crisi d’impresa». E da ultimo, sottolinea Giorgetti, c’è anche la norma contro le delocalizzazioni. Questa ha l’obiettivo di «garantire la salvaguardia il tessuto occupazionale e produttivo, che, nel quadro di un modello procedimentale prevede la predisposizione di un piano per limitare le ricadute occupazionali ed economiche derivanti dalla chiusura che diventa oggetto di confronto sindacale, al cui esito possono essere applicate specifiche misure a supporto delle imprese e dei lavoratori coinvolti».
Altro tema affrontato nella giornata di ieri è stato il fondo da 8 miliardi di euro in manovra per il taglio delle tasse: «Non ci sono ulteriori risorse da destinare al fondo per la riduzione della pressione fiscale», ha detto, durante il question time alla Camera il ministro dell’Economia Daniele Franco, spiegando come nonostante nell’aggiornamento della Relazione sull’economia sommersa ci siano segnali in netto miglioramento, al momento «non è possibile quantificare le maggiori risorse che si renderanno disponibili per un’ulteriore riduzione della pressione fiscale (revisione Irpef)». Ieri Franco si è però anche soffermato sulla norma «attira pensionati esteri» attualmente prevista per il Sud Italia. Queste misure spiega «non sono esenti da aspetti problematici», perché potrebbero «generare reazione da parte di altri Paesi, con effetti negativi e il rischio di una corsa al ribasso». Ed è per questo che una sua estensione dovrebbe essere valutata attentamente anche osservando le dinamiche internazionali.
Critiche al testo sono arrivate dalla Fials, sindacato dei lavoratori della sanità: «I 76 milioni previsti dalla legge di bilancio 2022 in discussione al Parlamento, per la nuova classificazione e ordinamento professionale, per riconoscere aumenti di stipendio e progressioni di carriera sono solo una vergogna: appena 35 centesimi lordi giornalieri da rispedire al mittente. Parliamo di 10 euro lordi al mese. Uno sputo in faccia a chi ha letteralmente fatto respirare il Paese».
Per quanto riguarda infine le tempistiche per arrivare all’approvazione definitiva della manovra, ieri la riunione dei capogruppo ha disegnato nel dettagliato il calendario dei lavori fino all’11 gennaio, che prevede come oggi si esaminerà il decreto legge sul Pnrr, già approvato dalla Camera, e successivamente si continuerà con la discussione sulla manovra, che vedrà la presentazione del maxi emendamento non prima delle 18. I lavori sono in calendario anche per il 24 e non si esclude il voto di fiducia. «Abbiamo accolto l’invito del governo», ha detto il presidente dei senatori della Lega, Massimiliano Romeo, «Facciamo il possibile come governo, nonostante sia programmata la giornata del 24, perché i tempi si stringano e il Parlamento possa arrivare alla votazione della legge di bilancio nella notte tra il 23 e il 24». Il voto finale alla Camera è dunque previsto per il 28 dicembre.
«Aula esautorata: non conta niente»
Se finora si è detto che il Parlamento, sui provvedimenti più importanti, non tocca più palla, ormai sembra che la palla non riescano nemmeno più a vederla, dalle parti di Palazzo Madama e Montecitorio. Una delegittimazione che sta toccando il culmine in Senato, dove a pochissimi giorni dalla scadenza prevista dalle legge non è stata ancora approvata in Aula la manovra ed è già è stato paracadutato un Pnrr blindatissimo, pur essendo il provvedimento più importante della recente storia d’Italia. A far presente l’anomalia della situazione è stato il presidente dei senatori di Fdi, Luca Ciriani.
Presidente, ci fa capire come il governo vi sta facendo approvare la manovra?
«Siamo arrivati in commissione alle 23 di lunedì sera e siamo stati costretti ad approvare la manovra con una maratona notturna che è durata fino alle 16 del giorno successivo. I parlamentari hanno potuto modificare poco o nulla, il grosso è stato impegnato in una serie di emendamenti “puntuali”, più volgarmente detti “marchette”, alcuni dei quali - non sto scherzando - hanno stanziato cifre tipo 7.000 euro. In questo caso si è superato ogni limite, con l’assalto alla diligenza, ed è per questo che ho protestato sia nella riunione dei capigruppo sia in Aula. Siamo al punto più basso della storia del Senato, che viene esautorato e compensato con quattro regalini, pochi spiccioli che umiliano parlamentari sempre più frustrati. Siamo ormai al ridicolo, con emendamenti che non sarebbero paragonabili nemmeno all’ordinanza di un piccolo Comune. C’è un parlamentare che ha fatto una norma per assumere due persone al suo Comune».
E adesso vi è arrivato anche il Pnrr, giusto?
«Esatto, a completare una deriva che sembra non interessare più a nessuno. Sembra che ormai sia scontato che il Parlamento non conti assolutamente nulla. Noi rivendichiamo il nostro ruolo di opposizione e il diritto-dovere di guardare le carte, di leggere e di migliorare quello che propone il governo. Ormai non siamo più nelle condizioni di poter proporre un emendamento. Dicevamo del decreto sul Pnrr, vitale per l’Italia: è arrivato stamattina (ieri, ndr), calendarizzato in commissione nel pomeriggio, con al massimo due ore di tempo per leggerlo. Della serie “non guardatelo neanche”, perché noi ormai siamo dei passacarte del governo. Non c’è nemmeno il tempo materiale per leggerlo, dopo una maratona di 48 ore sulla manovra. Significa abdicare al ruolo del Parlamento. Se questo sta bene alla maggioranza...».
Fino a un po’ di tempo fa, dal Colle arrivavano dei segnali di insofferenza o quantomeno di censura per questo andazzo. Ora nemmeno più quello...
«Questo perché il tema dell’emergenza Covid è stato usato politicamente, perché in realtà non esiste un’emergenza giuridica per giustificare questo modo di agire. L’emergenza Covid è il paravento dietro al quale si giustificano questi annullamenti del ruolo del Parlamento. Dobbiamo assolutamente uscire da questa fase di emergenza, con un nuovo presidente della Repubblica, con nuove elezioni, ridare la parola ai cittadini, far ripartire la politica, e farla ripartire anche dal Parlamento. Con l’utilizzo strumentale dell’emergenza Covid siamo arrivati a un governo che decide per tutti e impedisce al Parlamento di verificare. Spero che l’elezione del nuovo presidente sancisca la fine di questa stagione dell’emergenza che giustifica ogni cosa, che è partita dai dpcm di Giuseppe Conte ed è proseguita con un crescendo di delegittimazione del Parlamento».
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Addio alle verifiche anti frode per gli interventi fino a 10.000 euro. Sindacato in rivolta: «Per i sanitari 10 euro lordi di aumento al mese». Il maxi emendamento arriva oggi alle 18: lavori in calendario pure il 24Il capogruppo di Fdi al Senato Luca Ciriani: «Impossibile discutere la finanziaria: in commissione ci si è limitati a distribuire regalini ai partiti. E con il Pnrr si ripete lo stesso copione»Lo speciale contiene due articoliSaltano i controlli anti frode per i piccoli lavori di ristrutturazione. Un emendamento alla manovra prevede infatti la riformulazione del decreto voluto dal governo per contrastare le frodi legate alla cessione del credito di bonus e Superbonus edilizi. Con la nuova versione chi deve fare lavori di ristrutturazione sotto i 10.000 euro (a eccezione di quelli che rientrano nel bonus facciate) non è più obbligato all’asseverazione sui prezzi e al visto di conformità delle spese. L’emendamento precisa inoltre anche che le spese extra richieste dal decreto anti frodi sono detraibili dai contribuenti. Sempre in tema di Superbonus 110% ieri il M5s è intervenuto per sottolineare che non sono da attribuire alla misura «le distorsioni e frodi di cui parla il presidente Mario Draghi per giustificare la stretta che, insieme al ministro Daniele Franco, aveva imposto alla proroga della nostra maxi agevolazione sulle unifamiliari, fortunatamente corretta in Senato con l’esame parlamentare della manovra». Sempre sul fronte manovra c’è poi tutta la questione legata alle imprese italiane in difficoltà economica. Ieri, durante il question time, Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, ha sottolineato come all’interno della legge di bilancio ci siano diversi interventi per aiutare le imprese e i lavoratori in difficoltà: «È stato istituito, nello stato di previsione del ministero dello Sviluppo economico, un fondo destinato a favorire l’uscita anticipata dal lavoro, su base convenzionale, dei lavoratori dipendenti di piccole e medie imprese in crisi, sono stati previsti specifici esoneri contributivi per i datori di lavoro privati che assumono con contratto di lavoro a tempo indeterminato lavoratori subordinati da imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso la struttura per la crisi d’impresa». E da ultimo, sottolinea Giorgetti, c’è anche la norma contro le delocalizzazioni. Questa ha l’obiettivo di «garantire la salvaguardia il tessuto occupazionale e produttivo, che, nel quadro di un modello procedimentale prevede la predisposizione di un piano per limitare le ricadute occupazionali ed economiche derivanti dalla chiusura che diventa oggetto di confronto sindacale, al cui esito possono essere applicate specifiche misure a supporto delle imprese e dei lavoratori coinvolti». Altro tema affrontato nella giornata di ieri è stato il fondo da 8 miliardi di euro in manovra per il taglio delle tasse: «Non ci sono ulteriori risorse da destinare al fondo per la riduzione della pressione fiscale», ha detto, durante il question time alla Camera il ministro dell’Economia Daniele Franco, spiegando come nonostante nell’aggiornamento della Relazione sull’economia sommersa ci siano segnali in netto miglioramento, al momento «non è possibile quantificare le maggiori risorse che si renderanno disponibili per un’ulteriore riduzione della pressione fiscale (revisione Irpef)». Ieri Franco si è però anche soffermato sulla norma «attira pensionati esteri» attualmente prevista per il Sud Italia. Queste misure spiega «non sono esenti da aspetti problematici», perché potrebbero «generare reazione da parte di altri Paesi, con effetti negativi e il rischio di una corsa al ribasso». Ed è per questo che una sua estensione dovrebbe essere valutata attentamente anche osservando le dinamiche internazionali. Critiche al testo sono arrivate dalla Fials, sindacato dei lavoratori della sanità: «I 76 milioni previsti dalla legge di bilancio 2022 in discussione al Parlamento, per la nuova classificazione e ordinamento professionale, per riconoscere aumenti di stipendio e progressioni di carriera sono solo una vergogna: appena 35 centesimi lordi giornalieri da rispedire al mittente. Parliamo di 10 euro lordi al mese. Uno sputo in faccia a chi ha letteralmente fatto respirare il Paese».Per quanto riguarda infine le tempistiche per arrivare all’approvazione definitiva della manovra, ieri la riunione dei capogruppo ha disegnato nel dettagliato il calendario dei lavori fino all’11 gennaio, che prevede come oggi si esaminerà il decreto legge sul Pnrr, già approvato dalla Camera, e successivamente si continuerà con la discussione sulla manovra, che vedrà la presentazione del maxi emendamento non prima delle 18. I lavori sono in calendario anche per il 24 e non si esclude il voto di fiducia. «Abbiamo accolto l’invito del governo», ha detto il presidente dei senatori della Lega, Massimiliano Romeo, «Facciamo il possibile come governo, nonostante sia programmata la giornata del 24, perché i tempi si stringano e il Parlamento possa arrivare alla votazione della legge di bilancio nella notte tra il 23 e il 24». Il voto finale alla Camera è dunque previsto per il 28 dicembre.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/voto-sulla-manovra-la-vigilia-di-natale-saltano-i-controlli-sui-bonus-edilizi-2656093546.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="aula-esautorata-non-conta-niente" data-post-id="2656093546" data-published-at="1640206631" data-use-pagination="False"> «Aula esautorata: non conta niente» Se finora si è detto che il Parlamento, sui provvedimenti più importanti, non tocca più palla, ormai sembra che la palla non riescano nemmeno più a vederla, dalle parti di Palazzo Madama e Montecitorio. Una delegittimazione che sta toccando il culmine in Senato, dove a pochissimi giorni dalla scadenza prevista dalle legge non è stata ancora approvata in Aula la manovra ed è già è stato paracadutato un Pnrr blindatissimo, pur essendo il provvedimento più importante della recente storia d’Italia. A far presente l’anomalia della situazione è stato il presidente dei senatori di Fdi, Luca Ciriani. Presidente, ci fa capire come il governo vi sta facendo approvare la manovra? «Siamo arrivati in commissione alle 23 di lunedì sera e siamo stati costretti ad approvare la manovra con una maratona notturna che è durata fino alle 16 del giorno successivo. I parlamentari hanno potuto modificare poco o nulla, il grosso è stato impegnato in una serie di emendamenti “puntuali”, più volgarmente detti “marchette”, alcuni dei quali - non sto scherzando - hanno stanziato cifre tipo 7.000 euro. In questo caso si è superato ogni limite, con l’assalto alla diligenza, ed è per questo che ho protestato sia nella riunione dei capigruppo sia in Aula. Siamo al punto più basso della storia del Senato, che viene esautorato e compensato con quattro regalini, pochi spiccioli che umiliano parlamentari sempre più frustrati. Siamo ormai al ridicolo, con emendamenti che non sarebbero paragonabili nemmeno all’ordinanza di un piccolo Comune. C’è un parlamentare che ha fatto una norma per assumere due persone al suo Comune». E adesso vi è arrivato anche il Pnrr, giusto? «Esatto, a completare una deriva che sembra non interessare più a nessuno. Sembra che ormai sia scontato che il Parlamento non conti assolutamente nulla. Noi rivendichiamo il nostro ruolo di opposizione e il diritto-dovere di guardare le carte, di leggere e di migliorare quello che propone il governo. Ormai non siamo più nelle condizioni di poter proporre un emendamento. Dicevamo del decreto sul Pnrr, vitale per l’Italia: è arrivato stamattina (ieri, ndr), calendarizzato in commissione nel pomeriggio, con al massimo due ore di tempo per leggerlo. Della serie “non guardatelo neanche”, perché noi ormai siamo dei passacarte del governo. Non c’è nemmeno il tempo materiale per leggerlo, dopo una maratona di 48 ore sulla manovra. Significa abdicare al ruolo del Parlamento. Se questo sta bene alla maggioranza...». Fino a un po’ di tempo fa, dal Colle arrivavano dei segnali di insofferenza o quantomeno di censura per questo andazzo. Ora nemmeno più quello... «Questo perché il tema dell’emergenza Covid è stato usato politicamente, perché in realtà non esiste un’emergenza giuridica per giustificare questo modo di agire. L’emergenza Covid è il paravento dietro al quale si giustificano questi annullamenti del ruolo del Parlamento. Dobbiamo assolutamente uscire da questa fase di emergenza, con un nuovo presidente della Repubblica, con nuove elezioni, ridare la parola ai cittadini, far ripartire la politica, e farla ripartire anche dal Parlamento. Con l’utilizzo strumentale dell’emergenza Covid siamo arrivati a un governo che decide per tutti e impedisce al Parlamento di verificare. Spero che l’elezione del nuovo presidente sancisca la fine di questa stagione dell’emergenza che giustifica ogni cosa, che è partita dai dpcm di Giuseppe Conte ed è proseguita con un crescendo di delegittimazione del Parlamento».
Leone XIV (Ansa)
Nel piazzale antistante il Duomo della città, è stato particolarmente caloroso il saluto del Papa ai fedeli. Parlando a braccio, Leone XIV ha invitato tutti a essere costruttori di pace e speranza: «Per come ci ha insegnato Sant’Agostino se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace dobbiamo cominciare con noi stessi». Il rimando è alla celebre massima agostiniana che di fronte ai «tempi cattivi», la reazione deve essere quella di cercare di vivere bene, perché «i tempi siamo noi; come siamo noi, così sono i tempi». La pace in questa prospettiva cessa di essere un pio richiamo o un auspicio geopolitico per diventare un invito alla vita buona per ciascuno: «Basta con parole di odio, basta con insulti, bullismo, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i Paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace».
Il Pontefice era giunto in elicottero alle ore 14.30 accolto dalle autorità civili e religiose, tra cui il vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti e il sindaco Michele Lissia. Dopo una prima, toccante tappa al Centro nazionale di adroterapia oncologica, dove ha incontrato i piccoli pazienti definendo medici e infermieri come «angeli», papa Leone si è recato nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro che custodisce le spoglie di Sant’Agostino di Ippona, il santo di cui papa Prevost è figlio spirituale.
All’interno della basilica il Santo Padre ha presieduto la celebrazione della Parola, pronunciando un’omelia rivolta alla Chiesa pavese che, come tutte le chiese in Occidente, è chiamata ad evangelizzare in un’epoca di profonda secolarizzazione. Il Papa ha riconosciuto apertamente le fatiche della comunità, esortandola a non lasciarsi scoraggiare dal contesto attuale e dalle difficoltà nella trasmissione della fede. «C’è sempre più bisogno, oggi, di accompagnare le persone alla scoperta o alla riscoperta della fede», ha detto.
Tuttavia, il Papa ha avvertito che occorre centrarsi su ciò che è essenziale, evitando il «rischio di disperderci e affaticarci in cose secondarie, magari buone, ma che non vanno all’essenziale». Ma cos’è, dunque, questo «essenziale»? «L’essenziale è vivere con Cristo», stare uniti a Lui come «pietra viva» e fondamento. Per il Papa, annunciare il nucleo del Vangelo significa annunciare Gesù, colui che rivela non solo il mistero di Dio, ma il mistero stesso dell’essere umano.
Dopo aver lasciato la basilica ed essere passato dal Duomo per l’adorazione del Santissimo Sacramento e la venerazione di san Siro, il Papa ha raggiunto piazza Vittoria per incontrare le autorità civili e la cittadinanza. Qui Leone XIV, fra l’altro, ha reso omaggio alla tradizione accademica di Pavia, sottolineando che promuovere le scienze significa promuovere l’uomo. Ha rievocato ancora la figura di Sant’Agostino come esempio di quella «sana inquietudine» che anima chiunque sia assetato di verità, giustizia e bellezza. «La sua figura, mentre incarna il dialogo arduo e costante tra fede e ragione, testimonia la loro reciproca appartenenza. Non si può infatti credere senza pensare, né è possibile illuminare i quesiti più alti della ragione senza fede».
La fede non è un rifugio, una fuga, ma un motore di speranza contro il nichilismo: «Nella misura in cui crede, l’essere umano non si rassegna alla fine, a un frammento storico che termina con la morte: proprio la fede ci ricorda che non siamo sudditi di un fato anonimo, sostenendo invece la certezza che Dio è creatore e salvatore della vita». Un altro celebre motto agostiniano, credo ut intelligam e intelligo ut credam, «credo per comprendere, comprendo per credere», riassume bene il senso di queste parole. Leone XIV ha mostrato come questa prospettiva cambi radicalmente il modo di vivere la cittadinanza. La croce presente nello stemma cittadino è stata interpretata dal Papa non come un semplice fregio araldico, ma come una «sintesi culturale» che àncora la storia locale al valore universale dell’amore cristiano. La comunità di Comunione e liberazione di Pavia ha salutato la visita con «gratitudine. Il suo legame con Sant’Agostino ce lo fa sentire davvero vicino. Gli siamo grati anche per la stima con cui guarda alla vita dei movimenti».
Alle 18.45 il Papa è partito in elicottero verso Sant’Angelo Lodigiano, per recarsi nella parrocchia dei santi Antonio Abate e Francesca Cabrini in cui è venerato il cuore di Santa Francesca Cabrini (1850-1917), la suora che sulla spinta di papa Leone XIII fu missionaria negli Stati Uniti prendendosi cura in particolare degli italiani emigrati. Fu papa Pio XII, che la canonizzò e la proclamò «Celeste patrona di tutti gli emigranti», ed è così che ieri l’ha ricordata papa Prevost indicando come sia oggi attuale un «carisma missionario che si pone al servizio dei migranti», un carisma animato «dall’unico vero «motore» della vita di Santa Cabrini», l’amore di Cristo.
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Keir Starmer (Ansa)
Ed è proprio sentendo sorgere dentro di noi la domanda sul perché, di fronte a fatti così meritevoli di ribellione, nessuno si stia ribellando, che è necessario chiederci se non esista in realtà un preciso meccanismo che tali ribellioni guidi, impedisca o autorizzi. I piani annunciati da Keir Starmer per vietare l’accesso ai social media ai minori, con obblighi di verifica dell’età e blocco delle Vpn, vanno sorprendentemente oltre le misure cinesi e russe in termini di controllo preventivo e centralizzato delle narrazioni digitali e stabiliscono un vero e proprio primato nell’accezione positiva di «censura» per una democrazia occidentale.
Queste misure, presentate come tutela dell’infanzia, riprendono e amplificano la revisione dell’Online safety act con enfasi sul contrasto alla «disinformazione» prefigurando non soltanto una chiara torsione autoritaria ma mostrando al mondo ciò che sarebbe potuto accadere ovunque con una vittoria di Kamala Harris. A portare al punto di collasso il rapporto tra potere e opinione pubblica britannica è stata l’evidenza con la quale il governo laburista ha inteso accelerare su queste misure proprio in occasione della pubblicazione del Rapporto ufficiale dal titolo «The rape gang inquiry report» nel quale si documentano decenni di sfruttamenti sessuali e orrende violenze sistematiche su minorenni britanniche perpetrate da reti organizzate e istituzionalmente coperte di immigrati pakistani.
Le stime indicano 250.000 vittime e le coperture e le connivenze emerse ricordano i meccanismi di protezione dall’alto della rete di Jeffrey Epstein. A fronte di uno scandalo che assume i contorni di un vero e proprio crollo di civiltà a sinistra si tace o addirittura si minimizza, i media censurano e la politica emana leggi per arrestare chi ne parla sui social.
A questo punto occorre riflettere non solo sui fatti in sé ma sui meccanismi che consentono al governo con il peggior gradimento della storia a rimanere al suo posto malgrado le numerose dimissioni di ministri e, soprattutto, sul perché non si verifichino moti di protesta generalizzati ed efficaci fatte salve le proteste di strada come a Southport o Belfast. Aveva ragione George Sorel, forse la «ribellione delle masse» non ha le caratteristiche del moto spontaneo ma del mito. In «Riflessioni sulla violenza» (1908), Sorel definisce il «mito» come un insieme di immagini capaci di evocare nelle masse l’istinto di lotta contro l’ordine esistente. Per Sorel il mito per eccellenza a disposizione del popolo è lo sciopero generale non in quanto evento spontaneo ma inteso come paziente costruzione che conferisce coesione e slancio eroico alle masse.
Senza un mito adeguato - e senza élite che lo diffondano - le masse restano passive anche di fronte a ingiustizie estreme, soprusi e provocazioni di ogni tipo. Pensiamo ai «Gilet gialli» in Francia, un movimento con un forte carattere spontaneo e popolare che nel periodo 2018-2020 ha rappresentato una delle più ampie mobilitazioni di massa degli ultimi decenni, con centinaia di migliaia di persone in piazza ogni settimana contro tasse e rincari e contro il sistema di potere di Emmanuel Macron. Un movimento molto ampio e diffuso ma privo di una struttura organizzativa stabile e, soprattutto, di un’élite che lo motivasse, lo incanalasse e lo autorizzasse in modo coerente e strutturato, tanto da non pervenire ad alcun risultato effettivo né tantomeno ad un ricambio di élite.
Al contrario, invece, possiamo pensare al crollo del regime di Bashar al-Assad in Siria, avvenuto in due settimane con l’accordo orchestrato delle élite internazionali e con il supporto interno di élite siriane in attesa di ricambio. In Siria il popolo non ha svolto alcun ruolo, ha semmai subito una guerra tuttora in corso ed al posto di Assad è stato insediato l’ex jihadista Al-Jolani, poi ricevuto con tutto gli onori in varie cancellerie occidentali. Appare dunque chiaro come la «protesta di piazza» altro non sia se non la fase teatrale della narrazione del ricambio delle élite; non espressione spontanea di una volontà popolare autonoma ma fase spettacolare attraverso la quale le élite in conflitto si forniscono una «giustificazione dal basso». Rimaniamo dunque attoniti di fronte alle assurde incongruenze, alle palesi e inaccettabili ingiustizie e ci convinciamo che la mancata ribellione delle masse sia dovuta a scarsa motivazione, a debolezza, a mancanza di «coscienza di classe» la quale soltanto, una volta creata, porterà all’inevitabile rivoluzione. Ma anche questa, e soprattutto questa, è una truffa: si tratta sempre e solo di alternanza ai vertici del sistema di potere.
Una volta tutto ciò viene chiamato «libertà, uguaglianza e fraternità», un’altra volta «dittatura del proletariato», ma sono sempre le poche persone che lottano per il potere apicale a motivare, autorizzare, costruire o bloccare i miti che danno alle masse l’impressione di essere protagoniste. Viviamo il momento storico nel quale tutto ciò appare con più chiarezza.
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Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
L’ultima provocazione del leader di Futuro Nazionale, ieri ospite di Sky Tg24, è l’immigraticidio. «Se accettiamo il reato di femminicidio allora va introdotto l’immigraticidio. Voglio che chi usa violenza contro le donne marcisca dietro le sbarre, che si tenga conto delle circostanze aggravanti. Se noi accettiamo che un reato venga definito in base alla vittima, allora va introdotto l’immigraticidio. Un delitto non può essere più o meno grave in base al sesso o al colore della pelle. Siamo contrari alla creazione di nuovi reati come l’islamofobia o l’omofobia».
Sull’educazione affettivo-sessuale a scuola come prevenzione del femminicidio, Vannacci aveva sostenuto che «in Nord Europa dove l’educazione sessuale viene fatta da anni, gli omicidi di donne sono più numerosi che in Italia», e che invece va combattuto «crescendo uomini forti e non deboli. Per me la cultura patriarcale è l’uomo che si prende carico della famiglia, che la protegge, che protegge le donne in quanto esseri fisicamente più deboli rispetto all’uomo».
Poi c’è il tema degli omosessuali. Le posizioni del generale sugli omosessuali, espresse anche nel suo libro Il mondo al contrario e reiterate in dibattiti pubblici, ruotano attorno al concetto di «non normalità» statistica dell’omosessualità e alla difesa della famiglia tradizionale. Negli ultimi giorni Vannacci aveva criticato il suo ex partito, la Lega, accusandola di una «deriva» volta a legittimare le rivendicazioni della comunità Lgbtq+ e ribadendo che, secondo i suoi principi, la famiglia da promuovere è «solo quella naturale».
«Meglio anormale che generale, è questa la risposta che abbiamo dato a Vannacci quando dice che gli omosessuali non sono normali», replica Riccardo Magi di +Europa al pride di Roma. Sulla stessa linea il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, in testa al corteo del Roma pride dietro al grande striscione rosso della manifestazione che riporta lo slogan «La Repubblica è di chi la abita»: «Dobbiamo batterci per una pienezza di diritti per tutti, al di là dell’orientamento sessuale e di genere: è scritto nella nostra Costituzione e la nostra legislazione, a oggi, non la rispetta». Replicando alle frasi di Vannacci, il sindaco aggiunge: «Non rispondiamo neanche perché noi siamo per la Costituzione. Non ci stupisce che le forze fasciste e oscurantiste vogliano colpire i diritti di qualcuno, ma sappiamo bene che quando si conculcano i diritti di una minoranza, si colpiscono i diritti di tutti. Non arretriamo e ci battiamo con ancora maggiore convinzione».
Commentando poi i sondaggi dell’ultima settimana per il suo partito, Vannacci ha aggiunto: «Questo è il risultato di un piano che si sta realizzando. Il 5.9% nei sondaggi non lo festeggiamo, questo è solo l’inizio. Non credo ai sondaggi, i veri sondaggi li faccio per la strada, quando le persone mi chiedono di andare avanti. La feccia, i figli di nessuno, e la sporca dozzina sono tra di noi».
E sulle alleanze che facciamo? «Io non ho fatto istanza di alleanza. Chi ha cominciato a erigere muri sono stati proprio i partiti del centrodestra. Io non ho mai detto che avrei eretto muri, cosa che invece hanno fatto i vari Lupi, Romeo, Zaia, Centinaio, i vari Marina Berlusconi, che non so a che titolo parli perché non ha ruoli politici, i vari Occhiuto. Evidentemente o hanno paura o vogliono mettere le mani avanti. Sono loro», ha aggiunto, «che vogliono evitare o che vogliono assolutamente impedire un’eventuale intesa che comunque avverrebbe solo se questa alleanza di centrodestra convenisse di non oltrepassare quelle linee rosse che ho stabilito».
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