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Trump è come Reagan. E merita il Nobel

Trump è come Reagan. E merita il Nobel
ANSA

Ho un suggerimento per i cervelloni del Nobel. Invece di assegnare il premio per la pace a capocchia, come di solito fanno per mancanza di idee (nel 2012 lo diedero all'Europa, che ad ogni conflitto se ne sta a guardare con le mani in mano), diano l'ambito riconoscimento a Donald Trump. Se ieri il dittatore della Corea del Nord e il leader della Corea del Sud si sono abbracciati, lo si deve proprio al presidente degli Stati Uniti e alla sua tanto vituperata politica internazionale. Se non ci fosse stato il bullo con il toupé arancione, il razzista, l'ignorante, il presidente sessista che prende le donne per la vagina, un misogino e un pallone gonfiato (tutti epiteti usati per definire l'attuale inquilino della Casa Bianca) Kim Jong Un non avrebbe attraversato il confine che da oltre settant'anni divide le due Coree e non avrebbe stretto la mano a Moon Jae In.

Insomma, il mondo era sull'orlo del precipizio perché Trump voleva disarmare l'ultimo dittatore comunista, ritenendolo una minaccia per la pace. Come si sa, volarono parole grosse e furono prese nuove sanzioni nei confronti della Corea del Nord e tutti per settimane rimanemmo con il fiato sospeso. Tuttavia, la politica muscolare del presidente Trump in meno di un anno ha dato i suoi frutti. E il primo è quello che si è visto ieri, con i due rappresentanti di un Paese diviso che si sono dati la mano.

Per certi versi, l'operazione condotta in porto da Trump ricorda quella di un altro presidente americano, anch'egli ridicolizzato e preso in giro prima ancora del suo insediamento. Ronald Reagan era per la grande stampa un attore fallito, un modesto politico specializzato in gaffe. Eppure, una volta insediato alla Casa Bianca fu uno dei migliori presidenti degli Stati Uniti. Non soltanto perché rialzò il morale del Paese, abbassando le tasse e facendo crescere l'America ininterrottamente durante il proprio mandato, ma anche perché riuscì a sconfiggere quello che lui stesso ribattezzò l'Impero del male, cioè l'Unione sovietica. E lo fece proprio come Trump, mostrando i muscoli. All'inizio della propria presidenza non esitò a installare nuovi missili nucleari e a varare il cosiddetto Scudo spaziale tanto osteggiato dalla sinistra di casa nostra. La stampa liberal americana e quella rossa di casa nostra coniò per Reagan la definizione di «Cow boy dal grilletto facile», niente di molto diverso da ciò che si dice ora di Trump. Come si sa, Reagan ebbe ragione e schierando le testate nucleari piegò l'Impero del male, costringendo a un accordo.

Ovviamente la storia non si ripete mai uguale e le somme definitive sull'attuale presidente americano bisognerà tirarle a fine mandato, ma ad ora, Trump ha fatto più di quanto fece sul piano internazionale Barack Obama, il quale può portare a proprio merito solo il caos prodotto in Medio Oriente con l'appoggio alle cosiddette primavere arabe. E tuttavia, senza aver fatto nulla, pochi mesi dopo essersi insediato, il primo presidente di colore della storia fu premiato con il Nobel. Perfino lui si vergognò un poco, tanto che commentò la notizia con un «Non so se lo merito».

La commissione politicamente corretta di Oslo ovviamente non darà il premio a Trump, ma può darsi che lo offra a Moon Jae In e a Kim Jong Un per lo storico abbraccio. Così avremo il primo dittatore comunista celebrato con il Nobel. Era già successo in passato che la commissione assegnasse il titolo ad Arafat, campione di guerriglia più che di pace. Ma, come si sa, al peggio non c'è mai fine.

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