Le toghe favorite dal sistema Palamara hanno fatto carriera. Ecco i nomi più grossi

Tutti lo cercavano. Tutti gli scrivevano. Tutti chiedevano incontri o sostegni. E tutti hanno fatto carriera. Le chat del caso Palamara raccontano gli intrecci senza filtri. Con frasi di questo tipo quando ci si affidava al capocorrente di Unicost: «La mia carriera è nelle tue mani». Come fece Gaetano Sgroia, attuale presidente di sezione al tribunale di Salerno.
E con ringraziamenti quando si incassava il risultato, come quello di Francesco Cascini, che si contendeva la poltrona da pm a Piazza Clodio con il collega Carlo Villani: «Senza di te non avevo speranze». Della vicenda si interessò anche Cascini senior, Giuseppe, al quale Palamara scrisse: «Ora in Terza (commissione, ndr) a difendere tuo fratello». Qualche ora dopo, a battaglia vinta arrivarono i ringraziamenti: «Grazie Luca». Lo stesso Cascini senior, poi, diventò procuratore aggiunto a Roma. Palamara convinse il concorrente diretto Sergio Colaiocco a ritirare la domanda.
È una sequenza. Un filo diretto con il centro delle decisioni. Ed è proprio questa trama che aiuta a comprendere come funziona davvero il Csm quando è attraversato dalle correnti. In alcuni casi si potrebbe ritenere una coincidenza: ma tutte le toghe che hanno bussato alla porta di Palamara quando era componente del Csm (2014-2018) hanno fatto carriera in danno di altri magistrati. Pietro Gaeta compare nelle chat perché avrebbe cercato un’interlocuzione con Palamara tramite Pina Casella, in servizio alla Procura generale della Cassazione: «Ciao Luca sono in ufficio con Gaeta che vorrebbe salutarti come già sai». E ancora: «Ciao Luca. Rimandiamo il tuo appuntamento di domani con Gaeta alla prossima settimana?». In quell’occasione Gaeta ottenne la nomina ad avvocato generale. Poi, ulteriormente promosso nel febbraio 2025, ha raggiunto la carica di procuratore generale della Corte di Cassazione.
E proprio con Gaeta si consuma un passaggio paradossale. Il magistrato è stato l’accusatore di Palamara nel procedimento disciplinare, creando una grottesca situazione che viene ricostruita così: il pm Gaeta chiese ai giudici (la famigerata Sezione disciplinare del Csm) la sanzione massima per l’incolpato Palamara, sulla graticola per una condotta, l’interferenza sul Csm, posta in essere dallo stesso Gaeta in concorso con l’incolpato Palamara. La vicenda arrivò in Parlamento tramite le interrogazioni di Maurizio Gasparri, ma i ministri Alfonso Bonafede e poi Marta Cartabia non hanno mai risposto. Di «polvere sotto il tappeto», per dirla come l’attuale Guardasigilli, Carlo Nordio, insomma, ce n’è in abbondanza.
Paolo Abritti, all’epoca referente Unicost, indicò a Palamara i nomi per le presidenze di sezione a Perugia. Tra le richieste c’era quella per Carla Maria Giangaboni, avanzata con un messaggino stringato: «Giangaboni (Area) pst penale». Sarà proprio lei a finire sulla poltrona da presidente della sezione penale del tribunale di Perugia e a occuparsi poi proprio del procedimento contro Palamara. L’ennesimo cortocircuito. Non mancarono le segnalazioni. L’ex deputata dem Donatella Ferranti, ora in Cassazione (ruolo nel quale ha deciso di recente un ricorso dei sostenitori del No al referendum), si spese per due colleghi: «Luca volevo segnalarti che Eugenio Turco ha uno specifico interesse per pres sezione Viterbo. Cerca poi di parlare con Cascini. Mi raccomando per tutto anche Viterbo oltre Francesco». Le due frecce colpirono il centro del bersaglio. Oggi Turco, ulteriormente promosso a gennaio 2026, è presidente del tribunale di Grosseto. Francesco Salzano, invece, è andato in pensione nel 2025. Il tutto senza conseguenze.
Ci sono poi le intermediazioni. Michele Prestipino, citato nelle chat di Francesco Minisci (diventato procuratore di Frosinone a settembre 2025) si sarebbe speso per una collega: «Per presidente sezione tribunale Messina c’è Romeo, che Michele dice che è in quell’ufficio ed è molto brava». Pochi giorni dopo Minisci tornò sull’argomento: «Come si mettono le cose? Me lo ha chiesto Michele, ci tiene». Anche queste chat finirono in un limbo. Prestipino venne promosso viceprocuratore nazionale antimafia nell’aprile 2024 per poi dimettersi dopo un’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio, la Romeo, che dopo aver ricoperto l’incarico pietito a Palamara, si è trasferita nello stesso ruolo a Catania. Anche le indicazioni diventano nomine stabili. Per Antonella Consiglio viene chiesta e ottenuta dall’ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone la presidenza dell’ufficio gip di Palermo, ruolo nel quale di recente ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare (annullata dalla Cassazione) per l’ex prefetto Filippo Piritore, accusato di aver depistato le indagini dell’omicidio di Piersanti Mattarella. Laura Pedio, indicata chiaramente nelle chat con un «Greco la vuole?» e con un «è sua, capito?», in quel momento diventa procuratore aggiunto a Milano e, senza alcuno strascico per le chat, viene promossa alla carica di procuratore di Lodi nel settembre 2024. Ma era stato proprio Francesco Greco, ex procuratore di Milano, a fustigare pubblicamente il sistema descritto come quel «mondo che vive nei corridoi degli alberghi e nelle retrovie della burocrazia romana e che non ci appartiene e non appartiene ai magistrati del Nord… ci ha lasciati sconcertati». Uscirono poi i messaggi di confidenza tra Greco e Palamara, con tanto di appuntamento a Roma «al solito posto». Anche Francesco Cananzi, giudice in Cassazione, si mostrò molto critico e si era ripromesso di «rifondare la corrente e di scommettere nel rilancio di Unicst com polo moderato». Mandò un messaggio anche lui: «Luca puoi vedere di fare Falco per pst Chieti». Sepolcro imbiancato. Come quello di Massimo Forciniti, già presidente di sezione al tribunale di Crotone e consigliere del Csm con Palamara, autore di messaggi come «intervieni e vota Fidelbo», viene promosso a maggio 2025 presidente di sezione del Tribunale di Catanzaro. Onelio Dodero, oggi fortemente schierato per il No (in un’intervista alla Stampa ha paragonato il referendum a una scelta «tra Barabba… e Cristo», sostenendo che il sì «sgretolerà sempre di più la democrazia»), arriva alla Procura di Cuneo passando dalle chat della moglie Alessandra Salvadori: «A breve votiamo Cuneo. Tutto ok!» e «Grazie Luca! Davvero una bella notizia finalmente». Dodero è tuttora procuratore di Cuneo. Salvadori, invece, presiede una sezione del tribunale di Torino.
Perfino le richieste più insistenti non hanno intralciato le corse verso i posti più ambiti. Paolo Auriemma, pure lui per il No, scrisse: «Colaiocco continua a chiamarmi. Dice che domani si decide sulla nomina di procuratore aggiunto e mi sembra che abbia le idee abbastanza chiare […]. Però se mi dedichi cinque minuti risolviamo questo problema…». Nel febbraio 2025 diventa procuratore della Repubblica di Rieti. E l’elenco potrebbe continuare. Perché di magistrati che, nonostante le chat con Palamara hanno fatto carriera ce ne sono tanti. Basta rileggere i messaggi. Quante volte lo stratega delle nomine ha ricevuto richieste del tipo: «Posso chiamarti?». Perfino per delle richieste di intervento: «Luca vedi che c’è il proc gen che sta esagerando... prima diceva in giro che non andavo bene perché sarei del posto... adesso va dicendo che non vado bene perché sono senza polso». Il tutto in un sistema di relazioni che non si è fermato. E che, alla prova dei fatti, non ha fermato neppure le carriere.






