inflazione

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Follia Ue: ci chiede di consumare meno gas
(IStock)
Bruxelles ci ha sempre esortato ad aumentare le scorte per ridurre i costi, ma adesso consiglia il contrario: meno stoccaggi. E invita imprese e famiglie a limitare i consumi: un buon modo per avere più disoccupazione.

L’Europa se n’è inventata un’altra. Seguite il ragionamento perché è talmente sottile, arguto e fino da rasentare pericolosamente il nulla assoluto. Poiché con la guerra ci può essere un problema di approvvigionamento del gas (ma va’?, ci era sfuggito), e ora già costa troppo (menomale che ce l’hanno detto, sennò avremmo pensato che qualcuno ci stesse rubando i soldi nel portafoglio), mettetene da parte un po’ meno e, soprattutto, consumatene di meno perché se aumenta troppo il numero di coloro che ne comprano tanto (la domanda) poi aumenta il prezzo e cresce l’inflazione.

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Marco Fortis: «L’Italia terrà botta sui nuovi dazi»
Marco Fortis, direttore della Fondazione Edison (Imagoeconomica)
L’economista: «Per la Ue tassare i servizi Usa è un’opzione, ma è meglio non fare la voce grossa: si rischia l’inflazione. La linea dialogante della Meloni può pagare, Macron si differenzia solo per ragioni di visibilità».

Più di un americano su due, secondo dei recenti sondaggi, pensa che Trump con l’avanzare dell’età sia diventato imprevedibile. E le sue ultime decisioni in politica estera e interna lo dimostrano. «Come anche il suo discorso di puro trumpismo al Congresso di un’ora e 48 minuti della scorsa settimana» aggiunge Marco Fortis, economista e direttore della Fondazione Edison, che per definire il presidente Usa utilizza un aggettivo che ci colpisce, ovvero «Trump è bizzoso».

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Guidesi: «Ora servono stipendi su base territoriale»
Guido Guidesi (Ansa)
L’assessore: «Il costo della vita non è uguale ovunque, le soluzioni nazionali non sono eque. Se non si differenziano salari e strumenti a livello regionale, il rischio è una contrazione dei consumi e meno crescita. Ci vuole un dibattito al governo».

Il costo della vita a Milano è maggiore del 10% rispetto a quello di Roma e Firenze, mentre rispetto a Palermo e Napoli la differenza supera il 50%. A dirlo è un recente studio dell’Osservatorio Conti Pubblici dell’Università Cattolica di Milano, firmato da Carlo Cottarelli. Numeri che spingono l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia a lanciare un vero e proprio allarme: «Bisogna differenziare gli stipendi in base al territorio o si rischia un calo dei consumi generale e quindi meno produzione e meno Pil».

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  • Il più grande arcipelago del mondo conta 250 milioni di musulmani. Nei Brics dal 2024, è guidato dal vecchio generale Prabowo Subianto che ha attirato il voto dei giovani con i social. Ma l'economia è erosa dall'inflazione, che ha generato proteste di piazza. Economicamente il Paese sta cercando di evitare la totale dipendenza dalla Cina guardando agli Usa ma anche all'Europa.
  • Il francescano Odorico da Pordenone, nel suo viaggio verso la Cina, visitò l'Indonesia. Nella sua Relatio del 1330 un racconto di Sumatra e Giava negli ultimi anni prima dell'islamizzazione.

Lo speciale contiene due articoli.

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Milei, rivoluzione a metà. Ha abbattuto l’inflazione ma i disoccupati aumentano
Javier Milei (Ansa)
Lo scorso ottobre il presidente ha ottenuto i voti delle periferie più povere. Ora vuole trasformare l’Argentina in una potenza mineraria. Però i consumi interni languono.

Javier Milei, il presidente argentino che sguaina la motosega per disboscare la foresta della spesa pubblica, potrebbe assomigliare ad una di quelle figure tra il leggendario e il picaresco descritte così amabilmente da Osvaldo Soriano nei suoi racconti. Per molti, in Italia, il Sudamerica resta una terra sospesa tra sogno e realtà, tra Garcia Marquez e Isabel Allende, tra Borges e Amado. Milei però non compare dalle nebbie della fantasia, ma è l’espressione più clamorosa della stanchezza popolare verso un modello fallito. L’Argentina, nazione tanto legata all’Italia, è diventata il laboratorio liberale dove si combatte la battaglia contro l’idea stessa di Stato. È una lotta ideologica, certo, non disgiunta però dalla lotta politica contingente, mirata, questa, alla sottrazione ai peronisti delle posizioni conquistate in decenni di gestione del potere.

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