Torna al galoppo l’inflazione. Guida per far fruttare al meglio i vostri risparmi
Lo speciale contiene quattro articoli
La digitalizzazione che negli anni ha caratterizzato i mercati finanziari ha permesso di investire somme anche importanti con un clic. Questa però è una vera e propria arma a doppio taglio per i risparmiatori: se da un lato ha permesso a molti di investire i propri soldi con profitto, è anche vero che in molti si sono scottati perdendo i guadagni di una vita. Inoltre, il fenomeno ha portato all'apertura di una moltitudine di piattaforme web in grado di proporre investimenti succulenti avvicinando la finanza più alla roulette russa che non a un modo per far crescere il proprio gruzzolo.
Non è un caso, del resto, se da quando ne ha facoltà - dal luglio 2019 - la Consob ha già chiuso in Italia 436 piattaforme di trading abusive e nel 2018 ha introdotto la Mifid2, l'insieme di norme che regolano la trasparenza in materia di risparmio gestito e adeguano il profilo di rischio dei risparmiatori ai loro investimenti.
D'altro canto, va sottolineato che quello della digitalizzazione della finanza è un processo inarrestabile a cui tutti i più grandi gruppi finanziari stanno guardando. Basti pensare che Poste italiane nei prossimi quattro anni investirà 3,1 miliardi e il 67% di questi serviranno a digitalizzare un colosso che possiede 570 miliardi di risparmi degli italiani. A dirlo è stato di recente l'amministratore delegato del gruppo Matteo Del Fante parlando del piano industriale del gruppo chiamato 2024 Sustain&Innovate.
Le previsioni degli esperti sugli Stati Uniti, la prima economia mondiale, spiccano su quelle di tutti gli altri Paesi avanzati. Lo Zio Sam dovrebbe raggiungere l'immunità di gregge nel terzo trimestre 2021. Presto buona parte dei risparmi accumulati dai cittadini durante la pandemia (pari a quasi 1.800 miliardi di dollari) potrebbe rientrare in circolo determinando un aumento della domanda. Ma anche altrove si vedono i primi segni di ripresa. L'Eurozona è in recupero. I Paesi emergenti e il Giappone sono ancora sopraffatti dalla pandemia, mentre la Cina sembra già ai massimi livelli di crescita.
Anche negli Usa è solo questione di tempo prima che la Federal reserve dia inizio al cosiddetto «tapering», cioè alla riduzione delle iniezioni di liquidità. Anche la Banca centrale europea vorrebbe intervenire con una mossa simile, ma al momento preferisce mantenere la prudenza. Come muoversi dunque?
Secondo gli esperti di Allianz global investors, il mercato azionario americano presenta valutazioni più elevate e in alcuni segmenti decisamente eccessive. Le valutazioni scontano già in larga misura le attese positive, anche se occorre operare una distinzione a livello di area geografica. Tuttavia, l'insieme dei mercati azionari globali non mostra ancora segni inequivocabili della formazione di una bolla. Alla luce dell'aumento delle valutazioni, si dovrebbero privilegiare le azioni non statunitensi. Si tenga conto anche che gli investitori si stanno preparando sempre più a un aumento dell'inflazione, soprattutto a una maggiore instabilità dei tassi inflazionistici.
Nonostante una progressiva riduzione della liquidità da parte delle Banche centrali, negli ultimi mesi i mercati monetari hanno iniziato a scontare un minor sostegno da parte delle autorità negli Usa e nei Paesi emergenti alla luce del rincaro delle materie prime, del rialzo dell'inflazione interna e delle migliori prospettive economiche. Alcune Banche centrali hanno già alzato i tassi, ad esempio in Brasile, Russia e Turchia. In Europa la Bce per ora non si è espressa.
Al momento, quindi, gli spread dei titoli governativi dei Paesi periferici dell'area euro rispetto ai bund sono stabili e non si prevedono grandi cambiamenti a breve. Al contrario, l'avvicinarsi del tapering e l'aumento delle attese inflazionistiche potrebbero determinare un ulteriore irripidimento della curva dei rendimenti Usa. Quanto alle obbligazioni societarie, in tutto il mondo si registrano ampi volumi di nuove emissioni.
La fine del 2020 ha visto le asset class legate ai Paesi emergenti in grande spolvero. I fattori positivi potrebbero continuare anche nella prima parte del 2021. D'altronde, gli ingenti stimoli varati dalle Banche centrali dei Paesi sviluppati hanno sostenuto anche le aree emergenti.
«Alla fine, la politica monetaria della Fed che promette di mantenere i tassi reali bassi per un lungo periodo garantisce un dollaro debole, supporta il flusso di capitali verso le economie e le asset class dei Paesi emergenti», spiegano gli esperti di Arca sgr. «Gli investitori continuano a cercare rendimenti più attraenti rispetto a quelli offerti nei Paesi avanzati. Le opportunità migliori nei bond in valuta forte si trovano ancora nel settore high yield (ad alto rendimento), nei Paesi esposti alla ripresa ciclica, anche delle materie prime e che sono in grado di correggere rapidamente i deficit fiscali imposti dal Covid». Le valute emergenti potranno infine recuperare terreno contro l'euro se si confermerà lo scenario di ripresa ciclica e relativa stabilità del cambio dollaro-euro.
Per chi non vuole investire direttamente in azioni od obbligazioni e non ama provare il brivido offerto dai mercati emergenti, ci sono sempre i fondi comuni di investimento. Si tratta di soluzioni molto amate dagli italiani. Solo a marzo, come spiega Assogestioni, i fondi aperti hanno raccolto 7,5 miliardi su un totale di 8,9 miliardi, segnando il miglior mese da giugno 2017.
la raccolta
Anche in questo caso i risparmiatori si sono sentiti particolarmente propensi a rischiare. Tra i fondi più sottoscritti nel terzo mese dell'anno ci sono quelli azionari (+2,9 miliardi), seguiti dai bilanciati (+1,8 miliardi) e dagli obbligazionari (+1,3 miliardi). Una tendenza riscontrabile in simili proporzioni anche da inizio anno, con la raccolta netta sui fondi azionari che si avvicina agli 8,5 miliardi. Gli asset investiti in fondi aperti e chiusi salgono così complessivamente a 1.230 miliardi e aggiornano il proprio massimo assoluto.
«I mercati azionari restano alti Wall Street è ai massimi storici»
«Fra i Paesi emergenti segnaliamo Slovenia, Vietnam e Kazakistan»
Con la Cina e, più in generale, diversi Stati asiatici avanti con le vaccinazioni contro il coronavirus, sono in molti a ritenere che i Paesi emergenti e quelli di frontiera possano essere interessanti per chi è alla ricerca di buoni rendimento. A patto, però, che se ne conoscano i rischi. «Innanzitutto, bisogna sempre tener presente che i mercati di frontiera sono quelli di Paesi in via di sviluppo caratterizzati da maggiore rischiosità», spiega alla Verità Antonio Sbocchi (foto), responsabile azionario dell'area Pacifico e Paesi emergenti di Eurizon capital. «È opportuno adottare una logica di diversificazione all'interno del proprio portafoglio tradizionale, affidandosi a professionisti nell'approcciare soprattutto questo tipo di investimenti», spiega. «Al di là delle complessità che popolano questo universo di investimento, siamo fiduciosi sulle prospettive del comparto, in particolare perché diversi Paesi presentano una crescita strutturalmente più alta del prodotto interno lordo, hanno valutazioni di mercato più attraenti in rapporto agli utili e ai valori contabili e tendenze al rialzo in termini di trasparenza per gli investitori e maggior liquidità in chiave prospettica. Inoltre, in molti casi sono caratterizzati da una forte espansione dii alcuni settori oggi poco diffusi come il mondo farmaceutico, quello bancario o i beni di consumo». Dove investire dunque? «Alcuni Paesi», dice l'esperto, «in particolare presentano un buon profilo di rischio/rendimento in questa fase storica. Citiamo il Vietnam, il Kazakistan e la Slovenia. Il Vietnam rappresenta un Paese dove affluiscono sempre più gli investimenti di multinazionali straniere, il Kazakistan offre notevoli risorse minerarie mentre la Slovenia è un mercato con cui si può cavalcare l'onda della ripresa a prezzi ragionevoli.
«Bassi guadagni con le obbligazioni. Opportunità con Italia e Messico»
I tassi bassi voluti dalla Banche centrali per supportare l'economia in questi momenti di difficoltà dovuti al coronavirus hanno affossato i rendimenti obbligazionari. Chi cerca dunque la tradizionale sicurezza degli investimenti obbligazionari potrebbe rimanere deluso. Oggi, a grande sicurezza corrisponde quasi sempre un rendimento risicato. «Le politiche monetarie aggressive da parte delle Banche centrali hanno ridotto i rendimenti ovunque nel mondo e, di conseguenza, le opportunità sui mercati obbligazionari per i risparmiatori», dice Mario Buquicchio (foto), responsabile consulenza ai grandi patrimoni di Crédit Agricole Italia. Per chi non vuole proprio rinunciare al mondo obbligazionario, «riteniamo che sicurezza e stabilità siano elementi irrinunciabili per un investitore obbligazionario. Spazio quindi in portafoglio per i titoli di Stato. Sul mercato europeo il debito italiano è l'unico a offrire un rendimento positivo anche su scadenze intermedie e pertanto rimane la nostra prima scelta», dice Buquicchio. «Spazio anche per i Treasury americani dopo l'aumento dei tassi di interesse da inizio anno e l'indebolimento del dollaro americano. Anche in questo caso evitiamo le scadenze più lunghe e diversifichiamo con esposizioni ai titoli legati all'inflazione». Per chi vuole spingersi su mercati più lontani, ci possono essere «selettive opportunità sui mercati emergenti dove in questo momento ci piacciono il Messico, che dovrebbe beneficiare del rilancio della crescita economica negli Stati Uniti, e i Paesi esportatori di materie prime. Rimangono opportunità nel mondo anche dell'alto rendimento, nel credito dei mercati emergenti e nel debito subordinato di emittenti di qualità», conclude l'esperto.
«Fondi comuni per far rendere i soldi fermi sui conti correnti»
Investire in un fondo comune azionario anche per limitare la liquidità sul conto corrente può essere un buon modo per far fruttare il proprio patrimonio. Del resto, il momento è propizio. «Secondo il Fondo monetario internazionale, il mondo crescerà del 6% nel 2021, un incremento mai visto dagli anni Sessanta del secolo scorso», dice alla Verità, Vittorio Gaudio (foto), direttore asset management development di Banca Mediolanum. «Questa forte ripresa è dovuta non solo a un naturale ritorno alle normali abitudini di consumo e di produzione con la graduale uscita dall'emergenza pandemica, ma anche ai giganteschi sostegni generati dalle politiche economiche straordinarie, monetarie e fiscali, adottate in tutte le principali economie, i cui effetti si protrarranno per gli anni a venire», spiega Gaudio. D'altronde, gli interventi delle banche hanno l'obiettivo di creare liquidità e mantenere basso il costo del denaro finché non si avrà certezza di una ripresa solida e duratura. Inoltre, i governi intendono il più possibile sostenere gli investimenti. Tale contesto va compreso da parte dei risparmiatori: la liquidità in conto, che in Italia assume dimensioni notevolissime, continuerà per anni ad avere una remunerazione uguale o prossima allo zero. Anche un altro impiego tradizionale del risparmio, l'obbligazionario, pur con una redditività superiore al conto, si presenta oggi con rendimenti vicini ai minimi storici. «L'unica scelta di valore», conclude Gaudio, «resta allora legata alla costruzione di un piano di investimento diversificato nei mercati azionari globali, capaci di intercettare i motori della crescita, di essere uno scudo del valore reale del capitale e di accompagnare i progetti di vita di medio e lungo termine dei risparmiatori».






