Lo strazio ha il colore bianco di cinque bare e il rumore sordo di un C-130 dell’Aeronautica militare che le trasporta in Italia. È partito alle 12.09 da Sion in Svizzera, con un’ora di ritardo, con a bordo i familiari di tre delle vittime. Procede lento sulla pista dell’aeroporto di Milano Linate, come in un metaforico corteo funebre, prima di arrestare la sua corsa davanti al picchetto d’onore e ai carro funebri. Sono quasi le 13 di ieri. Si apre il portellone, autorità e familiari si avvicinano. Ed escono uno dopo l’altro Giovanni Tamburi (16 anni) ed Emanuele Galeppini (17 anni), portati via terra rispettivamente a Bologna e a Genova, e i milanesi Chiara Costanzo (16 anni) e Achille Barosi (16 anni), quattro delle sei vittime italiane dell’inferno di Capodanno a Crans-Montana.
Ad attendere i ragazzi a Linate sono presenti il presidente del Senato, Ignazio La Russa, con il fratello Romano, assessore lombardo alla Protezione civile, il sindaco di Milano, Beppe Sala, il sottosegretario Alberto Barachini, i presidenti della Lombardia, Attilio Fontana, della Liguria, Marco Bucci, e dell’Emilia-Romagna, Michele De Pascale. «Il loro dolore unisce l’Italia», dice La Russa. Il governatore Fontana, visibilmente provato, afferma che «è stato un momento straziante».
Per Achille Barosi, studente milanese dell’artistico delle suore Orsoline che sognava di fare l’architetto, la camera ardente si è aperta ieri pomeriggio nella cappella di San Sigismondo, adiacente alla basilica di Sant’Ambrogio a Milano. «Angelo in cielo» scritto su un foglio, la foto del ragazzo: poi silenzio e lacrime. Scocca una campana, parenti e amici si stringono in un ultimo abbraccio ,«Sono orgogliosa di essere italiana, voi dovete essere orgogliosi di esserlo», dice coraggiosamente la mamma di Achille davanti alla bara del figlio. La camera ardente di Chiara Costanzo, seconda vittima milanese di Crans-Montana, è nella cappella del collegio San Carlo, che la ragazza frequentava. La sua mamma: «Non volevamo che in queste ore restasse sola». A bordo del C-130 c’è anche Riccardo Minghetti (16 anni) che atterrerà più tardi, verso le 15.30, a Roma Ciampino. Solita procedura, solito strazio. Tutti impietriti dalla tragedia. Impossibile dire qualcosa. Mamma e papà sono qualche passo indietro alla bara, non riescono nemmeno a camminare, strascicano i piedi.
«Non li abbiamo lasciati soli neanche un minuto», ha assicurato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, presente all’atterraggio, insieme al ministro dello Sport, Andrea Abodi, e al capo dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano. Ci sono i compagni delle medie e tutto il suo liceo, lo scientifico Stanislao Cannizzaro all’Eur. «Riccardo vive in tutti noi», si legge su un cartello preparato dalla sua classe. Il premier Giorgia Meloni invita tutti a un momento di «unità nazionale» promuovendo una messa a Roma per le vittime che si terrà venerdì pomeriggio nella basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, proclama per domani un simbolico minuto di silenzio in tutte le scuole.
La salma di Emanuele Galeppini, genovese residente a Dubai, è esposta nella cappella dei frati cappuccini dell’ospedale San Martino di Genova. Ad attenderla, oltre ai genitori, al fratellino della vittima e ai suoi zii, anche il sindaco Silvia Salis e il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci: «Tragedie così non devono succedere». Infine, Giovanni Tamburi, nella sua Bologna che si stringe alla sua mamma che ringrazia Giorgia Meloni: «Mi ha chiamato personalmente, aveva la voce rotta dal pianto. Si sentiva la sua sofferenza come mamma. Mi ha veramente commossa e mi è stata vicina come non mai, dandomi tutto il suo appoggio come se fossi stata sua sorella. Da mamma a mamma, da cuore a cuore».
Genitori accomunati da un dolore inimmaginabile in attesa dei funerali, a spese dello Stato, previsti per domani. Quelli di Riccardo saranno a Roma, nella basilica dei Santi Pietro e Paolo all’Eur e quelli di Giovanni nella cattedrale di San Pietro a Bologna. A Milano le esequie di Achille, nella basilica di Sant’Ambrogio e Chiara, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. L’addio di Emanuele nella sua Genova. Mentre quello di Sofia Prosperi, sesta vittima di appena 15 anni, originaria del Canton Ticino, verrà celebrato domani a Lugano.
«Una tragedia evitabile, le famiglie chiedono giustizia. Il nostro impegno ora è accertare la verità», afferma l’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado. Ma adesso, finite tutte le lacrime, è anche il momento di pensare ai 14 italiani che lottano ogni giorno per la vita. Un ragazzo è ancora ricoverato a Zurigo: le sue condizioni non consentono il trasferimento in Italia. Altri sono a Torino. Mentre al Niguarda ci sono sei pazienti in condizioni molto gravi. Hanno 15-16 anni, fatta eccezione per una donna di 29 e una di 55. L’estensione delle loro ustioni (di secondo e terzo grado) varia dal 10% a oltre il 50%, coinvolge arti, dorso e volto e sono presenti danni importanti a livello polmonare. Sei sono in terapia intensiva in condizioni particolarmente serie. Tre di questi sono considerati in condizioni critiche. «Non sono fuori pericolo, per loro sarà un percorso lungo. Una battaglia durissima», dicono i medici. La stessa che dovremo affrontare anche tutti noi. Le lacrime non sono ancora finite.
Il precedente: «Attenti alla schiuma»
Mentre l’Italia intera si è stretta in un abbraccio ai familiari delle vittime della tragedia di Capodanno, in Svizzera proseguono le indagini. Le notizie di ieri, sul fronte investigativo, sono ancora più allarmanti. La Radio Svizzera Tedesca ha svelato particolari «agghiaccianti» sul futuro del locale Le Constellation che, nella notte di San Silvestro, si è trasformato in un inferno di fuoco. Secondo quanto riferito dalla Radio, i gestori, Jacques Moretti e Jessica Maric (adesso indagati), avrebbero voluto ampliare il pub dal primo gennaio 2026 «eliminando un’uscita». Intanto, l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, parlando a Sion poco prima del volo per l’Italia delle cinque vittime, ha ribadito a gran voce «l’urgenza di verità e giustizia». Il diplomatico ha tenuto a precisare che in Italia i due proprietari del locale «sarebbero stati arrestati perché è troppo grave quello che è successo». «Nel rispetto dell’autonomia della magistratura», ha poi evidenziato all’Agi, «ho parlato della possibilità dell’arresto. Per le famiglie non è importante che gli indagati vadano in carcere ma che vengano accertate le responsabilità. Ho chiesto al presidente del Cantone Vallese e al ministro che venga fatto tutto quello che serve e, in effetti, gli accertamenti stanno proseguendo a tutto campo e sono già state sentite molte persone».
La procuratrice Beatrice Pilloud, che sta seguendo l’inchiesta, aveva comunicato invece che non ci sono i presupposti per l’arresto, ovvero non ci sono pericolo di fuga, inquinamento probatorio e reiterazione del reato, anche in presenza di ipotesi come omicidio, lesioni e incendio, a titolo colposo, «circostanza quest’ultima, che anche in Italia non fa scattare di solito l’arresto». La procuratrice ha chiarito che l’indagine «verterà in particolare sull’analisi dei documenti ottenuti dal Comune, sulla conformità dei lavori realizzati dai gestori, sui materiali utilizzati, sulle vie di fuga, sui mezzi di estinzione e sul rispetto delle norme antincendio». Anche su questo, l’ambasciatore Cornado ha svelato alcuni dettagli: «Le autorità locali mi hanno riferito che il materiale fonoassorbente sul soffitto era infiammabile. L’uscita di sicurezza, se esisteva, era mal segnalata e in mezzo a quel disastro i ragazzi non l’hanno nemmeno vista». La Radio Svizzera Tedesca ha svelato che i gestori alla fine del 2025 avevano presentato una richiesta per ampliare il locale, una trasformazione che, se realizzata, avrebbe potuto aggravare le conseguenze del rogo perché il piano prevedeva «di eliminare l’uscita laterale della veranda», quella ripresa più volte nei video della serata.
Tale aspetto chiama in causa il Comune e il sindaco Nicola Féraud che guida la cittadina di Crans-Montana da tre mandati. Il primo cittadino è stato, infatti, già sentito dai magistrati e per la giornata di oggi ha convocato una conferenza stampa in Comune probabilmente al fine di chiarire gli aspetti relativi a eventuali permessi concessi e ai controlli. Nei giorni scorsi alla testata «Blick» lui stesso aveva dichiarato che la sua amministrazione «non ha adottato un approccio permissivo nella gestione del bar». La tragedia e le indagini accendono i riflettori sulla sicurezza dei locali. Alcuni politici svizzeri stanno adesso chiedendo a più voci di «intensificare l’applicazione delle norme di sicurezza antincendio nei principali centri di sport invernali del Paese».
Un video diffuso dalla testata svizzera Rts dimostrerebbe che era già noto, da alcuni anni, il rischio di incendio del materiale fonoassorbente infiammabile dei soffitti a contatto con le candele pirotecniche usate per servire gli alcolici durante le feste. Dalle immagini si vede un barman di Le Constellation» dire ad alcuni clienti che partecipavano alla festa per il Capodanno 2020 «Fate attenzione alla schiuma! Fate attenzione alla schiuma!». A raccontarlo è stato il giovane che ha fornito le immagini e che aveva partecipato alla serata. Il barman metteva in allarme i giovani che avevano appena ricevuto le bottiglie ordinate con le candele pirotecniche.