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2022-12-14
Il vice di Ursula ora si sente braccato. «Regali dal Qatar? Pallone e cioccolata»
Margaritis Schinas (Ansa)
La Commissione europea si sente sul banco degli imputati, anche se fino ad ora nel Qatargate non risulta coinvolto nessun esponente dell’esecutivo. Lo scandalo è infatti destinato a allargarsi, come spiega all’Adnkronos Hannah Neumann, eurodeputata dei Gruenen, gli ecologisti tedeschi, che fanno parte del gruppo gruppo Verdi-Ale. La Neumann è presidente della Darp, la Delegazione del Parlamento per i rapporti con la Penisola arabica, della quale era vicepresidente Marc Tarabella e nella quale siede, come sostituta, la stessa Kaili. «Temo che ci saranno altri eurodeputati», dice la Neumann, «basta guardare la cosa razionalmente: cosa ci fai con un eurodeputato? O provi con altre istituzioni, o devi provare con più eurodeputati. Con uno non ottieni niente». Crede che ci siano altre istituzioni coinvolte? «Non lo so», risponde la Neumann, «davvero non lo so. Fino a pochi giorni fa non avevo sospetti di corruzione su nessuno».
La Commissione cerca di rimediare alla figuraccia rimediata l’altro ieri in conferenza stampa dalla presidente Ursula von der Leyen, che ha rifiutato di rispondere alla domanda se la magistratura di Bruxelles si sia fatta viva anche dalle parti dell’esecutivo, provocando vibrate proteste da parte dei giornalisti.
«Durante la conferenza stampa della presidente», spiega il portavoce capo della Commissione Europea Eric Mamer, «non c’era alcun fatto, menzionato da alcuno, che indicasse sospetti su membri del collegio. Se ogni volta che scende in sala stampa la presidente dovesse confermare fiducia nel collegio, saremmo in una situazione bizzarra».
Una affermazione che non risponde al vero: a sollevare dubbi estremamente espliciti sul comportamento della Commissione è stata, infatti, tra gli altri, la deputata europea tedesca Viola von Cramon, esponente del gruppo Verdi-Ale, che ha ripubblicato su Twitter alcuni post del vicepresidente della Commissione, il greco Margaritis Schinas. I post consistono in due foto che ritraggono Schinas a Doha in occasione dei mondiali di calcio. In particolare, il 20 novembre, Schinas è presente al match inaugurale della Coppa del Mondo, e twitta: «Il calcio unisce il mondo. World Cup 2022 il primo evento globale post-pandemia che dimostra che ci stiamo riprendendo le nostre vite. Il Qatar», sottolinea Schinas, «il primo Paese arabo e il più piccolo ad aver mai ospitato la Coppa, ha attuato riforme e merita un successo globale. Il modello sportivo europeo un’ispirazione per tutti». Lo stesso giorno, un altro tweet a favore del Qatar: «Incontri costruttivi oggi a Doha con il Ministro degli Affari Esteri Mohammed bin Abdulrahman Al Thani», scrive Schinas, allegando le foto delle riunioni, «e il ministro del Lavoro Ali bin Samikh Al Marri. L’Ue e il Qatar continueranno ad ampliare le nostre relazioni in materia di mobilità, competenze, riforma del lavoro, sicurezza e contatti interpersonali». «Il Qatar», insiste ancora Schinas in un altro tweet, «ha compiuto progressi considerevoli e tangibili sulle riforme del lavoro che devono essere sostenute e attuate efficacemente dopo la Coppa del mondo 2022». Anche la capogruppo di «The left», gruppo di estrema sinistra al Parlamento europeo, Manon Aubry ha denunciato pubblicamente l’ atteggiamento amichevole di Schinas verso gli emiri del Golfo, chiedendo di accendere i riflettori sulla Commissione: «Sarebbe utile», ha twittato la Aubry, «anche esaminare i legami tra il Qatar e tutti i membri delle istituzioni europee. Ad esempio, anche il commissario europeo di destra greco Margaritis Schinas ha moltiplicato nomine e lodi dall’emirato. Anche gli ostentati e ripetuti elogi del commissario Schinas nei confronti del Qatar», ha aggiunto la Aubry, «sollevano interrogativi e ogni istituzione deve spazzare via la porta. Mai la nostra proposta di un’autorità etica europea è stata così urgente: va realizzata!».
Ieri Schinas si è giustificato in conferenza stampa: «Ho ricevuto in dono dal Qatar un pallone e una scatola di cioccolatini, che ho regalato all’autista andando all’aeroporto, e qualche souvenir legato al Mondiale di calcio», ha detto il vicepresidente della Commissione europea, rispondendo a chi gli ha chiesto se avesse ricevuto regali dalle autorità qatariote. «Mi sono recato in Qatar», ha aggiunto Schinas, «come rappresentante della Commissione europea, poiché responsabile dello sport, in piena trasparenza, e in quell’occasione ho difeso il nostro modello sportivo. Per quanto riguarda il mio tweet, meno male che l’ho scritto, perché ho comunicato in modo trasparente e pensate cosa sarebbe successo ora se non lo avessi fatto. Voglio essere molto chiaro e molto semplice. È il momento di esserlo. Ero alla cerimonia di apertura dei mondiali come rappresentante della Commissione. Era il primo evento sportivo globale dopo la pandemia. La Ue», ha sottolineato Schinas, «non poteva essere assente in un’occasione del genere. Tutti i miei interventi pubblici, non solo quando ero in Qatar, ma sempre, sono compatibili al 100% con le politiche della Commissione».
Gualtieri ci prova: «Expo a Roma»
Quando esplode uno scandalo, in genere, ci sono tre tipi di persone: quelli che lo seguono e comunque ne sono fuori, quelli che invece ne sono travolti e quanti, infine, provano a trarre da tutta la situazione un vantaggio. A quest’ultima categoria pare appartenere il sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri, il quale - da politico che guarda lontano, o almeno ci prova - ha colto la balla al balzo, rispetto alla valanga del Qatargate, che vede al centro l’ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, e molti altri, per una messa in guardia singolare: quella dalla candidatura di Riad per Expo 2030.
Candidatura, quest’ultima, che il governo francese sostiene, ma che invece non convince tutti Oltralpe. A partire dal sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, la quale ha ritenuto di dare il proprio personale appoggio - per l’Expo 2030, appunto - alla corsa della Città eterna. Solo che le dichiarazioni della Hidalgo che vanno in questa direzione risalgono allo scorso ottobre. Ma il buon Gualtieri, vista la tempesta perfetta che sta colpendo l’Europa e di riflesso il mondo arabo, ha pensato bene di attualizzarle con una dichiarazione rilasciata margine della presentazione del Piano accoglienza, avvenuta nelle scorse ore in Campidoglio.
«La sindaca di Parigi non condivide la valutazione del governo francese», sono state le parole del primo cittadino di Roma - con riferimento, appunto, all’appoggio a Riad 2030 -, il quale ha subito rammentato come a Hidalgo, invece, viene «naturale sostenere Roma. Spero che anche dopo la vicenda Qatar, il governo francese stia particolarmente attento nella sua scelta». «Io sono fiducioso della forza delle nostre proposte e del nostro metodo», ha infine chiosato l’esponente Pd, «che si è qualificato in modo diverso». Va detto che queste parole di Gualtieri per la candidatura romana all’Expo non rappresentano un caso isolato.
Non più tardi di qualche giorno fa, infatti, era stato Raffaele Ranucci, imprenditore, ex senatore nonché ideatore, guarda caso, della lista civica Gualtieri - risultata decisiva per la vittoria dell’attuale sindaco di Roma - a intervenire sullo stesso tema sulle colonne del Messaggero, sollevando la necessità di prestare «attenzione ai rapporti tra Stati» perché «Riad non può regalare i padiglioni», e ricordando che, con riferimento a Roma 2030, «si vince solo se il Paese è unito». Dunque Gualtieri di per sé si è limitato a percorrere, con la sua dichiarazione, una strada già tracciata.
Tuttavia, che abbia scelto di farlo in modo così esplicito e, come si diceva, appoggiandosi su parole che in realtà il sindaco della Ville Lumiére aveva rilasciato tempo addietro, fa pensare solo una cosa: il primo cittadino di Roma sa benissimo che, dopo Milano 2015, è quanto mai arduo che l’Italia possa riuscire a spuntarla con Roma 2030. Se non un’impresa impossibile, si tratta di certo di un tentativo indubbiamente in salita; e per provare a farcela quale modo migliore, in questi giorni per di più, di quello di cavalcare pro domo propria il Qatargate? Politicamente va detto, anzi ribadito che la mossa di Gualtieri ha un suo bel perché. Che poi si riveli efficace, ecco, è un altro paio di maniche. Senza considerare, e su questo la storia politica non solo italiana è cristallina, che chi di scandalo ferisce di scandalo perisce…
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Verdi e sinistra contro Margaritis Schinas: «Elogiava il Paese». Lui replica: «Ero ai mondiali per l’Ue, difendevo il nostro modello di sport».Roberto Gualtieri ci prova: «Expo a Roma». Il sindaco approfitta del caso mazzette per riesumare i dubbi della collega parigina. La quale aveva stigmatizzato il sostegno francese alla candidatura di Dubai 2030.Lo speciale contiene due articoli. La Commissione europea si sente sul banco degli imputati, anche se fino ad ora nel Qatargate non risulta coinvolto nessun esponente dell’esecutivo. Lo scandalo è infatti destinato a allargarsi, come spiega all’Adnkronos Hannah Neumann, eurodeputata dei Gruenen, gli ecologisti tedeschi, che fanno parte del gruppo gruppo Verdi-Ale. La Neumann è presidente della Darp, la Delegazione del Parlamento per i rapporti con la Penisola arabica, della quale era vicepresidente Marc Tarabella e nella quale siede, come sostituta, la stessa Kaili. «Temo che ci saranno altri eurodeputati», dice la Neumann, «basta guardare la cosa razionalmente: cosa ci fai con un eurodeputato? O provi con altre istituzioni, o devi provare con più eurodeputati. Con uno non ottieni niente». Crede che ci siano altre istituzioni coinvolte? «Non lo so», risponde la Neumann, «davvero non lo so. Fino a pochi giorni fa non avevo sospetti di corruzione su nessuno». La Commissione cerca di rimediare alla figuraccia rimediata l’altro ieri in conferenza stampa dalla presidente Ursula von der Leyen, che ha rifiutato di rispondere alla domanda se la magistratura di Bruxelles si sia fatta viva anche dalle parti dell’esecutivo, provocando vibrate proteste da parte dei giornalisti. «Durante la conferenza stampa della presidente», spiega il portavoce capo della Commissione Europea Eric Mamer, «non c’era alcun fatto, menzionato da alcuno, che indicasse sospetti su membri del collegio. Se ogni volta che scende in sala stampa la presidente dovesse confermare fiducia nel collegio, saremmo in una situazione bizzarra». Una affermazione che non risponde al vero: a sollevare dubbi estremamente espliciti sul comportamento della Commissione è stata, infatti, tra gli altri, la deputata europea tedesca Viola von Cramon, esponente del gruppo Verdi-Ale, che ha ripubblicato su Twitter alcuni post del vicepresidente della Commissione, il greco Margaritis Schinas. I post consistono in due foto che ritraggono Schinas a Doha in occasione dei mondiali di calcio. In particolare, il 20 novembre, Schinas è presente al match inaugurale della Coppa del Mondo, e twitta: «Il calcio unisce il mondo. World Cup 2022 il primo evento globale post-pandemia che dimostra che ci stiamo riprendendo le nostre vite. Il Qatar», sottolinea Schinas, «il primo Paese arabo e il più piccolo ad aver mai ospitato la Coppa, ha attuato riforme e merita un successo globale. Il modello sportivo europeo un’ispirazione per tutti». Lo stesso giorno, un altro tweet a favore del Qatar: «Incontri costruttivi oggi a Doha con il Ministro degli Affari Esteri Mohammed bin Abdulrahman Al Thani», scrive Schinas, allegando le foto delle riunioni, «e il ministro del Lavoro Ali bin Samikh Al Marri. L’Ue e il Qatar continueranno ad ampliare le nostre relazioni in materia di mobilità, competenze, riforma del lavoro, sicurezza e contatti interpersonali». «Il Qatar», insiste ancora Schinas in un altro tweet, «ha compiuto progressi considerevoli e tangibili sulle riforme del lavoro che devono essere sostenute e attuate efficacemente dopo la Coppa del mondo 2022». Anche la capogruppo di «The left», gruppo di estrema sinistra al Parlamento europeo, Manon Aubry ha denunciato pubblicamente l’ atteggiamento amichevole di Schinas verso gli emiri del Golfo, chiedendo di accendere i riflettori sulla Commissione: «Sarebbe utile», ha twittato la Aubry, «anche esaminare i legami tra il Qatar e tutti i membri delle istituzioni europee. Ad esempio, anche il commissario europeo di destra greco Margaritis Schinas ha moltiplicato nomine e lodi dall’emirato. Anche gli ostentati e ripetuti elogi del commissario Schinas nei confronti del Qatar», ha aggiunto la Aubry, «sollevano interrogativi e ogni istituzione deve spazzare via la porta. Mai la nostra proposta di un’autorità etica europea è stata così urgente: va realizzata!». Ieri Schinas si è giustificato in conferenza stampa: «Ho ricevuto in dono dal Qatar un pallone e una scatola di cioccolatini, che ho regalato all’autista andando all’aeroporto, e qualche souvenir legato al Mondiale di calcio», ha detto il vicepresidente della Commissione europea, rispondendo a chi gli ha chiesto se avesse ricevuto regali dalle autorità qatariote. «Mi sono recato in Qatar», ha aggiunto Schinas, «come rappresentante della Commissione europea, poiché responsabile dello sport, in piena trasparenza, e in quell’occasione ho difeso il nostro modello sportivo. Per quanto riguarda il mio tweet, meno male che l’ho scritto, perché ho comunicato in modo trasparente e pensate cosa sarebbe successo ora se non lo avessi fatto. Voglio essere molto chiaro e molto semplice. È il momento di esserlo. Ero alla cerimonia di apertura dei mondiali come rappresentante della Commissione. Era il primo evento sportivo globale dopo la pandemia. La Ue», ha sottolineato Schinas, «non poteva essere assente in un’occasione del genere. Tutti i miei interventi pubblici, non solo quando ero in Qatar, ma sempre, sono compatibili al 100% con le politiche della Commissione».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vice-ursula-braccato-regali-qatar-2658960278.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gualtieri-ci-prova-expo-a-roma" data-post-id="2658960278" data-published-at="1670967437" data-use-pagination="False"> Gualtieri ci prova: «Expo a Roma» Quando esplode uno scandalo, in genere, ci sono tre tipi di persone: quelli che lo seguono e comunque ne sono fuori, quelli che invece ne sono travolti e quanti, infine, provano a trarre da tutta la situazione un vantaggio. A quest’ultima categoria pare appartenere il sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri, il quale - da politico che guarda lontano, o almeno ci prova - ha colto la balla al balzo, rispetto alla valanga del Qatargate, che vede al centro l’ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, e molti altri, per una messa in guardia singolare: quella dalla candidatura di Riad per Expo 2030. Candidatura, quest’ultima, che il governo francese sostiene, ma che invece non convince tutti Oltralpe. A partire dal sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, la quale ha ritenuto di dare il proprio personale appoggio - per l’Expo 2030, appunto - alla corsa della Città eterna. Solo che le dichiarazioni della Hidalgo che vanno in questa direzione risalgono allo scorso ottobre. Ma il buon Gualtieri, vista la tempesta perfetta che sta colpendo l’Europa e di riflesso il mondo arabo, ha pensato bene di attualizzarle con una dichiarazione rilasciata margine della presentazione del Piano accoglienza, avvenuta nelle scorse ore in Campidoglio. «La sindaca di Parigi non condivide la valutazione del governo francese», sono state le parole del primo cittadino di Roma - con riferimento, appunto, all’appoggio a Riad 2030 -, il quale ha subito rammentato come a Hidalgo, invece, viene «naturale sostenere Roma. Spero che anche dopo la vicenda Qatar, il governo francese stia particolarmente attento nella sua scelta». «Io sono fiducioso della forza delle nostre proposte e del nostro metodo», ha infine chiosato l’esponente Pd, «che si è qualificato in modo diverso». Va detto che queste parole di Gualtieri per la candidatura romana all’Expo non rappresentano un caso isolato. Non più tardi di qualche giorno fa, infatti, era stato Raffaele Ranucci, imprenditore, ex senatore nonché ideatore, guarda caso, della lista civica Gualtieri - risultata decisiva per la vittoria dell’attuale sindaco di Roma - a intervenire sullo stesso tema sulle colonne del Messaggero, sollevando la necessità di prestare «attenzione ai rapporti tra Stati» perché «Riad non può regalare i padiglioni», e ricordando che, con riferimento a Roma 2030, «si vince solo se il Paese è unito». Dunque Gualtieri di per sé si è limitato a percorrere, con la sua dichiarazione, una strada già tracciata. Tuttavia, che abbia scelto di farlo in modo così esplicito e, come si diceva, appoggiandosi su parole che in realtà il sindaco della Ville Lumiére aveva rilasciato tempo addietro, fa pensare solo una cosa: il primo cittadino di Roma sa benissimo che, dopo Milano 2015, è quanto mai arduo che l’Italia possa riuscire a spuntarla con Roma 2030. Se non un’impresa impossibile, si tratta di certo di un tentativo indubbiamente in salita; e per provare a farcela quale modo migliore, in questi giorni per di più, di quello di cavalcare pro domo propria il Qatargate? Politicamente va detto, anzi ribadito che la mossa di Gualtieri ha un suo bel perché. Che poi si riveli efficace, ecco, è un altro paio di maniche. Senza considerare, e su questo la storia politica non solo italiana è cristallina, che chi di scandalo ferisce di scandalo perisce…
Dal Brasile arriva pollo contaminato da salmonella che invade il mercato europeo senza alcun controllo. Nella partita del Mercosur per l’Italia c’è anche un’aggravante, se così si può dire: aveva fatto fronte comune con gli altri Paesi per bloccarlo, ma alla fine ha detto sì al trattato di libero scambio con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay con annessa Bolivia. Il ministro per la Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, anche su consiglio di Giorgia Meloni, si era fatto convincere perché la Commissione Ue ha promosso l’applicazione della clausola di reciprocità: i prodotti agricoli importati dal Mercosur devono avere le stesse garanzie di salubrità e qualità di quelli europei.
Promessa immediatamente smentita da quanto è accaduto in Grecia: è sbarcato un carico di carne di pollo contaminato il 2 maggio, il giorno seguente all’entrata in vigore ufficiale del Mercosur. Ursula von der Leyen ha fatto il diavolo a quattro per far ratificare l’accordo il prima possibile, ha sfidato il Parlamento europeo che ha chiesto alla Corte di giustizia di verificare se l’accordo violi o meno i Trattati europei e lo ha fatto applicare in via provvisoria infischiandosene del pronunciamento dei giudici. Il che espone l’Ue, nel caso in cui la Corte di Lussemburgo sancisse l’illegittimità dell’accordo, a un contenzioso lungo e oneroso assai. Pur di vendere le vecchie Mercedes, le Bmw e le Audi ai brasiliani che ci rimpinzano di ogni schifezza agricola, la baronessa non è andata tanto per il sottile. Ma, come si dice, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. E la prima, gravissima conseguenza del Mercosur si è materializzata in Grecia, Paese che, dopo la batosta della crisi monetaria del 2009, di fatto è a trazione tedesca e il leader di Nea Democratia e premier, Kyriakos Mitsotakis, ha già pagato un prezzo alto in popolarità. Ha seguito la stessa traiettoria dell’Italia anche se i contadini greci sono tutt’ora sul piede di guerra, soprattutto i coltivatori di riso Ndel nord, gli allevatori del Peloponneso e gli olivicoltori e vignaioli di Creta dove ci sono state le proteste più violente.
E hanno ragione perché l’80% del primo carico di pollo congelato, pari a 3 tonnellate in totale, giunto in Grecia dal Brasile, era contaminato da salmonella. Lo ha rivelato la Federazione panellenica degli ingegneri geotecnici. Quanto accaduto solleva seri interrogativi sull’efficacia dei meccanismi di controllo dell’Ue sulla sicurezza degli alimenti importati. Secondo i risultati dei laboratori veterinari di Agia Paraskevi, nella periferia di Atene, 8 su 10 dei primi lotti analizzati sono risultati contaminati da salmonella e il presidente della Federazione panellenica degli ingegnergeotecnici pubblici, Nikos Kakavas, lo ha confermato esprimendo forti preoccupazioni circa l’adeguatezza dei controlli sui prodotti importati.
Nikos Kakavas ha denunciato peraltro le gravi ripercussioni sull’agricoltura greca a causa delle importazioni selvagge via Mercosur, in un Paese che, avendo solo il 40% dei tecnici che servirebbero, non è in grado di controllare la merce che arriva. Come direbbero i francesi: è solo l’inizio. In Italia la mobilitazione anti Mercosur, per chiedere controlli e lotta alle contraffazioni, non si è mai arrestata. Migliaia di agricoltori della Coldiretti si ritroveranno alla Fiera di Cagliari domani per protestare e con loro ci sarà anche il ministro Francesco Lollobrigida che sul Mercosur avrà forse da ridire.
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Papa Leone (Imagoeconomica)
A rivelarlo pubblicamente è stato un caro amico di Robert Prevost, padre Tom McCarthy, nel corso di un incontro con alcuni fedeli a Naperville nell’Illinois il cui contenuto è stato poi diffuso dal New York Times.
I fatti, secondo il racconto di McCarthy, sono avvenuti a due mesi dall’elezione al soglio pontificio di Prevost; quando, cioè, il suo nome - pur già noto in precedenza negli States - era divenuto di fama planetaria. In breve, è accaduto che papa Leone XIV abbia contattato telefonicamente la sua banca di Chicago per aggiornare, per ovvie ragioni, il suo numero di telefono e il suo indirizzo. In tale tentativo, si è trovato d interloquire con una addetta che gli ha posto tutta una serie di domande di verifica.
Ebbene, il Santo Padre ha risposto correttamente a tutti i quesiti postigli; eppure ciò non è bastato per ottenere lo scopo che si era prefissato con la telefonata, che a un certo punto ha visto la zelante addetta alla sicurezza scandire queste parole al suo interlocutore: «Deve venire di persona in filiale». A quel punto, sempre secondo il racconto di McCarthy, l’utente - dopo aver manifestato una cauta perplessità («Beh, non credo di poterlo fare») - avrebbe tentato la sua ultima carta per uscire dall’angolo: «Cambierebbe qualcosa se le dicessi che sono papa Leone?». Una domanda a fronte della quale l’addetta - la quale forse non aveva sufficiente familiarità con la voce del pontefice, benché suo connazionale - ha riattaccato. Fine della conversazione e delle speranze, da parte di papa Prevost, di sbrigare con quella telefonata una faccenda semplice, come milioni di persone potranno confermare, solo sulla carta. Com’è finita? Che il pontefice ha poi contattato un altro sacerdote di Chicago, il quale l’ha messo in contatto con il presidente della banca, che a sua volta avrebbe fatto resistenza rimarcando, dura lex sed lex, che le regole impongono la presenza fisica del correntista. Leone XIV a questo punto avrebbe fatto capire che avrebbe cambiato banca, eventualità che avrebbe fatto cedere anche il presidente.
Fine di questa storia, che torna utile sotto almeno due punti di vista. Il primo, senza dubbio, è quello dell’umiltà d’un capo di Stato - perché questo è il Papa - il quale, pur potendo delegare numerosissimi sottoposti, sceglie di sbrigarsi da solo faccende per giunta snervanti. Già si sapeva, in realtà, come Prevost fosse un uomo di grande umiltà, ma episodi come questo sono comunque significativi e rivelatori di chi sia e di come ragioni il successore di Pietro. In secondo luogo, come già si diceva in apertura, il racconto di padre McCarthy funge da monito: mai osare mettere alla prova l’impermeabilità d’un servizio di assistenza clienti. Neppure se si è il Papa.
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