2026-01-26
Mercosur: «È finita l'epoca degli accordi che non tengono conto della salute dei cittadini»
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Lo ha dichiarato il ministro Francesco Lollobrigida a margine del Consiglio Agricoltura e Pesca a Bruxelles.
Lo ha dichiarato il ministro Francesco Lollobrigida a margine del Consiglio Agricoltura e Pesca a Bruxelles.
Lo ha detto l'eurodeputata della Lega Anna Maria Cisint, dopo la votazione alla commissione sulla pesca a Bruxelles, riguardo la vittoria sulla deroga delle dimensioni delle vongole, importante aspetto per l'impatto sul settore ittico.
Per i giovani millennial (e oramai non più solo loro), il tonno altro non è che il contenuto di qualche scatoletta aperta al volo. Eppure, se si vanno a osservare con occhio curioso mercati siciliani ancora pulsanti di vita quali Catania o Palermo, si accende una curiosità che trova adeguata narrazione presso la tonnara dei Florio, ora divenuta museo, a Favignana, la regina della Egadi, definita non a caso, per le sue sinuose forme, «l’isola farfalla» da Salvatore Fiume.
Figura iconica dell’isola sua è Gioacchino Cataldo, detto Jachino, l’ultimo ràis, ovvero il comandante dei tonnaroti, i pescatori dedicati a un’arte oramai scomparsa, sommersa nei ricordi dalle flotte dagli occhi a mandorla che sottraggono alla tradizione la pinnata creatura appena ha varcato lo stretto di Gibilterra. A Favignana ci si guadagnava da vivere essenzialmente in due modi: come cavatori di tufo, ragazzini spediti nelle profonde cavità dell’isola per una pietra ricercata per decorare le facciate dei nobili palazzi da Palermo a Trapani sino a Tunisi o Algeri, oppure dedicarsi alla pesca e alla lavorazione del tonno.
È il destino del giovane Jachino, una figura ben descritta dal suo biografo Massimiliano Scudeletti: «Ci sono vite difficili da raccontare. Cerchi l’uomo e ti imbatti nel mito. Scegli il mito e trovi il ragazzino che sfugge al destino di cavatore di tufo» per fare il garzone danzando a piedi nudi sulle viscere dei tonni per spremerne gli eccessi e che, dopo una lunga parentesi operaia in terra tedesca, «torna per essere quello che aveva sempre voluto: il tonnaroto». Già l’esordio al cospetto del ragioniere capo nominato dai Parodi, subentrati ai Florio, ne fa intuire il talento. Jachino sta a occhi bassi, guardandosi le punte dei piedi. Il suo esaminatore lo testa in vari modi per capirne cosa si celi dietro quello sguardo. Supera l’esame a pieni voti. Con i suoi piedoni taglia 48 viene messo a pestare le interiora, con l’acqua marina, per ripulirne i visceri. Veniva ripagato in natura con delle scaglie di avanzi del tonno, non lavorabili dalle maestranze femminili, che portava a casa così che le abili mani della mamma le trasformassero in sostanziose polpette. Nella sua personale catena di smontaggio tonnato poteva anche capitare che, dai visceri spurgati, uscissero vari pesciolini, quelli dell’«ultima cena» del loro predatore, quindi ancora culinariamente utili, così da fornire ulteriore sostanza alla cucina di famiglia.
Dopo un anno di questa palestra tonnarota, l’apprendista Jachino viene assunto in maniera stabile. È ancora un ragazzino e consegna alla mamma l’intera busta del salario. In cambio lei estrae alcune monetine che gli concede per prendersi il meritato gelato in compagnia degli amici sul lungomare di Favignana. Tuttavia le migliori soddisfazioni non sono tanto materiali, ma di ben altro genere. Quando attraversa a passo veloce i locali, rallenta progressivamente prima di entrare nella sala dell’olio, quello dove il tonno viene impregnato goccia a goccia prima di essere inscatolato per prendere le vie dei mercati. È l’arte delle giovani donne «che si muovono con movimenti lenti da statuina di carillon». Un linguaggio non verbale, ma ad alto tasso ormonale: loro che guardano lui e «sotto le ciglia abbassate. sorridono». A qualche amico che, ironicamente, gli faceva presente che «se continui a girarti così ti sviti la testa», la risposta arrivava conseguente: «Mi sento trafitto alla spalle dai loro sguardi».
Il servizio militare a Pavia è una finestra aperta sul mondo che sta cambiando al ritmo di un boom economico che vede la sua Favignana non reggere il passo di fronte alle flotte di pescherecci arrivati dal Giappone. Si confida con il suo padre adottivo di tonnara, Salvatore Mercurio, storico ràis dei tonnaroti locali. Ha deciso di lavorare come metalmeccanico lassù al Nord, in terra crucca. Salvatore lo guarda, è come se fosse un figlio per lui, quel gigante dagli occhi buoni e il fisico da Nettuno. Estrae dalla tasca un’antica moneta romana che aveva trovato abbandonata sulle spiagge libiche, in gioventù. Vi era disegnata la sagoma di un tonno. «Se già a quel tempo dedicavano al tonno una moneta, vuol dire che era prezioso, al pari dei re o degli dei». Ma il saluto si conclude con ben altra riflessione: «La tonnara è qualcosa che bisogna avere dentro e tu ce l’hai». Nonostante il successo del suo porsi mediterraneo con le «bionde valchirie dagli occhi color del mare», il richiamo alle radici è irresistibile. Calamita è la telefonata di mamma sua, una sera: «Gioacchino, torna tra noi, qua c’è bisogno di un tonnaroto giovane e forte come te».
Detto fatto. Esordisce nella sua nuova vita, quella che aveva desiderato da sempre, il primo aprile del 1975. Parte dal basso come faratico, cioè tra coloro che fanno un po’ di tutto, curando soprattutto la distribuzione delle reti per dare luogo alle otto camere della tonnara volante, ovvero quella sorta di gabbia posta sui fondali al largo dell’isola che, progressivamente, conduce i tonni nella camera della morte, quella che poi verrà issata alla superficie per far catturare i tonni. Un rito, quello della pesca, sostenuto dal ritmo delle cialome, sorta di litanie di origine araba che accompagnavano le mattanze, di cui la più nota era «ajamola, ajamola», ovvero alziamola, la preda dalle acque.
Oramai il ràis, il comandante in capo era lui, il giovane Jachino divenuto adulto, ma con lo spirito rimasto quello di sempre, dove cuore ed emozioni dettavano legge, al di là dei tempi. Mirabile una sua intervista, ricercatissimo testimone di una tradizione destinata inevitabilmente all’oblio, quando ebbe a confrontarsi con un tonno dalla stazza ciclopica, di cinque quintali: «Non sentivo più la voce dei compagni che avevo accanto, ma solo il suo cuore battere al ritmo del mio». Mentre raccontava l’ennesimo episodio di una antologia di vita ricca di millanta altre storie veniva facile osservare, sotto la folta barba, un dente di squalo appeso alla collana d’oro, preda fuori programma lungo le rotte tonnarote.
I Parodi cedono la loro attività ai Castiglione, ma la chiusura della tonnara è dietro l’angolo. Jachino, con alcuni compagni di resistenza marina, fonda la cooperativa La Mattanza, che cerca di unire la tradizione della pesca storica con il sempre più crescente turismo curioso di vivere in diretta queste storie. Oramai sono più le barche dei turisti, armati di fotocamere, che quelle dei pescatori armati di reti e fiocine. Nel 2007 cessa un’attività secolare ma Jachino, con la sua barca, diventa il Cicerone di Favignana, accompagnando i turisti a scoprirne le varie bellezze, comprese quelle in cucina. È lui a preparare delle golose polpette, ovviamente di tonno, per il saluto finale, cosa che farà anche in diverse apparizioni televisive. Venne a mancare nel 2018, non ancora ottantenne, ma già nel 2006, dalla Regione Sicilia, gli era stato riconosciuto il titolo di tesoro umano vivente, inserito nel registro delle eredità immateriali. Al saluto finale della sua comunità venne proclamato il lutto cittadino e, durante la funzione religiosa, i suoi colleghi intonarono la cialoma, estremo saluto all’amico e maestro di una vita. Gioacchino uomo sempre coerente, sino alla fine, tanto che il suo ultimo desiderio, espresso all’amata figlia Antonella, una campionessa della pallavolo a livello nazionale, fu quello di godersi in santa pace un buon piatto di tonno salato e pomodori della sua Favignana, l’isola «farfalla».
La quarta edizione di Eos - European outdoor show - è andata in archivio tra numeri da record, per quanto riguarda i visitatori con oltre 40.000 ingressi registrati in tre giorni presso gli spazi espositivi di Veronafiere, e l'incremento rispetto alle scorse edizioni di espositori - più di 400 aziende per circa 700 marchi - distribuiti tra i cinque padiglioni dedicati interamente a caccia, tiro sportivo, pesca, nautica, outdoor e cinofilia.
Cinque padiglioni nei quali si è concentrato il meglio che l'Italia possa offrire, non solo nel nostro Paese, ma in tutto il mondo, per quanto riguarda le aziende produttrici di armi, di munizioni e di strumenti per la pesca, ma anche abbigliamento. Il settore delle armi e della caccia vale 8 miliardi di euro e occupa oltre 88.000 persone. A Veronafiere è stato possibile ancora una volta percepire la caccia moderna come attività di gestione della fauna e del territorio, attività sostenibile e anche fonte di azioni di volontariato e beneficenza. Per esempio quella del gruppo Cinghiali e Cinghialai che dal 2023 ha raccolto, attraverso una lotteria, circa 30.000 euro con l’obiettivo di donare un Fibro Scan all’ospedale Bufalini di Cesena (FC). Secondo quanto ci ha riferito Alberto Bastianelli, manager Beretta e presidente della Lega Italiana Fibrosi Cistica Romagna Odv, manca ancora circa altrettanto per arrivare alla cifra necessaria all’acquisto del macchinario e, per l’edizione 2025, i cacciatori-donatori hanno deciso di iniziare a vendere i biglietti della lotteria proprio da Eos show. Beretta dal 2023 supporta il progetto donando una carabina BRX1 che rappresenta il primo premio della lotteria. La gara di Carabina a 10 metri dell’Eos Trophy Uits ha visto la trevigiana Debora Crosato (VR) e la tiratrice di Novi Ligure (AL), Federica Donetti mettere in riga il trevigiano Achille Renato Beretta. Pierpaolo Simeoni di Spoleto (PG) ha vinto la gara di Carabina R3 R5.
Nella giornata inaugurale di sabato 8 febbraio, dopo il taglio del nastro che ha visto tra gli altri il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, rivolgere un apprezzamento a una fiera capace di valorizzare le eccellenze italiane e l'assessore di Regione Veneto a Caccia e pesca e sport, Cristiano Corazzari, rimarcare l’importanza del volontariato messo in atto dai cacciatori sul territorio, senza il quale le istituzioni e i cittadini sarebbero in grave difficoltà per la gestione del territorio stesso e della fauna; lo show si è aperto con la presenza dei tiratori azzurri del Tiro a volo e del Tiro a segno che hanno conquistato sei medaglie olimpiche e paraolimpiche a Parigi 2024: Diana Bacosi e Gabriele Rossetti oro nel Mixed Skeet, Silvana Stanco argento nel Trap, Federico Nilo Maldini e Paolo Monna, argento e bronzo in P10, Davide Franceschetti, bronzo P4 di Pistola libera calibro .22 SH1. Presenti anche il presidente di Fitav e Issf Luciano Rossi e il presidente di Uits, Costantino Vespasiano che hanno manifestato vicinanza con i visitatori e gli espositori, perché gli atleti sono campioni che spesso gareggiano fianco a fianco anche con gli amatori. Il tiratore del Gruppo sportivo paralimpico Difesa, Davide Franceschetti, si è reso protagonista di un bel gesto durante la cerimonia di premiazione della gara Eos Trophy di Pistola ad aria compressa che si svolge per il secondo anno all’interno della fiera e ha visto sfidarsi ben 72 tiratori, cioè il massimo numero possibile. Franceschetti ha ceduto il premio speciale che spetta al vincitore al secondo classificato, il vicentino Marco Pusinich.«È giusto così», ha spiegato. «Ho preso parte al contest per vivere una bella giornata assieme ad alcuni amici e colleghi, e per farmi portavoce di un messaggio che aiuti a promuovere il tiro paralimpico. L’Eos Trophy è un torneo molto bello che mette a confronto tiratori che hanno un’esperienza e un vissuto a livello agonistico diverso dal mio. Per questa ragione, chi merita il premio è Marco, un tiratore di ottimo livello che oggi si è battuto alla pari fino all’ultimo tiro». La gara di Pistola a 10 metri è stata vinta da Michele Botti di Soave (VR), davanti ad Alfio Giubbilei di Fucecchio (FI) e ad Alice Bruno di Treviso. La giornata si è conclusa poi con la festa dei dieci anni di Fondazione Una, che in questo periodo di tempo è arrivata a connettere il mondo venatorio con quello ambientalista, agricolo e accademico, ampliando gli orizzonti tradizionali della caccia.Benissimo il primo giorno anche nel padiglione 9 dedicato alla pesca, in particolare alla pesca a mosca con programmi agonistici, varie attività di lancio di precisione rivolte ai giovani e la possibilità di provare le nuove attrezzature messe a disposizione dalle aziende espositrici. Per la prima volta in Italia un’area custom della pesca a mosca, dedicata ad artigiani che costruiscono canne, esche, code, guadini e altri accessori in materiali pregiati e con lavorazioni raffinate. Al fianco della consolidata Italian Fly Tyers show, esposizione che raccoglie ben 45 costruttori europei di esche artificiali che illustreranno la loro arte dal vivo, sui loro tavoli. E un convegno dell’IBRA-Italian bamboo rodmakers association, per diffondere l’arte della costruzione delle canne in bamboo per la pesca a mosca.

Sergio Berlato
Presente a Eos 25 anche Sergio Berlato. L'europarlamentare del gruppo Ecr-Fdi, oltre a essere un grande appassionato di caccia è anche presidente nazionale dell'Associazione culturale rurale Acr, anche quest'anno protagonista della Fiera con un proprio stand. Con Berlato abbiamo provato a fare un bilancio di quest'edizione dell'esposizione, toccando alcuni tra i temi che ruotano attorno al mondo venatorio, dal valore che questo settore rappresenta per l'economia di tutto il Paese, ai pregiudizi e agli approcci ideologici che ancora ne ostacolano lo sviluppo.
Onorevole Berlato, com'è andata questa edizione di Eos?
«Credo che sia stata un'edizione da record. Un successo di pubblico e un aumento degli espositori rispetto all'anno scorso a dimostrazione che è una fiera che continua a crescere attirando espositori e produttori sia dall'Italia che dall'estero. Produttori di armi, munizioni e del settore della pesca, ma va detto che l'elemento trainante rimane la caccia e dimostra la grande vitalità che c'è attorno a questo settore. Serve a far vedere che non è solo lo sfizio di qualcuno che vuole andare a caccia per divertimento o passione, ma c'è economia, occupazione. Solo l'attività venatoria con l'indotto genera 200.000 posti di lavoro. Noi abbiamo le aziende produttrici di armi che sono eccellenze riconosciute e apprezzate in tutto il mondo. Addirittura sono molto più apprezzate in giro per il mondo che non in Italia dove magari l'arma viene vista come un pericolo per se stessi e per gli altri. In realtà l'arma è uno strumento e come tutti gli strumenti non è pericoloso lo strumento ma l'uso distorto che se ne può fare. Anche il coltello da cucina può essere utilissimo se usato in maniera adeguata, ma se viene usato per uccidere può essere un'arma pericolosissima. Quindi bisogna sfatare questo mito secondo il quale bisogna le armi sono foriere di disgrazie, l'arma è solo uno strumento. Dovremmo essere orgogliosi di queste eccellenze e invece quasi ce ne vergogniamo a causa di questo approccio ideologico sbagliato secondo il quale bisogna in tutti i modi demonizzare l'utilizzo delle armi».
Possiamo dire quindi che il mondo venatorio è vivo e vegeto?
«C'è vitalità intorno a questo mondo anche se purtroppo in Italia per le normative assolutamente vessatorie e più restrittiva di tutti i 27 Paesi membri dell'Unione europea. Stiamo tentando di fare in modo di far capire che qui in Italia si dovrebbe cacciare applicando le normative comunitarie, invece noi le applichiamo solo nella parte restrittiva e invece dovremmo applicarle anche nella parte che ci permette di poter dotare le persone interessate di strumenti adeguati per garantire una corretta gestione del patrimonio faunistico, perché la caccia a differenza di come viene vista ideologicamente in Italia come attività negativa più portata a distruggere, in tutta Europa e oserei dire in tutto il mondo, la caccia viene vista come strumento utile e spesso indispensabile per garantire una corretta gestione del patrimonio faunistico e la conservazione degli habitat naturali. È importante che ci sia in Italia un approccio razionale e non ideologico».
Lei è presente a Veronafiere con l'Associazione di cui è presidente.
«Esatto, io sono presidente nazionale di un'associazione culturale che si chiama Associazione per la cultura rurale che si pone l'obiettivo di unire le forze di tutti i portatori della cultura rurale: cacciatori, pescatori, agricoltori, allevatori, pastori, cercatori di funghi. Insomma la parte propositiva e non integralista del mondo ambientalista. Abbiamo preso come elemento di aggregazione la cultura rurale dentro la quale affondano le radici tutte queste attività e creare sinergie in modo da garantire la tutela della fauna selvatica e degli habitat naturali».
Quanto è importante per voi essere qui?
«Dobbiamo mettere in mostra tutto ciò che ruota attorno a queste attività per fare in modo che l'opinione pubblica e le istituzioni possano conoscere queste attività e cosa significhino dal punto di visto economico, occupazionale, sociale, culturale. L'unico modo per difendere le nostre attività è farle conoscere e rispettare».
Anche quest'anno fuori dalla fiera si sono radunati alcuni manifestanti per contestare i visitatori.
«Il paradosso è che ci sono stati oltre 40.000 visitatori che hanno pagato un biglietto per poter venire a passare qualche ora a visitare gli stand, vedere le novità o fare acquisti. Fuori fanno manifestazioni nazionali contro armi e cacciatori e sono, quando va bene, 25 o 40 persone. La cosa strana è che spesso alcuna stampa dà più spazio a quei manifestanti che non ai 40.000 che sono all'interno della fiera, partendo dal presupposto che quelle 40.000 persone sono tutte persone dalla fedina penale perfettamente pulita, perché se così non fosse le autorità competenti non rilascerebbero il porto d'armi. Persone che vengono insulti e e minacciate da soggetti che magari hanno precedenti penali lunghi come un elenco telefonico. Però c'è la tendenza a dare più spazio a questi soggetti che non dare risalto a fiere che riscuotono il successo misurabile con i numeri come Eos. Questo ci rammarica un po'. E l'obiettivo della nostra associazione culturale è continuare a promuovere queste iniziative perché riteniamo che al giorno d'oggi si vince o si perde nella comunicazione».
Il pesce è una risorsa gastronomica fondamentale che permette di fare ottima figura con preparazioni veloci. L’importante è che sia fresco, con le carni sode e se anche vi rivolgete a pesci di allevamento scegliete quelli italiani: non c’è confronto!
Chi vende il pesce è obbligato a dichiarare la provenienza del pescato. Per questa ricetta scegliete i pesci che più vi piacciono - dall’orata al merluzzo, dalla spigola al nasello, dalla coda di rospo alla ricciola allo sgombro - o che trovate disponibili. E con quattro passaggi porterete il mare in tavola.
Ingredienti - 1,2 chilogrammi di pesce (noi abbiamo un’orata e una spigola) 500 grammi di pomodori misti (ciliegini, datterini, piccadilly) ben maturi, 4 cipolle rosse succose, 180 grammi di olive, due cucchiai di capperi sotto sale, un ciuffo di prezzemolo, sale, pepe e olio extravergine di oliva q.b.
Preparazione - Eviscerate, squamate e nettate bene il pesce (un’operazione che potete far fare al vostro pescivendolo), tagliate a spicchi i pomodorini, a rondelle non sottili le cipolle, dissalate sotto acqua corrente i capperi e tritate finemente il prezzemolo. Ora inserite nella pancia del pesce una generosa quantità di cipolle dopo aver salato e pepato internamente il pesce. Prendete una placca da forno e ricopritela con la carta forno, adagiatevi il pesce e poi i pomodorini, le cipolle rimaste, le olive e i capperi; irrorate generosamente di olio extravergine di oliva, aggiustate di sale e di pepe e infine fate cadere su tutto una copiosa “pioggia” di prezzemolo. Infornate a 180 gradi per 20/25 minuti.
Come far divertire i bambini - Una volta tagliate le verdure fate comporre a loro la ricetta prima di infornare.
Abbinamento - Abbiamo scelto un rosato della prima Maremma a base di Cabernet Franc e Syrah. Vanno bene tutti i rosati d’Italia anche spumanti.

