- Il colosso televisivo non ha ancora pagato l’ultima rata, nonostante siano state trasmesse le ultime partite del campionato. Di mezzo c’è una battaglia legale che continua da fine maggio, ma adesso il rischio è che quei soldi potrebbero arrivare a gennaio
- Proseguono le trattative intorno al futuro dei diritti televisivi. Il 9 settembre è prevista l’assemblea in via Rosellini, ma la questione si intreccia anche con la rete unica
Lo speciale contiene due articoli
Mentre la Lega di Serie A aspetta il 9 settembre per l’assemblea che dovrebbe decidere la gestione dei diritti televisivi dei prossimi 10 anni, si sono ormai perse le tracce di 130 milioni di euro che Sky deve ancora al nostro campionato. Come nel Processo di Franz Kafka, infatti, da maggio nel tribunale di Milano langue il decreto ingiuntivo che le squadre di calcio avevano promosso contro il colosso televisivo. Sono passati 4 mesi e, nonostante la sentenza del 7 luglio dove vengono riconosciuti i diritti delle nostre squadre di calcio, tutto continua a procedere a rilento. Anzi, c’è il rischio che se dovessero sopraggiungere nuovi provvedimenti di emergenza da parte del governo i soldi potrebbero arrivare a gennaio del 2021. Tanto che tra i presidenti dei club di A c’è chi sostiene che il ministero di Grazia e Giustizia si sia interessato dei ritardi del pagamento, anche perché il calcio è una delle industrie più importanti in Italia, capace di fatturare nell’ultimo anno circa 2,5 miliardi di euro.
Per di più Sky a luglio ha trasmesso le partite del campionato, quindi in teoria avrebbe già dovuto saldare l’ultima rata bimestrale. Quindi tutte le spettanze della scorsa stagione sono state pagate dai club e Sky si rifiuta ancora di pagare per un prodotto che ha trasmesso. Quindi la Lega attende ancora il pagamento del saldo. Per di più l’alibi dei minori ascolti ottenuti dopo la ripresa (che oggettivamente ci sono stati) non regge, però, perché complessivamente gli ascolti della Serie A su tutta la stagione sono in linea con quella precedente
La vicenda è complessa, di mezzo ci sono stati i problemi per l’emergenza sanitaria e lo slittamento delle partite di calcio, ma anche il tribunale di Milano, noto per la sua efficienza, non ha brillato.
A fine maggio mentre il campionato era ancora fermo, i legali di via Rosellini (avvocati Romano Vaccarella e Mariacarla Giorgetti incaricati dal presidente Paolo Dal Pino) presentano un ricorso per il mancato pagamento da parte di Sky dell’ultima ratqa. La scadenza era prevista per il primo del mese. La piattaforma televisiva aveva spiegato le proprie ragioni in una lettera di fine aprile dove faceva riferimento «all’incertezza» della situazione dovuta all’emergenza sanitaria (quindi la mancata ripresa del campionato e la mancata trasmissione delle partite) e chiedeva che la somma venisse decurtata dagli accordi precedenti.
I legali di Dal Pino, però, contestano il mancato rispetto delle clausole del contratto che consentono alla sola Lega Calcio il diritto di modificare il format del campionato. In pratica, secondo gli accordi le squadre di calcio hanno anche il diritto di aumentare o diminuire il numero dei partecipanti, o di spostare le partite in programma o ancora di estendere la durata della stagione sportiva, mentre Sky è obbligata a trasmettere e soprattutto a saldare il pagamento pattuito. A Dazn e Img è stato concesso di ritardare il pagamento, ma non si sono rifiutati mai di pagare.
Per di più nel contratto viene scritto nero su bianco che «il pagamento del corrispettivo non può essere sospeso o ritardato da pretese o eccezioni del Licenziatario qualunque ne sia il titolo ed ancorché oggetto di contestazione in sede giudiziaria». Ed è una postilla fondamentale, soprattutto in un periodo di emergenza sanitaria con gli stadi vuoti e le squadre a secco di introiti del pubblico pagante. Non a caso, dopo un tira e molla di quasi due mesi, il tribunale di Milano non può che confermare le richieste della Lega. La sentenza è dell’8 giugno, ma viene depositata il 6 luglio. Si legge che Il giudice Stefano Tarantola, «letto il ricorso per la concessione di decreto ingiuntivo depositato dalla Lega nazionale professionisti serie A rilevato che dai documenti prodotti il credito risulta certo, liquido ed esigibile; rilevato in particolare che sussiste prova scritta delle obbligazioni contrattuali di pagamento assunte, rispettivamente, dalle società intimate, non risultando dagli atti cause estintive o di inesigibilità di tali obbligazioni», ingiunge «a Sky di pagare, in solido, alla parte ricorrente per le causali di cui al ricorso, entro quaranta giorni dalla notifica del presente decreto».
In pratica, scaduti i termini il primo maggio, data entro cui Sky avrebbe dovuto pagare i 130 milioni, siamo arrivati a metà luglio. Non solo. Considerate le ferie di agosto, il ricorso della tv satellitare dovrà arrivare entro il 13 settembre. Così si perde altro tempo. Per di più il presidente della sezione del tribunale Claudio Marangoni (lo stesso che aveva annullato il bando Mediapro nel maggio del 2018) aveva già deciso di declassare il fascicolo per l’emergenza covid, facendolo ritardare di almeno 20 giorni. A questo si aggiunge la mancata esecutività del provvedimento, anche perché Sky avrebbe convinto il giudice che pagando la prima rata della stagione successiva sarebbe venuta meno l’urgenza dell’ultima. Scelta, quest’ultima, che in Lega Calcio hanno mal digerito, tanto che si è arrivati quasi al punto di rottura. Poi il campionato è ripartito e le partite sono tornate in televisione. I soldi però continuano a non arrivare.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >