Nella notte tra mercoledì e giovedì Genova ha archiviato l’ennesima notte di violenza, secondo uno schema che nell’estate 2026 sta diventando ormai la regola. Un ragazzo di 23 anni è rimasto ferito in una rissa scoppiata all’interno di un locale di corso Italia. Poco prima, in piazza De Ferrari, un uomo di 43 anni era stato aggredito da tre persone che, secondo il suo racconto, volevano rubargli il telefono. Entrambi sono stati trasportati in ospedale in codice giallo. Sembra lontana l’immagine della stessa piazza trasformata in pista da ballo per il dj set di Charlotte de Witte, con il sindaco Silvia Salis sorridente sul palco.
Gli ultimi episodi arrivano mentre il sistema della sicurezza cittadina viene ancora una volta rafforzato. Nel capoluogo ligure sono entrate in servizio unità della Compagnia di intervento operativo provenienti dal reggimento dei carabinieri di Milano. Il loro impiego era stato deciso nell’ultimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato dopo le risse delle settimane precedenti. Allo stesso tempo, la provincia ha ricevuto 42 carabinieri appena usciti dalle scuole, destinati in parte al turnover e in parte al ripianamento degli organici delle stazioni. È un rafforzamento che ha rilievo politico difficile da ignorare. Salis ha costruito negli ultimi mesi una parte consistente della propria posizione pubblica sulla denuncia delle carenze del governo di centrodestra nell’ambito della sicurezza. Nel novembre 2025 aveva accusato il governo Meloni di non avere stanziato risorse sufficienti per le forze dell’ordine e aveva affermato che le città erano scoperte soprattutto di notte. A febbraio aveva parlato di un disinvestimento totale e di uno scaricabarile ai danni dei sindaci. Ancora a giugno sosteneva che il territorio genovese fosse completamente scoperto nelle ore notturne.
Ora i rinforzi sono arrivati. Sono uomini dell’Arma messi a disposizione attraverso strutture statali e decisioni assunte in sede provinciale. Il Comune può rivendicare di avere sollecitato interventi. Più difficile è continuare a sostenere che Roma sia rimasta immobile. Per di più, secondo le opposizioni, l’emergenza sicurezza non può essere attribuita soltanto alla carenza di agenti statali. Alla giunta Salis vengono contestati ritardi, presidi insufficienti, videosorveglianza inadeguata e una gestione troppo debole del degrado urbano. La continua richiesta di rinforzi al governo rischierebbe di trasformarsi in un alibi con cui Palazzo Tursi nasconde le proprie responsabilità amministrative
C’è, poi, un dettaglio che non si può non sottolineare. Le unità specializzate provengono dal reggimento di Milano, città amministrata dal centrosinistra e guidata dal sindaco Giuseppe Sala. Milano occupava il primo posto nell’Indice della criminalità 2025 del Sole 24 Ore, elaborato sulle denunce registrate nel 2024 in rapporto ai residenti. Era prima per furti e nelle posizioni più alte per rapine, scippi e altri reati predatori.
Per Salis e Sala la richiesta di più uomini rischia di diventare un alibi permanente. Entrambi amministrano città dove degrado, microcriminalità e violenza urbana sono all’ordine del giorno. Lo Stato può rafforzare pattuglie e organici, ma la qualità dello spazio pubblico, la prevenzione locale e il coordinamento dei servizi restano responsabilità dei sindaci. A Genova come a Milano, il problema non è soltanto che servono più forze dell’ordine. È che finora le due amministrazioni non sono riuscite a tradurre il proprio mandato in un controllo credibile della città.
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