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2026-01-03
Mandati al rogo nel locale svizzero «fuorilegge»
Antonio Tajani (Ansa)
Fa male anche a scriverlo: Le Constellation è il rogo del luogo comune secondo cui, al di là del Cervino, i controlli sono rigidi, mentre al di qua «les italiens» fanno un po’ come pare a loro. Purtroppo non è così e ieri il nostro ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, uomo di consumata gentilezza diplomatica, ha trattenuto a stento le lacrime. Che erano di dolore, profondo, ma anche di rabbia, pur non dichiarata.
Il cordoglio di Giorgia Meloni, del Papa, di Carlo e Camilla d’Inghilterra, di tutti i leader politici (Ignazio La Russa ha deposto una corona di fiori a Roma all’ambasciata svizzera) non mitiga l’orrore. L’orologio svizzero anche se rotto in due occasioni ne segna l’ora: 1.30 del primo gennaio quando va a fuoco Le Constellation e le 13.35 di ieri quando Antonio Tajani ha deposto un mazzo di fiori sul luogo della tragedia. «Mi pare evidente che qualcosa sul piano della sicurezza non abbia funzionato», sussurra, «mi pare poco responsabile accendere fuochi d’artificio, anche se piccoli, in un locale chiuso. Sono scene devastanti. Da padre e da nonno faccio fatica a sostenerle. Si vedono scarpe, vestiti strappati, m’immagino con angoscia cosa possano aver provato. Cose così non possono, non devono accadere. C’è un’ inchiesta in corso, ne ho parlato con la procuratrice Beatrice Pilloud, col ministro degli Esteri elvetico Ignazio Cassis. Ci sono state già decine di interrogatori. Per noi l’accertamento della verità è fondamentale, ma prima dobbiamo salvare la vita di questi ragazzi».
Tajani è andato ad incontrare le famiglie. Ha confermato che ci sono una decina di feriti e sei dispersi, con la speranza «che essendoci ancora tre feriti non identificati siano italiani». L’Italia sta facendo il massimo sforzo: dalla Valle d’Aosta è stato inviato un elicottero con medico e un’equipe di psicologi, medici arrivano dalla Lombardia, ci sono a Crans-Montana uno specialista dell’unità di crisi della Farnesina, la Protezione civile ed esperti della polizia scientifica per il riconoscimento delle vittime «per cui», ha spiegato Tajani, «ci vorranno settimane». L’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, che è a Crans-Montana dalle primissime ore, sta coordinando la presenza italiana. Ai familiari, Tajani ha confermato tutti gli sforzi dell’Italia ma ha anche detto che «non si possono fare nomi fin quando non c’è la certezza», esortando a contattare direttamente lui o la Farnesina per avere notizie certe. Poi ha aggiunto: «L’unica cosa che non possiamo fare è alleviare il dolore di chi aspetta. Ma possiamo garantire il massimo impegno, insieme alle autorità svizzere, per dare verità e assistenza a tutti».
Resta, però, la rabbia. Durissima è l’accusa che corre su X di uno dei più ascoltati tik toker svizzeri. Tony Truant scrive: «Ascoltatemi bene: il massacro de Le Constellation non è un incidente: è una carneficina prevista, una catena di negligenze per fare quattrini sulla pelle dei ragazzi». E si chiede: chi ha ristrutturato il locale? Chi ha dato le autorizzazioni? Si è saputo che le autorità vallesi avevano assegnato un punteggio di 6,5 su 10 al locale per la sicurezza e il proprietario Jacques Moretti a La Tribune de Geneve ha confermato: «Ci hanno ispezionato tre volte negli ultimi dieci anni, tutto è stato fatto secondo le norme». Però dal Web sono spariti sito e social del locale dove pare vi fossero molte le recensioni negative. Alcuni ragazzi hanno ricordato che, a incendio già scoppiato, i buttadentro cercavano di far entrare visto che c’era una fila lunghissima in attesa.
L’ambasciatore Cornado ha confermato che vi erano sì più uscite di sicurezza, ma solo una era praticabile. Sull’inadeguatezza dell’edificio, Antonio Bandirali, già responsabile dell’antincendio al centro di ricerche di Ispra, sottolinea: «L’edificio non era adeguato per nessuna ragione a ospitare 300-400; nel locale di Crans al massimo ci sarebbero potute stare 75 persone, con un’uscita di sicurezza». Ancora più dura la diagnosi del capo del corpo nazionale dei vigili del fuoco, Eros Mannino: «La tragedia è stata amplificata da una capienza non consentita; l’uscita di sicurezza metteva in collegamento due locali attraverso una scala: quello è un ostacolo alla sicurezza, non una via di fuga soprattutto considerando l’affollamento non consentito. Lo dico avendo osservato le immagini».
Dalle immagini postate in un video si capisce come si è innescato l’incendio. Tommaso D’Antico nota: «C’è un frame che non riesco a togliermi dalla testa: ragazzi che ridono e filmano le fiamme invece di scappare; come genitore, mi ha fatto paura». Il panico ha amplificato la tragedia innescata probabilmente dall’effetto flashover. L’ingegner Danilo Coppe, presidente di Ire (Istituto ricerche esplosive) di Parma, spiega: «Un incendio, anche piccolo come quello che può partire da una candelina, nell’arco di 40 secondi avvolge di fumo metà della stanza e non permette più neanche di vedere dove andare per trovare l’uscita, l’unico modo per salvarsi è strisciare verso un’uscita. In Italia mai si sarebbe autorizzato un concerto in un seminterrato e l’Europa ha regole rigide sui fuochi d’artificio, ma la Svizzera non fa parte dell’Europa».
Quei ragazzi sono morti in trappola e un testimone afferma che a Le Constellation «facevano entrare anche i tredicenni a cui veniva offerto alcol». In un video promozionale del locale, precipitosamente cancellato ma rimasto in Rete, s’annuncia ancora la festa con candeline e champagne per il nuovo anno.
Si indaga per incendio e omicidio
«Alcune delle ipotesi iniziali trovano conferma. Tutto lascia supporre che il fuoco sia stato innescato da candele scintillanti o bengala posizionati sulle bottiglie di champagne e avvicinate troppo al soffitto. Da qui si è sviluppato un rogo estremamente rapido e diffuso». Le parole di Beatrice Pilloud, procuratore generale del Canton Vallese, confermano i primi, terribili, sospetti. A causare il maledetto rogo che la notte di Capodanno ha bruciato vivi tanti giovani e ne ha ridotti altri in condizioni gravissime è stata una stupida imprudenza.
Di quelle che si fanno con leggerezza, chissà in quante occasioni e in quanti altri locali senza stimare il pericolo. E che questa volta ha portato alla tragedia. L’inchiesta sulle cause della strage di Crans-Montana è stata aperta ufficialmente ieri e le ipotesi di reato sono incendio doloso, omicidio colposo e lesioni personali colpose. A spiegarlo è stata la stessa Pilloud nella terza conferenza stampa organizzata nel Comune svizzero di Sion per informare i media internazionali della situazione.
Il procuratore ha chiarito che, al momento, non ci sono indagati anche se sono stati sentiti i due proprietari de Le Constellation, Jessica e Jacques Moretti, come persone informate sui fatti, anche perché, in particolare, la donna era presente al momento della tragedia e ne è uscita praticamente illesa. Il lavoro degli inquirenti «si basa sulle analisi da parte di esperti dei video e delle immagini» della tragica serata oltre che sui «racconti dei testimoni e sulle analisi dei resti del locale».
Al centro dell’attenzione, com’è ovvio, ci sono i materiali utilizzati nella ristruttrazione del seminterrato risalente al 2015 (e finita a tempo di record, suggeriscono alcuni media locali), le misure antincendio, il numero delle persone che erano all’interno e, ovviamente, l’uscita di sicurezza, tra le principali imputate nell’analisi delle cause che hanno portato alla strage.
Le domande dei colleghi elvetici alla Pilloud si sono concentrate proprio su questi aspetti, ma le risposte non sono state particolarmente esaustive. Partiamo dal soffitto che ha preso fuoco in un attimo e che si pensava fosse di legno. In realtà si tratta di un controsoffitto realizzato con pannelli fonoassorbenti che, solitamente, sono in materiale plastico e, dunque, facilmente infiammabile. Alla giornalista che ha chiesto di questo particolare, il procuratore ha risposto: «L’inchiesta definirà se il materiale con cui era pannellato il soffitto era adatto o meno all’utilizzo e se era conforme». A chi chiedeva se il locale era sovraffollato, Pilloud ha spiegato che «sarà difficile stabilire con esattezza quante persone erano presenti al momento dell’incendio», mentre a un altro, che ha espressamente chiesto se erano stati effettuati in passato controlli da parte delle autorità preposte, Stéphane Ganzer, consigliere del Canton Vallese incaricato per la sicurezza, ha controbattuto: «Non posso dire con che frequenza il Comune di Crans-Montana abbia fatto i controlli, ma ai vigili del fuoco non è mai arrivato nessun rapporto su problematiche relative all’edificio».
Poche parole anche sull’uscita di sicurezza che, secondo le testimonianze dei frequentatori abituali della discoteca, era poco visibile, forse ostruita o comunque affacciata sulle scale interne al palazzo. A domanda precisa, Ganzer ha risposto: «Il locale era dotato di una uscita di sicurezza anche se, al momento dell’incendio, sembrerebbe che la maggior parte dei presenti sia uscito dall’ingresso principale».
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Antonio Tajani vola in Confederazione: «Vicinanza ai parenti». Poi annuncia: «Fatte decine di interrogatori, vogliamo la verità». I titolari francesi del locale: «Noi in regola». Ma gli esperti li stroncano: «Nulla a norma».Il procuratore generale elvetico: «Il fuoco può essere partito da bengala o candele scintillanti sulle bottiglie, troppo vicine al soffitto». Fari sui pannelli insonorizzanti.Lo speciale contiene due articoliFa male anche a scriverlo: Le Constellation è il rogo del luogo comune secondo cui, al di là del Cervino, i controlli sono rigidi, mentre al di qua «les italiens» fanno un po’ come pare a loro. Purtroppo non è così e ieri il nostro ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, uomo di consumata gentilezza diplomatica, ha trattenuto a stento le lacrime. Che erano di dolore, profondo, ma anche di rabbia, pur non dichiarata.Il cordoglio di Giorgia Meloni, del Papa, di Carlo e Camilla d’Inghilterra, di tutti i leader politici (Ignazio La Russa ha deposto una corona di fiori a Roma all’ambasciata svizzera) non mitiga l’orrore. L’orologio svizzero anche se rotto in due occasioni ne segna l’ora: 1.30 del primo gennaio quando va a fuoco Le Constellation e le 13.35 di ieri quando Antonio Tajani ha deposto un mazzo di fiori sul luogo della tragedia. «Mi pare evidente che qualcosa sul piano della sicurezza non abbia funzionato», sussurra, «mi pare poco responsabile accendere fuochi d’artificio, anche se piccoli, in un locale chiuso. Sono scene devastanti. Da padre e da nonno faccio fatica a sostenerle. Si vedono scarpe, vestiti strappati, m’immagino con angoscia cosa possano aver provato. Cose così non possono, non devono accadere. C’è un’ inchiesta in corso, ne ho parlato con la procuratrice Beatrice Pilloud, col ministro degli Esteri elvetico Ignazio Cassis. Ci sono state già decine di interrogatori. Per noi l’accertamento della verità è fondamentale, ma prima dobbiamo salvare la vita di questi ragazzi».Tajani è andato ad incontrare le famiglie. Ha confermato che ci sono una decina di feriti e sei dispersi, con la speranza «che essendoci ancora tre feriti non identificati siano italiani». L’Italia sta facendo il massimo sforzo: dalla Valle d’Aosta è stato inviato un elicottero con medico e un’equipe di psicologi, medici arrivano dalla Lombardia, ci sono a Crans-Montana uno specialista dell’unità di crisi della Farnesina, la Protezione civile ed esperti della polizia scientifica per il riconoscimento delle vittime «per cui», ha spiegato Tajani, «ci vorranno settimane». L’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, che è a Crans-Montana dalle primissime ore, sta coordinando la presenza italiana. Ai familiari, Tajani ha confermato tutti gli sforzi dell’Italia ma ha anche detto che «non si possono fare nomi fin quando non c’è la certezza», esortando a contattare direttamente lui o la Farnesina per avere notizie certe. Poi ha aggiunto: «L’unica cosa che non possiamo fare è alleviare il dolore di chi aspetta. Ma possiamo garantire il massimo impegno, insieme alle autorità svizzere, per dare verità e assistenza a tutti».Resta, però, la rabbia. Durissima è l’accusa che corre su X di uno dei più ascoltati tik toker svizzeri. Tony Truant scrive: «Ascoltatemi bene: il massacro de Le Constellation non è un incidente: è una carneficina prevista, una catena di negligenze per fare quattrini sulla pelle dei ragazzi». E si chiede: chi ha ristrutturato il locale? Chi ha dato le autorizzazioni? Si è saputo che le autorità vallesi avevano assegnato un punteggio di 6,5 su 10 al locale per la sicurezza e il proprietario Jacques Moretti a La Tribune de Geneve ha confermato: «Ci hanno ispezionato tre volte negli ultimi dieci anni, tutto è stato fatto secondo le norme». Però dal Web sono spariti sito e social del locale dove pare vi fossero molte le recensioni negative. Alcuni ragazzi hanno ricordato che, a incendio già scoppiato, i buttadentro cercavano di far entrare visto che c’era una fila lunghissima in attesa.L’ambasciatore Cornado ha confermato che vi erano sì più uscite di sicurezza, ma solo una era praticabile. Sull’inadeguatezza dell’edificio, Antonio Bandirali, già responsabile dell’antincendio al centro di ricerche di Ispra, sottolinea: «L’edificio non era adeguato per nessuna ragione a ospitare 300-400; nel locale di Crans al massimo ci sarebbero potute stare 75 persone, con un’uscita di sicurezza». Ancora più dura la diagnosi del capo del corpo nazionale dei vigili del fuoco, Eros Mannino: «La tragedia è stata amplificata da una capienza non consentita; l’uscita di sicurezza metteva in collegamento due locali attraverso una scala: quello è un ostacolo alla sicurezza, non una via di fuga soprattutto considerando l’affollamento non consentito. Lo dico avendo osservato le immagini».Dalle immagini postate in un video si capisce come si è innescato l’incendio. Tommaso D’Antico nota: «C’è un frame che non riesco a togliermi dalla testa: ragazzi che ridono e filmano le fiamme invece di scappare; come genitore, mi ha fatto paura». Il panico ha amplificato la tragedia innescata probabilmente dall’effetto flashover. L’ingegner Danilo Coppe, presidente di Ire (Istituto ricerche esplosive) di Parma, spiega: «Un incendio, anche piccolo come quello che può partire da una candelina, nell’arco di 40 secondi avvolge di fumo metà della stanza e non permette più neanche di vedere dove andare per trovare l’uscita, l’unico modo per salvarsi è strisciare verso un’uscita. In Italia mai si sarebbe autorizzato un concerto in un seminterrato e l’Europa ha regole rigide sui fuochi d’artificio, ma la Svizzera non fa parte dell’Europa».Quei ragazzi sono morti in trappola e un testimone afferma che a Le Constellation «facevano entrare anche i tredicenni a cui veniva offerto alcol». In un video promozionale del locale, precipitosamente cancellato ma rimasto in Rete, s’annuncia ancora la festa con candeline e champagne per il nuovo anno.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tajani-sicurezza-incendio-crans-montana-2674844211.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="si-indaga-per-incendio-e-omicidio" data-post-id="2674844211" data-published-at="1767405224" data-use-pagination="False"> Si indaga per incendio e omicidio «Alcune delle ipotesi iniziali trovano conferma. Tutto lascia supporre che il fuoco sia stato innescato da candele scintillanti o bengala posizionati sulle bottiglie di champagne e avvicinate troppo al soffitto. Da qui si è sviluppato un rogo estremamente rapido e diffuso». Le parole di Beatrice Pilloud, procuratore generale del Canton Vallese, confermano i primi, terribili, sospetti. A causare il maledetto rogo che la notte di Capodanno ha bruciato vivi tanti giovani e ne ha ridotti altri in condizioni gravissime è stata una stupida imprudenza.Di quelle che si fanno con leggerezza, chissà in quante occasioni e in quanti altri locali senza stimare il pericolo. E che questa volta ha portato alla tragedia. L’inchiesta sulle cause della strage di Crans-Montana è stata aperta ufficialmente ieri e le ipotesi di reato sono incendio doloso, omicidio colposo e lesioni personali colpose. A spiegarlo è stata la stessa Pilloud nella terza conferenza stampa organizzata nel Comune svizzero di Sion per informare i media internazionali della situazione.Il procuratore ha chiarito che, al momento, non ci sono indagati anche se sono stati sentiti i due proprietari de Le Constellation, Jessica e Jacques Moretti, come persone informate sui fatti, anche perché, in particolare, la donna era presente al momento della tragedia e ne è uscita praticamente illesa. Il lavoro degli inquirenti «si basa sulle analisi da parte di esperti dei video e delle immagini» della tragica serata oltre che sui «racconti dei testimoni e sulle analisi dei resti del locale». Al centro dell’attenzione, com’è ovvio, ci sono i materiali utilizzati nella ristruttrazione del seminterrato risalente al 2015 (e finita a tempo di record, suggeriscono alcuni media locali), le misure antincendio, il numero delle persone che erano all’interno e, ovviamente, l’uscita di sicurezza, tra le principali imputate nell’analisi delle cause che hanno portato alla strage.Le domande dei colleghi elvetici alla Pilloud si sono concentrate proprio su questi aspetti, ma le risposte non sono state particolarmente esaustive. Partiamo dal soffitto che ha preso fuoco in un attimo e che si pensava fosse di legno. In realtà si tratta di un controsoffitto realizzato con pannelli fonoassorbenti che, solitamente, sono in materiale plastico e, dunque, facilmente infiammabile. Alla giornalista che ha chiesto di questo particolare, il procuratore ha risposto: «L’inchiesta definirà se il materiale con cui era pannellato il soffitto era adatto o meno all’utilizzo e se era conforme». A chi chiedeva se il locale era sovraffollato, Pilloud ha spiegato che «sarà difficile stabilire con esattezza quante persone erano presenti al momento dell’incendio», mentre a un altro, che ha espressamente chiesto se erano stati effettuati in passato controlli da parte delle autorità preposte, Stéphane Ganzer, consigliere del Canton Vallese incaricato per la sicurezza, ha controbattuto: «Non posso dire con che frequenza il Comune di Crans-Montana abbia fatto i controlli, ma ai vigili del fuoco non è mai arrivato nessun rapporto su problematiche relative all’edificio».Poche parole anche sull’uscita di sicurezza che, secondo le testimonianze dei frequentatori abituali della discoteca, era poco visibile, forse ostruita o comunque affacciata sulle scale interne al palazzo. A domanda precisa, Ganzer ha risposto: «Il locale era dotato di una uscita di sicurezza anche se, al momento dell’incendio, sembrerebbe che la maggior parte dei presenti sia uscito dall’ingresso principale».
Imagoeconomica
Siccome in Italia ciò che è transitorio diventa definitivo, superata la fase di emergenza, il meccanismo è rimasto. Questo prevede che per l’accredito dei primi 50.000 euro si debbano aspettare 12 mesi, per poi scandire il resto in un’altra rata annuale o addirittura in due se l’importo complessivo supera i 100.000 euro con il completamento del pagamento anche fino a 7 anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro. La Corte Costituzionale già si è espressa sul tema con una sentenza (130/2023) e, pur non dichiarando l’incostituzionalità per non creare un vuoto normativo, aveva lanciato un monito al Legislatore ad intervenire con urgenza, ricordando che la liquidazione come salario differito è tutelata dall’art. 36 della Costituzione e quindi non è legittimo mantenere il meccanismo del pagamento a rate in modo permanente. Il Legislatore è intervenuto nella scorsa finanziaria ma solo per ridurre di 3 mesi (da 12 a 9) i tempi per l’accredito della prima rata da 50.000 euro senza toccare il sistema delle lunghe rateizzazioni. La modifica ha però comportato l’annullamento della detassazione prima prevista fino a 50.000 euro, con un costo stimato di circa 750 euro a carico di ciascun beneficiario.
Tre ordinanze di rimessione dei Tar Marche, Lazio e Friuli Venezia Giulia hanno sollevato la questione contro l’Inps, originata da ricorsi di dipendenti statali presentati tra marzo 2022 e settembre 2024. Così il tema è tornato all’attenzione delle Corte Costituzionale.
L’Inps, in una memoria difensiva, ha spiegato che la rateizzazione è solo per il bene dei lavoratori poiché tutela i diritti garantiti dagli articoli 36 e 38 della Costituzione. Come? E qui la parte risibile. Eviterebbe ai dipendenti pubblici di compiere scelte irrazionali di spesa, se improvvisamente in possesso di cifre elevate. A proposito l’Inps cita studi di economia comportamentale e psicologia finanziaria. Quindi l’istituto, come un buon padre di famiglia, teme che i lavoratori ricevendo tanti soldi potrebbero montarsi la testa e, come scapestrati, darsi a spese dissennate. Inoltre la rateizzazione si giustificherebbe perché il Tfs va concepito come base previdenziale per l’aspettativa di vita successiva al pensionamento.
Ma c’è dell’altro oltre agli scrupoli «paternalistici». L’Istituto difende differimenti e rateizzazioni perché ritiene non sostenibile l’onere pari a 15,6 miliardi nei prossimi due-tre anni soltanto per pagare i Tfs rinviati o rateizzati in passato. Togliere questa modalità di pagamento sarebbe quindi enormemente costoso per lo Stato. Per l’Inps restituire le somme tutte insieme non sarebbe necessariamente la soluzione migliore ed è necessario che la Corte individui un percorso alternativo.
Il vero punto è questo: l’Inps avrebbe problemi a fare quell’esborso, il che già di per sé è allarmante sullo stato dei conti pubblici, e allora si scarica l’onere sul lavoratore. Va ricordato che il Tfs (come il Tfr nel settore privato) non è un regalo del datore di lavoro, ma è un pezzo dello stipendio che ogni mese non viene pagato ed è accantonato dall’azienda. Sono quindi soldi dei dipendenti, che le imprese devono essere sempre pronte a liquidare, così come lo Stato.
I sindacati sono insorti, come facile aspettarsi. «È una impostazione offensiva» afferma Rita Longobardi, segretaria generale della Uil-Fpl, sottolineando che si mette in discussione «il diritto di un lavoratore a disporre liberamente del proprio salario». E ricorda che «c’è chi aspetta somme proprie per curarsi, sostenere la famiglia, aiutare i figli, estinguere un mutuo».
Sul tema è intervenuta anche l’Avvocatura dello Stato, rappresentata dall’avvocato Fabrizio Fedeli: «Vero che le sentenze della Corte Costituzionale hanno rilevato un vulnus di costituzionalità, ma la Corte si è sempre astenuta di intervenire sulle norme considerate illegittime. Sono norme pensate anche rispetto alle gravi possibili ripercussioni sul bilancio complessivo dello Stato, bisogna ottemperare le esigenze finanziarie e di cassa da cui dipende la sostenibilità dell'intero sistema previdenziale».
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Ricapitoliamo: il governo italiano ha pronto un decreto-legge che dovrebbe intervenire sul costo dell’energia, con l’intenzione di abbassarlo. Oltre ad alcuni sgravi per i bassi redditi, che complessivamente potrebbero valere tra i 2 e i 3 miliardi di euro, l’articolato prevede un intervento sul sistema che oggi obbliga i produttori termoelettrici a pagare per la CO2 emessa dalla combustione del gas per produrre energia elettrica, ovvero il sistema Ets. Tale intervento consiste nel rimborso ai produttori termoelettrici dei costi sostenuti per l’Ets, tramite l’applicazione di una nuova componente in bolletta su tutti i consumatori. In tal modo, il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso potrebbe scendere di qualcosa come 25-30 euro/MWh, mentre l’onere medio sulla platea complessiva gravata dalla nuova componente sarebbe molto inferiore. Ai produttori termoelettrici verrebbero rimborsate anche alcune voci di costo accessorie che gravano sul trasporto del gas.
L’effetto netto, dunque, dovrebbe essere quello di un generale abbassamento delle bollette per famiglie e imprese, almeno di quella parte dei consumatori che ha prezzi indicizzati al prezzo spot. Secondo il presidente di Confindustria Emanuele Orsini il decreto energia «è indispensabile perché essere competitivi in un’Europa dove purtroppo non esiste un mercato unico europeo dell’energia è un problema enorme». Ovviamente i consumatori sono molto favorevoli a qualunque forma di abbassamento dei costi dell’energia. Per una azienda che consuma 2 GWh all’anno di energia il risparmio può arrivare a 50-60.000 euro all’anno, sulla parte energia in un contratto indicizzato al prezzo spot.
Ma il dispositivo pensato dal governo non è di facile applicazione e vede un fronte contrario piuttosto compatto. Posto che ancora si sta discutendo di ipotesi perché il decreto ufficialmente non esiste ancora, sono soprattutto le imprese attive nelle fonti rinnovabili ad opporsi all’articolo 5 della bozza di decreto, quello contenente la norma sul rimborso dei costi Ets ai termoelettrici.
L’Ets deriva da una normativa europea e dunque la sua sospensione de facto contenuta del decreto (peraltro limitata solo ad una parte degli obbligati) potrebbe essere rigettata dalla Commissione. Bruxelles ha fatto sapere ieri, tramite una portavoce, che valuterà «la compatibilità» del decreto energia con la legislazione Ue una volta che questo sarà approvato. «Si tratta ancora di un progetto di legge e non ho commenti da fare. Non abbiamo visto i contenuti e non ne conosciamo i dettagli», ha concluso la portavoce. Stando a queste parole non ci sarebbe dunque stata una interlocuzione preventiva con gli uffici della Commissione sul tema. Il che apre a scenari di una futura discussione con Bruxelles. Una discussione che potrebbe anche avere esito positivo, considerato che a livello di Consiglio il tema di un allentamento dell’Ets è all’ordine del giorno. Il problema in questo caso sarebbe rappresentato da tempi e modi. A livello europeo si parla infatti di una riduzione del prezzo dei permessi di emissione Ets attraverso un meccanismo di corridoio per confinare i prezzi della CO2 tra i 20 e i 40 euro a tonnellata, la metà del valore attuale. A questo meccanismo si affiancherebbe un allungamento del periodo di concessione delle quote gratuite.
Diversa è la questione dell’impatto sugli investimenti in fonti rinnovabili. È questo il punto che vede la maggiore opposizione da parte degli operatori del settore.
L’Associazione nazionale energia del vento, Aenev, ha stigmatizzato «l’ennesimo intervento retroattivo che rischia di indebolire il sistema Paese e ridurre l’attrattività per gli investitori nazionali e stranieri, con conseguenze negative per il sistema produttivo italiano e con il rischio di ridurre sensibilmente la possibilità di raggiungere gli obiettivi settoriali in materia di indipendenza energetica, competitività e decarbonizzazione».
Agostino Re Rebaudengo, presidente Asja Energy ed ex presidente di Energia Futura, ha dichiarato al quotidiano La Stampa: «Preoccupa constatare come alcune misure vadano a incentivare l’utilizzo del gas, comprimendone artificialmente il prezzo, peraltro scaricando i costi delle agevolazioni al gas nella bolletta elettrica, invece di intervenire per aumentare in modo strutturale la diffusione dell’elettricità da fonti rinnovabili, l’energia più competitiva e indipendente dall’instabilità geopolitica». La questione è delicata e riguarda la certezza del quadro normativo in un settore che ha un orizzonte temporale lungo. E del resto, l’Ets, che i produttori da fonte rinnovabile non pagano per definizione, rappresenta per essi un margine puro.
Nel frattempo, la Regione Lombardia ha raggiunto un accordo con Edison e A2A per il rinnovo delle concessioni idroelettriche, che prevede la cessione del 15% di energia a prezzi calmierati alle aziende energivore. Il decreto in approvazione però potrebbe precludere l’applicazione dell’accordo, rileva criticamente la Regione.
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Ecco #DimmiLaVerità del 18 febbraio 2026. L'eurodeputata della Lega Anna Maria Cisint ha presentato una proposta per bandire i Fratelli Musulmani dai Paesi europei.
Rifiuti tessili sequestrati nell'operazione congiunta (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli)
Si sono svolte, rispettivamente, dal 6 al 26 ottobre 2025 e dal 17 al 30 novembre 2025 le due fasi operative della «Jco Demeter XI» operazione doganale congiunta finalizzata alla repressione dei traffici transfrontalieri illegali di rifiuti ai sensi della Convenzione di Basilea e del commercio illegale di sostanze che riducono lo strato di ozono (ODS) e F-GAS controllate nell’ambito del Protocollo di Montreal.
L’Operazione, coordinata dall’Organizzazione Mondiale delle Dogane (OMD), in collaborazione con l’Amministrazione doganale cinese e con l’Ufficio di collegamento di intelligence regionale dell’OMD per l'Asia/Pacifico (RILO AP), giunta alla sua undicesima edizione, ha visto la partecipazione di un numero record di 120 Paesi.
Le attività di controllo doganale operate sul territorio nazionale, con il coordinamento della Direzione Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e del Comando Generale della Guardia di Finanza, hanno consentito di constatare presso gli Uffici doganali violazioni per circa 1.037.137 kg di rifiuti, di cui la quota prevalente — pari a 905.237 kg — costituita da rifiuti tessili.
L’edizione appena conclusa dell’Operazione congiunta ha fatto emergere la crescita esponenziale nel commercio illegale di merce dichiarata di seconda mano, invece di essere classificata come rifiuto tessile, evidenziando una situazione di forte criticità legata principalmente alla cosiddetta fast fashion e alle sfide dell’economia circolare.
Traffici illeciti che, per loro natura, incidono prevalentemente sui Paesi in via di sviluppo, in particolare sulle nazioni del Sud-Est asiatico — tra cui la Thailandia — nonché su altre aree di destinazione come il Pakistan e la Tunisia. I controlli hanno interessato anche i rifiuti derivanti da veicoli e loro componenti, oltre a cascami di acciaio, mettendo in risalto, anche in ambito JCO, un incremento significativo in termini di sequestri rispetto alle precedenti edizioni dell’Operazione.
Le violazioni sono state rilevate dagli Uffici dell’Agenzia e dai Reparti territoriali della Guardia di Finanza di Livorno, Genova, Venezia, Prato e Milano. Complessivamente, a livello globale, la collaborazione tra le amministrazioni dei 120 Paesi coinvolti ha consentito il sequestro di: 15.509 tonnellate di rifiuti sequestrati e 220.716 pezzi di rifiuti non pesati; 168 tonnellate di ODS e HFC; 13 tonnellate e oltre 5.700 apparecchiature contenenti sostanze controllate nell’ambito del Protocollo di Montreal; 8 tonnellate e più di 30.000 pezzi di altre sostanze chimiche pericolose, tra cui pesticidi e mercurio.
Risultati eccellenti che costituiscono una testimonianza diretta dell’efficace collaborazione tra l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e la Guardia di Finanza, una sinergia ulteriormente consolidata alla luce della stipula del protocollo d’intesa siglato tra le due Istituzioni nel maggio 2025.
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