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2021-06-13
Vanno in bianco 40 milioni di italiani. Si avvicina pure l’addio al coprifuoco
Oltre 40 milioni di italiani, due terzi della popolazione, sono da domani in zona bianca, dove sparisce il coprifuoco, ma restano l'obbligo di mascherina e del distanziamento sociale. Con l'ordinanza firmata dal ministro Roberto Speranza, cinque Regioni - Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Puglia - e la Provincia autonoma di Trento raggiungono le altre sette dove sono meno restrittive le regole anti pandemia: Abruzzo, Liguria, Umbria, Veneto, Molise, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. La promozione è stata possibile grazie ai dati, in miglioramento, del monitoraggio settimanale del ministero della Salute-Istituto di sanità (Iss).
A fine giugno tutta l'Italia sarà in zona bianca, secondo Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss. In base a tutte le rilevazioni, l'incidenza di Covid è in tutto il Paese di 25-26 casi per 100.000 abitanti e questo ci porta veramente in una fascia bassa rispetto alla soglia dei 50 casi per 100.000 abitanti per tre settimane necessaria per passare a zona bianca. Avanti di questo passo, con un indice di trasmissione (Rt) stabile a 0,68, la previsione di arrivare a fine giugno con tutte le regioni in zona bianca è realistica, per Brusaferro. Anche gli altri indicatori decisionali sono in miglioramento. Nell'ultima settimana le percentuali sull'occupazione dei posti letto negli ospedali si attestano all'8%, sia per le aree non critiche che per le terapie intensive: l'area rossa scatta rispettivamente con valori del 40 e 30%. Tutte le Regioni e le province autonome sono classificate a rischio basso tranne una, la Sardegna, che è a un livello moderato a causa di focolai presenti nell'isola. «L'Italia ha, attualmente, uno dei migliori dati europei sull'incidenza», ha detto il ministro Speranza, invitando a «insistere su questa strada con prudenza e gradualità per non vanificare i tanti sacrifici fatti».
Restano gialle e dovrebbero passare a zona bianca il 21 giugno: Toscana, Marche, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia - dove ci sono tre aree rosse - e la Provincia autonoma di Bolzano. Per la Valle d'Aosta la promozione è prevista la settimana successiva, il 28 giugno.
Se nella zona gialla c'è ancora il divieto di spostamento dalle 24 alle 5 del mattino, per chi si trova in fascia bianca il coprifuoco viene abolito immediatamente, ma dal 21 giungo verrà eliminato anche in zona gialla. Questa procedura dovrebbe favorire il doppio turno dei ristoranti per favorire, con la ripresa del turismo, un incremento degli incassi per un settore particolarmente colpito a causa della pandemia. Particolarmente atteso l'arrivo dei 28 milioni di europei che mediamente venivano in Italia nei mesi estivi e che dal 1 luglio, con l'entrata in vigore del green pass, dovrebbero tornare. Nelle Regioni in area bianca tutte le attività possono riaprire, anche le piscine al chiuso, le terme, i centri benessere, i circoli culturali, le sale scommesse e i bingo. Unica eccezione le discoteche, che al momento, non possono stare aperte per i balli: la riapertura è attesa dal primo luglio, se il Cts e il governo daranno il loro via libera al protocollo di sicurezza. Fino al 21 giugno, inoltre, nei ristoranti e nei bar al chiuso c'è il limite di sei persone non conviventi per tavolo, ma all'aperto non ci sarà questa restrizione, sempre nel rispetto delle distanze. Resta l'obbligo di indossare la mascherina al chiuso e all'aperto. Da lunedì 14 giugno in zona gialla bar e ristoranti continueranno a chiudere a mezzanotte. Dallo scorso 7 giugno, infatti, l'inizio del coprifuoco è stato spostato dalle 23 alle 24, secondo quanto previsto dal decreto riaperture bis, mentre la fine è sempre alle 5 del mattino seguente.
Da martedì 15 giugno cambia (in parte) il quadro delle regole in zona gialla e decadono alcuni divieti del vecchio decreto: è prevista l'apertura dei parchi tematici, acquatici, avventura e di divertimento e la ripartenza delle fiere. Restano chiusi i centri benessere, le terme, le piscine al coperto - quelle all'aperto sono invece già in funzione - i circoli ricreativi, i centri scommesse e le sale bingo. Per queste attività il via libera in zona gialla è previsto il primo luglio, ma in quella data è probabile che tutta l'Italia sia già bianca. Sempre da martedì è possibile organizzare feste dopo matrimoni e cerimonie civili e religiose senza limiti di persone, se non quelli legati alla location: tali ricevimenti erano finora vietati in zona gialla. Come in area bianca sono previsti dei protocolli anti Covid da seguire. Prima di tutto, per partecipare è obbligatorio il certificato verde Covid-19 (green pass), ossia sposi e invitati devono essere stati vaccinati (prima dose da almeno 15 giorni), oppure guariti dal Covid nei 6 mesi precedenti o ancora negativi al tampone effettuato non più di 48 ore prima della festa.
In base alle regole previste dall'articolo 2 del decreto riaperture, fino al 15 giugno, in zona gialla, è possibile spostarsi verso un'altra abitazione privata in massimo 4 persone, più eventuali figli o persone non autosufficienti conviventi. Dunque da mercoledì non ci sono più limiti al numero di persone che si spostano verso un'altra casa. Secondo alcune interpretazioni, questo comporterà indirettamente un via libera alle feste private nelle case, secondo altri - nonostante l'ok alle feste di matrimonio - da martedì i party nelle case resteranno vietati in zona bianca e zona gialla. Si attendono chiarimenti da parte del governo su questo, ma anche una data per togliere la mascherina, almeno all'aperto.
Calano ancora morti, terapie intensive e contagi
Secondo il bollettino sull'andamento del coronavirus in Italia, diramato quotidianamente dal ministero della Salute, ieri, 12 giugno, il tasso di positività si è attestato a 0,8%, il che vuol dire che su 1.000 tamponi eseguiti soltanto 8 sono risultati positivi, registrando un ulteriore calo rispetto al giorno precedente, quando era 0,9%.
In totale sono stati 1.723 i positivi al test del coronavirus nelle scorse 24 ore, rispetto i 1.901 di venerdì. Sale così ad almeno 4.243.482 il numero di persone che hanno contratto il virus Sars-Cov-2 (compresi guariti e morti) dall'inizio dell'epidemia. Nuovi casi soprattutto in: Sicilia 263; Lombardia 255; Campania 187; Lazio 164; Toscana 146; Puglia 140; Emilia Romagna 105; Piemonte 90; Veneto 67.
Le vittime invece sono state 52, contro le 69 del giorno prima, per un totale nazionale da febbraio 2020 di 126.976 decessi. I dimessi e i guariti sono invece 3.954.097, con un incremento di 4.500 rispetto a venerdì, mentre gli attualmente positivi scendono a 162.409, in calo di 2.830 rispetto all'11 giugno. I tamponi totali (molecolari e antigenici) sono stati 212.996, cioè 4.644 in meno di venerdì, quando erano stati 217.610.
Attualmente 574 pazienti sono ricoverati in terapia intensiva per il Covid, con un calo di 23 rispetto al saldo del giorno prima tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri in rianimazione, sempre secondo i dati del ministero della Salute, sono stati 25 (venerdì erano stati 21). I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 3.655, in calo di 221 unità mentre in isolamento domiciliare ci sono 158.180 persone (-2.586). I dati sulla riduzione delle ospedalizzazioni, quindi, confermano il calo della pressione sui vari reparti.
Se analizziamo i dati dal 5 all'11 giugno, si evidenzia che la settimana si è chiusa con 14.041 nuovi casi, in calo del 22,0% dai 18.012 del periodo precedente. La media giornaliera delle infezioni è scesa a 2.005, ampiamente sotto il limite massimo (4.311) del tracciamento.
A guardare nel dettaglio i dati regionali, si scopre che ieri l'Emilia Romagna, la Liguria e la Basilicata hanno avuto zero decessi, mentre l'andamento dell'epidemia in Toscana ha registrato ieri 146 nuovi positivi con un'età media di 36 anni circa (21% ha meno di 20 anni, il 33% tra i 20 e i 39 anni, il 34% tra 40 e 59 anni, il 10% tra 60 e 79 anni, il 2% ha 80 anni o più). Secondo l'unità di crisi regionale della Campania, invece, tra i 187 nuovi positivi di ieri sul territorio, 129 erano asintomatici e soltanto 58 sintomatici. Da segnalare una circolazione virale più sostenuta in Sicilia, dove nell'ultima settimana sono stati registrati 1.879 nuovi casi. All'Istituto Spallanzani di Roma, che il 30 gennaio 2020 ricoverò la coppia di turisti cinesi primo caso di Covid in Italia, ci sono ora ricoverati 67 pazienti positivi, mentre 11 sono in terapia intensiva. Secondo i dati Oms, i casi confermati nel mondo dall'inizio della pandemia sono 174.061.995, mentre i morti raggiungono la cifra di 3.758.560.
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Da domani, passano nell'area con minori restrizioni Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Trento e Puglia, mentre altre sette Regioni ci sono già. Poi, il 21 giugno, sparirà il blocco notturno anche in area gialla.Ieri 4.500 dimessi in più. Continuano a svuotarsi sia le rianimazioni sia i reparti ordinari.Lo speciale contiene due articoli.Oltre 40 milioni di italiani, due terzi della popolazione, sono da domani in zona bianca, dove sparisce il coprifuoco, ma restano l'obbligo di mascherina e del distanziamento sociale. Con l'ordinanza firmata dal ministro Roberto Speranza, cinque Regioni - Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Puglia - e la Provincia autonoma di Trento raggiungono le altre sette dove sono meno restrittive le regole anti pandemia: Abruzzo, Liguria, Umbria, Veneto, Molise, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. La promozione è stata possibile grazie ai dati, in miglioramento, del monitoraggio settimanale del ministero della Salute-Istituto di sanità (Iss). A fine giugno tutta l'Italia sarà in zona bianca, secondo Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss. In base a tutte le rilevazioni, l'incidenza di Covid è in tutto il Paese di 25-26 casi per 100.000 abitanti e questo ci porta veramente in una fascia bassa rispetto alla soglia dei 50 casi per 100.000 abitanti per tre settimane necessaria per passare a zona bianca. Avanti di questo passo, con un indice di trasmissione (Rt) stabile a 0,68, la previsione di arrivare a fine giugno con tutte le regioni in zona bianca è realistica, per Brusaferro. Anche gli altri indicatori decisionali sono in miglioramento. Nell'ultima settimana le percentuali sull'occupazione dei posti letto negli ospedali si attestano all'8%, sia per le aree non critiche che per le terapie intensive: l'area rossa scatta rispettivamente con valori del 40 e 30%. Tutte le Regioni e le province autonome sono classificate a rischio basso tranne una, la Sardegna, che è a un livello moderato a causa di focolai presenti nell'isola. «L'Italia ha, attualmente, uno dei migliori dati europei sull'incidenza», ha detto il ministro Speranza, invitando a «insistere su questa strada con prudenza e gradualità per non vanificare i tanti sacrifici fatti». Restano gialle e dovrebbero passare a zona bianca il 21 giugno: Toscana, Marche, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia - dove ci sono tre aree rosse - e la Provincia autonoma di Bolzano. Per la Valle d'Aosta la promozione è prevista la settimana successiva, il 28 giugno. Se nella zona gialla c'è ancora il divieto di spostamento dalle 24 alle 5 del mattino, per chi si trova in fascia bianca il coprifuoco viene abolito immediatamente, ma dal 21 giungo verrà eliminato anche in zona gialla. Questa procedura dovrebbe favorire il doppio turno dei ristoranti per favorire, con la ripresa del turismo, un incremento degli incassi per un settore particolarmente colpito a causa della pandemia. Particolarmente atteso l'arrivo dei 28 milioni di europei che mediamente venivano in Italia nei mesi estivi e che dal 1 luglio, con l'entrata in vigore del green pass, dovrebbero tornare. Nelle Regioni in area bianca tutte le attività possono riaprire, anche le piscine al chiuso, le terme, i centri benessere, i circoli culturali, le sale scommesse e i bingo. Unica eccezione le discoteche, che al momento, non possono stare aperte per i balli: la riapertura è attesa dal primo luglio, se il Cts e il governo daranno il loro via libera al protocollo di sicurezza. Fino al 21 giugno, inoltre, nei ristoranti e nei bar al chiuso c'è il limite di sei persone non conviventi per tavolo, ma all'aperto non ci sarà questa restrizione, sempre nel rispetto delle distanze. Resta l'obbligo di indossare la mascherina al chiuso e all'aperto. Da lunedì 14 giugno in zona gialla bar e ristoranti continueranno a chiudere a mezzanotte. Dallo scorso 7 giugno, infatti, l'inizio del coprifuoco è stato spostato dalle 23 alle 24, secondo quanto previsto dal decreto riaperture bis, mentre la fine è sempre alle 5 del mattino seguente. Da martedì 15 giugno cambia (in parte) il quadro delle regole in zona gialla e decadono alcuni divieti del vecchio decreto: è prevista l'apertura dei parchi tematici, acquatici, avventura e di divertimento e la ripartenza delle fiere. Restano chiusi i centri benessere, le terme, le piscine al coperto - quelle all'aperto sono invece già in funzione - i circoli ricreativi, i centri scommesse e le sale bingo. Per queste attività il via libera in zona gialla è previsto il primo luglio, ma in quella data è probabile che tutta l'Italia sia già bianca. Sempre da martedì è possibile organizzare feste dopo matrimoni e cerimonie civili e religiose senza limiti di persone, se non quelli legati alla location: tali ricevimenti erano finora vietati in zona gialla. Come in area bianca sono previsti dei protocolli anti Covid da seguire. Prima di tutto, per partecipare è obbligatorio il certificato verde Covid-19 (green pass), ossia sposi e invitati devono essere stati vaccinati (prima dose da almeno 15 giorni), oppure guariti dal Covid nei 6 mesi precedenti o ancora negativi al tampone effettuato non più di 48 ore prima della festa. In base alle regole previste dall'articolo 2 del decreto riaperture, fino al 15 giugno, in zona gialla, è possibile spostarsi verso un'altra abitazione privata in massimo 4 persone, più eventuali figli o persone non autosufficienti conviventi. Dunque da mercoledì non ci sono più limiti al numero di persone che si spostano verso un'altra casa. Secondo alcune interpretazioni, questo comporterà indirettamente un via libera alle feste private nelle case, secondo altri - nonostante l'ok alle feste di matrimonio - da martedì i party nelle case resteranno vietati in zona bianca e zona gialla. Si attendono chiarimenti da parte del governo su questo, ma anche una data per togliere la mascherina, almeno all'aperto. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vanno-in-bianco-40-milioni-di-italiani-si-avvicina-pure-laddio-al-coprifuoco-2653361581.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="calano-ancora-morti-terapie-intensive-e-contagi" data-post-id="2653361581" data-published-at="1623534995" data-use-pagination="False"> Calano ancora morti, terapie intensive e contagi Secondo il bollettino sull'andamento del coronavirus in Italia, diramato quotidianamente dal ministero della Salute, ieri, 12 giugno, il tasso di positività si è attestato a 0,8%, il che vuol dire che su 1.000 tamponi eseguiti soltanto 8 sono risultati positivi, registrando un ulteriore calo rispetto al giorno precedente, quando era 0,9%. In totale sono stati 1.723 i positivi al test del coronavirus nelle scorse 24 ore, rispetto i 1.901 di venerdì. Sale così ad almeno 4.243.482 il numero di persone che hanno contratto il virus Sars-Cov-2 (compresi guariti e morti) dall'inizio dell'epidemia. Nuovi casi soprattutto in: Sicilia 263; Lombardia 255; Campania 187; Lazio 164; Toscana 146; Puglia 140; Emilia Romagna 105; Piemonte 90; Veneto 67. Le vittime invece sono state 52, contro le 69 del giorno prima, per un totale nazionale da febbraio 2020 di 126.976 decessi. I dimessi e i guariti sono invece 3.954.097, con un incremento di 4.500 rispetto a venerdì, mentre gli attualmente positivi scendono a 162.409, in calo di 2.830 rispetto all'11 giugno. I tamponi totali (molecolari e antigenici) sono stati 212.996, cioè 4.644 in meno di venerdì, quando erano stati 217.610. Attualmente 574 pazienti sono ricoverati in terapia intensiva per il Covid, con un calo di 23 rispetto al saldo del giorno prima tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri in rianimazione, sempre secondo i dati del ministero della Salute, sono stati 25 (venerdì erano stati 21). I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 3.655, in calo di 221 unità mentre in isolamento domiciliare ci sono 158.180 persone (-2.586). I dati sulla riduzione delle ospedalizzazioni, quindi, confermano il calo della pressione sui vari reparti. Se analizziamo i dati dal 5 all'11 giugno, si evidenzia che la settimana si è chiusa con 14.041 nuovi casi, in calo del 22,0% dai 18.012 del periodo precedente. La media giornaliera delle infezioni è scesa a 2.005, ampiamente sotto il limite massimo (4.311) del tracciamento. A guardare nel dettaglio i dati regionali, si scopre che ieri l'Emilia Romagna, la Liguria e la Basilicata hanno avuto zero decessi, mentre l'andamento dell'epidemia in Toscana ha registrato ieri 146 nuovi positivi con un'età media di 36 anni circa (21% ha meno di 20 anni, il 33% tra i 20 e i 39 anni, il 34% tra 40 e 59 anni, il 10% tra 60 e 79 anni, il 2% ha 80 anni o più). Secondo l'unità di crisi regionale della Campania, invece, tra i 187 nuovi positivi di ieri sul territorio, 129 erano asintomatici e soltanto 58 sintomatici. Da segnalare una circolazione virale più sostenuta in Sicilia, dove nell'ultima settimana sono stati registrati 1.879 nuovi casi. All'Istituto Spallanzani di Roma, che il 30 gennaio 2020 ricoverò la coppia di turisti cinesi primo caso di Covid in Italia, ci sono ora ricoverati 67 pazienti positivi, mentre 11 sono in terapia intensiva. Secondo i dati Oms, i casi confermati nel mondo dall'inizio della pandemia sono 174.061.995, mentre i morti raggiungono la cifra di 3.758.560.
il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Nel riquadro, un fermo immagine dei recenti scontri a Teheran (Ansa)
L’agenzia per i diritti umani Human rights activists news agency (Hrana) ha detto che il bilancio dei disordini nel Paese è tragico. Vi sarebbero almeno 36 morti, tra cui 34 manifestanti (di cui quattro bambini) e due membri delle forze di sicurezza. Oltre 2.000 sarebbero gli arresti, con raid notturni in ospedali a Teheran e a Ilam, dove gas lacrimogeni e proiettili hanno ferito decine di civili in cerca di rifugio.
A Teheran il Gran Bazar è rimasto ancora chiuso per lo sciopero dei commercianti, con la polizia antisommossa che ha sparato gas lacrimogeni e granate stordenti contro la folla che scandiva «libertà, libertà». A Malekshahi (Ilam), dove sette manifestanti sono stati uccisi, le forze di sicurezza sono state respinte da raduni di protesta ai funerali, mentre ad Abdanan i dimostranti hanno occupato la stazione di polizia dopo la fuga degli agenti. Scene simili a Shahrekord, dove idranti e cannoni ad acqua sono stati usati contro donne in prima fila, a Kermanshah e Lorestan, dove due agenti sono morti in scontri armati, a Neyriz (Fars), con proiettili veri su folle disarmate, e a Yazdanshahr (Isfahan), dove i video mostrano gli agenti della sicurezza che passano dal lancio di lacrimogeni al fuoco reale. Molti feriti e arresti, tra cui una decina di minorenni.
In questo contesto, Reza Pahlavi, erede dell’ultimo scià Mohammad Reza Pahlavi in esilio, ha rotto il silenzio martedì con un post su X (il suo primo appello pubblico dall’inizio della rivolta), esortando gli iraniani a cantare slogan uniti alle 20.00 di oggi e domani, dalle strade o dalle case, per mostrare al regime la massa critica e provocare defezioni nelle forze armate. Pahlavi ha diffuso poi ieri un altro video nel quale si rivolge alle forze armate e agli agenti della sicurezza iraniani, esortandoli a stare «dalla parte giusta della storia, non con i criminali ma con il popolo», e definendo la repubblica islamica un regime corrotto e repressivo.
Decine di video giungono da Teheran, da Mashhad e da Kermanshah, nel Kurdistan, con immagini di folla con bandiere dell’era pre 1979 che invoca il ritorno dello scià. Invocazioni anche verso Donald Trump, con scritte «Non lasciare che ci uccidano».
Il presidente Pezeshkian, generalmente definito «moderato» (sic), ha ordinato alla polizia di distinguere «protestatari economici», che hanno delle ragioni, da «rivoltosi armati», vietando azioni contro chi non minaccia la sicurezza nazionale e avviando indagini su quanto avvenuto all’ospedale di Ilam, dove le forze di sicurezza hanno dato luogo a scontri e sparato gas lacrimogeni all’interno dell’ospedale.
In un duro discorso tre giorni fa, Ali Khamenei ha paventato «cospirazioni nemiche» e il capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni Ejei ha escluso ogni clemenza verso i manifestanti. Clero e Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) restano dunque inflessibili.
Teheran rimane una fabbrica della morte inarrestabile: ieri sono state eseguite le sentenze di dieci prigionieri condannati a morte in precedenza (per reati di droga e omicidio). Nel 2025 sarebbero oltre 2.000 le persone giustiziate in Iran. Sempre ieri, è stato impiccato Ali Ardestani, un uomo accusato di spionaggio per conto di Israele. «La condanna a morte di Ali Ardestani per il reato di spionaggio a favore del servizio di intelligence del Mossad, tramite la fornitura di informazioni sensibili del Paese, è stata eseguita dopo l’approvazione della Corte Suprema e attraverso procedure legali», ha affermato l’organo di stampa iraniano Mizan.
Teheran, nel frattempo, con tempismo da manuale, ha chiesto al governo di Caracas di riscuotere il credito di 2 miliardi di dollari per forniture petrolifere pregresse. Ieri Donald Trump ha annunciato che fino a 50 milioni di barili di petrolio della produzione venezuelana saranno girati agli Stati Uniti. Il che lascia supporre che la Cina sostituirà buona parte della fornitura dal Venezuela con petrolio iraniano, di qualità non troppo dissimile. Se così fosse, un flusso extra dalla Cina rafforzerebbe le casse di Teheran, aumentando le probabilità di un intervento americano.
Intanto, si segnalano ampi movimenti aerei militari dagli Usa verso basi in Europa. Negli ultimi quattro giorni si parla di almeno 14 viaggi di enormi aerei C-17 Globemaster III, in grado di trasportare elicotteri Chinook e Black Hawk. Vi è poi ampio traffico di aerocisterne e di velivoli logistici, mentre si alzano i livelli di allerta nelle basi americane in Medio Oriente. I satelliti Starlink di Elon Musk sarebbero pronti a fornire supporto. Un attacco congiunto americano e israeliano sembra imminente, forse già nelle prossime ore, con obiettivo l’Alto comando delle Guardie della Rivoluzione ed esponenti chiave del regime. Voci incontrollate parlano di una fuga prevista di Khamenei e dei membri di spicco del governo. Un intervento aereo americano viene visto come elemento utile a sostenere una nuova leadership. Un ritorno dello scià erede Reza Pahlavi potrebbe essere l’asso nella manica di Trump, mentre la leader del Consiglio nazionale della resistenza iraniana Maryam Rajavi, molto nota in Europa, non sembra avere il necessario supporto interno per spuntarla in una eventuale successione al potere.
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Antonio Decaro e Roberto Fico (Ansa)
Roberto Fico ha nominato dieci assessori e si è tenuto molte deleghe, tra cui quelle al Bilancio e alla Sanità. E poi si è tenuto tutti i poteri sulla sicurezza, la legalità e l’immigrazione, che probabilmente non saranno ceduti neppure in un secondo tempo. Chi gli ha parlato in queste ore, ha visto l’ex presidente della Camera molto determinato a giocarsi in prima persona anche la carta del governatore «anticamorra». Il vicepresidente della giunta sarà il piddino Mario Casillo, che è anche assessore ai Tasporti e alla mobilità, mentre le deleghe strategiche a Territorio e patrimonio andranno all’ex sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo. Che, però, dovrà attendere 15 giorni perché devono passarne 20 dalle dimissioni dalla carica di primo cittadino. Per aggirare la faccenda, non senza polemiche, Fico ha spiegato che Cuomo entrerà nel pieno delle sue funzioni il 21 gennaio, nonostante il decreto di nomina della giunta sia già stato firmato. Del resto, senza questo ex funzionario Asl democristiano non si può davvero partire perché è stato senatore ed è stato sindaco più volte, sempre con percentuali bulgare. Sulle altre deleghe e, soprattutto, sugli incarichi da assegnare, il fuoco brucia sotto le ceneri. In giunta hanno ottenuto un assessore ciascuno Clemente Mastella, i renziani, la lista A testa alta di Vincenzo De Luca e Avs. Stanno già meditando come rifarsi. Ma soprattutto, fatto incredibile, si parla già di rimpasto e ampliamento a 12 assessori nel 2027, quando ci saranno le politiche e alcuni assessori potrebbero tentare lo sbarco a Roma.
I conti con il passato non si chiuderanno facilmente neppure in Puglia, dove l’ex presidente Emiliano va verso un posto nella giunta di Antonio Decaro come assessore alle Crisi industriali. Il tutto in attesa di un posto a Montecitorio e con la possibilità di tenere sotto controllo l’infinito dossier Iva e le varie inchieste. Per farlo felice, Decaro scorporerà la delega dall’Ambiente. La composizione della giunta sarà ufficializzata la prossima settimana e le trattative nel centrosinistra sono complicate anche dal fatto che lo statuto della Puglia prevede che gli esterni al Consiglio non possano essere più di due (su 12). Emiliano non è stato ricandidato per il veto dell’ex sindaco di Bari Decaro e, se non fosse nominato assessore, gli toccherebbe tornare a vestire la toga da magistrato. Visto che è stato eletto per l’ultima volta nel 2020, non gli si applica la riforma Cartabia del 2022 che vieta le cosiddette «porte girevoli» tra magistratura e politica. In attesa, via libera al rientro dalla finestra.
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La vittoria di Giorgia Meloni che non ha rivendicato il femminismo ha mandato in crisi il paradigma dominante. Il saggio «Belle Ciao! Come Giorgia Meloni e la destra hanno mandato in tilt il femminismo» di Barbara Saltamartini critica i dogmi del femminismo progressista, contesta l’idea di un’unica voce legittimata a parlare per le donne e rilegge Giorgia Meloni come espressione di una tradizione femminile di destra rimossa dal racconto ufficiale. Il libro denuncia un’ideologia che ha mercificato la libertà e cancellato la differenza sessuale, rilanciando identità, maternità e comunità come valori politici. Un testo provocatorio che segna una rottura culturale.