Nicola Molteni: «Quella di Sánchez è una vendetta contro gli italiani. Il simbolo del fallimento delle politiche migratorie della Spagna. La loro decisione è illegittima, e l’Europa deve cassarla».
Nicola Molteni, sottosegretario agli Interni: lo scontro con Madrid sale di livello. In Spagna è scattata la rappresaglia, che prevede controlli anche sui turisti italiani. È rimasto sorpreso?
«È una ritorsione inaccettabile, ingiustificata, sproporzionata. L’Italia non accetta diktat».
Ma è una mossa seguita alla decisione italiana di bloccare Schengen dopo i fatti di Ceuta. Non vi hanno forse risposto per le rime?
«La differenza è che noi abbiamo bloccato Schengen in nome della sicurezza nazionale, con controlli selettivi per chi proviene da Paesi terzi, e non ci siamo nemmeno sognati di mettere nel mirino i cittadini spagnoli. Quello del governo di Madrid invece è un attacco contro il popolo italiano, con ragioni esclusivamente politiche. È ben diverso».
Ma hanno il diritto di farlo?
«Ritengo che la decisione presa dalla Spagna non rientri neanche nelle possibilità previste dal codice Schengen sulle frontiere. Quindi, a mio parere, la Commissione europea dovrebbe cassare questa misura in quanto illegittima».
Dalla Spagna mettono in dubbio le motivazioni della scelta italiana. Dicono che non c’erano pericoli, perché nessuno arriva in Italia da Ceuta. Dicono che siete stati voi a cominciare questa «guerra delle frontiere» per fini propagandistici. Cosa risponde?
«Ceuta è territorio spagnolo ed europeo, rivendicato dal Marocco. A Ceuta c’è stata un’invasione senza precedenti, che meritava una risposta immediata a tutela dell’interesse nazionale italiano. Noi dovevamo comunicarlo alla Commissione europea, e l’abbiamo fatto».
Insomma, il governo italiano è stato costretto a prendere una decisione eccezionale?
«Noi abbiamo sospeso Schengen perché 72.000 immigrati sono entrati in 48 ore in un’exclave, in una città che ha 85.000 abitanti, col rischio evidente di una escalation fuori controllo. Ma a voler ben vedere, quello che abbiamo attivato non è uno strumento così eccezionale».
Perché?
«Perché dal 2006 Schengen è stato sospeso 498 volte. Penso ad esempio al confine sloveno, per affrontare il problema della rotta balcanica. E non dimentichiamo che nel 2015 la Francia ha chiuso Ventimiglia senza concordarlo con nessuno».
Non c’erano alternative più morbide?
«L’alternativa era arrendersi, restare a guardare, alzare le mani. Ma la sicurezza degli italiani non è mai barattabile e non è mai negoziabile».
E la solidarietà con la Spagna?
«C’è stata. Ma la polemica sulla solidarietà non regge. Quando nel 2023 l’Italia ha avuto una crisi importante a Lampedusa, nessuno ha dimostrato solidarietà nei nostri confronti. Ci siamo rimboccati le maniche da soli con i decreti sicurezza».
Adesso cosa succede? L’emergenza di Ceuta non è rientrata?
«Oggi il problema persiste. Rischiamo una seconda ondata il 15 di agosto, secondo alcuni rapporti di intelligence. Da un lato la Spagna ha rimpatriato 70.000 clandestini, ma dall’altro ci sono ancora 1.500 minori stranieri non accompagnati che vogliono entrare nel continente, e che rappresentano un pericolo allarmante per l’Italia e per l’Europa».
Dunque Schengen rimarrà sospeso fino al 15 agosto. E poi?
«E poi vedremo se l’emergenza sarà rientrata, e valuteremo come comportarci. Il blocco a Schengen può comunque essere prorogato, perché difendere i cittadini italiani da una possibile escalation migratoria è il primo dovere di questo governo».
C’è una regia dietro l’assalto a Ceuta?
«Non ho certezze sul caso specifico, ma l’immigrazione non controllata è certamente un veicolo importante per la penetrazione del fondamentalismo islamico in Italia e in Europa. La storia ha dimostrato che le cellule del fondamentalismo islamico arrivano a casa nostra anche a bordo dei barconi».
Il Pd dice che sospendere Schengen è una «buffonata».
«Sono andati in cortocircuito, e stanno sempre dalla parte sbagliata. Suonano l’allarme per i centri in Albania, e non dicono una parola sui centri di trattenimento in Mauritania messi su dal governo spagnolo. Ci accusano per i morti di Cutro, e restano muti di fronte ai 140 morti di Ceuta».
Quindi è fallito il modello Sánchez?
«Quando fai una sanatoria sull’immigrazione a cui aderiscono 500.000 persone, alimenti il rischio di ondate migratorie clamorose. Fai il buonista sulla pelle degli italiani e di tutti gli europei, scatenando problemi enormi. Non a caso, sulla questione regolarizzazioni hanno già preso una bacchettata sonora dalla Commissione europea».
E poi ci sarebbe il problema dell’Ong Open Arms.
«Mi sarebbe piaciuto sentire qualche parola di critica del governo spagnolo nei confronti di Open Arms, un’organizzazione che attira gli illegali in Italia, e che ha mandato a processo Salvini. Invece gli hanno dato un’onorificenza come premio…».
E l’Europa?
«Deve decidere da che parte stare: o con noi o con loro. Con la Spagna e con le politiche immigrazioniste e globaliste dei governi progressisti, oppure stare con l’Italia, che difende i confini e combatte l’immigrazione irregolare. Insomma, l’Europa deve decidere se restare il ventre molle, o diventare un’Europa “fortezza”, che aiuta soprattutto gli Stati di primo approdo, e che si occupa dei movimenti primari e non dei movimenti secondari».
Però nel governo c’era chi voleva evitare lo scontro con Madrid. Siete divisi?
«La linea del governo sull’immigrazione è una sola, ed è quella della Lega. Negli ultimi 20 anni ci sono stati solo due momenti in cui gli sbarchi e l’immigrazione irregolare si sono fortemente ridotti: nel 2018-2019, quando Salvini è stato ministro dell’Interno, e in questi quattro anni, con la Lega al governo. E oggi la narrazione europea può cambiare davvero».
Cioè?
«Non si parla più di redistribuzione o di ricollocazione di immigrati clandestini, che sono un fattore di attrazione di nuove invasioni, ma si parla finalmente di rimpatrio, esternalizzazione, delocalizzazione, accordi di partenariato con i Paesi di partenza e transito».
Si costruiranno davvero gli hub per i rimpatri in Africa, a cominciare dal Ruanda?
«Da un lato c’è la possibilità di avere hub nei Paesi terzi extra Ue, dall’altro c’è un elemento fondamentale: gli accordi contro l’immigrazione selvaggia saranno legati a bonus economici. Accordi commerciali saranno siglati solo con quei Paesi che accettano i rimpatri e impediscono le partenze. L’Italia ha già le sue regole basate sulla “condizionalità”: è giunto il momento che l’Europa scriva le sue nella stessa direzione».
Il modello da seguire è il Piano Mattei?
«Sì, che consiste nel rifiuto delle politiche neocoloniali. Sviluppo e crescita dei Paesi africani devono accompagnarsi al contrasto dell’immigrazione illegale, e alla collaborazione sulle politiche di sicurezza nella lotta al terrorismo».
Prima parlava dei minori non accompagnati a Ceuta. Perché insiste tanto sul punto?
«Perché rappresentano un pericolo, in Spagna e in Italia. Oggi il minore straniero non accompagnato ha diritto all’accoglienza fino ai 21 anni, e questa regola va abolita. E vanno ridotti i ricongiungimenti familiari come mezzo per ottenere il permesso di soggiorno. È la proposta della Lega, e su questo chiediamo al centrodestra un po’ più di coraggio».
In Italia si aspetta solo la prossima rivolta di piazza contro la polizia, dopo le scene avvenute in Val Susa.
«La sicurezza del Paese passa dalla sicurezza degli operatori delle forze di polizia, e gli operatori delle forze di polizia sono un baluardo di legalità, di sicurezza, ma anche di democrazia e di libertà. Le guerriglie in Val di Susa e a Bologna sono operazioni di matrice paramilitare contro le forze dell’ordine, operazioni di natura terroristica».
E quindi?
«Ben venga il taser e le bodycam sulle divise. Abbiamo varato il piano di assunzioni più importante degli ultimi decenni. 100 milioni all’anno per dieci anni per aumentare l’organico delle forze dell’ordine. In 4 anni abbiamo assunto 46.000 uomini e donne in divisa, ne prevediamo 25.000 anche nei prossimi due anni. Non ci fermiamo qui, andremo avanti».
E il reato di violenza di piazza, servirebbe davvero?
«Sarebbe un ulteriore strumento nelle mani della magistratura per poter isolare i violenti e per tutelare i manifestanti legittimi. Manifestare è un’espressione di libertà, ma non può diventare un atto di guerra contro lo Stato. Come sarebbe bello se la sinistra, per una volta, condividesse con noi questi principi di democrazia, e difendesse la polizia senza aggiungere sempre un “se” e un “ma”».
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