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2018-06-25
Sono le ore più convenienti per prenotare le vacanze di Ferragosto
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Andare in vacanza a Ferragosto senza dissanguarsi. Un sogno? Non proprio. Perché prenotando in queste ore, da oggi fino a mercoledí sera, il risparmio è assicurato. Secondo un'analisi di volagratis.com, uno dei principali portali di prenotazione di viaggi online, nelle prossime 72 ore si potrà infatti risparmiare fino al 40%.
Il merito in questo caso non è di certo di offerte stellari bensí una mera questione di organizzazione. Hotel, villaggi e compagnie aeree usano l'ultima settimana di giugno per monitorare l'andamento delle prenotazioni in quello che è considerato il periodo di ferie per eccellenza e, per favorire il sold out totale a Ferragosto, proprio in questi giorni abbassano i prezzi per rendere più accattivanti le loro stutture.
Dopotutto, quando si tratta di vacanze spendere il meno possibile è la parola d'ordine. È innegabile che chiunque, almeno una volta nella vita, abbia preferito una meta piuttosto che un'altra perché più economica rispetto alla propria prima scelta. Ed è altrettanto innegabile che, prenotando con mesi di anticipo, si trovino offerte decisamente accattivanti.
Eppure eccoci qui, con agosto alle porte e l'intolleranza di stare in città, chiusi in casa con l'aria condizionata o in qualche piscina sovraffollata. Ferragosto è ormai vicino e la tanto decantata regola del «se ti muovi con largo anticipo risparmi di più» va prontamente a farsi benedire.
Partire comunque senza dover dire addio a tutto lo stipendio, come vi abbiamo detto, si può.
Dove andare quindi per godersi qualche giorno di relax? Restando in Italia, le cinque mete consigliate sono tutte al Sud. In pole position troviamo la Puglia con Bari e Brindisi. Volare su uno di questi due aeroporti comporta un risparmio fino al 28% rispetto a un volo prenotato ad aprile o maggio. Se siete amanti di spiagge sconfinate di sabbia sottile e dorata, scegliete come aeroporto di base Brindisi, da qui potrete facilmente spostarvi verso Torre Guaceto. La sua spiaggia dorata, situata all'interno di una riserva marina gestita dal Wwf, è un piccolo gioiello composto da milioni di conchiglie bianche e minuscole che luccicano al sole. Bella come una cartolina è invece la spiaggia di ciottoli di Lama Monachile, nei pressi di Polignano a Mare. L'aeroporto di riferimento, in questo caso, non può che essere Bari, il capoluogo pugliese noto per il suo labirintico centro storico. Seguono nella classifica delle città in cui viaggiare last minute risparmiando, Napoli (-26%), la Sicilia con Catania e Palermo (-22%), Roma (-20%) e la Sardegna con un risparmio piccolo piccolo, solo l'8%, ma pur sempre utile in un periodo di alta stagione come quello di Ferragosto.
Tra le opzioni low cost nel mondo, sul podio troviamo la Grecia. Volare su Atene o in una delle isole minori permette di risparmiare, prenotando 40 giorni prima della partenza, fino al 40% sul proprio biglietto. A circa 30 minuti d'auto da Atene, la spiaggia di Lagonisi spicca per la sua pittoresca baia e le acque cristalline del suo mare. A circa 35 chilometri a Sud Est, invece, Porto Rafti destinazione molto popolare con una bella spiaggia protetta dai venti più forti da due isolette rocciose. Se non amate il mare, le Fiandre sono senza dubbio una delle scelte migliori per godersi un po' di sano relax, risparmiando. Bruges, patrimonio dell'umanità dell'Unesco, con i suoi canali e il centro storico medievale, è senza dubbio una delle città più romantiche del Belgio. Perfetta per un viaggio in coppia. Mechelen è invece la scelta giusta per chi viaggia con i propri figli. La cittadina belga è nota per essere a misura di bambino, con grandi spazi verdi, un parco divertimenti, uno zoo e addirittura un museo interamente dedicato ai giocattoli.
Sconti importanti si possono ottenere anche per le più note isole Baleari e per le Maldive dove, prenotando 40 giorni prima della propria partenza, si può risparmiare fino al 30%. Scelta fuori dal comune, per il caldo soffocante e che spesso si respira tra i grattacieli è senza dubbio New York. In agosto, però, la Grande mela si rivela essere una delle città più economiche verso cui viaggiare. Il merito è tutto dovuto al fatto che, durante i mesi estivi, l'incidenza dei viaggi d'affari è meno alta rispetto, per esempio, a settembre.
Tra le regole d'oro di chi vuole viaggiare in agosto risparmiando non possiamo non citare quella del mix and match, una vera e propria strategia che consiste nel combinare diverse compagnie aeree tra andata e ritorno. Cambiando bandiera durante il proprio viaggio, infatti, si possono ridurre i costi dei biglietti fino al 30%. La parola d'ordine deve poi essere flessibilità. Di date e di orari. Spesso un volo nel primo pomeriggio costerà meno (anche fino al 50% del prezzo effettivo) rispetto a una partenza all'alba. E così un ritorno all'ora di pranzo o pomeridiano sarà senza dubbio più conveniente (fino al 30% in meno) rispetto a un biglietto serale. La regola che vale sempre è poi quella di combinare volo e hotel per un maggiore risparmio. Prenotando un pacchetto, si possono ottenere soggiorni in strutture a quattro o cinque stelle con un buon 40% di sconto rispetto al prezzo di listino. Il motivo? Tutti gli alberghi, anche quelli di lusso, preferiscono riempire le loro stanze seppure all'ultimo minuto.
Marianna Baroli
INFOGRAFICA
Un fine settimana a cento euro. Ma la meta è segreta

È senza dubbio il vero tormentone dell'estate in tema di vacanze low cost. Si tratta del viaggio a sorpresa, una formula ormai ben nota all'estero e approdata in Italia l'anno scorso tra il dubbio e la diffidenza dei turisti del Belpaese.
La ricetta di questi viaggi è semplicissima: si sceglie la data di partenza e una tipologia di viaggio che può variare tra mare, montagna, città d'arte o estero. La meta, rimane sconosciuta fino a quattro giorni prima della partenza quando nella propria casella di posta elettronica si riceveranno i biglietti aerei e il nome dell'hotel.
Una pazzia? Un vero e proprio azzardo? Senza ombra di dubbio. Ma quel che piace agli italiani è la possibilità di viaggiare, per un weekend o addirittura per un'intera settimana, a poche centinaia di euro. I prezzi, infatti, non sono mai superiori a 400 euro, la soglia massima stabilita per queste formule di viaggio misteriose.
Tra le mete più gettonate all'interno dei pacchetti sorpresa ci sono la Spagna, soprattutto le città come Malaga e Alicante, il Portogallo, la Grecia e l'Italia con le sue isole. Ma anche New York e il Messico, vero e proprio must per chi sceglie la super formula misteriosa che permette di scegliere solo il mese in cui si viaggerà e il resto sarà totalmente lasciato al caso.
Tra le piattaforme più utilizzate per questo tipo di viaggi, flykube.com è senza dubbio la più sicura e la più conveniente. Per questa estate, i last minute con partenza a effetto sorpresa costano 399 euro a testa e promettono, oltre a volo andata e ritorno e transfer da e per l'aeroporto, anche un hotel quattro o cinque stelle. La meta è segreta fino a due giorni prima, e tra le destinazioni a sorpresa il sito promette Tenerife, Santorini, Mykonos, Ibiza e hotel a meno di dieci minuti dalla spiaggia.
Flykube.com assicura però anche la possibilità di viaggiare a soli 100 euro. È il caso delle formule «tutto a sorpresa» dove la meta, scelta tra venti destinazione europee, rimane segreta fino a quattro giorni prima della partenza. Il pacchetto, in questo caso, include oltre al volo andata e ritorno, solo l'hotel selezionato da flykube.com per il vostro fine settimana.
Qualcosa si simile a queste formule a sorpresa viene offerto anche da siti come volagratis.com e da alcuni tour operator che, ancora affezionati alla formula roulette, propongono pacchetti all inclusive in villaggi del proprio circuito a prezzi scontati fino al 70%.
Convinti? Per vivere quest'esperienza è sufficiente collegarsi al portale che più fa per voi, selezionare la città da cui si desidera partire, completare la prenotazione e attendere con le valigie pronte la mail che rivelerà finalmente tutti i dettagli del vostro viaggio.
Mariella Baroli
Il travel coach Klm ti guida per il mondo su Whatsapp

Quando si parte per una località sconosciuta, la prima cosa che si fa dopo aver cliccato il tasto prenota sul proprio computer è quella di andare a cercare consigli su locali, ristoranti e cose da vedere. In questo caso, i consigli più preziosi provengono senza dubbio dai local, ovvero la gente del luogo, in grado di selezionare vere e proprie chicche lontane dal classico circuito creato per i turisti.
Klm, la compagnia di bandiera dei Paesi Bassi, ha ben pensato di non abbandonare i propri viaggiatori una volta scaricati in aeroporto e ha creato una rete di travel coach pronti a consigliare e ad accompagnare, virtualmente, i passeggeri alla scoperta di una città.
Mettiamo per esempio che sia la vostra prima volta a New York. La Grande Mela può essere davvero caotica con il suo traffico a ogni ora del giorno e della notte, le sue mille linee metropolitane e le centinaia di locali tra cui scegliere. Per districarvi tra strade, grandi magazzini e musei da visitare, vi basterà digitare www.klmtravelcoach.it creare il vostro profilo rispondendo a semplici domande sulle proprie preferenze, gli interessi, i gusti e... i giochi sono fatti. Al vostro arrivo in città riceverete un messaggio su Whatsapp dal vostro travel coach a cui potrete chiedere ogni tipo di informazione utile per la vostra vacanza. Il tutto, senza dover incorrere nella difficoltà di comunicare in una lingua straniera. Il travel coach, infatti, parla perfettamente in italiano e sarà in grado di rispondere a tutte le vostre domande.
«Mappe, app, guide digitali sono strumenti che tutti ormai conoscono e utilizzano quando visitano una città», afferma Lucia Impiccini, direttore marketing Air France- Klm per l'Italia. «Ma quel locale nascosto, quella mostra inedita, quel negozio stravagante solo chi davvero abita in quella città lo può conoscere e consigliare. Con Klm travel coach vogliamo far sentire a casa i nostri passeggeri».
Un esempio? Sempre facendo riferimento alla Grande mela, sul sito Klm si può leggere la storia di Marco, sua moglie Sara e per la loro piccola figlia Serena di undici anni, che hanno trascorso 48 ore a New York all'insegna del scoperta di posti magici e della tranquillità.
Il travel coach di Klm ha così consigliato loro di gustare una colazione in perfetto stile americano, con pancake e cheese cake a volontà, da Andrews coffee shop, un locale tipico, non distante dal loro alloggio, ma soprattutto vicino alla prima meta pensata per loro, ovvero Central park. Qui, mentre mamma Sara ha potuto soddisfare il suo lato romantico facendo una sosta nel famoso laghetto degli innamorati visto molte volte in tv e dedicato a Jacqueline Kennedy Onassis, la piccola di casa si è divertita a giocare in una delle più grande aree verdi in città del mondo. Per non far mancare niente ai viaggiatori, il loro travel coach ha poi consigliato di pranzare nel vicinissimo The Loeb boathouse, dove hanno potuto gustare dell'ottimo street food prima di passare alla seconda tappa del viaggio. In questo caso, il coach ha proposto due opzioni: una visita al Metropolitan museum of art, con il consiglio di scoprire all'interno la collezione di arte greca, romana ed egizia, oppure la visita al Central park zoo. La scelta è ricaduta sullo zoo newyorchese che ha fatto da sfondo a uno dei film preferiti di Serena, Madagascar. Per terminare al meglio la giornata e su desiderio della famiglia, il travel coach Klm li ha guidati verso West Village e in particolare al Burrito loco dove la famigliola ha potuto gustare la tanto desiderata cucina messicana.
Il servizio, incluso nel costo del biglietto aereo, è attivo 24 ore su 24. Facile, no?
Marianna Baroli
Bastano 1.000 euro per dormire su un'isola deserta

Isola di Medjumbe, Mozambico
Johnny Depp ne ha una tutta sua. Così anche Nicholas Cage, Marlon Brando, Leonardo di Caprio e il mago David Copperfield. Stiamo parlando di isole private sparse per tutto il mondo, dalle Bahamas a Tahiti. Paradisi tropicali che fino a oggi sono apparsi esclusiva dei più ricchi e ammirati del mondo (o di chi ha qualche milione nel portafogli).
E se vi dicessimo che una vacanza lontano da tutto e da tutti non è così impossibile? Basta fare una veloce ricerca su Airbnb per trovare un'isola privata vicino a Panama che può ospitare 16 persone per soli 173 euro a notte. Se invece preferite le Filippine, allora El Nido è il luogo che fa per voi. L'isola ospita un massimo di 10 persone e vi costerà 380 euro a notte. Il Belize è invece casa di due piccoli gioielli chiamati Bird island e Hideaway caye. Qui, il numero massimo di ospite scende a due persone e il prezzo per una settimana è inferiore ai 2.000 euro.
Se invece che una vacanza avventura in completa solitudine preferite provare il relax di un'isola privata ma con tutti i comfort del caso, ecco a voi una serie di resort che vi convinceranno a fare subito le valigie.
Il primo si chiama Anantara Medjumbe island resort e si trova sulla costa a Nord del Mozambico. Composto da sole 13 camere offre però tutto ciò di cui aver bisogno: ristoranti, piscine, spa e una miriade di attività sportive. Uno dei luoghi più belli dove poter fare immersioni, a pochi passi dalla barriera corallina più incantevole al mondo. E non dovete temere, il resort offre free wifi così potrete condividere ogni meraviglioso istante.
A mezz'ora dalla città turistica di Placencia in Belize potete trovare l'Hatchet caye resort. I servizi sono pochi e decisamente non stravaganti come quelli dell'Anantara Medjumbe, ma il relax è assicurato.
Nel golfo della Thailandia, il Nangyuan Island Dive Resort costa meno di 100 euro a notte e vi darà la possibilità di vedere da vicino tartarughe marine e il più grande squalo esistente: lo squalo balena.
Mariella BaroliContinua a leggereRiduci
Secondo gli esperti, fino a mercoledì è il momento migliore per fissare un viaggio a prezzi scontati fino al 40%. La moda dell'estate? Non conoscere la meta. Il viaggiatore seleziona l'aeroporto più vicino, al resto ci pensa il tour operator, che svelerà la destinazione misteriosa solo 48 ore prima della partenza. Klm ha creato un servizio su misura. Prenotando un biglietto con la compagnia dei Paesi Bassi si ha accesso al servizio di travel coach: un assistente dedicato 24 ore al giorno. Il relax su un'isola privata non è più un'esclusiva di vip e star hollywoodiane. Un atollo vicino a Panama può ospitare 16 persone per soli 173 euro a notte. Lo speciale contiene quattro articoli Andare in vacanza a Ferragosto senza dissanguarsi. Un sogno? Non proprio. Perché prenotando in queste ore, da oggi fino a mercoledí sera, il risparmio è assicurato. Secondo un'analisi di volagratis.com, uno dei principali portali di prenotazione di viaggi online, nelle prossime 72 ore si potrà infatti risparmiare fino al 40%. Il merito in questo caso non è di certo di offerte stellari bensí una mera questione di organizzazione. Hotel, villaggi e compagnie aeree usano l'ultima settimana di giugno per monitorare l'andamento delle prenotazioni in quello che è considerato il periodo di ferie per eccellenza e, per favorire il sold out totale a Ferragosto, proprio in questi giorni abbassano i prezzi per rendere più accattivanti le loro stutture. Dopotutto, quando si tratta di vacanze spendere il meno possibile è la parola d'ordine. È innegabile che chiunque, almeno una volta nella vita, abbia preferito una meta piuttosto che un'altra perché più economica rispetto alla propria prima scelta. Ed è altrettanto innegabile che, prenotando con mesi di anticipo, si trovino offerte decisamente accattivanti. Eppure eccoci qui, con agosto alle porte e l'intolleranza di stare in città, chiusi in casa con l'aria condizionata o in qualche piscina sovraffollata. Ferragosto è ormai vicino e la tanto decantata regola del «se ti muovi con largo anticipo risparmi di più» va prontamente a farsi benedire. Partire comunque senza dover dire addio a tutto lo stipendio, come vi abbiamo detto, si può. Dove andare quindi per godersi qualche giorno di relax? Restando in Italia, le cinque mete consigliate sono tutte al Sud. In pole position troviamo la Puglia con Bari e Brindisi. Volare su uno di questi due aeroporti comporta un risparmio fino al 28% rispetto a un volo prenotato ad aprile o maggio. Se siete amanti di spiagge sconfinate di sabbia sottile e dorata, scegliete come aeroporto di base Brindisi, da qui potrete facilmente spostarvi verso Torre Guaceto. La sua spiaggia dorata, situata all'interno di una riserva marina gestita dal Wwf, è un piccolo gioiello composto da milioni di conchiglie bianche e minuscole che luccicano al sole. Bella come una cartolina è invece la spiaggia di ciottoli di Lama Monachile, nei pressi di Polignano a Mare. L'aeroporto di riferimento, in questo caso, non può che essere Bari, il capoluogo pugliese noto per il suo labirintico centro storico. Seguono nella classifica delle città in cui viaggiare last minute risparmiando, Napoli (-26%), la Sicilia con Catania e Palermo (-22%), Roma (-20%) e la Sardegna con un risparmio piccolo piccolo, solo l'8%, ma pur sempre utile in un periodo di alta stagione come quello di Ferragosto. Tra le opzioni low cost nel mondo, sul podio troviamo la Grecia. Volare su Atene o in una delle isole minori permette di risparmiare, prenotando 40 giorni prima della partenza, fino al 40% sul proprio biglietto. A circa 30 minuti d'auto da Atene, la spiaggia di Lagonisi spicca per la sua pittoresca baia e le acque cristalline del suo mare. A circa 35 chilometri a Sud Est, invece, Porto Rafti destinazione molto popolare con una bella spiaggia protetta dai venti più forti da due isolette rocciose. Se non amate il mare, le Fiandre sono senza dubbio una delle scelte migliori per godersi un po' di sano relax, risparmiando. Bruges, patrimonio dell'umanità dell'Unesco, con i suoi canali e il centro storico medievale, è senza dubbio una delle città più romantiche del Belgio. Perfetta per un viaggio in coppia. Mechelen è invece la scelta giusta per chi viaggia con i propri figli. La cittadina belga è nota per essere a misura di bambino, con grandi spazi verdi, un parco divertimenti, uno zoo e addirittura un museo interamente dedicato ai giocattoli. Sconti importanti si possono ottenere anche per le più note isole Baleari e per le Maldive dove, prenotando 40 giorni prima della propria partenza, si può risparmiare fino al 30%. Scelta fuori dal comune, per il caldo soffocante e che spesso si respira tra i grattacieli è senza dubbio New York. In agosto, però, la Grande mela si rivela essere una delle città più economiche verso cui viaggiare. Il merito è tutto dovuto al fatto che, durante i mesi estivi, l'incidenza dei viaggi d'affari è meno alta rispetto, per esempio, a settembre. Tra le regole d'oro di chi vuole viaggiare in agosto risparmiando non possiamo non citare quella del mix and match, una vera e propria strategia che consiste nel combinare diverse compagnie aeree tra andata e ritorno. Cambiando bandiera durante il proprio viaggio, infatti, si possono ridurre i costi dei biglietti fino al 30%. La parola d'ordine deve poi essere flessibilità. Di date e di orari. Spesso un volo nel primo pomeriggio costerà meno (anche fino al 50% del prezzo effettivo) rispetto a una partenza all'alba. E così un ritorno all'ora di pranzo o pomeridiano sarà senza dubbio più conveniente (fino al 30% in meno) rispetto a un biglietto serale. La regola che vale sempre è poi quella di combinare volo e hotel per un maggiore risparmio. Prenotando un pacchetto, si possono ottenere soggiorni in strutture a quattro o cinque stelle con un buon 40% di sconto rispetto al prezzo di listino. Il motivo? Tutti gli alberghi, anche quelli di lusso, preferiscono riempire le loro stanze seppure all'ultimo minuto. 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Si tratta del viaggio a sorpresa, una formula ormai ben nota all'estero e approdata in Italia l'anno scorso tra il dubbio e la diffidenza dei turisti del Belpaese. La ricetta di questi viaggi è semplicissima: si sceglie la data di partenza e una tipologia di viaggio che può variare tra mare, montagna, città d'arte o estero. La meta, rimane sconosciuta fino a quattro giorni prima della partenza quando nella propria casella di posta elettronica si riceveranno i biglietti aerei e il nome dell'hotel.Una pazzia? Un vero e proprio azzardo? Senza ombra di dubbio. Ma quel che piace agli italiani è la possibilità di viaggiare, per un weekend o addirittura per un'intera settimana, a poche centinaia di euro. I prezzi, infatti, non sono mai superiori a 400 euro, la soglia massima stabilita per queste formule di viaggio misteriose.Tra le mete più gettonate all'interno dei pacchetti sorpresa ci sono la Spagna, soprattutto le città come Malaga e Alicante, il Portogallo, la Grecia e l'Italia con le sue isole. Ma anche New York e il Messico, vero e proprio must per chi sceglie la super formula misteriosa che permette di scegliere solo il mese in cui si viaggerà e il resto sarà totalmente lasciato al caso. Tra le piattaforme più utilizzate per questo tipo di viaggi, flykube.com è senza dubbio la più sicura e la più conveniente. Per questa estate, i last minute con partenza a effetto sorpresa costano 399 euro a testa e promettono, oltre a volo andata e ritorno e transfer da e per l'aeroporto, anche un hotel quattro o cinque stelle. La meta è segreta fino a due giorni prima, e tra le destinazioni a sorpresa il sito promette Tenerife, Santorini, Mykonos, Ibiza e hotel a meno di dieci minuti dalla spiaggia. Flykube.com assicura però anche la possibilità di viaggiare a soli 100 euro. È il caso delle formule «tutto a sorpresa» dove la meta, scelta tra venti destinazione europee, rimane segreta fino a quattro giorni prima della partenza. Il pacchetto, in questo caso, include oltre al volo andata e ritorno, solo l'hotel selezionato da flykube.com per il vostro fine settimana. Qualcosa si simile a queste formule a sorpresa viene offerto anche da siti come volagratis.com e da alcuni tour operator che, ancora affezionati alla formula roulette, propongono pacchetti all inclusive in villaggi del proprio circuito a prezzi scontati fino al 70%. Convinti? Per vivere quest'esperienza è sufficiente collegarsi al portale che più fa per voi, selezionare la città da cui si desidera partire, completare la prenotazione e attendere con le valigie pronte la mail che rivelerà finalmente tutti i dettagli del vostro viaggio.Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggi-2580559801.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="il-travel-coach-klm-ti-guida-per-il-mondo-su-whatsapp" data-post-id="2580559801" data-published-at="1772875314" data-use-pagination="False"> Il travel coach Klm ti guida per il mondo su Whatsapp Quando si parte per una località sconosciuta, la prima cosa che si fa dopo aver cliccato il tasto prenota sul proprio computer è quella di andare a cercare consigli su locali, ristoranti e cose da vedere. In questo caso, i consigli più preziosi provengono senza dubbio dai local, ovvero la gente del luogo, in grado di selezionare vere e proprie chicche lontane dal classico circuito creato per i turisti. Klm, la compagnia di bandiera dei Paesi Bassi, ha ben pensato di non abbandonare i propri viaggiatori una volta scaricati in aeroporto e ha creato una rete di travel coach pronti a consigliare e ad accompagnare, virtualmente, i passeggeri alla scoperta di una città.Mettiamo per esempio che sia la vostra prima volta a New York. La Grande Mela può essere davvero caotica con il suo traffico a ogni ora del giorno e della notte, le sue mille linee metropolitane e le centinaia di locali tra cui scegliere. Per districarvi tra strade, grandi magazzini e musei da visitare, vi basterà digitare www.klmtravelcoach.it creare il vostro profilo rispondendo a semplici domande sulle proprie preferenze, gli interessi, i gusti e... i giochi sono fatti. Al vostro arrivo in città riceverete un messaggio su Whatsapp dal vostro travel coach a cui potrete chiedere ogni tipo di informazione utile per la vostra vacanza. Il tutto, senza dover incorrere nella difficoltà di comunicare in una lingua straniera. Il travel coach, infatti, parla perfettamente in italiano e sarà in grado di rispondere a tutte le vostre domande. «Mappe, app, guide digitali sono strumenti che tutti ormai conoscono e utilizzano quando visitano una città», afferma Lucia Impiccini, direttore marketing Air France- Klm per l'Italia. «Ma quel locale nascosto, quella mostra inedita, quel negozio stravagante solo chi davvero abita in quella città lo può conoscere e consigliare. Con Klm travel coach vogliamo far sentire a casa i nostri passeggeri».Un esempio? Sempre facendo riferimento alla Grande mela, sul sito Klm si può leggere la storia di Marco, sua moglie Sara e per la loro piccola figlia Serena di undici anni, che hanno trascorso 48 ore a New York all'insegna del scoperta di posti magici e della tranquillità. Il travel coach di Klm ha così consigliato loro di gustare una colazione in perfetto stile americano, con pancake e cheese cake a volontà, da Andrews coffee shop, un locale tipico, non distante dal loro alloggio, ma soprattutto vicino alla prima meta pensata per loro, ovvero Central park. Qui, mentre mamma Sara ha potuto soddisfare il suo lato romantico facendo una sosta nel famoso laghetto degli innamorati visto molte volte in tv e dedicato a Jacqueline Kennedy Onassis, la piccola di casa si è divertita a giocare in una delle più grande aree verdi in città del mondo. Per non far mancare niente ai viaggiatori, il loro travel coach ha poi consigliato di pranzare nel vicinissimo The Loeb boathouse, dove hanno potuto gustare dell'ottimo street food prima di passare alla seconda tappa del viaggio. In questo caso, il coach ha proposto due opzioni: una visita al Metropolitan museum of art, con il consiglio di scoprire all'interno la collezione di arte greca, romana ed egizia, oppure la visita al Central park zoo. La scelta è ricaduta sullo zoo newyorchese che ha fatto da sfondo a uno dei film preferiti di Serena, Madagascar. Per terminare al meglio la giornata e su desiderio della famiglia, il travel coach Klm li ha guidati verso West Village e in particolare al Burrito loco dove la famigliola ha potuto gustare la tanto desiderata cucina messicana.Il servizio, incluso nel costo del biglietto aereo, è attivo 24 ore su 24. Facile, no?Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggi-2580559801.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="bastano-1-000-euro-per-dormire-su-unisola-deserta" data-post-id="2580559801" data-published-at="1772875314" data-use-pagination="False"> Bastano 1.000 euro per dormire su un'isola deserta Isola di Medjumbe, Mozambico Johnny Depp ne ha una tutta sua. Così anche Nicholas Cage, Marlon Brando, Leonardo di Caprio e il mago David Copperfield. Stiamo parlando di isole private sparse per tutto il mondo, dalle Bahamas a Tahiti. Paradisi tropicali che fino a oggi sono apparsi esclusiva dei più ricchi e ammirati del mondo (o di chi ha qualche milione nel portafogli). E se vi dicessimo che una vacanza lontano da tutto e da tutti non è così impossibile? Basta fare una veloce ricerca su Airbnb per trovare un'isola privata vicino a Panama che può ospitare 16 persone per soli 173 euro a notte. Se invece preferite le Filippine, allora El Nido è il luogo che fa per voi. L'isola ospita un massimo di 10 persone e vi costerà 380 euro a notte. Il Belize è invece casa di due piccoli gioielli chiamati Bird island e Hideaway caye. Qui, il numero massimo di ospite scende a due persone e il prezzo per una settimana è inferiore ai 2.000 euro. Se invece che una vacanza avventura in completa solitudine preferite provare il relax di un'isola privata ma con tutti i comfort del caso, ecco a voi una serie di resort che vi convinceranno a fare subito le valigie. Il primo si chiama Anantara Medjumbe island resort e si trova sulla costa a Nord del Mozambico. Composto da sole 13 camere offre però tutto ciò di cui aver bisogno: ristoranti, piscine, spa e una miriade di attività sportive. Uno dei luoghi più belli dove poter fare immersioni, a pochi passi dalla barriera corallina più incantevole al mondo. E non dovete temere, il resort offre free wifi così potrete condividere ogni meraviglioso istante. A mezz'ora dalla città turistica di Placencia in Belize potete trovare l'Hatchet caye resort. I servizi sono pochi e decisamente non stravaganti come quelli dell'Anantara Medjumbe, ma il relax è assicurato. Nel golfo della Thailandia, il Nangyuan Island Dive Resort costa meno di 100 euro a notte e vi darà la possibilità di vedere da vicino tartarughe marine e il più grande squalo esistente: lo squalo balena.Mariella Baroli
Vladimir Putin (Ansa)
Il petrolio accelera, e i trader guardano i grafici con la sensazione che qualcuno dovrebbe chiamare i pompieri.
Così mentre la Casa Bianca cerca di raffreddare il mercato, il barile prende supera quota 94 dollari. In una sola seduta è balzato di oltre il 10%. Panico. È in questo clima che Donald Trump decide di giocare la sua carta geopolitica: concede all’India (dopo la Germania) una deroga di trenta giorni per continuare ad acquistare greggio da Mosca. Sembra un paradosso diplomatico: gli Stati Uniti sanzionano il petrolio russo, ma allo stesso tempo autorizzano uno dei più grandi raffinatori del mondo a comprarlo. Il motivo è semplice e molto poco ideologico. Il prezzo del petrolio sta correndo troppo velocemente. I costi energetici iniziano a diventare un problema serio per l’economia globale. E soprattutto per gli Stati Uniti, dove il prezzo della benzina è sempre stato uno dei termometri più sensibili della politica interna. Da qui la scelta di aprire una finestra sull’India. Nuova Delhi non è un cliente qualunque. È il quarto raffinatore del pianeta e uno dei principali esportatori di carburanti raffinati. In pratica, una gigantesca macchina industriale che trasforma petrolio in benzina, diesel e carburante per mezzo mondo. Negli ultimi mesi, sotto pressione americana, l’India aveva iniziato a ridurre gli acquisti di greggio russo per sostituirli con forniture provenienti dal Golfo Persico. Ma con la crisi mediorientale che minaccia proprio quelle rotte, il sistema energetico asiatico rischia di trovarsi improvvisamente scoperto. Ecco quindi la soluzione americana: trenta giorni di tolleranza per comprare petrolio russo. Per Putin una notizia tanto gradita quanto inattesa. Di colpo viene legalizzata una flotta fantasma. Petroliere con bandiere di comodo, assicurazioni difficili da tracciare e itinerari che cambiano all’ultimo momento. Secondo le stime degli analisti, circa 150 milioni di barili di petrolio russo navigano in questa zona grigia.
La deroga concessa all’India ha un effetto piuttosto immediato: quel petrolio improvvisamente trova un acquirente legittimo. Una piccola magia diplomatica che, nel tentativo di calmierare il prezzo del barile, finisce inevitabilmente per dare una mano anche al Cremlino.
La mossa americana ha anche un altro destinatario, meno visibile ma altrettanto importante: la Cina. Pechino osserva con grande attenzione tutto ciò che accade nel mercato energetico globale. E negli ultimi anni ha costruito un sistema di approvvigionamento estremamente flessibile, capace di muoversi tra sanzioni, sconti e rotte alternative. Aprire temporaneamente il mercato indiano al petrolio russo significa anche impedire che tutta quella massa di greggio finisca esclusivamente nelle raffinerie cinesi.
È una partita sottile, dove ogni barile ha un significato geopolitico. Il problema è che mentre la diplomazia prova a fare i suoi calcoli, la realtà del Medio Oriente continua a complicare il quadro. La tensione con l’Iran resta altissima. Teheran non sembra avere alcuna intenzione di sedersi al tavolo dei negoziati e il conflitto rischia di allargarsi. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche stanno alimentando un clima di incertezza che i mercati non sopportano. Il bombardamento dell’area petrolifera di Bassora è stato interpretato dagli operatori come un segnale inquietante: quando i giacimenti diventano obiettivi militari, la sicurezza energetica mondiale entra in discussione. E poi c’è la questione più delicata di tutte: lo Stretto di Hormuz. Se quel rubinetto si chiude, anche solo parzialmente, il mercato globale entra immediatamente in crisi. Le minacce iraniane e l’impennata dei premi assicurativi per le petroliere hanno già rallentato il traffico.
Gli esportatori del Golfo iniziano a preoccuparsi sul serio. Alcuni Paesi stanno già riducendo la produzione semplicemente perché non hanno più spazio dove stoccare il petrolio. È il lato meno spettacolare ma più concreto delle crisi energetiche: quando il trasporto si blocca, tutta la catena produttiva si inceppa. Le raffinerie asiatiche iniziano a prepararsi a un possibile razionamento delle forniture. La Cina ha già chiesto ai propri impianti di sospendere le esportazioni di carburanti per conservare scorte interne. Una misura prudenziale che ricorda molto da vicino le strategie adottate durante le grandi crisi petrolifere del passato. La Casa Bianca prova a rassicurare i mercati. Trump ha promesso nuovi interventi per stabilizzare il prezzo del petrolio e ridurre la pressione sulle quotazioni. Ma nello stesso messaggio ha anche ribadito che la guerra non si fermerà fino alla resa incondizionata dell’Iran. È un equilibrio curioso.
Il risultato è che il petrolio continua a salire. La deroga concessa all’India è una valvola di sfogo, non una soluzione. Serve a guadagnare tempo mentre il mercato prova a capire se lo Stretto di Hormuz tornerà operativo.
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Pedro, Pedro, Pedro. Come avrebbe detto Raffaella Carrà, sembrava tanto perbenino… E invece è un bel filone. Il premier spagnolo, il mito di Elly Schlein e della sinistra radicale italiana, continua a sbandierare la sua presunta autonomia strategica dall’America di Donald Trump. Negare l’uso delle basi in territorio iberico, ha ribadito ieri Sánchez, «è un nostro diritto in quanto Paese sovrano». È il nazionalismo che piace ai progressisti che piacciono. Ma se si gratta sotto la superficie barricadera, ecco che viene fuori la realtà che già il nostro ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva indicato durante le sue comunicazioni alla Camera di giovedì: le regole sull’utilizzo delle piattaforme statunitensi sono le stesse in Italia e in Spagna, «perché il trattato è identico». E ciò che abbiamo dovuto concedere noi - il loro impiego per operazioni «non cinetiche», che non riguardano la mobilitazione di mezzi direttamente coinvolti nel conflitto in Iran - «è lo stesso uso che sta concedendo Sánchez». Madrid, anzi, potrebbe essersi spinta persino un po’ più in là.
«scalo a sigonella»
Lo ha scritto la testata El Español: «Almeno due navi e una decina di aerei sono partiti da Rota», in Andalusia, dove sorge l’hub Usa, «in direzione dell’Iran, da quando Sánchez ha posto il veto all’uso delle basi». Il quotidiano ha fornito dettagli molto precisi: l’altro ieri, «due Lockheed Martin KC-130J Super Hercules, noti per la loro capacità di rifornire sia velivoli ad ala fissa che ad ala rotante, sono partiti per il Mediterraneo orientale, una posizione strategica per sostenere l’operazione e rafforzare le difese di Israele contro una potenziale risposta iraniana. Mercoledì 4 marzo, alle 21.00, un aereo da trasporto pesante statunitense C-17° Globemaster III è partito dalla base navale di Rota. La sua destinazione? La base Nato di Sigonella, in Italia. Ha fatto scalo lì e poi ha proseguito per Camp Lemonnier a Gibuti, un piccolo paese costiero di fronte allo Yemen». Se è così, vanno riqualificate pure le affermazioni del nostro governo: ad esempio, secondo il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, le basi presenti nel nostro Paese non sono coinvolte neppure in operazioni logistiche. Ma soprattutto, la ricostruzione dell’Español smonta la prosopopea del primo ministro socialista.
È persino più imbarazzante la testimonianza del Mundo: dal 27 febbraio al 5 marzo, ha rivelato il giornale, da Rota e Morón ci sono stati «non meno di 40» voli. E almeno 24 apparecchi, dopo uno scalo in Germania o in Italia, sarebbero andati ad attaccare l’Iran, «mentre Sánchez si vantava nel “No alla guerra”».
Che i fatti siano diversi da come li racconta il prezzemolino di Pd, Avs e M5s, lo ha confermato ieri anche il sindaco di Rota, José Javier Ruiz Arana, compagno di partito del premier. In un’intervista a Canal Sur Radio, il primo cittadino ha sostenuto che nella struttura si registrano «movimenti quotidiani di aerei e navi». Egli non è in grado di affermare se il traffico sia legato alla missione in Medio Oriente, perché «non ci informano mai e tanto meno vengono informati i Comuni». Gli americani agiscono nella riservatezza e le autorità non si sognano di disturbarli. «Continuiamo a vedere ogni giorno il movimento di aerei e navi», ha riferito Arana, «ma non chiediamo mai dove vanno né da dove vengono». Il sindaco, peraltro, è uno che alla base Usa ci tiene, visto il suo «enorme impatto» sull’«economia locale»: circa 3.000 posti di lavoro.
Può darsi che fosse a questa situazione cui si riferiva la Casa Bianca, quando ha assicurato che Madrid, archiviate le iniziali titubanze, si era messa a collaborare. Il governo spagnolo aveva subito smentito, suscitando l’ira di Trump, che ha minacciato un embargo totale sull’export iberico. Non sarebbe una perdita irreparabile: solo il 5% dei prodotti della Spagna viaggia Oltreoceano, contro l’11% di quelli italiani e il 10% di quelli tedeschi.
la fregata colón
Nonostante sia stato colto con le mani nella marmellata, Sánchez ha proseguito a impartire lezioni di moralità: ieri, pur confermando un «enorme rispetto per la presidenza Usa», ha rivendicato un «atlantismo su base paritaria», ben sapendo che si tratta di una pia illusione, indipendentemente da chi si trovi nello Studio ovale. E ha ribadito che per lui - e per l’omologo portoghese, Luís Montenegro - questa guerra è «uno straordinario errore che pagheremo. E difatti stiamo già pagando con l’aumento del prezzo del petrolio, del prezzo del gas, senza dimenticare il numero di vittime». Tutto vero. Peccato che nessuno se ne sia preoccupato quando un altro presidente americano, Joe Biden, aveva preteso di partecipare a un conflitto per procura contro la Russia a due passi da casa nostra, in Ucraina. Obbligandoci a corrergli dietro e scaricando su noi europei le conseguenze economiche. Sarà che, nel 2022, Sánchez aveva potuto tenere la mente sgombra: in virtù della cosiddetta «eccezione iberica», l’Ue permise a Madrid e Lisbona di disapplicare le regole del mercato comunitario e di introdurre un tetto al costo dell’energia.
Intanto, sull’invio della fregata Colón a Cipro, Sánchez agisce d’imperio, suscitando le proteste del leader dei popolari, Alberto Núñex Feijóo: in nome della legge sulla Difesa nazionale, non vuole chiedere un voto al Parlamento. Pedro, Pedro, Pedro: altro che perbenino…
L’ok del governo serve per i raid. Ma non per sganciare l’atomica
Dieci, nove, sette. Nessuno sa con precisione quante siano le basi statunitensi in Italia. Aviano, in Friuli-Venezia Giulia, dove Washington tiene parte della sua aeronautica e alcune armi atomiche. Sigonella in Sicilia, Gaeta nel Lazio. E poi Camp Darby in Toscana. Camp Ederle a Vicenza ospita la 173ª Brigata paracadutisti di pronto impiego per il fronte Sud (Africa), mentre la Caserma Del Din, sempre in Veneto, è base di truppe terrestri. Non tutte le sedi però sono note perché alcune di loro si mischiano ospitando personale italiano, statunitense e Nato. Dovrebbe essere composto invece da circa 30.000 unità, tra reclute e ufficiali, l’esercito statunitense di stanza in Italia: 13.000 militari americani nelle basi, altri 21.000 fanno parte invece della VI flotta della Us Navy, dove ci sono 40 navi e 175 aerei di combattimento e di trasporto. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dopo che lo aveva già fatto Giorgia Meloni, ha assicurato che «i trattati internazionali prevedono soltanto motivi logistici, non sono basi per far partire azioni di bombardamento».
Concetto ribadito anche da Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia: «La concessione di basi militari italiane può riguardare solo atti non cinetici, cioè non di guerra, ma solo per supporto tecnico e logistico». Così come «l’invio di truppe di cui si parla in realtà non sussiste, sussiste la votazione che si è svolta lo scorso anno di una scheda parlamentare votata da tutti con cui si chiede di mettere in sicurezza gli italiani militari e civili già presenti sul territorio». Eppure nonostante le ripetute rassicurazioni del governo, arrivano le intimidazioni di Mohammad Reza Sabouri, ambasciatore iraniano in Italia: «Qualsiasi cooperazione o sostegno di terze parti agli attacchi sarà considerata come un atto di assistenza e ostilità e riceverà una risposta proporzionata». Reza ha poi aggiunto: «Non è una minaccia, è soltanto un monito, la capacità missilistica della Repubblica Islamica è stata sviluppata esclusivamente come legittima difesa. L’Iran ha sempre considerato l’Italia un Paese amico e un ponte di dialogo, diplomazia e pace in Europa. Allo stesso tempo, l’Iran è preparato a tutti i possibili scenari e, qualora si trovi di fronte a qualsiasi minaccia, difenderà con decisione se stesso». Nelle basi, di norma, valgono le leggi italiane, anche se nella prassi nelle aree militari le leggi civili possono essere ignorate nel caso sia in ballo la sicurezza nazionale. Di fatto, quindi, è come se si trattasse di un territorio franco.
I primi patti che regolamentano l’utilizzo delle basi sono stati siglati dopo la Seconda guerra mondiale. Il Nato Sofa del 1951, conosciuto come Convenzione di Londra, e poi il Bilateral infrastructure agreement (Bia), stipulato tra Italia e Stati Uniti il 20 ottobre 1954.
Tra gli addetti ai lavori lo chiamano Accordo Ombrello e il suo contenuto non si conosce. Accordo che poi è stato aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995. Normalmente si parla di «bilateralizzazione» dell’art. 3 del Trattato Nato che impegna le parti a sviluppare le loro capacità di difesa, individualmente e congiuntamente, e a prestarsi reciproca assistenza per sviluppare le loro capacità di legittima difesa individuale e collettiva. Siti militari Usa in Italia sono già stati utilizzati nei conflitti diverse volte. Nel 1999, con Massimo D’Alema premier, l’Italia ha concesso le basi per i bombardamenti in Kosovo nell’operazione Allied force della Nato a cui prese anche parte direttamente, senza passare per il Parlamento.
Governo e Parlamento nel 2003 (Berlusconi II) durante la seconda Guerra del Golfo condotta dagli Usa approvarono l’invio verso Erbil, in Iraq, dei paracadutisti della diciassettesima Brigata da Camp Ederle. Era una missione non Nato.
Adesso sono in molti a chiedersi cosa succederà. Per quanto riguarda l’uso delle armi atomiche presenti in Italia va ricordato che essendo la Nato un’alleanza difensiva, possono essere usate solo se un Paese alleato fosse attaccato. Un paese Nato, non necessariamente l’Italia. E se la Nato dovesse decidere di usare la bomba atomica che si trova ad Aviano non dovrebbe chiedere il permesso di farlo al governo italiano, ma al Consiglio dell’Alleanza Atlantica. Se questo dovesse dare parere favorevole, allora nulla potrebbe impedire l’uso di quell’arma. Invece nel caso in cui gli Stati Uniti intendano utilizzare una loro postazione come trampolino di lancio per scopi bellici, come gli attacchi a Teheran, serve l’ok del governo italiano.
Nello scalo militare di Sigonella in Sicilia si è intensificato il traffico di droni e aerei americani, ma solo per rifornimento, logistica e sorveglianza aerea mentre una dozzina di F-16 sarebbero già stati trasferiti ad Aviano. Ma mentre le opposizioni si preoccupano di eventuali attacchi all’Iran dall’Italia, il governo si concentra su una minaccia reale: la presenza di infrastrutture statunitensi militari è un elemento sensibile rispetto ad eventuali minacce terroristiche in Italia, tanto che in queste ore il Dipartimento della Pubblica sicurezza ha inviato a prefetti e questori una circolare per il rafforzamento della vigilanza sulle stesse basi e sui siti sensibili riconducibili alla filiera di produzione a interesse militare americano.
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Getty Images
Invece il ministro dello Sviluppo economico, Adolfo Urso, si è intortato (come spesso gli succede, regalando a Maurizio Crozza deliziosi spunti comici) con un fiume di parole: «Allo stato attuale, il prezzo medio dei carburanti è al di sotto dei 2 euro al litro, valori ben lontani dai picchi registrati nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina: ulteriori aumenti dipenderanno dall’evoluzione e dalla durata delle tensioni internazionali. Per questo abbiamo rafforzato il monitoraggio di mister Prezzi su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione, per impedire che le tensioni in Medio Oriente diventino un pretesto per speculazioni o rincari ingiustificati, e predisposto con il ministro Giancarlo Giorgetti un immediato piano operativo di intervento della Guardia di Finanza».
Ma quali tensioni internazionali? Davvero pensate che stiamo ancora con l’anello al naso? Ma quale piano operativo con Giorgetti? E che monitoraggio rafforzato di mister Prezzi, una specie di Supereroe dell’aria fritta degno di Chi l’ha visto? Gli italiani, sul versante benzina e gasolio, ne hanno le scatole piene delle promesse e dei vedremo: sono anni che speriamo che il famoso taglio delle accise - sempre sulla bocca di chi sta all’opposizione - si concretizzi; al momento le accise sono tutte ancora lì.
Che però ora ci dobbiamo pure beccare quest’altro sciacallaggio legalizzato dove ogni guerra diventa l’occasione per alzare la cresta, allora no, non ci stiamo proprio. E non guardiamo in faccia a nessuno. Si chiami Urso o Pichetto o Vattelappesca. Governo, fai immediatamente qualcosa e non unirti ai furbi che incassano dal nostro pieno.
I fatti sono di facile comprensione: alla pompa di benzina si stanno verificando aumenti… da rapina. Il ministro Urso dice che «allo stato il prezzo dei carburanti è sotto i 2 euro. C’è stato un incremento di qualche centesimo, ma siamo ben lontani da quello che si verificò dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando i prezzi balzarono a 2,25 euro»? Bene, allora non avrà problemi a mandare mister Prezzi e le Fiamme gialle a fare un po’ di controlli. Anzi, gli regaliamo una idea facile facile: se siete troppo impegnati a stare nel Palazzo, aprite una casella mail e invitate i cittadini a fare le fotografie dei distributori di benzina che fanno i banditi. Urso, siccome i nostri lettori ce ne stano mandando, gliele giriamo volentieri: non ci sentiremo affatto in colpa di fare la spia.
Lo diciamo anche agli amici della Lega, il cui ministro Giorgetti è titolare dell’Economia e delle Finanza, e il cui segretario è anche ministro dei Trasporti. «Il partito è al lavoro su un “pacchetto energia” a favore di famiglie e imprese con una serie di emendamenti al decreto già in discussione», è scritto in una nota diramata da via Bellerio. «Inoltre la Lega ritiene assolutamente prioritario creare una task force per individuare e colpire gli speculatori, che approfittando dei conflitti internazionali potrebbero decidere un incremento dei prezzi ingiustificato. Salvini intende convocare anche le compagnie petrolifere per chiedere informazioni ufficiali e avere rassicurazioni viste le potenziali ricadute sui trasporti, con conseguenze economiche per cittadini e imprese. Sempre in quest’ottica c’è l’intenzione anche di aprire un dialogo con l’Antitrust finalizzato a un doveroso monitoraggio costante».
La diciamo come l’avrebbe detta Umberto Bossi negli anni d’oro: attaccatevi al tram. Non ci interessa sapere cosa farete domani e se - come abbiamo sentito dire da «fonti governative» - poi saranno multati i furbi, il problema della gente comune è o-g-g-i, perché è oggi che facciamo il pieno di benzina e oggi lo paghiamo alla cassa. E quindi al governo diamo le accise che dovevano essere tagliate e alle compagnie il «di più» preso con la scusa delle tensioni internazionali. Insomma paga sempre il cittadino. Ecco, la panzana delle tensioni internazionali che farebbero già schizzare alle stelle i prezzi del carburante non la beviamo. E vogliamo che il governo intervenga subito. Inviando immediatamente la Guardia di Finanza in tutta Italia e invitando il Tg1 a fare vedere le immagini delle multe: assicuriamo il direttore (e amico) Gian Marco Chiocci che preferiremmo questo bel servizio rispetto al tutorial (che tristezza) di Sal Da Vinci sul balletto della sua canzonetta.
Per chiudere, caro Urso, caro Giorgetti, caro governo: fate immediatamente qualcosa per evitate che il rin-caro non diventi un altro problema a carico delle famiglie e delle imprese. Passi (per modo di dire…) il mancato taglio delle accise, non passerà l’ennesimo furto alla pompa di benzina.
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Donald Trump (Ansa)
Poco dopo, il presidente americano ha parlato con la Cnn, aprendo alla possibilità che il prossimo leader iraniano sia un religioso e che l’assetto istituzionale del Paese possa non essere democratico. «Non mi danno fastidio i leader religiosi», ha dichiarato, tornando inoltre a evocare uno scenario di tipo venezuelano. La Casa Bianca ha poi specificato che per «resa incondizionata» si intende che l’Iran cessi di essere una minaccia per gli Usa.
Trump, che l’altro ieri aveva pregato con alcuni leader evangelici nello studio ovale per ottenere la benedizione delle forze armate americane, sembrerebbe quindi attualmente poco propenso a un regime change alla Bush jr. L’obiettivo del presidente americano parrebbe infatti essere quello di scegliere come interlocutore qualche esponente del vecchio sistema di potere, dopo averlo adeguatamente addomesticato, per portare Teheran nell’orbita di Washington. L’idea è, in sostanza, quella di trovare una Delcy Rodriguez in salsa iraniana. Secondo Axios, lo stesso segretario di Stato americano Marco Rubio, in una telefonata con gli omologhi arabi l’altro ieri, avrebbe detto che l’obiettivo finale di Washington non sarebbe un regime change, pur ammettendo la necessità di «persone diverse» al potere e che l’operazione bellica potrebbe andare avanti per alcune settimane.
Certo, non è al momento chiaro come la soluzione venezuelana possa sposarsi con il fatto che, secondo varie indiscrezioni, la Cia potrebbe armare i curdi per organizzare un’offensiva di terra e suscitare una rivolta contro il regime khomeinista. Una soluzione, questa, che, caldeggiata da Benjamin Netanyahu, punterebbe sia a un regime change completo sia a creare un Iran dall’assetto istituzionale decentralizzato (se non addirittura con venature separatiste).
È quindi ipotizzabile che, dietro le quinte, il rapporto tra Trump e Netanyahu sia meno compatto di quanto i due vogliano dare a intendere. Del resto, secondo Axios, il premier israeliano avrebbe chiesto conto alla Casa Bianca di alcuni presunti contatti segreti che l’amministrazione americana avrebbe avuto con gli iraniani dopo l’inizio della guerra. Al contempo, non va trascurato il fatto che, sulla questione iraniana, si registra una dialettica sotterranea tra le alte sfere di Washington. JD Vance era scettico su un intervento bellico in grande stile, mentre più propenso si era mostrato Rubio. Si può quindi ipotizzare che tali dinamiche abbiano spinto Trump, negli scorsi giorni, a oscillare tra soluzioni divergenti. Tutto questo, senza trascurare che, secondo il Washington Post, l’esercito americano avrebbe annullato un’esercitazione di paracadutisti d’élite, alimentando l’ipotesi che quei soldati possano essere inviati in Medio Oriente per delle operazioni di guerra.
Al momento, quel che è certo è che Washington punta a rendere l’Iran inoffensivo sotto il profilo nucleare e missilistico, oltre a impedirgli di continuare a foraggiare i suoi proxy regionali. È anche in questo quadro che Trump sta cercando di rendere sempre più isolato il regime khomeinista. Non a caso, ieri il presidente è tornato a mettere sotto pressione uno dei suoi principali alleati latinoamericani: Cuba. «Cuba cadrà molto presto», ha affermato, sottolineando che la leadership castrista vuole «raggiungere un accordo». Mosca, dal canto suo, è preoccupata per la propria influenza in America Latina e in Medio Oriente: in tal senso, secondo gli 007 statunitensi, starebbe fornendo informazioni d’intelligence a Teheran sullo spostamento delle navi e delle truppe di Washington.
Frattanto, il direttore del National Economic Council della Casa Bianca, Kevin Hassett, ha reso noto che l’esercito statunitense sta studiando delle modalità per consentire alle navi di riprendere a passare nello Stretto di Hormuz. Ricordiamo che nell’area viene trasportato circa il 20% del petrolio a livello mondiale. Ora, negli ultimi giorni, il costo dell’energia è salito significativamente negli Usa: un campanello d’allarme inquietante per il Partito repubblicano in vista delle elezioni di Midterm. «Va tutto bene. Sarà un periodo breve. Scenderà molto rapidamente», ha dichiarato ieri Trump alla Cnn, riferendosi al prezzo della benzina. L’Iran sa che la Casa Bianca è politicamente vulnerabile su Hormuz. E per questo il presidente americano si prepara a usare la potenza militare in loco.
Nel frattempo, due funzionari americani hanno fatto sapere a Reuters che, secondo gli investigatori militari di Washington, le forze statunitensi potrebbero essere le responsabili del bombardamento di una scuola femminile iraniana, in cui, sabato scorso, sono morte svariate decine di studentesse. Gli inquirenti «non hanno ancora raggiunto una conclusione definitiva né completato le indagini».
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