«Omicidi di Stato impuniti col Sì». L’Anm ormai ne spara una al giorno

Minneapolis ha freddato con un colpo di pistola alla testa l’infermiere attivista Alex Pretti, ha aggiunto questo commento: «Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella “democrazia” al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio. Giusto dire no».
Solitamente chi ha un ruolo pubblico sta attento a non spararla troppo grossa sui social, ma un magistrato con un incarico tanto importante dovrebbe essere ancora più prudente. E, invece, Maruotti, toga progressista di Area in servizio a Rieti, che cosa si è inventato? Ha associato un omicidio avvenuto a quasi 8.000 chilometri da Roma e che ha inorridito tutte le persone dotate di buon senso in ogni democrazia occidentale a una riforma che punta non certo a introdurre esecuzioni sommarie nel nostro Paese, ma a rimodulare in senso garantista il sistema giudiziario italiano, depurandolo dallo strapotere correntizio.
Il messaggio di Maruotti, quarantottenne foggiano, era piuttosto chiaro: la giustizia americana lascerà impunito questo omicidio e quella giustizia è simile a quella che intende introdurre questo governo. Fact checking: tutto falso. Innanzitutto negli Usa non ci sono i codici (il diritto americano evolve attraverso i precedenti, la cosiddetta giurisprudenza) ed esistono due sistemi: uno federale e uno statale. I magistrati dell’accusa che rappresentano il governo statale (i district attorney) sono figure elettive (appointed) che dettano la linea «politica» sulla giustizia (per esempio, possono farsi votare promettendo di perseguire con maggiore convinzione certi tipi di reati). Sono l’anello di collegamento tra le giunte governative e i «pm» (i prosecutors distrettuali, dipendenti assunti).
Matteo Carrera, esperto di leggi sull’immigrazione con studio a New York, è sorpreso per l’accostamento fatto da Maruotti: «Mi sembra una forzatura affiancare il sistema italiano a quello americano, soprattutto sul tema dell’immigrazione. In Italia non si è mai arrivati agli eccessi a cui assistiamo negli Usa in questa fase. Qui vediamo cose che sono molto spinte e non sono corrette, ma non c’entrano nulla con le questioni trattate dalla riforma. I due sistemi giudiziari sono storicamente molto diversi e non vedo punti di contatto».
Per esempio, negli Usa non è previsto il risarcimento per ingiusta detenzione e non vi è responsabilità del giudice per errori procedurali. Tutte questioni che, invece, in questo Paese o già esistono (i risarcimenti) o sono in fase di discussione (la responsabilità civile dei giudici, come succede per i medici). Ma nulla c’entrano con la riforma, che di tali temi non si occupa minimamente. Punta a separare le carriere tra giudici e pm (senza, però, sottoporre questi ultimi all’esecutivo), a farli giudicare da un’Alta corte indipendente e a sorteggiare i componenti dei nuovi Csm. Che cosa c’entra tutto ciò con Minneapolis e il Minnesota? Zero spaccato. Ma evidentemente associare Giorgia Meloni a un assassino che spara a un uomo inerme deve essere sembrata a Maruotti una bella pensata. Con il suo suggestivo e spericolato accostamento il magistrato ha trasformato una generale consonanza politica tra governi amici su alcuni temi nella condivisione di un’azione ingiustificabile.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha replicato a Maruotti con toni non certo diplomatici, ma commisurati all’attacco sguaiato: «Il segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati ha avuto l’ardire di associare l’immagine di un tragico evento a Minneapolis alle ragioni e agli obiettivi della nostra riforma. Ci auguriamo che la maggioranza dei magistrati cestini questo disgustoso messaggio nella pattumiera della vergogna. Esso offende non solo governo e Parlamento ma anche chi amministra la giustizia. Questa iniziativa rischia di pregiudicare quel clima di ragionevolezza e pacatezza che da sempre auspichiamo nella imminenza del referendum. Se questo modo di offendere dovesse continuare, dovremmo prendere atto che un dialogo con simili indegni interlocutori sarebbe irrimediabilmente compromesso».
Quella di Maruotti è stata una scelta talmente autolesionista che lo stesso pm è stato costretto a una clamorosa retromarcia. Prima ha cancellato il post e poi ha dovuto scusarsi con un comunicato davvero surreale: «Il post di cui si parla è stato rimosso dopo pochi minuti perché, per come era scritto, si prestava a essere strumentalizzato. Non ritenevo e non ritengo opportuno paragonare la situazione statunitense, che pure deve porre interrogativi importanti sulla tenuta dello Stato di diritto in tutto il mondo, con quella italiana. E pertanto mi scuso con chi vi ha letto un accostamento improprio». Cioè l’universo mondo. Maruotti ha poi specificato: «La critica era rivolta a ciò che sta accadendo in questi giorni a Minneapolis e mirava a mettere in evidenza il fatto che il sistema accusatorio puro non rappresenta necessariamente un argine a ingiustizie e gravi violazioni dei diritti umani come quelle che si stanno verificando negli Stati Uniti».
Non capiamo che cosa c’entrino le squadracce di poliziotti dell’Ice con il «sistema accusatorio puro», anche perché in Italia, nel 1989, con un governo a guida democristiana siamo passati dal cosiddetto sistema inquisitorio di origine fascista a un più moderno sistema accusatorio, dove, almeno sulla carta, pm e avvocati difensori dovrebbero trovarsi sullo stesso piano davanti a un giudice terzo (e non, appunto, «inquisitore» e braccio destro della pubblica accusa).
Dopo la resipiscenza di Maruotti, Nordio non ha abbassato il tiro: «Prendo atto della retromarcia tardiva e grottesca del segretario dell’Anm. Dopo il suo comunicato così indegno, le scuse, inaccettabili, rivelano o un intelletto inadeguato alla importanza della carica o la debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni».
Non sono state più comprensive con il poveretto le consigliere laiche del Csm Isabella Bertolini e Claudia Eccher (nominate su indicazione di Fratelli d’Italia e Lega), le quali hanno chiesto l’apertura di una pratica sulla condotta di Maruotti: «La sua dichiarazione intende diffondere l’idea che, peraltro non trova alcun riscontro nel testo della legge costituzionale in parola, se vincesse il Sì, un’esecuzione per strada commessa dalle forze dell’ordine non sarebbe più punita, e a tal fine allega la foto (dell’omicidio di Pretti, ndr), strumentalizzando una vicenda drammatica per meri scopi di campagna elettorale». Una scelta che secondo le consigliere sarebbe stata fatta «in spregio» del codice etico della stessa Anm e persino della Costituzione. «Si tratta, in definitiva, di un post che travalica i confini dell’agone politico, (ammettendo che anche un magistrato possa parteciparvi) con il maldestro tentativo di diffondere un pericolo di deriva autoritaria dello Stato, totalmente al di fuori della legge costituzionale approvata dal Parlamento, e in totale spregio della separazione dei poteri, della continenza verbale, e del rispetto delle istituzioni».
Non ha usato toni più concilianti la Giunta dell’Unione delle Camere penali italiane, massimo organo di rappresentanza dell’avvocatura, che ha espresso «profondo sconcerto» per il post e ha definito «indegno e vergognoso evocare simili scenari». I rappresentanti dei legali hanno aggiunto che «ancora più grave è che tale operazione comunicativa provenga da un magistrato e, soprattutto, da chi riveste un ruolo di vertice nell’Anm».
Per il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri le affermazioni di Maruotti «sono farneticanti», «un atto vile e irresponsabile» che «avvelena il dibattito pubblico» e il fatto che «questo signore faccia il magistrato è motivo di allarme».
Il vicepresidente azzurro della Camera dei deputati, Giorgio Mulè, considera l’uscita di Maruotti «un’idiozia enorme» e «una minchiata galattica» e, in un comunicato, aggiunge: «Le parole del segretario dell’Anm, oltre a offendere l’intelligenza, sono devastanti per la categoria che rappresenta e per la credibilità del sistema. Sono persone come lui che squalificano la magistratura e consegnano ai cittadini un’infinita pena». Infine, il politico approfitta dell’occasione per ricordare l’importanza delle modifiche previste dalla riforma: «È certo che se il dottor Maruotti finisse oggi davanti al Csm sarebbe assolto dai suoi colleghi esperti nella protezione a vicenda nel nome della correntocrazia». La soluzione per evitare che ciò accada? «Votare convintamente Sì al referendum del 22 e 23 marzo».
In tv il nostro editorialista Alessandro Sallusti, autore con Luca Palamara del best-seller Il Sistema colpisce ancora, collegato insieme al presidente dell’Anm Cesare Parodi, ha sotterrato Maruotti con queste parole: «Ormai siamo al rutto libero, al terrorismo mediatico… Maruotti, che ha capito di averla sparata un po’ grossa, ha detto che questa riforma permetterà alla polizia di sparare ai cittadini… è una roba da ubriachi, era ubriaco evidentemente…». Quindi il giornalista ha sottolineato che i magistrati da sempre temono, come confessato da Palamara, due cose: la separazione delle carriere e il sorteggio, modifiche che distruggerebbero «un sistema di potere che va avanti da tanti anni».
Parodi ha provato a difendere il suo braccio destro, invitando a non strumentalizzare «un’espressione che Maruotti ha immediatamente disconosciuto, chiedendo scusa». Poi ha tentato di mescolare le carte domandando ai presenti se condividessero la condanna per l’omicidio di Pretti. Quindi ha concluso l’arringa in modo davvero poco convincente: «Possiamo pensare che una persona che parla in pubblico decine, centinaia di volte possa esprimersi male o volete far credere ai cittadini che l’Anm ha un’idea di questo tipo?». Peccato che quel post non fosse una frase dal sen fuggita durante un trafelato dibattito pubblico, ma un post pubblicato sui social da un uomo che dovrebbe amministrare la giustizia con sangue freddo e che, invece, ha dimostrato, per citare un personaggio di Maurizio Crozza, lo stesso self-control di un Napalm51 qualsiasi.






