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2021-06-13
Vanno in bianco 40 milioni di italiani. Si avvicina pure l’addio al coprifuoco
Oltre 40 milioni di italiani, due terzi della popolazione, sono da domani in zona bianca, dove sparisce il coprifuoco, ma restano l'obbligo di mascherina e del distanziamento sociale. Con l'ordinanza firmata dal ministro Roberto Speranza, cinque Regioni - Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Puglia - e la Provincia autonoma di Trento raggiungono le altre sette dove sono meno restrittive le regole anti pandemia: Abruzzo, Liguria, Umbria, Veneto, Molise, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. La promozione è stata possibile grazie ai dati, in miglioramento, del monitoraggio settimanale del ministero della Salute-Istituto di sanità (Iss).
A fine giugno tutta l'Italia sarà in zona bianca, secondo Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss. In base a tutte le rilevazioni, l'incidenza di Covid è in tutto il Paese di 25-26 casi per 100.000 abitanti e questo ci porta veramente in una fascia bassa rispetto alla soglia dei 50 casi per 100.000 abitanti per tre settimane necessaria per passare a zona bianca. Avanti di questo passo, con un indice di trasmissione (Rt) stabile a 0,68, la previsione di arrivare a fine giugno con tutte le regioni in zona bianca è realistica, per Brusaferro. Anche gli altri indicatori decisionali sono in miglioramento. Nell'ultima settimana le percentuali sull'occupazione dei posti letto negli ospedali si attestano all'8%, sia per le aree non critiche che per le terapie intensive: l'area rossa scatta rispettivamente con valori del 40 e 30%. Tutte le Regioni e le province autonome sono classificate a rischio basso tranne una, la Sardegna, che è a un livello moderato a causa di focolai presenti nell'isola. «L'Italia ha, attualmente, uno dei migliori dati europei sull'incidenza», ha detto il ministro Speranza, invitando a «insistere su questa strada con prudenza e gradualità per non vanificare i tanti sacrifici fatti».
Restano gialle e dovrebbero passare a zona bianca il 21 giugno: Toscana, Marche, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia - dove ci sono tre aree rosse - e la Provincia autonoma di Bolzano. Per la Valle d'Aosta la promozione è prevista la settimana successiva, il 28 giugno.
Se nella zona gialla c'è ancora il divieto di spostamento dalle 24 alle 5 del mattino, per chi si trova in fascia bianca il coprifuoco viene abolito immediatamente, ma dal 21 giungo verrà eliminato anche in zona gialla. Questa procedura dovrebbe favorire il doppio turno dei ristoranti per favorire, con la ripresa del turismo, un incremento degli incassi per un settore particolarmente colpito a causa della pandemia. Particolarmente atteso l'arrivo dei 28 milioni di europei che mediamente venivano in Italia nei mesi estivi e che dal 1 luglio, con l'entrata in vigore del green pass, dovrebbero tornare. Nelle Regioni in area bianca tutte le attività possono riaprire, anche le piscine al chiuso, le terme, i centri benessere, i circoli culturali, le sale scommesse e i bingo. Unica eccezione le discoteche, che al momento, non possono stare aperte per i balli: la riapertura è attesa dal primo luglio, se il Cts e il governo daranno il loro via libera al protocollo di sicurezza. Fino al 21 giugno, inoltre, nei ristoranti e nei bar al chiuso c'è il limite di sei persone non conviventi per tavolo, ma all'aperto non ci sarà questa restrizione, sempre nel rispetto delle distanze. Resta l'obbligo di indossare la mascherina al chiuso e all'aperto. Da lunedì 14 giugno in zona gialla bar e ristoranti continueranno a chiudere a mezzanotte. Dallo scorso 7 giugno, infatti, l'inizio del coprifuoco è stato spostato dalle 23 alle 24, secondo quanto previsto dal decreto riaperture bis, mentre la fine è sempre alle 5 del mattino seguente.
Da martedì 15 giugno cambia (in parte) il quadro delle regole in zona gialla e decadono alcuni divieti del vecchio decreto: è prevista l'apertura dei parchi tematici, acquatici, avventura e di divertimento e la ripartenza delle fiere. Restano chiusi i centri benessere, le terme, le piscine al coperto - quelle all'aperto sono invece già in funzione - i circoli ricreativi, i centri scommesse e le sale bingo. Per queste attività il via libera in zona gialla è previsto il primo luglio, ma in quella data è probabile che tutta l'Italia sia già bianca. Sempre da martedì è possibile organizzare feste dopo matrimoni e cerimonie civili e religiose senza limiti di persone, se non quelli legati alla location: tali ricevimenti erano finora vietati in zona gialla. Come in area bianca sono previsti dei protocolli anti Covid da seguire. Prima di tutto, per partecipare è obbligatorio il certificato verde Covid-19 (green pass), ossia sposi e invitati devono essere stati vaccinati (prima dose da almeno 15 giorni), oppure guariti dal Covid nei 6 mesi precedenti o ancora negativi al tampone effettuato non più di 48 ore prima della festa.
In base alle regole previste dall'articolo 2 del decreto riaperture, fino al 15 giugno, in zona gialla, è possibile spostarsi verso un'altra abitazione privata in massimo 4 persone, più eventuali figli o persone non autosufficienti conviventi. Dunque da mercoledì non ci sono più limiti al numero di persone che si spostano verso un'altra casa. Secondo alcune interpretazioni, questo comporterà indirettamente un via libera alle feste private nelle case, secondo altri - nonostante l'ok alle feste di matrimonio - da martedì i party nelle case resteranno vietati in zona bianca e zona gialla. Si attendono chiarimenti da parte del governo su questo, ma anche una data per togliere la mascherina, almeno all'aperto.
Calano ancora morti, terapie intensive e contagi
Secondo il bollettino sull'andamento del coronavirus in Italia, diramato quotidianamente dal ministero della Salute, ieri, 12 giugno, il tasso di positività si è attestato a 0,8%, il che vuol dire che su 1.000 tamponi eseguiti soltanto 8 sono risultati positivi, registrando un ulteriore calo rispetto al giorno precedente, quando era 0,9%.
In totale sono stati 1.723 i positivi al test del coronavirus nelle scorse 24 ore, rispetto i 1.901 di venerdì. Sale così ad almeno 4.243.482 il numero di persone che hanno contratto il virus Sars-Cov-2 (compresi guariti e morti) dall'inizio dell'epidemia. Nuovi casi soprattutto in: Sicilia 263; Lombardia 255; Campania 187; Lazio 164; Toscana 146; Puglia 140; Emilia Romagna 105; Piemonte 90; Veneto 67.
Le vittime invece sono state 52, contro le 69 del giorno prima, per un totale nazionale da febbraio 2020 di 126.976 decessi. I dimessi e i guariti sono invece 3.954.097, con un incremento di 4.500 rispetto a venerdì, mentre gli attualmente positivi scendono a 162.409, in calo di 2.830 rispetto all'11 giugno. I tamponi totali (molecolari e antigenici) sono stati 212.996, cioè 4.644 in meno di venerdì, quando erano stati 217.610.
Attualmente 574 pazienti sono ricoverati in terapia intensiva per il Covid, con un calo di 23 rispetto al saldo del giorno prima tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri in rianimazione, sempre secondo i dati del ministero della Salute, sono stati 25 (venerdì erano stati 21). I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 3.655, in calo di 221 unità mentre in isolamento domiciliare ci sono 158.180 persone (-2.586). I dati sulla riduzione delle ospedalizzazioni, quindi, confermano il calo della pressione sui vari reparti.
Se analizziamo i dati dal 5 all'11 giugno, si evidenzia che la settimana si è chiusa con 14.041 nuovi casi, in calo del 22,0% dai 18.012 del periodo precedente. La media giornaliera delle infezioni è scesa a 2.005, ampiamente sotto il limite massimo (4.311) del tracciamento.
A guardare nel dettaglio i dati regionali, si scopre che ieri l'Emilia Romagna, la Liguria e la Basilicata hanno avuto zero decessi, mentre l'andamento dell'epidemia in Toscana ha registrato ieri 146 nuovi positivi con un'età media di 36 anni circa (21% ha meno di 20 anni, il 33% tra i 20 e i 39 anni, il 34% tra 40 e 59 anni, il 10% tra 60 e 79 anni, il 2% ha 80 anni o più). Secondo l'unità di crisi regionale della Campania, invece, tra i 187 nuovi positivi di ieri sul territorio, 129 erano asintomatici e soltanto 58 sintomatici. Da segnalare una circolazione virale più sostenuta in Sicilia, dove nell'ultima settimana sono stati registrati 1.879 nuovi casi. All'Istituto Spallanzani di Roma, che il 30 gennaio 2020 ricoverò la coppia di turisti cinesi primo caso di Covid in Italia, ci sono ora ricoverati 67 pazienti positivi, mentre 11 sono in terapia intensiva. Secondo i dati Oms, i casi confermati nel mondo dall'inizio della pandemia sono 174.061.995, mentre i morti raggiungono la cifra di 3.758.560.
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Da domani, passano nell'area con minori restrizioni Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Trento e Puglia, mentre altre sette Regioni ci sono già. Poi, il 21 giugno, sparirà il blocco notturno anche in area gialla.Ieri 4.500 dimessi in più. Continuano a svuotarsi sia le rianimazioni sia i reparti ordinari.Lo speciale contiene due articoli.Oltre 40 milioni di italiani, due terzi della popolazione, sono da domani in zona bianca, dove sparisce il coprifuoco, ma restano l'obbligo di mascherina e del distanziamento sociale. Con l'ordinanza firmata dal ministro Roberto Speranza, cinque Regioni - Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Puglia - e la Provincia autonoma di Trento raggiungono le altre sette dove sono meno restrittive le regole anti pandemia: Abruzzo, Liguria, Umbria, Veneto, Molise, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. La promozione è stata possibile grazie ai dati, in miglioramento, del monitoraggio settimanale del ministero della Salute-Istituto di sanità (Iss). A fine giugno tutta l'Italia sarà in zona bianca, secondo Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss. In base a tutte le rilevazioni, l'incidenza di Covid è in tutto il Paese di 25-26 casi per 100.000 abitanti e questo ci porta veramente in una fascia bassa rispetto alla soglia dei 50 casi per 100.000 abitanti per tre settimane necessaria per passare a zona bianca. Avanti di questo passo, con un indice di trasmissione (Rt) stabile a 0,68, la previsione di arrivare a fine giugno con tutte le regioni in zona bianca è realistica, per Brusaferro. Anche gli altri indicatori decisionali sono in miglioramento. Nell'ultima settimana le percentuali sull'occupazione dei posti letto negli ospedali si attestano all'8%, sia per le aree non critiche che per le terapie intensive: l'area rossa scatta rispettivamente con valori del 40 e 30%. Tutte le Regioni e le province autonome sono classificate a rischio basso tranne una, la Sardegna, che è a un livello moderato a causa di focolai presenti nell'isola. «L'Italia ha, attualmente, uno dei migliori dati europei sull'incidenza», ha detto il ministro Speranza, invitando a «insistere su questa strada con prudenza e gradualità per non vanificare i tanti sacrifici fatti». Restano gialle e dovrebbero passare a zona bianca il 21 giugno: Toscana, Marche, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia - dove ci sono tre aree rosse - e la Provincia autonoma di Bolzano. Per la Valle d'Aosta la promozione è prevista la settimana successiva, il 28 giugno. Se nella zona gialla c'è ancora il divieto di spostamento dalle 24 alle 5 del mattino, per chi si trova in fascia bianca il coprifuoco viene abolito immediatamente, ma dal 21 giungo verrà eliminato anche in zona gialla. Questa procedura dovrebbe favorire il doppio turno dei ristoranti per favorire, con la ripresa del turismo, un incremento degli incassi per un settore particolarmente colpito a causa della pandemia. Particolarmente atteso l'arrivo dei 28 milioni di europei che mediamente venivano in Italia nei mesi estivi e che dal 1 luglio, con l'entrata in vigore del green pass, dovrebbero tornare. Nelle Regioni in area bianca tutte le attività possono riaprire, anche le piscine al chiuso, le terme, i centri benessere, i circoli culturali, le sale scommesse e i bingo. Unica eccezione le discoteche, che al momento, non possono stare aperte per i balli: la riapertura è attesa dal primo luglio, se il Cts e il governo daranno il loro via libera al protocollo di sicurezza. Fino al 21 giugno, inoltre, nei ristoranti e nei bar al chiuso c'è il limite di sei persone non conviventi per tavolo, ma all'aperto non ci sarà questa restrizione, sempre nel rispetto delle distanze. Resta l'obbligo di indossare la mascherina al chiuso e all'aperto. Da lunedì 14 giugno in zona gialla bar e ristoranti continueranno a chiudere a mezzanotte. Dallo scorso 7 giugno, infatti, l'inizio del coprifuoco è stato spostato dalle 23 alle 24, secondo quanto previsto dal decreto riaperture bis, mentre la fine è sempre alle 5 del mattino seguente. Da martedì 15 giugno cambia (in parte) il quadro delle regole in zona gialla e decadono alcuni divieti del vecchio decreto: è prevista l'apertura dei parchi tematici, acquatici, avventura e di divertimento e la ripartenza delle fiere. Restano chiusi i centri benessere, le terme, le piscine al coperto - quelle all'aperto sono invece già in funzione - i circoli ricreativi, i centri scommesse e le sale bingo. Per queste attività il via libera in zona gialla è previsto il primo luglio, ma in quella data è probabile che tutta l'Italia sia già bianca. Sempre da martedì è possibile organizzare feste dopo matrimoni e cerimonie civili e religiose senza limiti di persone, se non quelli legati alla location: tali ricevimenti erano finora vietati in zona gialla. Come in area bianca sono previsti dei protocolli anti Covid da seguire. Prima di tutto, per partecipare è obbligatorio il certificato verde Covid-19 (green pass), ossia sposi e invitati devono essere stati vaccinati (prima dose da almeno 15 giorni), oppure guariti dal Covid nei 6 mesi precedenti o ancora negativi al tampone effettuato non più di 48 ore prima della festa. In base alle regole previste dall'articolo 2 del decreto riaperture, fino al 15 giugno, in zona gialla, è possibile spostarsi verso un'altra abitazione privata in massimo 4 persone, più eventuali figli o persone non autosufficienti conviventi. Dunque da mercoledì non ci sono più limiti al numero di persone che si spostano verso un'altra casa. Secondo alcune interpretazioni, questo comporterà indirettamente un via libera alle feste private nelle case, secondo altri - nonostante l'ok alle feste di matrimonio - da martedì i party nelle case resteranno vietati in zona bianca e zona gialla. Si attendono chiarimenti da parte del governo su questo, ma anche una data per togliere la mascherina, almeno all'aperto. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vanno-in-bianco-40-milioni-di-italiani-si-avvicina-pure-laddio-al-coprifuoco-2653361581.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="calano-ancora-morti-terapie-intensive-e-contagi" data-post-id="2653361581" data-published-at="1623534995" data-use-pagination="False"> Calano ancora morti, terapie intensive e contagi Secondo il bollettino sull'andamento del coronavirus in Italia, diramato quotidianamente dal ministero della Salute, ieri, 12 giugno, il tasso di positività si è attestato a 0,8%, il che vuol dire che su 1.000 tamponi eseguiti soltanto 8 sono risultati positivi, registrando un ulteriore calo rispetto al giorno precedente, quando era 0,9%. In totale sono stati 1.723 i positivi al test del coronavirus nelle scorse 24 ore, rispetto i 1.901 di venerdì. Sale così ad almeno 4.243.482 il numero di persone che hanno contratto il virus Sars-Cov-2 (compresi guariti e morti) dall'inizio dell'epidemia. Nuovi casi soprattutto in: Sicilia 263; Lombardia 255; Campania 187; Lazio 164; Toscana 146; Puglia 140; Emilia Romagna 105; Piemonte 90; Veneto 67. Le vittime invece sono state 52, contro le 69 del giorno prima, per un totale nazionale da febbraio 2020 di 126.976 decessi. I dimessi e i guariti sono invece 3.954.097, con un incremento di 4.500 rispetto a venerdì, mentre gli attualmente positivi scendono a 162.409, in calo di 2.830 rispetto all'11 giugno. I tamponi totali (molecolari e antigenici) sono stati 212.996, cioè 4.644 in meno di venerdì, quando erano stati 217.610. Attualmente 574 pazienti sono ricoverati in terapia intensiva per il Covid, con un calo di 23 rispetto al saldo del giorno prima tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri in rianimazione, sempre secondo i dati del ministero della Salute, sono stati 25 (venerdì erano stati 21). I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 3.655, in calo di 221 unità mentre in isolamento domiciliare ci sono 158.180 persone (-2.586). I dati sulla riduzione delle ospedalizzazioni, quindi, confermano il calo della pressione sui vari reparti. Se analizziamo i dati dal 5 all'11 giugno, si evidenzia che la settimana si è chiusa con 14.041 nuovi casi, in calo del 22,0% dai 18.012 del periodo precedente. La media giornaliera delle infezioni è scesa a 2.005, ampiamente sotto il limite massimo (4.311) del tracciamento. A guardare nel dettaglio i dati regionali, si scopre che ieri l'Emilia Romagna, la Liguria e la Basilicata hanno avuto zero decessi, mentre l'andamento dell'epidemia in Toscana ha registrato ieri 146 nuovi positivi con un'età media di 36 anni circa (21% ha meno di 20 anni, il 33% tra i 20 e i 39 anni, il 34% tra 40 e 59 anni, il 10% tra 60 e 79 anni, il 2% ha 80 anni o più). Secondo l'unità di crisi regionale della Campania, invece, tra i 187 nuovi positivi di ieri sul territorio, 129 erano asintomatici e soltanto 58 sintomatici. Da segnalare una circolazione virale più sostenuta in Sicilia, dove nell'ultima settimana sono stati registrati 1.879 nuovi casi. All'Istituto Spallanzani di Roma, che il 30 gennaio 2020 ricoverò la coppia di turisti cinesi primo caso di Covid in Italia, ci sono ora ricoverati 67 pazienti positivi, mentre 11 sono in terapia intensiva. Secondo i dati Oms, i casi confermati nel mondo dall'inizio della pandemia sono 174.061.995, mentre i morti raggiungono la cifra di 3.758.560.
Jannik Sinner (Ansa)
Sport strano, il tennis. Una partita può durare due giorni e farti attraversare la notte abbracciato ai dubbi e alle incertezze. Chi dorme? Rigiochi mentalmente tutti i colpi dei game appena finiti. Ripassi quel dritto uscito di un centimetro. Rivedi la tattica, il piano gara. Si decide tutto l’indomani, nervi saldi. Però, all’italiano testa fredda basta vincere i suoi due servizi per planare in finale agli Internazionali d’Italia. Oggi, 50 anni dopo Adriano Panatta: «Vincere Roma ti dà un posto nella storia». Mezzo secolo dopo quel formidabile 1976, Roma, Parigi e la Coppa Davis. Jannik lo sa. Conosce l’appuntamento che lo attende oltre l’ostacolo di questi pochi game contro lo scorbutico Medvedev.
Dopo il primo set incamerato venerdì sera in 32 minuti, la sfida con il russo, già numero 1 del mondo, ora sceso al nono posto ma rinato con l’arrivo del nuovo coach Thomas Johansson, sembrava una pratica di rapida soluzione, come i turni precedenti qui al Foro Italico (32 le vittorie consecutive nei Master 1000, record tolto a Novak Djokovic). Invece, il secondo set si era complicato, l’umidità di una giornata piovosa che aveva ritardato l’inizio del match, i problemi di stomaco e il vomito. Nel secondo set Jannik era andato sotto 0-3, mentre dall’altra parte Daniil imprimeva il suo ritmo, comandando il gioco e costringendolo a troppe rincorse. Il numero 1 era risalito nel punteggio fino al 5 pari. Ma poi, alla terza occasione aveva dovuto cedere il set, il primo perso in tutto il torneo. All’inizio del terzo, Sinner scuoteva la testa, sfiduciato, ma un passaggio a vuoto del russo gli consegnava il break. L’arrivo della pioggia costringeva al rinvio al giorno successivo.
Dopo la notte, ora si ricomincia. Anche per uno freddo come il rosso di Sesto Pusteria sono tante le variabili da tenere a bada. L’aspetto psicologico. Il controllo. Il non offrire occasioni all’avversario di recuperare lo svantaggio. Dopo l’ace fulminante che avvicina il russo sul 3-4, Jannik va al servizio e se lo prende senza lasciare un punto. Medvedev, invece, con un doppio fallo gli concede due match point consecutivi, ma li annulla con un altro ace e una prima vincente. Ora Jannik serve sul 5-4 per conquistarsi il posto in finale. Va sotto 0-15 poi risale e con un dritto dopo un’ottima prima conquista un’altra palla match. Un’altra prima e due rovesci incrociati inchiodano l’avversario. L’appuntamento con la storia è confermato. «Anche per uno come me che non ha mai problemi, ieri sera non è stato facile prendere sonno», ha ammesso a fine match.
Oggi è il gran giorno, ma sarebbe sbagliato sottovalutare il norvegese Casper Ruud. È un giocatore che dà il meglio sulla terra rossa, è stato già due volte finalista a Parigi, ha disputato un torneo convincente, impreziosito dall’eliminazione di Luciano Darderi con un inequivocabile doppio 6-1. I precedenti tra i due dicono 4 a 0 per Jannik. Quest’anno il norvegese appare molto più solido e preparato di un anno fa quando, nei quarti qui al Foro Italico, Sinner gli aveva lasciato un solo game. Poi, in finale, a Jannik era sfuggita l’occasione al cospetto di un Carlos Alcaraz superiore e più agonista di lui che veniva dallo stop per il caso Clostebol. Stavolta, in tribuna ci sarà anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Speriamo porti fortuna e che si goda lo spettacolo, preceduto dall’antipasto della finale di doppio maschile che parla anche lei italiano dopo il successo di Simone Bolelli e Andrea Vavassori sui vincitori degli Open d’Australia Harrison-Skupski. Nel 2025 il capo dello Stato aveva presenziato alla finale di Jasmine Paolini, non a quella di Jannik. E qualcuno aveva interpretato quella scelta come una risposta alla mancata partecipazione del numero 1 del mondo al ricevimento al Quirinale delle squadre nazionali dopo la conquista della Coppa Davis e della Billie Jean King Cup. Invece, oggi il presidente ci sarà, a completare un periodo di visibilità sportiva, dopo la recente visita dei tennisti per i trofei conquistati anche nel 2025, e il ricevimento delle squadre finaliste della Coppa Italia di calcio.
Sinner è il numero 1 del mondo, ha già vinto quattro slam, ma non si è ancora consacrato nel torneo di casa. Un italiano che vince gli Internazionali d’Italia fa la storia. Prima di Panatta, nel 1976, ci era riuscito due volte Nicola Pietrangeli, nel 1961 e nel 1957. E andando ancora più indietro, Giovanni Palmieri (1934) e Emanuele Sertorio (1933). Questa, però, è preistoria più che storia. A premiare il vincitore sarà proprio Panatta. E speriamo che, 50 anni dopo il suo 1976, venga il 2026 di Sinner.
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Giorgia Meloni (Ansa)
«Quanto accaduto a Modena», ha commentato, «dove un uomo ha investito diversi pedoni e poi avrebbe accoltellato un passante, è gravissimo. Esprimo la mia vicinanza alle persone ferite e alle loro famiglie. Rivolgo anche un ringraziamento ai cittadini che con coraggio sono intervenuti per fermare il responsabile e alle forze dell’ordine per il loro intervento. Ho sentito il sindaco», ha aggiunto la premier, «e resto in costante contatto con le autorità per seguire l’evolversi della vicenda. Confido che il responsabile risponda fino in fondo delle sue azioni». Sergio Mattarella ha telefonato al sindaco di Modena «per avere notizie dei feriti, esprimendo vicinanza alla Città e chiedergli di trasmettere i ringraziamenti a quei cittadini che con coraggio hanno bloccato il colpevole», fanno sapere dalla presidenza della Repubblica.
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha parlato di «un’azione di brutale violenza e che nella dinamica ricorda tristemente molti episodi simili avvenuti in Europa. A nome mio personale e del Senato della Repubblica», ha sottolineato, «rivolgo affettuosa vicinanza alla comunità di Modena, sinceri ringraziamenti a quei cittadini che con grande coraggio hanno fermato l’aggressore e i migliori auguri di pronta guarigione ai numerosi feriti». «Sono scioccato», ha sottolineato il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, «per quanto avvenuto a Modena. Seguo con grande apprensione gli sviluppi di questa gravissima vicenda ed esprimo la mia vicinanza ai feriti e alle loro famiglie. Un sentito ringraziamento alle forze dell’ordine, ai soccorsi e a quanti, con grande coraggio, sono intervenuti».
«Prego per la salute di tutti i feriti. Alcuni di loro», ha scritto suo social il vicepremier Antonio Tajani, «purtroppo sono in gravi condizioni. Per fortuna l’autore di questa violenta e brutale aggressione è stato fermato». «Salim El Koudri. Questo il nome del criminale di seconda generazione», ha commentato il vicepremier Matteo Salvini, «che a Modena ha falciato, con la sua auto a folle velocità, dei passanti innocenti. Fermato da coraggiosi cittadini nonostante avesse un coltello, è stato arrestato. Non ci può essere nessuna giustificazione per un delitto così infame». «In attesa di ulteriori informazioni», ha fatto sapere la Lega, «da parte delle forze dell’ordine, una cosa è certa: in troppe città italiane l’integrazione delle cosiddette “seconde generazioni” è fallita. Altro che ius soli o cittadinanze facili, bisogna proseguire con ancora più determinazione sulla strada di permessi di soggiorno revocabili in caso di reati gravi. Certe persone non sono assolutamente integrabili, inutile che per motivi ideologici qualcuno neghi la drammatica evidenza».
«La nostra piena e totale vicinanza», ha sottolineato il segretario del Pd, Elly Schlein, «va alle persone ferite, alcune in condizioni molto gravi, e alle loro famiglie. Così come siamo vicini a tutta la comunità modenese e grati ai soccorritori e al personale sanitario per il delicato lavoro di queste ore». «Tutto il Movimento 5 stelle», ha scritto sui social il leader Giuseppe Conte, «si stringe attorno alla comunità di Modena, ai feriti, ai loro familiari. Ringraziamo le persone che sono intervenute con coraggio e senso civico per contribuire a fermare subito chi ha compiuto questa ignobile aggressione, i soccorritori e le forze dell’ordine sul posto. Auspichiamo si faccia rapidamente luce su quanto accaduto e che chi è responsabile paghi per questo folle gesto».
Parole di condanna per l’accaduto e di solidarietà per le vittime sono arrivate da tantissimi esponenti politici, tra i quali Matteo Renzi, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni. In mattinata, l’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, aveva detto di ritenere che «la sicurezza sia un tema della sinistra perché ad avere bisogno di sicurezza sono soprattutto i più deboli. Il tema dell’immigrazione va governato da diverse parti».
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Iraq tra oleodotti e barili. Sinopec sempre più in profondità. L'Europa dipende troppo dal gas americano. Il solare spagnolo non ripaga il mutuo. Washington Post contro il Green Deal. Grano e zucchero sotto pressione.
Quanti sono gli attentatori che in Spagna, in Francia, in Belgio o in Gran Bretagna avevano la cittadinanza del Paese che hanno colpito a morte? Alcuni degli autori della strage di Barcellona del 2017 erano nati in Catalogna, figli di immigrati di origine marocchina, come l’autore della tentata carneficina di ieri, ma questo non ha impedito loro di uccidere 16 persone e ferirne altre 130, travolgendole con un pulmino sulla rambla. Un anno prima, a Nizza, un nordafricano con passaporto francese aveva guidato il camion in mezzo alla folla sulla Promenade des Anglais , uccidendo 86 persone e ferendone altre 458. A Bruxelles, nel 2016 alcuni dei componenti della cellula criminale che uccise 32 persone e ne ferì 340 erano belgi, nati da famiglie immigrate marocchine. E che dire dell’attentatore di Manchester, in Gran Bretagna, che nel 2017 si fece esplodere in mezzo ai fan della cantante americana Ariana Grande, una strage che fece 22 morti e 250 feriti? Era nato nel Regno Unito, figlio di immigrati libici, accolti in Inghilterra come rifugiati politici in fuga dal regime di Muhammar Gheddafi. Anche lui, come l’autore dell’«incidente stradale» di Modena, aveva studiato economia all’università ma poi, invece di occuparsi di profitti e perdite, aveva imboccato la via del terrorismo, anzi, dello Stato islamico.
Nel caso di Modena, il sindaco della città emiliana, Massimo Mezzetti, si è affrettato a definire il marocchino che ha investito deliberatamente otto persone, alcune delle quali fino a ieri sera lottavano fra la vita e la morte, un «pazzo criminale», aggiungendo che l’uomo «non avrebbe tutte le rotelle a posto». In serata in effetti si è appreso che era stato in cura psichiatrica. Ma è un commento che gira al largo dalla questione principale, e che evita di usare termini come attentato, ma parla solo di atto scellerato o sciagurato. E cosa può essere se non un attentato la decisione di invadere ad alta velocità un marciapiede nel centro città, accelerando la corsa della vettura e dirigendola direttamente contro la folla? Come può essere definita la scelta di investire decine di passanti se non un attentato? Altro che pazzo, che automobilista a cui manca qualche rotella. A prescindere dalla motivazione, cioè che si tratti un attentato di matrice religiosa, culturale o ambientale (ho sentito che l’autore della tentata strage si giustificherebbe dicendo di essere bullizzato), è evidente che quanto è successo a Modena non è altro che terrorismo. Lo so, adesso ci diranno che, nonostante avesse la carta d’identità italiana, nonostante avesse studiato a Bergamo e fosse laureato in economia, il killer della città emiliana si sentiva emarginato. Colpa insomma della mancata integrazione e dunque, anche se aveva le carte in regola per trovare un lavoro e costruirsi un futuro in Italia, rispettandone le leggi, alla fine ci spiegheranno che la responsabilità è nostra, perché dobbiamo fare di più per far sentire queste persone a casa propria, altrimenti vivranno da estranei e matureranno un rancore contro di noi. Insomma, averli accolti non basta, lasciare che spesso la facciano da padroni a casa nostra neppure. Dobbiamo anche comprenderli e coccolarli, perché altrimenti rischiamo che salgano a bordo di una vettura e sfoghino la loro frustrazione contro di noi. Se questo è il modo di ragionare, tanto vale arrenderci. Tanto vale stabilire che hanno vinto loro. Le vittime non siamo noi, ma loro. È il ribaltamento della realtà, ma soprattutto del buon senso. Ed è la nostra fine.
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