Le tv entrano in corsia, i parenti no
I genitori di un ragazzo morto a Firenze accusano: «L’ospedale ci ha tenuti fuori». Eppure, per le troupe che filmano i no vax intubati le norme di sicurezza non valgono.

Simone Benvenuti è un ragazzo di 23 anni morto da solo al San Giovanni di Dio di Firenze senza poter vedere la sua mamma. Lo hanno impedito le regole del Covid.

Racconta Rosalia De Caro, 47 anni, che già ha perduto il marito: «Simone era in ospedale, si è aggravato. Ci hanno telefonato, io sono corsa lì, ma mi hanno bloccata. Hanno detto che potevo portare un focolaio, che le norme anti Covid non consentono visite. Quando è morto ci hanno detto: ora potete passare. Cambiate queste regole, è atroce: non deve succedere mai più.»

Al San Giovanni di Dio danno un’altra versione. Simone si è aggravato pian piano e hanno avvertito i parenti secondo il regolamento che prevede di comunicare per telefono le condizioni dei pazienti. Alle 4 di notte Simone ha avuto un infarto, non preventivabile. Il ragazzo soffriva di piastrinopenia, nulla a che vedere col Covid.

Replica la mamma: «Mi ha telefonato lui per dirmi che faceva fatica a respirare, che era sotto ossigeno. Sono andata all’ospedale per vederlo, ma non mi hanno fatta entrare. Ho insistito, sentivo che stava male, ma mi hanno rimandato a casa secondo le leggi anti-Covd. Alle 4 del mattino la telefonata: suo figlio è morto. È morto da solo come un cane».

Il direttore dell’ospedale commenta: «Ci sono cose che non hanno regole precise e non sempre s’interpretano nella maniera corretta. Anche nelle esperienze peggiori bisogna trarre qualche seme per fare meglio nelle prossime situazioni».

Già, fare meglio. Come quando si fanno entrare le televisioni in rianimazione? Rosalia no, ma le telecamere sì? Ah, c’è da spingere le vaccinazioni. S’inquadra il paziente intubato che soffre e si pente in diretta. Tanti Remigio da Varagine de Il Nome della Rosa : «Penitenziagite, vaccinatevi, non fate come noi». Sono i tg e i talk trasformati in puntate del Dr House con i virostar che convertono il popolo alla religione unica del Covid. Una religione che non conosce pietà, non conosce il dramma di un figlio che muore solo, di una mamma che da regolamento è condannata allo strazio del rimpianto che si fa pianto eterno.

Ogni ospedale ha le sue regole, ma in Toscana la direttiva di tenere lontani i parenti e di chiamarli a cose fatte è ferrea.

Cinque giorni fa a Cecina, in provincia di Livorno, hanno avvertito una ragazza: «Suo padre è morto». Mezz’ora dopo si sono scusati dell’errore. Stavolta l’errore inemendabile è che Simone è morto solo. Tornano in mente i servizi dei Tg in diretta dal Pio Albergo Trivulzio a Milano quando i cronisti in gramaglie per accusare la Regione Lombardia narravano dei «poveri anziani che spirano abbandonati senza il conforto dei familiari.» Ma nel delirio sanitario i morti e le madri non sono tutti uguali. Se un ragazzo non ha il virus non serve alla causa, può crepare da solo mentre la sua mamma batte angosciata sui vetri sprangati dalla burocrazia sanitaria.

A Rosalia hanno fatto solo sapere che «faranno meglio nelle prossime occasioni». Per lei, per suo figlio però non ci sarà nessuna prossima occasione. Nessun gesto di umanità è venuto a questa donna né dalla Regione Toscana né dal ministro Roberto Speranza: la lotta al virus non ammette debolezze.

Sarà la giustizia – si spera – a fare chiarezza. Simone comunque finirà catalogato come effetto collaterale. Invece no: lui e mamma Rosalia sono vittime della burocrazia Covid.

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