True
2021-01-14
L’Ue impone il segreto sui vaccini. Ma ha fretta di avere quello di Putin
Ursula von der Leyen (T.Monasse/Getty Images)
Da martedì pomeriggio e solo fino a domani, gli europarlamentari possono visionare il contratto firmato da Ursula von der Leyen con Curevac, azienda farmaceutica che non ha ancora ottenuto l'autorizzazione dall'Ema. Per prendere visione del quinto accordo stretto dalla Commissione europea nella fornitura di vaccini (la società tedesca lo scorso novembre si è impegnata a fornire 225 milioni di dosi per conto di tutti gli Stati membri dell'Ue, più altri 180 milioni se necessari), i deputati hanno a disposizione 50 minuti nella «stanza di lettura» della sede della direzione generale Sanità a Bruxelles, aperta per loro solo quattro ore al giorno. Troppo pochi, ha protestato l'eurodeputato belga, Marc Botenga, che è stato tra i primi a poter accedere al documento. «Bisogna prenotarsi per leggere il contratto», spiega Vincenzo Sofo, europarlamentare della Lega. «Non si possono prendere appunti, né chiedere copie. Tanto meno fare fotografie. Fuori dalla sala bisogna lasciare tablet, cellulare e il proprio assistente». Tutto super segretato, una procedura simile «a quella degli accordi commerciali Ttip con gli Stati Uniti», afferma Botenga, ovvero «il contrario della trasparenza».
Quanto al contenuto del documento, gli eurodeputati non potranno rivelarlo perché prima di poter accedere alla lettura devono firmare una dichiarazione di riservatezza. Quindi non ci sarà un controllo pubblico del contratto. «È inaccettabile che la Commissione cerchi di ostacolare in tutti i modi l'accesso alle informazioni persino ai parlamentari», dichiara Sofo. «L'Unione europea si lamenta dello scetticismo dei cittadini nei confronti del vaccino anti Covid, ma questo atteggiamento oscurantista non fa che legittimare le loro inquietudini. Che cosa c'è da nascondere in quei contratti? Forse quelle clausole di deresponsabilizzazione la cui esistenza è stata confermata a denti stretti dalla Commissione nella risposta alla mia interrogazione sulla veridicità dei rumors, fino a quel momento negati, inerenti ad accordi per esentare le big pharma da responsabilità relative a eventuali reazioni avverse?».
Botenga, esponente della Sinistra europea, aveva rivelato che della squadra dei negoziatori della Commissione Ue sui vaccini fa parte anche un esperto in probabile conflitto d'interesse, ovvero Richard Bergström che fino al 2016 era a capo della lobby farmaceutica europea. Oggi l'eurodeputato accusa la Commissione di aver «privatizzato la trasparenza, lasciando decidere alle case farmaceutiche» le modalità di accesso ai contratti, che comunque non conterebbero le informazioni più sensibili. Nella versione a disposizione degli europarlamentari, in effetti mancano le indicazioni del costo del vaccino, dei luoghi di produzione e due clausole sulle responsabilità se il farmaco provocherà effetti collaterali o danni. Dei contratti con Pfizer e Moderna, ancora nulla è dato sapere.
Martedì mattina si è svolta la riunione di Envi, la commissione europea per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. Molti eurodeputati hanno rivolto precise domande a Sandra Gallina, direttore generale Salute della Commissione, invocando trasparenza nelle contrattazioni sui vaccini fatte con le aziende e delle quali l'italiana a Bruxelles è capo negoziatore. La francese Michèle Rivasi (Verdi) ha chiesto perché la von der Leyen non è riuscita a ottenere che una volta concluso il contratto «le aziende non concedano l'accesso ai documenti». In questo modo, ha aggiunto, i vari Paesi litigano perché non sanno di quante dosi dispongono, mentre «deve essere la Commissione a dare queste informazioni». La Gallina è rimasta nel vago, ha parlato di «prezzo equo» dei vaccini, e che parlare di costi «è importante, visto che si parla dei fondi dei contribuenti. Quello che conta in una situazione di pandemia è la sicurezza, ma anche il prezzo ha la sua importanza», però le sue sono rimaste dichiarazioni di intenti perché le trattative con le aziende farmaceutiche rimangono avvolte dal mistero. La funzionaria ha poi tenuto a precisare: «Noi abbiamo acquistato quanto era necessario. Ogni vaccino va consegnato e ha un suo prezzo».
Si potevano acquistare più vaccini, non era solo un problema di produzione, ma l'Unione europea è stata incapace di garantire dosi sufficienti per sé stessa. Ha firmato contratti con sei aziende, senza sapere i tempi di produzione dei vaccini e delle autorizzazioni dell'Ema. Quindi è a corto di farmaci e i 300 milioni di nuove dosi acquistate da Pfizer Biontech arriveranno solo tra il secondo e il terzo trimestre prossimi. Sarà per questo che Ursula von der Leyen guarda fuori dalla Ue, accordandosi addirittura con Vladimir Putin? Secondo l'agenzia sovietica Tass, l'amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti, Kirill Dmitriev, avrebbe annunciato che la «prima fase» per ottenere l'autorizzazione all'uso del vaccino Sputnik V nell'Unione europea sarà conclusa il 19 gennaio. Tra pochi giorni sarà terminata la revisione scientifica e nella corsa ai vaccini forse non è più «importantissimo essere uniti» ed europeisti.
Una corsa efficiente ma non efficace
Sono 800.730 gli italiani finora vaccinati contro il Covid, secondo l'aggiornamento fornito ieri mattina dal Commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri. Negli ultimi due giorni sono state consegnate altre 488.475 dosi di vaccino e così il totale di quelle disponibili dall'inizio della campagna sale a 1.406.925, il 55,5% delle quali è già stata iniettata. La Campania al momento ha il più alto tasso di vaccini somministrati (77,7%) e la Lombardia è l'unica Regione a superare quota 100.000 dosi inoculate (101.358 su 234.645 ricevute pari al 43,2%) ma senza l'arrivo di nuovi dosi dal governo domenica la macchina sarà costretta a fermarsi, avverte il presidente della commissione Sanità al Pirellone, Emanuele Monti. Anche perché la Regione sta rispettando le indicazioni arrivate da Roma di tenere di scorta il 30% dei vaccini non erogati. Ieri la tedesca Welt ha dedicato un articolo al primato dell'Italia, in Europa, nella campagna dei vaccini anti Covid, parlando di un risultato «sorprendente» ma spiegando anche che il vantaggio competitivo potrebbe però risiedere nel fatto che il piano nazionale prevede di vaccinare prima il personale sanitario, già presente in strutture adeguate a ricevere il vaccino. Se andiamo a vedere le fasce anagrafiche leggiamo infatti che in questa prima fase della campagna sono stati vaccinati 625.861 operatori sociosanitari, 116.236 appartenenti a personale non sanitario e «solo» 58.633 ospiti delle residenze sanitarie assistite che comprendono anche le comunità per minori, disabili, le case famiglia, gli ex manicomi eccetera (infatti, se andiamo a vedere le fasce anagrafiche nella categoria ospiti Rsa risultano ai dati di ieri vaccinate anche 56 persone tra i 16 e il 19 anni e 343 tra i 20-29).
Cosa dimostrano questi numeri? Che efficienza non vuol dire efficacia. I target di vaccinandi non sono generici, almeno fino a settembre. Ci sono liste di priorità approvate dal Parlamento da rispettare, benché non esistano sanzioni previste per legge. L'efficienza misura il rapporto tra risultati ottenuti e mezzi utilizzati. L'efficacia invece è la percentuale di un obiettivo che si deve raggiungere, in questo caso un target di popolazione prefissato: vanno vaccinati 1000 anziani? Se ne riesco a vaccinare 50 sono stato meno efficace di chi ne ha vaccinati 500. Non è efficace chi finisce prima le fiale vaccinando le mogli dei dottori, politici locali e qualche fortunato dell'ultimo minuto. Non solo. Fare numeri record di dosi negli ospedali, vaccinando a manetta, è più semplice. Mentre nelle Rsa si va più piano perché logisticamente è più difficile gestire la somministrazione. Nelle residenze ci si deve andare, non portare solo il vaccino ma anche il vaccinatore. Servono unità mobili attrezzate.
Ieri il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha detto che le prime tappe della campagna di vaccinazione sono chiare: prima il personale sanitario, le Rsa e le persone dagli 80 anni in su. «Aver scelto questa priorità rappresenta un tratto di umanità e civiltà profondamente giusto». Ma un conto è la narrazione, un altro l'organizzazione. Sarà che al governo la gara delle percentuali piace eccome, anche per poter vantare il primato in Europa, tanto che per il primo lotto di Moderna si starebbe infatti valutando l'ipotesi di dare la precedenza alle Regioni che in questa fase riescono a smaltire più rapidamente le fiale. Insomma, a quelle che le finiscono prima. Con qualche governatore che vorrebbe usare le riserve della seconda puntura per tornare in testa alla classifica. Proprio ieri il Comitato scientifico per la sorveglianza dei vaccini dell'Agenzia italiana del farmaco ha precisato che «ritiene necessario attenersi alle correnti indicazioni di somministrazione di due dosi per i vaccini finora approvati» in quanto «non sappiamo quanto si prolunghi l'immunità dopo una prima dose. Una popolazione vaccinata con una sola dose vede il suo rischio di ammalarsi di Covid soltanto dimezzato».
Continua a leggereRiduci
Bluff trasparenza: gli eurodeputati posso visionare solo un contratto (quello con Curevac), senza prendere appunti e senza poter divulgare i dettagli. Intanto Bruxelles accelera le procedure per l'ok al «cattivo» Sputnik.Sono 800.730 gli italiani finora vaccinati, ma la fretta a finire le fiale e fare record di dosi negli ospedali è un primato inutile. Un esempio? La distribuzione nelle Rsa.Lo speciale contiene due articoli.Da martedì pomeriggio e solo fino a domani, gli europarlamentari possono visionare il contratto firmato da Ursula von der Leyen con Curevac, azienda farmaceutica che non ha ancora ottenuto l'autorizzazione dall'Ema. Per prendere visione del quinto accordo stretto dalla Commissione europea nella fornitura di vaccini (la società tedesca lo scorso novembre si è impegnata a fornire 225 milioni di dosi per conto di tutti gli Stati membri dell'Ue, più altri 180 milioni se necessari), i deputati hanno a disposizione 50 minuti nella «stanza di lettura» della sede della direzione generale Sanità a Bruxelles, aperta per loro solo quattro ore al giorno. Troppo pochi, ha protestato l'eurodeputato belga, Marc Botenga, che è stato tra i primi a poter accedere al documento. «Bisogna prenotarsi per leggere il contratto», spiega Vincenzo Sofo, europarlamentare della Lega. «Non si possono prendere appunti, né chiedere copie. Tanto meno fare fotografie. Fuori dalla sala bisogna lasciare tablet, cellulare e il proprio assistente». Tutto super segretato, una procedura simile «a quella degli accordi commerciali Ttip con gli Stati Uniti», afferma Botenga, ovvero «il contrario della trasparenza». Quanto al contenuto del documento, gli eurodeputati non potranno rivelarlo perché prima di poter accedere alla lettura devono firmare una dichiarazione di riservatezza. Quindi non ci sarà un controllo pubblico del contratto. «È inaccettabile che la Commissione cerchi di ostacolare in tutti i modi l'accesso alle informazioni persino ai parlamentari», dichiara Sofo. «L'Unione europea si lamenta dello scetticismo dei cittadini nei confronti del vaccino anti Covid, ma questo atteggiamento oscurantista non fa che legittimare le loro inquietudini. Che cosa c'è da nascondere in quei contratti? Forse quelle clausole di deresponsabilizzazione la cui esistenza è stata confermata a denti stretti dalla Commissione nella risposta alla mia interrogazione sulla veridicità dei rumors, fino a quel momento negati, inerenti ad accordi per esentare le big pharma da responsabilità relative a eventuali reazioni avverse?». Botenga, esponente della Sinistra europea, aveva rivelato che della squadra dei negoziatori della Commissione Ue sui vaccini fa parte anche un esperto in probabile conflitto d'interesse, ovvero Richard Bergström che fino al 2016 era a capo della lobby farmaceutica europea. Oggi l'eurodeputato accusa la Commissione di aver «privatizzato la trasparenza, lasciando decidere alle case farmaceutiche» le modalità di accesso ai contratti, che comunque non conterebbero le informazioni più sensibili. Nella versione a disposizione degli europarlamentari, in effetti mancano le indicazioni del costo del vaccino, dei luoghi di produzione e due clausole sulle responsabilità se il farmaco provocherà effetti collaterali o danni. Dei contratti con Pfizer e Moderna, ancora nulla è dato sapere. Martedì mattina si è svolta la riunione di Envi, la commissione europea per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. Molti eurodeputati hanno rivolto precise domande a Sandra Gallina, direttore generale Salute della Commissione, invocando trasparenza nelle contrattazioni sui vaccini fatte con le aziende e delle quali l'italiana a Bruxelles è capo negoziatore. La francese Michèle Rivasi (Verdi) ha chiesto perché la von der Leyen non è riuscita a ottenere che una volta concluso il contratto «le aziende non concedano l'accesso ai documenti». In questo modo, ha aggiunto, i vari Paesi litigano perché non sanno di quante dosi dispongono, mentre «deve essere la Commissione a dare queste informazioni». La Gallina è rimasta nel vago, ha parlato di «prezzo equo» dei vaccini, e che parlare di costi «è importante, visto che si parla dei fondi dei contribuenti. Quello che conta in una situazione di pandemia è la sicurezza, ma anche il prezzo ha la sua importanza», però le sue sono rimaste dichiarazioni di intenti perché le trattative con le aziende farmaceutiche rimangono avvolte dal mistero. La funzionaria ha poi tenuto a precisare: «Noi abbiamo acquistato quanto era necessario. Ogni vaccino va consegnato e ha un suo prezzo». Si potevano acquistare più vaccini, non era solo un problema di produzione, ma l'Unione europea è stata incapace di garantire dosi sufficienti per sé stessa. Ha firmato contratti con sei aziende, senza sapere i tempi di produzione dei vaccini e delle autorizzazioni dell'Ema. Quindi è a corto di farmaci e i 300 milioni di nuove dosi acquistate da Pfizer Biontech arriveranno solo tra il secondo e il terzo trimestre prossimi. Sarà per questo che Ursula von der Leyen guarda fuori dalla Ue, accordandosi addirittura con Vladimir Putin? Secondo l'agenzia sovietica Tass, l'amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti, Kirill Dmitriev, avrebbe annunciato che la «prima fase» per ottenere l'autorizzazione all'uso del vaccino Sputnik V nell'Unione europea sarà conclusa il 19 gennaio. Tra pochi giorni sarà terminata la revisione scientifica e nella corsa ai vaccini forse non è più «importantissimo essere uniti» ed europeisti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ue-segreto-vaccini-fretta-putin-2649931669.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="una-corsa-efficiente-ma-non-efficace" data-post-id="2649931669" data-published-at="1610581967" data-use-pagination="False"> Una corsa efficiente ma non efficace Sono 800.730 gli italiani finora vaccinati contro il Covid, secondo l'aggiornamento fornito ieri mattina dal Commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri. Negli ultimi due giorni sono state consegnate altre 488.475 dosi di vaccino e così il totale di quelle disponibili dall'inizio della campagna sale a 1.406.925, il 55,5% delle quali è già stata iniettata. La Campania al momento ha il più alto tasso di vaccini somministrati (77,7%) e la Lombardia è l'unica Regione a superare quota 100.000 dosi inoculate (101.358 su 234.645 ricevute pari al 43,2%) ma senza l'arrivo di nuovi dosi dal governo domenica la macchina sarà costretta a fermarsi, avverte il presidente della commissione Sanità al Pirellone, Emanuele Monti. Anche perché la Regione sta rispettando le indicazioni arrivate da Roma di tenere di scorta il 30% dei vaccini non erogati. Ieri la tedesca Welt ha dedicato un articolo al primato dell'Italia, in Europa, nella campagna dei vaccini anti Covid, parlando di un risultato «sorprendente» ma spiegando anche che il vantaggio competitivo potrebbe però risiedere nel fatto che il piano nazionale prevede di vaccinare prima il personale sanitario, già presente in strutture adeguate a ricevere il vaccino. Se andiamo a vedere le fasce anagrafiche leggiamo infatti che in questa prima fase della campagna sono stati vaccinati 625.861 operatori sociosanitari, 116.236 appartenenti a personale non sanitario e «solo» 58.633 ospiti delle residenze sanitarie assistite che comprendono anche le comunità per minori, disabili, le case famiglia, gli ex manicomi eccetera (infatti, se andiamo a vedere le fasce anagrafiche nella categoria ospiti Rsa risultano ai dati di ieri vaccinate anche 56 persone tra i 16 e il 19 anni e 343 tra i 20-29).Cosa dimostrano questi numeri? Che efficienza non vuol dire efficacia. I target di vaccinandi non sono generici, almeno fino a settembre. Ci sono liste di priorità approvate dal Parlamento da rispettare, benché non esistano sanzioni previste per legge. L'efficienza misura il rapporto tra risultati ottenuti e mezzi utilizzati. L'efficacia invece è la percentuale di un obiettivo che si deve raggiungere, in questo caso un target di popolazione prefissato: vanno vaccinati 1000 anziani? Se ne riesco a vaccinare 50 sono stato meno efficace di chi ne ha vaccinati 500. Non è efficace chi finisce prima le fiale vaccinando le mogli dei dottori, politici locali e qualche fortunato dell'ultimo minuto. Non solo. Fare numeri record di dosi negli ospedali, vaccinando a manetta, è più semplice. Mentre nelle Rsa si va più piano perché logisticamente è più difficile gestire la somministrazione. Nelle residenze ci si deve andare, non portare solo il vaccino ma anche il vaccinatore. Servono unità mobili attrezzate.Ieri il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha detto che le prime tappe della campagna di vaccinazione sono chiare: prima il personale sanitario, le Rsa e le persone dagli 80 anni in su. «Aver scelto questa priorità rappresenta un tratto di umanità e civiltà profondamente giusto». Ma un conto è la narrazione, un altro l'organizzazione. Sarà che al governo la gara delle percentuali piace eccome, anche per poter vantare il primato in Europa, tanto che per il primo lotto di Moderna si starebbe infatti valutando l'ipotesi di dare la precedenza alle Regioni che in questa fase riescono a smaltire più rapidamente le fiale. Insomma, a quelle che le finiscono prima. Con qualche governatore che vorrebbe usare le riserve della seconda puntura per tornare in testa alla classifica. Proprio ieri il Comitato scientifico per la sorveglianza dei vaccini dell'Agenzia italiana del farmaco ha precisato che «ritiene necessario attenersi alle correnti indicazioni di somministrazione di due dosi per i vaccini finora approvati» in quanto «non sappiamo quanto si prolunghi l'immunità dopo una prima dose. Una popolazione vaccinata con una sola dose vede il suo rischio di ammalarsi di Covid soltanto dimezzato».
Imagoeconomica
Che è già stato rimesso in libertà. E anche questa non è fiction. Ma un copione reale che si ripete troppo spesso. L’ennesimo caso di un aggressore che nel giro di poche ore si ritrova a piede libero. Libero magari di colpire di nuovo. Come farebbe presagire il suo curriculum che vanta precedenti per lesioni personali e invasione di terreni. E che ora, dopo i fatti di sabato sera, si arricchisce di due denunce: lesioni personali aggravate e porto abusivo d’armi. A quanto pare non abbastanza però per far scattare eventuali misure cautelari. Così come non deve essere bastato il sangue davanti alla quale si sono trovati gli agenti dell’Upgsp. (Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico) della Questura quando sono arrivati sul posto attorno alle 23, in seguito ad una segnalazione. Un uomo sanguinante riverso a terra e una donna con profonde ferite al volto. È lei che avrebbe indicato agli agenti il presunto responsabile dell’aggressione, il trentaseienne tunisino, che in quel momento si stava allontanando rapidamente dal luogo dell’accaduto. Secondo quanto riferito dalla Polizia di Stato, tutto sarebbe scaturito da una lite tra l’uomo e la coppia che passeggiava nei pressi del lago. Poi la discussione sarebbe degenerata fino a trasformarsi in aggressione. Pur di colpire, l’uomo, armato di coltello serramanico, avrebbe inseguito i due fino a raggiungerli e sferrare i colpi. Contro ginocchio, fianco e gluteo nel caso di lui, e poi fendendo il viso di lei. Secondo alcune ricostruzioni, una volta aggrediti i due, l’uomo avrebbe cercato di disfarsi di un oggetto gettandolo sotto un’autovettura parcheggiata. Oggetto che poi si sarebbe rivelato essere un coltello a serramanico, sequestrato dagli agenti come prova dell’aggressione. Una volta fermato, l’uomo avrebbe opposto resistenza. Prima cercando di darsi alla fuga, poi vestendo le parti della presunta vittima. Avrebbe infatti tentato di giustificare il proprio comportamento lamentandosi di essere stato colpito agli occhi da uno spray urticante durante una colluttazione. Salvo poi dichiarare di non sapere chi lo avesse utilizzato contro di lui. Una serie di dettagli che stando a quanto comunicato dalla questura, le forze dell’ordine starebbero ora cercando di approfondire proseguendo le indagini, così da chiarire ulteriormente la dinamica dei fatti e accertare eventuali responsabilità aggiuntive.
Certo è che l’episodio ha destato particolare preoccupazione tra i residenti di Como per la violenza con cui si è consumata la lite, per il coinvolgimento dell’arma da taglio e per la scelta di denunciare l’uomo in stato di libertà. «Vergogna», è uno dei commenti più frequenti che si leggono a compendio degli articoli pubblicati dai giornali locali. «Ogni giorno questo continuo stillicidio di crimini... Basta. Vanno puniti severamente», scrive un altro residente della provincia di Como, notando come il profilo del presunto aggressore confermi un trend costante, quello che vede gli stranieri commettere più reati degli italiani, specialmente nei casi di aggressioni con lama dove il tasso di coinvolgimento degli stranieri sarebbe di circa 6,5 volte più alto. Chiaramente in proporzione e quindi considerando che gli stranieri rappresentano il 10% della popolazione.
Secondo gli ultimi dati diffusi dal Viminale, solo a Como, i cittadini stranieri rappresenterebbero il 43% delle segnalazioni relative a persone denunciate, arrestate o fermate dalle forze di polizia. Spesso e volentieri poi rimesse subito in libertà. Come raccontano i casi di cronaca in tutto il territorio nazionale. Tra i casi più recenti quello di due giovani tunisini che lo scorso gennaio erano stati accusati di aver aggredito un rider nella zona della stazione Termini a Roma. Nonostante il giudice avesse convalidato il fermo, poi la richiesta di custodia cautelare in carcere era stata respinta per mancanza di «gravi indizi di colpevolezza» sufficienti a giustificare la detenzione preventiva. A febbraio era stata la volta di una maxi aggressione tra stranieri avvenuta a Castrovillari. Sei persone erano state identificate e denunciate ma non era stata applicata nessuna misura restrittiva. Uno dei casi più eclatanti resta però quello di un cittadino straniero di 38 anni accusato di aver picchiato e rapinato un cinquantenne che viveva in un camper a Rimini. Già noto per maltrattamenti, il presunto aggressore finisce in manette ma viene scarcerato poco dopo su decisione del giudice per le indagini preliminari. A quanto pare, a detta della toga, non si sarebbe configurata una rapina ma una «semplice» aggressione con un coltello. Era l’aprile del 2023, e da allora, le aggressioni all’arma bianca non sono certo diminuite, ma con circa 30.000 episodi violenti nel biennio 2024/2025, sono aumentate del 5.5%. Chissà perché.
Continua a leggereRiduci
iStock
Condividevano un appartamento ed erano conoscenti. Ma - da quanto si è appreso - l’uomo avrebbe approfittato proprio dell’assenza del marito della giovane mamma per approfittare di lei. La ragazza si è trovata a vivere un dramma. Quel giovane con cui condivideva la casa, gli spazi e le giornate l’avrebbe brutalmente violentata davanti agli occhi del suo piccolo di soli tre mesi di vita. Un incubo.
Quando la giovanissima mamma è riuscita a divincolarsi e l’uomo è scappata, ha potuto avvisare le forze dell’ordine. I carabinieri sono giunti sul posto e hanno trovato la ragazza in evidente stato di choc. La diciassettenne si è recata in ospedale dove è stata sottoposta alle cure del caso e soprattutto a una serie di analisi. La giovane bengalese ha denunciato la violenza subita e ai militari ha raccontato quanto accaduto indicando il suo coinquilino come l’autore dello stupro. Intanto, i carabinieri hanno avviato le indagini e sono alla ricerca di riscontri che possano individuare nel coinquilino bengalese il responsabile della violenza. L’attività investigativa procede, adesso, ad ampio raggio. Sono in corso verifiche pure per accertare le condizioni in cui i tre bengalesi vivevano e la situazione della giovanissima vittima già mamma a diciassettenne anni. Lo stupro di Marghera ha riacceso i riflettori su diverse problematiche che riguardano sia le condizioni di vita degli stranieri in Italia che nuovamente la questione della sicurezza. Sono tanti gli interrogativi che, adesso, preoccupano i residenti di Marghera, ma anche le istituzioni e i cittadini. Non sono rimasti indifferenti all’accaduto i rappresentanti della Lega e, in particolare, il consigliere comunale di Venezia, Alex Bazzaro e l’europarlamentare Anna Maria Cisint. «Un episodio inaccettabile, uno stupro vergognoso che ha avuto come preda una minorenne bengalese. Un’altra vittima della violenza dell’Islam radicale e probabilmente del sistema marcio basato sulle ospitalità. Lo stesso schema che ho già visto a Monfalcone. Una minorenne bengalese già con figli: mi chiedo, una sposa bambina?», ha commentato Cisint. Il consigliere comunale di Venezia va oltre evidenziando la gravità dell’accaduto perché la giovane diciassettenne è stata «stuprata dall’ospite, anche lui islamico». Per Bazzarro, è la punta dell’iceberg di una situazione molto più grave: «Una presenza dietro alla quale spesso si nasconde un mercato nero di subaffitti illegali e posti letto abusivi. Un mercato islamico dell’orrore, dove la donna viene doppiamente svenduta: prima come sposa e madre a soli diciassette e anni, poi viene data in pasto agli ospiti abusivi. Secondo i due esponenti leghisti «per loro la donna vale zero, un oggetto da mercificare. Questa è la pseudo-cultura che la sinistra vuole portare anche nel Comune di Venezia. Per noi questi soggetti devono essere reimpacchettati e spediti da dove sono venuti». Non è la prima volta che la cronaca racconta episodi di violenze e abusi perpetrati da cittadini stranieri ai danni di donne, giovani e adulti. Da Nord a Sud negli ultimi mesi, si è assistito a un’escalation di episodi di violenza e di brutalità. I cittadini si sentono sempre più insicuri e chiedono maggiori controlli e più attenzione verso chi arriva in Italia e delinque. Negli scorsi mesi alcune donne sono state stuprate a Roma mentre facevano una passeggiata nel parco. Episodi diversi per i quali le forze dell’ordine hanno individuato un unico responsabile, un cittadino straniero che girovaga seminando terrore e paura.
Continua a leggereRiduci