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Tasse, l’autocondono dei deputati siciliani

Non ce la fanno. Proprio non ce la fanno. Non ne vogliono sapere di saldare i loro conti con il fisco. Rateizzazioni, opposizioni, rallentamenti, dilazioni. E intanto il debito degli onorevoli siciliani nei confronti dell'erario resta lì, talmente immobile e immutabile che al confronto la piramide di Cheope è Zelig. Ricordate? Sono passati quasi 10 mesi da quando scoppiò lo scandalo: polemiche, baruffe, accesi dibattiti in Tv. Gli italiani all'improvviso scoprirono che nell'isola «era prassi» non chiedere il pagamento delle cartelle esattoriali a chi era eletto al Parlamento nazionale o a quello regionale. Un privilegio aggiuntivo, come se non bastassero stipendi d'oro e conseguenti vitalizi.

Sono passati 9 mesi, il tempo in cui normalmente si riesce a mettere al mondo un bambino. E ci siamo chiesti: gli onorevoli siciliani saranno riusciti a partorire il pagamento dei loro debiti? Purtroppo i dati che La Verità è in grado di darvi in esclusiva sono piuttosto sconfortanti: al 21 settembre 2016 risultano avere ancora un debito con il fisco 20 senatori siciliani, 39 deputati nazionali, 155 deputati regionali delle precedenti legislatura e ben 77 su 90 deputati regionali attualmente in carica. Quest'ultimo dato è particolarmente sbalorditivo: a gennaio aveva fatto molto scalpore il fatto che fossero morosi 60 parlamentari siciliani su 90. Ora sono 17 in più: sarà l'invidia? Lo spirito di emulazione? O una malattia contagiosa?

Sia chiaro: ora, come allora, va detto che per alcuni si tratta di un debito di poche centinaia di euro, frutto di una multa non pagata o di un piccolo pagamento dimenticato, magari di un errore del commercialista. È il caso, con tutta probabilità, del ministro Angelino Alfano che deve al fisco 435 euro e del sottosegretario all'Istruzione Davide Faraone che ne deve 821; del senatore Lumia, membro della commissione antimafia, che ne deve 723 e del sottosegretario Giuseppe Castiglione, già indagato nell'inchiesta sul Cara di Mineo, che ne deve 667. Un po' più alto, invece, il debito di un altro esponente del governo, Simona Vicari, sottosegretario ai trasporti, che deve al fisco 2.073 euro. Certo: siamo ancora nelle cifre della normale routine, possibile sbadataggine domestica, ma resta il dubbio: una volta che prendi una poltrona di governo, non sarebbe il caso, almeno per dare il buon esempio, di chiudere tutti i conti con l'erario?

Nell'elenco che La Verità è in grado di rivelarvi, però, compaiono anche somme decisamente più alte. Il deputato della lista Crocetta Giovanbattista Coltraro, per esempio, notaio già finito al centro di un'inchiesta per truffa e noto per essere il più ricco dei parlamentari siciliani, risulta debitore di 1.415.113 euro; Fracantonio Genovese, deputato passato dal Pd a Forza Italia con il suo carico di accuse per associazione a delinquere, riciclaggio e frode fiscale, risulta debitore di 966.787 euro, Raffale Nicotra detto Pippo pure lui al centro di diverse inchieste e condannato per danno erariale al Comune di Aci Catena deve 339.443 euro. «Sono un imprenditore, ho avuto delle difficoltà», si era giustificato quest'ultimo di fronte all'inviato delle Iene, che nel gennaio scorso lo incalzava. Allora il suo debito era di 187mila euro. Ora è quasi raddoppiato. Evidentemente le difficoltà sono aumentate.

Come sempre avviene in questi casi, la tendenza ad accumulare debiti con il fisco è trasversale. Colpisce gli esponenti delle vecchie forze politiche (Salvatore Lo Turco del Psdi deve 261.515 euro, Sebastiano Valastro della Dc ne deve 244.261), ma non ne sono immuni neppure i presunti «nuovi», come il leader di Noi con Salvini Angelo Attaguile che risulta debitore di 618.240 euro o il senatore dei Cinque Stelle Michele Giarrusso, anche se il suo debito è di «soli» 36.487 euro. La cosa che colpisce, però, è che hanno un debito con la società di riscossione della Regione Sicilia tutti i presidenti della Regione Sicilia, l'attuale e i suoi predecessori: Rosario Crocetta deve 38.416 euro, Raffaele Lombardo 30.142, Salvatore Cuffaro ben 224.979 euro. E per non farsi mancare nulla alla lista si aggiunge anche il presidente dell'assemblea regionale Giovanni Ardizzone (4.518 euro). Quando si dice dare il buon esempio…

E pensare che il buon esempio servirebbe assai. Riscossione Sicilia (l'Equitalia dell'isola), infatti, dovrebbe incassare oltre 5 miliardi di euro l'anno. Fino all'anno scorso non incassava l'8 per cento, cioè meno di 500 milioni. L'avvocato Antonio Fiumefreddo, non appena arrivato alla guida della società, ha provato a dare una scossa, chiedendo proprio ai parlamentari di fare il primo passo. Per tutta risposta hanno cercato di licenziarlo. In effetti, l'ha fatta grossa: ha minacciato di pignorare onorevoli stipendi e vitalizi, in caso di mancato pagamento del debito, esattamente come avviene con gli stipendi e le pensioni dei cittadini normali. I parlamentari, dopo qualche protesta e sollevazione, hanno garantito che avrebbero provveduto a saldare tutto, in tempi certificati e magari con comode rate. Ma, a quanto ci risulta, nove mesi dopo i pagamenti procedono oltremodo a rilento. Qualche deputato non ha mai pagato nemmeno un euro. A qualcuno il processo di rateizzazione è stato addirittura sospeso. E il debito rimane lì, anzi in molti casi cresce, come dimostrano i dati, che vi abbiamo fornito. Pagare le tasse è così difficile...