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Milei, rivoluzione a metà. Ha abbattuto l’inflazione ma i disoccupati aumentano

Milei, rivoluzione a metà. Ha abbattuto l’inflazione ma i disoccupati aumentano
Javier Milei (Ansa)
Lo scorso ottobre il presidente ha ottenuto i voti delle periferie più povere. Ora vuole trasformare l’Argentina in una potenza mineraria. Però i consumi interni languono.

Javier Milei, il presidente argentino che sguaina la motosega per disboscare la foresta della spesa pubblica, potrebbe assomigliare ad una di quelle figure tra il leggendario e il picaresco descritte così amabilmente da Osvaldo Soriano nei suoi racconti. Per molti, in Italia, il Sudamerica resta una terra sospesa tra sogno e realtà, tra Garcia Marquez e Isabel Allende, tra Borges e Amado. Milei però non compare dalle nebbie della fantasia, ma è l’espressione più clamorosa della stanchezza popolare verso un modello fallito. L’Argentina, nazione tanto legata all’Italia, è diventata il laboratorio liberale dove si combatte la battaglia contro l’idea stessa di Stato. È una lotta ideologica, certo, non disgiunta però dalla lotta politica contingente, mirata, questa, alla sottrazione ai peronisti delle posizioni conquistate in decenni di gestione del potere.

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L’Ue segue Roma sui controlli al cibo
Il Commissario alla Salute Oliver Varhely (Ansa)
Ieri la visita del responsabile alla Salute, Varhely: l’Italia vuole l’etichetta d’origine anti-frodi. Coldiretti gli consegna 1 milione di firme. Lollobrigida: servono più verifiche.

O l’Europa garantisce controlli severi alle frontiere oppure liberi tutti: non si può stare sul ring mondiale con una mano legata dietro la schiena.

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Lagarde da paura: «Abbiamo discusso l’aumento dei tassi. Prezzi ancora su»
Christine Lagarde (Ansa)
Per ora resta invariato il costo del denaro, ma per giugno si prevede una stretta. Anche la politica monetaria rema contro.

La scena, a volerla guardare senza fretta, sembra girata a teatro: la Bce lascia i tassi al 2% e apparentemente non succede nulla. Sipario immobile, orchestra in silenzio. Pubblico che aspetta senza tossire. Ma dietro le quinte si intravede il vero spettacolo. Perché dietro il voto «all’unanimità» rassicurante come un semaforo in piena notte, si è consumato dell’altro.

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Gianluigi Paragone smaschera il paradosso del fronte del No: un giorno difende l'autonomia dei giudici come fosse sacra e il giorno dopo, sul caso di Nicole Minetti, si arrabbia perché il Ministero non ha dato ordini ai magistrati o non ha inseguito i colpevoli in Uruguay.

La crisi nel Golfo gonfia i prezzi (ad aprile particolarmente colpita l’Italia) mentre la crescita rallenta o, come nel caso di Parigi, si azzera. Ma Von der Leyen & C. prescrivono ricette omeopatiche e sono disposti a farci morire per i rigidi parametri di Maastricht.
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