Landini: Veneto basato sullo sfruttamento Stefani: chieda scusa a tutti i lavoratori
Alberto Stefani (Ansa)

A Padova ieri c’era il congresso della Uil e per l’occasione è arrivato anche il premier Giorgia Meloni. Per provare a rubare la scena allora la Cgil, sempre nella città del Santo ha inventato un convegno dal titolo eloquente, ovvero «Veneto: il lavoro svenduto. Le mille facce dello sfruttamento lavorativo nell’ex locomotiva d’Italia».

Già da queste parole si capiva quale voleva essere il messaggio, ma la realtà ha superato l’immaginazione. A chiudere i lavori è intervenuto il leader Maurizio Landini, che ha detto cose oltre i limiti. La prima: «C’è un problema che riguarda la grande distribuzione: a volte tenere bassi i prezzi della grande distribuzione significa strozzare quelli che lavorano e favorire il caporalato.

Quindi il problema non è lasciar fare il mercato, il problema è mettere regole, che tutelino la condizione di vita e di lavoro». In pratica, il segretario generale del sindacato rosso sostiene che dietro agli sconti al supermercato ci sia il caporalato. Parole grosse.

Ma il peggio è venuto dopo: «Il modello Veneto si è fermato, come si è fermato in tutta Italia un modello basato sullo sfruttamento e soprattutto sulla logica dell’appalto, del subappalto, del massimo ribasso e quindi, dello sfruttamento del caporalato. E non è una cosa che sta riguardando un settore, sta riguardando tutti i settori trasversalmente, e c’è bisogno di intervenire radicalmente». Incredibile. Ma veramente ha detto questo? Il titolo del lancio dell’Ansa è eloquente: «Landini, modello Veneto fermo perché basato su sfruttamento lavoratori».

In pratica l’ex leader della Fiom ritiene che il modello che ha portato una terra di emigrati e agricoltori a diventare la terza per Pil in Italia e a sfornare campioni dell’export è riuscita nell’impresa perché sfruttava la gente. Chissà se il segretario della Cgil s’è reso conto di quello che ha detto solo per urlare di più e provare a oscurare Uil e Meloni… Vengono in mente i Del Vecchio, i Rana, i Renzo Rosso, i Veronesi del gruppo Calzedonia, i Moretti Polegato, i Marzotto, i Doris, i De’ Longhi, i Benetton

Potremmo andare avanti e scrivere un’enciclopedia, arricchita da chi anche ora genera un Pil di oltre 200 miliardi, figlio del sacrificio e del sudore di imprenditori che lavorano 25 ore al giorno e di dipendenti che in migliaia di casi sono a loro volta diventati imprenditori.

Fa specie che le parole di Landini siano state dette in una terra che vanta 390.000 iscritti alla Cgil. Anche queste persone sono state sfruttate? E la Cgil non ha vigilato sull’eventuale sfruttamento?

Il governatore del Veneto, Alberto Stefani, non ha digerito queste parole… «Landini chieda scusa ai lavoratori», dice alla Verità.

Presidente, si sente offeso?

«Direi che i primi a sentirsi offesi sono i lavoratori veneti. La storia di questa terra è una storia di dialogo tra imprenditori e lavoratori. Chi fa certe affermazioni dimostra di non conoscere il Veneto, che è una delle principali culle del mondo del lavoro e della collaborazione tra impresa e dipendenti».

Perché secondo lei ha detto una frase del genere?

«Non so perché l’ha detta, ma so che chi dice cose del genere non conosce la storia del lavoro in Veneto, che è fatta di collaborazione tra imprenditori e dipendenti. Molte realtà imprenditoriali sono aziende familiari, soprattutto piccole e medie, che costituiscono il tessuto connettivo della nostra regione e meritano rispetto».

Landini spera di fare breccia con queste parole?

«Non spetta a me dirlo. Credo però che prima di esprimere giudizi così pesanti serva rispetto per la storia del nostro territorio e per chi ogni giorno lavora e fa impresa».

Cosa risponde al segretario della Cgil sul merito?

«Intanto che l’occupazione continua a registrare dati importanti, inoltre stiamo portando avanti il welfare aziendale come una delle strategie principali per il futuro del territorio. Stiamo lavorando anche attraverso una nuova partecipata, Veneto Welfare, per sviluppare strumenti di sostegno ai lavoratori e alle imprese».

Perché gli imprenditori veneti non possono essere definiti «sfruttatori»?

«Guardi, non possiamo dimenticare i tanti imprenditori che negli anni si sono tolti la vita a causa delle difficoltà economiche, in molti casi perché non riuscivano a pagare lo stipendio ai propri dipendenti. Quindi, prima di parlare di sfruttamento, serve rispetto».

Il convegno della Cgil però parla «ex locomotiva». Il Veneto non è più una locomotiva?

«C’è invece un rapporto di Bankitalia che evidenzia un’elevata liquidità e una riduzione dell’indebitamento delle imprese. Naturalmente dobbiamo affrontare la transizione economica puntando su welfare, innovazione e competitività. Dire però che il Veneto sia un’ex locomotiva è una forzatura strumentale».

Parlava di transizione economica, il futuro è dei giovani, che però in alcuni casi emigrano. Come si tiene vivo il modello Veneto?

«Dobbiamo offrire loro gli strumenti per scegliere di restare. Non conta soltanto lo stipendio: servono anche servizi, welfare, qualità della vita e opportunità che rendano questo territorio attrattivo. Ci stiamo lavorando».

Ieri anche lei, oltre al premier, è stato al congresso della Uil a Padova. Avrà trovato un clima diverso rispetto a quello della Cgil, no?

«Ho trovato un clima positivo, collaborazione e attenzione anche ai temi dell’innovazione e dell’Intelligenza artificiale. Il confronto con le organizzazioni sindacali è sempre stato costruttivo dall’inizio del mio mandato. E credo che anche all’interno della Cgil Veneto non tutti condividano le parole di Landini».

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