Se la Roma guidata da Walter Veltroni viene ricordata per i tagli dei nastri delle grandi opere, prima tra tutte la linea C della metropolitana che a distanza di 20 anni deve ancora essere completata, la strategia comunicativa di Roberto Gualtieri è invece all’insegna del greenwashing. Nella narrazione del Campidoglio, Roma sembra apprestarsi a diventare una sorta di immenso parco pubblico.
Ultima in ordine di tempo è la presentazione, avvenuta ieri, del Piano caldo. «Siamo la prima città in Italia a presentare una vera e propria strategia per ridurre l’impatto del caldo e abbiamo deciso di farlo perché non possiamo rimanere fermi di fronte a impatti che rischiano di mettere in crisi le infrastrutture primarie, la vivibilità urbana e che incidono maggiormente proprio nei confronti delle persone più vulnerabili. La maggiore frequenza e intensità delle onde di calore non è più un’eccezione, bensì la regola in tutto il mondo», ha detto Gualtieri in collegamento video, aggiungendo poi che «in questi anni abbiamo già realizzato interventi di forestazione urbana e depavimentazione senza precedenti nella storia della città». Il Piano presentato ieri prevede appunto «interventi di depavimentazione, messa a dimora di alberi e creazione di spazi ombreggiati e irrigati».
I toni di Gualtieri sono quasi da campagna elettorale: «Stiamo portando avanti con grande determinazione, grazie all’assessore Alfonsi (Sabrina, titolare della delega all’Ambiente, ndr) la più grande azione di forestazione urbana mai realizzata nella storia di questa città, con la piantumazione di 1 milione di alberi entro la fine del 2026 nella città metropolitana, di cui 600.000 a Roma, con 65 boschi nuovi. Vi aggiungiamo i 390.000 alberi mappati nella parte pubblica della città, di cui 125.000 lungo le strade. Abbiamo un bilancio arboreo che ha portato a più 38.000 alberi, quindi il patrimonio di alberature cittadine è aumentato del 10% dal 2022».
L’intento è certamente meritorio, ma si scontra con i numeri, rilevantissimi, degli abbattimenti avvenuti durante il mandato di Gualtieri. I dati ufficiali certificano che tra il novembre 2021 e il dicembre 2025 sono stati tagliati 29.842 (di cui 706 schianti). Cifre senza precedenti durante i mandati dei predecessori. Anche se gli abbattimenti sono compensati dalle 67.640 nuove piantagioni, l’allarme sulla salute degli alberi nella Capitale resta alto. Anche perché la messa a terra di nuovi esemplari, anche in numero altissimo, per quanto riguarda l’efficacia nell’abbattimento delle temperature è un investimento di lungo termine.
A maggior ragione in una città dove, secondo i dati Ispra del 2024, la percentuale di suolo consumato è arrivata al 13,18%, pari a 70.620 ettari. Detto in soldoni, le aree verdi sono diminuite. Eppure, nonostante questo, l’ultima variante alle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore, approvata dall’assemblea capitolina un anno e mezzo fa, non ha affrontato il problema.
Ma Gualtieri intanto presenta interventi di depavimentazione, come quello inaugurato il 19 giugno a piazzale Clodio. «Questo intervento fa due cose insieme. Riqualifica dal punto di vista paesaggistico un’area degradata, restituendo qualità e decoro. E svolge una funzione ambientale e climatica decisiva», ha detto il sindaco durante il taglio del nastro avvenuto a poche centinaia di metri da dove, all’interno dell’area verde che collega piazzale Clodio con la riserva naturale di Monte Mario, verrà costruita una palazzina di otto piani, per ampliare la cittadella giudiziaria. Un progetto che ha richiesto il via libera della Regione Lazio, arrivato anche grazie a una serie di prescrizioni imposte, tra cui la riqualificazione sia dell’area interessata che di piazzale Clodio. Che, guarda caso, prevede anche il «ripristino a verde» inaugurato da Gualtieri.
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