Altra denuncia per il pm «manesco». E il Csm vuole riesaminare il caso

Gli audio choc del sostituto procuratore generale della Cassazione, Mario Fresa, pubblicati ieri dalla Verità, hanno scosso anche i timpani dei consiglieri del Csm che appena tre mesi fa avevano votato contro il trasferimento del magistrato dal Palazzaccio per incompatibilità ambientale.
Da parte sua il procuratore generale della Cassazione, Piero Gaeta, non aveva ritenuto necessario avviare l’azione disciplinare (che deve valutare anche il possibile vulnus all’immagine della magistratura, a prescindere dai risvolti penali), nonostante la controversa vicenda che coinvolgeva una donna ucraina che, dopo una serata passata in compagnia del magistrato, contemporaneamente amante e datore di lavoro, era stata trovata ferita sul lungomare di Fregene.
Le carte del procedimento aperto a Civitavecchia avevano registrato una vicenda con punti oscuri, che, però, non avevano portato al rinvio a giudizio di Fresa soprattutto per mancanza di denuncia. Alla fine l’uomo ha incassato 12 voti a favore e 7 contrari, mentre sei consiglieri si sono astenuti. All’epoca il togato del Csm Marco Bisogni aveva ammesso che la delibera lasciava «la porta aperta se dovessero esserci sviluppi». Mentre per la collega laica Isabella Bertolini aveva sottolineato che «su questa vicenda occorre una riflessione profonda».
silenzio d’attesa
Ieri nessuno dei consiglieri del Csm ha accettato di rilasciare dichiarazioni ufficiali sul caso per evitare accuse di violazione del silenzio elettorale connesso al referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Ma, comunque, un paio di membri di Palazzo Bachelet ci hanno confessato che, subito dopo il voto di oggi e domani, chiederanno l’apertura di una pratica sulla complessa vicenda per capire se Fresa sia ancora in grado di svolgere con serenità il proprio lavoro.
Intanto prosegue la battaglia legale tra Fresa e l’ex coniuge, che chiameremo B.. La donna, di origine sudamericana, il 16 marzo, è stata convocata dai carabinieri per l’identificazione e la nomina del difensore in quanto indagata per inosservanza al provvedimento del giudice civile che ha prescritto l’affido condiviso del figlio. Infatti da luglio la signora sta provando a impedire all’uomo di vedere il bambino di sette anni, temendo, sostiene, per l’incolumità del piccolo. Ma, come vedremo, assistenti sociali e Tribunale non hanno ravvisato situazioni di pericolo.
L’estate scorsa il bambino era tornato da casa del padre con un bernoccolo. B., per questo, lo aveva portato al Pronto soccorso e, il 26 luglio, aveva presentato denuncia presso la stazione dei carabinieri. «Mio figlio mi ha raccontato che erano venuti degli agenti […] presso l’abitazione […] forse allertati dai vicini che avevano sentito il signor Fresa litigare con la signora N.. Il bambino gli era vicino mentre litigavano e, credo accidentalmente, ha ricevuto un forte colpo con il gomito dalla signora», fa mettere a verbale B.
Ma è lo stesso Fresa, in una chat con la moglie, sostanzialmente, ad ammettere il fatto, almeno in parte: «Ciao, ti tranquillizzo nel senso che» il bambino «non ha assistito ad alcuna colluttazione. Stava tranquillamente giocando con N. quando, accidentalmente, le ha dato una testata. N. a quel punto si è messa a urlare e i vicini hanno chiamato il 118. Hanno quindi constatato che» il piccolo «non aveva nulla e sono andati via. N. insisteva che si era fatta male, ma pure lei non aveva alcun segno. Anche il referto che leggo conferma che» il bambino «sta bene e non ha nulla».
Certo, non tutti i vicini chiamano la polizia o il 118 se nell’appartamento a fianco un ragazzino si scontra fortuitamente con una signora di cinquant’anni. Le urla di quest’ultima devono essere state davvero forti per indurre i vicini a chiamare i soccorsi e forse difficilmente spiegabili con la ricostruzione offerta da Fresa. Detto questo, i giudici devono avere creduto più al loro collega che all’ex moglie sudamericana, definita da Fresa, nota toga progressista, «straniera morta di fame».
Il gip di Roma, Giuseppe Boccarato, il 22 ottobre 2025, ha accolto la richiesta di archiviazione della pm Valentina Bifulco del procedimento nato dalla denuncia presentata da B. il 30 gennaio 2024 e delle integrazioni di querela del 22 febbraio e del 12 marzo 2024, evidenziando che, «escussa a sommarie informazioni testimoniali il 3 luglio 2024, S. B., già collaboratrice domestica di Fresa, dichiarava di non aver mai assistito a umiliazioni della querelante da parte dell’indagato ma, al contrario, di aver riscontrato l’esatto contrario», dal momento che sarebbe stata l’ex consorte «che dava fastidio al signor Fresa quotidianamente». Il gip ammetteva che «le 28 registrazioni effettuate dalla querelante nel corso di circa 4 anni» documentavano «il coinvolgimento del minore nelle dinamiche conflittuali che agitavano i genitori», ma sosteneva che «alcune frasi obiettivamente ingiuriose e denigratorie pronunciate da Fresa nei confronti» dell’ex moglie, «in alcune occasioni anche alla presenza del figlio o della collaboratrice domestica», non consentivano, «per la loro episodicità e per la valutazione resa dal consulente tecnico d’ufficio nel giudizio civile, di […] ricondurre le condotte nell’ambito dell’ipotesi delittuosa di maltrattamenti in famiglia».
Da parte sua, il giudice Francesca Cosentino della sezione famiglia del Tribunale civile della Capitale ha rigettato la richiesta di modifica delle condizioni della separazione avanzata da B. evidenziando come «non si ravvisino gli estremi per sospendere o limitare la frequentazione di Fresa con il figlio non riscontrandosi provati elementi di criticità tali da dover assumere un provvedimento di modifica delle statuizioni vigenti sul punto, anche considerando il ridimensionamento della vicenda per come si desume dalle stesse deduzioni della difesa» di B. «che chiedeva, in un secondo momento, di escludere solo i pernotti». Il giudice ha anche raccomandato ai genitori di «evitare di coinvolgere il figlio minore nelle dinamiche conflittuali, all’evidenza ancora esistenti tra loro» e a B. di osservare «le disposizioni stabilite nella sentenza di separazione». Che, però, la donna non avrebbe rispettato.
sesso con altre donne
L’ex moglie, però, non si è demoralizzata e il 30 gennaio è tornata alla carica con un’altra denuncia, convinta della pericolosità dell’ex marito, chiedendo ai magistrati di Roma di valutare una eventuale responsabilità penale di Fresa per «maltrattamenti, almeno sotto il profilo psicologico, in danno di un bambino» e ha denunciato «l’ambiente e le condizioni di vita che lo stesso Fresa ha creato e tollera nella sua abitazione di Roma, tali da porre a rischio lo sviluppo armonico e ordinato della personalità morale e psicologica» del bambino.
Nella querela, B. ricostruisce gli anni del matrimonio: «Sebbene Fresa abbia tenuto relazioni sessuali con altre donne, imponendomi una convivenza con esse nella stessa casa coniugale, malgrado le violenze fisiche e le ingiurie quotidiane, avrei continuato, soprattutto nell’interesse di nostro figlio, a sforzarmi di smussare gli spigoli del suo carattere, purtroppo facile ad esplosioni di violenza. Per questa ragione ho cooperato affinché fosse archiviata una prima denunzia per maltrattamenti». Il rapporto sarebbe stato definitivamente interrotto nel marzo del 2024 dopo l’amara constatazione che una donna «assunta come badante» sarebbe, in realtà, diventata la sua «concubina». B. ammette di avere valutato male l’ex marito: «Avrei dovuto da prima comprendere la sua distorta struttura psicologica sul piano strettamente sessuale dalla proposta, ripetuta, di un rapporto a tre con una escort convocata al bisogno». Fresa le avrebbe rivolto pressoché quotidianamente «espressioni offensive improntate a un disprezzo venato da superiorità razziale», minacciando anche di farla espellere dall’Italia, essendo lei una cittadina extracomunitaria «incapace di sostentamento autonomo».
B. si è dilungata anche sul rapporto tra Fresa e N., che avrebbe evitato di denunciare il compagno per il rapporto economico che la lega a lui, poiché percepirebbe «una retribuzione di oltre 2.000 euro mensili quale infermiera personale». Accuse gravi tutte da verificare. Nella denuncia, la donna riporta la presunta confidenza, raccolta de relato, di una baby sitter brasiliana che avrebbe stazionato a casa Fresa per pochi giorni, prima di darsela a gambe: «La donna aveva lasciato il lavoro dopo che Mario e N. si erano introdotti di notte nella sua stanza completamente nudi, proponendo un incontro a tre».
insulti alla docente
L’ex moglie ritiene significativi anche alcuni comportamenti tenuti da Fresa durante le sedute di psicoterapia famigliare previste nella sentenza di separazione. Durante uno degli incontri con una docente universitaria Fresa ha perso il controllo e, a voce alta, è sbottato: «Ma come lavora professoressa?». E accusandola di non sapere riconoscere gli atti, si è rivolto alla professionista in modo poco urbano: «Ma questa è una sentenza secondo lei?». La donna, giustamente, si inalbera: «Le chiedo di riparare rispetto a quello che mi ha detto altrimenti oggi chiudiamo e io relazionerò (il Tribunale, ndr) sul motivo per cui chiudiamo […] Lei mi ha detto che io non so lavorare».
Fresa si rimette a gridare: «A me lo dicono tutti i giorni che non so lavorare, però, c’è gente anche che mi ringrazia. Lo sa di che cosa mi sono occupato io oggi? Mi sono occupato di 47 minori stuprati dalle suore e adesso mi devo occupare anche di queste stupidaggini. E mi hanno anche ringraziato i padri e le madri perché li ho salvati dopo che la Chiesa per anni...». In teoria i pm della Cassazione non devono occuparsi di salvare nessuno, al massimo devono accogliere o respingere ricorsi e la notizia delle «suore stupratrici» non l’abbiamo trovata su nessun giornale. Ma forse abbiamo cercato male noi.
lo scontro
A questo punto Fresa si prende gioco della docente («È bravissima, è la migliore psicoterapeuta del mondo») e la specialista lo rimette al suo posto: «Non usi il sarcasmo con me che non me lo merito». Quindi chiede al magistrato di riconoscere «il grave errore». In un’altra seduta, Fresa fa ascoltare alla professoressa una registrazione realizzata durante un colloquio con il figlio in cui gli pone domande come queste: «Ti ha tolto il giocattolo per metterti in punizione, mamma?»; «Ma tu le hai detto che non avevi fatto niente, perché t’ha trattato così male, mamma?»; «Ma s’è arrabbiata, ti ha dato degli schiaffi, mamma?»; «Tu stai soffrendo molto in questi tempi, anche perché non vedi papà, stai soffrendo?». La psicoterapeuta prima le definisce «domande induttive», poi prova ad arginare il magistrato: «Oddio, guardi… glielo dico nel suo interesse… se lei fa sentire queste registrazioni…». L’uomo insiste e allora lei è costretta a fermarlo con risolutezza: «Basta… non voglio più sentire niente, le consiglio di far ascoltare (le registrazioni, ndr)» alla sua consulente tecnica di parte, «la quale le consiglierà di non farle sentire perché sono piene di domande induttive…». La professoressa suggerisce anche il parent training dove «un professionista dà informazioni ai genitori sulle conseguenze dei loro comportamenti», concedendo che anche «nelle migliori famiglie può capitare che non si osservi un confine giusto tra adulti e bambini». B. conclude: «Questa è una cosa grave nei confronti del bambino, e il papà lo sa essendo magistrato da 38 anni».






