Trump: «Progressi nel vertice con Putin»
Vladimir Putin e Steve Witkoff (Ansa)
  • L’inviato speciale Witkoff ha avuto un colloquio di tre ore con lo zar, definito «molto produttivo» da entrambe le parti. Al momento, però, la Casa Bianca conferma le sanzioni secondarie contro la Russia a partire da domani. Il tycoon telefona poi a Zelensky.
  • Intanto calano i consensi per il presidente ucraino che passa dal 74% di maggio al 58%. Lui intanto liscia il pelo all’Ue.

Lo speciale contiene due articoli.

Prove di cauto dialogo tra Stati Uniti e Russia. Ieri, l’inviato americano per il Medio Oriente, Steve Witkoff, ha avuto un incontro di circa tre ore con Vladimir Putin a Mosca.

Il consigliere per la politica estera dello zar, Yury Ushakov, ha definito il colloquio come «molto utile e costruttivo». Ha poi aggiunto che al centro del meeting sono principalmente emersi due temi: la crisi ucraina e le «prospettive per un possibile sviluppo della cooperazione strategica tra Stati Uniti e Russia». «La nostra parte ha trasmesso alcuni segnali, in particolare sulla questione ucraina, e segnali corrispondenti sono stati ricevuti dal presidente Trump», ha proseguito Ushakov. «Il dialogo prevarrà», ha commentato dal canto suo il Ceo del fondo sovrano russo, Kirill Dmitriev, che, qualche ora prima, si era incontrato con l’inviato americano. Sempre prima del colloquio tra Witkoff e lo zar, Bloomberg News aveva riferito che Mosca sarebbe stata intenzionata a proporre un cessate il fuoco aereo in Ucraina.

Donald Trump, dal canto suo, ha definito su Truth l’incontro di ieri come «molto produttivo». «Sono stati fatti grandi progressi! In seguito, ho aggiornato alcuni dei nostri alleati europei», ha specificato, per poi concludere: «Tutti concordano sul fatto che questa guerra debba finire, e lavoreremo per questo nei giorni e nelle settimane a venire». Tuttavia, poco prima, un funzionario della Casa Bianca, pur sostenendo che il meeting era «andato bene», aveva sottolineato: «Si prevede comunque che le sanzioni secondarie saranno applicate venerdì». Non è quindi ancora certo che si riesca a concludere un accordo diplomatico sulla crisi ucraina entro domani, data fissata dallo stesso Trump come deadline per Mosca. Ricordiamo che, in caso di mancata intesa, il presidente americano aveva annunciato dazi al 100% per quei Paesi che, come Cina e India, comprano prodotti energetici russi.

D’altronde, ieri stesso, poco dopo la conclusione del meeting tra Putin e Witkoff, la Casa Bianca ha aumentato al 50% le tariffe contro l’India, tornando ad accusarla di acquistare petrolio da Mosca: una mossa che ha innescato la reazione piccata di Nuova Delhi che, nelle stesse ore, firmava un accordo con la Russia per rafforzare la cooperazione nei settori dell’alluminio e dei fertilizzanti. Tutto questo mentre, sempre ieri, Trump ha avuto una telefonata con Volodymyr Zelensky e alcuni leader europei. «La nostra posizione comune con i nostri partner è assolutamente chiara: la guerra deve finire», ha affermato il presidente ucraino su X dopo il colloquio, per poi aggiungere: «Abbiamo discusso di quanto era stato definito a Mosca. L’Ucraina difenderà sicuramente la sua indipendenza. Abbiamo tutti bisogno di una pace duratura e affidabile. La Russia deve porre fine alla guerra che ha iniziato lei stessa. Grazie a tutti coloro che stanno al fianco dell’Ucraina».

Non è un mistero che il faccia a faccia di ieri tra lo zar e Witkoff sia avvenuto in una fase di notevole tensione tra Stati Uniti e Russia. Negli ultimi tempi, Trump si è mostrato sempre più frustrato dall’atteggiamento temporeggiatore di Putin sulla crisi ucraina. E, vista la diplomazia in stallo, il presidente americano, negli scorsi giorni, ha promosso la linea dura: oltre a minacciare i dazi secondari sui prodotti energetici di Mosca, ha reso noto di aver spostato due sottomarini nucleari più vicino alla Russia. Non solo. Il Financial Times ha anche riportato che la Casa Bianca starebbe valutando sanzioni contro la «flotta ombra» delle petroliere di Mosca.

Tuttavia, attenzione: le relazioni tra Usa e Russia vanno al di là della sola crisi ucraina. Witkoff è ufficialmente l’inviato americano per il Medio Oriente e, oltre a tenere i rapporti con il presidente russo, si interfaccia costantemente con Benjamin Netanyahu sulla questione di Gaza. È interessante notare come, lunedì scorso, il premier israeliano si sia sentito telefonicamente con lo zar. Non solo. Secondo Kan News, Netanyahu starebbe anche cercando di ridurre le tensioni tra la Casa Bianca e il Cremlino. Non si può quindi escludere che, ieri, Witkoff e Dmitriev abbiano discusso (anche) dell’eventuale ricostruzione di Gaza: un progetto a cui, soprattutto sul piano economico, guardano con estremo interesse non soltanto i sauditi e gli israeliani ma anche gli americani e i russi. Si tratta di un dossier che si collega a sua volta al tentativo di rilancio, accarezzato da Trump, degli Accordi di Abramo. Sarà un caso, ma proprio oggi Putin riceverà il presidente degli Emirati arabi uniti, Mohammed bin Zayed Al Nahyan. D’altronde, se Trump ha bisogno del presidente russo sul dossier del nucleare iraniano, lo zar ha bisogno della Casa Bianca per cercare di recuperare terreno in Siria.

Ma non è tutto. La complessità del rapporto tra Washington e Mosca emerge anche nel contesto dell’offensiva che lo stesso Trump sta portando avanti nei confronti dei Brics. Di recente, il presidente americano è tornato ad accusare il blocco di voler condurre un attacco contro il dollaro. È quindi anche in questa cornice che vanno collocate le tensioni di Washington con Nuova Delhi, Brasilia e Mosca. Lo scontro geopolitico tra la Casa Bianca e i Brics, insomma, passa attraverso economia, valuta ed energia. L’obiettivo ultimo, per Trump, è del resto il duello con il rivale sistemico degli Stati Uniti: quella Cina che ha appena tenuto esercitazioni navali congiunte nel Mar del Giappone con la Russia.

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