La galera inizia a piegare Roggero: «Potevo essere meno impulsivo»

Ieri è stata un’altra delle giornate tanto attese nella vicenda giudiziaria di Mario Roggero.

Le dichiarazioni spontanee di Mario Roggero

Il gioielliere piemontese, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo malvivente nel 2021, ieri ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee ai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano nel corso dell’udienza per discutere dell’istanza di differimento della pena.

Il suo legale, l’avvocato Stefano Marcolini, al termine dell’udienza ha riferito le parole pronunciate dal settantaduenne: «Siamo tutte gocce nel grande oceano. Tutte le vite meritano rispetto. Quel giorno avrei potuto avere un comportamento meno impulsivo e più riflessivo».

«Ormai sono due mesi di detenzione», ha spiegato il legale, «e in questo periodo ha avuto tempo per pensare e ha avviato un percorso di rimeditazione critica della sua condotta».

L’avvocato Marcolini, però, ha precisato che Roggero non ha mai pronunciato parole come «pentimento» e «scuse» e che, utilizzando un linguaggio figurato, ha usato la metafora secondo la quale «siamo tutti una goccia nel grande oceano» e che «tutte le vite meritano rispetto».

Il difensore ha poi aggiunto di aver trovato il gioielliere dimagrito», ma sempre «battagliero»: «L’animo è ancora quello di una persona che crede che la giustizia possa dargli qualcosa. Questo qualcosa, in questo caso, è l’oggetto della domanda che abbiamo rivolto al Tribunale di Sorveglianza. Non nascondo che una decisione in una direzione o nell’altra potrebbe influire sull’umore di Mario».

Le dichiarazioni spontanee di Mario Roggero

La sostituta procuratrice generale Emma Gambardella ha chiesto che l’istanza venga dichiarata inammissibile dal momento che c’è già stata una pronuncia. L’avvocato Marcolini, invece, ha insistito per una decisione nel merito.

Infatti, nel corso della discussione le parti si sono soffermate sui problemi tecnici legati alla domanda di differimento della pena. Il collegio, presieduto da Marcello Bortolato e con giudice relatore Carmen D’Elia, secondo quanto ha poi riferito l’avvocato Marcolini, «era ben consapevole di tutto quello che è successo davanti alla Sorveglianza di Torino e anche della recente decisione torinese.

Ci siamo soffermati su tutti i problemi tecnici sottesi alla domanda di riferimento che abbiamo che abbiamo fatto. Ci siamo posti il problema se quindi Milano possa entrare nel merito oppure no.

La procuratrice generale ha ritenuto di no e ha chiesto che la nostra istanza venga dichiarata inammissibile. Io invece ho spiegato – spero in modo convincente – perché Milano poi deve decidere. Il Tribunale di Sorveglianza si è ovviamente riservato di decidere nei prossimi giorni».

Il legale di Roggero ha ribadito che impugnerà il provvedimento con cui il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha rigettato l’istanza di differimento pena legata alla richiesta di ottenere la grazia. E che, quindi, presenterà ricorso in Cassazione in riferimento alla richiesta di arresti domiciliari, ribadendo che c’è stato un difetto di motivazione.

Le dichiarazioni spontanee di Mario Roggero

Nei giorni scorsi, il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha rigettato la richiesta di differimento della pena specificando, in particolare, che tale dispositivo – previsto quando viene presentata una domanda di grazia – è «un’ipotesi residuale con pochissimi precedenti giurisprudenziali» e che per concederlo sarebbe necessario un «fumus boni iuris» (cioè una ragionevole probabilità di ottenere la grazia) talmente evidente e incontestabile da suggerire una «quasi irrispettosa intrusione» l’intervento della magistratura di sorveglianza in un ambito che costituisce «prerogativa esclusiva del capo dello Stato».

Tuttavia, proprio per tali motivi «nulla legittima un intervento sospensivo di natura giudiziale» del tribunale per modificare la situazione in modo totale, parziale o condizionata. Ma non solo.

I giudici torinesi vanno oltre e spiegano come il differimento della pena potrebbe risultare «pregiudizievole» per lo stesso Roggero qualora il capo dello Stato decidesse di concedere una grazia solo parziale. Infatti, il periodo di pena sospeso non verrebbe sottratto all’ammontare complessivo della pena posticipando i requisiti temporali per accedere ai benefici penitenziari.

Le reazioni del mondo politico

La decisione del Tribunale di Sorveglianza di Torino ha sollevato anche dure reazioni da quella parte della politica e delle istituzioni che ha sempre sostenuto il gioielliere. La Lega, in una nota, ha subito espresso «amarezza per il mancato differimento della pena per Mario Roggero.

Nel pieno rispetto delle decisioni della magistratura, continuiamo a ritenere che la sua permanenza in carcere non sia necessaria».

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