Dunque, alla famiglia del piccolo Domenico Caliendo, ucciso colposamente nell’ospedale Monaldi di Napoli, dove doveva essere curato e guarito, dopo l’accordo tra gli avvocati, è stato riconosciuto un risarcimento che sembra aggirarsi intorno a 1,5 milioni di euro.
Un granello di senape confrontato a quello splendido bambino, altro che risarcimento «congruo e dignitoso». Con tutto il rispetto dovuto all’avvocato della famiglia, che ho conosciuto personalmente in trasmissione con la mamma Patrizia, un esempio assoluto di dignità e di sensibilità e compostezza. Un modello per tutti cui inchinarsi.
L’accordo economico e la posizione del processo
Ma ha detto molto bene la mamma di Domenico, la stessa Patrizia: «Ora aspettiamo il processo». Perfetto: il processo non finisce qui, il processo «vero» non è ancora iniziato. Il processo non può essere condizionato da questo accordo previo delle parti e per vari motivi.
E sarebbe errato farlo richiamandosi all’articolo 62 del Codice penale che al comma 6 descrive quei fatti che possono rappresentare delle attenuanti nel processo per gli imputati: «L’avere, prima del giudizio, riparato interamente il danno, mediante il risarcimento di esso, e, quando sia possibile, mediante le restituzioni; o l’essersi, prima del giudizio…adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato; o l’avere partecipato a un programma di giustizia riparativa con la vittima del reato, concluso con un esito riparativo».
Ci sono queste condizioni che possono incidere sull’esito del processo? No, assolutamente no. Non ci stiamo e non ci staremo mai.
Anzitutto, i soldi del risarcimento li abbiamo pagati tutti noi, compresa la mamma e il papà di Domenico, e anche i due nonni, anch’essi destinatari del risarcimento stesso. Perché sia a tutti chiaro che quei soldi sono stati pagati dall’Azienda ospedaliera dei Colli (della quale fa parte il Monaldi), non dai responsabili rinviati a giudizio perché sono state raccolte prove ampie e dettagliate su come sono andate le cose. Non sono state versati dai potenziali rinviati a giudizio: i soldi, presi dalle tasse, li abbiamo pagati noi, non i responsabili di quella carneficina.
Le accuse ai cardiochirurghi e la decisione dei PM
Spetterà ai pm, dopo le udienze fissate per l’11 settembre, decidere sul rinvio a giudizio. Sono sette i medici iscritti nel registro degli indagati della Procura di Napoli per omicidio colposo in concorso: tra loro i due cardiochirurghi che eseguirono il trapianto a Napoli, Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, e la dottoressa Gabriella Farina, che eseguì l’espianto del cuore dal donatore nell’ospedale di Bolzano. Un organo giunto irrimediabilmente danneggiato a Napoli, a causa dell’uso del ghiaccio secco al posto di quello naturale e di un box frigo ritenuto ormai fuori dalle linee guida. I due cardiochirurghi, Oppido e Bergonzoni, sono anche accusati di aver falsificato le cartelle cliniche.
Nessuno di noi è una mammola, ma questi due esseri «umani», al posto del cuore, cos’hanno? Meglio tacere. Il tutto fatto col bimbo morto e innanzi al dolore inenarrabile di una mamma.
L’avvocato Raffaella Di Nardo, rappresentante dell’Azienda ospedaliera, ha fatto benissimo a sottolineare che l’accordo sul risarcimento «non costituisce una ammissione di responsabilità» e che «la struttura si riserva di agire in rivalsa verso chi sarà ritenuto responsabile».
Nessun influsso favorevole sulle pene e la ricerca di giustizia
L’articolo 62 del Codice penale riduce la pena se hai pagato tutti i danni provocati prima del processo. Nessuno degli imputati ha pagato un euro. Quindi, è evidente che il risarcimento avvenuto non può avere alcun influsso favorevole agli imputati nel processo cui saranno sottoposti.
Se fosse vero che «la vita dei morti sta nella memoria dei vivi» (Cicerone), si saranno chiesti i responsabili di questo omicidio a che tipo di memoria sono condannati i genitori, i fratelli, gli amici del piccolo Domenico? Una pena senza fine, senza colpa. Un peccato mortale dei responsabili. Con colpa.
Di solito, quando muore qualcuno, si usa augurare «La terra ti sia lieve». Domenico è nel luogo più lieve dell’universo, il Paradiso. Piuttosto, ai familiari l’augurio che ci sentiamo di fare è: «Vi sia lieve il ricordo», come ora è lieve ed eterna la vita di Domenico.
Patrizia Marcolino, la mamma, si è impresso sulla carne del braccio sinistro un profilo di un bimbo e la scritta: «Domenico. Il nostro guerriero». Cara Patrizia, ora Domenico vive nella pace e come tu stessa hai detto «mi sorride».
Ora sta a tutti noi, a partire da chi fa il mio mestiere, accanto a voi e per voi e all’angelo che è tornato in cielo, guerreggiare perché sia fatta giustizia, ma giustizia vera, giustizia giusta.
Un abbraccio, carissima Patrizia.
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