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Tivù Verità | Che cosa c'è davvero dietro il riarmo europeo

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Con il generale Marco Bertolini parliamo di difesa comune, del piano Von Der Leyen e delle trattative in Ucraina.

Usa-Iran, colloqui vicini. Witkoff e Kushner in Pakistan
L'inviato speciale degli Stati Uniti per le missioni di pace Steve Witkoff (Ansa)
I due inviati partono oggi, Vance li raggiungerà in caso di progressi. Hegseth: «L’Iran può fare buon accordo, o colpiremo ancora». Teheran manda una delegazione guidata da Araghchi. L’Agenzia dell’energia: «Persi 120 miliardi di metri cubi di gas fino al 2030».
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Per i ragazzi bruciati a Crans la Svizzera vuole il risarcimento
Getty Images
Fattura da 108.000 euro per tre brevi ricoveri in ospedale. Lo Stato che non ha fatto i controlli sul locale della strage presenta il conto per i doverosi soccorsi alle vittime. Ira dell’Italia: «Scordatevelo». La Meloni: «Richiesta ignobile, mi auguro che la notizia si riveli infondata».
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Infrangiamo le regole Ue ma basta dare soldi agli evasori
Giancarlo Giorgetti (Ansa)
I dati del Mef sono uno schiaffo per gli onesti: oltre un italiano su quattro vive alle spalle degli altri. E solo 1,4 milioni dichiarano più di 75.000 euro. Sforamento è necessario, ma l’Agenzia delle entrate deve vigilare.

Puntuali come le cambiali in scadenza, a fine aprile arrivano le statistiche del Mef sulle dichiarazioni fiscali degli anni precedenti. Il dipartimento delle Finanze elabora i dati del ministero e poi li risputa in pillole che finiscono sulla prima pagina del Sole 24 ore. L’ultima capsula, resa nota ieri dal quotidiano confindustriale, mi ha avvelenato la giornata. La sintesi è nel titolo di prima pagina: «Irfep zero per 11,3 milioni di contribuenti, solo il 3,3 per cento dichiara più di 75.000 euro». In altre parole, siccome nel 2024 a presentare la dichiarazione dei redditi sono stati 42,8 milioni di italiani, significa che più di uno su quattro vive alle spalle degli altri, perché non paga neppure un euro di tasse.

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Il grido dei loggionisti della Scala: «Giù le mani dal rito della coda»
I loggionisti del Piermarini (foto Carlo Melato)
Il Teatro risponde a 200 appassionati: «Nessuna chiusura, ma il problema esiste».

Al Teatro alla Scala di Milano «s’alza un grido», ma per una volta il canto di dolore che scuote la platea, gli abbonati e i palchettisti, giungendo fino agli uffici dell’amministrazione e della sovrintendenza, non arriva dal palcoscenico. È un suono che piomba dall’altissimo (con la minuscola), ovvero dal Loggione (la «piccionaia» per i maligni, «prima e seconda galleria» per chi vende i biglietti).

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