A sinistra sostengono che la commissione Covid serva solo a tener sotto scacco l’opposizione e sia la manovra disperata di una maggioranza che sa di essere destinata a perdere le prossime elezioni. Il ragionamento degli esponenti di Pd e 5 stelle però mi pare abbastanza illogico, perché chi non ha nulla da nascondere non può certo essere tenuto sotto scacco. E poi se non si hanno colpe non c’è manovra, disperata o meno, che possa nuocere in vista del voto del prossimo anno.
Chiarito questo, che comunque già mi pare decisivo, credo siano necessarie alcune riflessioni. La prima riguarda quanto è costata l’emergenza Covid. Nel periodo 2020-2022 lo Stato ha speso all’incirca 25 miliardi di euro, una cifra che è servita in gran parte a pagare i cosiddetti dispositivi di protezione, ovvero le mascherine che dovevano servire a non contrarre il virus. Oltre 2 miliardi di quelle «pezzuole» destinate a proteggere operatori sanitari e comuni cittadini, però, non sono mai state utilizzate, ma sono finite nei magazzini, stoccate perché non servivano. Cioè: gli ordinativi delle strutture che si occuparono dell’emergenza superarono per 2 miliardi di mascherine le necessità. Che fine hanno fatto queste forniture? Dopo essere costate una montagna di quattrini ed essere state conservate a lungo, con una spesa che sfiorava il milione di euro al mese, sono state distrutte, perché non più utilizzabili.
A prescindere dalle questioni giudiziarie, già questo enorme spreco, pagato con soldi pubblici, dovrebbe costituire motivo sufficiente per indagare. Infatti, al di là dalle responsabilità penali, di cui ovviamente non ha senso occuparsi in quanto curiosamente la magistratura è quasi sempre arrivata fuori tempo massimo, ovvero quando era difficile accertare i reati, resta il tema dell’enorme dissipazione di denaro dei contribuenti. Non è un buon motivo per approfondire eventuali errori? Ammettiamo pure che tutti gli acquisti siano stati fatti in buona fede, ovvero che chi aveva il compito di fronteggiare la pandemia, per paura di restare senza mascherine ne abbia comprate anche troppe. Non è forse il caso di fare qualche valutazione per evitare che in futuro non accada più nulla di simile? Non si deve, per rispetto verso i soldi degli italiani, capire perché si sbagliarono le stime? Io penso che qualsiasi buon amministratore, rendendosi conto di aver speso male i quattrini della società si farebbe un esame di coscienza. E invece nel caso in questione nessuno, tra coloro che in quel periodo avevano compiti di responsabilità, pare aver voglia di rivangare il passato, preferendo mettere una pietra sopra alla faccenda.
Come vedete non parlo di malaffare, ma soltanto di errori di gestione, che però a quanto pare nessuno ha intenzione di riconoscere, continuando ad accreditare l’idea – contraddetta dal numero di vittime, ma anche dai costi sostenuti – che durante il Covid tutto sia andato a meraviglia e l’Italia sia un esempio mondiale di straordinaria efficienza di fronte a una pandemia. Purtroppo non è così e prima la sinistra lo riconoscerà, prima nella sua battaglia contro la commissione Covid risulterà credibile.
Ho tenuto per ultimo l’argomento che più dà del filo da torcere alle opposizioni, ovvero l’appalto da 1,2 miliardi di euro per l’acquisto di centinaia di migliaia di mascherine di provenienza cinese. Di questa faccenda La Verità è stata la prima a occuparsi già cinque anni fa, raccontando non soltanto l’anomalia della procedura di assegnazione, ma soprattutto rivelando una serie di improbabili mediatori d’affari che con l’operazione avevano guadagnato decine di milioni. Giornalisti, venditori di banane, faccendieri che all’improvviso si erano scoperti fornitori di mascherine. Non potendo stabilire se quei dispositivi di protezione fossero in regola o meno, e non riuscendo a contestare l’operazione, la Procura ha riconsegnato loro i milioni che aveva sequestrato. Tuttavia, quei soldi non possono non suscitare indignazione, perché mentre gli italiani morivano qualcuno si arricchiva senza grande sforzo.
Non c’è reato? Così ha deciso la giustizia, ma credo che l’opinione pubblica abbia tutto il diritto di sapere come ciò sia stato possibile e dunque una commissione d’inchiesta ha l’obbligo di appurare la verità e di fornire una risposta agli italiani. Nel 2020 si è giocata una partita sulla pelle dei malati e il Parlamento ha il dovere di dare una risposta, anche se a qualcuno tutto ciò può dispiacere.
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