«Questa inchiesta finirà in nulla perché la potente legge morale della salute viene prima di tutto, non è giudicabile con gli strumenti normali dei codici giuridici». L’inchiesta è quella della Procura di Ravenna su alcuni medici che avrebbero falsificato i documenti per impedire l’ingresso di immigrati nei Cpr.
E la previsione sull’indagine è di due esponenti della sinistra che nella vita professionale indossano il camice del medico; si chiamano Paolo Trande e Donatella Albini: il primo è un consigliere regionale di Avs in Emilia-Romagna; la seconda è la responsabile nazionale salute di Sinistra italiana. Poi passeremo in rassegna anche gli altri commenti, tutti contro l’inchiesta della Procura di Ravenna e a favore della battaglia condotta da medici, che «piuttosto che mandare uno in un Cpr mi faccio radiare», come testualmente risulta dichiarato da una delle persone coinvolte.
L’inchiesta sui medici anti Cpr
Dunque, per alcuni medici si potrebbero – perché questa è l’accusa dei procuratori che avrebbero individuato una rete nazionale di medici «ostili» ai Cpr – falsificare le carte o alterare i documenti, pur di «fratturare» le leggi in materia di contrasto all’immigrazione irregolare. E questa azione di disturbo starebbe nel primato della «potente legge morale della salute» (e chi se ne frega se poi un’immigrazione fuori controllo è causa del ritorno di alcune malattie o se produce situazioni di vita indegna e sfruttamento sul lavoro…), che come tale «non è giudicabile con gli strumenti normali dei codici giuridici».
Siamo di fronte a una lettura fanatica, presuntuosa e assolutamente di parte, sia della condotta medica e sia del rispetto della legge. Attenzione, questo varrebbe – perché così hanno parlato – in quanto dentro «la battaglia interna alla destra, generata dalla comparsa del movimento di Roberto Vannacci»; in poche parole, siccome c’è Vannacci e siccome il centrodestra (a loro dire) diventerebbe concorrenziale al generale nelle politiche di contrasto all’immigrazione irregolare, per i medici è possibile una specie di obiezione di coscienza che i giudici dovrebbero avallare.
La sinistra contro la Procura di Ravenna
Infatti, oltre alle parole di Trande e Albini, non è mancato il sostegno di molti esponenti del campo largo. Per esempio, la deputata di Avs Ilaria Cucchi ha parlato di «un’intimidazione» da parte della pm dell’inchiesta, la quale «avrebbe acquisito le mie conversazioni telefoniche con il dottor Nicola Cocco», l’infettivologo indagato con l’accusa più pesante. Peccato che, come ricostruito dagli stessi inquirenti, non sia stata eseguita alcuna copia forense del telefono dell’indagato, poiché le chat erano emerse «in automatico in base a parole chiave», e una volta comparse le conversazioni con due parlamentari – la Cucchi e la deputata di Avs Francesca Ghirra – la Procura ha annunciato che le sigillerà. Ma, al netto della correttezza dei procuratori, viene da domandare: quale sarebbe il motivo per cui la riservatezza delle comunicazioni varrebbe per Avs più di un collega di Fdi (per esempio Andrea Delmastro).
Ma andiamo oltre, Marina Sereni, responsabile sanità del Pd, ha espresso «solidarietà agli infettivologi sottoposti in questi giorni a una pesante campagna denigratoria e intimidatoria». E viene da domandarsi: dove starebbe questa campagna d’intimidazione? Emiliano Fossi, segretario del Pd Toscana e deputato, alza il tono e parla di «un fatto gravissimo, che dovrebbe far riflettere chiunque abbia a cuore lo Stato di diritto». E aggiunge: «Esprimo piena solidarietà ai medici coinvolti. Il vero scandalo non sono loro, ma le condizioni dei Cpr, luoghi di degrado, violenza e sofferenza». Quindi per questo si potrebbero falsificare i documenti per evitare l’ingresso degli irregolari nei Cpr? Sarebbe un po’ come dire, siccome le carceri sono piene e degradanti, allora delinquenti e criminali li lasciamo in giro.
«Archiviati i giudici, il nuovo nemico pubblico numero uno della destra sono i medici che si preoccupano della salute dei migranti», commenta Laura Boldrini, dimenticando che è da sinistra che si sono levate voci e sospetti sul fatto che la Procura abbia agito sotto impulso del Viminale. O che ha definito le perquisizioni «una spedizione punitiva», come affermato da Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Avs alla Camera.
Magistrati, Anm e Magistratura indipendente reagiscono
Insomma, le dichiarazioni contro la Procura e il lavoro svolto sono pesanti. Avrebbero potuto limitarsi a commenti più garantisti, ma molti a sinistra si sono lasciati coinvolgere dalla foga «pro immigrati», dal loro incrollabile «buonismo aperturista», causa dell’invasione che oggi genera insicurezze e paure, contro cui questo governo e il ministro Matteo Piantedosi stanno facendo un grandissimo lavoro di rimpatri. E quindi hanno attaccato i magistrati, «colpevoli» di indagare sulla falsificazione di certificati, al fine di evitare l’ingresso nei Cpr agli immigrati. Parole pesanti che hanno indotto persino Magistratura indipendente a protestare formalmente e a definire «inaccettabili» le dichiarazioni «con cui un parlamentare della Repubblica ha inteso attribuire finalità intimidatorie ai magistrati della Procura di Ravenna, in relazione a indagini attualmente in corso».
«Ai magistrati requirenti spetta il dovere di accertare i fatti e verificare le ipotesi di reato sottoposte al loro esame […] piena vicinanza e sostegno ai colleghi della Procura di Ravenna». Non solo, pure l’Anm dell’Emilia-Romagna ha alzato la voce: «Di fronte alle dichiarazioni rese dalla senatrice Cucchi, esprimiamo la nostra vicinanza ai colleghi impegnati in un’indagine delicata. Prendiamo atto con favore dei successivi chiarimenti della senatrice».
Manca però un ultimo tassello: ma il capo dello Stato, di fronte a chi si inventa scale di priorità dei diritti e dei bisogni, a chi vede regie del Viminale dietro le Procure, non ha niente da dire? Se la magistratura tocca un nervo scoperto – l’immigrazione – può subire lezioni di morale da parte dei compagni, senza che nessuno senta l’urgenza di tornare al rispetto delle funzioni?
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