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Con il generale Marco Bertolini parliamo di difesa comune, del piano Von Der Leyen e delle trattative in Ucraina.
Con il generale Marco Bertolini parliamo di difesa comune, del piano Von Der Leyen e delle trattative in Ucraina.
Il punto di partenza è volutamente semplice, quasi disarmante: anche una vita occidentale moderata, lontana da eccessi e lusso sfrenato, richiede ogni anno «8 tonnellate di sabbia, una tonnellata di metalli puri, tra cui rame, ferro e alluminio, 400 chili di acciaio, 100 chili di plastica, 8 tonnellate di carbone, 1.200 litri di petrolio». A testa. Chi ce li fornisce? Come viene trasportato e lavorato tutto questo ben di Dio? Se rispondiamo a queste domande, si legge nel libro, si capisce subito che la transizione ecologica e quella digitale non stanno affatto smaterializzando la nostra civiltà, ma la stanno rendendo ancora più dipendente dalle materie prime. Auto elettriche, pale eoliche, pannelli solari, batterie, microchip, Intelligenza artificiale: ogni simbolo del futuro verde e tecnologico ha alle spalle miniere, esplosivi, solventi chimici, consumo d’acqua e distruzione del territorio. Quello che mostra Vecchi è come il sogno di un’economia circolare autosufficiente si scontri con una realtà fatta di appetiti crescenti e filiere fragili.
L’umanità oggi muove più terra di tutti i fenomeni naturali messi insieme. La domanda di rame, litio, acciaio e silicio cresce a ritmi incompatibili con l’idea di una transizione rapida e indolore. Evidente quindi l’ipocrisia occidentale. L’Europa, spiega il giornalista e volto di Canale 5, ha progressivamente reso impossibile estrarre e lavorare materie prime sul proprio territorio, senza per questo ridurne il consumo. Il risultato è una dipendenza sempre maggiore da Paesi che non condividono gli stessi vincoli ambientali e politici. Cina, Africa, Sud America diventano lo stomaco e l’intestino di una civiltà che vuole essere solo testa e schermo. La transizione verde, così come viene oggi immaginata, rischia quindi di aumentare le disuguaglianze globali e di spostare semplicemente l’inquinamento altrove.
In particolare Pechino ha costruito nel tempo una posizione dominante che l’Occidente ha sottovalutato, quando non direttamente favorito. E ora scopriamo che il controllo delle materie prime è destinato a diventare uno dei principali terreni di scontro geopolitico dei prossimi decenni, nonché fonte di criminalità se pensiamo ai furti di rame dalle colonnine elettriche.
Ecco, per Vecchi non ci sono ricette miracolose né inviti a tornare indietro. L’autore non contesta la necessità della transizione energetica, ma mette in guardia contro la fretta, l’ideologia e la rimozione dei costi reali. Il messaggio, in fondo, è di buon senso: non si governa il futuro ignorando il peso della materia. E soprattutto non si difende la propria libertà delegando ad altri il controllo delle risorse che la rendono possibile.
Un episodio che fa ordine nel caos di ricostruzioni e indiscrezioni sul delitto di Garlasco. Parliamo del filone Venditti, delle decisioni della Cassazione sui sequestri, del libro di Vitelli e delle gravi lacune investigative emerse nel tempo. Francesco Borgonovo, Gianluca Zanella e Fabio Amendolara fanno luce su errori, omissioni e responsabilità che ancora oggi pesano sulla verità del caso.
Il Regno di Spagna ha dichiarato persona non grata l’ambasciatore del Nicaragua a Madrid, Maurizio Gelli, figlio del «venerabile» Licio, fondatore della Loggia massonica P2. Il più giovane dei figli di Licio Gelli, dopo una carriera imprenditoriale nella natia Arezzo in Toscana, dal 2009 ha iniziato la carriera diplomatica, sempre sotto la direzione del presidente nicaraguense Daniel Ortega, un ex guerrigliero riconvertito al business. Maurizio Gelli aveva cominciato come ministro consigliere presso l’ambasciata di Managua in Uruguay, un Paese dove la famiglia ha sempre fatto grandi investimenti. Dopo Montevideo la sua destinazione è stata il Canada, diventando ambasciatore ad Ottawa nel 2017, per poi arrivare in Spagna nel 2023 quando il governo del socialista Pedro Sánchez ne ha accettato l’accreditamento presso re Felipe VI. Gelli è stato poi nominato ambasciatore (non residente) in Grecia, Andorra, Slovacchia, Repubblica Ceca, Regno Unito e Francia, diventando il rappresentante del Nicaragua in mezza Europa.
Ambasciatore, a che cosa è dovuta la sua espulsione dalla Spagna, insieme a un altro diplomatico nicaraguense?
«Non c’è nessuna motivazione personale, ci tengo a sottolinearlo, perché il mio allontanamento dalla Spagna è basato sul criterio della reciprocità. Il mio governo ha espulso l’ambasciatore spagnolo pochi giorni fa e Madrid ha reagito con la stessa mossa. Ho ricevuto una lettera da parte del governo Sánchez che esprimeva rincrescimento per questa decisione, ma sono delle dinamiche che nella dialettica diplomatica internazionale accadono spesso».
I rapporti fra Spagna e Nicaragua sono pessimi da tempo, e nel 2021 erano arrivati ai minimi storici con Managua che accusava Madrid di cercare di influenzare la politica interna della nazione.
«Io per il ruolo che rivesto non posso entrare in argomenti di questa tipologia, ma rispetto le decisioni prese da due nazioni sovrane e sono già tornato in Nicaragua restando a disposizione del governo».
Il regime dittatoriale di Daniel Ortega e della moglie Rosario Murillo, associata alla presidenza, ha portato quasi all’isolamento internazionale il piccolo Stato, che attraversa una gravissima crisi economica, e la loro politica repressiva di ogni forma di opposizione ha ridotto le relazioni già pessime da tempo fra Nicaragua e Spagna.
La politica di Ortega sta distruggendo quel poco di rapporti internazionali che Nicaragua ancora aveva.
«Sono un diplomatico e non mi occupo di politica, ma io rappresento la mia nazione, della quale sono orgoglioso di aver ottenuto la cittadinanza molti anni fa, in tante nazioni europee con cui abbiamo forti legami. Il Re di Spagna Felipe IV, il presidente francese Emmanuel Macron e anche il nuovo pontefice mi hanno ricevuto accettando le mie credenziali. Questo significa che il mondo accoglie il Nicaragua. L’isolamento internazionale è solo propaganda antigovernativa».
Lei rappresenta la sua nazione in molti Paesi: potrebbe trasformarsi in ambasciatore residente in un’altra nazione europea? O potrebbe essere il turno di suo figlio, già alla rappresentanza diplomatica del Nicaragua in Uruguay?
«Queste sono decisioni che vengono prese dal governo e non dei diplomatici. Io naturalmente resto a disposizione per continuare a rappresentare il Nicaragua. Mio figlio sta facendo esperienza in una nazione importante come l’Uruguay e come me sarebbe onorato di qualsiasi incarico gli venisse conferito dal presidente Ortega».
Ecco #DimmiLaVerità del 3 febbraio 2025. Il pubblico ministero della Dda di Napoli Giuseppe Visone spiega perché l'Anm ha sbagliato a schierarsi per il No alla riforma della giustizia.

