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Lo ha detto all’Ansa Shervin Haravi, avvocata e attivista iraniana, parlando anche delle giocatrici della nazionale femminile di calcio dell’Iran che si sono rifiutate di cantare l’inno della Repubblica islamica.

«Questo rifiuto e questa presa di posizione dimostrano una delle più importanti forme di disobbedienza civile portate avanti dalle donne iraniane che vivono delle preoccupazioni continue e sono tristi per tutto quello che sta accadendo nel loro Paese, perché non è possibile pensare che qualcuno sia felice della guerra.Nessuno è felice della guerra, anche se una parte degli iraniani sta accettando anche l’intervento militare, ma perché ha quel minimo di speranza che il regime possa cadere. Si deve cercare di porre fine a questo conflitto il prima possibile e procedere con una via che porti alla fine di questo regime e l’inizio di un processo di democratizzazione dell’Iran. Il coraggio è la forma di disobbedienza più forte delle iraniane».

Su RaiUno la fiction che racconta la storia di Mameli e dell'Unità d'Italia
Il cast del film Rai «Mameli. Il ragazzo che sognò l'Italia» (Ansa)

«Mameli. Il ragazzo che sognò l'Italia», due prime serate in onda lunedì 12 e martedì 13 febbraio, non è un polveroso viaggio a ritroso. È diverso, volutamente. Ha un incedere rock, del rock così come lo si è vissuto negli anni Settanta. È la storia di un ragazzo che ha vissuto veloce ed è morto giovane, in nome di un’idea, di un sogno, in nome di sé stesso.

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«L’Italia chiamò»: 77 anni fa l’inno di Mameli diventava ufficiale (provvisoriamente)
Inno di Mameli. Edizione degli anni della Grande Guerra (Wikicommons)

Tra i brani più noti del Risorgimento, il «Canto degli italiani» ha dovuto aspettare il 1946 per diventare inno ufficiale. E addirittura il 2017 per l’approvazione definitiva.

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La Cgil ama l’Urss, ma il problema è che volta le spalle ai lavoratori
(ANSA)
La vicenda dell’inno sovietico a Bologna è eloquente. Il sindacato ha avallato politiche terribili, ma nessuno gliene chiede conto: sono «rossi», quindi buoni. E Lula può persino essere filo Putin senza temere scomuniche.
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Tony Britten: «Ho dato un’anima alla Champions con l’aiuto di Händel»
Tony Britten (Mark Fawcett)
Il compositore inglese: «L’inno è entrato nei cuori dei giocatori perché è fuori dal tempo. Alle finali però non mi invitano più».
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