galeazzo bignami intervista
Galeazzo Bignami (Imagoeconomica)

Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia: Lavitola di fronte ai magistrati si è dichiarato il mandante dell’attentato a Ranucci. Pensa che il conduttore sapesse dell’ordigno?

«Da quello che emerge sinora, sembra di no. Vedremo cosa uscirà dalle indagini. Di certo quello che qualcuno considera il più grande giornalista d’inchiesta italiano non si è accorto che andava a cena con chi gli ha fatto piazzare una bomba sotto casa. E l’altra cosa certa è che Ranucci sapeva del sondaggio che lo riguardava promosso da Lavitola».

Perché è un particolare importante, in questa storia?

«È importante per tutti i contribuenti che pagano il canone».

In che senso?

«Il servizio pubblico, attraverso Report, mandava in onda inchieste televisive contro il presidente del Consiglio Meloni, fatte da un giornalista che, lavorando a certi sondaggi, mirava a prenderne il posto. Tutto normale?».

Al di là delle novità che usciranno dalla vicenda giudiziaria, Ranucci può restare in sella?

«Sono valutazioni che riguardano la Rai».

Lei si prenderebbe una pausa, se fosse al suo posto?

«Al suo posto non mi ci vorrei trovare mai».

E il messaggio sui social in cui cita Falcone e Borsellino? Qualcuno ci ha visto un intollerabile accostamento. Lei?

«Un delirio. Una totale assenza di lucidità».

Come lo spiega?

«È una conseguenza del fatto che Ranucci è stato idolatrato e osannato da tutto un certo mondo, e quindi alla fine si è convinto di essere davvero il loro leader, e di essere intoccabile. Altrimenti non si sarebbe prestato alla lavorazione di un sondaggio di quel tipo».

Ad aver subito un colpo è anche un certo filone di intellettuali «moralizzatori»?

«Se così fosse, significa che è tramontata la doppia morale della sinistra. E invece il direttore di Repubblica Cappellini, che ha corretto il sondaggio di Lavitola, scrive che per le cortesie non si controlla il casellario giudiziario. Ricordo però che qualcuno, per gli stessi comportamenti, in passato è stato linciato».

Dunque?

«Io dico che il moralismo della sinistra è sempre vivo: il solito doppio standard».

Qualcuno deve scusarsi?

«La lista è lunga, e non basterebbe un’intera stagione di Report per declamarla tutta. Parlamentari, giornalisti, pseudointellettuali»…

In cima alla lista inserisce Elly Schlein? Dal palco del Partito socialista europeo, il segretario del Partito democratico disse: «Voglio esprimere la mia solidarietà Ranucci, perché è stata trovata una bomba davanti casa sua. La democrazia è a rischio, la libertà di espressione è a rischio quando l’estrema destra è al governo».

«Schlein dovrebbe scusarsi sia per l’attacco a Meloni avvenuto a suo tempo, sia per la figuraccia che sta facendo oggi, ma soprattutto per aver offeso la sua Patria durante un consesso internazionale. Questo per me è un aggravante. L’Italia non si offende mai, tantomeno dall’estero».

Come spiega questo silenzio oggi?

«Oggi il silenzio di Schlein è qualcosa di più di un semplice imbarazzo. È la dimostrazione che ha sbagliato e continua a sbagliare. Pur di non chiedere scusa, si inventano ipotesi originali, come la fantomatica “pista di destra”. Domani diranno che la bomba l’ho messa io…».

Il danno di immagine di Ranucci, verrà pagato politicamente da Schlein?

«Non penso solo a lei, ma anche ai tanti 5 stelle che avevano individuato il governo come “mandante morale” dell’attentato».

E Saviano?

«Tanti “intellò” si sono rivelati senza grande intelletto, in questa storia. Ci accusavano di aver messo in piedi “Telemeloni”: a giudicare da certi prodotti giornalistici, sembra più “Telelavitola”».

E l’Associazione nazionale magistrati, che assoldò Ranucci come testimonial nella campagna referendaria?

«Qualche parolina di scuse me la aspetterei anche da loro, se non altro per rispetto di tutti i magistrati che ogni giorno combattono la criminalità».

L’altro scenario in bilico è quello sull’immigrazione. La Spagna ha controllato 3.000 viaggiatori provenienti dall’Italia, dopo il blocco di Schengen deciso dal governo italiano a seguito dell’assalto a Ceuta. Un’escalation?

«L’Italia ha fatto controlli selettivi, e sapeva già chi doveva fermare prima che atterrassero: abbiamo avuto 3 arresti, più di 20 respingimenti. Da parte spagnola invece vengono fatti controlli a campione, perché siamo di fronte a una misura ritorsiva per stessa ammissione spagnola».

Lo stop a Schengen poteva essere evitato?

«Alle vestali dell’Unione europea e di Schengen faccio presente che la Francia ha sospeso da anni il trattato di libera circolazione con tutti i Paesi confinanti, Spagna, Italia, Belgio, Lussemburgo, Germania».

A Ceuta la situazione è peggiore di come viene descritta?

«Qualcuno dice che passare da Ceuta al continente è impossibile, ma evidentemente non conosce l’industria che i trafficanti hanno messo in piedi».

Cioè?

«Hanno riconvertito il narcotraffico alla tratta degli esseri umani, come dicono i servizi spagnoli. Con moto d’acqua e piccoli mezzi di trasporto riescono facilmente ad attraversare quel tratto di mare che separa Ceuta dalla Spagna continentale. Pensiamo davvero che queste persone, dopo aver percorso centinaia di chilometri, si scoraggino per 14 miglia marittime»?

Piantedosi sostiene che il rischio terrorismo «va presidiato con la massima cautela», perché è sempre alta la possibilità di infiltrazioni.

«È sempre l’intelligence a lanciare allarmi su questo tema. La parte nord del Marocco è quella in cui più forte è la pressione jihadista. Il punto è che i confini vanno difesi sempre, e non a giorni alterni. Italia ed Europa hanno il diritto e il dovere di sapere chi arriva, per garantire la sicurezza dei propri cittadini».

È fallito un modello di gestione migratoria?

«La sinistra confonde la solidarietà con la complicità. La complicità nei confronti di chi aggira le regole europee per entrare irregolarmente nel nostro continente. L’Italia aveva già criticato pubblicamente, insieme ad altri Paesi europei, la decisione spagnola di regolarizzare un milione di immigrati. Un provvedimento che si è rivelato un formidabile fattore di attrazione migratoria. Lo stesso governo marocchino si chiede che senso abbia respingere i migranti, se chi forza il blocco viene poi regolarizzato».

E oggi?

«Oggi grazie a Giorgia Meloni tutte le nazioni hanno preso consapevolezza che il controllo dei flussi migratori è centrale. Anche per le ricadute sociali di una gestione incontrollata».

Quali ricadute?

«Chi viene in Italia per restare accede a sussidi e politiche di sostegno sociale, che vengono sottratte agli italiani delle periferie. A pagare il prezzo di un modello sbagliato, quindi, non sono gli intellettuali da Ztl, ma i cittadini più deboli e fragili che hanno bisogno di aiuto».

Come può dirlo?

«Mi basta vedere Reggio Emilia, giunta di sinistra: più del 30% delle case popolari va agli extracomunitari. A Ferrara, dove governiamo noi, siamo al 10. Questo significa che, in fondo, difendere i confini non ha colore».

Addirittura?

«Lo dimostra il fatto che anche gli esecutivi di sinistra in tutta Europa hanno sposato la linea Meloni. Solo il Pd è contro ed è isolato anche dalla sinistra europea».

Il ministro Piantedosi scrive una lettera a Berlino per dire che i «dublinanti» non verranno accettati dall’Italia. Rischiamo lo scontro anche con la Germania?

«Con il nuovo patto sull’immigrazione si sono “resettati” i conteggi sui dublinanti. E gli ultrà della Germania che stanno spuntando da noi non sono filotedeschi o filospagnoli, ma semplicemente anti italiani».

Nel conto dei rimpatri, bisogna calcolare anche i migranti sbarcati tramite Ong tedesche?

«Sì, perché se qualcuno sale su una nave che batte la bandiera tedesca, entra in territorio tedesco e non italiano».

Il progetto di costruire hub in Africa è prematuro?

«Immaginiamo hub fuori dai confini europei per esaminare le domande dei richiedenti asilo. Persino l’Economist ha riconosciuto che abbiamo totalmente perso il senso della Convenzione di Ginevra».

Perché?

«Solo chi ha davvero titolo per chiedere asilo dev’essere accolto. Invece prima delle nostre riforme i migranti facevano domanda, passavano tre anni, e i richiedenti intanto giravano per l’Italia cercando pretesti per restare, confidando in un giudice che trovasse un motivo per farli restare. Ma questa era una sanatoria camuffata. Con Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia a decidere chi entra in Italia non sono i trafficanti, ma lo Stato».

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