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Con il generale Marco Bertolini parliamo di difesa comune, del piano Von Der Leyen e delle trattative in Ucraina.
Con il generale Marco Bertolini parliamo di difesa comune, del piano Von Der Leyen e delle trattative in Ucraina.
Esultate popoli: Michele Emiliano ha trovato una poltrona. Non è proprio quella che desiderava, gli amici lo descrivono come «furibondo e ferito», nemmeno un vassoio di cozze pelose per festeggiare. Però, ecco, l’ex governatore potrà consolarsi con uno stipendio di tutto rispetto: 130.000 euro l’anno, oltre 10.000 euro al mese, per fare il consigliere giuridico del nuovo presidente della Puglia, Antonio Decaro. Il quale Decaro, per altro, si prende come consigliere a 130.000 euro l’anno colui che ha cercato in tutti i modi di far fuori dalla Regione: non l’ha voluto come consigliere, non l’ha voluto come assessore, però non può fare a meno dei suoi consigli tanto da pagargli 10.000 euro e passa al mese. Non è fantastico? Ma così, intanto, almeno un risultato positivo lo si è ottenuto: finalmente si può potrà varare la giunta della Puglia, bloccata da 52 giorni nell’attesa di sapere quale poltrona sarebbe stata assegnata a Emiliano. Quando si dice la politica a servizio dei cittadini.
La storia di Emiliano negli ultimi mesi è più triste di quella di Calimero. Lo hanno respinto tutti, manco fosse il pulcino piccolo e nero. In principio, infatti, l’ex governatore, in carica già da dieci anni, sperava di avere il terzo mandato. Gli hanno detto di no, altrimenti Decaro non si sarebbe candidato. Allora ha sperato di avere un posto in lista come consigliere regionale. Gli hanno detto di no, altrimenti Decaro non si sarebbe candidato. Allora è intervenuti il segretario del partito, Elly Schlein, e ha convinto Emiliano a fare un passo indietro, buono buono, in cambio della promessa di un posto da assessore. Poi, però, alle elezioni Decaro ha ottenuto un sacco di voti, si è sentito forte e ha deciso che, Elly o non Elly, promesse o non promesse, lui Emiliano in giunta non lo voleva. Ci ha messo 50 giorni per farglielo digerire (e nel frattempo ha tenuto tutta la Regione bloccata), ma poi ce l’ha fatta. L’altro giorno lo ha chiamato e gli ha detto: «Non sarai assessore ma solo consulente giuridico». O mangi ‘sta minestra o salti la finestra. Emiliano ha sbuffato, ha protestato, s’è arrabbiato. Ma poi ha mangiato la minestra. Anche perché di minestre da 130.000 euro l’anno non ce ne sono tante altre in giro, almeno per lui.
E qui viene il punto ancor più divertente di tutti gli altri. A Emiliano, infatti, la poltrona serve non solo per avere uno stipendio (non da poco) in attesa delle prossime elezioni politiche nazionali, ma anche per non dover tornare a lavorare. Come è noto, infatti, l’ex governatore è tutt’ora un magistrato in aspettativa: fa politica da oltre vent’anni, è stato dieci anni sindaco, dieci anni governatore, ha militato attivamente nel Pd addirittura candidandosi come segretario, ma non ha mai mollato la toga. Checco Zalone insegna: mai lasciare il posto fisso. Ora gli è stata promessa una candidatura alle prossime elezioni politiche nazionali (per quello che valgono, come si è visto, le promesse nel Pd). Ma le elezioni si terranno tra un anno e mezzo: se nel frattempo non avesse un incarico pubblico, Emiliano dovrebbe tornare in magistratura. Per questo, per quanto «furibondo e ferito», ha accettato quell’incarico. Sempre meglio che lavorare. Non è detto che basti: la parola finale, infatti, spetta al Csm, l’organo di autogoverno dei magistrati. Sarà Consiglio superiore della magistratura a dire se fare il «consulente giuridico» del presidente Decaro sia un incarico abbastanza importante per prolungare l’aspettativa. Abbiamo il sospetto che dirà di sì, ma in ogni caso non preoccupatevi troppo per il futuro di Emiliano: è già stato pensato il piano B. Nel caso il parere del Csm fosse negativo, potrebbe infatti fare l’assessore di un Comune pugliese, scelto a caso. Magari verrà estratto a sorte, chi lo sa. Oppure lo si sceglierà nel collegio dove poi dovrebbe essere candidato alle politiche, così da rendere il tutto ancor più trasparente.
Non è meraviglioso? C’è un pm di Bari che 22 anni fa si è candidato per diventare sindaco di Bari (come se già questo, di per sé, fosse normale), poi diventa governatore della Puglia, fa politica per tutto questo tempo senza mai smettere di essere magistrato e poi, pur di non tornare in magistratura, accetta di fare il «consulente giuridico» del governatore che gli ha dichiarato pubblicamente guerra, e in ogni caso, pur di avere una poltroncina, si candida pure a fare l’assessore di un Comune a caso, scelto nel mazzo. Tutto perfetto. Compreso il fatto che solo così si riesce a varare la giunta regionale altrimenti bloccata in attesa di trovare il posto giusto per Emiliano. Ditemi se non è chiaro il messaggio che esce da questa storia: quello che conta, nelle istituzioni, non è risolvere i problemi dei cittadini. Piuttosto risolvere i problemi di un ex governatore. Poi si lamentano se la gente non va più a votare.
«Ritengo che la questione del rafforzamento della sicurezza e della presenza degli alleati in Groenlandia sia un tema serio, che però sta nell’ambito del dialogo all’interno dell’Alleanza Atlantica, cioè la Groenlandia va considerata territorio di responsabilità della Nato. La questione che gli americani pongono è una questione seria, ovviamente, e credo che il ragionamento di rafforzare la nostra presenza sia un ragionamento sicuramente necessario da fare all’interno dell’Alleanza Atlantica. Credo che quello però sia l’ambito nel quale discutere questa materia, anche per quello che eventualmente riguarda la nostra presenza». Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un punto stampa all’ambasciata d’Italia a Tokyo.
Il Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, in una nota, «esprime piena fiducia nell’operato della magistratura, certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati» e «conferma la volontà di proseguire il proprio lavoro a tutela della privacy e dei diritti fondamentali dei cittadini». Così la nota di ieri dell’Authority dopo le perquisizioni e i sequestri effettuati giovedì dalla Guardia di finanza in seguito all’indagine aperta dalla Procura di Roma che indaga per peculato e corruzione il presidente eletto in quota Pd, Pasquale Stanzione, e i tre membri Ginevra Cerrina Feroni (Lega), Agostino Ghiglia (FdI) e Guido Scorza (M5s). Il procedimento è stato aperto in seguito ai servizi televisivi mandati in onda dal programma Report e ai racconti dell’ex segretario generale, Angelo Fanizza, che si è dimesso due mesi fa dopo il caso relativo alla richiesta di controlli sulle mail dei dipendenti nella ricerca della «talpa» che ha fornito a Report elementi per le sue inchieste.
Nel mirino della Procura ci sarebbe una gestione dei fondi di cui gli indagati «si sarebbero appropriati attraverso la richiesta di rimborsi per spese compiute per finalità estranee all’esercizio di mandato». E ad avvalorare la «condotta offensiva del decoro dell’ente» si citano «spesa dal macellaio per 6.000 euro in tre anni, parrucchiere, fiori, affitti, soggiorni in hotel a cinque stelle, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia e fitness». Gli inquirenti hanno evidenziato un «significativo aumento» nei costi di rappresentanza e gestione che da 20.000 euro sono arrivati, nel 2024, a 400.000. Soldi impiegati anche per missioni all’estero in particolare quella a Tokyo nel 2023 «il cui costo ufficialmente di 34.000 euro, ma che, secondo documentazione informale, avrebbe superato gli 80.000 euro, di cui 40.000 destinati ai soli voli». Dalle carte del procedimento emerge che la svolta alle indagini è arrivata anche dalle testimonianze di alcune «talpe» interne all’Autorità, rimaste anonime “per ragioni di tutela”, che dal novembre scorso hanno raccontato agli inquirenti cosa avveniva all’interno dell’ufficio.
Nell’ipotesi di corruzione rientrano le sanzioni a Meta di Mark Zuckerberg, da 44 milioni di euro a 1 e mezzo, per il primo modello di smart glasses, e quella a Ita Airways ridotta in cambio di tessere «Volare Executive», del valore di 6.000 euro ciascuna. Inoltre la Procura spiega che «il responsabile della protezione dei dati della compagnia aerea, nel 2022 e 2023, era un avvocato membro dello studio legale fondato da Guido Scorza (consigliere) e del quale è tuttora partner la moglie di questi». «Sono tranquillo», aveva dichiarato a caldo Stanzione.
Intanto ieri, mentre alcuni difensori degli indagati hanno annunciato un ricorso al Riesame per chiedere il dissequestro di quanto acquisito dalle Fiamme gialle, le opposizioni hanno chiesto le dimissioni dell’intero collegio. I componenti del Pd della commissione di Vigilanza Rai si interrogano: «Cosa ne pensa il presidente Meloni su quanto è emerso? Non dovrebbero dimettersi tutti i dirigenti che hanno usato soldi pubblici in modo improprio?». A chiedere le dimissioni c’è anche la segretaria generale della Fisac Cgil, Susy Esposito, il segretario generale della Cgil Roma e Lazio, Natale Di Cola, e il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari: «Serve un gesto di responsabilità da parte del Collegio. Un gesto che non può che tradursi nelle dimissioni». Va oltre le dimissioni Matteo Renzi: «Il Garante per la privacy andrebbe abolito». Invece per il senatore di Fi, Maurizio Gasparri, «il Garante dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto. Ma trovo molto più grave il caso del dossieraggio. Ciò che mi scandalizza di più è la vicenda degli archivi di Bellavia, consulente di giustizia di Ranucci e di Report, e il caso di dossieraggio impunito in Italia riconducibile a Striano».
Oltre al profilo penale, la vicenda può portare a prove di competenza della Corte dei Conti e a una possibile contestazione di danno erariale. Dagli uffici della Corte ci si limita ad un «no comment», segno che i magistrati contabili potrebbero aprire l’istruttoria.
L’interprete albanese, protagonista del capolavoro di Puccini al teatro dell’Opera di Roma, svela la psicologia del personaggio. E racconta la folgorazione per I Tre tenori quando nel suo Paese il comunismo crollava e l’Italia sbucava dalla tv.

