
Solidarietà da parte dall’Anm-Associazione nazionale magistrati, della sottosezione di Modena e del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bologna a Fausto Gianelli - il legale che assiste Salim El Koudri il trentunenne che, sabato scorso, ha investito diversi pedoni in centro a Modena - raggiunto da diversi attacchi sul Web. Non una parola sulle vittime e sulle famiglie della vittime. Non chiedo mica tanto: due parole tra parentesi, un inciso, un «nel rispetto delle vittime e delle loro famiglie». No.
Non una parola, non un ricordo non un istinto di manifesta pietà per chi ha subito e non per chi ha commesso il reato. Ringraziamo la sezione modenese dei magistrati perché ci ricorda che «la difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado di ogni processo e qualunque tentativo di delegittimazione o intimidazione della funzione difensiva contrasta con i principi dello Stato di diritto». Non ne avevamo francamente bisogno essendoci sempre battuti per il «giusto processo», ivi compresi i diritti della difesa, anche in tempi nei quali non tutti lo facevano.
E ringraziamo ugualmente il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bologna che, a seguito degli «attacchi mediatici gravemente denigratori» subiti dal collega ci ricorda che «l’articolo 24 della Costituzione afferma che la difesa è diritto inviolabile di ogni cittadino quale sia il reato che gli viene contestato. È un presidio di di civiltà che non ammette eccezioni». Anche in questo caso, non ne avevamo assolutamente bisogno. Se c’è qualche idiota in giro che attacca la difesa del delinquente che ha commesso i reati si rivolgano a lui o a loro e non ricordino inutilmente a tutti i cittadini modenesi e italiani che la difesa nel processo è un diritto inviolabile. Grazie, ma fin qui ci arrivavamo da soli.
Non so se la difesa si sia impaurita da queste minacce, nel caso ci dispiacerebbe, ma siamo certi che i cittadini italiani sono più intimiditi della difesa da ciò che è accaduto a Modena. E che rappresenta un bruttissimo precedente anche per l’evidente emulazione delle modalità con le quali è stato compiuto questo atto criminale. Non era una scelta ricordare le vittime, accanto ai diritti della difesa, era secondo me un obbligo che avrebbe reso queste dichiarazioni più credibili.
Tutto questo sto scrivendo perché non ci pare che il problema principale consista nell’interrogarsi sugli inalienabili diritti della difesa che nessun essere ragionevole può mettere in dubbio, salvo volere sollevare artatamente un caso per qualche cretino che si è espresso da cretino. Quello che è accaduto a Modena ci interroga su questioni molto più fondamentali che non su un diritto incontestato e incontestabile della difesa. Esso ci interroga, come ampiamente spiegato nell’intervista di ieri rilasciata a Francesco Borgonovo da Claudio Bertolotti, già caposezione contro intelligence e sicurezza della Nato in Afghanistan, e oggi direttore dell’Osservatorio sul radicalismo, nonché dal commento del direttore Belpietro, sul fatto che questo tipo di attentato può riferirsi a singoli con disagi mentali e di altro tipo che trovano nell’islamismo lo sfogo della loro rabbia.
Vedremo cosa il trentunenne Salim El Koudri abbia scritto sui suoi social una volta che essi saranno decrittati. Ad oggi sappiamo che i cristiani sono definiti «merde». E poco ci importa che una volta in carcere abbia chiesto di parlare con un sacerdote e di avere a disposizione la Bibbia. Potrebbe essere una strategia difensiva suggerita e non spontanea. Comunque sia, di questa cosa, possiamo tranquillamente non tenerne conto. Perché, altrimenti, tra un diversivo e una serie di giustificazioni sociali e psichiche, qui finiamo per trascurare l’elemento sicurezza che, in questo caso, è l’elemento centrale, se non l’unico, che può e deve interessarci. Inutile e dannoso perdersi in questioni totalmente marginali e scontate.
Il reato, anzi i reati commessi sono stati evidentemente pianificati con molta precisione: strada trafficata e auto a tutta velocità. Poi, a peggiorare di molto il quadro di ciò che è successo, c’è di mezzo il masso dell’emulazione di atti che ci ricordano attentati terroristici come quelli in Francia in Germania. Non si tratta della stessa cosa, ovviamente, anche per il numero delle vittime, per fortuna, ma si tratta di modalità che nessuno può non riconoscere come imitazione di quelle. E quelle erano di matrice islamica. Qualcuno lo può contestare? Qualcuno può far finta di niente? È un caso? Si tratta di una coincidenza fortuita? Vedremo.
Intanto sappiamo che questo signore ha cancellato tutto quello che era possibile dal suo computer. Evidentemente non cancella chi non ha scritto cose che da un giorno all’altro possano diventare capi di imputazione. Che da un giorno all’altro possono trasformarsi da semplici opinioni o insulti a prove di una connessione tra ciò che si è fatto e il fanatismo di matrice islamica.
Non lo vogliamo chiamare terrorismo? Bene, basta e avanza chiamarlo fanatismo: come si dice in Toscana, «se non è zuppa, è pan bagnato». In questo Paese tra zuppe e pan bagnati ne abbiamo piene le scatole. Soprattutto quando queste zuppe costringono all’amputazione di due gambe o anche di una sola e a persone ridotte male in un letto di ospedale o a casa propria, avendo rischiato la vita per questa zuppa impazzita in giro per la città di Modena.






