Un capitolo, quello dell’accusa di corruzione in atti giudiziari ipotizzato dalla Procura di Brescia nei confronti dell’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, nell’ambito di uno dei filoni collaterali alla riapertura delle indagini sulla morte di Chiara Poggi, si chiude con un decreto di archiviazione.
Un altro, però, si apre con scenari ancora imprevedibili: il fascicolo passa a Pavia per competenza territoriale.
L’ipotesi di corruzione di Mario Venditti
L’ipotesi investigativa a carico di Venditti era emersa il 14 maggio 2025 dopo il ritrovamento nell’abitazione dei genitori di Andrea Sempio, accusato di omicidio volontario aggravato, di un bigliettino scritto a penna con una frase che sembrava rimandare proprio all’ex magistrato: «Venditti gip archivia per 20-30 euro».
Gli investigatori che stavano cercando riscontri alle accuse nei confronti di Sempio, già indagato nel 2017, per mesi hanno effettuato indagini per capire se quel promemoria riguardasse una elargizione di denaro da parte della famiglia Sempio per ottenere l’archiviazione di Andrea. Ma la stessa Procura ha stabilito che il fascicolo era da archiviare.
Il filone d’indagine, però, resta aperto. E si intuisce dalle parole del gip Mauroernesto Macca: «L’eventuale rilevanza di condotte individuali di soggetti terzi, siano essi appartenenti alla polizia giudiziaria, difensori o privati, è rimessa ad altre sedi».
Il nodo pavese del delitto di Garlasco
L’inchiesta torna a Pavia, nelle mani del procuratore Fabio Napoleone. Il punto fermo è l’uscita di scena di Venditti: «È stata una pagina triste e indecorosa», commenta il suo avvocato, Domenico Aiello, «e il fatto che altri magistrati, meritevoli e avveduti (che ringrazio), vi abbiano infine posto rimedio, non giustifica», prosegue, «e soprattutto non compensa le sofferenze dell’uomo, della famiglia, né tanto meno rimedia al fango prodotto per l’intera categoria dei magistrati divenuta improvvisamente screditabile, sindacabile o corruttibile all’occorrenza».
Resta da chiarire la posizione del presunto corruttore, ovvero Giuseppe Sempio, il papà di Andrea. E bisognerà capire a chi, eventualmente, verrà contestata la corruzione.
L’ipotesi di corruzione e i possibili sviluppi
La Procura di Brescia aveva evidenziato altre «anomalie». Veniva segnalata, per esempio, l’omissione da parte di alcuni degli uomini della «Squadretta» in forza all’aliquota di polizia giudiziaria della Procura di Pavia (incaricata delle indagini del 2017) della «trascrizione di alcuni passaggi rilevanti delle intercettazioni ambientali», nonché la presenza di «alcuni contatti» considerati «opachi» dei Sempio (Andrea e suo padre) «con i pubblici ufficiali Giuseppe Spoto e Silvio Sapone (mai formalmente indagati nell’ambito del fascicolo di Brescia)».
Ma nelle carte che il procuratore Napoleone si appresta a ritrovare sulla sua scrivania, a questo punto, non è da escludere il coinvolgimento di altre persone. Il perimetro, al momento, sembra quello della «Squadretta».
La traccia del gip, in questo senso, è evidente: «Un’archiviazione (il provvedimento a favore di Sempio del 2017, ndr) fondata su un’informativa che omette i passaggi più significativi delle captazioni non richiede, per spiegarsi, il coinvolgimento dei magistrati cui quell’informativa era destinata […]. L’esito favorevole a Sempio, in altri termini, trovava nella scarsa qualità del materiale investigativo trasmesso ai magistrati una spiegazione autonoma e antecedente rispetto all’ipotesi dell’accordo corruttivo con uno di essi».
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