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2020-12-07
Tutti i dubbi sui vaccini Ogm
Ansa
Sarà gratis, la priorità l'avranno il personale medico-sanitario e gli anziani, saranno a disposizione 202 milioni di dosi ed è probabile che a ciascuna persona ne serviranno 2 a distanza di qualche tempo, i primi arriveranno a gennaio. L'operazione non sarà obbligatoria, almeno per il momento. Sono queste le uniche certezze che abbiamo sulla vaccinazione contro il Covid. La campagna inizierà a gennaio per completarsi a fine anno. Due sono le case farmaceutiche che per prime metteranno a disposizione il vaccino: il 20 dicembre la Pfizer e il 12 gennaio Moderna. Da queste aziende avremo rispettivamente 8 milioni e 1,346 milioni di dosi. Per i vaccini che necessitano di catena del freddo standard ci sarà un sito nazionale di stoccaggio e siti territoriali.
Nella fase iniziale le vaccinazioni saranno centralizzate negli ospedali o con unità mobili. Serviranno circa 20.000 persone e quindi oltre ai medici saranno chiamati a partecipare anche gli specializzandi. A parte questi titoli sciorinati dal ministro della Salute, Roberto Speranza, nulla si sa su come l'operazione vaccini sarà organizzata a livello territoriale. Non sono state ancora comunicate le strutture, a cominciare dagli ospedali, in grado di conservare il vaccino Pfizer, il primo ad arrivare e quello più delicato da gestire dal momento che va tenuto a meno 75 gradi. E sono ancora tanti i punti oscuri e gli interrogativi di questa vaccinazione di massa.
Innanzitutto, che cosa sappiamo dei due farmaci Pfizer e Moderna, che stanno per arrivare sul mercato? Sappiamo che sono il frutto di una tecnologia avanzata e che dovrebbero rappresentare un salto rispetto ai tradizionali vaccini. Ma proprio perché è un prodotto innovativo ci saremmo aspettati una maggiore trasparenza e più dati sui risultati della sperimentazione. Enrico Bucci, Ph.D. in biochimica e biologia molecolare, professore aggiunto alla Temple University di Philadelphia, in un post sul suo profilo Facebook ironizza sui risultati sbandierati dalle industrie del farmaco. «Le comunicazioni di percentuali di efficacia sono numeri a lotto, sia per motivi tecnici, perché basate su campioni troppo piccoli e quindi corredate di un intervallo di incertezza molto ampio, sia per motivi concreti, perché nessun numero è stato fornito alle autorità regolatorie, come Ema (European medicines agency, Agenzia europea del farmaco, ndr), per poter effettuare un calcolo. Vanno dunque intese per ciò che sono: messaggi ottimistici agli investitori e ai concorrenti, quando provengono dalle aziende, e agli elettori e cittadini, quando provengono dai politici».
Un interrogativo è la durata della copertura dal virus. L'antinfluenzale dura meno di un anno. Non è noto se il vaccino protegge dalle complicanze del Covid e se i soggetti vaccinati che si sono ammalati hanno avuto un decorso della malattia meno grave rispetto ai soggetti non vaccinati che si sono ammalati. Punto interrogativo anche sul grado di protezione per gli anziani. Il vaccino riuscirà a proteggerli allo stesso modo dei giovani? Inoltre sempre riguardo agli anziani, dal momento che si richiedono due dosi, non c'è il rischio che non possano essere tollerate se il paziente ha anche altre patologie, cosa non rara con l'età avanzata?
È un altro interrogativo ancora senza risposta: e se chi si immunizza diventa poi un portatore sano? L'obiettivo dei governi è la cosiddetta immunità di gregge, ma questo traguardo potrebbe allontanarsi se chi è stato vaccinato dovesse diventare un portatore sano o asintomatico, cioè un individuo infettato dall'agente patogeno trasmissibile che però non presenta sintomi della malattia.
Finora ci sono state solo dichiarazioni alla stampa, ma manca una pubblicazione scientifica in grado di chiarire questi dubbi.
Tant'è che diverse associazioni di medici e infermieri negli Stati Uniti hanno fatto sapere che supporteranno la vaccinazione soltanto quando avranno a disposizione precisi dati scientifici.
È il tema più controverso che ha scatenato subito il partito dei cospirazionisti e dei No vax. Sappiamo che i vaccini contro il Covid sono ottenuti con tecnologie avanzate ma, senza entrare nel ginepraio delle polemiche sull'ingegneria genetica, vale comunque la pena ricordare che a luglio la Commissione europea ha proposto un regolamento per derogare ad alcune disposizioni della direttiva sugli organismi geneticamente modificati (Ogm) per le sperimentazioni cliniche e sui trattamenti che contengono o sono costituiti da Ogm. «Alcuni vaccini», si legge sul sito del Parlamento europeo, «e trattamenti anti Covid già in fase di sviluppo possono essere definiti Ogm e sono quindi coperti dalle direttive Ue sugli Ogm». La deroga, si precisa, sarà temporanea e legata alla pandemia.
In Gran Bretagna il Comitato congiunto per la vaccinazione e l'immunizzazione ha sconsigliato la somministrazione alle donne in gravidanza. Su Clinical Trial, un database di studi clinici finanziati con fondi pubblici e privati condotti in tutto il mondo, è comparso un report di Moderna su una sperimentazione del vaccino che esclude le donne in gravidanza. Non solo quelle in evidente stato interessante. Per accedere alla sperimentazione bisognava astenersi da rapporti sessuali 28 giorni prima della dose e continuare la contraccezione nei 3 mesi successivi alla seconda dose. Per gli uomini valeva la restrizione di aver praticato la contraccezione e di essersi astenuti da rapporti sessuali dal momento della prima dose e fino a 3 mesi dopo la seconda dose. Questo lascia intendere che chi invece non si trova in tale condizione non è stato testato. Quindi che cosa succede se si viene vaccinati in una situazione di gravidanza iniziale? O si hanno avuti rapporti sessuali?
La contrattazione per l'acquisto dei vaccini fa capo alla Ue. Al momento la Commissione non ha fornito i contenuti dei contratti stipulati: la mancanza di trasparenza è uno dei maggiori limiti di tutta l'operazione vaccini anti Covid. Pertanto, non si conoscono il costo sostenuto e in quali situazioni scatta la responsabilità con obbligo di indennizzo in caso di effetti collaterali non previsti. Chi si ammala a chi potrà rivolgersi per ottenere un risarcimento? L'Agenzia italiana del farmaco, interpellata sul tema della responsabilità di eventuali effetti collaterali, ha spiegato che «come per qualunque altro vaccino la responsabilità è in capo all'azienda farmaceutica, tranne che per le reazioni avverse indicate nel foglio illustrativo, come previsto dalla legge». Ma sono proprio le reazioni avverse l'oggetto del mistero. E a pagare potrebbero essere chiamati anche gli Stati che hanno contribuito a finanziare le ricerche.
Infine, non ha ancora una risposta chiara l'interrogativo su che cosa accadrà se non si raggiungerà l'obiettivo dell'immunità di gregge, se cioè oltre il 70% della popolazione non si vaccina. Il farmaco potrebbe diventare obbligatorio in modo più o meno esplicito. Per esempio, potrebbe essere reso obbligatorio il rilascio di una sorta di passaporto sanitario per spostarsi liberamente anche all'estero. Così il vaccino non obbligatorio lo diventa per vie traverse.
I timori di esperti, medici, infermieri: «Fretta eccessiva. Così è una follia»
Febbre alta, eruzioni cutanee, mal di testa, vomito, forte sensazione di stanchezza al punto da non potersi alzare dal letto per oltre due giorni. Sono gli effetti della vaccinazione contro il Covid, così come risultano dalle testimonianze di chi si è sottoposto al test, raccolte da riviste scientifiche e da alcuni giornali americani. Degli effetti a medio e lungo termine non si sa nulla. Ci sono dichiarazioni ma nessun dato pubblicato.
La rivista americana Science riporta la testimonianza di un biologo quarantenne, Luke Hutchison, che si è offerto volontario per una sperimentazione del vaccino di Moderna. Dopo aver ricevuto la seconda iniezione, un braccio si è gonfiato «come un uovo», riferisce Hutchison che ha fornito anche una foto dell'arto arrossato. Nel giro di poche ore dopo la somministrazione del farmaco, ha avuto la febbre alta oltre 39 gradi, accompagnata da forti dolori muscolari e alle ossa: «Ho cominciato a tremare e ho passato la notte davanti al telefono nell'incertezza se chiamare l'ambulanza». I sintomi di Hutchison si sono risolti dopo 12 ore.
Bernice Hausman, esperta di controversie sui vaccini al College of medicine della Pennsylvania State University, ancora su Science ha sollevato il problema di come supportare le persone con reazioni serie. Hausman richiama l'attenzione su strutture in grado non solo di effettuare la vaccinazione ma anche di assistere i vaccinati. C'è la testimonianza di Ian Haydon, che ha ricevuto la dose più alta del vaccino Moderna nella prima sperimentazione umana. Riferisce di aver avuto brividi e mal di testa, dolori muscolari, stanchezza, nausea e febbre alta a 39,6 gradi. È stato sottoposto a cure urgenti e in seguito ha vomitato ed è svenuto prima che i sintomi si ritirassero, circa 24 ore dopo. Haydon dice che la sua esperienza è stata «un piccolo prezzo da pagare» per la possibilità di tornare alla vita normale.
Su Scientific American è comparso un articolo di William Aseltine, scienziato noto per gli studi sull'Hiv e sul genoma umano, professore all'Harvard medical school, che mette in guardia dal rischio di avere fretta nello sfornare un vaccino. Fattori come l'età influiscono sulla risposta alla copertura contro il virus: «Più invecchiamo, peggiore è la capacità di rispondere ai vaccini. La resistenza alla vaccinazione inizia sui 30 anni e diventa progressivamente più profonda con il tempo. E con il Covid gli over 60 sono la popolazione più a rischio. La vaccinazione degli anziani a volte può avere successo somministrando dosi ripetute e aumentando la potenza del vaccino con adiuvanti che però possono essere rischiosi per chi è in età avanzata». Aseltine definisce una «follia affrettarsi per un vaccino nel 2020 se è probabile che abbia solo un beneficio limitato per la popolazione più bisognosa e potrebbe mettere a rischio persone altrimenti sane».
Lo scienziato mette in guardia dal rischio che effetti collaterali possano incrinare la fiducia in altri vaccini salvavita: «Vale la pena aspettare un vaccino sicuro, efficace per tutti coloro che sono a rischio, soprattutto quando abbiamo altre soluzioni in mano. Sappiamo dall'esperienza dei Paesi asiatici che l'epidemia può essere fermata con misure di salute pubblica di base: test diffusi, tracciamento dei contatti e quarantena controllata obbligatoria, non necessariamente in una struttura sanitaria pubblica, ma nelle case con supervisione virtuale. Questi sforzi da soli potrebbero portare le nuove infezioni quasi a zero in poche settimane».
Il Clinical Trials, un registro di studi clinici, il più grande database di sperimentazioni cliniche, riporta un articolo del giornalista inglese Reynald Castaneda, specializzato in temi scientifici, nel quale ci sono interventi di esperti perplessi sulla fretta con cui la casa farmaceutica AstraZeneca ha riavviato le sperimentazioni dopo che due volontari hanno avuto gravi effetti neurologici. Un editoriale sul British medical journal denuncia la scarsa trasparenza nei risultati dei test mentre il Washington Post riferisce che tra medici e infermieri ci sono molte perplessità sul vaccino: prima di sostenerlo, vogliono più dati sulla sperimentazione. La diffidenza sarebbe tale che molti di loro hanno detto chiaramente che non saranno in prima fila a farsi vaccinare.
Secondo un rapporto di ricercatori dell'Università della California, il 66% degli operatori sanitari di Los Angeles intende aspettare prima di farsi vaccinare mentre da un sondaggio dell'American nurses association, un'organizzazione nazionale di infermiere, è emerso che un terzo dei membri non ha intenzione di vaccinarsi e un altro terzo è indeciso. A Boston i principali ospedali universitari stanno lanciando video informativi rivolti al personale medico per convincerli dell'efficacia del farmaco. Un report del Pew Research Center ha rilevato che solo il 51% degli statunitensi è disponibile a farsi vaccinare e il 19% ha fiducia che il processo di sviluppo del vaccino produrrà un prodotto sicuro ed efficace.
«Ancora troppi segreti sul contratto tra Ue e aziende farmaceutiche»
La Commissione europea ha firmato 5 contratti con altrettante case farmaceutiche per l'acquisto dei vaccini, ma finora il contenuto è rimasto segreto. Sollecitata dalle interrogazioni parlamentari la Commissione si è rifiutata di fornire qualsiasi informazione su tali accordi, sul prezzo e soprattutto sulle responsabilità qualora emergessero effetti collaterali imprevisti. È avvolto dal mistero il vaccino contro il Covid, più di un segreto di Stato, nonostante ci siano in gioco milioni di vite umane. L'europarlamentare belga Marc Botenga ha cercato di aprire una breccia in questo muro di silenzio, ma finora senza esito. Le sue interrogazioni parlamentari sono cadute nel vuoto, hanno ricevuto risposte generiche e un secco rifiuto quando ha cercato di andare più a fondo. Il Financial Times ha scritto che la lobby dei vaccini dell'industria farmaceutica ha fatto pressing sulla Ue per essere esentata da azioni legali in caso di effetti collaterali. Da Bruxelles, Botenga spiega alla Verità che cosa è riuscito a sapere sulle clausole di responsabilità civile contenute nei contratti tra la Ue e le case farmaceutiche.
Chi paga se le cose dovessero andare storte, se nel medio e lungo termine emergessero effetti collaterali seri dalle vaccinazioni?
«A settembre scorso il capo della Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare, Sandra Gallina, in un'audizione parlamentare disse che le aziende farmaceutiche sarebbero civilmente responsabili per qualsiasi difetto del vaccino, ma potrebbero evitare di pagare un indennizzo nel caso dei cosiddetti “difetti nascosti". Nell'interrogazione ho chiesto alla Commissione di specificare come e da chi verrebbero definiti i “difetti nascosti" e se la Commissione poteva indicare casi concreti in cui le società farmaceutiche sono esentate in tutto o in parte dal pagamento dell'indennizzo. Infine, ho chiesto se gli Stati membri saranno costretti a risarcire i danneggiati al posto delle industrie del farmaco».
Che cosa ha risposto la Commissione? Chi è responsabile se il vaccino provoca danni e chi risarcisce?
«Il commissario Ue per la Salute, Stella Kyriakides, ha risposto che nei contratti definiti dalla Commissione europea con le aziende farmaceutiche è previsto l'obbligo da parte degli Stati membri di pagare un indennizzo per effetti collaterali che non si possono prevedere. In base alla direttiva sulla responsabilità del prodotto, ha ricordato Kyriakides, il produttore non è responsabile se dimostra che lo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche al momento in cui è stato messo in circolazione il prodotto non era tale da consentire la scoperta di un difetto. Quindi se la società non è ritenuta responsabile, non è costretta a pagare il risarcimento. E la responsabilità dovrà essere evidente. Qualsiasi difetto, mi ha detto Kyriakides, dovrà essere accertato davanti al tribunale competente con una prova del danno, del difetto e della relazione causale tra difetto e danno. Sarà molto, molto difficile inchiodare le industrie farmaceutiche alle loro responsabilità. Ma c'è di più. Non solo i produttori di vaccino non pagheranno per gli eventuali effetti collaterali, ma riceveranno soldi dagli Stati a titolo di copertura di possibili cause legali».
Vuol dire che le aziende farmaceutiche oltre a lavarsi le mani di eventuali danni provocati dal vaccino, riceveranno un indennizzo dai governi?
«Proprio così. Nella risposta all'interrogazione il commissario Kyriakides mi scrive questo: gli accordi di acquisto anticipato dei vaccini Covid prevedono che gli Stati membri indennizzino il produttore per eventuali responsabilità sostenute solo a determinate condizioni stabilite nell'accordo. In tutte le altre condizioni non definite negli accordi, gli Stati membri non saranno obbligati a indennizzare il produttore. Ovvero gli Stati farebbero da polizza assicuratrice».
La Commissione ha fatto accordi con le industrie farmaceutiche nei quali sono stabiliti una serie di condizioni. Quali?
«Qui cominciano i segreti. Alla mia richiesta di conoscere i contenuti degli accordi, cioè le condizioni di acquisto e il prezzo…».
È calata la cortina di silenzio?
«Peggio. Mi è stato risposto che c'è il segreto commerciale. Ma questo dovrebbe riguardare informazioni sensibili per l'azienda, non le condizioni e il prezzo sui quali sarebbe necessaria la massima trasparenza».
Lei ha chiesto a quale prezzo l'Europa acquisterà i vaccini?
«Mi è stato risposto con un “no comment"».
Che idea si è fatto di questi accordi?
«La Commissione sta negoziando i contratti velocemente e non sono sicuro che lo stia facendo nel migliore dei modi».
C'è qualche altra cosa che non la convince?
«Nella squadra dei negoziatori della Commissione Ue c'è Richard Bergstrom, fino al 2016 a capo dell'Efpia, la lobby farmaceutica europea, quindi un personaggio che è in totale conflitto di interessi. L'agenzia di stampa Reuters ha calcolato, prendendo a riferimento i prezzi praticati sui vaccini negli Usa, che i prodotti di Pfizer e Moderna potrebbero costare all'Europa oltre 10 miliardi di euro. Certo, alla fine, sui prezzi ci sarà un controllo della Corte dei conti europea, ma prima che questo avvenga passerà molto».
Come mai il silenzio su quanto la Commissione pagherà le dosi?
«Potrebbero voler nascondere che pagano troppo. Guardate quello che è successo con il Remdesivir, l'antivirale usato contro il Covid. La Ue aveva contrattato un accordo quadro di 1 miliardo a inizio ottobre per 500.000 trattamenti anche se il 23 settembre l'Oms aveva detto che il farmaco non funzionava. Si è fatta buggerare, o lo sapeva ed è andata avanti lo stesso?».
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Sono tante le domande sulla somministrazione dell'antidoto al Covid-19. Pochi dati e scarsa trasparenza per un'operazione le cui percentuali di efficacia sembrano «numeri dati al lotto».Le riviste scientifiche americane hanno riportato le testimonianze delle prime «cavie» cui è stato iniettato il farmaco: febbre alta, mal di testa, vomito, stress. E la metà degli statunitensi non vuole farsi vaccinare.L'eurodeputato belga Marc Botenga: «In caso di "difetti nascosti" a pagare i risarcimenti ai malati non saranno le Big Pharma, ma gli Stati».Lo speciale contiene tre articoli.Sarà gratis, la priorità l'avranno il personale medico-sanitario e gli anziani, saranno a disposizione 202 milioni di dosi ed è probabile che a ciascuna persona ne serviranno 2 a distanza di qualche tempo, i primi arriveranno a gennaio. L'operazione non sarà obbligatoria, almeno per il momento. Sono queste le uniche certezze che abbiamo sulla vaccinazione contro il Covid. La campagna inizierà a gennaio per completarsi a fine anno. Due sono le case farmaceutiche che per prime metteranno a disposizione il vaccino: il 20 dicembre la Pfizer e il 12 gennaio Moderna. Da queste aziende avremo rispettivamente 8 milioni e 1,346 milioni di dosi. Per i vaccini che necessitano di catena del freddo standard ci sarà un sito nazionale di stoccaggio e siti territoriali. Nella fase iniziale le vaccinazioni saranno centralizzate negli ospedali o con unità mobili. Serviranno circa 20.000 persone e quindi oltre ai medici saranno chiamati a partecipare anche gli specializzandi. A parte questi titoli sciorinati dal ministro della Salute, Roberto Speranza, nulla si sa su come l'operazione vaccini sarà organizzata a livello territoriale. Non sono state ancora comunicate le strutture, a cominciare dagli ospedali, in grado di conservare il vaccino Pfizer, il primo ad arrivare e quello più delicato da gestire dal momento che va tenuto a meno 75 gradi. E sono ancora tanti i punti oscuri e gli interrogativi di questa vaccinazione di massa.Innanzitutto, che cosa sappiamo dei due farmaci Pfizer e Moderna, che stanno per arrivare sul mercato? Sappiamo che sono il frutto di una tecnologia avanzata e che dovrebbero rappresentare un salto rispetto ai tradizionali vaccini. Ma proprio perché è un prodotto innovativo ci saremmo aspettati una maggiore trasparenza e più dati sui risultati della sperimentazione. Enrico Bucci, Ph.D. in biochimica e biologia molecolare, professore aggiunto alla Temple University di Philadelphia, in un post sul suo profilo Facebook ironizza sui risultati sbandierati dalle industrie del farmaco. «Le comunicazioni di percentuali di efficacia sono numeri a lotto, sia per motivi tecnici, perché basate su campioni troppo piccoli e quindi corredate di un intervallo di incertezza molto ampio, sia per motivi concreti, perché nessun numero è stato fornito alle autorità regolatorie, come Ema (European medicines agency, Agenzia europea del farmaco, ndr), per poter effettuare un calcolo. Vanno dunque intese per ciò che sono: messaggi ottimistici agli investitori e ai concorrenti, quando provengono dalle aziende, e agli elettori e cittadini, quando provengono dai politici».Un interrogativo è la durata della copertura dal virus. L'antinfluenzale dura meno di un anno. Non è noto se il vaccino protegge dalle complicanze del Covid e se i soggetti vaccinati che si sono ammalati hanno avuto un decorso della malattia meno grave rispetto ai soggetti non vaccinati che si sono ammalati. Punto interrogativo anche sul grado di protezione per gli anziani. Il vaccino riuscirà a proteggerli allo stesso modo dei giovani? Inoltre sempre riguardo agli anziani, dal momento che si richiedono due dosi, non c'è il rischio che non possano essere tollerate se il paziente ha anche altre patologie, cosa non rara con l'età avanzata?È un altro interrogativo ancora senza risposta: e se chi si immunizza diventa poi un portatore sano? L'obiettivo dei governi è la cosiddetta immunità di gregge, ma questo traguardo potrebbe allontanarsi se chi è stato vaccinato dovesse diventare un portatore sano o asintomatico, cioè un individuo infettato dall'agente patogeno trasmissibile che però non presenta sintomi della malattia.Finora ci sono state solo dichiarazioni alla stampa, ma manca una pubblicazione scientifica in grado di chiarire questi dubbi.Tant'è che diverse associazioni di medici e infermieri negli Stati Uniti hanno fatto sapere che supporteranno la vaccinazione soltanto quando avranno a disposizione precisi dati scientifici.È il tema più controverso che ha scatenato subito il partito dei cospirazionisti e dei No vax. Sappiamo che i vaccini contro il Covid sono ottenuti con tecnologie avanzate ma, senza entrare nel ginepraio delle polemiche sull'ingegneria genetica, vale comunque la pena ricordare che a luglio la Commissione europea ha proposto un regolamento per derogare ad alcune disposizioni della direttiva sugli organismi geneticamente modificati (Ogm) per le sperimentazioni cliniche e sui trattamenti che contengono o sono costituiti da Ogm. «Alcuni vaccini», si legge sul sito del Parlamento europeo, «e trattamenti anti Covid già in fase di sviluppo possono essere definiti Ogm e sono quindi coperti dalle direttive Ue sugli Ogm». La deroga, si precisa, sarà temporanea e legata alla pandemia.In Gran Bretagna il Comitato congiunto per la vaccinazione e l'immunizzazione ha sconsigliato la somministrazione alle donne in gravidanza. Su Clinical Trial, un database di studi clinici finanziati con fondi pubblici e privati condotti in tutto il mondo, è comparso un report di Moderna su una sperimentazione del vaccino che esclude le donne in gravidanza. Non solo quelle in evidente stato interessante. Per accedere alla sperimentazione bisognava astenersi da rapporti sessuali 28 giorni prima della dose e continuare la contraccezione nei 3 mesi successivi alla seconda dose. Per gli uomini valeva la restrizione di aver praticato la contraccezione e di essersi astenuti da rapporti sessuali dal momento della prima dose e fino a 3 mesi dopo la seconda dose. Questo lascia intendere che chi invece non si trova in tale condizione non è stato testato. Quindi che cosa succede se si viene vaccinati in una situazione di gravidanza iniziale? O si hanno avuti rapporti sessuali?La contrattazione per l'acquisto dei vaccini fa capo alla Ue. Al momento la Commissione non ha fornito i contenuti dei contratti stipulati: la mancanza di trasparenza è uno dei maggiori limiti di tutta l'operazione vaccini anti Covid. Pertanto, non si conoscono il costo sostenuto e in quali situazioni scatta la responsabilità con obbligo di indennizzo in caso di effetti collaterali non previsti. Chi si ammala a chi potrà rivolgersi per ottenere un risarcimento? L'Agenzia italiana del farmaco, interpellata sul tema della responsabilità di eventuali effetti collaterali, ha spiegato che «come per qualunque altro vaccino la responsabilità è in capo all'azienda farmaceutica, tranne che per le reazioni avverse indicate nel foglio illustrativo, come previsto dalla legge». Ma sono proprio le reazioni avverse l'oggetto del mistero. E a pagare potrebbero essere chiamati anche gli Stati che hanno contribuito a finanziare le ricerche.Infine, non ha ancora una risposta chiara l'interrogativo su che cosa accadrà se non si raggiungerà l'obiettivo dell'immunità di gregge, se cioè oltre il 70% della popolazione non si vaccina. Il farmaco potrebbe diventare obbligatorio in modo più o meno esplicito. Per esempio, potrebbe essere reso obbligatorio il rilascio di una sorta di passaporto sanitario per spostarsi liberamente anche all'estero. 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La rivista americana Science riporta la testimonianza di un biologo quarantenne, Luke Hutchison, che si è offerto volontario per una sperimentazione del vaccino di Moderna. Dopo aver ricevuto la seconda iniezione, un braccio si è gonfiato «come un uovo», riferisce Hutchison che ha fornito anche una foto dell'arto arrossato. Nel giro di poche ore dopo la somministrazione del farmaco, ha avuto la febbre alta oltre 39 gradi, accompagnata da forti dolori muscolari e alle ossa: «Ho cominciato a tremare e ho passato la notte davanti al telefono nell'incertezza se chiamare l'ambulanza». I sintomi di Hutchison si sono risolti dopo 12 ore. Bernice Hausman, esperta di controversie sui vaccini al College of medicine della Pennsylvania State University, ancora su Science ha sollevato il problema di come supportare le persone con reazioni serie. Hausman richiama l'attenzione su strutture in grado non solo di effettuare la vaccinazione ma anche di assistere i vaccinati. C'è la testimonianza di Ian Haydon, che ha ricevuto la dose più alta del vaccino Moderna nella prima sperimentazione umana. Riferisce di aver avuto brividi e mal di testa, dolori muscolari, stanchezza, nausea e febbre alta a 39,6 gradi. È stato sottoposto a cure urgenti e in seguito ha vomitato ed è svenuto prima che i sintomi si ritirassero, circa 24 ore dopo. Haydon dice che la sua esperienza è stata «un piccolo prezzo da pagare» per la possibilità di tornare alla vita normale. Su Scientific American è comparso un articolo di William Aseltine, scienziato noto per gli studi sull'Hiv e sul genoma umano, professore all'Harvard medical school, che mette in guardia dal rischio di avere fretta nello sfornare un vaccino. Fattori come l'età influiscono sulla risposta alla copertura contro il virus: «Più invecchiamo, peggiore è la capacità di rispondere ai vaccini. La resistenza alla vaccinazione inizia sui 30 anni e diventa progressivamente più profonda con il tempo. E con il Covid gli over 60 sono la popolazione più a rischio. La vaccinazione degli anziani a volte può avere successo somministrando dosi ripetute e aumentando la potenza del vaccino con adiuvanti che però possono essere rischiosi per chi è in età avanzata». Aseltine definisce una «follia affrettarsi per un vaccino nel 2020 se è probabile che abbia solo un beneficio limitato per la popolazione più bisognosa e potrebbe mettere a rischio persone altrimenti sane». Lo scienziato mette in guardia dal rischio che effetti collaterali possano incrinare la fiducia in altri vaccini salvavita: «Vale la pena aspettare un vaccino sicuro, efficace per tutti coloro che sono a rischio, soprattutto quando abbiamo altre soluzioni in mano. Sappiamo dall'esperienza dei Paesi asiatici che l'epidemia può essere fermata con misure di salute pubblica di base: test diffusi, tracciamento dei contatti e quarantena controllata obbligatoria, non necessariamente in una struttura sanitaria pubblica, ma nelle case con supervisione virtuale. Questi sforzi da soli potrebbero portare le nuove infezioni quasi a zero in poche settimane». Il Clinical Trials, un registro di studi clinici, il più grande database di sperimentazioni cliniche, riporta un articolo del giornalista inglese Reynald Castaneda, specializzato in temi scientifici, nel quale ci sono interventi di esperti perplessi sulla fretta con cui la casa farmaceutica AstraZeneca ha riavviato le sperimentazioni dopo che due volontari hanno avuto gravi effetti neurologici. Un editoriale sul British medical journal denuncia la scarsa trasparenza nei risultati dei test mentre il Washington Post riferisce che tra medici e infermieri ci sono molte perplessità sul vaccino: prima di sostenerlo, vogliono più dati sulla sperimentazione. La diffidenza sarebbe tale che molti di loro hanno detto chiaramente che non saranno in prima fila a farsi vaccinare. Secondo un rapporto di ricercatori dell'Università della California, il 66% degli operatori sanitari di Los Angeles intende aspettare prima di farsi vaccinare mentre da un sondaggio dell'American nurses association, un'organizzazione nazionale di infermiere, è emerso che un terzo dei membri non ha intenzione di vaccinarsi e un altro terzo è indeciso. A Boston i principali ospedali universitari stanno lanciando video informativi rivolti al personale medico per convincerli dell'efficacia del farmaco. Un report del Pew Research Center ha rilevato che solo il 51% degli statunitensi è disponibile a farsi vaccinare e il 19% ha fiducia che il processo di sviluppo del vaccino produrrà un prodotto sicuro ed efficace. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-i-dubbi-sui-vaccini-ogm-2649329684.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="ancora-troppi-segreti-sul-contratto-tra-ue-e-aziende-farmaceutiche" data-post-id="2649329684" data-published-at="1607278963" data-use-pagination="False"> «Ancora troppi segreti sul contratto tra Ue e aziende farmaceutiche» La Commissione europea ha firmato 5 contratti con altrettante case farmaceutiche per l'acquisto dei vaccini, ma finora il contenuto è rimasto segreto. Sollecitata dalle interrogazioni parlamentari la Commissione si è rifiutata di fornire qualsiasi informazione su tali accordi, sul prezzo e soprattutto sulle responsabilità qualora emergessero effetti collaterali imprevisti. È avvolto dal mistero il vaccino contro il Covid, più di un segreto di Stato, nonostante ci siano in gioco milioni di vite umane. L'europarlamentare belga Marc Botenga ha cercato di aprire una breccia in questo muro di silenzio, ma finora senza esito. Le sue interrogazioni parlamentari sono cadute nel vuoto, hanno ricevuto risposte generiche e un secco rifiuto quando ha cercato di andare più a fondo. Il Financial Times ha scritto che la lobby dei vaccini dell'industria farmaceutica ha fatto pressing sulla Ue per essere esentata da azioni legali in caso di effetti collaterali. Da Bruxelles, Botenga spiega alla Verità che cosa è riuscito a sapere sulle clausole di responsabilità civile contenute nei contratti tra la Ue e le case farmaceutiche. Chi paga se le cose dovessero andare storte, se nel medio e lungo termine emergessero effetti collaterali seri dalle vaccinazioni? «A settembre scorso il capo della Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare, Sandra Gallina, in un'audizione parlamentare disse che le aziende farmaceutiche sarebbero civilmente responsabili per qualsiasi difetto del vaccino, ma potrebbero evitare di pagare un indennizzo nel caso dei cosiddetti “difetti nascosti". Nell'interrogazione ho chiesto alla Commissione di specificare come e da chi verrebbero definiti i “difetti nascosti" e se la Commissione poteva indicare casi concreti in cui le società farmaceutiche sono esentate in tutto o in parte dal pagamento dell'indennizzo. Infine, ho chiesto se gli Stati membri saranno costretti a risarcire i danneggiati al posto delle industrie del farmaco». Che cosa ha risposto la Commissione? Chi è responsabile se il vaccino provoca danni e chi risarcisce? «Il commissario Ue per la Salute, Stella Kyriakides, ha risposto che nei contratti definiti dalla Commissione europea con le aziende farmaceutiche è previsto l'obbligo da parte degli Stati membri di pagare un indennizzo per effetti collaterali che non si possono prevedere. In base alla direttiva sulla responsabilità del prodotto, ha ricordato Kyriakides, il produttore non è responsabile se dimostra che lo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche al momento in cui è stato messo in circolazione il prodotto non era tale da consentire la scoperta di un difetto. Quindi se la società non è ritenuta responsabile, non è costretta a pagare il risarcimento. E la responsabilità dovrà essere evidente. Qualsiasi difetto, mi ha detto Kyriakides, dovrà essere accertato davanti al tribunale competente con una prova del danno, del difetto e della relazione causale tra difetto e danno. Sarà molto, molto difficile inchiodare le industrie farmaceutiche alle loro responsabilità. Ma c'è di più. Non solo i produttori di vaccino non pagheranno per gli eventuali effetti collaterali, ma riceveranno soldi dagli Stati a titolo di copertura di possibili cause legali». Vuol dire che le aziende farmaceutiche oltre a lavarsi le mani di eventuali danni provocati dal vaccino, riceveranno un indennizzo dai governi? «Proprio così. Nella risposta all'interrogazione il commissario Kyriakides mi scrive questo: gli accordi di acquisto anticipato dei vaccini Covid prevedono che gli Stati membri indennizzino il produttore per eventuali responsabilità sostenute solo a determinate condizioni stabilite nell'accordo. In tutte le altre condizioni non definite negli accordi, gli Stati membri non saranno obbligati a indennizzare il produttore. Ovvero gli Stati farebbero da polizza assicuratrice». La Commissione ha fatto accordi con le industrie farmaceutiche nei quali sono stabiliti una serie di condizioni. Quali? «Qui cominciano i segreti. Alla mia richiesta di conoscere i contenuti degli accordi, cioè le condizioni di acquisto e il prezzo…». È calata la cortina di silenzio? «Peggio. Mi è stato risposto che c'è il segreto commerciale. Ma questo dovrebbe riguardare informazioni sensibili per l'azienda, non le condizioni e il prezzo sui quali sarebbe necessaria la massima trasparenza». Lei ha chiesto a quale prezzo l'Europa acquisterà i vaccini? «Mi è stato risposto con un “no comment"». Che idea si è fatto di questi accordi? «La Commissione sta negoziando i contratti velocemente e non sono sicuro che lo stia facendo nel migliore dei modi». C'è qualche altra cosa che non la convince? «Nella squadra dei negoziatori della Commissione Ue c'è Richard Bergstrom, fino al 2016 a capo dell'Efpia, la lobby farmaceutica europea, quindi un personaggio che è in totale conflitto di interessi. L'agenzia di stampa Reuters ha calcolato, prendendo a riferimento i prezzi praticati sui vaccini negli Usa, che i prodotti di Pfizer e Moderna potrebbero costare all'Europa oltre 10 miliardi di euro. Certo, alla fine, sui prezzi ci sarà un controllo della Corte dei conti europea, ma prima che questo avvenga passerà molto». Come mai il silenzio su quanto la Commissione pagherà le dosi? «Potrebbero voler nascondere che pagano troppo. Guardate quello che è successo con il Remdesivir, l'antivirale usato contro il Covid. La Ue aveva contrattato un accordo quadro di 1 miliardo a inizio ottobre per 500.000 trattamenti anche se il 23 settembre l'Oms aveva detto che il farmaco non funzionava. Si è fatta buggerare, o lo sapeva ed è andata avanti lo stesso?».
Che cosa spinge un pilota a volare senza nessun altro a bordo? Magari a intraprendere un volo lungo e rischioso? Ecco una storia, poco nota, che aiuta a capire noi stessi!
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Da allora gli Stati Uniti hanno provato in mille modi a piegare l’Iran, prima con le cattive, poi con le buone, quindi di nuovo con le cattive. All’inizio sostennero il regime di Saddam Hussein, nella speranza che facesse cadere quello di Khomeini, poi - finita una guerra che durò otto anni e provocò un milione di morti - provarono con le sanzioni economiche. Quindi, con l’arrivo di Barack Obama, tentarono la via dell’accordo, per impedire che Teheran proseguisse l’arricchimento dell’uranio e si dotasse della bomba atomica. Infine, una volta eletto al suo primo mandato Donald Trump, ritornarono alla dottrina delle maniere forti. Resosi conto che l’Iran continuava i piani per ottenere armamenti nucleari, prima ruppe le intese rimettendo le sanzioni e poi autorizzò l’uccisione del capo delle forze speciali iraniane, un’organizzazione che negli anni aveva tessuto una formidabile rete di alleanze militari nella regione. Già, perché l’Iran in mezzo secolo ha cercato di imporre all’islam la sua guida, sposando la causa palestinese e finanziando un’infinità di movimenti terroristici. Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza, gli Huthi nello Yemen, più chiunque fosse in grado di destabilizzare il Medio Oriente. Gli sciiti di Teheran hanno armato fino ai denti tutti, persino gruppi sunniti, con l’obiettivo di conquistare un giorno la Mecca, sfrattando la monarchia saudita. Per capire che cosa questo ha significato è sufficiente pensare a che cosa sia successo negli anni in Libano, Siria, Yemen, Gaza, Iraq e via.
Dunque appare piuttosto curioso che, come ha fatto ieri Ezio Mauro su Repubblica, si definisca l’intervento degli Stati Uniti e di Israele una «Guerra del disordine mondiale». Ciò a cui abbiamo assistito per anni è stato proprio questo: un conflitto permanente che nella regione aveva come obiettivo il caos. Gli ayatollah miravano a spazzare via i governi di Arabia, Giordania, Egitto, per imporre il loro predominio. Per definire ciò che sta accadendo a Teheran si rispolverano vecchie categorie del passato. Si parla di «nuovo imperialismo» e si rivendica la necessità di rilanciare l’Onu, ovvero quella stessa organizzazione che non soltanto ha assistito impotente a ogni conflitto, ma negli anni ha consentito a regimi sanguinari come quello iraniano di salire in cattedra e rappresentare la difesa dei diritti civili. Il responsabile Esteri del Pd, Giuseppe Provenzano, sostiene che l’unica via per risolvere la crisi e ripristinare il diritto internazionale sia il dialogo, senza rendersi conto che la diplomazia è stata sepolta da quasi mezzo secolo di dittatura.
«Infiammare il Golfo è un boomerang», ammonisce l’ex ministro montiano Andrea Riccardi, a capo della comunità di Sant’Egidio, aggiungendo: «Ora Putin e Xi avranno campo libero». Ma se c’è una cosa che si capisce dalle reazioni di Russia e Cina è proprio che la fine degli ayatollah mette in seria difficoltà anche Mosca e Pechino. La prima non potrà più disporre dei droni di fabbricazione iraniana che tanto sono serviti per contrastare le forze dell’Ucraina. La seconda invece non avrà più modo di contare sul petrolio di Teheran per alimentare la sua economia. E il gigante asiatico, senza il combustibile iraniano e venezuelano, non può far correre le sue fabbriche e sarà costretto a rallentare.
Altro che disordine mondiale. Se l’operazione di Stati Uniti e Israele riuscirà a decapitare il regime teocratico di Teheran, il mondo sarà un po’ meno minacciato. O per lo meno questo è ciò che si spera.
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Prima dell’escalation, le stime per il 2026 indicavano un mercato in eccesso di offerta, con prezzi attorno ai 60 dollari. Ora gli analisti avvertono che, se le interruzioni persistessero, oggi i futures del Brent potrebbero anche schizzare a 100 dollari. Secondo Rystad Energy, l’impatto potenziale della chiusura – anche considerando deviazioni via oleodotti sauditi ed emiratini – equivarrebbe a una perdita netta di 8-10 milioni di barili al giorno; le stime parlano di 6,5-7,5 milioni di barili deviabili, ma resterebbe un calo vicino al 13% dell’offerta globale. In base all’analisi storica di Bloomberg Economics, una riduzione dell’1% dell’offerta tende a spingere i prezzi del 4%. Non sorprende che JPMorgan Chase veda scenari a 120-130 dollari, mentre Rabobank è più cauta (oltre 90 nel breve). L’Opec+, l’organizzazione dei Paesi esportatori di oro nero allargata alla Russia, ha annunciato ieri un aumento di 206.000 barili al giorno da aprile: meno dello 0,2% della domanda mondiale, insufficiente a compensare un blocco prolungato.
«Il fattore chiave è Hormuz», ha osservato Ajay Parmar di Icis. La chiusura può avvenire di fatto anche senza atto formale: se le assicurazioni rifiutano la copertura «war risk», le navi smettono di navigare. I premi sono già saliti oltre il 50%: assicurare una petroliera da 100 milioni di dollari costa circa 375.000 dollari a viaggio, contro i 250.000 precedenti. Oltre 150 petroliere risultano ancorate oltre lo Stretto secondo Al Jazeera e i pasdaran avrebbero colpito tre navi, con un morto, feriti e danni. Il colosso Msc ha ordinato alle navi nel Golfo di mettersi al riparo, così come Maersk ha sospeso i transiti.
Il conto non è solo petrolifero. Il Gnl, ovvero il gas liquefatto, è il vero nervo scoperto europeo. In Italia le importazioni nel 2025 hanno superato 20,9 miliardi di metri cubi, un terzo dei consumi nazionali (erano il 23,7% un anno prima), in crescita del 41% sul 2024. Il 90% dei carichi è arrivato da Stati Uniti (44,3%, oltre 9 miliardi di mc), Qatar (24,4%) e Algeria (21,3%). Un blocco di Hormuz avrebbe dunque ripercussioni immediate sui prezzi spot europei e sulle bollette del gas e della luce, dato che metà della produzione di elettricità in Italia è figlia del gas.
L’onda lunga della guerra tocca poi trasporti e commercio. La chiusura parziale degli spazi aerei in Iran, Iraq, Israele e nei Paesi del Golfo ha provocato la più ampia interruzione dei voli dalla pandemia: migliaia di cancellazioni, hub come Dubai in tilt. Secondo i dati raccolti dal sito di tracciamento dei voli FlightAware, domenica mattina oltre 6.700 voli risultavano in ritardo e 1.900 cancellati in tutto il mondo, numeri da sommare alle migliaia del giorno prima.
Dicevamo del commercio... l’interscambio Italia-Paesi del Golfo vale 29,4 miliardi di euro. Solo verso gli Emirati le esportazioni hanno toccato 7,9 miliardi nel 2024 (+19,4%), con un avanzo di 6 miliardi: meccanica, macchinari, moda, gioielli, arredo e agroalimentare. Centinaia di imprese italiane operano nell’area dove risiedono 13.000 connazionali.
Ci aspettano giorni di incertezza, dunque, che è nemica del business. Ma i rincari energetici inevitabilmente impattano sull’inflazione. Secondo uno studio della Federal Reserve, ogni aumento di 10 dollari del petrolio può aggiungere 20 punti base all’inflazione. Se i prezzi salissero di 30-40 dollari, l’effetto sui listini energetici e sui costi industriali sarebbe significativo. «Non sono preoccupato», ha detto Donald Trump, che può contare su produzione petrolifera e di gas di tutto rispetto. Ma per mercati, imprese e famiglie il conto della guerra è già iniziato.
Il fattore determinante sarà comunque il tempo. La durata del conflitto. A metà giugno si temeva il peggio, quando Israele e Iran iniziarono a bombardarsi a vicenda, poi in 12 giorni si concluse la guerra. E i rincari rientrarono. Proprio in virtù di questo precedente un ottimista storico dei mercati come Ed Yardeni ha spiegato: «Non ci sorprenderebbe se l’eventuale svendita dell’S&P 500 (l’indice più rappresentativo di Wall Street, ndr) di lunedì si trasformasse in un rally, trainato dalle aspettative di un calo dei prezzi del petrolio una volta terminata l’ultima guerra in Medio Oriente. Anche il prezzo dell’oro potrebbe registrare un’altra flessione lunedì. I rendimenti obbligazionari potrebbero scendere a causa sia della domanda di beni rifugio sia delle prospettive post-belliche di un calo dei prezzi del petrolio». Chi avrà ragione? Di sicuro la finanza ragiona diversamente dagli imprenditori e dai cittadini, che invece pagano e basta. Intanto, le Borse di Dubai e Abu Dhabi oggi e domani resteranno chiuse.
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Solvie Falzes
Proprio all’arte del benessere, che a tratti sconfina nella sensazione onirica, è consacrato questo albergo, ultimo nato nella famiglia dei Winklerhotels. Inaugurato lo scorso anno, ha aspetti rivoluzionari: la reception rompe un tabù e diventa contigua al garage che, per eleganza e cura, vi dialoga perfettamente. Falzes è famosa per trovarsi su un poggiolo molto soleggiato della Val Pusteria e tutto l’hotel è un inno alla luce che lo inonda dalle pareti di vetro affacciate sul giardino, dove i grandi specchi d’acqua delle piscine riflettono il cielo. «Il concept di design segue un’interpretazione dello spazio aperta e inondata di luce, caratterizzata da forme morbide ed ellittiche», spiegano Stefan Ghetta e Astrid Steinwandter, direttori creativi del progetto. La forma ellittica ricorrente accarezza la vista, l’ariosità rilassa. Anche il tempo si dilata: «Le lancette della colazione si spostano fino alle 11.30 per consentire di gestire liberamente il tempo; il pranzo è leggero con piatti e snack salutari che cambiano ogni giorno, le cene a base di prodotti locali e stagionali», spiega Julian Winkler. L’aperitivo, per chi lo desidera, si spoglia dell’alcool con formule e sciroppi esclusivi del creativo barman Gaborl.
Le 87 camere e suite, di cui 45 nuove suite, hanno nuance naturali come il biondo madreperlato del faggio, le tonalità dell’acqua e della terra, linee semplici ed ellittiche, arredi artigianali e vetrate che diventano pareti di luce. L’acqua è al centro del giardino di 5.000 mq con la infinity pool riscaldata (c’è anche un laghetto con piattaforma per lo yoga). Ma è anche a un passo dalle nuvole: immersi nella piscina al quinto piano, si ammira Falzes dall’alto con la chiesa linda di San Ciriaco, il campanile rosso così appuntito da sembrare una punta di matita che buca il cielo, gli alpeggi di velluto e i boschi.
L’area saune, ricca di trasparenze, comprende zone relax e saune di vario tipo, dove ogni giorno si eseguono tre gettate di vapore e un peeling con sale o zucchero nella sauna Vapor-experience. L’area ideale per famiglie è attorno alla piscina coperta, dove la sauna aromatica alle erbe evoca un tuffo nei prati altoatesini. Karin Reichegger, spa manager e insegnante di yoga, si è occupata personalmente della messa a punto di trattamenti esclusivi e olistici, come il Vegeto dynamic, una dolce mobilizzazione che mira al riequilibrio energetico. Per chi lo desidera, ci sono corsi di yoga e qi gong.
All’aperto il «bagno» nei boschi è un’esplorazione guidata in natura dove il tatto diventa protagonista. Numerose le escursioni organizzate dall’albergo in quota con guida, anche oltre i tre mila metri, e in bici. L’Hotel Solvie si trova a quindici minuti di shuttle (gratuito) da Plan de Corones, dove ricavato nell’ex stazione a monte a 2.275 metri, il museo Lumen racconta la storia e l’eroismo della fotografia di montagna. Il ristorante contiguo AlpiNN è una moderna stube di cristallo che nasce dal progetto Cook the mountain dello chef Norbert Niederkofler. Vicino si trova anche il Messner mountain museum Corones, dedicato all’alpinismo tradizionale, nell’architettura firmata da Zaha Hadid.
Dall’hotel in dieci minuti di shuttle si raggiunge Brunico, con i suoi negozi affacciati alle strade di pietra. Anche Falzes incanta, con il percorso di Landart costellato di opere; il sentiero «Le pietre raccontano» per scoprire la geologia locale; la passeggiata alla malga Haidenberg; il tour in bici lungo la Strada del Sole con sosta al laghetto balneabile d’Issengo. Oppure la visita all’azienda Bergalia, per conoscere il mondo degli oli essenziali alpini. La sera, rientrati, attendono bagni di calore e di acqua al cospetto del tramonto.
Informazioni: www.wrinklerhotels.com; www.suedtirol.info/it.
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