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Tagliare le (presunte) pensioni d’oro porterebbe a un calo dei consumi

Tagliare le (presunte) pensioni d’oro porterebbe a un calo dei consumi
Ansa

Un tempo i giovani rispettavano gli anziani, ai quali attribuivano la virtù della saggezza. Oggi, la demagogia contrappone i giovani ai meno giovani e, per assicurare ai primi un reddito definito «di cittadinanza» o «di inclusione», si propone di tagliare le pensioni, apoditticamente definite «d'oro» sulla base di una considerazione non esplicitata: se finora gli anziani hanno aiutato figli e nipoti in difficoltà economiche si può togliere ai primi per dare ai secondi.

Sennonché qualcuno che forse ha difficoltà con l'italiano ha altrettanti problemi con la matematica la quale, com'è noto, non è un'opinione. E non solo, perché si vuole manomettere anche qualche regola del diritto. Di quelle che delineano la civiltà di un popolo. Perché se un lavoratore ha versato nel corso della sua attività professionale, qualunque essa sia stata, i contributi richiesti dalla legge nella prospettiva di una pensione ragguagliata alle somme versate vanta un diritto basato su quella legge, nel rispetto del principio di proporzionalità tra contributi versati ed entità delle pensioni, calcolate con i criteri del sistema contributivo introdotto dalla legge numero 335/95 aggiornandoli nei suoi coefficienti di trasformazione con un apposito nuovo decreto. E se molto ha versato certamente avrà una pensione elevata. Che non è, come si vorrebbe far intendere, un privilegio ma un diritto. Essendo per definizione «privilegio» ciò che attribuisce a un soggetto o a una categoria una posizione più favorevole di quella della generalità degli altri soggetti.

La riduzione che si prospetta ha il sapore di una espropriazione, nel senso che sarebbero stati versati contributi non finalizzati alla pensione. Diversa cosa è l'eventuale partecipazione a esigenze generali della finanza pubblica: si chiama «contributo di solidarietà». È commisurato a una aliquota della pensione ed è limitato nel tempo. Nessuno si è sottratto a questo obbligo morale, e chi ha ricorso ai giudici lo ha fatto quando quel prelievo andava oltre la soglia della ragionevolezza. Come ha detto la Corte costituzionale che ha ricostruito la regola della salvaguardia dei diritti acquisiti, delle garanzie maturate garantite in uno Stato che si è sempre vantato di assicurare certezza del diritto e dei limiti che in un Paese civile incontrano le disposizioni legislative retroattive in materia previdenziale.

Dal diritto alla matematica. Una pensione elevata lascia nella mani del fisco una somma elevata, circa un terzo. Con quella somma lo Stato può pagare altre pensioni. Se queste sono basse ne può pagare diverse. Un esempio. Una pensione lorda di 16.000 euro lascia nelle casse dello Stato oltre 6.000 euro.

È evidente, dunque, che se diminuisce l'importo della pensione si riduce anche il prelievo fiscale e, con esso, l'effetto che si vorrebbe realizzare. Con la conseguenza che il presunto effetto positivo non c'è. Come non c'è un effetto positivo sui consumi, dal momento che l'aumento del numero delle pensioni minime, ancorché si decida di elevare quel livello, non fa aumentare i consumi necessari per assicurare maggiori produzioni e, pertanto, maggiori posti di lavoro. Anzi probabilmente i consumi diminuiscono per l'ovvia considerazione che i trattamenti minimi non invogliano, e che quelli più elevati determinano una compressione delle spese non necessarie per rientrare in uno standard di vita compromesso dalla riduzione della pensione.

Bisognerebbe spiegare a qualche economista improvvisato che i fattori che intervengono a determinare il benessere di una comunità sono vari. Tra questi la spesa pubblica che non è da demonizzare perché è finalizzata a rendere servizi ai singoli e alle imprese. E che anche le pensioni costituiscono una retribuzione «differita» maturata con contributi effettivamente versati e favorisce i consumi.

Con l'occasione va ricordato ai distratti che nulla di serio si è fatto per una revisione che tagli gli sprechi veri. Così nel tempo governi di tutti i colori si sono esibiti in tagli indiscriminati, definiti «lineari» (una certa percentuale degli stanziamenti di bilancio), con l'effetto di aver ridotto il numero di poliziotti e carabinieri o di aver trascurato la manutenzione delle scuole o delle strade. Contestualmente sono state bloccate le retribuzioni dei pubblici dipendenti, in specie dei professori, a onta della tanto decantata Buona scuola che si fa, ovviamente, con docenti bravi e motivati. Sono spese che migliorano le condizioni generali di una comunità e determinano maggiori consumi.

E nulla si è fatto, anche se oggi si preannuncia una correzione, su un sistema fiscale, iniquo e predatorio, che spinge persone e imprese a emigrare.

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Prima di fare domande alla Salis bisogna dichiararle come in dogana
Silvia Salis (Ansa)
L’ispezione chiesta da Matteo Piantedosi dopo l’omicidio di Pietro Alberto Paolo Signor, compiuto dal senegalese Cissé Camara, manda in tilt la giunta di Genova. E per l’anniversario della sindaca i cronisti sono costretti a inviare i loro quesiti.

Ispezioni governative e conferenze stampa addomesticate. A Genova, dopo l’omicidio in un parco cittadino di Pietro Alberto Paolo Signor per mano di un senegalese irregolare, Cissé Camara, il clima politico si è scaldato. La giunta progressista della sindaca Silvia Salis è andata in tilt alla notizia della verifica ordinata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

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La mania totalitaria dei progressisti: rieducarci al loro paradiso in Terra
Henry Nowak (Getty Images)
Certi morti, come Henry Nowak, non si prestano alla narrazione. Perciò non indignano.

Il fatto che in California lo spoglio elettorale abbia caratteristiche da terzo mondo non è poi così grave.

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Sfida a distanza tra Vannacci e Marina Berlusconi
Roberto Vannacci (Ansa)
Il generale soffia altri 4 deputati al centrodestra. La figlia del Cav: «Errori del passato».

Il vuoto che ha conquistato il generale Roberto Vannacci continua a riempirsi e diventa sempre più grande. «Sono 94.000 iscritti», ha tuonato trionfante. «Il partito è partito: non ci ferma più nessuno. Addirittura ci siamo guadagnati la prima pagina dell’Espresso: “Vannacci sarà il vostro incubo”. Molto bene, andiamo avanti su questa linea. Saremo il vostro incubo». Così il fondatore e leader di Futuro nazionale, uscito dalla Lega il 3 febbraio scorso, ha annunciato i cinque nuovi ingressi nel partito che giorno dopo giorno cresce nei numeri e nei sondaggi.

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Il campo largo «attira» più schiavi e poi piange sui campi di pomodori
Elly Schlein, Maurizio Landini e Nicola Fratoianni durante la manifestazione organizzata dalla Cgil per le strade di Amendolara marina dopo l'omicidio di 4 braccianti - tre afghani e un pachistano - avvenuto lunedì scorso (Ansa)
Ad Amendolara, teatro della strage compiuta dai caporali pakistani, ipocrita passerella di Schlein, Landini e Fratoianni. Che chiedono l’esproprio delle aziende «non etiche», dimenticando le coop stile Soumahoro.

Manifestare per importare più schiavi e poi manifestare contro chi li tratta da schiavi. Anche questo è Made in Italy. Ed è la sintesi disarmante del corteo di Amendolara in provincia di Cosenza, dove Maurizio Landini trascina Elly Schlein e la sinistra unita nel più strumentale dei gesti, pur determinato dal più nobile dei motivi: portare umanità dove quattro braccianti sono stati arsi vivi dentro un minivan perché chiedevano di essere pagati.

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