La mania totalitaria dei progressisti: rieducarci al loro paradiso in Terra
Certi morti, come Henry Nowak, non si prestano alla narrazione. Perciò non indignano.
Certi morti, come Henry Nowak, non si prestano alla narrazione. Perciò non indignano.
Scrittore e cantautore attaccati solo perché non si sono accodati ai mantra progressisti. E così gli amici sono diventati dei fascisti.
L’inchiesta sull’autore del macello di Modena parte «morbida»: con queste premesse finirà in clinica e sarà liberato dopo pochi anni. Ma il gip: «Voleva uccidere più persone possibile e non pare a causa del disturbo schizoide. Pericolo di fuga: forti legami in Marocco».
Affinché la civiltà non si decomponga dobbiamo proteggere la famiglia, presa a picconate soprattutto dal marxismo.
Dalla Brexit in poi è palese il distacco dalla retorica unionista e del «bene comune». La crisi attuale svela la realtà: ci sono interessi specifici, spesso divergenti.
Nel 1996 usciva «Fight Club». Nel bestseller di Chuck Palahniuk, giovani uomini provavano a fuggire dalla mediocrità picchiandosi. Oggi è ancora peggio: contro la solitudine i ragazzi scelgono la violenza, ma tramite il Web, alienandosi ancor di più dalla realtà.
Le tensioni in campo riflettono la geopolitica: Sarajevo vuole ritagliarsi spazio.
Le sue riflessioni poggiano sul presupposto heideggeriano di ineluttabilità della Tecnica e su un’idea del progresso come portato cristiano. Il pur discutibile accelerazionismo, mutuato da Nick Land, nasce dal timore che un potere globale schiacci l’innovazione.
Veruska D’Angelo, che segue la famiglia, punta a scaricare le colpe su mamma Catherine per salvare il proprio operato.
La vicenda della famiglia nel bosco ha attraversato tutte le fasi. Alla fine della scorsa settimana è entrata a piedi pari nel territorio del tragico, con la decisione del tribunale dei minori dell’Aquila di separare ulteriormente i bambini dalla madre,…
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