L'abitazione dell'uomo che ha sparato a un ladro a Baldissero d'Alba
L'abitazione di Roberto Mollo (nel riquadro) a Baldissero d'Alba (Ansa)

Bisogna solo pregare che non diventi un altro Mario Roggero. Roberto Mollo, l’autotrasportatore di 35 anni che, nella notte tra sabato e domenica, ha sparato a un ladro albanese uccidendolo, è finito indagato dalla Procura di Asti per omicidio.

Il fattaccio è accaduto a Baldissero d’Alba, 23 minuti di macchina da Grinzane Cavour, il paesino della provincia di Cuneo in cui, il 28 aprile 2021, il gioielliere ora in carcere a Bollate inseguì e uccise due rapinatori. A sparare con una semiautomatica legalmente detenuta, stavolta, è stato il proprietario di una cascina in ristrutturazione, che intorno alle 2.30 stava dormendo a 200 metri dal fabbricato. Ai carabinieri del nucleo operativo di Cuneo, ha raccontato di aver sentito un frastuono e di aver visto un gruppo di quattro-cinque persone che stavano invadendo l’immobile. Forse cercavano di rubare materiali edili. L’uomo ha esploso un colpo, ferendo mortalmente uno degli intrusi, un trentaseienne con precedenti specifici. In breve, un delinquente conclamato. Inutili l’immediata chiamata al 112 e l’arrivo dei sanitari. I complici sono fuggiti a piedi.

L’indagine per omicidio e la legittima difesa

Atteso che gli atti non sono ancora noti, sembra che i magistrati, che procedono per omicidio, abbiano ritenuto che la scriminante per legittima difesa non fosse evidente. Avrebbero scelto, infatti, di non iscrivere Mollo nel registro separato, il modello 45 bis, introdotto pochi mesi fa dal centrodestra soprattutto per risparmiare agli agenti il tritacarne delle inchieste per interventi durante il servizio, ma ovviamente valido per tutti i cittadini. Si tratta di uno strumento di annotazione preliminare delle notizie di reato, da usare in presenza di palesi cause di giustificazione. I pm vogliono verificare la versione di Mollo anche per tutelarlo da eventuali ritorsioni da parte dei sopravvissuti. Intanto, però, oltre alla cascina, gli hanno sequestrato la pistola. A proteggerlo da eventuali vendette, dovranno essere le forze dell’ordine schierate in strada.

Alcune delle primissime ricostruzioni parlavano di ladri in fuga. Non si sa ancora in quale parte del corpo sia stato colpito il rapinatore. Se fosse la schiena, la posizione dell’uomo di Baldissero d’Alba si complicherebbe. L’articolo 52 del Codice penale consente di reagire, con mezzi proporzionati all’offesa subita, a un «pericolo attuale». Certo, per la giurisprudenza, non sempre la desistenza dei malviventi fa cessare la minaccia: si ha ancora diritto alla difesa, infatti, se i criminali, pur scappando, potrebbero ancora danneggiare la vittima (ad esempio, un cardiopatico che rischia un infarto per lo spavento) o altri individui (come dei passanti che potrebbero essere investiti dall’auto in corsa dei fuorilegge). Va inoltre ricordato che, grazie a una modifica del 2019, l’articolo 55 del Codice penale esclude la punibilità di chi si è difeso mentre era «in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto».

La notte, la paura e la reazione dell’autotrasportatore

E a questi fini, l’orario del tentato furto non è indifferente: è più che normale che chi viene svegliato, nel cuore della notte, da una squadraccia di banditi, fatichi a ragionare lucidamente. E tema a tal punto per la propria incolumità, da brandire un’arma, se ce l’ha, o qualsiasi altro oggetto idoneo abbia a portata di mano. Specie se, oltre alla sua vita, c’è in ballo quella di un familiare stretto: l’avvocato dell’autotrasportatore, Piermario Morra, ha spiegato che, vicino al casolare, vivevano mamma e fratello dell’uomo, che ora «è totalmente affranto, distrutto». A parte gli «atti dovuti», non è stato interrogato e «non sappiamo quando verrà ascoltato».

La comunità locale, comunque, sa già con chi stare. Amelio Marchisio, vicino di casa del trentacinquenne che ha ucciso l’albanese, non ha dubbi: Mollo «ha fatto bene. Hanno violato la proprietà privata, lui ha sparato e se ne ha accoppato uno, quello si meritava». Questo signore, peraltro, poche ore dopo la rapina nella cascina, è stato a sua volta derubato mentre era in chiesa, tra le 11 e mezzogiorno. «Qui c’è poco controllo», ha lamentato, «i ladri possono fare come vogliono. Se lo fanno anche di giorno, mi sembra che il discorso sia abbastanza lampante. Io non sono armato, ma se li avessi trovati qui, con una mazza li avrei veramente…».

Il sindaco e Salvini intervengono sul caso

«Siamo sconvolti», ha raccontato ai giornalisti il sindaco del paese, Michele Lusso. «Non era mai successa una cosa del genere, è successo qualche furto ogni tanto ma mai qualcosa di grave. Siamo tutti un po’ scossi». Per il primo cittadino, l’indagato è «una bravissima persona», che «dedica tutto il suo tempo al lavoro. Mi stupisco», ha concluso, «di una reazione del genere». Il sindaco si aspettava la stessa freddezza di un incursore addestrato?

La notizia della tragedia è rimbalzata pure sul palco di Pontida. Matteo Salvini ci ha tenuto a far arrivare «il nostro abbraccio a chi è stato aggredito e si è difeso in casa sua». Il segretario della Lega ha rivolto un pensiero anche a Roggero, «un lavoratore italiano che questa domenica non è a casa con la moglie, con le figlie e con i nipoti, ma mentre delinquenti e clandestini sono a spasso, è in un carcere italiano. Si può e si deve», ha tuonato Salvini, «approvare una legge che vada oltre quella già positiva, voluta e approvata dalla Lega per estendere il concetto della legittima difesa: chiunque aggredisca a mano armata qualcuno deve sapere che la sua vita è a rischio. Vai a fare un lavoro normale». Noi sottoscriviamo. Per fare giustizia, il governo ha ancora diversi mesi di tempo.

Da non perdere