giustizia referendum

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50 magistrati per il sì. Ora possiamo dirlo noi
Ansa
Magistrati storici, ex procuratori di Cassazione, capi di Tribunale. «La Verità» ha ospitato per settimane i pareri di chi amministra la giustizia e sostiene le ragioni della riforma. Sono la risposta migliore a chi ragiona per slogan. Fino alle 15 c’è tempo per ascoltarli.

Tra poche ore sapremo se la riforma dell’ordinamento giudiziario allestita dalla maggioranza di governo avrà superato il vaglio popolare. Chi in queste ore si sta recando alle urne con l’unico obiettivo di azzoppare Giorgia Meloni, rischia di affossare definitivamente l’ultimo tentativo di staccare la magistratura dalle ideologie e le sentenze dalla discrezionalità.

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Molta sinistra, invece, è favorevole al Sì
Giuliano Pisapia, Carlo Calenda, Stefano Ceccanti, Arturo Parisi
Pisapia, Ceccanti, Parisi, Calenda, Minniti... Nel Partito democratico, e non solo, fingono di non vedere che tra i loro big c’è chi dice: «Non si vota sul governo Meloni ma su un tema che condividiamo». Nel gruppo pure Pina Picierno e Roberto Giachetti.

In risposta a chi dice che voteranno Sì solo massoni deviati e imputati, aumentano gli esponenti di sinistra favorevoli alla riforma Nordio.

L’esercito dei riformisti avanza spedito. L’ultimo in ordine di tempo a schierarsi dalla parte del Sì è, Arturo Parisi, promotore dell’Ulivo e delle riforme istituzionali negli anni Novanta, ex ministro della Difesa con Prodi: «Voto Sì per far avanzare una giustizia garantista. Voterò Sì guidato dalla domanda che sta al centro della riforma della separazione delle carriere dei magistrati: la necessità della terzietà del giudice tra chi accusa e chi difende».

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La democrazia si è fermata a Palermo
Ansa
Nella città di Sergio Mattarella disertano i presidenti di sezione. I sostituti arrivano alle 14. Gli avvocati: «Annullare il voto».
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I quesiti di Lega e radicali spariti dai dibattiti in modo da evitare il superamento del quorum. Matteo Salvini invoca Mario Draghi e Sergio Mattarella.
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Le manette facili? Una finta urgenza. L’anomalia è il potere politico dei pm
iStock
Il quesito sul ridimensionamento della custodia cautelare è contrario ai principi di quegli stessi partiti che lo sostengono. Sarebbe più utile invece togliere alle toghe la possibilità di scegliersi le notizie di reato.
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