Dai cinema storici alle «case igloo» di Milano: il genio creativo di Mario Cavallè

Nato povero, riuscì a studiare durante la Grande Guerra prendendo due lauree. Applicò i principi ingegneristici all'estro artistico specializzandosi nella costruzione di sale cinematografiche. Sue le famose «case igloo» di Milano.
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«Self-made man». Un'espressione inglese che si addice perfettamente alla figura di Mario Cavallè, uno dei rappresentanti più eclettici e visionari del panorama dell’architettura italiana del XX secolo.
Nasce a Milano da una famiglia modestissima, ai limiti della povertà, nel 1895. Emigra in Germania ancora ragazzo per lavorare in una ditta di export e nel frattempo frequenta una scuola di applicazione tecnica. Torna in Italia e poco dopo deve vestire la divisa per lo scoppio della Grande Guerra. Combatte in Cadore (dove guadagna la medaglia di bronzo) e riesce a studiare lo stesso, diplomandosi presso un istituto tecnico di Udine. Si congeda nel 1919 e si iscrive a Milano ad ingegneria e architettura contemporaneamente. Si laurea in entrambe tra il 1922 e il 1923 per poi diventare successivamente docente in tecnica delle costruzioni ad Architettura. Un’ascesa frenetica, che in pochi anni proietta Cavallé dai quartieri popolari alla cattedra del Politecnico, alla frequentazione di grandi artisti e architetti come Adolfo Wildt e Piero Portaluppi.
Ingegnere ed architetto contemporaneamente, Cavallé seppe mescolare le due professionalità come pochi altri. I risultati si videro già dalle prime realizzazioni di abitazioni private degli anni Trenta, come la villa commissionata dal collega Latis a Magreglio. Qui echi del modernismo nelle forme dell’abitazione (che anticipò quelle che sarebbero state le suspended houses, le case sospese americane) si mischiarono agli interventi ingegneristici nei materiali e nella progettazione come il Una gran parte dell’edificio è infatti sollevata dal suolo, in modo da ottimizzare l’isolamento termico sorretta un unico pilastro in corrispondenza del centro del soggiorno circolare al primo piano, struttura armata da 4 rotaie e mensole controventate. Una soluzione all’avanguardia per un’abitazione privata dell’epoca. Nel 1940 realizzò a Milano Marittima la villa Perelli, poi divenuta Residence Touring, un edificio dalla pianta semi-ellittica retto da 5 colonne in cemento a forma di stelo. Oggi esiste ancora purtroppo in stato di abbandono.
La visione di Cavallè, proiettata nel futuro, si espresse negli anni prebellici in un settore in fortissima espansione in quegli anni, quello delle sale cinematografiche. La crescente richiesta di spazi sempre più capienti per le proiezioni si rivelò un ottimo settore per le capacità ingegneristiche e l’estro architettonico creativo di Cavallè. Cominciò nel 1929 con il cinema Impero di Milano, il primo ad essere attrezzato per il sonoro, della capienza di oltre 1.300 posti. Il capolavoro costruttivo è sicuramente il cinema Astra, sempre a Milano in Corso Vittorio Emanuele, una delle sale più iconiche dal panorama italiano, che durante la guerra fu attrezzata da Cavallé con un rifugio antiaereo e dotata di uno scenografico scalone in ferro battuto. L’architetto milanese, che realizzò 170 cinema in tutta Italia, brevettò anche avveniristici brevetti di copertura in ferro e cemento, come le volte a traliccio in cemento armato.
Nel secondo dopoguerra Mario Cavallé realizzò quella che forse è da considerarsi l’opera più estrosa del suo lungo curriculum. L’idea nacque in una Milano ancora coperta dalle macerie, dove il problema degli alloggi dei sinistrati dei grandi bombardamenti fu terreno di discussione tra i più importanti architetti come Figini, Pollini, lo studio Bbpr e Giò Ponti. Cavallé partecipò alla ricostruzione della città ferita con il progetto assolutamente originale delle cosiddette «case igloo» di via Lepanto, pensate come case provvisorie per i senzatetto. L’architetto milanese si ispirò alla moda coeva delle case a pianta circolare nata negli Usa ed inaugurata dall’architetto Wallace Neff per il suo «igloo village» realizzato nel 1941 in Virginia, per progettare le sue case «igloo», ancora oggi esistenti nel quartiere milanese della Maggiolina. Le casette a pianta circolare erano di forma emisferica, con finestre su due livelli per garantire la luminosità interna. La superficie abitabile era di soli 45 metri quadri ma la disposizione degli ambienti rendevano la casetta vivibile per una famiglia media. Avevano, oltre al piano terreno, una stanza da letto anche al piano seminterrato. Ne furono costruite 12, di cui due a forma di fungo con tanto di decorazioni a pois bianchi sul tetto ispirate alla cappella dell’amanita muscaria, il fungo delle fiabe. Queste ultime sono state demolite negli anni Sessanta assieme a due igloo. Oggi ne rimangono 8 regolarmente abitate.
Mario Cavallè offrì il proprio talento ingegneristico ma allo stesso tempo estroso anche per la costruzione di chiese, tra cui spicca quella del Santissimo Crocifisso di Ponte Tresa (Varese), realizzata nel 1960 e caratterizzata dalla pianta particolare a forma di ventaglio, chiusa dalle coperture ad arco, vera specialità dell’architetto-ingegnere.
In pensione dall’insegnamento dal 1966, Mario Cavallè proseguì l’attività di progettista fino al 1974 con l’ultimo cinema realizzato a Treviglio (Bergamo). Si spegne a Milano il 31 marzo 1982.












