fondi cinema

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La cerimonia del David di Donatello tempestata dai comizietti delle star contro il fascismo, il berlusconismo e l’impoverimento intellettuale. La verità è che vogliono continuare a essere finanziati dallo Stato per produrre film che guardano solamente loro.

Un paio di anni fa avrebbero parlato di riscaldamento globale. Ancora prima, con Matteo Salvini ministro, si sarebbero spesi con gli occhi lucidi a favore dell’immigrazione di massa. Adesso va di moda la Palestina, e dunque registi, scenografi, attori e Vip assortiti premiati ai David di Donatello si sono scatenati sul tema: chi deprecava il genocidio, chi plaudiva alla Flotilla...

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Buttati altri soldi nei film. Ma è Giuli o Franceschini?
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli (Imagoeconomica)
Il ministro si straccia le vesti per il mancato finanziamento del documentario su Regeni, spara a zero sulle «sue» commissioni cinema, stanzia altri 20 milioni (626 in totale) e annuncia una riforma d’intesa con il Pd.

Quella di Giulio Regeni è la storia terribile di un omicidio politico, però quella del film a lui dedicato è invece una banale vicenda di soldi pubblici reclamati e negati. La pellicola incentrata sul ricercatore assassinato dieci anni fa in Egitto è stata usata nelle scorse settimane per costruire uno scandalo contro l’attuale maggioranza, una querelle che, ahinoi, rischia di avere successo e di riportare al passato il sistema di finanziamento pubblico del cinema italiano.

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Giuli batte un colpo: «Se non mi ostacolano bonifico il perverso sistema tax credit»
Alessandro Giuli (Ansa)
  • Dopo il caso Corona, il ministro alla «Verità» assicura una legge contro gli automatismi che da anni garantiscono sussidi a pioggia.
  • Per la sua serie animata, il vignettista di sinistra è passato all’incasso al Mic. Come anche le grandi produzioni per Netflix e Sky.

Lo speciale contiene due articoli.

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Se non sei del «clan» progressista finisci esiliato dietro le quinte
Enrico Montesano (Ansa)
Nel cinema chiunque non si inchini alla sinistra è escluso dai set (e dai cospicui fondi statali). Basti vedere Montesano: per essersi opposto ai diktat pandemici e aver messo una maglia della X Mas, è stato epurato.
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Prosegue la carrellata di pellicole costate un patrimonio ma che hanno visto in pochi. Il governo transalpino con i cineasti che chiedono più soldi: «Non decide il mercato». Gli autori tricolori vogliono smarcarsi da Alessandro Giuli.
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