Ecco #DimmiLaVerità del 10 luglio 2025. Mario Gatto, presidente di Globoconsumatori, ci spiega che le multe degli autovelox sono tutte illegittime e, di conseguenza, come farle annullare.
(Ansa)
Approvato il decreto flussi: dimezzati i tempi per fare ricorso. Controllati i cellulari di chi sbarca. In futuro addio ai click day.
Aprire all’immigrazione regolare e avere grande rigore contro l’illegalità. Questa è la filosofia del decreto flussi approvato ieri in consiglio del ministri. A illustrarlo per primo in conferenza stampa, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Ma la norma è frutto del lavoro congiunto di più ministri: oltre agli Affari esteri ha partecipato anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi; quello della Giustizia, Carlo Nordio; quello dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida; quello del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Calderone; quello del Turismo, Daniela Santanchè, insieme al presidente Giorgia Meloni.
Per la parte che riguarda la Farnesina, per il cui lavoro sarà previsto un incremento del personale, da adesso «corre l’obbligo di fornire le impronte digitali per gli stranieri che chiedono un visto nazionale», un obbligo che fino ad ora era previsto solo per i visti Schengen, e «l’eliminazione dell’obbligo per i consolati di dare preavviso formale del rigetto della domanda di visto». E ancora, previsto l’obbligo di verifiche preventive al rilascio del nullaosta o, se il nullaosta è già rilasciato, prima del rilascio del visto per i cittadini di tre Paesi: Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka. Paesi dove «le irregolarità sono state più pesanti». Tajani ha precisato che «questi Paesi non escono dal decreto Flussi ma nell’immediato il rilascio di visti di lavoro sarà sospeso per consentire verifiche effettive in Italia».
«Aggiungo l’obbligo per gli aerei delle Ong di segnalare eventuali incidenti in mare alle autorità marittime italiane immediatamente e la possibilità di ispezionare i cellulari dei richiedenti asilo», ha proseguito il ministro degli Esteri, chiarendo che la misura servirà solamente «ai fini di ricostruirne l’identità e la nazionalità». Sul tema è intervenuto anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano: «C’è l’obbligo di collaborare all’identificazione, posto che chi entra lo fa in modo irregolare. L’obbligo si esplica anche mostrando i dati contenuti nel cellulare, ma solo quelli finalizzati all’identificazione». E ancora: «Non è un atto come la perquisizione e il sequestro, è finalizzato solo all’identificazione».
Per i datori di lavoro ci sarà il nuovo obbligo di confermare l’attualità dell’offerta di lavoro prima del rilascio del visto. Dovrà avvenire soltanto tramite agenzie per il lavoro con il nullaosta rilasciato previe verifiche preventive effettuate in Italia, «quindi escludendo il silenzio assenso». Previsti ulteriori 10.000 nuovi ingressi per assistenti agli anziani e invalidi e «facilitazioni per l’estensione dei permessi di lavoro stagionali in presenza di una offerta di lavoro reale, quindi la conversione in permesso di lavoro a tempo indeterminato sarà fuori quota». Per datori di lavoro che non provvedono alla stipula del contratto di lavoro dopo l’ingresso dello straniero o che utilizzano lavoratori senza contratto sarà inibito l’accesso al sistema per i successivi tre anni. Mantovano ha spiegato che «nel decreto c’è un intento di semplificare il più possibile, di abbattere i tempi e al tempo stesso di dare delle regole certe aggirabili con maggiore difficoltà». Per questo sui click day è prevista «la pre-compilazione delle domande per aumentare i tempi dei controlli. Saranno più di uno, per categorie di lavoratori, e questo permetterà sia la suddivisione per tipologie di lavoro, sia una gestione meno caotica. I sistemi informatici saranno inter-operativi e questo permetterà di dare immediatamente delle risposte di inammissibilità». Sul tema ha aggiunto che l’intenzione è quella di abolirli.
Alla commissione nazionale per il diritto di asilo si attribuisce la competenza anche per la revoca della protezione speciale per il caso di revoca o cessazione dello status di protezione internazionale qualora vi siano fondati motivi per ritenere che il cittadino straniero costituisce un pericolo per la sicurezza dello Stato. Inoltre è ridotto da 14 a 7 giorni il termine per ricorrere al giudice della sezione specializzata contro il provvedimento di trattenimento alla frontiera.
A chi chiede delle nuove sanatorie, Mantovano ha risposto che «costituirebbe un effetto richiamo e nel momento in cui vogliamo stabilire regole certe non c’è bisogno», inoltre «l’impegno assunto dalla coalizione con gli elettori è di non fare sanatorie e riteniamo che la parola data vada rispettata».
Il decreto «intensifica le nostre azioni contro il caporalato», ha aggiunto il ministro del Lavoro Calderone. «Interveniamo su un reato contro la persona e cerchiamo di individuare una protezione aggiuntiva per chi denuncia casi di sfruttamento o collabora attivamente nelle attività di accertamento: introduciamo uno speciale permesso di soggiorno della durata iniziale di 6 mesi, rinnovabile per un ulteriore anno e prorogabile ulteriormente». Con questo decreto viene anche ampliata la platea dell’assegno di inclusione riconoscendolo alle «vittime di sfruttamento lavorativo». Previsto anche un permesso di soggiorno speciale per chi denuncia lo sfruttamento.
Continua a leggereRiduci
Il sindaco dem di Bologna Matteo Lepore (Getty Images)
Il sindaco Matteo Lepore (Pd) vara le nuove regole sulla viabilità. Le categorie insorgono: «Non ci hanno ascoltati». Fdi: «Così aumenterà l’inquinamento». E Forza Italia propone uno sportello per i ricorsi contro le multe.
Il sindaco Matteo Lepore e la sua squadra tirano dritto, nonostante le diverse perplessità incontrate. Per il momento, autovelox fissi saranno installati solo nelle strade dove il limite è rimasto a 50 km/h, mentre il rispetto dei 30 km/h verrà controllato mediante dispositivi mobili. La Prefettura ha approvato cinque nuove postazioni di controllo, che saranno poste entro la prima metà del 2024 su viale Sabena, viale Lenin, viale Togliatti, viale Cavina e viale Berti Pichat.
«Di fatto i 30 chilometri orari diventano la nuova normalità, andando a coprire il 70% delle strade del centro abitato e il 90% di quelle della parte di città più densamente vissuta dalle persone, rispetto all’attuale 30%», si legge su bolognacittà30.it, sito gestito dal Comune dove si trovano tutte le informazioni riguardanti il piano. «Nuova normalità», un’espressione che abbiamo imparato a conoscere durante la pandemia e che tradisce l’intenzione di fondo della nuova ideologia di sinistra: rieducare i cittadini. Anche linguisticamente, come ci ricorda un altro sito, quello della campagna che ha combattuto per ottenere la realizzazione del progetto, bologna30.it: «30logna. Una città per tutt*». Tra gli sponsor, si va dal Cassero lgbti+ center all’Arci Bologna. Anche senza entrare nel merito, ci sarebbero già tutti gli elementi per essere scettici.
Approfondendo però la questione, si scopre che delle perplessità sono state manifestate anche da diverse personalità e categorie. Mario Sorbi, presidente dell’Osservatorio per l’educazione alla sicurezza stradale, ha chiesto di sospendere l’applicazione delle sanzioni e «utilizzare questo tempo per sensibilizzare, comunicare e condividere l’attuazione di questa rivoluzione copernicana della mobilità». Tra i suoi rilievi, essendo la maggior parte delle auto non provvista di cruise control, il fatto che «il guidatore sarà obbligato a un continuo ping pong dello sguardo dalla strada al cruscotto per verificare di non superare il limite, comportamento che aumenterà il livello di distrazione a scapito della sicurezza». Inoltre, «dovrebbero essere rivisti gli orari alle varie fermate dei bus, con pesanti ricadute sulla gestione quotidiana per il rispetto delle entrate e delle uscite dai posti di lavoro e dalle scuole». Secondo l’esperto, la sicurezza sulle strade dipende da alcune capacità - «essere reattivi, resistenti allo stress, concentrati, avere una buona visione d’assieme e in grado di ragionare» - poco possedute dalla cittadinanza. Lo dimostrerebbe «il monitoraggio quotidiano a cui ognuno assiste sulla strada, dove sembrano imperare non atteggiamenti civili e rispettosi delle norme, ma un’anarchia dove ciascuno pensa di essere al centro del mondo». «Le cause sono molteplici», ha aggiunto: «i problemi socio-economici ampliati dalla pandemia, l’aver sfilacciato i rapporti sociali a seguito delle restrizioni dovute alla presenza del virus, a cui si somma lo stress generato dalle criticità della presenza di cantieri stradali e della viabilità compromessa prima dall’alluvione e dal dissesto idro-geologico, e ora anche dalla chiusura di via San Vitale per permettere la messa in sicurezza della torre Garisenda». La nuova normalità, insomma, che poi casualmente porta a più controllo.
Anche il Cna di Bologna, associazione che rappresenta gli interessi degli artigiani, degli imprenditori e delle piccole e medie imprese, ha espresso un parere negativo. «Qualche mese fa abbiamo promosso un questionario che ci ha detto che il consenso verso questo provvedimento è scarso», ha dichiarato il direttore Claudio Pazzaglia al Corriere di Bologna. «Abbiamo ribadito questa posizione negli incontri avuti con il Comune avanzando anche alcune proposte che non sono state accolte». Tra queste, altri sei mesi senza sanzioni e la possibilità, per le ore notturne, di conservare il limite di 50 km/h. «Non sono state recepite. Noi rappresentiamo settori delicati che saranno interessati in maniera significativa dagli effetti della norma. Serve buonsenso». Stesso discorso per i taxi, che avevano chiesto di poter mantenere il limite a 50 km/h nelle corsie preferenziali, ma pure a loro il Comune ha risposto picche.
Anche le opposizioni di centrodestra si sono espresse compattamente contro il piano. «Come ci ha già ribadito la polizia locale, le cause di morte sulla strada sono guida spericolata, al cellulare o in stato di ebbrezza. È per questo che il governo ha presentato un Ddl sicurezza stradale che inasprisce le sanzioni per chi ha queste condotte. Andare ai 30 non serve a nulla, se non ad inquinare di più, aumentare i tempi di percorrenza e causare un disagio a chi deve spostarsi. Fare le multe a chi va ai 31 sarebbe davvero assurdo. Lepore la smetta di vessare i bolognesi», ha scritto Fratelli d’Italia in una nota. Forza Italia, invece, propone uno sportello per i multati, convinta che sia possibile impugnare le sanzioni. «La decisione del sindaco Lepore di rimandare le multe per chi viola il limite dei 30 km/h significa che ha capito di aver fatto il passo più lungo della gamba. È una misura ideologica che non è passata dal confronto coi cittadini», ha dichiarato invece la Lega per bocca di Matteo Di Benedetto, il quale ora chiede alla giunta di tornare indietro del tutto. Cosa che, a quanto pare, non ha alcuna intenzione di fare.
Continua a leggereRiduci
La Cassazione ha deciso che gli avvocati esterni, nelle cause contro Agenzia entrate riscossione, non sono validi. Le contestazioni diventano quindi inammissibili. In pratica, è come se di colpo non fosse mai stato provato il debito del contribuente verso il fisco.
Ci possono essere diversi motivi per contestare una cartella esattoriale notificata dall'Agenzia entrate riscossione: alcuni basati sul rispetto della procedura e della forma, altri che riguardano l'insufficiente contenuto della cartella come la mancanza di quali criteri sono stati utilizzati per il calcolo degli interessi, oppure ancora la carenza di motivazione. A tutte queste cause di contestazione la Corte di cassazione ne ha aggiunta un'altra che attiene al difetto di rappresentanza in giudizio da parte dell'agente della riscossione chiamato in causa. Il tribunale supremo ha infatti deciso che gli avvocati esterni, nelle cause contro Agenzia entrate riscossione, non sono validi.
Il caso sollevato dalla recente sentenza della Cassazione (la 28684 del 9 novembre scorso) in realtà non è nuovo: la sua origine è legata a una modifica delle norme sul processo tributario (apparentemente marginale, tanto che è sfuggita ai più), e immediatamente dalla normativa con la quale è stata soppressa Equitalia ed è stata istituita al suo posto l'Agenzia delle entrate riscossione: società di diritto privato la prima, ente pubblico economico la seconda.
Il risultato è stato un mix esplosivo e, tra le varie reazioni a catena che ha innescato, c'è l'introduzione di una preclusione per l'Agenzia di riscossione di avvalersi di difensori esterni. Il fatto che questa preclusione fosse di difficile lettura e «nascosta» in un viluppo di rinvii, alle normative regolamentari interne dell'Agenzia stessa e alle norme sul patrocinio dell'Avvocatura dello Stato, ha reso la deflagrazione ancora più devastante, perché l'ente della riscossione, non rendendosi conto dell'entità del problema, ha continuato ad avvalersi di avvocati esterni accumulando di fatto conseguenze deflagranti: delle circa 50.000 controversie ex Equitalia, 40.000 potrebbero saltare.
In concreto parliamo di una piccola modifica dell'articolo 11 del decreto legislativo 546/1992 (la legge sul processo tributario) che di fatto ha esteso le limitazioni alle modalità di patrocinio già esistenti per l'Agenzia delle Entrate anche all'agente della riscossione, e al decreto legge 193/2016 - varato dal governo Renzi - che sopprime Equitalia e istituisce l'Agenzia delle entrate riscossione, che di fatto ha stabilito che il nuovo ente, per il patrocinio nei contenziosi di regola deve avvalersi dell'Avvocatura dello Stato o di propri dipendenti, ricorrendo ad avvocati esterni solo in casi eccezionali.
Sulla fattispecie, invero, la giurisprudenza non ha seguito un orientamento unanime: ci sono diverse pronunzie, sempre di merito, che nel frattempo hanno affermato l'opposto.
La sentenza della Cassazione, però, fa definitiva chiarezza: la decisione viene approfondita e molto ben motivata. In sintesi, afferma che (a) l'ente della riscossione non può avvalersi di avvocati del libero foro, se non in casi eccezionali; (b) in questi casi eccezionali la scelta del ricorso alla difesa esterna deve essere congruamente motivata, documentata ed appositamente autorizzata; (c) che non bastano gli atti interni frattanto adottati dall'Agenzia per giustificare l'affidamento ad un difensore esterno; (d) se tutto questo manca l'avvocato è sprovvisto del cosiddetto jus postulandi, quindi, in pratica non ha il potere di rappresentare in giudizio l'ente e di conseguenza tutti gli atti difensivi, le produzioni, le istanze e quant'altro ne vengono travolto; (e) che questo tipo di grave deficit può essere rilevato in ogni stato e grado e non è sanabile, salvi rari casi.
Cosa comporta tutto questo? Che, ad esempio, tutti gli appelli e i ricorsi per Cassazione proposti dall'agente della riscossione diventano inammissibili, perché proposti da un avvocato che non aveva il potere di rappresentare in giudizio il suo cliente (cioè l'Agenzia). Ma non solo: anche i documenti presentati in giudizio dai legali dell'Agenzia per dimostrare la sussistenza del debito verso l'erario devono essere espunti dal fascicolo processuale perché non ritualmente presentati.
In pratica è come se non fosse mai stato provato che il contribuente avesse un debito verso il fisco. La cosa è rilevantissima perché nel processo tributario le agenzie fiscali (inclusa l'Agenzia della riscossione) si dice che sono «attori in senso sostanziale»: vuol dire che, anche se formalmente la causa la comincia il contribuente, è l'erario che ha l'onere di dimostrare di avere una valida pretesa tributaria nei suoi confronti. Un principio consolidato e ribadito persino dalla Corte costituzionale con una storica sentenza: la numero 109/2007.
Quello che ci ritroviamo sul tavolo oggi è di fatto il potenziale azzeramento, per motivi puramente processuali, di un buon 80% delle controversie in cui è parte l'agente della riscossione, per il solo fatto che ha scelto di farsi assistere da avvocati del libero foro. A tutto vantaggio del contribuente, ovviamente, nel bene e nel male.
Continua a leggereRiduci
Ansa
Il presidente dell'assemblea siciliana
Gianfranco Miccichè si oppone all'estensione della misura pure alla Regione: «Legge vendicativa» Il Pd va all'assalto dei grillini: «Vogliono presentare una delibera fragile per farsela bocciare e poi gridare allo scandalo»
- Guarda qui il video editoriale di Mario Giordano
- All'interno la terza parte della lista degli oltre 1.000 privilegiati a cui sarà decurtata la pensione.
Il fuoco incrociato sulla sforbiciata ai vitalizi degli ex parlamentari si sta rapidamente trasformando in un incendio, che divampa fin dentro l'Assemblea regionale siciliana. Sono di ieri le dichiarazioni al vetriolo del presidente Gianfranco Miccichè dopo che ha saputo dell'intenzione del suo vice, Giancarlo Cancelleri dei 5 stelle, di portare il taglio «Fico» anche dentro Palazzo dei Normanni. «Questa non è una proposta, è una vendetta contro chi ha fatto politica - riporta Repubblica - e io non accetto vendette e demagogia dentro l'Assemblea», ha tuonato il presidente del parlamento regionale.
La reazione di Cancelleri non si è fatta attendere ed è arrivata tramite un video direttamente dalla sua pagina Facebook: «Io ed Elena (la sua compagna ndr) ne abbiamo parlato. Dove si mangia in due si mangia anche in tre, Gianfranco, ti aspettiamo», ha detto invitandolo ironicamente a pranzo e salutandolo così: «Basta che mi aiuti a tagliare i vitalizi». E mentre ieri il ministro Luigi Di Maio dal Festival del lavoro di Milano proclamava: «Tagli la prossima settimana, poi passerò alle pensioni d'oro», frase che si aggiunge a quella del giorno prima: «Noi i vitalizi ve li togliamo, mettetevi l'anima in pace», qualcuno da Montecitorio punta il dito e parla di «cattiveria e accanimento dei 5 stelle verso gli ex parlamentari, che in alcuni casi hanno 95 anni e prendono solo 2.000 euro al mese dovendoci pagare la badante o la casa di riposo». Dalla Lega prosegue il levarsi di qualche perplessità: «Non ci può essere alcun provvedimento finché non verremo messi nelle condizioni di capire dettagliatamente la portata della delibera», ha spiegato alla Verità il deputato leghista Marzio Liuni, alla segreteria dell'ufficio di presidenza della Camera.
«Fin dal principio noi della Lega abbiamo chiesto a Di Maio, al ministro Riccardo Fraccaro e a Mirella Liuzzi, che è anche lei in ufficio di presidenza, di fornirci documenti aggiornati perché le tabelle che ci sono state sottoposte sono vecchie, inadatte e non permettono di procedere alla delibera», ha aggiunto manifestando preoccupazione. «L'onorevole Liuzzi ci ha fatto sapere che il parere legale che abbiamo chiesto d'urgenza sul provvedimento, è arrivato, ma è stato poi inviato all'avvocatura di Stato per un controllo ulteriore. Dice che sarà pronto martedì». Nel frattempo non c'è che da sperare, e sulle liste di nomi con vitalizi ricalcolati che sono trapelate: «In ufficio di presidenza non ne abbiamo visto neppure l'ombra, lì sono arrivate, come ho detto, solo le tabelle con i coefficienti».
A questo punto si deve attendere la convocazione del presidente Roberto Fico che «in teoria dovrebbe essere per il 5 luglio, ma nel frattempo domani (2 luglio ndr) manderò un'altra lettera al Presidente per avere a stretto giro di posta tutti i documenti necessari per studiare un provvedimento serio». In queste ore del taglio ai vitalizi si sta occupando anche la collega di Liuni, Anna Rita Tateo, sempre facente parte della segreteria dell'ufficio del presidente Fico, che da avvocato civilista si sta interessando degli aspetti più strettamente legali del provvedimento.
L'abbiamo raggiunta al telefono mentre era in viaggio verso Pontida con i suoi colleghi di partito: «Sto studiando giorno e notte perché è una fattispecie del tutto nuova e nonostante io sia favorevolissima alla delibera, so che può essere realizzata solo con una scrupolosa valutazione di tutti gli aspetti legali e costituzionali». Silvana Comaroli, la terza componente della segreteria dell'Ufficio di presidenza in quota Lega, si è detta favorevole alla delibera: «Voterò sì per una proposta di buon senso, anche perché gli ex parlamentari coinvolti avranno pur sempre la loro pensione, quindi il vitalizio è qualcosa in più che può essere tranquillamente ridimensionato». E sul rischio di una class action dei vecchi inquilini di Montecitorio: «Il rischio c'è, ho ricevuto minacce via mail». Per fare il punto sulla situazione, infine, abbiamo raccolto anche il pensiero di Ettore Rosato (Pd), vicepresidente dell'ufficio di presidenza della Camera: «Noi siamo favorevoli al ricalcolo dei vitalizi, ma siamo anche concordi nel farlo attraverso una legge».
Sottolineando che «i 5 stelle sembrano voler porre in essere una delibera fragile per poi farsela bocciare in qualche altra sede e gridare allo scandalo». Il Partito democratico, dunque voterà a favore, «ma faremo di sicuro degli emendamenti per modificare la delibera in vari punti».
Continua a leggereRiduci






