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2021-06-13
Vanno in bianco 40 milioni di italiani. Si avvicina pure l’addio al coprifuoco
Oltre 40 milioni di italiani, due terzi della popolazione, sono da domani in zona bianca, dove sparisce il coprifuoco, ma restano l'obbligo di mascherina e del distanziamento sociale. Con l'ordinanza firmata dal ministro Roberto Speranza, cinque Regioni - Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Puglia - e la Provincia autonoma di Trento raggiungono le altre sette dove sono meno restrittive le regole anti pandemia: Abruzzo, Liguria, Umbria, Veneto, Molise, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. La promozione è stata possibile grazie ai dati, in miglioramento, del monitoraggio settimanale del ministero della Salute-Istituto di sanità (Iss).
A fine giugno tutta l'Italia sarà in zona bianca, secondo Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss. In base a tutte le rilevazioni, l'incidenza di Covid è in tutto il Paese di 25-26 casi per 100.000 abitanti e questo ci porta veramente in una fascia bassa rispetto alla soglia dei 50 casi per 100.000 abitanti per tre settimane necessaria per passare a zona bianca. Avanti di questo passo, con un indice di trasmissione (Rt) stabile a 0,68, la previsione di arrivare a fine giugno con tutte le regioni in zona bianca è realistica, per Brusaferro. Anche gli altri indicatori decisionali sono in miglioramento. Nell'ultima settimana le percentuali sull'occupazione dei posti letto negli ospedali si attestano all'8%, sia per le aree non critiche che per le terapie intensive: l'area rossa scatta rispettivamente con valori del 40 e 30%. Tutte le Regioni e le province autonome sono classificate a rischio basso tranne una, la Sardegna, che è a un livello moderato a causa di focolai presenti nell'isola. «L'Italia ha, attualmente, uno dei migliori dati europei sull'incidenza», ha detto il ministro Speranza, invitando a «insistere su questa strada con prudenza e gradualità per non vanificare i tanti sacrifici fatti».
Restano gialle e dovrebbero passare a zona bianca il 21 giugno: Toscana, Marche, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia - dove ci sono tre aree rosse - e la Provincia autonoma di Bolzano. Per la Valle d'Aosta la promozione è prevista la settimana successiva, il 28 giugno.
Se nella zona gialla c'è ancora il divieto di spostamento dalle 24 alle 5 del mattino, per chi si trova in fascia bianca il coprifuoco viene abolito immediatamente, ma dal 21 giungo verrà eliminato anche in zona gialla. Questa procedura dovrebbe favorire il doppio turno dei ristoranti per favorire, con la ripresa del turismo, un incremento degli incassi per un settore particolarmente colpito a causa della pandemia. Particolarmente atteso l'arrivo dei 28 milioni di europei che mediamente venivano in Italia nei mesi estivi e che dal 1 luglio, con l'entrata in vigore del green pass, dovrebbero tornare. Nelle Regioni in area bianca tutte le attività possono riaprire, anche le piscine al chiuso, le terme, i centri benessere, i circoli culturali, le sale scommesse e i bingo. Unica eccezione le discoteche, che al momento, non possono stare aperte per i balli: la riapertura è attesa dal primo luglio, se il Cts e il governo daranno il loro via libera al protocollo di sicurezza. Fino al 21 giugno, inoltre, nei ristoranti e nei bar al chiuso c'è il limite di sei persone non conviventi per tavolo, ma all'aperto non ci sarà questa restrizione, sempre nel rispetto delle distanze. Resta l'obbligo di indossare la mascherina al chiuso e all'aperto. Da lunedì 14 giugno in zona gialla bar e ristoranti continueranno a chiudere a mezzanotte. Dallo scorso 7 giugno, infatti, l'inizio del coprifuoco è stato spostato dalle 23 alle 24, secondo quanto previsto dal decreto riaperture bis, mentre la fine è sempre alle 5 del mattino seguente.
Da martedì 15 giugno cambia (in parte) il quadro delle regole in zona gialla e decadono alcuni divieti del vecchio decreto: è prevista l'apertura dei parchi tematici, acquatici, avventura e di divertimento e la ripartenza delle fiere. Restano chiusi i centri benessere, le terme, le piscine al coperto - quelle all'aperto sono invece già in funzione - i circoli ricreativi, i centri scommesse e le sale bingo. Per queste attività il via libera in zona gialla è previsto il primo luglio, ma in quella data è probabile che tutta l'Italia sia già bianca. Sempre da martedì è possibile organizzare feste dopo matrimoni e cerimonie civili e religiose senza limiti di persone, se non quelli legati alla location: tali ricevimenti erano finora vietati in zona gialla. Come in area bianca sono previsti dei protocolli anti Covid da seguire. Prima di tutto, per partecipare è obbligatorio il certificato verde Covid-19 (green pass), ossia sposi e invitati devono essere stati vaccinati (prima dose da almeno 15 giorni), oppure guariti dal Covid nei 6 mesi precedenti o ancora negativi al tampone effettuato non più di 48 ore prima della festa.
In base alle regole previste dall'articolo 2 del decreto riaperture, fino al 15 giugno, in zona gialla, è possibile spostarsi verso un'altra abitazione privata in massimo 4 persone, più eventuali figli o persone non autosufficienti conviventi. Dunque da mercoledì non ci sono più limiti al numero di persone che si spostano verso un'altra casa. Secondo alcune interpretazioni, questo comporterà indirettamente un via libera alle feste private nelle case, secondo altri - nonostante l'ok alle feste di matrimonio - da martedì i party nelle case resteranno vietati in zona bianca e zona gialla. Si attendono chiarimenti da parte del governo su questo, ma anche una data per togliere la mascherina, almeno all'aperto.
Calano ancora morti, terapie intensive e contagi
Secondo il bollettino sull'andamento del coronavirus in Italia, diramato quotidianamente dal ministero della Salute, ieri, 12 giugno, il tasso di positività si è attestato a 0,8%, il che vuol dire che su 1.000 tamponi eseguiti soltanto 8 sono risultati positivi, registrando un ulteriore calo rispetto al giorno precedente, quando era 0,9%.
In totale sono stati 1.723 i positivi al test del coronavirus nelle scorse 24 ore, rispetto i 1.901 di venerdì. Sale così ad almeno 4.243.482 il numero di persone che hanno contratto il virus Sars-Cov-2 (compresi guariti e morti) dall'inizio dell'epidemia. Nuovi casi soprattutto in: Sicilia 263; Lombardia 255; Campania 187; Lazio 164; Toscana 146; Puglia 140; Emilia Romagna 105; Piemonte 90; Veneto 67.
Le vittime invece sono state 52, contro le 69 del giorno prima, per un totale nazionale da febbraio 2020 di 126.976 decessi. I dimessi e i guariti sono invece 3.954.097, con un incremento di 4.500 rispetto a venerdì, mentre gli attualmente positivi scendono a 162.409, in calo di 2.830 rispetto all'11 giugno. I tamponi totali (molecolari e antigenici) sono stati 212.996, cioè 4.644 in meno di venerdì, quando erano stati 217.610.
Attualmente 574 pazienti sono ricoverati in terapia intensiva per il Covid, con un calo di 23 rispetto al saldo del giorno prima tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri in rianimazione, sempre secondo i dati del ministero della Salute, sono stati 25 (venerdì erano stati 21). I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 3.655, in calo di 221 unità mentre in isolamento domiciliare ci sono 158.180 persone (-2.586). I dati sulla riduzione delle ospedalizzazioni, quindi, confermano il calo della pressione sui vari reparti.
Se analizziamo i dati dal 5 all'11 giugno, si evidenzia che la settimana si è chiusa con 14.041 nuovi casi, in calo del 22,0% dai 18.012 del periodo precedente. La media giornaliera delle infezioni è scesa a 2.005, ampiamente sotto il limite massimo (4.311) del tracciamento.
A guardare nel dettaglio i dati regionali, si scopre che ieri l'Emilia Romagna, la Liguria e la Basilicata hanno avuto zero decessi, mentre l'andamento dell'epidemia in Toscana ha registrato ieri 146 nuovi positivi con un'età media di 36 anni circa (21% ha meno di 20 anni, il 33% tra i 20 e i 39 anni, il 34% tra 40 e 59 anni, il 10% tra 60 e 79 anni, il 2% ha 80 anni o più). Secondo l'unità di crisi regionale della Campania, invece, tra i 187 nuovi positivi di ieri sul territorio, 129 erano asintomatici e soltanto 58 sintomatici. Da segnalare una circolazione virale più sostenuta in Sicilia, dove nell'ultima settimana sono stati registrati 1.879 nuovi casi. All'Istituto Spallanzani di Roma, che il 30 gennaio 2020 ricoverò la coppia di turisti cinesi primo caso di Covid in Italia, ci sono ora ricoverati 67 pazienti positivi, mentre 11 sono in terapia intensiva. Secondo i dati Oms, i casi confermati nel mondo dall'inizio della pandemia sono 174.061.995, mentre i morti raggiungono la cifra di 3.758.560.
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Da domani, passano nell'area con minori restrizioni Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Trento e Puglia, mentre altre sette Regioni ci sono già. Poi, il 21 giugno, sparirà il blocco notturno anche in area gialla.Ieri 4.500 dimessi in più. Continuano a svuotarsi sia le rianimazioni sia i reparti ordinari.Lo speciale contiene due articoli.Oltre 40 milioni di italiani, due terzi della popolazione, sono da domani in zona bianca, dove sparisce il coprifuoco, ma restano l'obbligo di mascherina e del distanziamento sociale. Con l'ordinanza firmata dal ministro Roberto Speranza, cinque Regioni - Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Puglia - e la Provincia autonoma di Trento raggiungono le altre sette dove sono meno restrittive le regole anti pandemia: Abruzzo, Liguria, Umbria, Veneto, Molise, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. La promozione è stata possibile grazie ai dati, in miglioramento, del monitoraggio settimanale del ministero della Salute-Istituto di sanità (Iss). A fine giugno tutta l'Italia sarà in zona bianca, secondo Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss. In base a tutte le rilevazioni, l'incidenza di Covid è in tutto il Paese di 25-26 casi per 100.000 abitanti e questo ci porta veramente in una fascia bassa rispetto alla soglia dei 50 casi per 100.000 abitanti per tre settimane necessaria per passare a zona bianca. Avanti di questo passo, con un indice di trasmissione (Rt) stabile a 0,68, la previsione di arrivare a fine giugno con tutte le regioni in zona bianca è realistica, per Brusaferro. Anche gli altri indicatori decisionali sono in miglioramento. Nell'ultima settimana le percentuali sull'occupazione dei posti letto negli ospedali si attestano all'8%, sia per le aree non critiche che per le terapie intensive: l'area rossa scatta rispettivamente con valori del 40 e 30%. Tutte le Regioni e le province autonome sono classificate a rischio basso tranne una, la Sardegna, che è a un livello moderato a causa di focolai presenti nell'isola. «L'Italia ha, attualmente, uno dei migliori dati europei sull'incidenza», ha detto il ministro Speranza, invitando a «insistere su questa strada con prudenza e gradualità per non vanificare i tanti sacrifici fatti». Restano gialle e dovrebbero passare a zona bianca il 21 giugno: Toscana, Marche, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia - dove ci sono tre aree rosse - e la Provincia autonoma di Bolzano. Per la Valle d'Aosta la promozione è prevista la settimana successiva, il 28 giugno. Se nella zona gialla c'è ancora il divieto di spostamento dalle 24 alle 5 del mattino, per chi si trova in fascia bianca il coprifuoco viene abolito immediatamente, ma dal 21 giungo verrà eliminato anche in zona gialla. Questa procedura dovrebbe favorire il doppio turno dei ristoranti per favorire, con la ripresa del turismo, un incremento degli incassi per un settore particolarmente colpito a causa della pandemia. Particolarmente atteso l'arrivo dei 28 milioni di europei che mediamente venivano in Italia nei mesi estivi e che dal 1 luglio, con l'entrata in vigore del green pass, dovrebbero tornare. Nelle Regioni in area bianca tutte le attività possono riaprire, anche le piscine al chiuso, le terme, i centri benessere, i circoli culturali, le sale scommesse e i bingo. Unica eccezione le discoteche, che al momento, non possono stare aperte per i balli: la riapertura è attesa dal primo luglio, se il Cts e il governo daranno il loro via libera al protocollo di sicurezza. Fino al 21 giugno, inoltre, nei ristoranti e nei bar al chiuso c'è il limite di sei persone non conviventi per tavolo, ma all'aperto non ci sarà questa restrizione, sempre nel rispetto delle distanze. Resta l'obbligo di indossare la mascherina al chiuso e all'aperto. Da lunedì 14 giugno in zona gialla bar e ristoranti continueranno a chiudere a mezzanotte. Dallo scorso 7 giugno, infatti, l'inizio del coprifuoco è stato spostato dalle 23 alle 24, secondo quanto previsto dal decreto riaperture bis, mentre la fine è sempre alle 5 del mattino seguente. Da martedì 15 giugno cambia (in parte) il quadro delle regole in zona gialla e decadono alcuni divieti del vecchio decreto: è prevista l'apertura dei parchi tematici, acquatici, avventura e di divertimento e la ripartenza delle fiere. Restano chiusi i centri benessere, le terme, le piscine al coperto - quelle all'aperto sono invece già in funzione - i circoli ricreativi, i centri scommesse e le sale bingo. Per queste attività il via libera in zona gialla è previsto il primo luglio, ma in quella data è probabile che tutta l'Italia sia già bianca. Sempre da martedì è possibile organizzare feste dopo matrimoni e cerimonie civili e religiose senza limiti di persone, se non quelli legati alla location: tali ricevimenti erano finora vietati in zona gialla. Come in area bianca sono previsti dei protocolli anti Covid da seguire. Prima di tutto, per partecipare è obbligatorio il certificato verde Covid-19 (green pass), ossia sposi e invitati devono essere stati vaccinati (prima dose da almeno 15 giorni), oppure guariti dal Covid nei 6 mesi precedenti o ancora negativi al tampone effettuato non più di 48 ore prima della festa. In base alle regole previste dall'articolo 2 del decreto riaperture, fino al 15 giugno, in zona gialla, è possibile spostarsi verso un'altra abitazione privata in massimo 4 persone, più eventuali figli o persone non autosufficienti conviventi. Dunque da mercoledì non ci sono più limiti al numero di persone che si spostano verso un'altra casa. Secondo alcune interpretazioni, questo comporterà indirettamente un via libera alle feste private nelle case, secondo altri - nonostante l'ok alle feste di matrimonio - da martedì i party nelle case resteranno vietati in zona bianca e zona gialla. Si attendono chiarimenti da parte del governo su questo, ma anche una data per togliere la mascherina, almeno all'aperto. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vanno-in-bianco-40-milioni-di-italiani-si-avvicina-pure-laddio-al-coprifuoco-2653361581.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="calano-ancora-morti-terapie-intensive-e-contagi" data-post-id="2653361581" data-published-at="1623534995" data-use-pagination="False"> Calano ancora morti, terapie intensive e contagi Secondo il bollettino sull'andamento del coronavirus in Italia, diramato quotidianamente dal ministero della Salute, ieri, 12 giugno, il tasso di positività si è attestato a 0,8%, il che vuol dire che su 1.000 tamponi eseguiti soltanto 8 sono risultati positivi, registrando un ulteriore calo rispetto al giorno precedente, quando era 0,9%. In totale sono stati 1.723 i positivi al test del coronavirus nelle scorse 24 ore, rispetto i 1.901 di venerdì. Sale così ad almeno 4.243.482 il numero di persone che hanno contratto il virus Sars-Cov-2 (compresi guariti e morti) dall'inizio dell'epidemia. Nuovi casi soprattutto in: Sicilia 263; Lombardia 255; Campania 187; Lazio 164; Toscana 146; Puglia 140; Emilia Romagna 105; Piemonte 90; Veneto 67. Le vittime invece sono state 52, contro le 69 del giorno prima, per un totale nazionale da febbraio 2020 di 126.976 decessi. I dimessi e i guariti sono invece 3.954.097, con un incremento di 4.500 rispetto a venerdì, mentre gli attualmente positivi scendono a 162.409, in calo di 2.830 rispetto all'11 giugno. I tamponi totali (molecolari e antigenici) sono stati 212.996, cioè 4.644 in meno di venerdì, quando erano stati 217.610. Attualmente 574 pazienti sono ricoverati in terapia intensiva per il Covid, con un calo di 23 rispetto al saldo del giorno prima tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri in rianimazione, sempre secondo i dati del ministero della Salute, sono stati 25 (venerdì erano stati 21). I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 3.655, in calo di 221 unità mentre in isolamento domiciliare ci sono 158.180 persone (-2.586). I dati sulla riduzione delle ospedalizzazioni, quindi, confermano il calo della pressione sui vari reparti. Se analizziamo i dati dal 5 all'11 giugno, si evidenzia che la settimana si è chiusa con 14.041 nuovi casi, in calo del 22,0% dai 18.012 del periodo precedente. La media giornaliera delle infezioni è scesa a 2.005, ampiamente sotto il limite massimo (4.311) del tracciamento. A guardare nel dettaglio i dati regionali, si scopre che ieri l'Emilia Romagna, la Liguria e la Basilicata hanno avuto zero decessi, mentre l'andamento dell'epidemia in Toscana ha registrato ieri 146 nuovi positivi con un'età media di 36 anni circa (21% ha meno di 20 anni, il 33% tra i 20 e i 39 anni, il 34% tra 40 e 59 anni, il 10% tra 60 e 79 anni, il 2% ha 80 anni o più). Secondo l'unità di crisi regionale della Campania, invece, tra i 187 nuovi positivi di ieri sul territorio, 129 erano asintomatici e soltanto 58 sintomatici. Da segnalare una circolazione virale più sostenuta in Sicilia, dove nell'ultima settimana sono stati registrati 1.879 nuovi casi. All'Istituto Spallanzani di Roma, che il 30 gennaio 2020 ricoverò la coppia di turisti cinesi primo caso di Covid in Italia, ci sono ora ricoverati 67 pazienti positivi, mentre 11 sono in terapia intensiva. Secondo i dati Oms, i casi confermati nel mondo dall'inizio della pandemia sono 174.061.995, mentre i morti raggiungono la cifra di 3.758.560.
Elly Schlein (Ansa)
E così, domani, alle ore 11, la Schlein presenterà, all’interno della sede del Partito democratico, una proposta di legge per garantire il diritto dei giovani a rimanere nelle comunità in cui sono nati e vorrebbero crescere. Un progetto concreto che prevede «un potenziamento salariale di 200 euro lordi al mese, quindi 2.400 euro l’anno, a tutti i lavoratori e nei confronti delle imprese che però adottano il contratto comparativamente più rappresentativo», come ha spiegato l’onorevole Marco Sarracino, che fa parte della segreteria nazionale del Pd con delega al Sud e alle aree interne.
Solitamente si dice che piuttosto che niente è meglio piuttosto. Tuttavia, colpisce che, per il Partito democratico, il diritto di restare valga così poco, soprattutto se lo paragoniamo a quanto si spende per i migranti, coloro che invece hanno deciso di non restare nella loro nazione di origine, che ora si trovano nel nostro Paese. E che, molto spesso, non avrebbero alcun diritto di restare qui.
Il costo medio per straniero presente nei centri di accoglienza varia infatti da un minimo di 24,65 euro a un massimo di 46,43 euro al giorno, a seconda della struttura che lo ospita. Questa cifra comprende anche il cosiddetto pocket money che viene concesso agli stranieri presenti nei centri: 2,50 euro al giorno, che però possono diventare anche 7,50 per nucleo familiare. Prendiamo il costo al ribasso: un migrante costa circa 739,50 euro al mese allo Stato. Se invece consideriamo quello più alto, la cifra aumenta parecchio: 1392,90 euro. Quasi il doppio. E ben al di sopra dei 200 euro (lordi, non dimentichiamolo) proposti dal Partito democratico per far sì che i giovani non lascino i comuni in cui sono nati e cresciuti. Ma non solo.
Lo scorso mese è montata una grande polemica politica sul compenso, circa 615 euro, che il governo aveva previsto per gli avvocati che avrebbero aiutato i migranti a fare le pratiche per tornare nei loro Paesi d’origine. All’epoca il Partito democratico si stracciò le vesti. Il Quirinale fece filtrare la propria irritazione e il provvedimento venne fermato. Eppure quella proposta aveva una sua ragion d’essere. Sia perché comunque gli avvocati devono sbrigare delle pratiche per i migranti che desiderano tornare nei loro Paesi d’origine e quindi è giusto che vengano pagati. Sia perché comunque, nel caso in cui il cittadino straniero decidesse di tornare a casa, lo Stato risparmierebbe almeno 100 euro al mese. O addirittura più di 700 nel caso in cui si trovasse in una delle strutture più costose. Un risparmio non da poco, che si sarebbe potuto impiegare, per esempio, per aiutare maggiormente i giovani italiani che desiderano rimanere là dove sono nati.
Ma non è così che ragiona il Pd, il cui slogan potrebbe essere: aiutiamo gli stranieri a casa nostra. Come se tutto ciò non avesse alcun impatto sulle casse del nostro Paese. Come se gli italiani fossero costretti a restare, sempre e comunque, al secondo posto.
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Diffuse le immagini registrate dalle bodycam degli agenti intervenuti a Southampton nel dicembre 2025. Il giovane, ferito mortalmente, ripete più volte di non riuscire a respirare prima di morire. Nel Regno Unito esplode il dibattito sul diverso trattamento riservato a casi che presentano inquietanti analogie.
Le immagini diffuse che ritraggono la scena dell'arresto e poi della morte di Henry Nowak sono particolarmente forti e agghiaccianti. Nel filmato, registrato dalle telecamere in dotazione agli agenti intervenuti sul posto e diffuso dopo la conclusione del processo, il ragazzo appare gravemente ferito mentre cerca di spiegare di essere stato accoltellato. Più volte ripete: «I can't breathe», «non riesco a respirare». Nonostante le sue condizioni, viene inizialmente trattato come un sospetto e ammanettato dagli agenti, che in quei momenti ritengono attendibile la versione fornita dal suo aggressore.
Sono immagini che hanno immediatamente e inevitabilmente richiamato alla memoria il caso di George Floyd, morto a Minneapolis nel 2020. Anche allora le parole «I can't breathe» divennero il simbolo di una vicenda destinata ad avere un impatto mondiale, alimentando proteste, mobilitazioni e la crescita del movimento Black Lives Matter.
La diffusione del video di Henry Nowak ha quindi riaperto nel Regno Unito, e non solo, una discussione molto diversa ma ugualmente accesa. Esponenti politici e commentatori conservatori sostengono che il caso abbia ricevuto un'attenzione pubblica e mediatica incomparabilmente inferiore rispetto a quella riservata alla morte di Floyd, nonostante le evidenti analogie presenti nelle immagini. Tra le voci più critiche c'è quella di Nigel Farage, che ha denunciato l'esistenza di un doppio standard nel modo in cui episodi di questo tipo vengono raccontati e percepiti dall'opinione pubblica. Il caso resta al centro delle polemiche anche per il comportamento degli agenti intervenuti quella notte. La famiglia di Nowak accusa infatti la polizia di non aver compreso immediatamente che il ragazzo fosse la vittima dell'aggressione e non il responsabile. Una circostanza che rende ancora più drammatiche le immagini diffuse in queste ore e che continua ad alimentare il dibattito nel Paese.
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Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi (Imagoeconomica)
È una discussione, ha evidenziato, che «affronteremo insieme a tutti gli alleati». Un buon campanello d’allarme per i contribuenti mentre con il 1° giugno si è entrati in uno dei mesi topici per gli appuntamenti degli italiani con il fisco. La data più prossima è il 16 che riguarda il versamento dell’acconto Imu l’imposta sulle seconde e terze abitazioni, perchè la prima casa è esentata grazie all’intuizione di Silvio Berlusconi e alla radicata posizione di tutto il centrodestra. A questa prima rata seguirà il saldo a dicembre. Una tassa che vede l’applicazione delle aliquote più alte proprio nei Comuni di centrosinistra. Stessa musica anche per le addizionali comunali sul’Irpef.
Seconda scadenza da tenere d’occhio, il 30 giugno, entro la quale bisogna versare appunto il saldo delle imposte sui redditi del 2025 e il primo acconto del 2026. Con una penalizzazione dello 0,4%, il pagamento della prima rata può essere dilazionato al 30 luglio. Tutto questo senza contare che entro il 1° giugno andavano registrati i contratti di locazioni e versata la relativa imposta di registro. Il 30 giugno scade anche il termine per collegare il Pos al registratore di cassa, una novità che sta dando ottimi risultati anti evasione. Intanto dal 30 aprile ad oggi, oltre 4 milioni di contribuenti hanno già effettuato l’accesso alla dichiarazione precompilata dei loro redditi resa consultabile dall’Agenzia delle Entrate. Anche se sono oltre 11 milioni gli italiani che non fanno il 730, la scadenza è certamente impegnativa per gran parte del Paese. Tra coloro che pagano l’Irpef, il 76,6% ha redditi tra zero e 35.000 euro e paga il 34,9% del totale, il 18,6% tra 35.000 e 70.000 e versa il 32,1%, il 4,6% tra 70.000 e 300.000 euro versa il 26,4% e l’ultimo scaglione, lo 0,2% si colloca oltre 300.000 euro e paga il 6,6%.
Numerose sono le differenze non solo tra le varie categorie e tra scaglioni di reddito - come è logico - ma se guardiamo alle addizionali comunali anche il dato territoriale rappresenta un elemento di differenziazione importante. E anche qui, tra le situazioni di spicco, si notano importanti amministrazioni di centrosinistra. Un recentissimo dossier della Uil sulle politiche fiscali, ha preso in esame due situazioni reddituali: quelle con di 20.000 euro l’anno e quelle con 40.000 euro. Emerge un dato paradossale: i capoluoghi con l’addizionale comunale più alta si trovano prevalentemente al Centro Sud e sono governati dal centrosinistra. La città con l’addizionale comunale più alta è Napoli: 607 euro per un reddito di 20.000 euro e 1.220 euro per un reddito di 40.000. Questa classifica del più alto prelievo vede al secondo posto Roma (556 euro con 20.000 euro e 1.150 con 40.000) seguita da Torino (544 euro e 1.120 euro).
Il centrosinistra fa il pieno di imposte anche per l’Imu. Roma, Milano e Potenza, tutte amministrate dal centrosinistra applicano l’aliquota massima consentita dalla legge pari all’11,4 per mille. Ben 16 capoluoghi su 21, tra cui Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Genova, applicano la fascia standard alta, pari al 10,6 per mille. Naturalmente il costo dell’Imu tiene conto oltre che delle aliquote, del valore catastale delle seconde case e questo spiega una ulteriore differenziazione tra le città più grandi e quelle più piccole e tra Nord e Sud. In base a questa valutazione il costo medio annuo dell’Imu è di 3.499 a Roma (che è di gran lunga la città con l’Imu più cara d’Italia) segue Milano con 2.957 euro, poi Venezia dove pesa il valore degli immobili lagunari con 2.335 euro. Poi in sequenza Torino (1984 euro), Firenze (1.973 euro), Bologna (1.860 euro), Genova (1.410 euro) e Napoli (1.350).
Guardando nello specifico, all’acconto Imu di giugno, Roma si aggiudica il primo posto con una media di versamento di 1.749 euro seguita da Milano (1.479) e da Venezia (1.168 euro).
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