
Non solo a Natale, ma nemmeno per Pasqua potranno tornare a casa i bambini della cosiddetta famiglia del bosco. Considerati i tempi della giustizia italiana, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, in verità, non sanno proprio quando potranno ricongiungersi con i tre figli. È stato fissato il giorno, il prossimo 23 gennaio, di avvio indagine sui genitori da parte della psichiatra Simona Ceccoli, consulente tecnico d’ufficio (Ctu) nominata dal Tribunale dei minorenni dell’Aquila e prima di 120 giorni difficilmente l’esperta consegnerà la perizia.
Ha tempo fino al 5 maggio. Questo significa che la bimba di 8 anni e i gemelli di 6 dovranno stare altri lunghi mesi nella struttura di Vasto che li ospita assieme alla madre e il povero padre deve rassegnarsi a continuare a vederli per un’ora, due volte la settimana. Se non è rieducazione forzata, poco ci manca.
Da novembre, la coppia che abitava in un casolare nei boschi di Palmoli, in Provincia di Chieti, sta subendo ogni genere di pressione (o è ricatto?) per abbandonare il proprio stile di vita nella natura e piegarsi alle volontà di assistenti sociali che, assieme ai magistrati, fanno muro contro la coppia anglo-australiana. Dopo la grave decisione di sospendere la responsabilità genitoriale, nei confronti di Nathan e Catherine l’irrigidimento prosegue. Secondo quanto stabilito dal Tribunale dei minorenni presieduto da Cecilia Angrisano, la psichiatra forense che ieri ha giurato e che lavora nella casa di cura Villa Letizia, nell’Aquilano, dovrà procedere a «un’indagine personologica e psicodiagnostica del profilo di personalità di ciascun genitore», finalizzata a valutare «gli stili relazionali e comportamentali, le capacità e competenze genitoriali» e, in particolare, «la capacità di riconoscimento dei bisogni psicologici, affettivi ed educativi, dei minori».
L’analisi dovrà, inoltre, concentrarsi sull’«attenzione progettuale alle esigenze di crescita del minore, al fine di garantire un adeguato sviluppo psichico». Il tribunale chiede al consulente di valutare «se i genitori presentino caratteristiche psichiche idonee a incidere sull’esercizio della responsabilità genitoriale» e, nel caso, di riferire «se le capacità genitoriali siano recuperabili in tempi congrui rispetto allo sviluppo e alla crescita dei minori», indicando «il percorso educativo che i genitori dovranno allo scopo intraprendere».
Si prende tempo per «forzare la mano» a una mamma e un papà di cui magistrati e assistenti sociali paiono non fidarsi, nell’apparente tentativo di farli risultare non idonei a far crescere figli. «Condizioni di sostanziale abbandono in cui si trovano i minori, in situazione abitativa disagevole e insalubre», le definiva l’ordinanza del 20 novembre che toglieva la responsabilità genitoriale e allontanava da casa i piccoli «privi di istruzione e assistenza sanitaria».
Ieri lo psichiatra Tonino Cantelmi, professore associato all’Università Gregoriana e tra i periti di parte incaricati dai difensori della famiglia Birmingham-Trevallion, con LaPresse sosteneva che «vivere immersi nella natura sia meglio che vivere in una famiglia mafiosa, camorrista o che vive nell’illegalità». Poneva diversi interrogativi: «Soprattutto, in presenza di genitori buoni, amorevoli, attenti, uniti e affettuosi, non mascalzoni, è davvero la strada giusta quella individuata dai servizi? Oppure, pur intenzionalmente cercando di fare del bene, non è forse traumatica per questi stessi bambini?».
I piccoli si sentirebbero in colpa per quanto sta accadendo nella loro famiglia, e questa è un’altra conseguenza drammatica dell’allontanamento. «Possiamo ripensare molte cose, a partire per esempio dalle modalità di prelievo dei minori, preferendo percorsi di accompagnamento a percorsi di sottrazione e mettendo in discussione ogni forma di violenza istituzionale», si è augurato Cantelmi.
Sulla questione era intervenuto anche il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori: «Ritengo non più procrastinabile un intervento organico di riforma legislativa dell’istituto dell’allontanamento dei minori dal nucleo familiare».
Dopo una separazione assurda, in assenza di maltrattamenti, violenze o abusi e che priva tre creature del diritto di crescere nel proprio contesto affettivo malgrado l’accettazione da parte dei genitori degli interventi strutturali richiesti dai giudici e l’offerta di un casale in comodato gratuito da parte di un ristoratore di Ortona dove poter vivere nel frattempo, la famiglia rimarrà ancora separata in attesa dell’esito della perizia.
«Sono sciagurati i tempi della giustizia minorile», commenta Simonetta Matone, deputato della Lega, ex sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Roma dove si è occupata soprattutto di minori. E aggiunge: «Si tratta di provvedimenti nei quali la forma vale più della sostanza. Non tengono in alcun conto il tempo dei bambini, il tempo degli affetti, il tempo della genitorialità». Il tribunale ha disposto anche un’indagine psico-diagnostica sui tre piccoli Trevallion per accertare «le condizioni attuali di vita, l’andamento dello sviluppo cognitivo e psico-affettivo, le figure di riferimento riconosciute e i modelli di identificazione sviluppati».
Sul loro futuro decideranno i giudici, in base ai risultati della perizia. I genitori possono solo sperare sulle contro mosse degli specialisti incaricati dai loro legali, Marco Femminella e Danila Solinas.






